Autore: Il Franz
Costanza, cloro e altre virtù suadenti
Ieri provavo a scrivere almeno il secondo paragrafo di quel geniale racconto che ho partorito quasi un mesetto fa dove lui, moderno e sciatto protagonista simbolo dell’urbano metropolitano middle class, si ritrova a fronteggiare la più difficile delle malattie: l’amore non corrisposto. E qui, tutti voi, accozzaglia di ignoranti prevenuti, direte che la cosa è davvero parecchio scontata. Mille e un libro hanno descritto l’amore non corrisposto, mille e una pellicola hanno disegnato l’amore non ritornato. Che bisogno c’è dell’ennesimo struggente racconto fitto di lamenti, pianti, compianti, parenti preoccupati, amiche gelose, amici perplessi? Ma è proprio grazie alla vostra ignoranza e al crescente successo di trasmissioni come Il Treno Dei Desideri, dove la cosa importante è piangere, per un qualsiasi sentimento, ma piangere, che sono sicuro del successo del mio panfletto. Guardate con avidità dottori cinici e chirurghi troppo impegnati nel sesso occasionale con colleghi, vi struggete a seguire la cronaca nazionale, aiutata da figuranti internazionali, che supera di molto il mix perfetto tra soft core, porno, assassini, poliziesco e molta perdizione. Solo che, proprio mentre mi deliziavo nello scrivere le prime tre parole la mia vicina di posto, un indiana in miniatura, con un forte accento indiano, ottimo inglese, occhiali da porno segretaria, un corpicino minuto, piedini piccolini, tettine piccoline, testina piccolina, ma lunghi peli sulle braccia, orgoglio anti Gilette, mi ha apostrofato. Come tutte le discussioni ad alta quota, dove si parla per accantonare l’idea della morte per esplosione del sifone del bagno tra la fila 19 e la fila 20, anche questo dibattito si è praticamente protratto fino all’arrivo, interrotto solamente da un breve pollo liofilizzato condito con una salsa alla suola di scarpe e asfalto umido. E quanto c’è da dire circa l’amore! Dato che io soffro della sindrome dei 7.000 piedi, patologia per la quale, superate le turbolenze in alta quota, sono molto propenso a ricredermi sulla necessità di fare figli prima della prossima turbolenza, generalmente sopra i 7.000 piedi credo che l’Amore sia il motore di tutto il mondo. E’ facile fare i single davanti a una birra in un pub nell’immediata periferia di una metropoli. Ma quando le correnti atlantiche ti ricordano la semplicità meccanica con cui un uomo può morire, ti resta chiaro in testa che devi assolutamente procurarti dell’Amore. La mia amica indiana sosteneva che l’Amore non corrisposto è solo una breve incomprensione. Ovviamente dalla sua parte c’è la sua condizione di donna, pelosa, ma pur sempre donna. Perchè nella mia esperienza adolescenziale, l’Amore non corrisposto è l’indiscusso protagonista della fascia dai 13 ai 18 anni, insieme all’idea di sposare Selen e diventare ricco senza lavorare. Pertanto ho difeso la posizione per cui l’Amore non corrisposto è un fenomeno prettamente maschile. Peccato che il volo sia durato solo dieci ore, perchè tra il suo alito di naftalina e la sua parlata suadente, i grandi concetti espressi e il leggero sciabordio della carena, stavo per giungere a grandi conclusioni. Ecco, forse ciò che distingue l’Amore dall’egostico senso di appagamento è la costanza, ma non ne sono per nulla sicuro. Cerco risposte nel cielo fuori dalla mia finestra (di cui allego diapositiva) e nelle parole dei Red Hot e di Dr. Dre. Come cercare batteri in una sala operatoria. Insomma, mi corico senza alcuna risposta.
Colazione Dei Campioni (ricetta perfetta).
Ingredienti:
1 caffe Solo Starbucks
1 Sigaretta e accendino
0,5 lt Acqua con cloro
30cm di neve
0 gradi.
Prendete il caffè Solo e la sigaretta e uscite all’aperto. Ricordatevi di portare l’acqua con voi. Sorseggiate il caffè inspirando salutare boccate di nicotina. Sul finire ingollate l’acqua in un sol sorso. Da questo momento avete circa un minuto e ventisette secondi per trovare un bagno o un anfratto nascosto, prima che le vostra intestina si rifacciano di tutti i soprusi.
