il vaso che ha fatto traboccare la goccia

"un giorno, senza dire niente a nessuno, andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana".

Borotalco, battuta originale per v. Gassman

La vespa tira, per quello che le rimane da tirare immersa nell’umido della mattina, l’ultimo mezzo litro di benzina del serbatoio. L’aria in faccia è calda, spessa. Gli abituee di viale Monza sono sempre meno. Le scuole chiudono e il traffico si dimezza. Come per magia l’assenza di mamme sulle strade fa bene alla città. Vado, perennemente in ritardo, più che posso. Sento il sellino vibrare. Seduto su un gigantesco Motorola. Quando si andava all’università questi erano i giorni dell’ultima tirata. Adesso manca un’infinità. Poi tutti in ferie. Agosto è forse il momento peggiore per andare in ferie. Lo dicono tutti. E poi ci vanno tutti. Al concerto di Giuliano Palma c’era il Lopa, che dosa le sue apparizioni come la Madonna di Lourdes. Krine rompe il cazzo un mese per fare la festa. Noi si rimane a Milano, non si va al mare per lui. Lui annulla e ci si ritrova tutti seduti sui cuscini polverosi dell Executive. Dove basta un cuba per fare due chiacchere. Qui il Mona ci sfodera una camicia d’altri tempi. Forse le compra direttamente a Cinecittà dalle svendite dei fratelli Vanzina. La Signora è in fermento. Gioviale, El Presidente ripiega sulla meta balneare per provare a vedere se funziona il binomio surfo- ciulo. Se mai dovesse che ci avvisi per tempo. L’Ambasciatore vive nella più completa frustrazione fracchiana. Gli manca solo La Pina come moglie. Invece si appoggia a Cinzia, che sfruttando un inaspettato calo adiposo sferra l’attacco a suon di scollature e gonnelline. Broccoli in confronto a quello che ci fa Lo Ignorante, che ci serve su un piatto d’argento direttamente dalla Cina la sempreverde Giulia. Ci si illude, nel frattempo, di riuscire a partire di domenica. El Presidente dice che c’è mare per surfare. Noi si finisce alla Piscina Comunale di Melzo. Un vero e proprio catalogo di tatuaggi. E io non ho nemmeno un girasole sul culo. Non so se riuscirò a sopravvivere. La sera tutti dal Franz, uno spaghetto, un mirto e un dvd di surf. E non fai in tempo a finire il mirto che ti ritrovi sulla vespa. Direzione ufficio. Venti righe per un week end. Anzi due.  E visto che ci siamo, seduti sulla vespa dico, allora godiamocela. Rallento. La periferia zona Sesto è un miracolo dell’edilizia anni ottanta. Quando ancora non c’era il carcere per gli architetti. Due sbirri mi osservano, seduti sul cofano della loro macchina davanti alla sede della CGL. Li insospettisco per il mio lento procedere, o forse li disturbo con il rumore della vespa. Osservandoli arrivo a 10 cm da una vecchina che trasporta un grosso vaso rosso. Potevo fare il coqueteil. Lo evito per culo. E mi ritrovo a pensare che i due sbirri potevano essere l’ultima cosa che ho visto in vita. Metto la terza e mi rimetto a correre. Se mi rimane così poco tempo farò del mio meglio…

2 pensieri su “il vaso che ha fatto traboccare la goccia

  1. Ciao Franz!
    Come stai, tutto bene nell’afosa Milano d’inizio Luglio?!?
    Sai, quando scrivi di cose semplici, di vita…è il momento in cui ti apprezzo di più…
    Un saluto dal mare…
    Andre

  2. ciao pis.. queta sera facciamo “i separati”…
    e già mi manchi. magari ricongiunciamoci, anche sul tardi, ti va?
    ti amo
    w

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