Al tuo posto mi scapperebbe da ridere

Per rispondere a tutti i messaggi che ho ricevuto per il mio compleanno mi ci vorrebbe una ricarica da 500 euro. Una giornataccia, ma sono cose che devi mettere in conto. Dopo un breve scambio di fredde cordialità in ufficio, dove il principale problema dei presenti era riuscire a pensare a qualcosa di carino da dire, tipo "auguri" o anche "oh buon compleanno", mi sentivo già sollevato nell’avere assolto il duro compito sociale della vigilia lavorativa. Svegliato, come tutti gli anziani, con il primo sole, ho assolto ai bisogni primari del sabato mattina (caffè-corriere-sigaretta) con la spensieratezza con cui solo un ventottenne può affrontare la vita. Una psichedelica dose di felicità mi imbarazzava la testa, ripensando a quanti compleanni mi stavo lasciando alle spalle. In un the best of devo forzatamente ricordare quello in cui ero appena stato lasciato dalla donna che credevo essere "la donna della mia vita", che ha preferito un tale di nome Giorgio. L’allora giovanissimo Ambasciatore mi si presenta con un regalo corredato di biglietto con scritto: "Aguri da tutti ma soprattutto da Giorgio". O anche quella fantastica sera in cui la Prima Vespa (non si scorda mai) mi ha piantato in mezzo a viale Cassala, con un sordo rumore poi diagnosticato come caduta gravitazionale del carburatore. Sono arrivato alla mia festa di compleanno che erano già tutti ubriachi, qualcuno era già andato via, e i più avevano dimenticato la ragione della mia presenza. O anche quel compleanno in cui il Comune mi ha omaggiato di 60 mila lire (il vecchio conio) di multa, confezionate con grande stile sul vetro della mia Panda Rossa Con Le Fiamme. Bando alle ciance, sono qui a ringraziare tutti coloro che hanno voluto festeggiare con uno short message la lieta ricorrenza, tra cui: Riccardo Scamarcio, Willy Smith, Andreina Castellazzi, Selene, i Club 27, El Hefe, Sbarra e Tassa, dalla bassa Brianza, Gabriele Muccino, Linus. Grazie per i vostri messaggi. Vi attendo numerosi alla lieta ricorrenza di questa sera, dove in esclusiva verranno girate le prime riprese del corto: " Il Comune di Milano Con I Giovani Difficili Delle Periferie: indagine sociale".

Invecchiando mi rendo conto che mi manca ancora troppo per invecchiare…

Sinceri Aguri, Caldi Abbracci.

Quattro anni fa, in un caldo martedì pomeriggio, nasceva Il Bradipo, ultimo di un succinto numero di blog. Al tempo Splinder era gratis, i bloggers erano una stravagante razza, per caricare un immagine ci volevano dieci minuti. Longevo, questo posto rimane fedele alla linea e ringrazia i lettori affezionati (dieci o dodici), i lettori occasionali in cerca di emozioni, i commentatori anonimi, i redattori e il suo direttore Marketing, il dott. Besenzonazzi, che per l’occasione ha rilasciato un comunicato stampa: "Oggi è occasione lieta ricordare la nascita della nostra piccola grande azienda, che illumina con i suoi alti contenuti il buio panorama della rete italiana e che dona speranza a chi è in cerca di facili conclusioni e sperticate generalizzazioni. Insieme al Cosiglio d’Amministrazione vogliamo ringraziare chi quotidianamente lavora a questo sogno, per renderlo sempre più vicino alla realtà". (applausi da tutta la sala riunioni, un paio di stagiste svengono dall’emozione).

Compresse: L’esclusiva festa di domani sera si tinge ancora di più di esclusività grazie alla prenotazione di un tavolo e quattro sgabelli. Per entrare è sufficiente fare il nome del titolare di questo posto o del Bradipo direttamente. Il Dott. Besenzonazzi condurrà il Risiko dell’Impiegato, distribuendo ricchi premi… Per chi non fosse ancora al corrente, nelle immagini c’è il prestigioso invito.

