Punto e a Capo

In questi giorni sono molto impegnato ad invecchiare velocemente. E questo blog ne risente. Ne risente la mia creatività tutta. Diciamo pure che in generale "esso risente".

La Carne

Dopo il matrimonio è necessario un periodo di assestamento generale: il fisico e la mente si abituano alla nuova convivenza. Una cosa filosoficamente molto bella. Dal punto di vista meramente fisico il mio corpo si ambienta nella nuova tana. Sbattendo contro tutti gli stipiti si dimostra di prendere atto dei nuoi spazi. La mia memoria interna è oggi in grado di riconoscere ben tre percorsi notturni. Nel buio totale sono in grado di andare dalla camera al cesso, di ritornare e di fare il giro largo (evitando di sbattere contro la porta dell’anti bagno). Piccole soddisfazioni quotidiane. Piccole gioie da condividere con il mondo. Ieri sera, da solo in casa, ho imparato ad esempio che aprirsi l’anta dell’armadio sulla fronte può essere fortemente doloroso. Da oggi il mio corpo lo sa e ne è cosciente.

La Mente

Inizio a ricordare esattamente la strada di casa, dopo una settimana in cui andavo spedito verso la vecchia casa. Mi ritaglio anche diversi minuti di meditazione quotidiana, in cui tento di ricordarmi dove ho messo i calzini durante il trasloco. Ieri ho deciso di chiedere alla Signora se me ne compra almeno due paia, per tamponare l’emergenza durante le mie lunghe meditazioni. Riconosco anche qualche faccia di qualche mio vicino, ma preventivamente saluto chiunque incontro dal portone alla macchina.

Lo Spirito:

Ecco, in verità tutto questo cappello introduttivo era per arrivare qui.  Se hai meno di 18 anni, sei intraprendente e volenteroso e desideri crescere in un mondo ottimista, non andare avanti a leggere.

Proprio ieri sera guardavo i libri che già svettano fieri in soggiorno, grazie a una idea architettonica della Signora. E guardando i libri mi sono ricordato di una cosa: cazzo, io volevo fare lo scrittore!

Ho pensato di chiamare al volo la nuova azienda, per cui andrò presto a lavorare, per chiarire la mia posizione.

Dir.Personale: "Ah,salve Franz, la stiamo aspettando".

F: "Eh, in verità vorrei parlarle…"

DP:"Dica…"

F:"non è che avete bisogno di uno scrittore?"

DP:" in che senso?"

F:"ma niente, è che io mi sento molto portato per lo scrivere…."

DP:" quindi?"

F:"quindi mi chiedevo se non fosse necessario uno scrittore aziendale…"

DP:"…."

F:"anche solo per scrivere i manuali di istruzioni…"

DP:"…."

F:"le etichette dei prodotti? I cartelli di divieto di sosta?"

DP"….."

Forse è meglio che il mondo sappia che rischia di perdere un possibile Nobel per la letteratura solo perchè una azienda ha bisogno di uno che disegni le torte sui Power Point e le veneri come icone religiose. Perchè se tutto andasse come dovrebbe (visto che dovevo fare lo scrittore? metto i congiuntivi in ordine, e non è da tutti…), dicevo se tutto dovesse andare come dovrebbe andato fosse, io adesso stessi scrivendo un romanzo. Un romanzo pulp e noir, tremendamente fantasy e con dei tocchi harmony. Una storia capace di far piangere anche un dirigente Vodafone, venduto in tutte le librerie, andasse a ruba. Un vero Best Seller. E poi mi chiamasse il Corriere della Sera e mi avrebbe detto: "oh cazzo, lo sai che Alberoni è un coglione? ti diamo il fondo pagina del lunedì…" e anche facessi l’ospite fisso da Vespa. Con qualche comparsata in Radio ( non troppe per evitare di mettere in ombra Fiorello, che alla fine la Fiat se no col cazzo che vende le Punto).

Invece no.

Niet, nada, nulla, nothing, un cazzo.  Eppure tutti avrebbero diritto a 15 minuti di fama. Quindici…. mica un ora. Giusto il tempo di leggere un racconto veloce veloce, una poesia, due cazzate. Ci vuole poco per accontentarmi.  E invece scrivo su questo cazzo di blog, costretto a mettere le tette per avere più di duecento lettori. Io, che potrei…

E ieri sera, poco prima di addormentarmi a pagina 22 di "Castelli di Rabbia" ( Baricco dovrebbe fare un contratto con la Bonomelli. Perchè quando scrive dialoghi si legge anche volentieri: è quando tenta di dire qualcosa di profondo che diventa più pericoloso degli oppiacei) ho pensato: "Caro Gesù, grazie per avermi fatto felice con il matrimonio. Non mi manca nulla. Ho una moglie perfetta, che desidero fisicamente come fossi un adolescente e che stimo intellettualmente. Ho una casa molto bella: pensa che ho la lavatrice che riconosce il cotone dal sintetico (io no). E ho la vasca che fa le bolle senza che debba farle io. Insomma sto come un papa, (per farti un paragone che ti è chiaro).  Ma cazzo, sai cosa mi manca? Ma si che lo sai…

Ed è stato in quel preciso istante che è apparso San Protasio, in una nuvola bianca, a cavallo di un drago. Sul petto un badge con scritto: Sancto Protasium.

