Offerta Last Minute Ferragosto a Milano

Un italiano, un turco, un marocchino e un algerino. Non è l’inizio di una barzelletta ma l’elenco esatto delle persone che ho incontrato nel mio ferragosto urbano. Il primo ferragosto della mia vita in cui sono uscito con il maglioncino. Reduce dalla Sardegna, consapevole che due settimane siano davvero troppo poche, ma riposato come non mai e soprattutto ricaricato spiritualmente, affronto ferragosto con due compagni d’eccezzione. El Presidente, che ancora deve partire, e una laconica malinconia. Nostalgia, dolore per la distanza. Non faccio nulla per farmela passare, anzi ci lavoro sopra. Da abile fuochista, butto legna sulla brace e mi godo la piccola fiamma che luccica. Il cervello è in pieno lavoro, un boiler di idee pronto a distribuire caldo per tutto l’inverno. Non credo di essere l’unico a sentire l’estate come il vero momento per fare progetti, e non credo di essere l’unico a cadere in letargo d’inverno. Doso le parole, anche perchè l’unico a cui regalarle è un Presidente in vena di chiacchere costruttive, e scrivo tutto su quadernetti che andranno sicuramente persi. Della sardegna porto in tasca ancora una manciata di sabbia e stampati in testa il mare e il vento. Porto due settimane in cui con la Signora, più o meno involontariamente, si è costruito e ricostruito. Porto un paio di scontrini, prezzi troppo grossi anche per Milano, e il ricordo di una concentrazione straordinaria di cafoni, come un gigantesco set di un film di Vanzina. Un popolo bue che si muove a suon di serate con Salvo del Grande Fratello, dai bicipiti immensi, tatuaggi di cui tutti sono pronti a spiegare significati talmente profondi da essere sepolti. Costantino mi segue, ne ho le prove. Anche lui in giro per serate, con la stessa folla di Lourdes, che allo stesso modo implora il miracolo. Ma di madonne non ne appaiono. Tutto insieme, come se potesse cancellare le spiagge mozzafiato, il mare con i pesci a riva, il sale, tanto sale, fino in fondo alle orecchie, i silenzi e le carezze. Impossibile.  Come trovare un bancomat che funzioni in Sardegna o un distributore di sigarette a Milano. Che mi accoglie nuda. Fresca, deserta e inospitale. Solo chi è davvero innamorato può credere ancora che sia una città di umani. Per tutti gli altri rimane solo una bella rinfrescata in un centro commerciale, quello si davvero aperto.  Chissà quante pagine servono per riempire queste sensazioni. Intanto, per una volta, sono tornato carico e sereno.  Sereno.

la novità fa sempre un po’ paura al perdente

Milano, Colonne di San Lorenzo,  venerdi otto luglio. Comunicato Stampa: presentazione ufficiale della collezione Starsfucker. Come sono le magliette? Belle, con la maiuscola. Primo perchè sono le nostre Magliette. Secondo perchè sono davvero belle.  E terzo, ma forse più importante, perchè ci ricorderemo di averlo fatto. E ci rideremo sopra, comunque andrà. Complice un tempo ballerino e uno scazzo latente, alle Colonne ci sono pochi bradipi. Mai occasione migliore per un paio di cuba, indossando rigorosamente starsfucker.  La sorpresa è vedere la famiglia al completo, eccetto assenti storici o giustificati, nel sabato sera più tamarro di tutta Milano. Corso Como è pronta per uno Starsfucker Attack.  Sotto un cielo che non ha pietà nemmeno della mia stupida cocciutaggine a muovermi sempre in vespa, si ritrova tutta la famiglia ( vedi foto di famiglia qui a fianco) per un cuba ristoratore. La cornice è davvero pittoresca. Simil-Costantino passeggiano insieme a Splendide Troiette su tacco a spillo. El Presidente si ritaglia il suo pubblico tra le tardone che lo adorano nella sua impeccabile camicia bianca. Egofix, campione invidioso, punta sui travestiti, riscuotendo un discreto successo. Io mi godo la castità della mia dolce metà che vedendo un gruppo di zarri che gira intorno alla vespa pensa che siano lì per guardare quanto è bella. I giovani mentecatti tentavano di staccare lo stemmino Piaggio dal muso, senza sapere che la colla, oltre che per essere sniffata, ha altri utilizzi. L’Ambasciator non porta pene, ma si incravatta e porta Cinzia in Tacco per celebrare il loro secondo anniversario, a conferma che l’amore è cieco forte. Renato e Sabino fanno un tiepido tentativo di ingresso al Casablanca, da dove vengono rimbalzati direttamente dal filippino che fa le pulizie. Il marketing Starsfucker segue una strategia ben precisa: quella casuale. Cosicchè a salvare il target di vendità è la Simo+Le Amiche della Simo. Decidono che Starsfucker sarà il loro marchio.  E non fanno certo la cosa sbagliata. Ma come, voi non comprereste una maglietta di uno degli eroi di The Club? Nel mondo che cambia tutti hanno bisogno di un punto di riferimento. Fa che il tuo non sia una semplice stella, ma uno scopatore di stelle! (eh, se nasco poeta non è mica colpa mia…)

