L’importanza di chiamarsi Fuori

Sotto un cielo molto irish, con le nuvole che corrono frettolose verso Ovest, la pioggerellina sottile che batte sui vetri, il traffico ovattato e ombrelli colorati che camminano da soli avanti e indietro, osservo i miei compagni d’avventura. La posta in gioco è alta, si potrebbe dire che ne va della sopravvivenza aziendale, per questo si finge la massima cortesia e una inaspettata ospitalità. C’è uno dei miei migliori nemici, infossato nel suo maglione di finto chachemere marrone chiaro, perfetto sopra il pantalone di velluto marrone scuro e sul mocassino testa di moro. Perfetto si, ma per una battuta di caccia alla volpe con Harry e Carlo, o per un thè in veranda con Camilla. Ma è certo che dopo una certa età aziendale la necessità di affermarsi vestendosi bene discende in un grafico destinato a toccare terra e a rimanerci. Lei è perfetta. Perfetta per una pubblicità del Tena Lady. La tinta platino, il viso bianco, le ciglia scolorite, i denti bianchissimi e ordinati. Non una ruga, come se a sedici anni si fosse infilata la testa in un frigo. Forse lo fa tutte le notti. Forse dorme con la testa nel freezer. Si spiegherebbe anche l’estrema difficoltà nel seguire ragionamenti di una semplicità disarmante. L’abitino elegante, sbracciato in onore al riscaldamento aziendale che brucia sul tempo il buco nell’ozono, preparandoci con largo anticipo al futuro di incombenti catastrofi, sparando ventisette gradi costanti, roba da torpore, roba che sudi a novembre. Dall’abitino escono due braccia piccole, magre, troppo secche. Un manifesto di rinunzie alimentari in nome della taglia 42. Morirai magra, morirai felice, morirai risparmiando, perchè per cremarti tutta basta uno Zippo mezzo scarico. Le dita, uno smalto perfetto, di un colore decisamente indefinibile, corrono veloci sul tavolo. Tradisce nervosismo, sarà la prima vittima. Poi c’è lui, a cui tutto si perdona. E’ un creativo. Questo rende possibile presentarsi in ufficio con un paio di Camper arrotondate, pensate per un ciellino sedicenne, una felpa con una grande scritta "Ducati" sulla panza e dei pantaloni che sono un misto tra una tuta da lavoro e un pigiama per obesi. Basette lunghe che dicono che è di sinistra, occhiale curato che dice che è di destra, sorriso ebete che manifesta la sua fede per il centro, e un orologio troppo cool per essere vero. Era un copy, è un art director, insomma è da sempre un divora carogne, affila le zanne mentre si degusta la tua. Niente in pubblicità viene inventato da anni, tutto si copia con piccole modifiche. E’ per quello che vivi quel senso di dejavù perenne che ti ricorda frullatori, vibratori, pile, zanzariere. Tutto è un ricordo di tutto. E gente che si veste da adolescente, con stipendi da dirigente, rimescola questo minestrone infinito da cui si possono scolare sacchi di soldi. Basta avere un Mac, fare una presentazione con il Mac, guardare la posta con il Mac, parlare del Mac. In fondo alla sala, impegnato a gestire le bretelle che non vogliono fasciare quel prodigio sferico, perfetto, caldo, che è la panza, c’è il Missionario di Dio. Il Dio Brand, il vangelo del Marcom, i fedeli del marketing, e un intero mondo da convertire a colpi di power point e gadgets. Esso è innocuo, perchè in tempi non sospetti ha subito un delicato intervento con il quale hanno asportato parte del cervello per inserire un etichetta con il nostro marchio. Il suo Blackberry Pearl vibra di continuo, come un esserino posseduto, e attende l’esorcismo del login per vomitare milioni di mail inutili. Io guardo fuori, la pioggerellina. Sudo, mentre fuori una vecchietta è imbacuccata, con due grossi sacchi di carta. Da uno fuoriesce una scatola. E’ nostra. Signora, gentile vecchina, lei compra. Lei mi mantiene. Scenderei a baciarla, ma sono molto impegnato a giustificare il mio stipendio. Grazie della sua fiducia.

8 pensieri su “L’importanza di chiamarsi Fuori

  1. Appreciated..
    “Grigio tra i campi”: realtà multinazionale a conduzione familiare..
    Rabbrividiamo Puccio che tanto fa esperienza..
    Garavaglia

  2. Amico Garavaglia, o forse amica Garavaglia, pochissimi al mondo mi chiamarono Puccio. Anzi due soli.
    E da oggi non è più un segreto. Nonostante ciò Garavaglia non mi dice nulla.
    Azz.

    A.B.: tu sai bene che in certi momenti della vita o si cena a Pepe & Andreoss o si scrive.
    Sono cose da fare.
    pe pe ppppe epe pe ep e

  3. sto ancora sorridendo per la descrizione del copy writer…anche perchè purtroppo è veroooooo!!!

    buona creazione, dunque…del resto rubare è un arte…non tutti riescono a creare dall’esistente

    bell’ambientino il tuo…

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