il franz
La poesia del senso e il senso della poesia
Riflettevo giustappunto da qualche tempo a questa parte su un argomento davvero scottante. Si potrebbe anche dire una patata bollente, ma è dimostrato da un gruppo di studiosi di Harvard che il cervello umano associa le parole alle immagini proiettate. Patata bollente, ma anche patata e basta o bollente e basta sarebbero state infelici espressioni. La mia scottante riflessione siede felice nel posto in cui le domande decidono di aspettare le risposte. Pronto a sfornare una creazione dal titolo "Bicilindrico", ode al rumore caldo e crepitante del BMW primi anni ottanta, mi sono chiesto se qualcuno, escluso il mio unico e fedele lettore, Lo Idealista, potesse mai considerare queste parole "poesia". Non cadete nel tranello: la poesia ha una sua forma nella parola, scritta e recitata. Ma la poesia è ovunque, e non si vergogna di niente. Vi esorto quindi a prendere atto dell’improvvisa ondata di poesia che riveste il mio animo nel descrivere la musica ferrea del benzene compresso e scoppiato. Spinto da queste considerazioni, attendo fedele l’arrivo del minuto creativo girovagando in rete, in posti dove so che si può trovare la vera poesia. Posti dove il sentimento e l’armonia prendono corpo con soavi docce di parole che armoniche scorrono sotto gli occhi di avidi e sentimentali lettori. Posti tipo bancamediolanum.com, areofagia.it, depressione.net. Sono carico del ritmo e dei tempi, sono un fiume di parole, sono la mano che scrive l’idea, sono davvero pronto. E mi vedo già a recitare alla Signora la mia creazione, estasiata e cosciente di avere al suo fianco un Poeta, quand’ecco che ti capito su trentamarlboro , che è uno di quei posti dove mi diverto sempre un sacco. E qui il mio occhio si posa, si inchioda a dire il vero, sulla perfezione. La vista allerta i sensi, che accorrono per l’insperato avvenimento: la perfezione di un dodecasillabo a rima, con allusione finale. La parola, perfetta, che racconta senza dire. Un verso, dodici sillabe, meno di una riga. E il lettore, anche se forse più la lettrice, che siede immobile davanti a quanto di più completo sia stato creato oggi. In un verso tutta una storia, e lo vediamo il negrone, il cannone, e vediamo anche la sua dolorosa storia d’amore, l’incomprensione, il problema di essere troppo, troppo negro, perchè negrone, e troppo tanto, perchè negro. Una vita di stenti, la ricerca dell’amore, alla mercè della lussuria che si evince dalla parola cannone, che gioca armonica con il grande slogan: fate l’amore non la guerra. Si, fatelo, perchè con il cannone si fa l’amore. E’ un dodecasillabo dove si ritrovano i pacifisti di tutto il mondo, le donne e gli uomini che aspettano di leggere una storia, una storia così.E quanta sofferenza in quel velato razzismo con il quale negrone è non solo dispregiativo, ma anche scritto con la stessa grafica di Robocop anni ottanta, senza nessun investimento grafico. E l’allusione alla Guerra Fredda, con le piccole matrioske a cazzo. Il cannone e la guerra Fredda, ma anche le piccole testine di cazzo e Bush: tutto torna in questa didascalica opera pittorico poetica. Delle due muse, a cui il fato a voluto dare nomi d’Africa, si intuisce solo la predisposizione ad assecondare l’allusione poetica. Possiamo solo pensare che si siano incontrate e si siano dette: "Stasera ci beviamo un Negrone o ci facciamo un cannone?" La loro forsennata voglia di divertimento, e la schiavitù nera per assecondarle. Il Blues espresso anche dal cognome del regista: Roccaforte, che credo sia anche un modo per uscire incolumi dalle riprese quando il Negrone, sfiancate le due povere muse, debba finire il suo discorso con qualcuno o qualcosa. Sono in estasi
Il Cannone Del Mio Amico Negrone è frutto di un genio incompreso, a lui il mio omaggio, senza invidia. Il talento va riconosciuto, e se fossimo in un paese serio, anche premiato.
Va da se che per il resto della serata tenterò vanamente di imitare il Sommo Vate, esprimendo concetti in dodecasillabi allusivi.