"Ac studium ingratae filii fuit nec sed hotium ic esta pulcreatum?!"

"Prego?"

"Voli me tangere se mecum viaste nobilitate?

"???"

San Protasio, evidentemente contrariato, muove la mano destra. Di colpo compare un altro Santo, in splendide vesti dorate. Si siede sulla nuvoletta e mi guarda con fare interrogativo.

"Ac studium ingratae filii fuit nec sed hotium ic esta pulcreatum?!"

"Si, ci chiedevamo perchè sei così ingrato."

"ah ma tu parli italiano?"

"no. Sono il traduttore".

"e come mai proprio San Protasio?"

" è l’unico libero. Se desideri posso vedere di prenotarti un San Pietro, ma l’attesa è lunga…"

"Nuditate cortis virtute multiplicandum est"

"che dice?"

"Ah, niente. Massime".

"?"

"Eh, è che San Protasio è così. Se vuoi provo a trovarti un santo più adatto alla tua causa…."

finendo di parlare estrae un palmare. Schiaccia i tasti innervosito.

"pronto? Si sono Anima Pia numero 2300192.  Questo coso non funziona. Bisogna che vi organizziate per far morire un altro tecnico pc. Piuttosto, c’è mica libero San Gennaro? Ah, e quanto si aspetta? Due anni? Occhei, grazie"

"niente. Non c’è nulla di disponibile. Ma era così urgente?"

"Mah, in verità io stavo solo riflettendo… non è che abbia chiesto chissà che…"

"Che cosa desideravi?"

"Niente, avrei voluto scrivere un libro di successo…"

"ah. Vediamo se posso aiutarti… mi dai data di nascita, codice fiscale e data di morte? Ah già quella non la sai ancora. Beh vediamo se riesco a recuperarla io…"

Si mette a smanettare sul palmare. San Protasio si mette a curiosare dentro l’armadio borbottando. 

"Senti, a me non sembri messo male…"

"In che senso?"

"Nel senso che non ti andrà poi tanto male, anche senza fare lo scrittore…"

"."

"ma, se proprio vuoi ho liberi due o tre destini. Vediamo. Allora…"

"Noli te spantere, amicee ascende induta tunicae putae?"

"Dice se può mettersi quella maglietta che ha trovato nell’armadio…"

"faccia pure…"

"Ecco, dicevamo: dunque, mi sono rimasti: direttore di successo, grande carriera, due figlie, morte per infarto fra una trentina d’anni. Oppure ho un giornalista. Ecco magari questo ti può interessare di più… Giornalista, divorzi, ma poi ti risposi. Poi vieni ucciso nella rivoluzione del 2029"

"rivoluzione?"

"ah, lascia stare, dettagli. In ogni caso ti anticipo che è inutile fare polizze vita. Nel 29 perderete tutto. Che ne dici allora?"

"forse sto meglio come sono. Non so, ma preferisco non sapere…"

"quindi niente?"

"no guarda, ti ringrazio".

"Ah, allora scappo. Ho Sant’Ambrogio che è apparso a una vecchia a Crotone… devo tradurre…"

"grazie comunque…"

In un momento spariscono entrambi. San Protasio con la maglietta dei Satanic Surfers. Aspetto un paio di minuti. Non so a cosa pensare. Spengo la luce, punto la sveglia poi mi giro verso la Signora. Le do un bacio e le sussurro: "Amore, ricordami di chiamare L’INA domani". Lei, ancora nel sonno, mi dice: " Perchè?" "Devo chiudere la polizza vita". " E ti viene in mente adesso, amore…" "Eh, ho un brutto presentimento… ne parliamo domani".

BETA VERSION: se qui ci sei capitato per l’immagine della tettona, mi spiace, è un basso trucco che uso spesso per attirare stronzi come te.  Torna comunque.

POST SCRIPTUM: Presto rinnoveremo questo posto. Un restyling totale nella vita va fatto prima o poi…

 

 

Sento la musichetta di attesa…

Loro mi chiamano da almeno 4 mesi. E per i primi 3 giorni ci avevo anche creduto. Nel senso che pensavo che fossero quello che dicono di essere. Loro sono una delle più grosse società di recruiting italiane, europee, e perchè no mondiali. Hanno uno splendido ufficio in centro a Milano. L’ufficio è pieno di operose formiche, rigorosamente laureate in psicologia, che prendono degli annunci senza capirne granchè, aggiungono dei curriculum senza capirne granchè e provano a far combaciare il tutto. Per un subdolo meccanismo massonico, una volta iniviato, il tuo curriculum viene inserito nel database con alcune chiavi di ricerca. Parole, insomma, che possono essere ricercate in ogni momento.

Supponiamo quindi che la graziosa psicologa sia stata colpita da alcune parole del mio curriculum:

"Come product manager ho forte esperienza commerciale e buona conoscenza territoriale. Gestisco inoltre diversi agenti sul territorio. … per anni ho fatto il volontario presso la Croce Maria Bambina… inoltre amo la lettura… ottima conoscenza inglese, spagnolo scolastico…."

Da quel momento in poi, ogni qualvolta qualche operosa psicologa immetta nel database la parola product manager o territoriale, il sistema elenca tutti i curriculum tra cui il mio.

Dopo questo passaggio, vieni chiamato per un colloquio conoscitivo. Momento topico: lei ti vede come product manager: tu sei un product manager, l’azienda sta cercando un product manager. Bingo.

