Faccio cose vedo gente parte seconda

Ha fatto il suo ritorno Lo Ignorante (nella foto quando ancora era grasso). Ho avuto due giorni di simposio di marketing (parola educata per raffigurare il gesto di imprimere sui testicoli una forte frizione con un ferro ardente). Ho la moto che ha il singhiozzo: va a scatti come un cavallo imbizzarrito. Difatti se vedete passare per milano un pirla che saltella con  la moto, quello sono io. Ho il bancomat in ferie, e nel tentativo di prelevare, la macchinetta chiama la guardia psichiatrica. Ho almeno cinque ore di lavoro da fare nel week end. Ho un principio di invecchiamento precoce al cervello, che mi impedisce di credere che davanti a me ci siano più di vent’anni di vita. Ho una visione precaria del mio futuro nella Multinazionale.

Ho almeno venti buone ragioni per cercare di fare due cose in questo week end: bere molto rhum e andare a fare dello scivolamento su onda.

ma una cosa non mi è sfuggita, da attento analista quale sono: CazzodiLegno, il magistrato che sta scoprendo l’acqua calda, sostenendo che i calciatori vanno a puttane, o meglio le puttane vanno a calciatori, eccetera eccetera, si sta lentamente defilando. Insomma, come dire, ha oltrepassato il limite. E a noi rimarrà solamente tanta amarezza nel rimpiangere l’ennesimo eroe italiano che si erge contro il sistema. Ora gli rimangono da fare due cose , sfruttando la famosa curva di notorietà che come Al Bano insegna non è infinita e poi è dura da rialzare quanto il sesso di un settantenne. La prima è sfruttare il suo cognome per buttarsi nel mondo del porno, ma è troppo scontata e anche volgarotta. La seconda è candidarsi e farsi eleggere, come Di Pietro. Ma, sfortunatamente, pare che sappia l’italiano e coniughi i congiuntivi, quindi difficilmente avrà il plauso della piazza. Allora qui salta fuori la terza ipotesi (fino a dieci righe fa non prevista, ma questo è il genio che abita in me): scrivere. A oggi può scrivere diversi libri: uno sulla giurisprudenza, che sembra essere un argomento che maneggia. Uno per scusarsi del suo cognome. Uno su Vallettopoli. Uno su Cogne, che non centra un cazzo, ma fa sempre cassetta. Uno sulle vallette giuriste.

Io personalmente aspetto che l’idea migliore vada ad abitare in lui: spiegarci perchè:

1) a Potenza, città tra le più anonime del mondo, c’è un tribunale.

2) come sia finito a lavorare a Potenza

3) Adesso che se ne va da Potenza, come chi parte dall’Africa, sentirà la famosa sindrome del Mal di Potenza, detta Impotenza.

Perchè CazzoDiLegno non potrà mai soffrire di Impotenza

(ogni riferimento a eventi e persone realmente esistiti è puramente casuale, non voluto e difficile da interpretare. Per questo l’Autore invita a diffidare degli infimi che vogliono trovare interpretazioni malevole nelle righe qui sopra).

Stop per stiramento: 12 giornate a Franz

Aprile 1999, Studio della poveretta che mi aveva in cura:
 
Psicologa: “ ho letto le cose che mi ha portato. Devo confessarle che uno degli elementi che più mi ha stupito è che lei usa la terza persona per raccontarsi. Questo è tipico di alcuni problemi psicologici, dissociazioni e alterazioni della percezione. Vuole parlarne?”
Franz: “ Ma, cosa vuole che le dica, dottoressa, Franz è fatto così… in ogni caso non ne faccia una questione di principio, sono venticinque anni che io e lui conviviamo con questa cosa, e per noi cinque non è mai stato un grosso problema”.
 
 
 
Ah, Franz. Chi non conosce Franz, chi non saprebbe spendere due parole su Franz. Chi non si è fatto un’idea su Franz. E aggiungo, chi non saprebbe elencare almeno dieci difetti di Franz così a botta calda. E nel tuo  lungo elenco di stroncature da cronista puntiglioso, aggiungi  anche che non sono capace di giocare con il cervello, troppo abituato a dare cuore e polmoni.
 
Causa di questo prolungato silenzio, che lascia bianche le pagine di questo sito, dei miei quaderni e di qualche foglio, è giocoforza la spontanea decisione di Franz di godersi questo periodo nel fortunato ruolo di spettatore, causa infortunio. E lo spettatore, per un assurdo della vita, è la persona meno indicata per raccontare lo spettacolo. Non me ne voglia chi fa di questa condizione uno stile di vita, ma è una sensazione davvero povera. Come un formaggio magro che non sa di formaggio. Però, sarebbe inesatto dire che Franz ha scelto di sedersi in tribuna. E la partita che in questo preciso momento non richiede la sua ingombrante presenza. Di conseguenza, sta lentamente iniziando ad apprezzare gli optional di una vita da spettatore, e iniziando a conoscere i suoi vicini di tribuna. Gente abbonata da una vita al non giudizio, alla non espressione, alla arrampicata del perfetto mezzo, bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, ragione che sempre sta nel mezzo, e amenità del genere. Un vasto pubblico, rafforzato dalla comune idea che uomini e donne possano convivere tranquillamente accettando qualsiasi cosa. Gente che non considera il morto nel giardino di fianco a casa, proprio perché, fortunatamente, è il giardino di fianco, dove è sempre meglio non guardare. Gente che piuttosto che farsi il fegato, preferisce ribadire che è meglio informarsi a fondo .Una vita in tribuna, ben attenti a non mettere il cuore in cose che esulino da dirette responsabilità. Mi trovo felicemente seduto tra questi grandi abbonati, e di conseguenza mi limito a guardare la partita, seduto con molti allenatori e commentatori, che non hanno mai fatto i giocatori.
Mi viene difficile, so che non durerà a lungo, perché più che allenare, sono buono a giocare.
Franz e la sua lingua ne hanno dette di cose, solo dio sa quante, ma sempre dal campo.
Elencami i difetti di Franz, tu che stai in tribuna, perché li vedi meglio di me, che sono abituato a giocarmi sempre la faccia, con questi piedi poco buoni che qualche palla la servono sempre e sono sempre pronti a rimediare calci e pugni per difendere quando la vita attacca.
 