Supposte: Il mio dentista ha deciso di cambiare lo spinnaker del suo 18 metri in tek e radica. Per farlo ha fatto ricorso ai miei premolari. Da una semplice otturazione, con una rapida manovra chirurgica e molta anestesia, ha ottenuto un buco in cui ha infilato una vite in cui sovrapporrà del cemento su cui disegnerà un dente. L’ardita espressione di bassa manovalanza si è rapidamente trasformata in un assegno che si trasformerà in un gonfio spinnaker pronto a lanciare la barca verso nuovi lidi. Sono tra quelli che godono a fare beneficienza soffrendo; non so che dire, mi da una sensazione irripetibile.

Bustine: entro questa sera la mia fantasia dovrà rendere positivi dei dati che annunciano la nostra imminente disfatta sul mercato. Didascalicamente, i nostri concorrenti ci stanno sodomizzando con tecniche sempre più dolorose. Il mio capo si è reso irreperibile, il suo cellulare è sempre occupato, la segreteria piena. Il Pollaio è costellato di pugili frastornati, sempre meno disposti a mettere fuori il naso per prendere altre mazzate. La delicata operazione che mi compete deve essere fatta principalmente per motivarli a dare di più. Basterebbe fare notare loro che le loro pallide vite sono nulla senza un fatturato che le giustifichi, ma questo è troppo diretto. Allorchè ho deciso di fare una presentazione in Power Point in cui infilare un sacco di immagini rilassanti e di mettere sui lucidi: almeno 15 volte la parola "crescita", 15 volte la parola "sfida", 12 "erosione dei margini", 21 "sbilanciamento", 10 "fiducia", 33 " attenzione al cliente". Vorrei concludere con una frase ad effetto, di quelle tipo "farsi la barba e vendere sono la stessa cosa, se non lo fai tutti i giorni diventi un barbone", o cose simili. "Non vogliamo vincere, vogliamo dominare". "se il mio limite è 10, mi rapporto con 100, e ottengo 50". Basta così poco per farli contenti…

Sincerly, happy birthday to us.