Nuova Amsterdam mi attende
Parto giusto in tempo per perdermi la Seconda Marcia Su Roma. Tralascio le riflessioni personali, ma un nano pelato che incita le masse, chiamando la sua ghenga Partito del Popolo, ce lo abbiamo già avuto. Perlomeno, se tutto andrà come minaccia di fare, i treni torneranno ad arrivare in orario e sconfiggeremo definitivamente i pochi avanzi di paludi maremmane che producono flotte di zanzare. Io non ci sarò, proprio ora sto cercando di ultimare i preparativi per la mia partenza, per quasi un mesetto. Porto le mie conoscenze all’estero, una fuga di cervello non richiesta e poco utilizzabile, insieme a tutto il necessario per la sopravvivenza nelle inospitali località rurali che visiterò. In questo esodo pre natalizio mi seguirà La Signora, la quale produce con instancabile professionalità cappellini di lana di tutte le taglie per combattere contro le balorde sferzate del clima primordiale. Ammesso che nei piccoli villaggi che visiterò ci sia una qualsivoglia linea telegrafica, proverò a mettermi in contatto con qualche amico. Attraverso i numerosi fusi orari che la nostra slitta solcherà, rimarremo in giro per 22 giorni, che visti da qui sono 20. Lande sconfinate, primitivi e trogloditi esseri, caccia e pesca per nutrirsi e fuoco sempre acceso per scaldare le membra. O perlomeno così mi hanno descritto Nuova York.
Brindate con abbondanza in mio nome, e nel nome delle Aviolinee Del Popolo Democratico Italiano, le quali si sa quando partono ma non si sa mai se siano in grado di tornare.
Se nella piccola località fossi in grado di reperire dell’elettricità, cercherò di scrivere delle missive.
Sarà Amore?
Sarà il caldo tropicale, che qui riesce a sfornare quasi tre gradi a mezzogiorno, sarà il maiale, che qui si mangia in tutte le salse e sembra essere il pilastro di una dieta rivolta verso l’otturazione delle arterie, saranno i legumi, che sono l’alternativa al maiale, sarà la birra che sostituisce l’acqua anche nel lavandino del bagno. Forse sarà la simpatica convergenza di tutto questo con quel bicchiere di latte freddo che mi sono ingollato in due sorsi. Sarà che, per un retaggio di stile sempre meno richiesto, ripudio la magliettina della salute sotto la camicia, sarà che il cappotto fa tanto figo ma tiene caldo come un pezzo di Tenderly 24 veli in una tempesta. Ecco, sarà il phon dell’albergo, che ha una potenza quasi uguale alla ventola del portatile, e che mi costringe a presentarmi a cena con i capelli bagnati come i calciatori. Saranno tutte queste cose insieme, sarà solo un truce scherzo del destino, sarà la vita che mi spiega le sue ragioni. Si, si, sarà tutto questo, ma io sono costretto a girare con un rotolo di carta igenica nello zaino. Un fedele compagno che con me si avventura in ogni cesso a portata di mano. Come una vecchia cinquecento, ho una autonomia limitata, circa venti passi, cinque minuti, poi devo pazientemente frequentare questi ameni luoghi dove l’industrioso tedesco manifesta tutta la sua attenzione per la pulizia, arruolando eserciti di giovani immigrate. Ecco, proprio a una di loro, che con me ha passato la giornata tra un bagno e una turca, vorrei spiegare che non sono il frutto di una perversione, uno che ama andare nei cessi delle fiere per ascoltare uomini e donne intenti nella sacra attività. Vorrei spiegare, ma dopo che ci siamo incontrati otto volte, in otto bagni diversi, per lei è chiaro chi io sia. Io e il mio rotolo giriamo felici per i padiglioni, compagni inseparabili come Linus e la sua coperta. A Linus un panno, a me la preziosa carta da culo, quasi come a sottolineare che stronzo sono e stronzo resto. Destino infame.