Insuperabile (ma molto più del tonno)
La Donna Dell’Elegante
Nel mio piccolo, a bordo della Kaffettiera Panzer areodinamicamente lanciata dentro il caos delle sette e mezza in tangenziale, riflettevo su alcuni importanti elementi.
Il primo, più rilevante dal mio punto di vista, è incentrato sulla necessità di eliminare quanto prima il fastidioso problema del "moscerino proiettile". Colonne intere di minuscoli insetti svettano ai lati della tangenziale, ed è particolarmente piacevole procedere a velocità di crociera ingerendone una grande quantità. Ricchi di proteine, piacevoli al gusto, reperibili ovunque, sono l’alimento preferito del motociclista. Purtroppo però la sensazione è molto meno piacevole quando gruppi di rivoltosi piccoli animaletti si proiettano sui bulbi oculari in gruppo. In secondo luogo debbo, evitando il cinismo che tanto infastidisce Lo Idealista, festeggiare l’arrivo della prima Stagista tutta per il sottoscritto. L’essere si è radicato nei pressi della mia scrivania con un fastidioso sorriso e un dinamismo quantomai inaspettato. Due elementi di disturbo rovinano l’idillio: la piccola proviene direttamente dall Terra della Multinazionale, figlia bionda di Grande Capo e il suo livello di conoscenza del mondo del lavoro si limita a dei grandi sorrisi. Mentre toglievo uno sciame di moscerini dalla narice ho anche appurato che in Italia ci rimarrà tre mesi, nei quali tutto quello che le succederà sarà mia diretta responsabilità. Padre illegittimo, ho già preso le veci di un servile paggio pronto a rendere piacevole la sua permanenza tra le valli lombarde. E’ tale la potenza del Vero Padre che il Preside si è sentito in dovere di precisare che 1) la ragazza deve trovarsi bene 2) deve tornare felice 3) i suoi orari sono integralmente a sua scelta 4) nei tre mesi farà tre settimane di vacanza in Sicilia 5) io sono direttamente responsabile di qualunque cosa accada. Grazie al mio nuovo amico Idealista, sono davvero felice di rendermi utile per l’Azienda, e spero di portare il massimo contributo al miglioramento di tutti. Mi limito a chiudermi in bagno, aprire lo sciacquone e tirare la fronte sulle piastrelle bianche cinque o sei volte. Per ora riesco a farlo solo ogni mezz’ora.
Ma veniamo al Dunque. Ieri sera si celebrava il compleanno di Pesce, al secolo Bullo di San Vito. Nei roboanti festeggiamenti tenuti in una prestigiosa location, mi sono permesso di offrire al festeggiato in dono due donne, in segno di pace e amicizia. Solo una arguta riflessione del Presidente mi ha portato chiaramente a pensare che una delle due è la Donna Ideale Dello Elegante. Pertanto dopo una breve presentazione virtuale dello Elegante, assente troppo impegnato nell’alberghiero serale (ma sta facendo la maturità), ho convinto entrambe ad offrirsi nuovamente al mio amico rosso. Le vie dell’amore sono tortuose e inaspettatamente in salita, ma chiederemo a noleggio il camper di Stranamore e caleremo nella Grotta dell’Elegante portando i frutti del nostro lavoro. Caro Elegante, inutile cercare di ringraziarci, è una dannata vita ma qualcuno doveva pur farla.
Ora devo andare, poichè la Bionda sembra avere voglia di un caffè. Devo correre a prenderlo.
The Bull of Saint Vit
Dalle ceneri de Lo Ignorante
Tutto cade a pennello, in questo lunedì di nuvole sui pensieri. Reduce da un matrimonio brianzolo in cui affettati ospiti hanno lasciato il segno nella mia memoria descrittiva, ero deciso a scrivere il mio riassuntino in spietato omaggio al sempreverde Baricco. Scrivere come Baricco non deve essere facile. Nemmeno essere Baricco deve essere facile. Emozionarsi per ogni cosa, descriverla con un cantico appassionato, una punteggiatura massacrante e rivestire tutto con il tocco del Sommo Narratore è esercizio quantomai ostico.