(Queste ultime righe sono l’eccezzione. Ciò accade 3 volte su 123000302010 periodico. Solitamente va così):

Psicologa operosa: "Signor Franz?"

franz: "si pronto?"

PO: chiamavo in merito a una posizione di product manager territoriale diversi agenti spagnoli volontari. E’ interressato?

F: Posso chiederle di spiegare meglio?

Riattacca.

PO2: "Pronto?"

F: Si?

po2: chiamavo per una posizione di Volontario. Le interessa?

F: riattacco

PO3: Buonasera, disturbo?

F: chi parla?

PO3: chiamavo per una posizione di web account assistance developer

F:…

PO3: le interessa?

F: in cosa consiste?

PO3: nello sviluppo territoriale di account agenti su aree spagnole.

….

Ieri sera, ore 19.00, squilla il telefono. La voce è nuova. Una nuova psicologa operosa. Mi chiede se desidero fare un colloquio, ma mi specifica che si tratta di uno stage. Le chiedo in che cosa, per quale azienda, dove.

Titubante mi risponde: è uno stage in un call center.

Nel mio silenzio trova il coraggio di aggiungere: è un call center di una grande azienda. E anche famosa. Vabbè mi sbilancio, le dico il nome anche se non dovrei: la Rovagnati.

Mentre metto giù di scatto scoppio a piagere dalla felicità. Ora mi è tutto chiaro.

"Rovagnati buongiorno sono Franz, posso aiutarla in merito ai nostri insaccati?"

"Crudo o cotto? Granbiscotto sono Franz posso aiutarla?"

"Casa del Maiale buondì, posso aiutarla?"

"Rovagnati good morning, may I help you with our hams?"

Fra tre ore mi sposo

pensavo: sarà anche una cosa ufficiale, cerimoniosa, ma in ogni caso l’emozione sarà controllabile.

Lo pensavo fino a questa mattina. Poi ho smesso di pensare. Un qualcosa che si avvicina molto a uno stato trasognato. Sorrisino ebete, mano tremante, foruncolo nasale, sudorazione eccessiva.

Pensavo che c’era la possibilità di pioggia. Poi mi sono alzato e ho visto il sole.

Ho controllato la cravatta. Ho sistemato la camicia, stirata e piena di amido. Potrebbe rimanere su da sola.

Ho pensato anche di farmi la barba dal barbiere. Poi ho deciso di farmela io, l’ultima barba da scapolo.

I pantaloni sono perfetti, le scarpe lucide. Ho qualche traccia delle corse dell’ultima settimana sotto gli occhi.

Poi ho smesso di pensare del tutto.

Cerco di immaginare come sarà lei. Cerco di ricordarmi l’emozione di quella prima volta, sembra un secolo fa, in cui ho intravisto la scarpa di vernice, a punta stretta, con quella caviglia che lasciava immaginare un gran bel dopocena.

Poi mi sono venute in mente le mutande appese allo specchietto della macchina. Il perizoma con le roselline.

Mi è anche venuto in mente di quando si faceva l’amore un po’ ovunque, come se nessuno potesse mai vederci.

E mi ricordo di quanto abbiamo parlato, di tutto quello che ci veniva in mente, trovando posizioni vicine, lontane e opposte, e godendo della incredibile gioia nell’ascoltarci.

E mi ricordo della felicità nel trovarti bella sempre, comunque e ovunque.

Forse è proprio per questo che un anno fa ti ho chiesto di sposarmi.

Per stare con te per sempre. Per farlo nel modo più normale che ci sia. Semplicemente chiedendoti se avessi mai voluto farlo con me.

Esattamente un anno fa.

E mi veniva da piangere. E anche da ridere. E non immaginavo fosse così bello, faticoso, breve e lungo, inaspettato e adrenalinico.

Ti sposo e so per certo che sto facendo la cosa migliore che abbia mai fatto.

Ed è anche merito tuo.

tra tre ore mi sposo. Poi credo che berrò tutti i cuba che mi sono perso per strada. Poi credo che dormiremo. Per la prima volta in casa nostra. Poi partiremo. Ti porto al mare, me lo chiedi sempre. Mi sembrava il modo più carino per festeggiare il nostro anniversario.

what a bizniss!

Dormo poco. Ed è comprensibile. A meno di una settimana dal matrimonio ci sono un sacco di cose da fare. Per esempio ieri sera ho dovuto assolutamente rivedere "47 morto che parla". Per quel poco che dormo è strano che sogni. Invece ho una vita onirica affollata di personaggi. Non saprei dire se si tratti di incubi o sogni. Unico punto fisso è che sono sempre e comunque protagonista assoluto.

Questa notte ad esempio è ricomparsa una mia ex fidanzata, terribilmente sfigurata dall’abuso di Nutella e prodotti della Ferrero in genere. Di lei ricordavo solo l’abbondante seno ( principale ragione per cui era stata scelta). Siamo in una stanza, buia e fredda. Si avvicina con passo deciso e mi urla:

Ex fidanzata grassa: "Quindi non mi sposi perchè ho le tette piccole?"

Alza le mani al cielo e dietro di lei compaiono diversi personaggi, tra cui il mio dentista e il meccanico della moto. Tutti, con fare sospetto, tirano fuori gli atrezzi del mestiere pronti ad aggredirmi. Tra loro riconosco il panettiere arabo, che maneggia con semplicità una scimitarra.