Oh, è per questo che siedo defilato nella grande e lucida sala riunioni, dove l’inutile chiacchiericcio di cui sono sempre stato padre, prova a cambiare la Multinazionale, mentre la Multinazionale decide delle nostre vite. Per questo da me ti saresti aspettata giudizi e prese di posizione, con quel mio vocione che sembra sempre sicuro di quello che dice. Invece preferisco ascoltare, seduto con gli altri abbonati, tenuto fermo da un piccolo infortunio.
 
Tu, vicino di tribuna, forse dimentichi  che il cuore è un muscolo. Solo chi si gioca la partita sa quanto costi tenerlo allenato. Per una infiammazione, uno stiramento, mi sono fermato. Per fermare una palla troppo lunga, proteggere il portiere, mi sono giocato il muscolo che uso di più. E piuttosto che usare il cervello, difesa tattica,  ho chiesto uno stop.
 
 
Detto questo, sto tenendo a mente più cose possibili, per trovarmi pronto quando ritroverò la penna.
Un catalogo di emozioni e luoghi, immagini e frasi. Gente cha fa l’amore sulle scale della metropolitana, il telo che copre un morto mentre la pioggia lava il sangue dall’asfalto, grandi businessman in lacrime davanti a una mail di troppo, il suo muoversi leggera sopra un motorino, gli alberi finalmente verdi, due chiacchiere davanti al sole, un decollo nell’alba.
 
 Ci vorrà un po’, ma fortunatamente ho i miei massaggiatori.

Genesi della mia conversione

Verso le 23.00 di ieri sera ho ricevuto l’Illuminazione. Nella vita di tutti i Grandi della Storia c’è stato il momento dell’Illuminazione, o perlomeno questo è quello che ho letto in diverse biografie. Sarebbe d’altronde stupido pensare che i Grandi della Storia abbiano avuto le loro idee così, senza storicizzare il momento.
 
Napoleone si rigira nel suo letto, accaldato dal giugno umido parigino.
Lucilla: “ Ehi Napo, non riesci a dormire? Vuoi che apra la finestra?”
Napoleone: “ Mah, in verità non devo aver digerito le uova sbattute”
Lucilla: “ tua moglie cucina di merda.. lo sa tutta Versailles. Vuoi un cognac?”
Napoleone: “ No, mi sa che vado a conquistare l’Europa, così magari mi passa l’acidità”.
 
Dunque, ieri sera alle 23.00, nel letto di un motel di Jamaican Court, Florida, ho avuto il Momento Illuminante. Tale Illuminazione si è manifestata a me sotto forma di Chef Tony. Ma si, quello di Miracle Blade, la Serie Perfetta. Quello che con i suoi coltelli taglia patate, pesci, muri, tonsille, angurie, lattine, dita, con estrema facilità.
Ecco, durante il pezzo in cui taglia i pomodori e la platea di cuochi plaude la sua bravura, io ho ricevuto l’Illuminazione.
Vi spiego brevemente perché ieri alle 23.05 ho deciso di cambiare religione, e di convertirmi al nuovo credo.
Il meccanismo della televendita è noto a tutti, ma essendo voi ancora non Illuminati, desidero delucidarvi su alcuni aspetti. Il fattore determinante della televendita è la sparata iniziale sul prezzo dell’oggetto televenduto. Una sparata clamorosa, totalmente insensata, imbarazzante.
 
Chef Tony: “ Questi cinque coltelli, suprema sintesi della tecnologia, costano 534$. Solo cinquecentotrentaquattro dollarazzi”. ( voci di stupore dalla platea, diverse donne si alzano in piedi applaudendo. Uno dal fondo urla: “Tony for President”)
 
Inoltre, durante la televendita, è indispensabile omettere qualsiasi ragionevole precisazione sul prodotto.
 
Mike, l’Esperto di Trapani: “ E il nostro Decker 5 ( in verità non ce ne sono quattro prima, è che era figo chiamarlo così), è l’unico trapano (in questa televendita) ad avere 24 minuti di autonomia ( se lasciato immobile). Per questo Decker 5 è la nuova frontiera dell’avvitatura”.
 
Bisogna inoltre creare un prezzo promozionale per la televendita. La formula per crearlo è semplice: prendere il prezzo di costo, moltiplicare per 10, dividere per 1, ri-moltiplicare per 10 e dividere per 2. Utilizzare sempre caratteri lampeggianti e in grassetto.
Ma ieri sera, alle 23.07, ho capito perché Dio mi ha portato in America. La vera ragione per cui io mi trovo in questo squallido motel di provincia risiede nella scoperta del vero fine della televendita.
 
Il vero fine della televendita non è la vendita, ma l’evangelizzazione e il proselitismo della Chiesa Segreta del Consumo, i cui sacerdoti missionari sono i Televenditori.. Roba molto più segreta di Scentology, molto più cool di Rahel, decisamente più giovane di Geova, più fruttifera di Moon.
 
Nella predicazione via cavo, i missionari catodici del Consumo sono moderne versioni dei primi sacerdoti cristiani.
 
Chef Tony, dietro le quinte alla fine di una televendita: “ Allora, quanti hanno telefonato oggi?”
Assistente: “ cento dodici”
Chef Tony: “ Quanti si sono convertiti?”
Assistente numero 2: “ Quattordici”
CT: “ Così pochi?”
A2: “Si, però in 25 hanno promesso che ci fanno un pensierino”.
Chef Tony si allontana verso i camerini, tirando fuori il cellulare dalla tasca sinistra dei pantaloni.
Cerca in rubrica il numero di Elettro, l’Esperto di Elettronica.
 