"guarda", disse Emily mentre mordeva il labbro superiore, rosso e gonfio d’emozione. "che cosa?" risposte Giancarlo, nel pallore delle emozioni tardive che lo scuotevano ogni volta alla vista di Emily e del suo labbro, che tanto ricordava l’Amore quanto spiegava la Passione. "Il Gattino che mi hai regalato" rispose Emily, passandosi un dito sul labbro inferiore. "Herbert Lemon Primo? Che fa’?" incalza Giancarlo. "Vomita l’erba gatta, insieme a palline di pelo, sulla tua collezione di "Donne e Motori", in special modo sul maxi poster interno in cui una maggiorata siede su una custom lucida e fallica". "Oh", rispose Giancarlo, "mi ricorda l’amore e l’oceano, il mare e la speranza, ma anche la campagna e gli ulivi".
Purtroppo il mio progetto narrativo è stato stroncato in gran carriera dalla calata de Lo Ignorante e di Julia. Più precisamente, ieri nel pieno di un ameno aperitivo in un famoso locale che produce addii al nubilato, precoci tradimenti latinoamericani con torte a forma di cazzo e amiche ubriache in bagno a vomitare, ho assistito all’epifania dell’ Idealista. Dalle ceneri de Lo Ignorante, trasformato e migliorato dalla vita londinese, è nato un uomo migliore, più forte, deciso, che non deve chiedere mai, un uomo che sa come ottenere, bastone e carota, macho con stile. Un uomo da calendario. Lo Ignorante è cambiato. Da questo momento non lo chiameremo più Lo Ignorante. Perchè colui che ieri ha presenziato con noi è un uomo nuovo. Lo Idealista. Lo Idealista mi accusa, con peripezie verbali degne della sua laurea in psicologia, di eccessivo cinismo nel trattare tematiche si tanto importanti come quelle lavorative. Dalla sua camicia si sprigiona deodorante Oviesse, profumo fruttato che non copre il sudore ma lo incita a invadere l’ambiente, dal suo viso rifulge la forza interiore e la decisione di un Uomo Nuovo e Superiore, barba incolta sexy ma decisa, sguardo perso nel domani che lui conosce. Lo Idealista crede nella forza dell’azienda, è deciso collaboratore del miglioramento, non cede al pessimismo, proclama la forza di ogni singolo individuo come parte di un corpo, la azienda, che si muove in armonia, migliorando nel suo insieme. Lo Idealista critica il mio cinico modo di vedere le cose, perchè "un cambiamento è possibile". Io sono per questo genere di cose, perchè sotto la corteccia cinica e disillusa pulsa ancora il cuore della rivoluzione liceale, a colpi di cortei e camporelle. Avanti, generazione settanta ottanta voglia di.sco party, dimostriamo al mondo che noi stiamo con Lo Idealista. Io, caro Luca, sono con te, sono anzi più di te. Non mi spezzerò mai alle logiche, ma mi piego quotidianamente alla calcolatrice. Nessuna poesia, nel vedere quarantenni ossessionati dal successo che negano la nostra forza. Nessuna malizia nello scoprire che, logica perversa, il mantenimento dell’orticello non fa arrivare acqua al campo. Siamo in ritardo di una generazione, quella post BR, fenomeni da baraccone che votano progressista e fanno i capannelli di Rifondazione per poi tornare alla loro settimana in cui ogni sforzo è mirato alla preservazione del piccolo guadagno. Disillusione a tasso zero, che non significa che hai torto, anzi. Ma c’è un tempo per le battaglie e un tempo per la guerriglia. Oggi si combatte senza piazze, senza bombe, senza bandiere. Io ho scelto. Aspetto di ritrovarti, fra vent’anni, per trovarmi ancora d’accordo con te.
Breve Biografia de Lo Idealista.
Lo Idealista ha condotto da sempre una esistenza dedicata ai meno fortunati, stando accanto a Krine e occupandosi della sua integrazione nella società. Ha studiato psicologia, confermando che tutti i deviati intraprendono quel percorso accademico, decidendo poi di trasferirsi per ammmmore sul suolo inglese. La dimostrazione dell’attrazzione per la differenza è Julia, compagna bella e intelligente che siede al suo fianco instancabile. Lo Idelista riceve la folgorazione in una notte londinese, in cui l’angelo Gabriele in sogno gli comunica che per pagarsi l’affitto deve occupare le sue giornate con un lavoro. Da quel momento, abbandonado le spoglie de Lo Ignorante, pratica incessantemente la nobile arte del lavoro temporaneo, pagando il dazio dell’immigrato su suolo ostile. Grazie a un inglese fluente, che gli permette di ordinare un caffè macchiato, il suo profilo è sempre più ricercato dalle aziende nostrane. Presto ritornerà, e con due mesi di mutuo+assicurazione+esselunga, annacquerà il suo idealismo con un sorso del pregiato Cinismo Franz.