Lotte di Galli

Come studenti nell’ufficio del Preside. La Direzione è luminosa, fatto inaspettato in una azienda con tutte le finestre rivolte a nord, che godono di luce riflessa: la grande vetrata del Direttore è rivolta a est, nella metafora della Luce che illumina la Luce. Io qui dentro ci sono finito per sbaglio, oppure perchè sono l’ultima ruota del carro. Il mio lucido capo mi ha avvertito giusto ieri di una improvvisata estera che gli costerà due giorni fuori casa: magicamente mi trovo seduto in mezzo alla più grande e potente macchina da vendita disponibile sul mercato: il prestigioso Club dei Paesi Sviluppati. Uomini con decenni di esperienza, malizia che cola sotto i Rayban, pelle abbondantemente abbronzata, villetta a schiera, giganteschi monovolumi a nove posti occupati solo dalla loro ventiquattro ore in pelle nera lucida. Una squadra conosciuta in tutta l’azienda, temuta e rispettata. Il loro capo è L’Illusionista, quarantanove, BMW serie 5 nera lucida, rasatura perfetta, fisico ancora tonico, iniziali rosse su camicia azzurra, un uomo vincente insomma. Dell’Illusionista si sa poco. Mentre i suoi sottoposti sono tutti relegati nel grande open space detto anche Il Pollaio, dove sfiancanti sfide all’ultimo optional, rovinose serate in night bulgari, scintillanti Panerai indiani, fanno da colonna sonora al quotidiano grigiore aziendale, l’Illusionista siede in un ufficio vicino alla Presidenza, quasi sempre chiuso. Non pranza, non lo si vede alle macchinette del caffè, e nessuno può dire di averlo mai incontrato in bagno. Deve il suo nome alla straordinaria capacità di modificare dati scientifi, presentazioni virtuali, documenti pidieffe. Una specie di diserbante elettronico. Dal suo sottilissimo laptop escono dati direttamente prelevati dal suo cervello. Il moderno Robocop siede in un angolo, affiancato da Scooby Doo e da Rin Tin Tin, due fedeli scagnozzi che aspirano a una promozione sul campo, che possa confermare alle loro mogli che l’impotenza è servita almeno a qualcosa. A seguire ci sono Umberto Smaila e Incipit, due presenze storiche del Pollaio. Il primo è la fotocopia sbiadita degli anni ruggenti dello Smaila di Colpo Grosso, viscido al punto giusto. Il secondo è conosciuto per i suoi scintillanti inizi di mese, con fatturati esaltanti; soffre della sindrome del giro di boa, e dopo il quindici di ogni mese cade in una depressione devastante, senza più riuscire a fatturare nemmeno per pagarsi la cancelleria. L’Elastica siede vicino alla sedia vuota del Preside, non potrebbe essere altrimenti. Fisico tonico, bionda da pubblicità, vestito vedo non vedo, profumo fruttato, più metallo sulle sue braccia che sul collo di una donna Masai. Se la tira talmente tanto che in un eventuale ritorno elastico potrebbe venirne schiacciata; in più di nove mesi ci siamo salutati solo dopo che ha capito che non potevo nuocere alla sua carriera; e dire che siamo coetanei, ma la mia peugeot anni novanta fa a pugni con la sua ambizione. I più stupidi credono che sia disposta a scendere a compromessi per una promozione, ennesima adepta del teorema Lewinsky; in verità il suo ego profumato è troppo rigido per piegarsi a scorciatoie simili. Lei vuole la promozione sul campo, i meriti di un uomo, le gioie di un uomo, le fatiche di un uomo, non l’orgasmo di un uomo. Lavora dalle otto alle dieci, quattordici ore in cui piscia solo due volte, si nutre con lo yogurt che fa fare la cacca e qualche carota, e un numero indefinito di sigarette sottili, aspirate fino al filtro. Il Preside non arriva, e allora si inizia da soli, ben coscienti di dover ricominciare da capo non appena si degnerà di fare i tre metri che lo separano dalla sua scrivania alla sala riunioni. Il clima è reso mesto dai dati dell’Illusionista, che snocciola una preoccupante situazione di mercato che lui stesso definisce come "contrattura periodica". Nelle facce di Scooby Doo e Rin Tin Tin si legge tutta l’ammirazione per il capo, nemmeno San Giovanni e San Pietro con Gesù. Smaila smanetta con il suo palmare, si vocifera che abbia casini con la moglie, qualche storiella in giro. La Brianza ha un eco inaspettato per raccontare il pettegolezzo. Quando tocca me è già troppo tardi, mi è scesa tutta da un pezzo; avrei bisogno di un caffè e di una sigaretta, di una persona felice con cui parlare, di qualche traccia di vita. Niente da fare. Mi toccano i cinque minuti di recitazione a braccio. Tre lucidi, grafici confortanti, dati sconfortanti, percentuali dubbie. Mi aspetto la contromossa dell’Illusionista, ma non ha nessuna ragione di fare battaglie con qualche ridicolo sottoposto. Il mio momento termina, solo una domanda dell’Elastica. Risposta corretta, fine della trasmissione. Chiedo scusa, ma ho da fare. Esco dalla sala riunioni. Caffè, due sigarette. Se ci fosse del rhum mi farei volentieri una bottiglia. Torno nel mio loculo, vicino all’ingresso del Pollaio, adesso deserto. Le segretarie ne approfittano per chattare, prenotare viaggi, massaggi, noleggi. Ho mezz’ora di tempo, fino alla prossima riunione con la Tartaruga Secolare e il Bulldog. Pianifico una telefonata alla Signora, un post sul Bradipo, due sigarette e un giro veloce in produzione. Parlare con gli operai mi rilassa, Milan, Veline, Luna Rossa, Macchine Truccate e Bevute di Provincia hanno lo straordinario potere di ridarmi qualcosa di umano. […]

Direttamente da "la legge del Pollaio", il prossimo racconto di cui ho chiaro in mente solo l’inizio.