Franz:"Che cazzo ci fai qui?"

Panettiere Arabo:"ti voglio uccidere….ah"

Franz:"perchè se il dentista ha in mano il trapano e il meccanico ha in mano la chiave del 10 tu hai in mano una scimitarra?"

Panettiere Arabo (sorpreso)"…."

Franz:"l’ho sempre detto che eri di AlQuaeda…"

La situazione si fa bollente e io provo una fuga, ma mi accorgo che sono legato con la mia cravatta di nozze. Provo a liberarmi. E’ terribile.

Alle mie spalle compare mia sorella. Mi sento sollevato. In mano ha un grosso ferro da stiro.

Franz:"Ah, meno male che sei arrivata. Dammi una mano a liberarmi…"

Sara:"Brutto stronzo, ti ho detto che la cravatta era stirata. Ti ucciderò con questo ferro economico che mi ha venduto il commesso ricchione di Mediaword".

Franz:"No…. Nooooo, proprio quel commesso?"

Sara:"Si, quel commesso che ti guardava ostinatamente il pacco mentre ordinavi il condizionatore…."

D’improvviso sono libero. Salgo a bordo della Poderosa e do gas. La moto non risponde. Dovevo fare benzina da una settimana. Lo sapevo che finiva così.

Scendo e corro verso la porta. E’ aperta. Corro a perdifiato e mi ritrovo dentro il Mediaword di Rubattino. Sono al sicuro. Una cordiale voce ricorda le promozioni. L’egiziano all’ingresso sonnecchia, le cassiere si scaccolano e i commessi si imboscano. Tutto sembra normale. Dal fondo del negozio vedo partire di corsa il commesso ricchione. Urla anche lui.

Commesso Omosessuale: "Perchè non hai fatto la lista nozze presso il nostro punto vendita, pezzo di merda?"

Scappo in direzione opposta, facendo cadere uno scaffale di CD in offerta a 4,90. L’ultimo CD a cadere è quello di Drupi. Dalla copertina del CD esce lui in persona, con in mano un mitra.

Sono fottuto. Cerco la via di fuga…. aiuto … aiuto…

disclaimer: tutti i fatti qui narrati sono di pura fantasia. Se ti riconosci in una delle mie ex ormai grassa di avviso che ho sempre cercato solo le tette. Non mi interessavo di null’altro. Spesso ho trovato anche grassi barili. Ma questo è un altro discorso. Sappi che ti ho amata davvero, e che l’abbondanza di girovita è sinonimo di bontà. Se ti riconosci nel commesso ricchione di Mediaword non mi rimane che dirti che le mie dimensioni sono nella norma, indosso intimo colorato e sono propenso a nuove esperienze. Forse ti amo. Se ti riconosci nel panettiere arabo, devo precisarti che il pane è uno schianto, ma lo so da un pezzo che sei il riferimento europeo della rete terroristica. Non lo dico a nessuno. Se ti riconosci in mia sorella, la cravatta è a posto.

Il Tramonto di un Mito

Credo che annullerò il matrimonio.

Ho avuto nella mia vita pochi miti, poche grandi passioni. Il caso vuole che per lo più fossero tutti già morti nel momento del mio innamoramento. Prendi Freddy Mercury. Lo amo e lo considero più di un mito anche grazie al fatto che fosse già morto e che io non abbia mai assistito a una delle sue scappatelle romantiche con qualche fustone.

Così per Picasso, Dalì, Neruda, Che Guevara, Gesù, Giulio Cesare, Rowntersan etc etc.

Lui è morto. Era uno dei pochi, nel mondo dei vivi, a suscitare ammirazione. Con il suo completino cachi, la pettinatura anni 80′ e l’espressione del soddisfatto perenne, si immergeva, arrampicava, incuneava nei pertugi più remoti del mondo per toccare con mano le più pericolose creature del mondo.

Devo convenire con chi diceva già da tempo che infilare la testa in bocca a un coccodrillo non fosse la cosa più sensata del mondo, ma allo stesso tempo bisogna che si dica che è uno che ha inventato un nuovo genere televisivo.

Come Biscardi ha riinventato l’italiano, cosi Irwin ha creato una televisione nuova.

Peccato….

PS: per il mio matrimonio metterò una cintura di coccodrillo in tuo onore.

 

Fammi l’amore da dietro

Scritti notturni alla vigilia dell’addio al nubilato della mia futura moglie.

Partendo dal presupposto che: 1) sono felice che sia un addio al nubilato: questo sottointende che io stia sposando una donna. La cosa mi rallegra e rilassa. 2) a certe ore della notte sarebbe meglio dormire, o quantomeno fingere di farlo, per evitare di pensare. Il pensiero a certe ore della notte è un unica stringa di sillogismi pericolosi. Se vi sfuggisse il significato di sillogismo eccone uno semplice semplice: io sono un uomo. Mio padre è un uomo. Io sono mio padre.  3) ho provato a fare altro: ho guardato Jessica Rizzo sdraiata sul divano che mi invitava a telefornarle. Ma non sono ancora necrofilo. Ho guardato le migliori offerte della Autostar di Trezzano, e ero propenso a comprare una station wagon. Insomma, sono stato costretto a stare seduto qui a pensare.

