La misteriosa apparizione della Kultura

Consentitemi un po’ di preliminari prima di arrivare al dunque del mio idillio amoroso con la Kultura. Come la maggior parte delle divinità, anche la Kultura ama manifestarsi in forme e modi sempre differenti. Ai suoi fedeli è richiesta grande capacità di adattamento, ma come in ogni Paradiso, le gratificazioni superano di gran lunga i sofferti percorsi. Scopo della serata di ieri era, principalmente, scoprire se io sono quello che ha tagliato le gomme a Zop, quello che manda i fiori a Sbucciature, quello che ha rapito il gatto diMr. Barone e infine quello che ha rubato a Melpunk il vinile dei Kassapunka in concerto alla Festa dell’Unità di Sant’Angelo Lodigiano (1994, gran concerto). Una volta appurato che io, in qualità di Franz il Maniaco, ho solamente pedinato per un paio di mesi Zop e ho rubato le calze di lana di Melpunk come feticcio per il mio amore, la cosa ha dovuto prendere forzatamente una piega godereccia. Sicché si è passati al difficile argomento: blogger – psicologia – turbe della personalità. Come una messa senza sacerdote, una discussione tale senza un bravo psichiatra era destinata fin dall’inizio ad affogare in del buon vino rosso. Cosa che ho molto apprezzato, anche se devo ricordarmi di tenere sempre una fiaschetta di rhum nella borsa della Kaffettiera Panzer.  Sulla gelatina di una torta alla frutta si è sollevato il sempre verde must: ma chi pubblica i blogger? Essendo la glaciale risposta sulla bocca dei più navigati e degli esperti di settore, la folla attendeva ansiosa il difficile verdetto. Un blogger non è uno scrittore, è stata la risposta degli scrittori presenti (che fanno, a tempo perso, i blogger). Ho anche saputo che la mia geniale invenzione, il romanzo aziendale, è già un genere esplorato. Cazzo, questa vita da Artista mi riserva solo dolori. Per rimediare all’urto emotivo ho dovuto presidiare il banco del vino, buttandomi su un gradevolissimo bianco caldo. La Proprietaria della Medjugorie Milanese del Noir, tale Tecla, osservava il mio affiatamento con la bottiglia con la stessa passione con cui avrebbe guardato i Teletubbies. Ecco, parlando di Tecla, devo confessare che è facile trovare donne, ma lei rientra appieno nella mia personale idea di Donna. Per una sgradevole questione anagrafica credo di non essere di suo interesse, ma il mio sarà un corteggiamento platonico. Ho addirittura comprato un libro di Sbucciature (Elisabetta Bucciarelli, per dovere di cronaca), pur di stare solo con Tecla. Eravamo persi l’uno nello sguardo dell’altra, attorno a noi solo libri, un registratore di cassa e l’universo quando Sbucciature ha interrotto drammaticamente il momento. Si è sentita in dovere di autografare il mio acquisto, ma era ovvio che volesse mettermi i bastoni tra le ruote. Peccato, ma moderno Jacopo Ortis non demorderò. Tornando alla serata, ho apprezzato molto l’involontario scontro Generazione Br vs Generazione Pr, due mondi, due modi, due scopi, una sola città. E’ anche uscito il solito pezzo: “hai l’età di mio figlio”, che da vero superclassico riecheggia ovunque io vada (tranne, va detto, all’Esselunga).   In qualità di Maniaco, sono riuscito a rubare il tovagliolo con cui si è asciugato Zop. Lo terrò assieme al pezzo di carta igienica che ho recuperato a Le Trottoir, su cui credevo ci fossero tracce di Pinketts. L’ho fatto analizzare, e il referto è stato drastico: 9 parti di rhum, 3 parti di vodka, 2 parti di Gin. Non è una reliquia, è un cocktail. Pinketti Frozen on the Paper.
Bene, e in questo incerto domani, il tuo incontro con la Kultura che cosa ha prodotto?   
Grazie per la domanda. Beh, prima cosa ho messo “dalla parte del torto”, di Elisabetta Bucciarelli, su eBay. Affrettatevi, nell’asta ci includo anche un cavo USB e due pile duracell. Il tutto per poter tornare da Tecla.
Franz: “Tecla, mia moglie ha venduto su eBay il libro di Elisabetta. Che ne dici di vendermene un altro?”
Tecla: “Franz, scappiamo insieme su un isola lontana, per sempre”
Elisabetta: “Scusate, stavo passando di qui. Vuoi che ti autografi anche questo?”
 
Inoltre ho proficui progetti alcoolici con Mr. Barone, volti ad apprendere ancor più a fondo le nozioni base per scrivere un diario di memorie a 28 anni.
Poi vorrei fare quello che faccio da un sacco di tempo: scrivere. Come blogger, come giovane, come milanese, come scrittore, come poeta, come innamorato, come rabbioso pazzoide. Come cazzo vi pare. Ma scrivere, forse come terapia, forse come unica fantasia, forse come arma. Scrivere ancora. Perché prima o poi devo finirlo il mio primo racconto di due paginette.
 