The Frunz, eroe di guerra scampato a sette attentati e rimasto clamorosamente ucciso durante un improvviso temporale su viale Monza, prova che la vespa e un mito ma non fa i miracoli.

il vaso che ha fatto traboccare la goccia

"un giorno, senza dire niente a nessuno, andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana".

Borotalco, battuta originale per v. Gassman

La vespa tira, per quello che le rimane da tirare immersa nell’umido della mattina, l’ultimo mezzo litro di benzina del serbatoio. L’aria in faccia è calda, spessa. Gli abituee di viale Monza sono sempre meno. Le scuole chiudono e il traffico si dimezza. Come per magia l’assenza di mamme sulle strade fa bene alla città. Vado, perennemente in ritardo, più che posso. Sento il sellino vibrare. Seduto su un gigantesco Motorola. Quando si andava all’università questi erano i giorni dell’ultima tirata. Adesso manca un’infinità. Poi tutti in ferie. Agosto è forse il momento peggiore per andare in ferie. Lo dicono tutti. E poi ci vanno tutti. Al concerto di Giuliano Palma c’era il Lopa, che dosa le sue apparizioni come la Madonna di Lourdes. Krine rompe il cazzo un mese per fare la festa. Noi si rimane a Milano, non si va al mare per lui. Lui annulla e ci si ritrova tutti seduti sui cuscini polverosi dell Executive. Dove basta un cuba per fare due chiacchere. Qui il Mona ci sfodera una camicia d’altri tempi. Forse le compra direttamente a Cinecittà dalle svendite dei fratelli Vanzina. La Signora è in fermento. Gioviale, El Presidente ripiega sulla meta balneare per provare a vedere se funziona il binomio surfo- ciulo. Se mai dovesse che ci avvisi per tempo. L’Ambasciatore vive nella più completa frustrazione fracchiana. Gli manca solo La Pina come moglie. Invece si appoggia a Cinzia, che sfruttando un inaspettato calo adiposo sferra l’attacco a suon di scollature e gonnelline. Broccoli in confronto a quello che ci fa Lo Ignorante, che ci serve su un piatto d’argento direttamente dalla Cina la sempreverde Giulia. Ci si illude, nel frattempo, di riuscire a partire di domenica. El Presidente dice che c’è mare per surfare. Noi si finisce alla Piscina Comunale di Melzo. Un vero e proprio catalogo di tatuaggi. E io non ho nemmeno un girasole sul culo. Non so se riuscirò a sopravvivere. La sera tutti dal Franz, uno spaghetto, un mirto e un dvd di surf. E non fai in tempo a finire il mirto che ti ritrovi sulla vespa. Direzione ufficio. Venti righe per un week end. Anzi due.  E visto che ci siamo, seduti sulla vespa dico, allora godiamocela. Rallento. La periferia zona Sesto è un miracolo dell’edilizia anni ottanta. Quando ancora non c’era il carcere per gli architetti. Due sbirri mi osservano, seduti sul cofano della loro macchina davanti alla sede della CGL. Li insospettisco per il mio lento procedere, o forse li disturbo con il rumore della vespa. Osservandoli arrivo a 10 cm da una vecchina che trasporta un grosso vaso rosso. Potevo fare il coqueteil. Lo evito per culo. E mi ritrovo a pensare che i due sbirri potevano essere l’ultima cosa che ho visto in vita. Metto la terza e mi rimetto a correre. Se mi rimane così poco tempo farò del mio meglio…

