Il Franz lo fa in groupie

Improvvisamente mi sono trasformato in una goupie d’assalto. Essendo la prima volta, ho dimenticato due strumenti fondamentali: il pennarello per gli autografi sulla schiena e la macchina fotografica. In verità ero spinto da una semplice questione di cifre e curiosità. Quando ho letto Gomorra ne sono uscito come molti altri (credo) stupito, avido di altri succulenti morti raccontati così bene, scioccato e con un grande senso di stima per chi aveva fatto quello sforzo letterario. Senso di stima con venature d’invidia, perchè il libro è davvero scritto bene, e raccontare la squallida attualità con il romanzo è da capolavoro; la storia della camorra, con il filtro della letteratura, diventa un reality in cui i moventi degli omicidi che sfiancano la cronaca sui quotidiani sono raccontati nel loro primordiale squallore. C’è quello che sgozza il suo compaesano per una questione di donne, e c’è quello che è morto schiacciato dall’economia della coca. Al suo viso scavato, con la calvizie prorompente e le occhiaie marcate, la barba incolta e le rughe d’espressione su una fronte corrucciata, mi ci avevano abituato le foto che spopolano in internet. Deve la sua popolarità alla camorra in molti sensi. Per averla raccontata, facendo diventare un best seller, e per le minacce di morte che lo costringono a vivere nascosto in compagnia di qualche boy della digos. E ieri aveva la faccia di chi è poco abituato alla gente, alla luce, al mondo in genere. Mi passa a qualche centimetro, scortato da cinque fotografi e da un paio di telecamere, con i boys defilati e vestiti come solo gli sbirri sanno fare per mimetizzarsi. E’ troppo vicino perchè io riesca a stare zitto.

Il Franz: "grande Nicola, sei davvero grande"

Roberto Saviano: " ….?"

Ecco, a parte la squallida banalità dell’affermazione e lo stupido errore dovuto a Nicola Savino (che cervello di merda), ho comunque dato del mio meglio. Forse a lui non fa un gran piacere sapere che nel mio personale palmares è il quarto a cui esprimo il mio sostegno dopo: Andrea Pinketts, con cui ho avuto numerosi incontri nel giardino d’inverno de Le Trottoir: la scena si ripete sempre uguale, io lo apostrofo con qualche complimento e i suoi occhi pieni di alcool si girano lentamente per mettermi a fuoco; poi biascica qualcosa tipo "graizizizzie". Pulsatilla, con cui in un rapido scambio epistolare abbiamo saggiato la possibilità di un cocktail in corso Como. O meglio, io le ho detto che era grande, che non lo dicevo per scoparla e che le avrei offerto volentieri un mojito. Lei mi ha risposto che si, grazie, ma non sono una troia. Poi io mi sono fidanzato e lei è andata a Roma a diventare famosa. Lei ha scritto un libro, io ho scritto al massimo un paio di post it. Baricco, incrociato durante un festival a Cremona. Gli urlo: "Mitttico", ma lui è troppo impegnato a diventare un sex symbol per il suo pubblico femminile, e la mia voce non permette errori. In qualità di portatore di pene sono tagliato fuori dalla rosa di concorrenti al backstage. Ma Roberto, se tu potessi leggere queste righe, il mio complimento banale e adatto anche a Gattuso o a Ben Harper, era un semplice errore d’emozione. Sei grande davvero, nel senso che sei una grande persona, che sta facendo una cosa per me grandissima, letteratura, in un modo geniale e nuovo. La new-groupie Franz si è mossa poi alla volta di Majorana, saggio e anziano poeta, con il capo piegato su un lato, quasi attaccato alla spalla sinistra, forse per l’età e per lo scrivere, al quale dico:

Il Franz: "Complimenti!"

Majorana: "Solo uno come te può capire…. eh eh"

Il Franz, ormai commosso e prossimo al pianto: " Si, eh beh, in effetti sono un poeta"

Figura femminile di fianco al Sommo Poeta: " Ma non vede che è al telefonino?"

Luccarelli è uguale a Fabio De Luigi, solo che a Fabio De Luigi viene meglio. Sembra un bimbo di quinta elementare che legge tutto trafelato il suo tema. Ascoltare Da Silva leggere è molto meglio di un film. Il mio goupismo tocca vette inaspettate quando mi trovo a sospirare per le avvincenti vicende del protagonista del racconto. Io e le altre studentesse di lettere siamo con il cuore in mano e il fiato sospeso fino all’ultimo.

La fine agrodolce della groupie Franz mi vede a bordo della Caffettiera Panzer mentre ritorno all’ovile pieno di ricordi e continuando a sospirare. Stasera si replica. Essendoci Baricco, mi ripropongo di portare un rossetto per farmi autografare il perizoma. Per Salvatores ho una sola domanda: tu, genio va bene, grande okkei, mittttico, virtuoso della telecamera, eccetera eccetera, ma Colorado Cafè perchè? Cazzo è come se Allen avesse co prodotto Un Due Tre Stalla.

Dalla vostra groupie è tutto. Prossimamente recensirò un concerto di Biagio Antonacci, uno di Eros, Paolo Meneguzzi e anche Robbie.

"O è letteratura o sono aghi nel culo delle mosche"

Celine

3 pensieri su “Il Franz lo fa in groupie

  1. …guarda che a breve verranno anche i Take That! 😉

    bella foto….molto eye-catching!
    interessante racconto….anche se conosco solo la prima delle persone che hai citato! che capra che sono…

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