Elettro: “Hey Chef, come va?”
CT:” Sono un po’ demoralizzato. Non riesco a capire perché, ma forse la mia predicazione non è più efficace”
E: “ Poche conversioni oggi?”
CT:” Eh sì”
E. “ non ti demoralizzare, succede a tutti. I Ministri del Consumo mi hanno aiutato, quando ancora ero Gaio, L’Esperto Gelataio, e facevo pochissimi adepti. Grazie a loro sono diventato Elettro. Abbi fiducia Tony. Ti piacerebbe cambiare aria per un po?”.
CT:” Magari mi fa bene…”
E:” Allora provo a vedere se c’è qualche posto in qualche missione all’estero…”
CT. “ grazie Elettro”.
E:” Non c’è di che. Piuttosto, sei sicuro che non ti serva un carica batterie a manovella?”
CT:” Ora vado…”
E:” Okkei”.
 
Roberto Il Baffo: “ Prontoooo?”
Elettro: “ Hey Bob, come stai?”
RIB:” Gran bene, grazie. Sto ricominciando a vendere del vino per corrispondenza, e qualche fedele si converte. Sai, l’Italia non è per niente facile…, e Do Nascimento mi ha lasciato solo…”
E:” Proprio per questo ti chiamavo. Da oggi avrai un nuovo collega missionario”.
RIB (sorpreso): “Davvero?!”
E:” Si, Chef Tony. Devi solo aiutarmi a trovare una diocesi libera”.
RIB:” Ah, se è per questo ce ne sono da vendere ( ridacchiando). TeleGarda, Canale Napoli, Tele Universo….”
E:” Okkei. Te lo mando. Tiralo un po’ su, che nell’ultimo periodo se la passa maluccio”
RIB:” perfetto, ci penso io. Senti piuttosto, non è che vuoi provare una serie di vini esclusivi italiani in offerta, con calici per degustazione inclusi?”
E:” Mi sa che ho una chiamata sotto. Ti faccio sapere…”
RIB:” Ah, peccato. Allora ne piazzo un’altra cassa alla vecchietta di Brescia che me ne ha comprate quattordici credendo che fossero gratis…”
 
 
(Finale mancante:
Napoleone:” Hey Lucilla, perché non mi apri la porta?”
Lucilla: “Ah, ma sei tornato da Waterloo… Si sentiva un certo odore di merda”
N:” Cosa vorresti dire?”
L:” Che forse facevi meglio a berti un cognac due anni fa”.
N:” Dai aprimi che ne parliamo…”
L:” Neanche per sogno. Vai a perdere qualche altra guerra, coglione…”
 

Vai tu a capire quali sono i veri momenti illuminanti e quali le semplici indigestioni…

Era meglio un cano di un americano

Philip è il mio amico americano. Tutti dovrebbero avere un amico americano. Per me è stato più facile, perché Philip e io ci siamo conosciuti per lavoro. Siamo diventati amici per una semplice questione burocratico-temporale. Infatti, in seconda media ho deciso che erano miei amici quelli con cui stavo al telefono di più. Questa condizione permette a chiunque di diventare mio amico semplicemente stando al telefono con me per un minimo di mezz’ora al giorno. Una volta raggiunto lo status di amico, non lo si perde mai, rimanendo amici per sempre. Dato che Philip mi chiama tutti i giorni, tenendomi al telefono per almeno un ora, è diventato un mio grande amico. Un amico americano è molto più divertente di un criceto o di un gatto. Inoltre le spese veterinarie sono completamente a carico suo. Mi ricordo di quando avevamo un gatto, che si chiamava Micia, e che veniva sempre portato dal veterinario da me e mia madre in una borsa di pelle marrone con una finestrella di rete metallica. Al nostro ritorno mio padre si informava sulle condizioni del gatto e velatamente anche sull’importo sborsato.
 
Madre di Franz: “Siamo tornatiiii”
Padre di Franz: “Ah, e come sta?”
Madre: “ Insomma, sembra che ci sia una piccola infezione alla vescica”
Padre. “ Intendevo il portafoglio”.
 
Ecco, il mio amico americano non mi costa nulla di veterinario e in più, quando magari mi dimentico di chiamarlo per un paio di giorni, non si ammala come il Tamagotchi. Il mio tamagotchi moriva sempre perché mi dimenticavo di fargli fare la cacca o di pulirlo, mentre Philip fa tutto da solo. Il mio amico americano ha un unico difetto: è americano. Essere americano è una condizione mentale e uno stato fisico. Dicono che essere americano ha dei grandi vantaggi, soprattutto quando sei in america.
 
Poliziotto americano: “Patente e libretto, per cortesia”
Americano: “ Ma io sono americano”
Poliziotto americano: “Ah, allora vada pure, mi scusi”
 
Purtroppo, come i cani vengono mangiati in Cina, i gatti vengono spellati in Polonia, anche gli americani sono una razza perseguitata in alcuni posti. Diciamo che gli americani sono perseguitati in tutto il mondo tranne che in America. Per questo, i padroni degli americani, tendono a costruire l’America anche fuori dall’America, in modo che i loro americani non possano essere perseguitati.
 
Contadino Vicentino: “ E, Sgheo, cosa stai costruendo sulla mia terra, ostia?”
Americano: “ Una Base”
Contadino: “ Ma l’è la mia terra, ostia!”
Americano: “ No, questa qui è America”.
Contadino: “ E il mio vino?”
Americano: “ E’ americano”
Contadino: “ Alora c’ho capito perché mi ha fatto acido allo stomaco”.
 
Nonostante questo, in molti stanno scegliendo un amico americano. Anzi, direi che il fenomeno sta diventando di moda.
Nota dolente sono i giochi americani. Se per il tuo Labrador bastava la pallina di gomma da un euro, l’amico americano ha bisogno di giochi diversi. Per portarlo in giro c’è bisogno di una gabbia molto grande, che si chiama pick up. Come tutti i molossoidi, gli amici americani sono combattivi e territoriali, e bisogna stare attenti quando li si porta in giro per il mondo e incontrano maschi di altre razze. Se non volete avere problemi, vi consiglio di prendere una femmina, che è molto più tranquilla e anzi parecchio disponibile.
Per limitare i combattimenti tra maschi americani e maschi del resto del mondo, i veterinari dell’Onu stanno provandole tutte. Ma come per i combattimenti dei pittbull, il giro di scommesse è molto alto. Sono tantissimi gli industriali che scommettono sulle guerre tra maschi americani e maschi del resto del mondo. Il mio amico Philip è molto tranquillo, perché si è già accoppiato e ha un territorio tutto suo. Marchia il territorio con piscine e monovolumi, quindi abbiamo eliminato il fastidioso problema della pipì.
Come i terrier sono testardi, gli americani sono famosi per la loro elasticità. E questo in verità è l’unico problema del mio amico americano. Ma in generale mi sento di consigliarvi di prendere un amico americano piuttosto che un cane o un gatto.  
 