La visione della vita da vicino: Ale & Franz

In una macchina lanciata di gran carriera direttamente verso un autovelox, durante un menage a 3 fatto di un goccio di stanchezza, mi rendo conto di due cose. La prima è che si è aggiunto un posto alla lista di quelli che ho visto. Purtroppo la lista è ancora lunga e il tempo è sempre meno. La seconda è una riflessione sui massimi sistemi, fatta ai minimi livelli, senza medie pretese. La cosa stupisce i miei due partners, che intendono il vecchio Franz come un essere privo di coerenza. Il fatto assume poi una sfumatura amara, perchè dimostra ancora una volta come io non riesca assolutamente ad esprimermi quando rifletto. O forse non riesca a riflettere quando mi esprimo. La riflessione segue una scelta fatta da poco, ancora calda, sfornata di fresco. E segue due notti di fresco, che mi hanno permesso di riflettere. Di una cosa mi convinco sempre di più. Immagino la vita fatta a bivi. E le scelte, droga eccitante, portano o di qui o di li. Semplice. Immagino la mia vita così. A bivi. Chi sa dire se io abbia preso quelli sbagliati. O sali sul treno o ne aspetti un altro. Semplicemente. Per amore, intuito e voglia. E per amore, intuito e voglia ho sbagliato. Senza perdere il piacere di drogarmi di quel brivido che è buttarsi nel vuoto di un cambiamento. Forse, se non fossi salito tutto d’un colpo su quel traghetto, quasi un anno fa, accantonando le previsioni stabili, adesso sarei diverso. Forse se non avessi smesso l’università… forse. Forse. Quello che adesso so è che per amore, intuito e voglia, riporto nella bat caverna la mia pelle tutte le sere. Tutte le sere, un filo più vecchia, con qualcosa di più in tasca. E quello che so è che gli errori sono un semplice modo per imparare le cose per chi non le capisce finchè non ci prova. Per questo ho scelto. Senza paura. Solo, semplicemente, senza paura.  E, questo forse è un palese difetto, scelgo sempre la coerenza con quello che voglio fare. Sono a lunga scadenza. Non crediate. Il giorno, cristo, che mi girerò e mi accorgerò di avere paura, allora saranno cambiate tante cose. Allora.  Intanto innaffio le mie scelte con la benzina della convinzione, per evitare che il fuoco si spenga. Ma questo non esclude che io ragioni, per fortuna, su come sia strano il modo in cui io faccia determinate scelte. Spiacente, se credevi in un momento di cedimento, ti ripeto che sono a lunga conservazione. Del mio peso vi libererete, sicuramente, ma fra parecchio tempo.

disclaimer: nel ritratto, direttamente dalla collezione privata del Presidente, è raffigurato un giovine nell atto di scegliere tra una giovin donna, a lui concessasi in modo evidente, e la perdizione di un cuba. Si dice che il giovin abbia scelto il cuba, la miglior benzina per il pensiero.

Hai percaso detto BlowJob?

E’ quasi sicuramente giugno. Non ne ho le prove, ma raccolgo indizi e le indagini sono quasi chiuse. E’ colpa di giugno. Capo d’imputazione: la sparizione della Famiglia. Ogni anno, dico io ogni anno, la Famiglia si sgretola in giugno. Stanchezza, con le memorabili occhiaie da venditori mie e di renato, pene d’amore, scelte di vita. Anche quest’anno la migrazione delle anime si ripete. Utilizzo come immagine la famosa Partita a Scacchi Immaginaria di Sabinowskj vs Franzakioti, datata esattamente giugno 2004. Unici superstiti, un anno fa, alla sparizione di massa. Krine? Disperso tra Bmw e Modelle. L’Ambasciatore, probabilmente ucciso da un carrello elevatore in combutta con un muletto. Cinzia, dispersa in qualche tribunale. Lo Ignorante, dopo l’assoluzione di M. Jackson ha deciso di smettere con gli uomini e si butterà sui bambini, creando Bolognaland, versione nostrana di Neverland. Checco, misteriosamente inghiottito da un buttafuori cannibale di una discoteca. Renato, ucciso dai budgets. Il Presidente, visibile solo su Rete A, ed eventualmente messaggiabile. Il Teo, con il suo dottorato in ginecologia a Formentera. Tutti latitano. Dimenticavo Sabino, le cui ultime notizie risalgono a due fidanzate fa. Inizia il caldo, e il bradipo metropolitano si scioglie, sognando ferie e chiudendosi in casa. Robe dell’altro mondo. Nessuno resiste al richiamo del cuba, basterà tintinnare i calici nel venerdì alle Colonne per vederli ricomparire tutti… Dato che non c’è nulla da raccontare ci infilo una riflessione personale, confusa e casuale.

Sconvolto dai fatti il Franz riflette sul mondo, non sapendo più dove sia la ragione, e creando un minestrone di dubbia bellezza.