Grazie per le parole.  
(disclaimer: avendo lasciato la macchina fotografica nella moto, ho pubblicato una delle immagini più significative recuperata da un vecchio database di quando pedinavo una tipa. Inoltre ho dimenticato i nomi importanti, per questo fingo di non citarli volutamente, e ho chiamato Federico Maggioretti Federico Maiorana. Avanti di questo passo e il geriatrico è indispensabile)

To all my cunts

Nello specifico, perchè è molto fico iniziare dicendo "nello specifico", l’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo parla della libertà di espressione ( e che dire di uno che fa citazioni di questo calibro…). Tra gli effetti più fastidiosi di questo illuminante principio di democrazia ci sono Alberoni, Fede, Prosperini e l’Ufficio Stampa del Vaticano. Solo l’età, attacchi terroristici, epidemie o qualche genio assassino può fermare il flusso coscienziale di questi soggetti, esposti solo al Giudizio Finale. Nel caso in cui Alberoni dovesse passare indenne l’Apocalisse ho già pronta una lettera di dimissioni da battezzato. E che cazzo, mi faccio animista o anche animalista, questione di lista. Ad ogni buon conto ( che è ancor più fico di "nello specifico"), esercitando il diritto di libertà di espressione vorrei sottolineare due avvenimenti di larga portata, in ordine di importanza:

Uno: stasera sarete liberi di esercitare il vostro diritto di espressione e parola alla Libreria del Giallo, Via Peschiera 1, dalle ore 19. Possono accedervi solamente: scrittori, curiosi, titolari di un blog, lettori, clienti, assaggiatori, simpatizzanti, dominatrici e in ultimo, facendo uno strappo alla regola, anche i possessori di telefonino. Credo che da questa cosa qui possa nascere qualcosa di interessante. Io porterò la mia ultima fatica letteraria, che originariamente si intitolava Cazzo di Cane, ma che è stata, grazie alla libertà di espressione, giudicata troppo forte. Il nuovo titolo è "Il Portinaio". E che si fotta l’avarizia, autograferò delle copie distribuendole gratis a tutti gli avventori. (su carta riciclata).

Due: una persona molto sensibile, che ha commentato in questo blog, sfruttando l’anonimato, è stata "offesa nei suoi sentimenti" dalle risposte di qualche maleducato tra cui anche il sottoscritto. Al posto di andarsene a fare in culo, come chiunque di saggio avrebbe fatto, ha voluto esercitare il suo diritto di espressione mandandomi una mail nella quale si dice "amareggiata per l’eccessiva immaturità, e decisa a prendere provvedimenti". Inoltre dice di sapere come raggiungermi (facile, frequento tre posti a Milano). Lo dice come se fosse una minaccia. Questa è, fratelli lettori, la piena espressione del diritto di parola. Grazie per la tua mail: non sai che noia ricevere solo le promozioni di Mediaword e della Lufthansa. Ignoro quale post, quale commento, quale frase ti abbia offeso/a, ma in ogni caso ti prego di prendere alla lettera tutto quello che è stato scritto. Mentre prendi provvedimenti, stampati l’immagine, ritagliala, appendila in bagno e impiccati sulla tazza. Dimostrerai al mondo che non tutti gli stronzi affondano.

