Anni d’oro

Fuori, sui grossi vetri scuri, piove fitto. Un cielo velluto nero, una sera di traffico, lunghe file di luci e ombrelli che corrono. Da qui si vede il lungo fiume, i ponti illuminati, pezzi di foresta, grandi grattacieli. Seduto sul cornicione del quinto piano, fumo lunghe boccate osservando la gente che si infila nei ristoranti illuminati e l’acqua scura del Reno che sembra voler portare via pezzi di città. Da sotto arrivano i rumori della sera. Festeggio, su questo cornicione, un anno esatto di viaggi, quattro continenti, due tempeste tropicali, un uragano, molta neve, tanto sole, mille facce, un numero infinito di sigarette fumate di nascosto, un centinaio di aeroporti diversi, sempre con la stessa valigia verde pisello, tanti letti diversi, cinque tipi di cuscini, un’infinita variante di coperte, la gamma completa di risponditori automatici per la sveglia, cinquanta flaconi di shampoo dimenticati in altrettanti bagni, una manciata di accendini sequestrati, molte miglia premio in più, tonnellate di pollo liofilizzato e ettolitri di succo di mela. Comincio a conoscere molto bene aeroporti sperduti, ricordo i prezzi dei biglietti delle metropolitane, conosco i nomi dei medicinali per la sinusite in almeno cinque lingue, posso ordinare una birra in quasi tutte le lingue del mondo e so riconoscere la strada di casa in una decina di stati. Eppure ho la certezza che mi manchino ancora un sacco di cose da vedere, so riconoscere la vibrazione di stupore che corre lungo la schiena, devo parlare ancora con troppa gente per capire qualcosa. Più mi muovo, meno risposte arrivano, si moltiplicano le domande, il bisogno di rimanere ancora un poco. Dipendenza, questa cosa crea dipendenza. Ci si riconosce, tra di noi, per l’occhiaia marcata mentre cerchiamo nel buffet della colazione qualche cosa che possa riempire per tutto il giorno, mentre leggiamo Usa Today con la stessa attenzione che si potrebbe riservare al bugiardino dell’aspirina, mentre vaghiamo per le hall di alberghi tutti diversi, ma alla fine tutti uguali. Festeggio un anniversario continuando questo grand tour spesato, vendendo slide di power point a creduloni di ogni razza e ogni colore, trovando ovunque uomini con storie originali. C’è una gran differenza tra il vedere e l’osservare, tra il parlare e l’ascoltare, tra il camminare e il correre, tra il vivere e il semplice respirare, questo è quello che si impara più o meno viaggiando, più o meno vivendo. E poi sentire davvero la mancanza di qualche amico, perché di birra è pieno il mondo ma sono le stronzate che la rendono saporita; svegliarsi e rendersi conto di quanto si possa essere innamorati, semplicemente constatando che cinque fusi e una manciata di migliaia di miglia di distanza non sono che un semplice concetto.
 
Dopo tutta questa filosofia, sfondo il frigobar, e facendo ben attenzione a non lasciare tracce, mi scolo una decina di mignon di rhum alla mia salute, perché una ricorrenza senza rhum è un po’ come il mare senza onde, roba da gente di scarso spessore.
 

Brindate in mio nome, abbondando con il rhum e con l’angostura. Stampatevi quanto segue, io l’ho incollato proprio sul bordo della tastiera. Ogni tanto serve ricordarlo

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante lentamente. Muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità
 

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