Calderone coscienziale: Tormentone, come ogni estate. A ognuno il suo. Jovanotti, il mio. Per sincero affetto con i cornuti. E con il cornuto migliore d’Italia, che cantava ti sposerò a una che si è fatta fotografare sul cofano di una Panda a canuzzo. Come a canuzzo si sono messi i referendari. Che si era già visto, dentro il seggio eravamo in cinque: io e quattro vigili. E dire che mi sono fermato una ventina di minuti. Avrò contato dieci persone. E’ fatta, mi son detto. Qui ci scappa il record. Lo sapeva quel genio di Fini. Che in un lume di intelligenza segna la "settimana in cui dico cose intelligenti", che quelli del suo partito ovviamente non decifrano nemmeno. Tutti gli ultrà del Varese sono violenti, ma non sono clandestini, lo si capisce dal coltello. Tagliente come una lama il piccolo trafiletto sulla pioggia di rane in un paesino della Bosnia. Stupore e presagi di periodi oscuri. A me piacerebbe sentire il rumore di una rana che "piove".  E qui scatta la crisi. Come un bivio, nella mia vita si pone il momento di una scelta. Questa sovraesposizione mediatica (la lettura del giornale e il TG2) mi sconcerta e mi distrae al tempo stesso. Non riesco più a scrivere, disorientato da rane che piovono e stadi con tornello. Nel contempo sono ultrainformato su molte questioni fondamentali come l’aumento dell’I.v.a.. Leggere o non leggere? Cribbio, quattro paperelle… quattro estreliiiiine, aiuto, quattro candeliiine……

Non sono una Signora

Racconto in stile Verbale Americano, con tanto di omissis: gustare accompagnato da fragole e rhum

Milano, ore 18.00, sotto una cappa di caldo che stride con il mio gessato, esco per l’ultima volta dall’ufficio. Dimissionario. Fatta una scatola contenente nell’ordine: 1) roccia dell’Etna, più volte criticata come fonte di sporcizia. 2) mio personale copia commissioni da viaggio, ormai compagno dal 1999. 3) tazza di Pippo, che dopo aspre critiche era finita in un cassetto. 4) la mia stilografica. 5) protachiavi Boxe Ursus a forma di guantone; tanga militare appartenente a sicula sottratto da Willy e abbandonato nella mia macchina come scalpo; accendino e cartine; atlante d’europa con i segni della devastazione di due stagioni di ferie, il tutto appartenente alla mia ex macchina. Ritrovo anche: adesivo degli Ignoranz, Cd di Eric Clapton, spray leva odori. Oggi ho fatto i dovuti ringraziamenti, con tanto di lettera al capo ( che sicuramente verrà presa come atto di estremo lecchinaggio, ma che in verità è sincera), salutando tutti. Regna il sospetto. Nessuno ci arriva. Me ne vado perchè non è importante lo stipendo se si torna con il mal di fegato. Pensano al complotto. Sicuramente andrò cercando di migliorare, lo farò tutta la vita. Aspettavo reazioni simili a quelle che ho ricevuto ( con tanto di cazziatone finale e sguardo odioso). Ma la cosa più sorprendente è che, domani ci dovessi ripensare, non tornerei mai indietro. Mancava la amica chiaccherona, sarei stato curioso del suo saluto. Era un piacere osservarla nell’ultimo periodo, scattante parodia del carro dei vincenti. Lo sbaglio è stato non chiedere scusa, per l’eccesso di zelo con cui mi ha sputtanato (la punizione per chi tradisce è il rimorso, sempre che ci si arrivi) Ma non devo insegnare nulla a nessuno. ( anche se imparare è roba per tutti). Ho imparato tanto, questo si. Scuola di umanità. Mi sento sempre meno solo, forse più forte. Non ho paura di fermarmi, sceglierò ciò che è meglio per me. Sembra poesia, in realtà si tratta di vendere. Il lavoro più bello del mondo. Chiederò solo che mi sia lasciata fiducia. Adesso le priorità sono serrate: mare. fino a quando non cambio pelle. 6 libri che aspettano. un paio di progetti, 21 racconti da finire, e quel rumorino nella Vespa che fa tanto pensare a un pomeriggio a smontarla… senza complotti.