The Party is on

In preparazione al Compleanno ufficiale del Bradipo, in assoluta anteprima il prezioso invito all’esclusivo party. Dove: Le Trottoir, Milano. Quando: ore 22.29, Sabato 12 maggio. Chi viene: tutti quelli che riesci a invitare. C’è un tavolo, un privee, qualcosa di esclusivo: assolutamente si: un tavolo e quattro sedie. Ci sono free drink e altri loschi trucchi per non pagare il prezioso nettare superalcoolico: ceerto! Come posso ottenerli? In alcuni semplici modi: 1) riconosci almeno sette personaggi sulla locandina, dimostrandoti grande lettore del Bradipo. 2) presentati al locale alle 22.29. 3) partecipa al grande Risiko del Pendolare. Che cazzo è il Risiko del Pendolare? E’ la prima versione umana dell’omonimo gioco in scatola: guadagnati il tuo carro armato vincendo con il tuo obbiettivo segreto, e fatti offrire da bere dal Franz. E per il regalo, c’è qualcuno che fa la solita colletta? No! Metti il tuo obolo nel grande salvadanaio, e dimostra la tua amicizia a Franz. Ma io ho un sacco di altre cose da fare, tra cui: una cena, due aperitivi, un cinema, sono a sciare, provo a limonare con una, ho il ciclo, sono a Londra, sono in volo perchè faccio il pilota, non ho la macchina, non ho soldi, la mia donna ha mal di testa, mi sento inadatto, Le Trottoir mi fa cagare, io vado solo in posti house, non ho più vestiti per uscire, finisco di lavorare tardi, sono emotiva, non c’è parcheggio, sono ebreo e il sabato non posso fare più di duecento passi, odio Pinketts, domani vado a cavallo presto, sono in missione, preferisco la casa139 e ci vado da solo il martedì, ho un concerto a teatro domenica, ballo in un locale per arrotondare, c’è il Milan che gioca contro la Vercellese, sono all’Ippodromo, esco con una velina, domani lavoro dalle quattro, anzi dalle due, faccio il tramviere precario, volevo proprio esserci ma alla fine ho un impegno, cerco di arrivare presto, ma non prima delle due e mezza, io ci sono ma gli altri no, allora non ci sono, ho una cena con i commilitoni poco prima, peccato, esco con i miei compagni del liceo, sono da Mc Donald lì davanti e non riesco a liberarmi.

E’ forse un problema mio?

 

 

Il Franz lo fa in groupie

Improvvisamente mi sono trasformato in una goupie d’assalto. Essendo la prima volta, ho dimenticato due strumenti fondamentali: il pennarello per gli autografi sulla schiena e la macchina fotografica. In verità ero spinto da una semplice questione di cifre e curiosità. Quando ho letto Gomorra ne sono uscito come molti altri (credo) stupito, avido di altri succulenti morti raccontati così bene, scioccato e con un grande senso di stima per chi aveva fatto quello sforzo letterario. Senso di stima con venature d’invidia, perchè il libro è davvero scritto bene, e raccontare la squallida attualità con il romanzo è da capolavoro; la storia della camorra, con il filtro della letteratura, diventa un reality in cui i moventi degli omicidi che sfiancano la cronaca sui quotidiani sono raccontati nel loro primordiale squallore. C’è quello che sgozza il suo compaesano per una questione di donne, e c’è quello che è morto schiacciato dall’economia della coca. Al suo viso scavato, con la calvizie prorompente e le occhiaie marcate, la barba incolta e le rughe d’espressione su una fronte corrucciata, mi ci avevano abituato le foto che spopolano in internet. Deve la sua popolarità alla camorra in molti sensi. Per averla raccontata, facendo diventare un best seller, e per le minacce di morte che lo costringono a vivere nascosto in compagnia di qualche boy della digos. E ieri aveva la faccia di chi è poco abituato alla gente, alla luce, al mondo in genere. Mi passa a qualche centimetro, scortato da cinque fotografi e da un paio di telecamere, con i boys defilati e vestiti come solo gli sbirri sanno fare per mimetizzarsi. E’ troppo vicino perchè io riesca a stare zitto.

Il Franz: "grande Nicola, sei davvero grande"

Roberto Saviano: " ….?"