Anni d’oro
Brindate in mio nome, abbondando con il rhum e con l’angostura. Stampatevi quanto segue, io l’ho incollato proprio sul bordo della tastiera. Ogni tanto serve ricordarlo
In lovin’ memory
C’è stato un periodo della mia vita in cui ero deciso a fare il giornalista. Erano anni in cui si leggeva Cuore sottobanco, si comprava l’Indipendente per leggere Montanelli e si faceva un sacco di rumore nei bagni, fumando di corsa, per cambiare il mondo. Nientemeno. Attraversavo Milano con la bici grigia, arrivando sudato ovunque. Non avevo ancora compreso la sottile differenza tra calzino di spugna e calza blu di cotone, e giravo con un budget di cinquemila lire. Una sera, portando in canna Mattia, ho pedalato fino allo sfinimento, sudando e sognando un motorino, per andare a sentire due uomini che parlavano di ricordi. E, sprofondando nella sedia di plastica, avevo sentito la forza, la potenza, la scostante normalità di due grandi uomini. Qualche anno dopo, a bordo della imperturbabile Vespa, mi ero ritrovato davanti alla statua di Montanelli. Non sono diventato giornalista, faccio cose molto diverse, ma ho sempre quel rispetto ammirato che si prova davanti ai grandi uomini. Ecco, di Biagi non saprei scrivere nemmeno un coccodrillo mal riuscito, lo lascio fare ai professionisti della mezza penna, che lo tenevano pronto da una decina di giorni. Non leggerò niente di quello che hanno scritto, e come ogni volta, proverò quel senso di amarezza nel sentire parole uguali per Madre Teresa e per Indro Montanelli. Devo avere una foto, da qualche parte, in cui con la leggerezza dei sedici anni, poso felice vicino a un paio di grandi uomini. Quello è il mio ricordo. Con quel brivido per la assoluta normalità di grandi uomini che fanno la storia. Non è oggi il giorno infelice, perchè la morte che solleva dalle sofferenze è un evento assurdo ma felice, ma è in quel giorno, in quel momento, in cui piccoli uomini mettono a tacere grandi uomini.
Sarai felice di sapere che, di tutte quelle cose fatte per cambiare il mondo, mi è rimasta nel cuore la fame di sapere, la sete di approfondire, che tu avevi messo.
Gray’s Anatomy dentro
– cerchi di essere più preciso, Sgasazzoni.
– è incastrato di traverso, il corpo centrale occlude ogni via d’accesso, dottore.
– Servazzi, tocca a lei, che ha le mani affusolate.
– Ma dottore, io ho paura di farmi male.
-Nessuno è morto per questo genere di cose, signorina Servazzi. Lo faccia e basta.
– Ah, Terchetti, lei vada a chiamare un numero d’emergenza.
– che numero devo fare, dottore?
– che cazzo di domande mi fa, Terchetti?
– …
– se lo cerchi.
– Posternaghi, mi faccia il piacere di aiutare la Servazzi, che la vedo in difficoltà.
[… ]
– Il problema va risolto immediatamente, ragazzi. Quando dico immediatamente significa ora, adesso, now, immediately. Ripeto im-me-di-a-te-ly. Chiaro?
– Dottore?
– Dica Servazzi
– Non riesco più a tirare fuori le mani. Sono incastrata.
– Sgasazzoni, la aiuti.
– Non posso, c’è davanti Terchetti.
– Terchetti si levi dai coglioni.
– Non riesco, dottore, mi sono incastrato con la spalla contro la Servazzi.
– Umboni?! Dove cazzo è Umboni?
– Eccomi dottore.
– Umboni, veda lei cosa fare, io non so più da che parte girarmi con questi mentecatti.
– Dottore, provo a tirare fuori Terchetti.
– bravo Umboni, lei è sempre propositivo.
[ … ]
– Garziottelli?
– Dica dotto’
– Garziottelli faccia del suo meglio per trovare una alternativa
– Dotto’, ce provo.
– Eh, speriamo
– Dottore?
– Dica Umboni
– Mi sono incastrato dentro a Terchetti.
– Merda Umboni, lei è una nullità.
– Ha ragione dottore! Finalmente se ne è accorto.
– Zitta Servazzi, che è tutta colpa sua.
– Sgasazzoni e Posternaghi hanno perso i sensi, dottore!
-…
– dottore?
-….
-capo?
-…
– ma dove è andato?
– al bar con Fastioni e Pertuviani.
– e noi?
– fate lavoro di gruppo. Forza, che ognuno esplori i limiti della sua leadership.
– fino a quando?
– fino all’arrivo del tecnico Lavazza.
– e poi?
– e poi o vi sbroglia oppure vi rottama con la macchina.
– ma è una tragedia, dottore!
– Eh si, Umboni, una volta che trovi una macchinetta che fa il caffè buono…
-…
– Ma ricorda, Umboni, nella vita le cose belle durano sempre poco.