PS: ti amo, fratello/sorella. Grazie per il tuo contributo

La Trinità Onniscente

Martedì, ore nove, non un minuto di meno non un minuto di più: La Trinità non è ne in ritardo ne in anticipo. Con una stravagante coincidenza pentecostale, la triade a bordo di una nuvoletta atterrerà a Malpensa nel primo mattino, per giungere in visita pastorale alla Ridente Multinazionale. Il Padre, il Figlio e Lo Spirito Santo si muovono per una visita di cui non si ricordano precedenti. Si, il Figlio era sceso tra di noi per risolvere qualche bega. Crocifisso il vecchio direttore, aveva fatto ritorno al Ridente Quartier Generale. Lo Spirito non ha mai fatto visita, più che altro chiama a se ogni anno Saliva, il nostro direttore Finanziario, per un incontro illuminante. Saliva, che non può mai smettere di leccare almeno un culo di un super boss, ritorna pieno di luce, e diffonde i dettami di riduzione costi e tagli improvvisi, moderno apostolo della cost reduction. Per una simile occasione la Rivoluzione Fantozziana ha rivoltato il nostro decadente ufficio. Sono comparse piante verdi, a coprire le crepe secolari. Cestini lungo il cortile, una improvvisa pioggia di segnaletica anti-inofortunistica, e tanti, troppi, cartelli con misteriose frasi. Un tappeto, rigoroso colore aziendale, accoglie all’ingresso i visitatori. A nessuno è concesso camminarci. Il lindo colore deve rimanere tale fino al passaggio miracoloso dei tre. Pezzi di tessuto verranno poi venduti come reliquie. Sulle scrivanie sono scomparsi i segni del quotidiano disordine. Con una mail imperiale, il Preside ha prescritto la tassativa pulizia di tutti gli spazi. Con rammarico ognuno ha passato la mano su tutte le carte che in qualche modo dimostravano una qualche attività lavorativa. Sono scomparsi i calendari e i poster. Niente Magritte, niente puzzle al muro. Sono state concesse le foto dei figli, a dimostrazione della fertilità infusa dal benessere aziendale. Aboliti gli screen saver che inconsapevolmente testimoniano forme di vita estranee all’azienda: in allegato il Preside invia un terrificante logo aziendale, suggerendone l’immediata installazione. Per mano della Dottoressa Fussenbauer, somma Direttrice del Personale, è stata diramata una circolare che suggerisce l’abbigliamento per le signorine. Niente di scritto, la Dottoressa non è stupida. Solo una voce di corridoio, che rimbalza pesante come una palla da bowling nelle orecchie delle disperate segretarie. L’abbigliamento consigliato ricalca lo stile Fussenbauer. Saremo assaliti da un esercito di fighe di legno, con lo stesso stile dell’inimitabile Dottoressa. Uno stile adatto a chi ha provato l’ultimo orgasmo almeno una decina di anni fa. Il Pollaio è deserto. Tira aria di lavori forzati, così sono piovuti appuntamenti imprescindibili e riunioni con clienti troppo importanti per essere delusi. Dallo sforzo, sono portato a credere che ne perderemo qualcuno. Lo ritroveranno nella sua station aziendale, svenuto di stenti per la mezza giornata di lavoro, il Rolex tarocco fermo, la cravatta allentata, Radio Deejay in sottofondo. Io assisto impotente al lifting di excel: i drammatici dati che annunciano periodi di vacche magre si trasformano magicamente. Gli stregoni si sono riuniti in gran consiglio, per un sabba frettoloso con un pentolone straripante di pessimismo che deve essere trasformato nel più positivo dei domani.  Il miracolo gonfia gli istogrammi, rende sorridenti le maligne previsioni dei consulenti, ridà luce a polverose ricerche di mercato attendibili come il tocco di un bimbo bendato.  Il mio capo corre come una valletta mestruata. La sua mano passa veloce e il suo tocco riapre faldoni sepolti, dati truccati, presentazioni fittizie. Nei suoi occhi c’è il terrore di vedere il suo castello in Sardegna, il suo SUV, la scuola per ricchi cerebrolesi brianzoli, sbriciolati sotto il peso della verità. Il Preside è chiuso nel suo ufficio. Solo gli alti ufficiali sono ammessi, per comunicazioni urgenti. Ultimo tocco di stile, la sparizione magica di qualsivoglia segno di trattativa sindacale. Dalle bacheche scompaiono i minacciosi cartelli, le vignette, gli avvisi di assemblea. Agli operai è stata mandata, in qualità di emissario, L’Elastica. La nostra ha il compito di velare minacce, ventilare terrificanti punizioni per tutti quelli che sognano un giorno da leoni. E’ necessario che il mansueto gregge di agnelli incarni la produttività, l’efficienza, la disponibilità di una vera e propria forza lavoro. Un nutrito gruppo di stagiste lavora alla preparazione della serata per i nostri. Esclusivo ristorante, esclusivi piatti, esclusive chiacchiere intorno a un Sassicaia sull’orlo dell’aceto. Millesimato per il brindisi, e poi tutti a puttane. Alla cena sono stati invitati anche alcuni esseri umani, tra cui il sottoscritto. Ci sarà concesso di partecipare, allo stesso tavolo dei potenti, con il chiaro concetto che per una sola parola sbagliata si può trasformare nell’Ultima Cena. Una rappresentanza dell’umanità subordinata, tanto voluta dai nostri che si vede che amano sapere come si vive da poveri o come si tira la fine del mese con un mutuo. Io reciterò il mio ruolo di Diffusore Ambientale. Appoggiato da qualche parte nella sala riunioni, spruzzerò cordialità e dati gonfiati, diluendo l’odore di merda che pervade le poltrone nostrane con sapienti dosi di Power Point e dormendo per la maggior parte del tempo. Circolano già strane leggende che narrano di miracoli della Trinità: al loro passaggio i TFR tornano ad essere umani; dicono che un solo gesto del Figlio possa far aumentare lo stipendio a cinque dipendenti. Si vocifera che Lo Spirito sia in grado di far apparire macchine aziendali nuove di pacca. Qualcuno ha visto Il Padre distribuire ferie. Ma si sa che ogni religione ha i suoi vangeli apocrifi.  