Ecco, a parte la squallida banalità dell’affermazione e lo stupido errore dovuto a Nicola Savino (che cervello di merda), ho comunque dato del mio meglio. Forse a lui non fa un gran piacere sapere che nel mio personale palmares è il quarto a cui esprimo il mio sostegno dopo: Andrea Pinketts, con cui ho avuto numerosi incontri nel giardino d’inverno de Le Trottoir: la scena si ripete sempre uguale, io lo apostrofo con qualche complimento e i suoi occhi pieni di alcool si girano lentamente per mettermi a fuoco; poi biascica qualcosa tipo "graizizizzie". Pulsatilla, con cui in un rapido scambio epistolare abbiamo saggiato la possibilità di un cocktail in corso Como. O meglio, io le ho detto che era grande, che non lo dicevo per scoparla e che le avrei offerto volentieri un mojito. Lei mi ha risposto che si, grazie, ma non sono una troia. Poi io mi sono fidanzato e lei è andata a Roma a diventare famosa. Lei ha scritto un libro, io ho scritto al massimo un paio di post it. Baricco, incrociato durante un festival a Cremona. Gli urlo: "Mitttico", ma lui è troppo impegnato a diventare un sex symbol per il suo pubblico femminile, e la mia voce non permette errori. In qualità di portatore di pene sono tagliato fuori dalla rosa di concorrenti al backstage. Ma Roberto, se tu potessi leggere queste righe, il mio complimento banale e adatto anche a Gattuso o a Ben Harper, era un semplice errore d’emozione. Sei grande davvero, nel senso che sei una grande persona, che sta facendo una cosa per me grandissima, letteratura, in un modo geniale e nuovo. La new-groupie Franz si è mossa poi alla volta di Majorana, saggio e anziano poeta, con il capo piegato su un lato, quasi attaccato alla spalla sinistra, forse per l’età e per lo scrivere, al quale dico:

Il Franz: "Complimenti!"

Majorana: "Solo uno come te può capire…. eh eh"

Il Franz, ormai commosso e prossimo al pianto: " Si, eh beh, in effetti sono un poeta"

Figura femminile di fianco al Sommo Poeta: " Ma non vede che è al telefonino?"

Luccarelli è uguale a Fabio De Luigi, solo che a Fabio De Luigi viene meglio. Sembra un bimbo di quinta elementare che legge tutto trafelato il suo tema. Ascoltare Da Silva leggere è molto meglio di un film. Il mio goupismo tocca vette inaspettate quando mi trovo a sospirare per le avvincenti vicende del protagonista del racconto. Io e le altre studentesse di lettere siamo con il cuore in mano e il fiato sospeso fino all’ultimo.

La fine agrodolce della groupie Franz mi vede a bordo della Caffettiera Panzer mentre ritorno all’ovile pieno di ricordi e continuando a sospirare. Stasera si replica. Essendoci Baricco, mi ripropongo di portare un rossetto per farmi autografare il perizoma. Per Salvatores ho una sola domanda: tu, genio va bene, grande okkei, mittttico, virtuoso della telecamera, eccetera eccetera, ma Colorado Cafè perchè? Cazzo è come se Allen avesse co prodotto Un Due Tre Stalla.

Dalla vostra groupie è tutto. Prossimamente recensirò un concerto di Biagio Antonacci, uno di Eros, Paolo Meneguzzi e anche Robbie.

"O è letteratura o sono aghi nel culo delle mosche"