– dottore?
– Su, su Garziottelli, adesso mi lasci andare con Fastioni e Pertuviani, non sia sempre pedante, tanto ormai non fa più carriera.
– si solo l’ultima cosa.
– dica
– ma perchè lei è l’unico con un cognome normale, dottor Bianchi?
Hallo Ween 2.0
Eccomi, fresco e sano, di ritorno dal lungo ponte di otto ore, passato in casa infossato nel divano alla ricerca di qualcosa che fosse meno nauseabondo di Studio Aperto, pronto per raccogliere quivi le mie memorie di Halloween. Non che io sia contrario alla grandiosa celebrazione, ma trovo l’esorcizzare la morte un po’ come se, incaprettato nudo nella camera da letto di Malgioglio, cantassi i Village People per esorcizzare la sodomia brizzolata. Insomma, facciamo facciamo, ma prima o poi ci succederà. Ma, con grande buddismo interiore, osservo il consumismo con passiva partecipazione, lasciandomi trasportare dalla felicità e dall’entusiasmo di chi trova figo vestirsi da zombie per giustificare una sana bevuta. La mia maschera preferita è quella del Rompicoglioni. l Rompicoglioni compaiono ad ogni festa, ma tengono stretta la notte delle streghe per fare strage di testicoli. Molto più pericolosi dei vampiri, i rompicoglioni sono difficili da identificare, poichè conducono una vita normale per la maggior parte dell’anno. Ne aglio ne paletti di frassino, l’unica arma è il Sacro Pampero Anniversario. Il Rompicoglioni sceglie la sua vittima con attenzione e la conquista con suadenti promesse di grandi discorsi. Per chi cade nel tranello, la morte è alle porte. Una volta appartati, il Rompicoglioni si rivela e inizia a erodere lentamente i testicoli del suo interlocutore con i Grandi Cavalli Di Battaglia Del Rompicoglioni. Una morte lenta, dolorosa, inaspettata, che può essere evitata solo con un forte consumo di Pampero Anniversario direttamente della bottiglia. Io, che nella vita ho avuto la fortuna non solo di conoscere numerosi Rompicoglioni, ma anche di eleggerne alcuni esemplari femminili a compagne di vita, porto sempre con me una damigiana di rhum per ogni evenienza. Il Rompicoglioni fa di Halloween l’occasione principe per la sua sete dilagante di morte. La festa pagana che rinnega la tradizione, le maschere macabre, l’insulsa esorcizzazione della morte, l’importazione della cultura americana, sono solo alcuni dei Grandi Cavalli di Battaglia. E’ bene sapere che, una volta subito un attacco di un Rompicoglioni, difficilmente si riesce a cambiare il verso di una serata. Diversi anni fa ho avuto uno scontro diretto con uno dei Gran Visir dei Rompicoglioni, in una battaglia durissima in cui ho speso quasi quaranta euro in cuba libre e ho fumato trenta sigarette per respingere i suoi attacchi. Di quell’episodio non ricordo nulla, seppure io porti sulla fronte una cicatrice a forma di coglione che brucia quando mi avvicino a un Rompicoglioni. Appena sento il pizzicore sulla fronte mi fiondo nel primo bar aperto e ordino una cassa da sei di Pampero, che tracanno velocemente per limitare i danni dovuti a un probabile incontro. Quest’anno, alcuni Rompicoglioni hanno assediato le principali emittenti televisive, riuscendo a trasmettere comunicati stampa con evidenti minacce terroristiche. Io mi chiedo, facciamo tanto contro il terrorismo che in nome di Allah ci vuole tutti esplosi in cielo, e nulla opponiamo contro il silenzioso esercito di scassinatori di scroti che quotidianamente assedia le nostre case, portandoci a una più lunga, ma sempre certa, morte.
Mentre il governo tace, il Vaticano finge di non vedere, i Sindacati nicchiano, e il popolo si traveste, io faccio scorte di Pampero, perchè le avvisaglie dell’invasione sono sempre più numerose. Questo Natale, davanti agli attacchi in nome della perdita della sacralità della festa e le riflessioni sulla devastante disputa tra presepe e albero celtico, mi troverete pronto, con tanto di fiaschetta portatile dentro la tasca. Non mi avrete mai, a costo di esaurire le scorte del prezioso nettare venezuelano.