Mr. Recordman

A volte ho la netta impressione che il mio cervello vada sottovuoto. Ho visto una televendita una volta, dove una bionda americana bianca aspirava milioni di oggetti, alimenti, tessuti con un misterioso oggetto, in grado di ridurre un piumone a un sacchettino di pochi centimetri. Ecco, il mio cervello mi da l’idea di sottovuoto. Da due giorni non riesco a scrivere niente di più intelligente della lista della spesa, e anche adesso sto davanti ai pulsanti di Word, per vedere se il giallo è proprio giallo. Chissà cosa succederà se metto grassetto giallo corsivo Arial 12 su sfondo giallo. (questo). Per ovviare alla questione ho accettato di buon grado l’invito della Signora per un giro in centro. Inaspettata occasione per tuffarmi nel bagno di umanità che non mi ha mai tradito. Io ho un rispetto sacrale per il centro di Milano, per la sua storia, per i suoi luoghi, per i miei ricordi e per la sua sconvolgente dose di umanità. Oggi ho visto Lele Mora, con due bonazzi lampadati stile bruschetta, in uno dei bar incula russi. Il mio cervello sottovuoto ha subito esclamato: “La Merda in Piazza”. Poi una attempata signora si è avvicinata e timidamente ha estratto il suo cellulare e ha scattato una foto. Due travestiti con le tette gonfie come angurie mi hanno spinto schiamazzando. Uomini con le tette, che fanno pompini a uomini sposati ai bordi dei cimiteri. Un senegalese mi ha chiamato fratello, mettendomi in mano un libro sul razzismo. Ho la casa piena di libri come quello, perché non ho il coraggio di ribattere a un negro che il bianco che prende i soldi è molto vicino all’idea di schiavismo. E poi i grossi vasi, monumento in memoria dei paninari e della loro Milano, assediati da adolescenti che limonano quasi volessero dimostrare che si può fare per ore senza morire soffocati. Gelati da cinque euro, la Rinascente e il Duomo, sempre al loro posto. I ragazzi che fanno break sotto il mc donald, dimostrazione pacifica di resistenza a tre sindaci diversi che con dei bulloni sul marmo speravano di emarginare l’emarginazione. Forse qualcuno ha anche pensato di chiudere la Linea Rossa, che vomita tutta la sua periferia dalle scale intorno al Duomo. Brandelli di bolivia mischiati a cinesi e marocchini. La camorra, e i suoi baracchini che vendono il cocco, il cieco della lotteria e il negozio Ferrari. Una libreria chiusa senza nessuna protesta, rimpiazzata da un negozio di abbigliamento che promette jeans per tutti. I commessi di Foot Locker, usciti da un incubo di Spike Lee, la Disney con un minaccioso omone della security che sorveglia i sogni dei bambini. Gli zingari, i barboni, i vigili e gli sbirri in borghese. Tutti sotto lo stesso cielo, nessuno si sente stretto. Ho la sensazione di essere già stato qui, un milione di volte. Ci sono stato per tutti questi anni. E ho sempre trovato aria per il mio cervello. Nessuna soluzione per nessun problema nei sacchetti di Zara, ma l’appagante sensazione del benessere, la certezza della sopravvivenza urbana. Compro quindi esisto, a Milano di più che in altri posti. E mi sento meno sottovuoto insieme a tutta questa umanità. Mi sento meno solo in mezzo a tutta questa solitudine. Il mio cervello ricomincia a girare. Ancora una volta Milano risponde al mio bisogno di conferme. Non riuscirò mai a spiegare cosa sia il centro di Milano per me, l’insieme di palazzi e storia, fatta di persone, episodi, ricordi, odori e gente. Nessuno può spiegare l’amore, ma tutti ci provano. Torno a casa, e non ho niente da scrivere. D’altronde non ho nessuna fretta. Sperando che il miracoloso attrezzo per il sottovuoto fallisca nella sua missione e non comprima tutto.
 
Ovvero: 628 parole, 3070 caratteri, nessun concetto espresso, e poco tempo per fare spazio a un racconto.
(photo: Taverna Morigi, Milano Centro, Ottimo Fragolino Sottobanco per Universitari Senza Illusioni)

La Tragedia Greca

Di padre juventino e madre stufa, non potevo che crescere nel rango dei Mediocri Intenditori di Calcio. Si aggiunga che negli anni in cui era l’ora di praticare incessantemente, mentre orde di miei coetanei si distruggevano in continue sfide, io suonavo il pianoforte e facevo ginnastica artistica. Nonostante questi voluti tentativi dei miei genitori per spingermi verso l’omosessualità coatta, sono comunque riuscito a militare per due partite nella prestigiosa squadra del Sant’Eustorgio. Prima in difesa, per dieci minuti, poi direttamente in panchina. Fortunatamente la vita mi ha riservato ben altre gioie agonistiche, in sport dove la coordinazione del movimento dei piedi non era indispensabile. E nel calcetto tra colleghi non mi è andata meglio: nessuno vuole uno con un ferro da stiro nel piede, il fiato di un lattante e le ginocchia a fetta biscottata, friabili e delicatissime. Milanesedi nascita , per senso pratico, sono milanista: questo per ottimizzare le scuse per bere abbondante rhum. Ho provato a essere romanista, ma un solo scudetto e l’imbarazzo del cappellino di lana giallo e rosso è stato insopportabile. Sono milanista dai quarti di finale in su. Quando ciò accade mi informo sulle notizie fondamentali per trasformarmi nel tifoso tipo. Ho scoperto un paio di mesi fa che Pietro Paolo Virdis non è più in squadra. E me ne sono dispiaciuto. E vai con i quarti, le semifinali e poi il Gran Match. E’ stato il momento di soffrire, per novanta minuti, perchè non passava il camerirere con il cuba che gli avevo ordinato. Una situazione davvero in salita, gola secca e morale a terra. Fortunatamente poi il Milan ha segnato, e nella gioiosa festa sono riuscito a rubare il bicchiere di quello davanti. Birra calda, cazzo. Uno spreco. Poi la gioia entusiasta di tutta la città. Clacson, trombe, urla e canti. E finalmente il pretesto per un giro di rhum. Mi è dispiaciuto fare ritorno alla Dimora Pistecchi senza nemmeno barcollare, ma i segni del tempo e il pendolarismo mi hanno costretto a tornare prima del previsto, quando ancora il corteo esultante esclamava:

1) autista di una Panda 750Cl Verde Acqua: "Troiaaaaaaa" (indirizzato alla rotaia in fronte a lui)

2) Adolescente in bicicletta: "Cazzooooooo" ( gesticolando con il braccio, forse confuso sull’anatomia)

3) ragazzo in strada: "Criiisto come gooooddooooooo" (lascio l’interpretazione del piacere a chi è più esperto)