Il mio pensare è girovago e mi porta ad alcuni assiomi:

1) L’addio al nubilato è l’unico momento in cui una selvaggia schiera di donne ubriache ( le amiche della sposa) si sentono libere di fare più o meno quello che vogliono. E una lunga serie di fattori determina il corso della serata, in cui solitamente la sposa viene dimenticata in un angolo.

2) L’addio al celibato è l’unico momento in cui l’uomo, come entità spirituale, si accorge di essere dominato dal suo pene. Questa sottomissione si manifesta in varie forme, e solitamente porta l’uomo a veri e propri colloqui con il suo fallo:

amico dello sposo: "ti prego, non fare così. Tutto sommato si tratta di una spogliarellista dell’Est. Niente di che.

Pene dell’amico: "non discutere. Cerchiamo di possederla il prima possibile"

AdS: "Lo sai che poi fai tutto in fretta. E’ sempre una delusione. Ti prego…."

PdA: "non discutere, se no faccio la pipì nei pantaloni"

3) I ragazzi di colore e le spogliarelliste dell’Est rappresentano, in questa particolare notte, una evidente ma ricorrente caduta di stile.  Evitarli significa preservarsi da eventuali traumi post nozze. Se la sposa evita di vedere il fallo moro e abbondante, rimarrà felice di quello che ha. E se lo sposo evita di sapere cosa è disposta a fare una donna per soldi, salverà il suo conto in banca e le sue analisi del sangue.

4) Mentre nel caso dello sposo l’abbigliamento è quello delle grandi occasioni, la sposa ha un campionario di oggetti fallo-riferiti di grande effetto: ho visto cerchietti con peni di gomma, torte a forma di cazzo, magliette con inequivocabili inviti ad abusare di chi le stava indossando.

5) Negli ultimi anni tra gli uomini sta crescendo la convinzione che andare a puttane non sia proprio il massimo. A volte perchè è una pratica di routine, a volte perchè sembra squallido e inappropriato. Le alternative al night sono infinite: rafting, climbing, base jumping, anfetamine e cocaina, sono tra le principali. Mi accorgo solo stanotte di non avere ben chiaro che cosa mi aspetti per il mio addio al celibato.

6) In epoca romana era il pretore ad avere lo Ius Prime Noctis, che lo autorizzava a possedere la futura sposa. Pratica utilizzata anche nel medioevo. Il problema è stato poi risolto da Jovanotti, che nella sua grande saggezza ha detto che anche se non è la prima volta, è sempre bello. Solo perchè il pretore non gli ha trombato la moglie.

In ultimo mi sento in dovere di precisare che l’insicurezza sulle dimensioni del proprio pene è sempre un problema, soprattutto se accompagnata dal dubbio che la propria partner abbia potuto constatare la metrica differenza tra l’impianto medio europeo e quello africano. Non disperate: per i medici un pene normale deve misurare almeno 8 cm. Ecco, sappiate che, a meno che non siate fidanzati con una dottoressa, sotto i 15 cm susciterete grande ilarità. Ma siate ottimisti: ci sono molti altri aspetti importanti in una relazione: il sentimento, il denaro, la passione, l’intesa, il pene. E in ogni caso, anche per le donne vale lo stesso parametro: sillogismo delle tre di notte: se gli sposi sono simili, anche la vostra futura consorte potrebbe aver paura che voi conosciate un pene più lungo del suo proprio alla vigilia delle nozze. Quindi non c’è nessun problema.

 

Se sei un cesso risparmi

Solitamente la sera sulla tazza mi piace avere letture di un certo spessore. La mania di leggere (di mania si tratta) riempie le mie giornate scandendone i momenti. Sicchè, per l’ultimo contatto con il mondo nella mia giornata, ho un portfolio di letture ambiziose: Poesie di Umberto Saba ( sfogliate una volta), Manuale di Letteratura di Puppo ( usato come supporto per il portaborotalco), Quattroruote, Dueruote, Ruote (di cui leggo avidamente come un broker i listini prezzi, chissà poi perchè). Ma a farla da padrona sono i prodotti cosmetici, con le loro conturbanti etichette. Ho una vera e propria cultura sui misteriosi ingredienti con cui viene creato uno shampoo antiforfora, che poi sono gli stessi del dentifricio (eccezzion fatta per il mentolato) e anche gli stessi del dopobarba (tranne alcool e gelatina). Le grandi multinazionali della cosmesi mi tengono d’occhio, e io dalla mia ho iniziato un considerevole campagna di risparmio: uso il dopobarba per lavarmi i capelli, i denti, per il bidè e infine come dopobarba. A oggi non rilevo nessun particolare effetto, se si esclude la forfora sui denti e una carie tra le dita dei piedi.

Proprio sul finire dell’atto fisico dell’espulsione dalle mie mebra degli scarti alimentari, mentre iniziavo a pulirmi con i cotton fioc ( molto utili anche come spazzolino e come sigillo salva freschezza in cucina), ho iniziato un comodo elenco dei multiutensili che si trovano in bagno.