Intervallo: Alpi Occidentali
E poi mi sono ritrovato a guardare le stelle da vicino, talmente in alto da avercele di fronte. Un cielo tremendamente bello, il giorno che finisce, la sera, il mare sotto. Romantico in quota, mi sono permesso un Cammariere d’annata, appena soffiato nell’Ipod con la segreta speranza di prendere sonno. Il migliore modo per prevedere il futuro è costruirselo, lancio pensieri pesanti e respiro profondo l’aria secca che impazza dai bocchettoni. Ho un vicino ansioso, che legge nervosamente un libro fantasy. Scorrazzano le orrende hostess atlantiche, con la faccia ricoperta di trucco e il pensiero a terra. Ho da risolvere un paio di questioni scottanti, sul tavolo le carte date da un mazziere stravagante, partita chiusa, posta in gioco alta, come sempre. Gioco in squadra con il mio futuro, le carte sono buone, aspetto di trovare il bluff. Mangio pollo pressurizzato, bevo acqua italiana, rispondo meccanico alle chiacchiere d’ordinanza. Il bon ton mi impone di non piangere quando guardando fuori mi viene in mente che è raro che io e te si stia così vicini. Non smetto mai di portarti nel cuore, so che ci sei. Ho sempre la sensazione che tu mi sia vicino, come hai sempre fatto. Arrivo con applauso al pilota, trash italiano in viaggi low cost. C’è davanti un week end, ci sono davanti le persone che amo, i racconti, gli abbracci, come ogni ritorno, e le piccole abitudini che possono tornare a scandire le giornate.
Sperduti, Amati, forse un giorno ritornati
Omaggio in due parti con mancato finale, molto sonno, barba sfatta, alito cementato e una grande rassegnazione, in genere a una nazione e ai suoi scrittori
Parte Prima: all’Elegante e al Presidente, lettori avidi di Bret Easton Ellis, il massimo rappresentante della Generazione X e contemporaneamente l’Autore che meno ho capito, apprezzato e di conseguenza consigliato della mia vita.
Alzandomi calzo le mie Hawaiians blu, modello Brazil, dirigendomi verso la Jacuzzi economica. Mentre l’acqua comincia a salire mi massaggio con la Crema per Rasature Pro Gilette. Per vestirmi scelgo la strada più semplice: una camicia su misura Boggi Super Fine, che calza a pennello e sta perfetta sul Loro Piana Gessato sul quale metto una cravatta Andrews tinta unita di poche pretese ma molto comunicativa. Al polso ho il mio Fossil 1978, e cerco avidamente il mio tabacco Old Holborn Blu, aroma intenso, confezione salva freschezza. Mentre sorseggio una Snapple Strawberry mi dirigo verso l’ufficio, cercando di fare la strada più affollata possibile, in modo che tutti possano sentire il mio CK Be. Ai piedi ho le Cardinale Classiche su Misura, appena confezionate, e le associo a una cintura di Valentino che ricorda molto i bei tempi andati. Mi guardo i capelli in una vetrina, e mi sento appagato. Nel mio Ipod impazza una raccolta di chill out che ho personalmente comprato a Dacca, durante quel week end di cui vi ho già parlato. Sento che tutta l’America sarebbe pronta a fare l’amore con me. Con il mio Motorola V3 silver D&G special Edition chiamo mia moglie. Le consiglio di prendere un caffè da Biffi e di fare due passi da Max &Co, che sono già due giorni che non usiamo la Carta Platinum. Sono molto annoiato, per questo forse dopo farò un giro da Victoria’s Secret per cercare qualcosa di carino da portare alla nostra donna delle pulizie. Adora pulire con il morbido cotone dei completini sexy di Victoria. Al tatto, la mia pelle esprime appieno quello che i miei capelli accennano appena: sono morbido, ma non schiacciarmi. Inutile sperare in un Illy Espresso, per questo mi accontento di quella merda da turisti che è Starbucks, e mi ci vogliono due Pastiglie Menta Scelta Leone per farmi passare l’alitosi da caffè americano. Sento le calze Gallo stringere un po’ troppo sul polpaccio, forse sto ingrassando. Devo rinnovare l’abbonamento alla Scorpion, e comprarmi una moto per andarci. Appena torno farò tutto. Non voglio che il mio corpo smetta di comunicare.