4) Gente: "Siam campioni del Mondo" ( purtroppo la sera della finale dei Mondiali erano impegnati e sono usciti a festeggiare ieri sera)

5) Imperioso ciccione a bordo di una Panda 40 rossa: " Bravi Ragazziiiiii Minchiaaaaa"

In Corso di Porta Romana, ore 23.00 si sono contate 20 Panda 750 young, di vari colori. Campione statisticamente rilevante, tale per cui si può affermare che la macchina del tifoso milanista è la Panda. Inoltre per una strana coincidenza e in verità per i cavi connessi ad cazzum, arrivava parecchio prima l’audio del video. E’ stato un piacere sentire il boato "Inzaghiiiiiiiiiii" e vedere Gattuso che provava ad allacciarsi gli scarpini a centrocampo. In compenso abbiamo saputo parecchio prima il risultato finale, iniziando ad esultare quando ancora erano tutti incollati al televisore.

Giallo di Colza

Uno scrittore, che cazzo di bisogno c’è di un altro scrittore. Milano ti
sembra il posto che ha bisogno di uno scrittore? Che giornata di merda, appena
arrivato mi appioppano il caso di questo deficiente e una bella recluta nuova
nuova appena uscita dalla Scuola Allievi. Puzza ancora di cellophane. Merda,
che giornata di merda. Prendo la macchina, lui mi segue come se fossi una
divinità, in silenzio.
"Allora, la questione è semplice".
Mi guarda, pendendo dalle mie labbra. La circonvallazione è intasata di teste
di cazzo. Normale amministrazione.
"Questo Zop si è messo nei casini".
"chi è Zop?"
La prima volta che sento la sua voce. Mi viene in mente che non ci siamo
nemmeno presentati.
"Zop è uno che ha scritto un racconto su un blog dove ha messo un numero che
inizia con 113"
So che non sta capendo. Ci ho messo un po’ anche io
"E diceva che doveva andare a incontrare il Sig. Colza".
La perplessità nei suoi occhi, ma è forse colpa mia se mi appioppano casi di
merda?
"Morale: questo Colza è sparito, adesso andiamo dal nostro amico e cerchiamo
di capire che tipo è".
La casa è seduta sulla circonvallazione, in mezzo a tutto il casino. Il
portone è aperto. Facile arrivare. Suono il campanello, non risponde nessuno.
Riprovo. Mi accendo una sigaretta. Il mio Discepolo sta sull’attenti. immobile.
E’ teso. Sento dei rumori sulle scale. Arriva sul pianerottolo un individuo che
sembra avere la testa tra le nuvole. Si accorge di noi quando ci è praticamente
di fronte. Spingo avanti il Discepolo, voglio che per lui sia un battesimo.
 
  "E´ lei quello che si fa chiamare zop?"
Che domanda del cazzo.
– "Sì. E´ successo qualcosa?"
– "E´ per via del suo blog e di quello che ha scritto."
Questo Zop ha la faccia di uno che non sarebbe capace di fare male
nemmeno a un gattino.
 La tipica faccia del serial killer. Ha anche le occhiaie, sembra che abbia
dormito
appeso a un filo dell’alta tensione. Il tipico consumatore di erba.
– "Son solo racconti…" Si vede che è spaventato. O forse solo confuso.
– "Può darsi, ma ha pubblicato un numero di telefono che è stato composto
 da molte persone che evidentemente non hanno di meglio da fare, e
siccome inizia con unounotre, quando si fan le prime tre cifre risponde il
113.
Siamo qui per farle passare la voglia di fare lo spiritoso."
Il Discepolo sfodera tutta la sua cattiveria.
– "Non immaginavo…"
Adesso tocca a me.
– "E che cosa mi dice di Elia Colza?"
– "Ma è un nome inventato, non è nessuno."
Questo tipo deve aver davvero esagerato con l’alcool. Prima di perdere
la pazienza lascio che il Discepolo trovi una conclusione che
non includa il mio forte desiderio di spaccargli il naso.
– "La informo che Elia Colza esiste. O almeno è esistito sino a
qualche giorno fa. C´è una denuncia di scomparsa nei suoi
confronti, non ne era al corrente? E´ da otto giorni che non fa
ritorno nel suo appartamento di via della Peschiera all´1. Le
dice niente questo indirizzo, per caso?"
Come cazzo faceva il Discepolo a sapere tutto nei dettagli?
– "Assolutamente!"
– "Va bene. Si tenga a disposizione. Può andare. Per il momento."
Scendendo le scale lo guardo.
"mi sono solo informato sul caso".
Lo aspetto.
"e ho delle notizie interessanti su via Peschiera 1"

Roba da scrittori, assassini, milanesi e inflitrati, mica cazzi

molte informazioni su: ilgiallodeiblogger.splinder.com

thanks to: zop.splinder.com

Volare tre metri sopra per un pelo

Call Center: "Alitalia Buongiorno, posso esserle utile?"

Scavato Manager: "Volevo sapere se è cofermato lo sciopero di oggi?"

Call Center: " Che squadra tiene?"

SM: "In che senso?"

CC: " No dico, che squadra tifa?"

SM: "Il Cagliari…"

CC:"Si, lo sciopero è confermato".

Nessuno fermerà le nostre milizie. Nessuno in verità le ha mai fermate da secoli, e tante volte è stato un peccato

Passante: " Duv te vet con lo saino in spala a piè?"