Per chi è deciso a risparmiare, e a monetizzare le sue entrate sviluppando con creatività un life style moderno e attento ecco una concisa lista:

lo spazzolone del cesso: molto utile anche come scopa e spolverino, ha la sua vera vocazione nel diventare un indispensabile stampella per infortunati.

il tappetino della doccia: ideale come coperta per la notte o plaid per romantiche serate sul divano.

i cotton fioc: vero must, i cotton fioc si possono utilizzare praticamente per tutto: posate cinesi, spazzolino da denti, cacciavite. Se impregnati con inchiostro sono delle stilografiche molto cool. Mai più senza i cotton fioc. Tra l’altro i migliori sono quelli Esselunga, non tanto per la qualità ma perchè il sig. Slunga non si vergogna di scrivere che il cotone naturale i suoi bastoncini non lo hanno nemmeno mai visto.

I rotoli di carta igenica: va da se che in un bagno fornito di rotoli almeno a 2 veli sono totalmente superflui asciugamani e strofinacci. Inoltre sono ideali tovaglioli monouso. Cinque strappi sono anche un igenico zerbino per l’ingresso.

Il borotalco: ottimo per le impanature in cucina, fantastico concime per le piante, e notevole se allungato con acqua come pasta creativa dipo DaS.

Con questo lifestyle ho risparmiato più del 50%, e ho anche fatto tendenza. Ci è rimasta male solo la Signora, quando ha scoperto che per la casa nuova sto spingendo diversi strappi di carta igenica per fare le tende.

Buon viaggio allo Ignorante e Giulia, che espatriano oggi per il suolo inglese.

Il Controesodo: tema libero

Titolo: Le mie vacanze

Svolgimento: Ho passato le mie vacanze in Sardegna. La Sardegna è un’isola. Come tale è raggiungibile solo tramite traghetti o aerei. Io, che amo farmi male, non solo scelgo il traghetto, ma anche quello con l’animazione latino-americana per tutta la notte. E se proprio devo dormire cerco di farlo mettendomi vicino a qualche vecchio obeso che rumoreggia fino all’alba. I bar dei traghetti contano molto sullo stress da viaggio ( accentuato dai ciccioni che russano e dagli animatori di Bari che ballano latino-americano) e cercano di affibbiarti sostanze gommose e semiliquide a prezzi raddoppiati. Preoccupato dell’incasso del bar, il comandante sveglia tutti comunque tre ore prima di attraccare, in tre lingue ( tutte parlate sbiascicando), dicendo che manca pochissimo. Tornando a noi,la Sardegna è un’isola, e come tale è lambita dal mare. Il mare è la fortuna e la rovina di tutte le isole e dei popoli che le abitano, ad eccezzione dei Sardi e della Sardegna. I Sardi, che sono gli abitanti della Sardegna, sono un popolo di montagna, che può sembrare una contraddizione, ma non è niente in confronto a tutto il resto. Per le sue bellezze naturali, il mare cristallino, l’aria e il periodo, la Sardegna è letteralmente colonizzata dai milanesi e dai romani. In verità ci sono anche molti altri animali, ma preferiscono stare nascosti tra i monti e aspettare che il turista (così si chiamano gli animali milanesi e romani) ritorni nelle sue terre. Se fosse per i sardi, con ogni probabilità saremmo ancora sotto regime feudale e le donne verrebbero scambiate con pecore e ettari di terra coltivata a mirto. Per punire gli italiani che deturpano ogni anno la Sardegna, Dio ( che è molto amico del sindaco di Porto Rotondo) ha deciso di mandare sul continente delle maledizioni sarde. Così per i primi 100.000 sacchetti di plastica lasciati in mare dai turisti, Dio ha mandato Cossiga.  In Sardegna si può anche fare vacanza in pace e solitudine, ma quello che tutti provano a fare è stare ammassati nello stesso paese. Kilometri di costa restano deserti in opposizione a centinaia di metri di spiagge dove milioni di turisti si accalcano per godere "della straordinaria pace" che c’è sull’isola.

La Sardegna è bagnata da diversi fiumi, di cui il più importante è il Flumendosa. Chiamarli fiumi è un chiaro segno di affetto dei geografi, che con lo stesso metro dovrebbero definire il Po un mare. L’acqua non manca di certo, tanto che viene addirittura imbottigliata e venduta. la Fonte Smeralda ha il pregio di essere l’acqua più cara che io abbia mai bevuto, e costa il doppio della benzina. In tal proposito, la professione di benzinaio è disprezzata dai sardi che hanno applaudito l’arrivo dei distributori automatici di benzina. Se ne trovano centinaia sulle statali dell’isola, completamente abbandonati a loro stessi. Chi per fallo ci dovesse infilare banconote sappia che non ne uscirà mai benzina, ne mancomeno scontrini. La loro presenza è talmente leggendaria che verranno fatti degli adesivi come quelli dei tori spagnoli. Nel frattempo le vecchie sarde ( non più buone per essere cucinate) accendono ceri votivi sotto i distributori e fanno delle cospique offerte. Il benzinaio, paragonato al monaco zen, ritira settimanalmente gli incassi e li devolve totalmente alla Zedda Piras ( la chiesa più venerata dal popolo sardo).

Per coloro che non vogliono lasciare le cattive abitudini a casa, la Sardegna è il posto ideale per farsi inculare fuori a cena. Prezzi come Milano, trattamento anche peggio.

Per tutti gli amanti della vita notturna ci sono più discoteche che ombrelloni. Diversi sono i posti esclusivi, dove pertanto possono entrare esclusivamente alcuni esclusivi. Ci sono anche diversi ghetti per ricchi e per arrivisti, che possono essere rinchiusi con i loro simili per settimane intere.

