Mr. Recordman

A volte ho la netta impressione che il mio cervello vada sottovuoto. Ho visto una televendita una volta, dove una bionda americana bianca aspirava milioni di oggetti, alimenti, tessuti con un misterioso oggetto, in grado di ridurre un piumone a un sacchettino di pochi centimetri. Ecco, il mio cervello mi da l’idea di sottovuoto. Da due giorni non riesco a scrivere niente di più intelligente della lista della spesa, e anche adesso sto davanti ai pulsanti di Word, per vedere se il giallo è proprio giallo. Chissà cosa succederà se metto grassetto giallo corsivo Arial 12 su sfondo giallo. (questo). Per ovviare alla questione ho accettato di buon grado l’invito della Signora per un giro in centro. Inaspettata occasione per tuffarmi nel bagno di umanità che non mi ha mai tradito. Io ho un rispetto sacrale per il centro di Milano, per la sua storia, per i suoi luoghi, per i miei ricordi e per la sua sconvolgente dose di umanità. Oggi ho visto Lele Mora, con due bonazzi lampadati stile bruschetta, in uno dei bar incula russi. Il mio cervello sottovuoto ha subito esclamato: “La Merda in Piazza”. Poi una attempata signora si è avvicinata e timidamente ha estratto il suo cellulare e ha scattato una foto. Due travestiti con le tette gonfie come angurie mi hanno spinto schiamazzando. Uomini con le tette, che fanno pompini a uomini sposati ai bordi dei cimiteri. Un senegalese mi ha chiamato fratello, mettendomi in mano un libro sul razzismo. Ho la casa piena di libri come quello, perché non ho il coraggio di ribattere a un negro che il bianco che prende i soldi è molto vicino all’idea di schiavismo. E poi i grossi vasi, monumento in memoria dei paninari e della loro Milano, assediati da adolescenti che limonano quasi volessero dimostrare che si può fare per ore senza morire soffocati. Gelati da cinque euro, la Rinascente e il Duomo, sempre al loro posto. I ragazzi che fanno break sotto il mc donald, dimostrazione pacifica di resistenza a tre sindaci diversi che con dei bulloni sul marmo speravano di emarginare l’emarginazione. Forse qualcuno ha anche pensato di chiudere la Linea Rossa, che vomita tutta la sua periferia dalle scale intorno al Duomo. Brandelli di bolivia mischiati a cinesi e marocchini. La camorra, e i suoi baracchini che vendono il cocco, il cieco della lotteria e il negozio Ferrari. Una libreria chiusa senza nessuna protesta, rimpiazzata da un negozio di abbigliamento che promette jeans per tutti. I commessi di Foot Locker, usciti da un incubo di Spike Lee, la Disney con un minaccioso omone della security che sorveglia i sogni dei bambini. Gli zingari, i barboni, i vigili e gli sbirri in borghese. Tutti sotto lo stesso cielo, nessuno si sente stretto. Ho la sensazione di essere già stato qui, un milione di volte. Ci sono stato per tutti questi anni. E ho sempre trovato aria per il mio cervello. Nessuna soluzione per nessun problema nei sacchetti di Zara, ma l’appagante sensazione del benessere, la certezza della sopravvivenza urbana. Compro quindi esisto, a Milano di più che in altri posti. E mi sento meno sottovuoto insieme a tutta questa umanità. Mi sento meno solo in mezzo a tutta questa solitudine. Il mio cervello ricomincia a girare. Ancora una volta Milano risponde al mio bisogno di conferme. Non riuscirò mai a spiegare cosa sia il centro di Milano per me, l’insieme di palazzi e storia, fatta di persone, episodi, ricordi, odori e gente. Nessuno può spiegare l’amore, ma tutti ci provano. Torno a casa, e non ho niente da scrivere. D’altronde non ho nessuna fretta. Sperando che il miracoloso attrezzo per il sottovuoto fallisca nella sua missione e non comprima tutto.
 
Ovvero: 628 parole, 3070 caratteri, nessun concetto espresso, e poco tempo per fare spazio a un racconto.
(photo: Taverna Morigi, Milano Centro, Ottimo Fragolino Sottobanco per Universitari Senza Illusioni)

3 pensieri su “Mr. Recordman

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