Alpino Lombardo: "In Russia a piedi! Vincere! Vincere! Vincere!"

P: "A me mi sembra una cagata"

AL:" Allarmi, Allarmi, un comunista delatore!"

P:" ste diset? mi sun radical!"

Carabiniere:" E’ lei il comunista delatore?"

P:"…."

AL:" Si, è lui! Allarmi, Vincere, Allarmi"

Carabiniere:" Allora lo mandiamo in Russia, al confino. In camion"

P:" Uè te pirla, se vuoi darmi lo zaino te lo porto io…"

I corpi scelti, tra cui le rinomate Brigate Scugnizze, del Comandante Apicella, I Predatori del Bandana, comandanti dal giovane tenente Biondi, I Conquistatori di Arcore, con in testa il Generale Fede e i temutissimi Arrangiatori di Palinsesti, in forza al quinto reggimento di Manager di Cologno Monzese, sono già partiti per i lidi greci, al seguito dei venticinque senatores sotto il comando del Generalissimo Carlo Lipidico Ancellotius. Rimango fastidiosamente appiedati i Corazzieri Di San Siro, I Lagunari dei Navigli e la Brigata dei Ue’ Te Pirla, che si accalcano nel prestigioso areoporto della Malpensa. Problema pratico, relativo a uno sciopero della compagnia di bandiera. Anche se nei numerosi giorni di sciopero è crollato il numero di MD80 andati a picco nel Tirreno e nessuno lamenta ritardi, i Manager di Alitalia sono in fermento per risolvere la spinosa questione.

Manager Alitalia: "Pronto?"

Silvio B.:" Ah, sono Silvio B."

MA: " Si e io Gesù Cristo. Chi è che scassa er cazzo che stamo in sciopero?"

SB:" Vede il cecchino fuori dalla sua finestra?"

MA (girandosi verso la finestra): " ….Si"

SB: " E’ Emilio Fede. Se gli dico di sparare, lo farà"

MA: "mortacci. Come posso aiutarla signor Presidente?"

SB:" Come ce li mando settemila tifosi a Atene?"

MA:"….."

SB:"ti rispondo io: con i vostri aerei!"

MA:"….."

SB:" sono bestie inferocite. Come li soddisfo?"

MA: " Con la Marina"

SB:" Ma cribbio, come si fa a pensare cose del genere! Mia figlia con settemila uomini. Ci vorranno dei mesi!"

MA."Intendevo per mare, presidente"

SB:" troppo lungo".

MA." che ce posso fa io?"

SB:" Emilio spara!"

Un rumore sordo, il vetro che si rompe, e la foto dei bambini sulla scrivania che va in frantumi

MA:" Mazza se sei storto…m’hai preso er piccolino."

Sicchè come per magia, la nostra Premiata Ditta per Il Trasporto Avionico ha richiamato numerosi controllori di volo e parecchie hostess. In tal modo verranno garantiti alcuni tra i principali collegamenti e il normale numero di furti nel deposito bagagli, ma solo nei principali areoporti. Ai controllori di volo richiamati sarà rimborsato il lettino e l’ombrellone e le hostess potranno usare gli spray al peperoncino per immobilizzare gli irrequieti tifosi in economy. Scelta perlatro pericolosa tenendo conto dell’elevatissimo numero di calabresi che si muoveranno da Milano, che potrebbero scambiare lo spray al peperoncino per un messaggio sessuale. Sarà permesso viaggiare a tutti i tifosi di comprovata fede milanista. Sul sito ufficiale verrà pubblicato il decalogo del Tifoso Perfetto, Accendino e Moschetto. Si vociferà che siano già pronti gli striscioni con scritto: "Silvio di nome, Salvatore di fatto!". In tumulto la cosca siciliana dei Riina, che partirà a bordo dei gommoni di ritorno in Macedonia per raggiungere Atene, per esporre lo striscione: "Salvatore ce n’è Uno, tutti gli altri son Nessuno". Per via dell’utilizzo dei gommoni si prevedono delle difficoltà nelle consegne di coca nel Nord Italia per la prossima settimana. Tutti i tossici possono rivolgersi al Numero Verde, oppure raggiungere il privee più vicino per avere informazioni.

E:" Si pronto?"

SB:" come fai a sbagliare sempre?"

E:" Scusa Capo…"

SB:"Sempre scusa. Poi alla fine ci faccio io le figure di merda".

E:" Sono umiliato. Vuoi che mi frusti con la foto di Luxuria?"

SB:" No. Ho di meglio per te"

E: " Aspetto le tue parole".

SB:" Fai un servizio su Prodi, e lo commenti tu"

E:" No! Preferirei rimanere senza una lira!"

SB:" Cosa peraltro già in essere".

E:"Preferirei andare ospite da Biagi"

SB:"…."

E:"Daccordo Padrone".

