Lotte di Galli

Come studenti nell’ufficio del Preside. La Direzione è luminosa, fatto inaspettato in una azienda con tutte le finestre rivolte a nord, che godono di luce riflessa: la grande vetrata del Direttore è rivolta a est, nella metafora della Luce che illumina la Luce. Io qui dentro ci sono finito per sbaglio, oppure perchè sono l’ultima ruota del carro. Il mio lucido capo mi ha avvertito giusto ieri di una improvvisata estera che gli costerà due giorni fuori casa: magicamente mi trovo seduto in mezzo alla più grande e potente macchina da vendita disponibile sul mercato: il prestigioso Club dei Paesi Sviluppati. Uomini con decenni di esperienza, malizia che cola sotto i Rayban, pelle abbondantemente abbronzata, villetta a schiera, giganteschi monovolumi a nove posti occupati solo dalla loro ventiquattro ore in pelle nera lucida. Una squadra conosciuta in tutta l’azienda, temuta e rispettata. Il loro capo è L’Illusionista, quarantanove, BMW serie 5 nera lucida, rasatura perfetta, fisico ancora tonico, iniziali rosse su camicia azzurra, un uomo vincente insomma. Dell’Illusionista si sa poco. Mentre i suoi sottoposti sono tutti relegati nel grande open space detto anche Il Pollaio, dove sfiancanti sfide all’ultimo optional, rovinose serate in night bulgari, scintillanti Panerai indiani, fanno da colonna sonora al quotidiano grigiore aziendale, l’Illusionista siede in un ufficio vicino alla Presidenza, quasi sempre chiuso. Non pranza, non lo si vede alle macchinette del caffè, e nessuno può dire di averlo mai incontrato in bagno. Deve il suo nome alla straordinaria capacità di modificare dati scientifi, presentazioni virtuali, documenti pidieffe. Una specie di diserbante elettronico. Dal suo sottilissimo laptop escono dati direttamente prelevati dal suo cervello. Il moderno Robocop siede in un angolo, affiancato da Scooby Doo e da Rin Tin Tin, due fedeli scagnozzi che aspirano a una promozione sul campo, che possa confermare alle loro mogli che l’impotenza è servita almeno a qualcosa. A seguire ci sono Umberto Smaila e Incipit, due presenze storiche del Pollaio. Il primo è la fotocopia sbiadita degli anni ruggenti dello Smaila di Colpo Grosso, viscido al punto giusto. Il secondo è conosciuto per i suoi scintillanti inizi di mese, con fatturati esaltanti; soffre della sindrome del giro di boa, e dopo il quindici di ogni mese cade in una depressione devastante, senza più riuscire a fatturare nemmeno per pagarsi la cancelleria. L’Elastica siede vicino alla sedia vuota del Preside, non potrebbe essere altrimenti. Fisico tonico, bionda da pubblicità, vestito vedo non vedo, profumo fruttato, più metallo sulle sue braccia che sul collo di una donna Masai. Se la tira talmente tanto che in un eventuale ritorno elastico potrebbe venirne schiacciata; in più di nove mesi ci siamo salutati solo dopo che ha capito che non potevo nuocere alla sua carriera; e dire che siamo coetanei, ma la mia peugeot anni novanta fa a pugni con la sua ambizione. I più stupidi credono che sia disposta a scendere a compromessi per una promozione, ennesima adepta del teorema Lewinsky; in verità il suo ego profumato è troppo rigido per piegarsi a scorciatoie simili. Lei vuole la promozione sul campo, i meriti di un uomo, le gioie di un uomo, le fatiche di un uomo, non l’orgasmo di un uomo. Lavora dalle otto alle dieci, quattordici ore in cui piscia solo due volte, si nutre con lo yogurt che fa fare la cacca e qualche carota, e un numero indefinito di sigarette sottili, aspirate fino al filtro. Il Preside non arriva, e allora si inizia da soli, ben coscienti di dover ricominciare da capo non appena si degnerà di fare i tre metri che lo separano dalla sua scrivania alla sala riunioni. Il clima è reso mesto dai dati dell’Illusionista, che snocciola una preoccupante situazione di mercato che lui stesso definisce come "contrattura periodica". Nelle facce di Scooby Doo e Rin Tin Tin si legge tutta l’ammirazione per il capo, nemmeno San Giovanni e San Pietro con Gesù. Smaila smanetta con il suo palmare, si vocifera che abbia casini con la moglie, qualche storiella in giro. La Brianza ha un eco inaspettato per raccontare il pettegolezzo. Quando tocca me è già troppo tardi, mi è scesa tutta da un pezzo; avrei bisogno di un caffè e di una sigaretta, di una persona felice con cui parlare, di qualche traccia di vita. Niente da fare. Mi toccano i cinque minuti di recitazione a braccio. Tre lucidi, grafici confortanti, dati sconfortanti, percentuali dubbie. Mi aspetto la contromossa dell’Illusionista, ma non ha nessuna ragione di fare battaglie con qualche ridicolo sottoposto. Il mio momento termina, solo una domanda dell’Elastica. Risposta corretta, fine della trasmissione. Chiedo scusa, ma ho da fare. Esco dalla sala riunioni. Caffè, due sigarette. Se ci fosse del rhum mi farei volentieri una bottiglia. Torno nel mio loculo, vicino all’ingresso del Pollaio, adesso deserto. Le segretarie ne approfittano per chattare, prenotare viaggi, massaggi, noleggi. Ho mezz’ora di tempo, fino alla prossima riunione con la Tartaruga Secolare e il Bulldog. Pianifico una telefonata alla Signora, un post sul Bradipo, due sigarette e un giro veloce in produzione. Parlare con gli operai mi rilassa, Milan, Veline, Luna Rossa, Macchine Truccate e Bevute di Provincia hanno lo straordinario potere di ridarmi qualcosa di umano. […]

Direttamente da "la legge del Pollaio", il prossimo racconto di cui ho chiaro in mente solo l’inizio.

7 pensieri su “Lotte di Galli

  1. avrei anch’io delle banali frasi complimentose. ma ho una domanda che tra l’altro mi rimbalzo, chissà perchè persone così diverse da egopatico ne commentano le esternazioni?

  2. Cosa cazzo vuol dire “chissà perchè persone così diverse da egopatico ne commentano le esternazioni?”

    Membro onorario dell’Accademia della Crusca

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