Ore 830, Zulu time, il Franz risponde a una mail di Philip che chiede delle slide sui competitors: Caro Philip, te le farò avere entro due settimane
 
Ore 19.00, Zulu Time, il Franz è in uno dei tre più grandi ingorghi al mondo, infilato tra un Suv e un Pick Up, completamente avvolto dai fumi di scarico. Squilla il telefono:
 
Philip: “ ho bisogno di quei lucidi sui competitors”
Franz: “ Ah, li sto finendo, credo che te li manderò in un paio di settimane. Per il resto come va?”
Philip: “ Bene, ho solo bisogno di quei lucidi sui competitors”
Franz: “ ti ho detto che te li mando appena posso. Hai finito quel lavoro sulla California?”
Philip: “ Aspettavo a finirlo, prima vorrei i lucidi sui competitors”
Franz: “…”
Philip: “piuttosto, che mi dici sui lucidi sui competitors?”
Franz: “ non li ho fatti”
Philip: “ ah, benone, allora quando mi mandi quei lucidi sui competitors?”
Franz: “ Allah è grande”
Philip: “ Si, d’accordo, ma i lucidi sui competitors?”
Franz: “ Sono omosessuale, e mi sto innamorando di te”
Philip: “ siamo sulla stessa barca. Speriamo in quei lucidi sui competitors”
 
Tasto cornetta rossa. Fine della comunicazione.
 
Ore 23.35 Zulu time, Franz litiga con il tubetto di dentifricio per avere le ultime gocce di preziosa pasta. Silenzio tombale in Casa Pistecchi, la Signora si è ritirata nelle sue stanze con grande anticipo e respira profondamente, cullata dal sonno dei giusti. Un terribile rumore avvisa dell’arrivo di un sms.
Philip scrive: E per i lucidi sui competitors?
 
A volte mi viene voglia di abbandonarlo in autostrada.

My name is Frenkie Minkia, from Sicily

La mia professoressa telefonica di inglese è cambiata. Non tutti possono permettersi il lusso di avere una professoressa telefonica di inglese. Non che io possa permettermelo, ma la Multinazionale ha deciso di migliorarmi, pertanto mi ha iscritto a un costoso corso il cui meccanismo è sorprendentemente semplice. A qualsiasi ora del giorno e della notte tu puoi farti telefonare dal tuo Teacher, per stare una mezz’oretta impegnato a fare improbabili discussioni in inglese su varie amenità, preferibilmente collegate con il tuo lavoro. Dato che l’amenità principale collegata al mio lavoro sono i viaggi, si finiva sempre con il parlare dei posti che avevo visto, e la mia Professoressa Telefonica si abbandonava nel flusso dei suoi ricordi, raccontandomi di quanto fosse bella Firenze rispetto a Minneapolis oppure Londra rispetto a Bari. E a me non dispiaceva, perché sentivo di fare del bene a questa persona sconosciuta dall’accento comico, che si sforzava di parlarmi scandendo le sillabe e sottolineando le esse.
Di contro, nella valutazione delle mie performance linguistiche (la pagellina da consegnare alla sospettosa Manager HR della Multinazionale), la mia Professoressa era davvero di manica larga.
Il mio reale livello di inglese è rimasto pressoché invariato, ma è da sempre che è così. Non sento la necessità di migliorare la mia conoscenza di una lingua in cui sono già in grado di esprimermi per recuperare delle sigarette, ottenere del rhum e ordinare da mangiare.
Con questo nuovo lavoro ho dovuto imparare alcune espressioni tipiche del servilismo, grazie alle quali riesco a esprimermi correttamente con i miei superiori. Ad esempio:
 
Italiano: “ vorrei un aumento”
Inglese: “ Sono molto orientato al raggiungimento dei miei target, e mi sento parte di una grande squadra. Eppure mi rendo conto di avere ancora molto da imparare dalle Menti Illuminate che guidano questa azienda”.
 
Italiano: “ A me sembra una minchiata.”
Inglese: “ Ottima Idea! Devo solo ristudiarla, ti ringrazio per il prezioso contributo”
 
Italiano: “ Personalmente ritengo che sei un coglione”
Inglese: “ Mi stupisce trovarmi così d’accordo con le tue posizioni”.
 
Piccole cose, insomma. Sfumature nell’ uso di una lingua in cui Tu e Voi si dice allo stesso modo.
 
Ma da ieri la mia Professoressa Telefonica è cambiata. Una intraprendente coreana, con uno stravagante accento cinese. E, stranamente, oggi ho ritrovato una valutazione più bassa rispetto al solito e, soprattutto, dei Compiti da fare per la prossima lezione.
Qualcuno dice che gli esami non finiscono mai, e mi trova perfettamente d’accordo; preciso però che io ho smesso di studiare in seconda elementare e non ho nessuna intenzione di ricominciare per preparare una ricerca sul sistema sanitario del New Mexico. Punto.
 