Parte seconda: Ode a John Fante e Henry Buckowsky, che mai come oggi mi sono mancati con i loro racconti di America depressa.
Fortunatamente ho un piano B. Io ho sempre un piano B. Manco talvolta del piano A, ma nel fermento per cercare un’alternativa nessuno si accorge del mio caos. Ora, il puzzone francese che siede comodamente nella sala riunioni ha due grandi difetti: è francese, ma questo se lo porterà nella tomba, ed è il Marketing & Media Relations Manager della concorrenza. Possiamo tollerare tutto, ma non certo di aver fatto tutta questa cazzo di strada per niente. Sicchè sprofondando nella poltroncina, cerco un piano A o B, insomma qualche brillante alternativa all’omicidio. Il mio amico americano, da buon venditore è estremamente contrariato, anche se in parte ignora cosa sia un Media Relations Manager. Il caffè lungo non mi aiuta di certo. Prendo tempo e intavolo una amichevole conversazione con Vulevù Danzè. Chiedo di Parigi, due o tre amenità che gli possano confermare che gli italiani sono stupidi e loro sono da sempre meglio. E con il suo inglese barcollante è lui stesso che fornisce il piano B, detto anche the Italian Job. Primo viaggio negli States, single, frastornato dal jet lag. Ho tutte le informazioni necessarie per applicare appieno le mie conoscenze di marketing. Punto primo, lasciate mie ospiti che suggerisca un take away italiano per pranzo. Pizza peperoni salame piccante e cipolle. Punto due gentili ospiti, propongo di parlare più a fondo di affari a cena. Magari sul tardi. Punto terzo, perchè non ci facciamo un caffè, di quelli con tanta crema e molto dolcificante. Mi sembra inoltre corretto che il nostro ospite esponga per primo la sua brillante presentazione. Ed è un piacere vederti collassare lentamente sotto il peso della indigeribile quanto orrenda pizza, aiutato dalla tremenda crema che mettono nel caffè. Morirai seduto sul cesso prima della merenda, che se permetti ho proposto a base di burro di arachidi. Sulla lingua non c’è scampo: avrete anche avuto Letitia Casta, ma è Tognazzi quello che aiuta nella immancabile applicazione della Supercazzola in Lingua. Sui lucidi della nostra presentazione si sprecano verbi inventati e allusioni a misteriosi business paralleli. Sembro uno dei Sopranos, e i miei amici yankee apprezzano molto il fatto che tu non contraddica. Vedo la tua difficile digestione emergere sulle occhiaie, e pregusto la cena, alla quale arriverai sfatto e in preda a spasmi intestinali degni di un cavallo avvelenato. Spiacente, ma la dura legge della sopravvivenza mi impone di eliminarti dal mio cammino in breve tempo. Per questo a cena ti servo attentamente l’orripilante tarocco di Barolo che mi costerà una fortuna e che ingrosserà il tuo fegato. Durante la cena tocco attentamente argomenti molto politically correct: dovresti sapere che i nostri clienti sono felici possessori di famiglie numerose, con figlie bionde e ordinate e figli wasp pronti per il fronte. Spiacente, ma voi moderni single rimanete tagliati fuori da queste chiacchiere, e i vecchi cowboys apprezzano molto la mia sperticata ode alla famiglia americana. Non te ne avere a male, ma se domani sarai ancora vivo, ti aspetto per un altro piacevole giorno di business. Ti consiglio di chiedere un rotolo di carta igienica aggiuntivo e di provare a pronunciare almeno gli ausiliari senza l’esasperante accento da Stanlio. Con una calda stretta di mano vorrei dirti che, tolti Sartre Pennac e la Rivoluzione, è da tre secoli che brancolate in un buio di cui tu sei una pallida conferma. Mi tocca solo un po’ più di attenzione nel secondo giorno, in cui mi permetterò di farti godere ancora più a fondo questa stupenda nazione, la sua cucina, i suoi riti e le sue tradizioni.