Torniamo a voi

Pirati della strada, amanti del giallo, verificatori di ipotesi, bevitori di birra in lattina, ragazze con i piedi brutti, gente semplice, tifosi di vela, ragazzi con magliette da donna, dissidenti, abusatori di droghe leggere, bugiardi, aspiranti volontari, debellatori di insetti, frequentatori di saune, motociclisti senza moto, gente con parrucche e lenti colorate, maschi depilati, donne con le gambe pelose, ascoltatori di concerti di musica da camera, vittime dei pregiudizi, assaggiatori di olio, rivoluzionari addormentati, proprietari di cani grassi, indossatori di perizoma, massaggiatori di schiene rotte, ex fumatori stanchi, poeti incompresi, omosessuali decisi ad amarsi, impotizzatori professionali, bestemmiatori cattolici, migliorate dallo yoga, turisti del sesso, femministe sottomesse, studiose della vita, conoscitori del peggio, eruditi del ballo di gruppo, zizzaniatori, lottatori quotidiani, pessimisti felici, inesperte scollate, variatori di alimentazione, delatori scontati, arrapati, miseri, vecchi amici, vecchie fidanzate, gente sola, tifosi dell’Ikea, spalleggiatori di evasori fiscali, assistenti odontotecniche, documentaristi, scrittori, tranvieri depressi, baristi combattenti, padri inconsapevoli, bevitori di cocktail analcolici, guidatori di SUV, molestatori di mogli, mancate puttane, addormentati, pendolari, morsicatori di orecchie,…  
 
Quanta umanità in un week end milanese

La Piscina

Si annoveri sul mio curricula di sportivo che annualmente faccio almeno una decina di ore di nuoto, inteso come disperato movimento casuale delle articolazioni per raggiungere il bordo opposto di una vasca piena di cloro e piscio. Tale attività, implicando il massimo impiego di tutte le mie energie per sopravvivere, mi libera la mente e rilassa il nervo corrotto dallo stress aziendale. Ciabatta infradito regalata almeno cinque compleanni fa, lievemente zeppata e da donna, costumino sottomuta generalmente utilizzato, appunto, come sotto muta nelle scorribande surfistiche, esteticamente impresentabile e anche maleodorante, cuffia rubata qualche anno addietro presso la Piscina di Inzago, occhialini corrosi dal cloro da cui si vede una sfocata visione della piscina e dei suoi frequentatori. Il mio ingresso in vasca coincide con quello di tutti gli altri, un felice dopolavoro acquatico in cui ci rilassiamo tutti, ci riposiamo tutti, ci teniamo in forma tutti, nuotiamo tutti. Tutti è un concetto molto ampio. Il "tutti" di novembre significa cinque persone. Si può dire che in genere nei mesi invernali la piscina è frequentata sporadicamente da pochi stoici natanti, a dispetto del fatto che in inverno le proprietà curative della suddetta pozza di cloro e urina siano universalmente conosciute: grazie all’acqua i bacilli e i virus passano velocemente da un corpo ad un altro, con un naturale processo di vaccinazione. Tornando al "tutti", la consistenza della parola si nota durante la primavera. La piscina si riempie di nuove facce, corpi flaccidi, culi immondi, panze apocalittiche, assomigliando ad una pozza nella Savana, piena di animali. Escludendo le orride creature che ondeggiano a ritmo di muschie inascoltabili e tassativamente latino americane, illuse che l’acqua corroda i numerosi strati di grasso che fodera i loro contorni, il restante settanta percento di umanità può essere così suddiviso: iron man; transatlantici, scoordinati, amanti del bordo, dubbiosi. Gli iron man si riconoscono già dall’attrezzatura: scintillanti costumi modellano le line perfette dell’addome e delle pelvi, pettorali e dorsali perfetti disegnano armoniche curve nate per penetrare l’acqua. Il loro ritmo di nuoto è superiore, la loro costanza è ferrea, i loro orari scanditi da preziose tabelle di marcia. Solitamente occupano tutti una sola vasca, che sembra una tonnara. Il loro movimento coordinato è in grado di creare vere e proprie maree. I transatlantici sono quelli che entrano, nuotano ininterrottamente per dodici ore, escono e tornano alla loro vita. Consumano distanze impensabili, sempre allo stesso ritmo, vedendo il bordo della vasca come un insulso limite per mezzi uomini. Non hanno fisici particolamente definiti, la loro è una semplice condizione mentale. Lo Scoordinato è un campione abbastanza rappresentativo dell’umanità natante: copre il 50% della popolazione totale della piscina. Ha frequentato un corso di nuoto in tempi remoti ed è tornato in piscina per rimettersi in forma. Rifiuta il concetto di nuoto come spostamento sull’acqua, praticando diversi stili coreograficamente molto affascinanti: lo schiaffo morale, imitazione dello stile libero; lo sbuffo salivato, imitazione della rana, la botta o smanacciata, detto dorso e il migliore: il dio delle maree, una convulsione epilettica destinata a spostare metri cubi di acqua senza muovere il corpo di un centimetro, a pallida imitazione del delfino. Generlamente lo Scoordinato prova anche il tuffo iniziale, con urti dell’addome sulla superficie il cui dolore è simile a quello di una fustigata. Il ritmo dello Scoordinato è assolutamente imprevedibile: usualmente la partenza è da nuotatore australiano, con sorpassi e parolacce rivolte ai più lenti. Dopo un paio di vasche, il ritmo rallenta progressivamente fino a una quasi totale immobilità. Il traguardo è il kilometro (40 vasche), che viene calcolato in modo empirico ragionando a memoria. La distanza reale percorsa è molto minore, ma la soddisfazione dello sforzo è massima. E’ molto importante comunicare ad amici e vicini il numero di vasche fatte, e rieccheggiano frasi del tipo "ancora dieci e sono a cinquanta". Lo Scoordinato frequenta la piscina una/due volte al mese, passando i giorni seguenti con immorali dolori muscolari e blocchi articolari. L’Amante del Bordo è la razza più innocua e meno fastidiosa di tutta la fauna acquatica: passa una buona oretta immerso in acqua, di cui almeno quaranta minuti appoggiato a uno dei bordi, sguardo catatonico e perso, fiato corto, immobilità totale. Sciabattando fa ritorno negli spogliatoi dove fa una doccia di almeno mezz’ora. Il Dubbioso è una grande presenza, segno di stabilità e di prosperosità dell’impianto. Giunge alla piscina già logorato dal dubbio, andare o no? stile o dorso? venti o trenta? faccio ancora qualcosa o no? Il suo stile è l’emblema del bivio: mezza vasca dorso, tre metri in apnea, due bracciate a stile e conclusione a rana. La sua permanenza è solitamente breve, dieci minuti in tutto compresi i primi quattro di ambientamento. Nelle sei vasche si produce in tutti gli stili conosciuti, rilevando che i benefici per la sua salute sono minimi: il dubbio era ragionevole, è quindi meglio uscire. Di solito è dotato di immani borsoni in cui sono racchiuse atrezzature per tutte le eventualità: tavoletta, palette per le mani, cuffie in grande quantità, occhialini per ogni condizione, integratori alimentari e tre costumi. E’ la felicità delle catene di negozi per sportivi: il Dubbioso acquista tutto, quasi certo che prima o poi possa essere utilie.