L’importanza di chiamarsi Fuori
Imposta la posta
gentilissimi del marketing Mondadori,
chi vi scrive è un vostro cliente abituale. Questo significa che spesso, ma davvero spesso, acquisto presso di voi. Purtroppo prevalentemente libri, che so non essere il vostro principale interesse, poichè noto con piacere che gli scaffali si riducono per lasciare spazio a misteriosi espositori di agendine con mucchina, rubrichine con formichina, calamitine con zebretta, tutto il diminutivo dell’intelligenza umana in un 2 metri per uno. Giusto ieri ho visitato un vostro punto vendita, uno di quelli più chic, con il bar e tanti tanti espositori di mucchine e caprette. Ho constatato con piacere due cose: la nuova ondata di cassiere, gentili, magrine, carucce, educate, che trattano i libri con la stessa delicatezza con cui il netturbino tratta i sacchi di monnezza. E’ un piacere spendere le grandi banconote multicolore per poi trovarsi i libri infilati nel sacchetto con un metodo che i più definirebbero come "a cazzo buffo". E poi che roba trendy il buttafuori di colore, alto due metri e trentatrè, con i pettorali a pensilina, che se piove ci mettiamo tutti sotto. Che cosa figa l’assordante voce che al microfono annuncia ogni due secondi che ci sarà Luca delle Iene a una presentazione di un libro. L’annuncio è utile, perchè ci ha permesso di fuggire con anticipo, ma la petulante vocina, sparata a mille, non mi permetteva di gustare i Tokio Hotel a volume duemila mentre cercavo di leggere qualche quarta di copertina. Che pace, che luogo appropriato per i libri, che figata. Tornerò presto a trovarvi, anche perchè state facendo chiudere tutte le librerie brutte, con gli scaffali forniti e il proprietario scafato che ti sapeva suggerire sempre il titolo giusto, in pace e silenzio, e ti mollava anche lo sconto. Che schifo. Ah, già che ci sono, ho appena comprato la rubrichina con la pecorina, speriamo che esca anche il portafotina con l’elefantino, perchè ne sento un gran bisogno.
Carissimo Editor dell’Einaudi che ti occupi di Fred Vargas,
non so se hai mai letto uno dei suoi libri. Ti confiderò un segreto sconvolgente: sono in sequenza, collegati, con riferimenti e continui rimandi. Un po’ come le puntate di N.c.i.s.. Capisci? Questo significa che nel primo libro lei scrive di un personaggio, nel secondo fa riferimenti e magari nel terzo lo riprende. Questo rende discretamente utile leggerli in senso cronologico. Per questo ieri mi sono comprato l’ultimo che avete pubblicato. Solo a casa ho scoperto che è il primo, ed è del 1996. Sinceri complimenti. Chissà che spasso sarà leggerlo intuendone già la trama. Wow, non vedo l’ora di addentarlo.
Gentilissimi Zarri di Provincia,
ho apprezzato molto il vostro tentativo di scippo di ieri sera. Capirete bene che prima di mollare i miei effetti personali a due tamarri alti la metà di me, io possa provare il desiderio di difendermi. E’ una cosa atavica, preistorica, animalesca. In ogni caso vi sono molto vicino, perchè capisco il disagio di portare jeans aderenti con il culo fuori e le Nike dorate. Io sarei già impazzito. Ottima anche l’idea di spuntare dal nulla sfruttando l’oscurità. Sono spiacente per aver tradito le vostre aspettative di facili incassi, ma ho il mutuo, e per una questione di classe mi faccio rapinare solo una volta al mese. Grazie davvero per il vostro intervento, vi aspetto domenica prossima al solito posto. Magari venite con il cugino più grande o con lo zio.
Carissimo Harry,
scusa se ti scrivo, ma sono un tuo fan da un sacco di tempo e sono sconvolto. Una cosa tragica, peggio che i Serpe Verde in testa sopra i Grifon d’oro. Ho letto su un giornale scandalistico, il Corriere della Sera, che Silente, il grande preside, è omosessuale. Ecco, non so come dirtelo, ma a me che la personificazione del bene, degli ideali, la figura paterna per eccellenza, sia di colpo, frocio, mi lascia pensare a una trovata commerciale. Questa notte, nel frattempo, ho sognato Silente che si ingroppava Malgioglio sull’Isola. E sono profondamente turbato. Aiutami, Harry. Ciao, tuo Frenkie Potter.
