In lovin’ memory

C’è stato un periodo della mia vita in cui ero deciso a fare il giornalista. Erano anni in cui si leggeva Cuore sottobanco, si comprava l’Indipendente per leggere Montanelli e si faceva un sacco di rumore nei bagni, fumando di corsa, per cambiare il mondo. Nientemeno. Attraversavo Milano con la bici grigia, arrivando sudato ovunque. Non avevo ancora compreso la sottile differenza tra calzino di spugna e calza blu di cotone, e giravo con un budget di cinquemila lire. Una sera, portando in canna Mattia, ho pedalato fino allo sfinimento, sudando e sognando un motorino, per andare a sentire due uomini che parlavano di ricordi. E, sprofondando nella sedia di plastica, avevo sentito la forza, la potenza, la scostante normalità di due grandi uomini. Qualche anno dopo, a bordo della imperturbabile Vespa, mi ero ritrovato davanti alla statua di Montanelli. Non sono diventato giornalista, faccio cose molto diverse, ma ho sempre quel rispetto ammirato che si prova davanti ai grandi uomini. Ecco, di Biagi non saprei scrivere nemmeno un coccodrillo mal riuscito, lo lascio fare ai professionisti della mezza penna, che lo tenevano pronto da una decina di giorni. Non leggerò niente di quello che hanno scritto, e come ogni volta, proverò quel senso di amarezza nel sentire parole uguali per Madre Teresa e per Indro Montanelli. Devo avere una foto, da qualche parte, in cui con la leggerezza dei sedici anni, poso felice vicino a un paio di grandi uomini. Quello è il mio ricordo. Con quel brivido per la assoluta normalità di grandi uomini che fanno la storia. Non è oggi il giorno infelice, perchè la morte che solleva dalle sofferenze è un evento assurdo ma felice, ma è in quel giorno, in quel momento, in cui piccoli uomini mettono a tacere grandi uomini.

Sarai felice di sapere che, di tutte quelle cose fatte per cambiare il mondo, mi è rimasta nel cuore la fame di sapere, la sete di approfondire, che tu avevi messo.

6 pensieri su “In lovin’ memory

  1. come ogni mattina ho letto il Corriere e, immancabilmente, è accaduto esattamente quello che hai pensato…
    è buffo come il giornale che sta mettendo (ho forse ha già messo) alla porta Marco Travaglio “osanni” uno dei paladini della libertà di stampa e della trasparenza dell’informazione…

    ma tant’è..il calderone è sempre quello..e x cena, c’è sempre minestra..
    Alessandro Bianchi

  2. …mi sa che c’ero anch’io quella sera di tanti anni fa, sprofondato nella sedia di plastica, a sentire la scostante normalità di due uomini che parlavano di ricordi.

    e furono davvero strepitosi quella sera, ric e gian.

  3. io giro ancora in bici, con il calzino in spugna (che lo so che è diverso da quello blu di cotone ma preferisco la spugna e poi mi costa meno) e di giornalisti credo non ce ne siano più da un pezzo, non dico quelli che scrivono e imbrattono i giornali che è pieno… o forse ci sono, ma di certo non li fanno scrivere e in ogni caso non li fanno stare in RAI a parte forse la Gabanelli e pochi, pochi, pochi altri.

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