N.C.S.I.: Polizia Navale Alla Riscossa

Non siamo un blog esperto di tivù, tanto più che il sottoscritto ha una rapporto quantomeno strano con l’oggetto in questione. Mentre la tendenza comune è nel possedere schermi piatti e proporzionalmente grandi quanto la ricchezza di chi li possiede, in Casa Pistecchi noi si possiede un tubo catodico 24 pollici in cui le immagini scure (scene d’amore, omicidi, insomma il fulcro di ogni film) vengono inghiottite dallo schermo che trasmette una cortina nera impenetrabile.  Ma, con una prodezza statistica di altri tempi, io e La Signora abbiamo calcolato che il soggiorno, spazio dove alloggia il misterioso e ingombrante tubo catodico, è impiegato secondo questo schema: 60% del tempo è destinato alle danze propiziatorie (alle quali non segue l’accoppiamento ma solitamente la cena), 30% del tempo in letture e uso del divano come giaciglio, 10% del tempo per guardare la tivù.

Per questa ragione, investire nell’acquisto di uno schermo piatto (in cui le immagini siano visibili) non è tra gli argomenti della nostra finanziaria.

Succede che, per ragioni pratiche (incazzatura montante) e paure oniriche (venerdì ho sognato di suonare dal vivo con una band che si faceva chiamare Negrita e che faceva canzoni in italiano con rime come: facciamo sesso, facciamolo spesso, mi guardi e taci e poi mi baci, e altre oscenità simili) io mi trovi costretto a rivolgermi al tubo catodico per risolvere due ore della mia vita.

Grazie anche al nuovissimo telecomando universale da me appena acquistato, in grado di pilotare Home Cinema (che non abbiamo), Satellite (che non abbiamo), Multi CD( che ignoriamo cosa sia), per un totale di 108 pulsanti diversi, con 12 pile che alimentano e un trolley per spostarlo, mi sono dato allo zapping.

Tra le mie trasmissioni preferite ci sono le televendite di automobili usate (la Vetrina dell’Auto) e i piccoli short porno stile Chiamami, Ascoltami, Guardami, Pagami, Picchiami. Anche se il mio mito rimane Willi Pasini (Canale 6, imperdibile).

Purtroppo nessuna di queste trasmissioni era disponibile e ho dovuto dirottare sui canali convenzionali dove andava in onda:

 

1)       Scuola di Polizia, film degli anni 80, che da allora viene trasmesso dodici volte l’anno (undici delle quali mentre io guardo la tivù). Da notare che si tratta dell’unico film poliziesco trasmesso in Italia in cui non compare Ricky Menphis. Che in compenso attualmente fa il poliziotto in borghese in 14 fiction e 12 film, sempre con la stessa espressione.

 

2)       NCSI: serie di deliranti tentativi di opporsi all’egemonia di CSI. NCSI si basa su alcuni concetti chiave: la frustrazione sessuale del gruppo di protagonisti, che alludono sempre, ma non concludono mai. La caratterizzazione tramite stereotipi: il novellino sfigato, la dura e pura, il cascamorto, il dottore (patologo) acculturato. Seguendo questo schema, ogni personaggio recita la sua parte  seguendo i meccanismi legati al suo canovaccio, con una prevedibilità che ci consente di capire la fine di un episodio dopo quattro minuti dall’inizio.  Il Capo, che come tutti i capi non ha una storia sentimentale, una vita personale, e raramente prova emozioni, è temuto e riverito. Si sente odore della loro paura di non riuscire a competere con la produzione concorrente (CSI), e si vede il grande uso di escamotage per provarci: malati in terapia intensiva che diventano ladri, con un passato da assassini e una predilezione per il porno (tutte allusioni velate, eseguite dalla sergente frustrata). E’ l’unico film americano dove non vedrete solo neri ubriachi, irlandesi guardoni e messicani spacciatori. La grande lotta dei bianchi per mantenere l’ordine non ha tregua. E se nella realtà a stelle e striscie un poliziotto su tre è nero, in tutta l’organizzazione non compare nemmeno un’olivastro, un po’ come le donne a teatro nel 600.  Grande economia sul set: le riprese in interno sono in un open space (la sede del Corpo Navale Squadra Omicidi, stupendo…) che probabilmente nei tempi morti è affittato a Friends, e le esterne sono sempre in parcheggi, prati, deserti, campagne, in posti dove non ci sono mai riferimenti ai luoghi. Grandi tensioni per risolvere gli strampalati casi che gli autori creano con la ricetta del continuo colpo di scena. L’assassino è lui, che però è donna, e che da piccolo veniva picchiato dal vicino (ovviamente nero). Ma, mentre lo vanno ad arrestare si accorgono che ha due gemelli, che la madre (che è uomo) ha tenuto nascosti per anni nel Montana. Uno dei due gemelli, che però è donna, è figlio di un altro padre, forse immigrato, morto suicida prima di concepire con la madre, che però è messicano. Lo scopo principale di questi colpi di scena è di stordire l’Uomo Medio, per portarlo a credere che tutto ciò abbia un senso. Stupisce anche il fatto che tutti questi casini siano di competenza della Polizia Navale. Un po’ come se a Cogne ci avessero mandato i Marinai o i Lagunari ( in diretta al Tg1 lo sbarco dai gommoni sul torrente vicino alla villetta). Gli episodi finiscono quando il Capo, che ha capito tutto da 20 minuti, si scogliona e risolve il caso. Solitamente tutti tirano sempre fuori le pistole, ma nessuno spara. A metà di ogni episodio chiama qualcuno dalla Casa Bianca, che si rivela molto incazzato per il procedere delle indagini, e che viene mandato a cagare. Per spirito di correttezza, ci sono ampi riferimenti all’Irak, unico riferimento temporale che ci fa capire che gli episodi sono stati registrati dopo il 2002. Guida spericolata e grande uso di microcamere completano il quadro della serie più disperata della tivù americana.

Uno, dopo due minuti di questa cosa, quando ormai ha capito la trama dei sei episodi che seguiranno, piange amaramente in ricordo dell’A-Team, di Mac Guyver, i Robinson, Nano Nano, Fonzie, Elettro Man, Batman e Robin. E capisci quanto Tom Selleck fosse avanti, mentre una lacrima ti scende ricordandolo.

 

La frantumazione dei miei testicoli raggiunge lo sbriciolamento quando, per quasi cinque minuti, non mandano la pubblicità (che è la parte più interessante di tutto il film), e decido di spegnere e di provare a dormire. E poi si chiedono perché la gente beve…

4 pensieri su “N.C.S.I.: Polizia Navale Alla Riscossa

  1. non sono ancora alla fine del post ma già devo dire 2 cose.
    1 Рla grandezza dello schermo ̬ INversamente proporzionale a chi lo possiede.
    2 – …le rime che abitualemten mi canti in macchina, il sabato pom. davanti l’armadio, oppure mentre cucino… m.
    l.s.
    vado a finire il post

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