Disclaimer: i fatti narrati sono frutto della fantasia dell’autore, condizionato dal pesante uso di particolari droghe come amicizia, amore, letture e ascolto di musica con messaggi subliminali profondi, stile Ben Harper. Quindi è necessario che chiunque si sentisse descritto nei fatti di cui sopra, innanzi tutto provi a rileggere, e in un secondo tempo si disilluda. (dopotutto, chi cazzo ti ha detto di venire qui a leggere…)

Quello che vi siete persi

Tenerlo nascosto fino ad oggi è stata un’impresa. Negare a questo punto è difficile, ma mai quanto non parlarne con nessuno per tutto questo tempo. Si, senza sapere se si tratti di un erede o una erede, ormai il felice proseguio della dinastia dei Franz è assicurato. Adesso si spiegano un sacco di cose… il cambio di lavoro, la necessità di avere più tempo etc etc. Faremo una festa in questa settimana, siete tutti invitati. Parte oggi anche il toto nome. Mi permetto di elencare i miei preferiti: Aureliano Blu I, per coerenze dinastiche. Ermanno Glorioso, bello da urlare al parco quando lo cazzieremo. Valeriano, in nome di una infanzia sonnolenta. Cesare Augusto, Giovanni Segreto, Massimo Il,  seguono in classifica. In caso di una erede procederei così: Cassandra. Clodovea. Augusta. Ninfa. Samanthahh. Sarah. Sabbrina. Selvatica. Ortica. Accetto consigli, anche se è un derby tra Aureliano Blu I e Cassandra.  E per la serie forse ci eravamo dimenticati di… … Willy che è partito oggi per Formentera, e che tornerà a settembre. … per chi non fosse aggiornato, nell’isola dai greci chiamata "Chi le’ ugual al center de milan" che tradotto significa: isola dove la natura vince contro l’uomo, il nostro Willy si produrrà nell’esercizio del mestiere più antico del mondo: il puttano. Per correttezza di fronte ai suoi, e alle sue numerose fidanzate sparse per la zona 8, lui dice di andare a fare le pubbliche relazioni in uno stabilimento balneare. Si illude anche di poter imparare lo spagnolo, non sapendo che se a Formentera parli una sola parola di spagnolo nessuno ti capirà mai… buon viaggio willy  

lo stupore

La Scuola non finisce: pezzo in do diesis, giro di blues ripetitivo e martellante tra le parole. Accompagnare con vino bianco e tabacco sfuso. Servire freddo, come la vendetta, o semifreddo come lo stupore.

Cravatte e camicie si confondono sullo sfondo bianco dell’ufficio quando il Capo sfodera il suo disappunto per delle chiacchere giunte all’orecchio, il suo orecchio che in qualità di orecchio del Capo è un orecchio a cui non è bene che giunga proprio tutto. Soprattutto se le chiacchere hanno come oggetto il mio Sereno Malcontento. Era da tempo che introducevo il problema. Ho semplicemente fatto l’errore di dare confidenza a chi parla con le orecchie del Capo. Errore, la confidenza è come il sale. Va dosata se no fa male al cuore. Il Capo, uomo lucido e pronto, ha il sentore che la cosa non sia del tutto corretta. Sentore lecito e giusto, visto il modo in cui gli è giunta all’orecchio. Riesco a spiegare la mia piccola verità. Ho venticinque anni, mi sono rotto il cazzo di stare dietro alle bestemmie mattutine, ai dispetti e alla cattiveria. Non ci crede del tutto. Ma è così. Mi dice che forse esagero la cosa. Qui , dio mi fulmini, poco poco vorrei passagli un filo del mio mal di fegato, dell’amarezza di certe sere. Tutto qui. Mi sono semplicemente rotto i coglioni del giochino. Ci tengo a sottolineare che non si tratta di un problema tra noi. Ma ha il sapore di una leccata di culo, quindi taglio corto. Un giorno lo incontrerò e potrò dire: sei un ottimo venditore, un uomo buono, un buon capo. Mi piace il tuo modo di fare, mi hai insegnato tanto, ma dio santissimo che cazzo di gente ti porti in giro. Un giorno. La lezione è stata accettata. La confidenza ha il suo dosaggio. Che io poi tutte le lezioni le debba imparare con bastonate sui coglioni è un discorso a parte.