 
“Plonto?”
“Si?”
“Hai plepalato ricelca su nuovo mehico?”
“No”
“Questo influilà su plepalazione genelale”
“Lo so”
“Folse non falai calliela in Multinazionale che paga me glandi soldi”
Forse”
“Non sei pleoccupato?”
“Non direi”
“…”
“Posso chiederti una cosa?”
“Si dimmi. Vuoi fale domande su lingua?”
“Solo chiederti se da piccola sognavi veramente di chiamare in italia e parlare del sistema sanitario del nuovo messico…”
“Folse non ho compleso la domanda. Sai che devi mettere ausilialio prima di sogeto? Vuoi ripetele?”
“Non pensi che, visti da fuori, sembriamo davvero dei deficienti, io e te a centinaia di chilometri di distanza, impegnati a parlare di cose stupide mentre il mondo ci scorre di fianco?”
“…”
“…”
“Tempo finito. Voto queta lezione moto basso. Plossima lezione paliamo de sistema elettorale filippino. Ciao”
 
 

Sento La Prima Vera (or mone or morte)

L’Elegante, giustamente, richiama l’attenzione sulla mancanza di eleganza (mia) nel pubblicare su questo sito notizie riguardanti la sua creazione dell’immenso database porno. Giustamente lui considerava la notizia come confidenziale, perché riguardante una sfera personale (la sua perversione di fare l’amore direttamente con i DVD, ma non in senso figurato, ma proprio l’atto pratico- penetrativo di un supporto disco ottico).
Eppure uno non dovrebbe mai vergognarsi dei suoi grandi progetti.
—–
Pesce rivendica cento euro dal conto del nostro modaiolo venerdì sera. Allorché mi soggiunge di sottolineare al figlio del Piastrella che le amiche polacche erano le sue. E poi si sapeva che andare all’Armani era una grande spesa. Al massimo si può far rimborsare dal nostro Pr Alex.
 —-
El Presidente è ritornato in grande forma, e lo prova la nostra prestazione di ieri, davanti a una mareggiata davvero graziosa e a una folla di surfisti rissaioli. Nessun rimpasto di governo, il Presidente rimane tale. Dopo quattro gloriosi anni, finalmente usiamo le tavole in modo quasi appropriato.
 —-
Il Teo, che non lavora più nel ristorante chic in Centro, anzi direi che non lavora proprio più, ha il potere di chiamarmi sempre quando dormo.
Tenendo conto che nelle restanti 16 ore del giorno io provo a richiamarlo e lui non risponde mai, sono costretto a supporre che si sia trasferito in un altro continente e che i fusi non combacino.
 —-
Giungono voci che Renation abbia tirato fuori l’animale zarro che dai tempi di Cascina Gobba in Motorello con la Tuta della AdidaSSE, dormiva nascosto dal pubblicitario. Gira voce che sia divenuto padrone di una Golf, nera oscurata con alettone e autoradio con led blu.
 —-
Ecco amore, io ho esaurito gli argomenti per la cena di stasera, si passa subito al dopocena?

Sono Sempre Stato Ottimista (poi mi è passato)

La poesia prudente
e gli uomini
prudenti
durano
solo lo stretto
necessario
per morire 
tranquilli
Charles Bukowski ( Poeta Vissuto prima della Glaciazione del 2036)
 
Per l’entità dell’argomento da me trattato in queste righe vi consiglio di recuperare al volo un calice di ottimo rhum, dei sigari, una donna pettoruta e disponibile, due o tre dischi d’atmosfera e per il gran finale due grammi di marijuana.
Fatto?
Bene, oggi si parla di morte. In verità è da circa tre giorni che scrivo compulsivamente su un unico argomento: la Poesia. (in verità è da vent’otto anni che scrivo compulsivamente di qualsiasi argomento, ma se dobbiamo partire da qui, il post potrebbe essere lunghetto).
Dicevo: la morte e la Poesia. Dunque, il 13 aprile del 2036 si schianterà sulla terra un asteroide. Questo genere di cose nel passato hanno creato qualche scompiglio, tipo l’estinzione dei dinosauri, e di conseguenza un grande gruppo di cervelloni sta studiano alacremente un modo per evitare che il Corso degli Eventi che Da Millenni Accade possa essere cambiato.
Io, non essendo Ingegnere Aerospaziale, posso solo dare il piccolo contributo facendo quello che tutti hanno fatto leggendo la notizia: me ne sbatto sonoramente i coglioni.
Una serie di eventi concomitanti ha, però, fatto sì che io mi sia trovato davanti alla notizia della mia morte proprio mentre riflettevo del mio passato e del mio futuro. Nel 2036 avrò 57 anni, molti meno capelli, più tartaro, una grande pancia, probabilmente dei figli, forse dei nipoti, e tutto il resto.
Dato che moriremo tutti, la prospettiva si fa decisamente più interessante. Inoltre, possedere con certezza la data ultima, rende molto più semplice la gestione del tempo. Voi fate come volete, ma io devo assolutamente togliermi un sassolino dalla scarpa prima di tale data.
Voglio fare il Poeta di Successo. Per fare il Poeta di Successo devi avere almeno una decina d’anni di gavetta, cinque anni di successo, due di declino, e una serena vecchiaia di 4/5 anni con comparsate in università e circolini. Tutto il pacchetto Poeta di Successo è di un totale di 22 anni. Me ne rimangono ( moriremo tutti, ricordatelo, nel 2036) 30, quindi ne ho ancora 8 per decidermi a iniziare.
 
Solo che adesso dovrò muovermi a compilare la lista di cose che devo fare. Visto il grande risparmio sulle spese del funerale, annuncio alla Signora che questa estate andiamo alle Maldive per tre settimane.
Presto divulgherò su queste pagine il mio programma di azione verso il Successo.
 
Voi fate quello che volete, ma siate preparati. Ad esempio l’Elegante sta raccogliendo tutti i porno che fino a oggi hanno sostituito le donne vere in camera sua  in una grande Antologia su DVD. Tale Antologia sarà disponibile presto tramite prenotazione e include i più famosi filmati che vedono protagoniste le donne dai 45 ai 75, con taglia superiore alla 6°. Per completezza va detto che il suo collega Chicco detiene il più grande archivio di filmati di donne 0-19 anni  (compresi alcuni filmati di parti cesarei). Tra i 19 e i 45, nella loro videoteca e nel loro vissuto è black out.
Life is short fritz…. 
 