E mentre lui sarà tutto preso dalla Presa della Pastiglia, mi tocca stare a smanettare per recuperare un piano A. Pagherai anche queste ore di sonno, questo te lo posso mettere nero su bianco.
Letters from Neverland
In the bottom of the world
"Butto semi al vento, magari fiorisce il cielo"
Cor Veleno
Poche parole, molta pratica. Prima di partire è sempre così. Venti ore sopra il cielo, cinquanta ore giù per terra, venti ore per tornare. America a gettoni, periferie industriali, il brutto film a stelle e striscie non finisce in nessuna sala, ma è gratis per tutti quelli che lo vogliono andare a provare. Gesti automatici, bagaglio standard, piccoli pezzi di Italia, un pacchetto di aspettative da riportare riempito a dovere. E poi le nostre telefonate a scatti, mai nessuno dei due completamente sveglio. Cravatte, gemelli, cartine e tabacco. Libri, non sai mai quanti, perchè ci perdi sempre il sonno. Colazione con sorpresa, in un JFC sulla strada: il succo di mela che sa di succo di mela è un grande passo avanti. Come un santone, insonne e stralunato, al solo tuo passare si confermano ipotesi, si chiudono negoziazioni, si aprono finestre su mercati saturi, si stringono mani, si brinda all’accordo. Tu, che per il mondo non sei nessuno, sei tutto nelle tue cinquanta ore di celebrità: per questo non ci dormi, pensando a quanto sia brutto non dormirci. Il gioco ti riesce talmente bene che te lo fanno rifare di continuo, come un mago con il suo coniglio costretto a replicare all’infinito per i suoi bambini. Nel rispetto delle tradizioni, delle culture locali, dei popoli, i soldi parlano la stessa lingua. Venerdì ti aspetta un brindisi, due complimenti e molta invidia. Prendi tutto e porta a casa. In una settimana, 8.000 miglia premio, troppa nicotina, molta caffeina, e una fetta di rispetto a breve scadenza. Niente per niente, lo pensi sempre a 11.000 piedi da terra, quando l’Ipod stremato lascia il colpo e ti ritrovi a parlare di Dio con il vassoio del vicino, che russa, beato lui, dalla Spagna.
Intermezzo: con grande successo personale sei riuscito a evitare di partire il 9. Perchè, sorte infima, il nove di ogni mese tu sei almeno a 50.000 km da casa, e diventa sempre un po’ difficile brindare. Hai festeggiato la grande vittoria del Sud Africa a cricket, hai brindato con un soggetto molto originale per l’inaspettata sconfitta dell’Oman, sorridevi alla gente che festeggiava la vittoria sui Toronto Raptors, ma alla fine non eri mai nel posto giusto. E questo è quanto.
Di quel nove ricordo troppe cose, davvero. Sole, sigarette, scarpe nuove talmente lucide da riflettere, fiori, silenzi, lo sguardo di mio padre. Strette di mano, la voce che non usciva, chiesa piena e testa vuota, riso fiocchi e complimenti, scarpe abbandonate, perizomi scomparsi, cravatte lanciate, molto rhum e improvvisati sodalizi alcoolici. Pomeriggio, sera, notte, luna piena, candele e bon ton, vestiti firmati su scarpe da tennis. E poi mi ricordo di una macchina con musica balcanica, per colpa di un autista letterato e innamorato di un posto e della sua musica, di me e te a casa, finalmente. Ottimo inizio, davvero. Sarebbe un peccato festeggiarlo da solo in una reception a quattro stelle.
PS: fratelli, levo momentaneamente le tende, per via di una visita nella terra di Giorgio doppia vù, in una località segreta e raggiungibile a tratti dal telefonino. Pertanto siete autorizzati a sperare che io torni, organizzando baccanali e dubbie serate. Fate scorrere molto rhum, mi servirà sentirne l’odore.