Celine

Non dare tempo al Tempo

E molti si chiesero come fosse possibile che il Franz si fosse prodigato a scrivere sul Bradipo, con abbondanza e straordinaria frequenza. A questi molti, che vagheggiano per la rete in cerca di risposte alle loro pallide vite, Franz risponderà con sincerità e coraggio e soprattutto con una metafora calzante: le mie palle si trascinano dietro di me sudate e stanche. La colorita immagine può descrivere solo in parte l’ondeggiante stato d’animo che mi porta ancora una volta ad: 1) accendere la sigaretta con le chiavi della macchina. 2) chiudere la macchina con il telefonino. 3) rispondere all’accendino (che brutta suoneria).  In molti, nelle mie condizioni, optano per droghe leggere, aperitivi frizzanti, sport massacranti. Fanno quello che facevi tu girando in internet: cercano risposte sul bancone di un locale mentre aspettano un mojito. Che è sempre meglio di fare quello che io sto facendo; la cosa più sbagliata, più impropria, più stupida che si possa fare: riflettere. Socio del circolo vizioso, annego i pensieri in boccate di sigarette e espressioni perplesse. Niente, la Grande Multinazionale insabbia le prove della mia intelligenza, dandomi compiti che il mio nipotino di otto anni potrebbe tranquillamente svolgere bendato e appeso per i piedi a un faggio. Sono responsabilità strategiche, missions centrali, target nevralgici: e le mie palle strisciano impotenti sul linoleum azzurro, mentre trasporto cartelle di documenti a prendere aria, come fossi un infermiere della celluloide. Fortunatamente, il mio cervello è in un periodo iperproduttivo ( e questo allontana l’ipotesi di un sucidio). Tale iperattività necessità di scremature e ulteriori riflessioni. Nel vaso della mia mente crescono i semi della mia immaginazione ( er metafora oggi mi fa una pippa), ma bisogna che il contadino dell’anima estirpi le erbacce. Scrivo, leggo, divoro, ascolto, guardo, osservo, annuso, muovo, ah era da tempo che non si vedeva una cosa così. Un vero e proprio Rinascimento. Solitamente questi periodi sono caratterizzati da esplosive idee che raggiungono il mio cervello tra le tre e le cinque di mattina, rimangono in elaborazione fino alle dieci e vengono bollate come cagate imperiali verso mezzogiorno. Necessito comunque di molta filosofia da supermercato: roba del tipo: trova dieci cose belle della tua giornata, elenca i sapori più buoni tra ciò che hai assaggiato oggi. Infatti lunedì, nella libreria dell’Esselunga di Via Ripamonti, tra uno scaffale di pile e due espositori di diserbante, cercavo una qualche cazzata tipo: "dieci ragioni per vivere" oppure qualche libro di qualche santone indiano. Per dire, ero arrivato a cercare anche Fabio Volo. Estrema necessità di filosofia per parrucchiere. E invece ho preso "Giallo Su Giallo" di Mura (Feltrinelli, molto carino), che non ha tra le sue pagine nessun consiglio strategico. Peccato.

 

Le fulminanti idee di Franz ( aggiornato alle ore 12.00 del 3 maggio)

– il nome del mio futuro cane: Il Figlio Segreto del generale Buendia

– una grande idea per un racconto in cui Topolino deve risolvere un triplice omicidio, con l’aiuto di Pippo che però non riesce a smettere di bere. Minnie è scappata con un’altra topa, e Topolino prende un sacco di benzodiazepine per stare calmo. Basettoni nel frattempo viene scoperto con un suo agente sotto la doccia. Gamba di Legno e Trudi, messi alle strette dal nostro topo, fanno ritorno a Bitonto, da dove, con un gommone, salpano alla volta della Macedonia.

– Una nuova linea di abbigliamento, con la mia faccia come logo

– la nuova pubblicità dell’Anitra WC, con Travolta e tutto il cast di Pulp Fiction. La canzone è di Nancy Sinatra (These boots are made for walking), e tutti cantano con lo scopetto del cesso a mo’ di microfono. Poi Uma e John si spalmano a vicenda il nuovo Anitra WC freschezza Boreale sul petto. Una improvvisa doccia li lava e li rende brillanti. La canzone sfuma, e un piano largo d’inquadratura si allontana dal set. Sul finire una voce fuoricampo (preferibilmente il doppiatore di Tinozzo, NCSI) proclama: " lo Sporco Pulp non ha più fiction con la freschezza Boreale. E ogni tazza è Travolta da Anitra".

– riproporre il giovedì mussoliniano: tutti a casa e i bambini a ginnastica.

– Fondare un quotidiano. Titolo: "Espressione". Farlo pagare cinque euro, fare il botto, scappare con l’incasso in Tibet, e aprire un bordello sotto la città santa. (potrebbe chiamarsi La Dai Dama).