Diffidate dal muovervi in macchina in Sardegna, poichè è la stessa idea che hanno avuto altri cinque milioni di turisti. Diversamente, se desiderate spostarvi in moto, ricordatevi di indossare le protezioni adeguate contro gli animali estivi. Per fortuna in Sardegna, ad eccezzione di alcuni ragni, non ci sono animali velenosi. Purtroppo è pieno di insidiosi Poliziotti della Stradale, specie assai diffusa che si nasconde nei numerosi anfratti e tende agguati ai viandanti. Fortunatamente, sono attirati dagli incidenti tra autovetture. Le strade sarde sono state disegnate in anni in cui era impensabile che un carro superasse i 15 kilometri orari e seguono la tipica andatura detta anche "del sesto mirto". E’ quindi molto più semplice e sicuro guidare completamente ubriachi.

I servizi pubblici sono il fiore all’occhiello della Sardegna, che con una popolazione quasi pari a quella milanese, è in piena emergenza anche quando è ferma immobile. Tre autobus e quattro treni collegano l’isola. Per spostarsi dalla costa verso l’interno ( per fare cosa?) è consigliabile farsi raccogliere in acqua da un canadair e lasciarsi cadere sulle colline.

Una antica usanza sarda è quella di far pagare i parcheggi adiacenti alle spiagge. Gli incassi servono alle municipalità per costruire nuove strutture. Esemplare la costruzione a Budoni dell’area in cui sorge il Circo Togni, interamente realizzata con gli incassi degli ingressi al mare.

In Sardegna è anche possibile dedicarsi a numerose attività sportive tradizionali. Il tutto esaurito lo registra l’antica tradizione del Prelievo al Bancomat. Nella settimana di ferragosto una fila interminabile di pellegrini si accinge a praticare l’antichissimo rito dello "Sportello fuori servizio" nei 5 Bancomat dell’isola.

Il nuovo governatore, che come tanti concittadini ha un cognome tronco con u finale e una encomiabile buona volontà, ha dichiarato quest’anno guerra aperta ai ricchi e strafottenti turisti. Dalla loro, i ricchi e strafottenti turisti se ne strafottono e si concentrano in alcuni punti dell’Isola,  per procedere con i rituali estivi. Nomi illustri abitano l’isola nei mesi estivi, e per la maggior parte ci chiediamo perchè non restino anche nei mesi freddi.

E poi c’è il Maestrale, vento sovrano dell’isola, che decide come piegare le chiome degli alberi, dove spazzare la sabbia e come fratumare i coglioni. Dicono che duri tre giorni, dicono che parta e finisca nei giorni dispari, dicono dicono un sacco di cazzate: il Maestrale è sempre, comunque e ovunque.

Il clima in Sardegna è perfetto: mediterraneo ventilato (fortemente ventilato), con un caldo sole e una fresca luna. Piove raramente, e il mare fresco è in grado di rispondere al meglio anche al sole più torrido.

Se per caso fossi in moto, in Sardegna, ad agosto, e ti trovassi per tre giorni di fila sotto la pioggia, ricorda che anche io ci sono passato. Ah, e non confidare nel sole caldo: il Maestrale surgela.

Per queste e molte altre ragioni diversi membri della famiglia hanno deciso di passare le loro sudate ferie nella terra dei Sardi.

Attendiamo speranzosi il rientro della gens che si è spostata verso lidi lontani. L’Ambasciatore dal Marocco e El Presidente dall’America, senza dimenticare l’Elegante dalla Sicilia.

Post Scriptum: fra meno di due settimane mi sposo. Fra meno di due settimane trasloco. Fra meno di due settimane mi sposo e trasloco. E comunque fra meno di due settimane… mi sposo. Non è da tutti sposarsi fra meno di due settimane. E checcazzo.

Oh Cazzo, siamo agli sgoccioli ( disse il giacciolo)

In cortile mi aspettano due cilindri che fanno lo stesso rumore di una caffettiera. Guarnizioni di gomma che promettono di mollare appena possibile, valvole che si aspettavano di finire in un box e di essere spolverate solo per qualche raduno d’epoca. Tutto tranne un altro viaggio, con il contakilometri che segna un giro del mondo esatto, senza passare dall’Equatore. Nelle borse ci sta il giusto, tra libri e costumi. La vecchia caffettiera è pronta per lo sbarco in Sardegna. Tra gli ultimi a partire, devo riconoscere che Milano ha sempre il suo fascino ad agosto.  Quell’aria trasandata, i locali che diventano rifugi d’emergenza per i sopravvissuti, lievemente lampadati per non sfigurare davanti ai pochi che ritornano. Una volta uscito dal casello sei già in vacanza, con il pieno diritto di fermarti a San Zenone per la prima birra, poco importa che l’area di servizio è ancora a Milano: è già vacanza. La stessa sensazione che si prova in areoporto.

Mio padre, seduto sulla poltroncina della cucina, spara previsioni meteo molto più affidabili di quelle della tivù, impegnato a gestire i viaggi di tre figli. Guardandomi sorridendo mi ha detto: "non avrai mica intenzione di partire con quella roba lì?" Ma sono domande di cui sa già la risposta: è suo il mio modo di pensare, è suo il mio sangue strano.