Colloquium Vitae
Carissima GR,
mi permetto di scriverti anche se ci conosceremo per la prima volta solo domani. Adoro gli appuntamenti al buio. Nel nostro caso si tratta di un colloquio di lavoro. (ma certo attenta lettrice, se domani alle tre hai un colloquio e le tue iniziali sono GR, puoi iniziare ad urlare "carrammmmmba"). Ti stimo a priori per il semplice fatto di avere passato indenne la prima selezione della Dottoressa Fussenbauer. In quanto donna rappresenti per lei il male competitivo, e come tale, merito della poltrona che il suo culo di legno occupa, puoi essere eliminata ancora prima di esistere. Invece sei arrivata fin qui, esemplare studentessa, brillante laureata, piena di hobby e interessi. Che palle! Piuttosto, credo sia necessario precisarti che la mia presenza sarà didascalica. Considerami pure un putto d’arredamento. Pensavo di venire vestito solo di un panno di lino bianco, e sdraiarmi sulla cassettiera con in una mano dell’uva e nell’altra una pergamena.
Avrebbe dovuto esserci il tuo futuro capo, che desiderava tanto una donna nel suo staff. Una questione di pari opportunità. Abbiamo già comprato alcuni extracomunitari (sai com’è ne prendi un gommone e te ne scappano metà prima di rinchiuderli in azienda), vantiamo un consistente numero di handicappati (manager esclusi), ma siamo parecchio carenti sul lato rosa del mondo. Entro la fine dell’anno un’allevatore ci ha detto che forse riesce a procurarci un trans segretaria. Amenità a parte, ti confido che in qualità del sostituto del sommo Capo sarò costretto a farti domande molto stupide, le cui risposte scontate non interessano a nessuno. La reale lista di domande da farti sarebbe: giuri che non romperai i coglioni con mal di testa, malattie, nervosismo e fidanzati fedifraghi? (ripeti: Lo Giuro!) Giuri che non rimarrai incinta in nessun caso? (Ripeti: Lo Giuro!) Giuri che cercherai di farci pesare il meno possibile il fatto che siamo tutti maschi, facciamo battute da caserma e c’è anche una piccola gara di rutti il venerdì che c’è la pizza con la coca? (Ripeti: Lo Giuro!). Orbene, dato che queste cose non si possono chiedere mi limiterò a recitare le domande che mi sono state mandate. Ti prego solo di considerare che tu, e solo tu, stai chiedendo di venire a lavorare con noi. Tocca tutti i muri, guarda i bagni, assaggià il caffè, squadra i colleghi, perchè ci passerai una vita qui dentro. Se sei convinta sappi che io rappresento un ostacolo passivo. La Dottoressa Fussenbauer ti reputa idonea, pertanto deduco tu sia bruttissima. Subirai domande in inglese, francese e spagnolo (sei tu che hai millantato due anni di Erasmus in Spagna. Due anni? Avrai limonato con mezza popolazione). Il francesce e lo spagnolo della Dottoressa Fussenbauer non le permetterebbero di salutare un bambino, quindi probabilmente non capirai la domanda. Abbozza comunque una risposta. Nessuno ti parlerà mai in spagnolo, e ho informazioni che danno il francese estinto. Ti chiederemo se sei disposta a viaggiare, a stare fuori casa, a lavorare tutta la vita attaccata la computer come se fosse un moderno catetere (invecchiando devi ricordarti di non pisciare nella tastiera). Tu risponderai appassionata. Fra un anno ti rifarò la domanda, e mi manderai a cagare (ammesso che tu sia ancora in azienda). Sarai in una bolla di entusiasmo, grazie anche alle ridenti prospettive che la Dottoressa Fussenbauer ti disegnerà con le sue dita asciutte e lo smalto bordeaux. Grazie a questo ti faremo digerire uno stipendio appena sufficiente per comprare le sigarette e un po’ di pane. Tu ti prenderai una settimana per rifletterci, io ti avrò dimenticata, finchè non ti ritroverò nel Pollaio, primo esempio di Donna Commerciale, con le occhiaie scavate per la Milano-Meda a 10km/h. Fammi solo un piacere, sii concisa, perchè il Putto Ornamentale deve fare un sacco di cose domani.
Ascoltati Colloquium Vitae (Gazzè&Mao).