Aristide non era certo il massimo

Quando una canzone ti balla in testa. Quando una canzone con cui ti sei innamorato ritorna fuori dall’autoradio e ti rimane in testa per tutto il giorno. Quanto basta per sorridere al vicino di coda i tangenziale. Autostrada, la mia idillica location. Un mare di asfalto con cui ho un rapporto intimo. Lo vedo più della mia famiglia. Lo percorro, lo vivo, lo guardo, lo studio. La Vecchia Cicciona lanciata, il sole che scalda, il verde intorno. Non vivo certo da artista. Sigaretta, casello, parcheggio, caffè. Sigaretta, perchè no. Aggiustatina alla cravatta – rumore di portoni che si aprono – cani che abbaiano. Ufficio, stretta di mano – calorosa manifestazione di superiorità commerciale dalla semplice equazione: più stringi più vendi- . Seduti ci si studia. si parla, un rito. Ci si guarda negli occhi. E la canzone che torna in mente. Non ascolto più. Quando finisce lo guardo, rispondo in tema. Aspetto che ricominci – il venditore come lo psicologo: lascia parlare il tuo paziente-. C’è smarrimento nei suoi occhi, manco di aggressività. Per disorientarlo ulteriormente lo consolo. Lo coccolo direttamente nel suo brodo. Piangiamo insieme il momento di congiuntura commerciale. Celebriamo il funerale della ricchezza. Mi offre il caffè. Scotta, sapore di cialda di macchinetta, una merdata. Due sorsi e si butta metà. Finito il funerale si passeggia per gli uffici. Mostra i muscoli del suo potere. Ci si siede, si parla ancora. Si arriva a un prezzo che è sempre troppo alto. Si scende – tutto previsto-. Lo porti dolcemente al limite della discesa. Lui assaggia il suo successo. E’ un compratore, cazzo. Uno dei migliori. Strappa le condizioni migliori. Lo lascio così. Macchina, casello, sole in faccia, tangenziale. Tutti in coda. Lamiere e catrame. Milano sullo sfondo giallo. Appuntamento = contratto. Ritmo gente. Ritmo. Ci sono giorni in cui è una fortuna che sia venerdì.  Prima – seconda – prima. Sole, pilone, sole. Cambio vicino di coda continuamente. Sorrido a tutti. Ma ve la ricordate quella canzone? Tata ttattatatattta. Finestrino giù. Ve la canto io. E il vicino sorride. Non se la ricorderà? Non te la ricordi? Mi sorride ancora e fa cenno di si con la testa. Si riparte. Prima, seconda. Fermi. Sono arrivato alla fine. La rimetto dall’inizio. E si sente, se ci stai bene attento, il sapore dell’anguria e del caffè. Anche il rumore del baracchino in sottofondo. Tutto il giorno così, gonfio d’anguria e di caffè. Pieno di pollini caduti dagli alberi. Quasi quasi la rimetto..

apertura ufficiale stagione 2005

Beat Cafe, Versilia Gelata, 16/7 aprile 2005: si apre ufficialmente la stagione. Come tutti i siti specializzati, vogliamo anche noi pennellare una piccola ma dovuta recensione. Tempo: 10 gradi con raffica gelata. Temperatura dell’acqua: dato non disponibile. Mare: mosso, molto mosso, caotico. Squadra in gara: SoftTop Team. El Presidente (sua la foto di copertina, tutte le altre disponibili cliccando nel fotoalbum qui a fianco) irrompe in classifica con l’ostinazione di uno che in due giorni si fa 7 ore d’acqua, sufficienti per uccidere qualsiasi essere umano. Ottimo stile, peccato per l’ondum interruptus, sindrome che lo porta ad alzarsi mezzo minuto prima del tempo. Subito a seguire Izius Garcia, surfista messicano di grande tecnica. Brutto infortunio per lui in uno scontro con Jeremias Lopez, in piena gara. Io mi pongo dietro di loro, decisamente da migliorare la tecnica, grossi problemi di fiato. A scemare tutto il resto della classifica con Big Lebowsky e Giorgio XL che si contendono il trofeo "Non sono proprio capace, ma almeno vi faccio un po’ ridere". Un week end all’insegna del salutismo, con piccoli pasti frugali e pochissimo alcool. A rischio di collasso alimentare mezza squadra, con tanto di spesina al supermaket con cernita di tutto ciò che può fare colesterolo. Domenica si apre con un sole che rinvigorisce gli animi e un wisky che tranquillizza le menti. Tutti in acqua per una sana dose di mare ( 2 lt di media, ingoiati in più riprese) e per una chiusura di week end orgogliosa. Giro di boa per il prossimo week end e grande attesa per la tappa di maggio.  Aggiungere altro sarebbe inutile. Perchè quanto si possa godere una volta seduti al largo mentre si guarda la spiagga… e poi arrivarci, in qualsiasi modo, dentro un onda, non è cosa che si possa raccontare. Provare per Credere