N.C.S.I.: Polizia Navale Alla Riscossa

Non siamo un blog esperto di tivù, tanto più che il sottoscritto ha una rapporto quantomeno strano con l’oggetto in questione. Mentre la tendenza comune è nel possedere schermi piatti e proporzionalmente grandi quanto la ricchezza di chi li possiede, in Casa Pistecchi noi si possiede un tubo catodico 24 pollici in cui le immagini scure (scene d’amore, omicidi, insomma il fulcro di ogni film) vengono inghiottite dallo schermo che trasmette una cortina nera impenetrabile.  Ma, con una prodezza statistica di altri tempi, io e La Signora abbiamo calcolato che il soggiorno, spazio dove alloggia il misterioso e ingombrante tubo catodico, è impiegato secondo questo schema: 60% del tempo è destinato alle danze propiziatorie (alle quali non segue l’accoppiamento ma solitamente la cena), 30% del tempo in letture e uso del divano come giaciglio, 10% del tempo per guardare la tivù.

Per questa ragione, investire nell’acquisto di uno schermo piatto (in cui le immagini siano visibili) non è tra gli argomenti della nostra finanziaria.

Succede che, per ragioni pratiche (incazzatura montante) e paure oniriche (venerdì ho sognato di suonare dal vivo con una band che si faceva chiamare Negrita e che faceva canzoni in italiano con rime come: facciamo sesso, facciamolo spesso, mi guardi e taci e poi mi baci, e altre oscenità simili) io mi trovi costretto a rivolgermi al tubo catodico per risolvere due ore della mia vita.

Grazie anche al nuovissimo telecomando universale da me appena acquistato, in grado di pilotare Home Cinema (che non abbiamo), Satellite (che non abbiamo), Multi CD( che ignoriamo cosa sia), per un totale di 108 pulsanti diversi, con 12 pile che alimentano e un trolley per spostarlo, mi sono dato allo zapping.

Tra le mie trasmissioni preferite ci sono le televendite di automobili usate (la Vetrina dell’Auto) e i piccoli short porno stile Chiamami, Ascoltami, Guardami, Pagami, Picchiami. Anche se il mio mito rimane Willi Pasini (Canale 6, imperdibile).

Purtroppo nessuna di queste trasmissioni era disponibile e ho dovuto dirottare sui canali convenzionali dove andava in onda:

 

1)       Scuola di Polizia, film degli anni 80, che da allora viene trasmesso dodici volte l’anno (undici delle quali mentre io guardo la tivù). Da notare che si tratta dell’unico film poliziesco trasmesso in Italia in cui non compare Ricky Menphis. Che in compenso attualmente fa il poliziotto in borghese in 14 fiction e 12 film, sempre con la stessa espressione.

 

2)       NCSI: serie di deliranti tentativi di opporsi all’egemonia di CSI. NCSI si basa su alcuni concetti chiave: la frustrazione sessuale del gruppo di protagonisti, che alludono sempre, ma non concludono mai. La caratterizzazione tramite stereotipi: il novellino sfigato, la dura e pura, il cascamorto, il dottore (patologo) acculturato. Seguendo questo schema, ogni personaggio recita la sua parte  seguendo i meccanismi legati al suo canovaccio, con una prevedibilità che ci consente di capire la fine di un episodio dopo quattro minuti dall’inizio.  Il Capo, che come tutti i capi non ha una storia sentimentale, una vita personale, e raramente prova emozioni, è temuto e riverito. Si sente odore della loro paura di non riuscire a competere con la produzione concorrente (CSI), e si vede il grande uso di escamotage per provarci: malati in terapia intensiva che diventano ladri, con un passato da assassini e una predilezione per il porno (tutte allusioni velate, eseguite dalla sergente frustrata). E’ l’unico film americano dove non vedrete solo neri ubriachi, irlandesi guardoni e messicani spacciatori. La grande lotta dei bianchi per mantenere l’ordine non ha tregua. E se nella realtà a stelle e striscie un poliziotto su tre è nero, in tutta l’organizzazione non compare nemmeno un’olivastro, un po’ come le donne a teatro nel 600.  Grande economia sul set: le riprese in interno sono in un open space (la sede del Corpo Navale Squadra Omicidi, stupendo…) che probabilmente nei tempi morti è affittato a Friends, e le esterne sono sempre in parcheggi, prati, deserti, campagne, in posti dove non ci sono mai riferimenti ai luoghi. Grandi tensioni per risolvere gli strampalati casi che gli autori creano con la ricetta del continuo colpo di scena. L’assassino è lui, che però è donna, e che da piccolo veniva picchiato dal vicino (ovviamente nero). Ma, mentre lo vanno ad arrestare si accorgono che ha due gemelli, che la madre (che è uomo) ha tenuto nascosti per anni nel Montana. Uno dei due gemelli, che però è donna, è figlio di un altro padre, forse immigrato, morto suicida prima di concepire con la madre, che però è messicano. Lo scopo principale di questi colpi di scena è di stordire l’Uomo Medio, per portarlo a credere che tutto ciò abbia un senso. Stupisce anche il fatto che tutti questi casini siano di competenza della Polizia Navale. Un po’ come se a Cogne ci avessero mandato i Marinai o i Lagunari ( in diretta al Tg1 lo sbarco dai gommoni sul torrente vicino alla villetta). Gli episodi finiscono quando il Capo, che ha capito tutto da 20 minuti, si scogliona e risolve il caso. Solitamente tutti tirano sempre fuori le pistole, ma nessuno spara. A metà di ogni episodio chiama qualcuno dalla Casa Bianca, che si rivela molto incazzato per il procedere delle indagini, e che viene mandato a cagare. Per spirito di correttezza, ci sono ampi riferimenti all’Irak, unico riferimento temporale che ci fa capire che gli episodi sono stati registrati dopo il 2002. Guida spericolata e grande uso di microcamere completano il quadro della serie più disperata della tivù americana.

Uno, dopo due minuti di questa cosa, quando ormai ha capito la trama dei sei episodi che seguiranno, piange amaramente in ricordo dell’A-Team, di Mac Guyver, i Robinson, Nano Nano, Fonzie, Elettro Man, Batman e Robin. E capisci quanto Tom Selleck fosse avanti, mentre una lacrima ti scende ricordandolo.