Le ricette di Padre Frenkie: Insalata di Teste di Cazzo alla Livornese

A uno potrebbe non piacere il Franz. Che ne so, magari gli stanno sulle palle quelli con i peli sul petto. Oppure lo infastidiscono gli occhi marroni. O è terrorizzato dal naso a canappia. E alla fine il mondo è bello perchè è vario. C’è gente che fa l’amore con le candele di cera, c’è gente che tiene in casa i ragni; c’è gente che strippa per le minimoto. Insomma, di gente ce n’è davvero tanta. E ognuno ha il sacrosanto diritto illuminista di fare quel cazzo che gli pare nel rispetto di alcune semplici regole, arbitrariamente gestite da altra gente. Io, ad esempio, ho il disagio che mi sale ogni volta che ho a che fare con la "bella gente". Non mi intaso il naso con le polveri sottili, non guido potenti cabrio, non ho interesse per la manovalanza del pompino che assedia i posti "in" con corpetti aderenti e tanga a stringa ( e va anche detto che io non interesso assolutamente a loro: forse non mi vedono nemmeno). Che poi son gusti. Bisogna purtroppo notare, che in parallelo sono un grande appassionato del bello, del ben servito, del gustoso e della comodità. Un bel paradosso: spesso mi piacciono davvero i posti "okkei", ma non la gente "in". E, quasi per ripicca, odio i posti "out" ma godo nel perdermi a parlare con la gente fuori posto. E son gusti, non me ne volere. Però in questi tre giorni di Versilia, che è un posto in pieno di gente okkei che fa cose cool, ho avuto la mia piccola, spassionata dose di "vita vera" grazie a un gruppo di saggi e consumati travet del Privee. Ti farò una cronaca, nel modo più oggettivo possibile, perchè anche tu possa godere di quanto ho visto.

Abbiamo provato ad entrare al Twiga, che è IL posto IN del Momento. E in effetti siamo anche entrati, ma fino al parcheggio (che non ti puoi rendere conto di quante Ferrari, Carrera, Diablo, sembrava di essere alla MilleMiglia). Però siamo arrivati solo al parcheggio. Niente serata in, siamo rimasti out, e dato che faceva cool siamo tornati in house. Allora ci abbiamo riprovato la sera dopo. Ma non siamo arrivati fino al Twiga perche il Presidente ha visto molta Fwiga in un altro posto. Oh yeah, allora tutti dentro, insieme a molte camicie su misura, scarpe con le molle, tanga a filo interdentale e una carestia di reggiseni ( sono out, dicono). Gran giro di blender, con rhum come se piovesse, e via nelle danze. Stanchi del tanto ballare (quasi dieci minuti) ci siamo rifugiati negli abbondanti tavoli esterni, che danno sulla passeggiata. E qui grazie a una sapiente ricetta di sicuro successo, abbiamo finalmente visto qualcosa di interessante.

Ricetta dei Rissosi alla Toscana (Insalatona di Teste di Cazzo)

Ingredienti:

Gruppo di toscani-romani molto "in". Almeno dieci o dodici, fate voi.

Gruppo di palermitani. Anche qui il numero è a vostra discrezione. Ricordatevi di far indossare a uno la felpa rosa del Palermo (con scritto "Palermo", ovviamente)

Molto Alcool

Cocaina come se piovesse.

Suppellettili e strumenti vari ( a vostra scelta).

Esecuzione (dalle 2 alle 3 ore)

Prendete i toscani-romani e immergeteli in alcool per almeno un paio d’ore. Una volta verificato che sono ubriachi fradici, impanateli con un pugno di cocaina e lasciateli raffreddare fuori dal locale "in". Prendete i palermitani e metteteli vicino ai toscani-romani, bagnando ancora con un po’ d’alcool per amalgamare. Di seguito distribuite i suppellettili scelti vicino al gruppo: che so, una spranga vicino a un romano, due sedie vicino a un palermitano, e così via. In poco tempo vedrete la reazione chimica avere effetto. I due gruppi si pesteranno alla grande. Per degustarli al sangue, lasciateli più tempo. Quando vi sembrano cotti, chiamate la Polizia. Ricetta molto costosa, soprattutto per i suppellettili, ma di sicuro effetto per stupire i vostri amici.

Ah, se ci scappa il morto, non vi preoccupate, di questa gente ne abbiamo da vendere. Per avere più effetto potete aggiungere qualche figa di legno e qualche "miss Palo in Culo" come decorazione del piatto. Vi consiglio di evitare di condire il tutto con i buttafuori di colore, che ammazzano il sapore.

[fortunatamente ho buone possibilità di stare sul cazzo quasi a tutti quelli IN]