Lascio la casa quasi pronta. Piano piano prende forma. Al ritorno mi aspettano gli scatoloni, in cui infilare abusivamente tutto quello che mi sembra essenziale: ad esempio il posacenere anni 50 e la bottiglia di Bacardi Breezer della vacanza a Ios nel 2001. Cose indispensabili alla mia sopravvivenza. Ma ho ancora tempo per fare la lista.

Di sicuro c’è che manca un mese e un giorno. Siamo agli sgoccioli. Che a dirlo scandendo le parole viene quasi la pelle d’oca: mi sposo. Ci sarà tempo per scriverne, di sicuro. Non è il momento adesso di farlo.

Con la sicurezza di avere la benzina giusta per un’anima come la mia. Se è vero che la Vecchia Caffettiera consuma più benzina di un trattore, la mia anima è al top di gamma per i consumi: meno male che c’è La Signora. E’ la benzina che serviva, l’unica in grado di tenerla accesa sempre. Mai in riserva, e come premessa non è male. Dammene sempre così, fammi il pieno… e non ditele che consumo tanto.

Insomma, buone vacanze. Questo giro torno e riparto. Viaggi diversi, diverse destinazioni, diversi obbiettivi, diverse benzine, kilometri e asfalto, piastrelle e pensieri.

E se tanto mi da tanto, scriverò qui sopra di grandi cambiamenti e di piccole sorprese: sono l’additivo alla benzina dell’anima. Tanto gas per muovere tutti questi chili…..

Storia delle Istituzioni Militari

Nel settembre 2002 ho dato l’esame di Storia delle Istituzioni Militari. Ricordo di aver studiato in tutta fretta, diciamo dal 20 di agosto, minacciato da mio padre con un ricatto semplicissimo. Se passi almeno un esame vai a Roma da "quella li", se no nisba. Dato che "quella li" mi mandava particolarmente in solluccheri, ho riunito le ultime forze estive e mi sono buttato a capofitto nei libri polverosi. Un gran parlare delle Istituzioni francesi, dei chaiers de doleance (+o-), dei mandati comunali, dei parroci. In un mese ho assunto parecchie nozioni sul funzionamento di uno stato burocratico di fine settecento. Ho anche dato l’esame con parecchio successo. Ma, non appena uscito dall’aula ho percepito con forza una domanda che mi veniva da dentro (da dentro e in basso): "ma a che cazzo serve l’università?" 

Beata innocenza.

Questa mattina sono andato in Comune a sposarmi. Al posto della mia compagna c’è una carta di Identità. Io e la Cartà di Identità entriamo in Comune abbastanza presto, ma soprattutto con due ore e mezza di anticipo sull’orario scritto sul cartellino. Trovo facilmente la stanza 161: ha qualcosa di Pompe Funebri e qualcosa di Battesimo. Ci sono vasi di rose bianche, tende di velluto rosso e divani accoglienti. Mi siedo e mi metto ad aspettare. Pochi minuti e compare un uomo sulla cinquantina, parecchio brizzolato, con uno sguardo da Quattro Salti In Padella. Chiedo informazioni, e inizio la Via Crucis degli Sposi:

Prima Stazione: Gli sposi possono lasciare documenti e fogli vari al tipo brizzolato, che eventualmente ne farà dei filtrini o magari li darà a Chi di Competenza.

Seconda Stazione: Chi di Competenza, ammesso che riceva le carte, ti chiama dall’altoparlante, gracchiante come un grammofono: "Si.–òlofkdgnorm Catiiollewol stanz…also 162". Dato che nessuno capisce, Chi di Competenza esce e urla in corridoio: "Cristo santo, sig. Franz nella stanza 162".

Terza Stazione: Chi di Competenza ti spiega passo per passo tutto quello che fa. E non è poco: digita con il dito indice della mano sinistra ogni lettera del tuo cognome, nome, luogo di nascita, e stato civile. E lo fa anche per la tua consorte: di conseguenza ci mette circa una ventina di minuti. Poi rilegge tutto, per controllare.

Quarta Stazione: ti viene detto che, essendo delegato dalla tua fidanzata, devi ritirare l’apposito modulo, nell’apposita stanza.

Quinta Stazione: vieni a scoprire che l’Apposita Stanza è la stessa stanza, ma Chi di Competenza si riferisce alla scrivania di fianco. Ti dice di aspettare fuori, e dopo una ventina di minuti ti richiama dentro: è sempre lui, ma ha cambiato scrivania, e ora è in grado di darti il modulo per la delega.

Sesta Stazione: sul modulo della delega devi semplicemente scrivere il nome della tua/o fidanzata/o, e aggiungere la tua firma. La cosa mi impegna 4,4 secondi. Ma scopro di dovermi rimettere in coda per ritornare da Chi di Competenza.

Settima ed ultima Stazione: Chi di Competenza è parecchio soddisfatto: ho tutte le carte in regola per richiedere la pubblicazione delle nozze. Scandendo le parole come se fossi ritardato, mi ripete tre volte che è tutto a posto e posso andare via. Mi fa anche gli auguri e le congratulazioni. E nel frattempo mi da un cartellino su cui c’è scritto:

"Per il ritiro delle pubblicazioni rivolgersi alla stanza 161, dal giorno 12 agosto 2006"

Cos’è un pizzino con una minaccia?