 

La frantumazione dei miei testicoli raggiunge lo sbriciolamento quando, per quasi cinque minuti, non mandano la pubblicità (che è la parte più interessante di tutto il film), e decido di spegnere e di provare a dormire. E poi si chiedono perché la gente beve…

El Matador

 

Nel palinsesto della Grande Multinazionale, va in onda in questo periodo la miniserie “Venditori”, struggente fiction sulla vita di alcuni venditori nel periodo più caldo dell’anno, ovvero quando vengono decisi incentivi e promozioni. In un’ottica educativa, tale fiction deve essere visionata da tutti coloro che intendono intraprendere il misterioso percorso professionale del venditore, pertanto le repliche andranno avanti fino a primavera inoltrata.

Tutte le comparse sono avvisate, e si prega di attenersi alle seguenti norme:

In primis presentarsi in ufficio per le otto: sappiamo benissimo che nessun venditore è in ufficio prima delle dieci, ma sotto periodo di incentivi bisogna far sembrare che l’azienda sia importante.

Non lavate la station wagon aziendale, deve sembrare sporca e vecchia. Cercate di arrivare per primi, per parcheggiare vicino al posto riservato al Direttore, in modo che al suo arrivo lui possa avere la sensazione che la flotta aziendale necessita rinnovamento, e soprattutto la vostra macchina. (un piccolo accorgimento: togliete il porta sci, che vi fa sembrare ricchi).

Frequentate assiduamente la macchinetta del caffè (ma questo lo fate già spontaneamente), armandovi di misteriosi faldoni e grandi raccoglitori pieni di fogli.

Fatevi chiamare da mogli e amici durante le riunioni e rispondete in inglese. Scandendo bene, parlate di fantomatiche gare d’appalto faraoniche e giganteschi business. Quando riattaccate, con distacco chiedete scusa per l’interruzione.

Producete carta, compilate moduli, iscrivetevi a corsi aziendali serali, insomma fate in modo che il vostro nome venga scritto il più possibile. In casi estremi, utilizzate la tattica dell’offesa ai cessi: scrivete con un pennarello indelebile il vostro nome e cognome sui muri dei bagni, seguito da finte offese tipo: c’a l’amante- ti o visto – se la fa con la XY (ricordatevi gli errori di ortografia, sono essenziali).

Fingete di essere un team: invitate i colleghi al caffè, producetevi in complimenti sulla pettinatura, sul colore della pelle e su altre amenità.

E in ultimo, lanciate occhiate di complicità al vostro direttore durante la pausa pranzo. Lui ha sempre qualcosa da nascondere, e voi dovete fingere di sapere di cosa si tratti.

Se proprio siete indietro con queste tecniche, rinnovate il vostro amore per la Segretaria di Direzione, parlandole di come stia andando male con vostra moglie. Invitatela fuori a cena, e fingete passione adolescenziale nel baciarle le mammelle cadenti in uno squallido motel di provincia. Questo potrebbe essere di aiuto per sapere qualche notizia con anticipo e per pianificare le contro mosse.

Nel caso il vostro Direttore fosse donna, fingetevi non interessato a lei sessualmente (mentite), e anzi dimostratele il vostro alto valore morale indossando con fierezza i panni del padre responsabile: riempite di foto il muro dietro la scrivania e chiamate vostra moglie davanti alla Direzione utilizzando termini quali: Cucciola, Saccottino, Amore Mio, Panterina. Alludete inoltre ad una vita sessuale attiva, e un’intensa attività familiare.

Se siete donne e avete davanti un Direttore uomo, inutile sprecarsi in tutto ciò che è stato scritto fino ad ora. Aumenti e incentivi sono direttamente proporzionali alla capacità di scendere a compromessi. Il termine scendere a compromessi include: quel motel tragicamente trash, le prestazioni minimali del Direttore, alle quali rispondere con simulazioni di orgasmi cosmici, e fingere che l’alito del Capo sia come un prato di lavanda. Gli appetiti sessuali del Direttore sono solitamente legati alla sua insoddisfazione personale. La mancata realizzazione come uomo  In ogni caso, non cedete mai al ricatto della professionalità: tutto si gioca sul sesso.

Se siete donne e il vostro direttore è donna, sono sinceramente dispiaciuto. 

Nessuno, ripeto nessuno, è autorizzato a lasciare il posto di lavoro prima delle ore 19, anche se dalle 14 non c’è più niente da fare.

 

Per te, piccolo nuovo arrivato, che sei costretto a fare il number cruncher per dare in pasto alla Direzione in numeri con i quali deciderà il futuro della forza vendite, non c’è gloria. Nessuno ti saluta più e quando bevi il caffè ti accorgi di essere solo: è il prezzo della conoscenza. Tu volevi capire il mercato, tu dici di essere in grado di capire le dinamiche, e tu adesso paghi il dazio di essere dalla parte sbagliata della barricata. Per te ci saranno incentivi commisurati a quanti ne farai fuori. Non fingere che ti dispiaccia, in verità te ne fotti. Sei un bambino che sta imparando a parlare, e provi i suoni delle parole nella tua bocca: pianificazione, trend di mercato, riduzione dei costi, spirito di team, collaborazione per l’obbiettivo, gestione delle risorse, curve di erosione, piani di produzione, pietre miliari, valori, missioni, competitività, sviluppo: mille modi per descrivere quel bastone che tutti hanno in culo, e che tu devi giustificare.

In ultimo, ti ricordo la corretta declinazione del verbo performare, che usi più di tutti:

 

Io Performo Benone

Tu Performi, ma puoi migliorare

Lui performa, male

Noi Performiamo,  come squadra

Voi Performate, o state a casa

Essi performano, poco e male.

 

 

PS: ti rendi conto che ieri hai detto: “ Se il trend prevede realmente un dieci, ci costringerà a performare ancora meglio sui mercati emergenti”? Te ne rendi conto? Perdio, se fossi in te mi vergognerei.