Il luogo: dopo un pomeriggio intero di corsi per bambini, che felicemente sguazzano e orinano, la vasca assomiglia a un container. I primi adulti ad entrare sono gli elefanti dei vari corsi: spinning, acquagym eccetera, che aggiungono un piccolo contributo di sudore. L’elemento è pronto per accogliere la tribù sportiva, paladini del salutismo in mutande e cuffia.

Jurassic Office: the T-Rex !

Si vocifera da giorni dell’arrivo del temibile Tirannosauro Della Qualità. Tale predatore ha un percorso migratorio che lo porta dalle parti della Ridente Multinazionale un paio di volte l’anno. Il suo avvento è annunciato da terribili carestie, tramonti anticipati, piogge torrenziali e dalla sintomatica sparizione dei piccoli predatori autoctoni come il Direttore Commerciale (ufficialmente in fiera in India), il Direttore Marketing, nonchè mio sommo Capo (ufficialmente in fiera. In un paese tra l’India e la Germania, a scelta) e i Capi Area, più modernamente appellati con l’anglofono Area Managers. Il Pollaio, abbandonato dai leaders, è facile preda del Tirannosauro, e molta paura regna tra le scrivanie. Ordini camuffati, pratiche gonfiate, preventivi ingrassati sono da nascondere perchè il loro odore è facilmente riconoscibile dal Tirannosauro. Sicchè, come per magia, le scrivanie si svuotano di buona parte della carte che le assediava, spariscono poster e calendari, portapenne e orsacchiotti. Il risultato è un ambiente sterile, molto simile a un Collegio per Studenti, irreale e ancora più deprimente. Ma questa meravigliosa modifica del paesaggio assume l’esistenza di alcuni nascondigli-depositi, dove vengono stipate tutte le famose "carte-false". Tali nascondigli devono essere celati, cancellati dalle piantine, virtualmente distrutti. Nel mio piccolo do per certo che la sparizione del mio capo comporterà il mio pieno coinvolgimento nelle attività legate alla visita del Tirannosauro, tra cui con ogni probabilità una cena in località lacustre, con candela sul tavolo, vino d’annata, filetto ormonato, olio extra vergine e tanti sbadigli.

Mi preparo senza sapere bene che cosa mi aspetti, raccogliendo testimonianze tra i superstiti delle passate calate. Alcune segretarie, tra cui Giochi Preziosi, la collezzionista di sorpresine dell’ovetto di cioccolato, mi narrano di sfuriate e porte sbattute. Giochi Preziosi ha fatto sparire tutto, compreso lo screen-saver del Gatto Silvestro, ritornando ad assomigliare a una persona adulta e senza disturbi del comportamento. Nel frattempo si vocifera su dove il Tirannosauro deciderà di accamparsi. Solitamente sceglie una delle scrivanie vuote del Pollaio, così da mettere al massimo disagio tutti i commerciali, e con la semplice pressione psicologica ottenere il suo risultato. Ma i nostri, veri e propri galli pavloviani, hanno imparato il giochetto e hanno riempito tutti gli spazi liberi. Rimane sempre la scrivania di una delle stagiste, assente da più di un mese, forse impegnata nelle selezioni di qualche reality.

Nell’attesa, faccio ordinatamente sparire i documenti compromettenti di mia proprietà. Dato che davanti al distruggi documenti si è creata una coda stile cessi dell’Autogrill durante gli esodi estivi, opto per uno smantellamento creativo: un po’ li spezzetto, un po’ li brucio, un po’ li infilo nelle bottigliette d’acqua. E mi ritrovo qui, a spezzettare il più piccolo possibile, il mio lavoro di una settimana. I miei istogrammi, gonfiati come un palestrato, le mie torte, farcite di dati approssimativi e le mie tabelle di riferimento, ormai simili a delle schacchiere vuote.

Mi lascio cullare dall’attesa, e spero solo di non essere la prossima vittima.