Scuola Argonne – Liceo Francese Sthendal: 78-54

Capitolo Uno: " Di un amore, un amore veroooo: ovvero quattordici anni"
Ho ancora nell’armadio la canotta giallo-blu, numero 14, che ho indossato per due anni al liceo con la squadra di basket della scuola. Nonostante i numerosi lavaggi con il Napisan, i colori sono rimasti quasi gli stessi. Ai tempi indossavo larghi levi’s bordeaux, improbabili camicie di flanella a scacchi sempre di tonalità autunnali, le reebok Pump e uno zaino seven doppia cerniera viola. Portavo le basette lunghe fino alla mascella, e a punta quasi fino a metà guancia. Ero molto meno stempiato di adesso e mi iniziava a crescere il pizzo. Avevo un walkman più o meno delle dimensioni di un big mac, e ci consumavo dentro tutto quello che alcuni compagni più avanti mi passavano: credo che il greatest hits II dei Queen sia stato riprodotto almeno diecimila volte. Mi muovevo in bicicletta per andare dappertutto, con una mountain bike economica il cui sellino veniva periodicamente asportato da ladri e stronzi di varia natura, per poi essere sostituito da quelli che mio padre trovava in saldo alla fiera di Senigallia (probabilmente quelli rubati a qualche altro sfigato come me). Come tutti i miei coetanei, sentivo l’impellente bisogno di comunicare amore, senza essere ricambiato. Fumavo quattro sigarette al giorno, di cui due mentre tornavo a piedi con Federico da scuola. Arrivavamo fino in Porta Venezia, e poi io mi fiondavo verso casa pedalando il più possibile per recuperare il ritardo.
“Non è la Rai” era una specie di valvola di sfogo ormonale, direttamente in onda dopo pranzo. Non capivo con esattezza il senso della trasmissione, e a dire il vero nemmeno mi piaceva, ma anche un cane, dentro una macelleria, non darebbe molto peso al colore dei muri. Yvonne era la mia preferita, anche se un giorno, prima degli allenamenti di basket, con Luca, abbiamo scritto una lettera “porno” ad Ambra. Ci sembrava porno, in verità non si avvicinava nemmeno lontanamente a quello che i nostri padri si dicevano in coda in tangenziale o dentro un ingorgo in circonvallazione. L’abbiamo anche imbucata. (Ambra, per delle scuse ufficiali e per sottolineare che i miei gusti si discostano oggi di molto dalle mie fantasie puberali.)
Passavo un’ora al telefono tutte le sere con Francesca, due anni più grande all’anagrafe, una grande amica al telefono, due sorprendenti tette di persona. Mio padre aveva comprato uno dei primi cordless che fossero stati prodotti: un Panasonic bianco delle dimensioni di una macchinetta per il bancomat. Leggevo come un matto, ascoltavo musica a scrocco, e mi ricordo perfettamente che mi stupivo di un sacco di cose, ad esempio di come i miei calzini di spugna bianchi e verdi della Mike non piacessero a nessuna delle mie amiche. Io li trovavo sensazionali. Ero vergine, addirittura direi molto vergine, decisamente  più impegnato in grandi progetti come la squadra di basket e l’acquisto di uno stereo portatile tutto mio, e nell’estenuante opera di convincimento per ottenere un mezzo motorizzato. Non avevo grandi domande, e di conseguenza non cercavo nessuna risposta. Leggevo per leggere, ascoltavo per ascoltare, e poco importava del resto. Scoprivo per il gusto di farlo, beatamente immerso nel bagno caldo dei quindici anni.   
Poi, un giorno di giugno ho scoperto una panchina, in Piazza Umanitaria, senza macchine e senza rumori. Mentre il cane cercava l’albero migliore, mi ricordo nitidamente di essermi detto: “chissà cosa farò da grande?”
La portata del quesito mi aveva spinto subito a fumare due sigarette e a rincasare di corsa per ascoltare a tutto volume “Funky tarro” e “Do – do mani dod do do mani”.
 
 
 Capitolo Due: quattordici anni dopo
Questa mattina mi sono svegliato e mi sei venuto in mente. Mentre mi facevo la barba mi stavo quasi tagliando per quanto ridevo. Se proprio lo vuoi sapere, quei calzini non erano niente male, erano solo dieci anni indietro, ma è la solita questione di punti di vista.Ah, per tua informazione: due anni dopo, su quella stessa panchina, hai fatto l’amore alle nove di sera, convinto che fosse talmente tardi da scongiurare il pericolo che qualcuno passasse. E poi, ci sei tornato a piangere perché credevi che bastasse dire ti amo per stare insieme una vita. E poi ci sei tornato alle quattro di mattina, ubriaco marcio, a fumare l’ultima sigaretta con un grande amico. E ancora: sei andato lì a mangiare un panino prima del concerto dei NoFx in cui ti hanno strappato la maglietta che tua sorella ti aveva appena regalato. E ti ci sei seduto la notte in cui è morta tua mamma. Poi ci hai portato mille volte il cane, di cui almeno cinquecento per tampinare la proprietaria di una carinissima husky. E il tuo cane ti deve ancora un favore per tutte le volte che, mentre voi due parlavate, lui montava come una macchinetta la povera siberiana. E la padrona non è diventata la madre dei tuoi figli, come credevi.
E poi, in quella piazza, ci sei caduto con la Vespa, a cinque all’ora, perché stavi guardando il cielo. Hai fatto in tempo a ripassarci, con quella famosa ex, per scoprire che il latte scaldato ha il sapore del vomito. E poi ci sei tornato per caso, un giorno che avevi finito di lavorare, e ti sei trovato a toglierti la cravatta seduto sulla panchina, esausto e con una voglia incredibile di mollare tutto. E hai iniziato a farti delle domande, e andavi a sederti su quella panchina quando eri a secco di risposte.
Lo hai fatto per tutti questi anni, e credo che lo faremo per sempre.
Fino a un venerdì, cinque mesi fa, quando ci sei andato, con la moto quasi in riserva, i nervi a pezzi e una strana sensazione allo stomaco. Ti sei seduto e ti sei acceso la trentesima sigaretta del giorno. E sussurrando hai detto: “domani mi sposo". Poi lo hai detto ad alta voce, quasi per vedere l’effetto. E poi, ti sei detto: "tra meno di sedici ore mi sposo e  non so ancora che cazzo farò da grande….”
 
Ecco, era solo per dirti che, a quanto pare, non serve a molto chiederselo…