Mail allo Ignorante

Caro Lo Ignorante,
 ti scrivo sul Bradipo per una serie di motivi tra cui il fatto che non hai mai risposto a una mia mail in quattro anni. Ho sempre dubitato che tu avessi internet, ma incontrando Giulia su scambisti.com ho appurato che sei solamente pigro. Oggi, casualità della vita, si celebra la Giornata Mondiale della Gelosia. Non chiedermi perché, anche perché non essendo geloso non saprei nemmeno spiegarti in che consiste. Saltando di palo in frasca, so benissimo che chatti  tutti i giorni con mia moglie. Il vincolo matrimoniale mi ha permesso di picchiarla con un vecchio Corriere della Sera per questo, ma nel fondo del mio cuore non c’era nessuna preoccupazione. Se scopi come ragioni, sarà lei a tornare implorante da me.  In ogni caso volevo dirti che questo week end mi sei molto mancato. Dalla tua partenza per Londra non ho mai sofferto veramente la tua mancanza, ma è arrivato un momento in cui la nostalgia mi ha preso con un groppo in gola. Cosa vuoi che ti dica, la nostra amicizia nata all’ombra di un limoncello in una pizzeria Timebreak, margherita più birra cinque euro,  in circonvallazione ha conosciuto vette impensabili per altri. Che ricordi! La focaccia calda alle cinque di mattina a Cogoleto. E i culattoni che ti si strusciavano al G Lounge la domenica sera. E le nostre chiacchierate a rhum e speranza. Bei tempi. Ecco, questo week end (che vuole dire fine settimana) ti ho pensato parecchio. Di ritorno da una devastante giornata a Levanto, dove ho capito profondamente i miei limiti sportivi e mi sono limitato a remare come un balordo per scappare dai mostri marini che rovinavano sul bagnasciuga con impeto, stanco e raffreddato ( sono surfista, c’ho il fisico), mi sono lasciato trascinare dall’organizzazione dell’Ambasciatore e della Fede. Dato che la festa di Patrizia Pepe all’Exploit era abbastanza esclusiva ( e Patrizia mi aveva detto di portare qualcuno, ma pochi) la Fede ha invitato anche gli amici del liceo di suo cugino di Baranzate di Bollate. Stranamente i due organizzatori erano però dall’altra parte di Milano, in altre faccende affaccendati. E’ arrivato anche L’Elegante, che sta facendo la maturità alberghiera ed è molto impegnato tra cannelloni e besciamelle. Pensa che era vestito da giovane, e quasi riusciva a sembrarlo. Deve essere merito dell’amore che pervade la sua Grotta. Il tuo amico Krine ci ha proposto una domenica al lago, in una spiaggia carinissima con ristorantino. Pensa che figata, pagare per sedersi su un prato in riva a una pozza melmosa, con gli aerei di Malpensa che scaricano particelle di urina compressa, mentre ti fai inculare con del pesce che era fresco in Tunisia due mesi prima e che ti viene spacciato come pescato del giorno. Ero talmente eccitato dall’idea che ho portato la Signora a Melzo in piscina. Complice il grande caldo che attanaglia selvaggiamente l’hinterland, la frequentazione era ai massimi livelli. Una ordinaria domenica passata tra tatuaggi impensabili, lampadati d’annata e obese con culi che secondo me andrebbero perlomeno targati, che se santo dio sbattono contro qualcosa possono far danni. Al mio fianco Sabino e consorte e nel tardo pomeriggio l’Ambasciatore e la Fede, con vistosa occhiaia post rhum. Nelle filosofiche discussioni da ombrellone con Sabino e l’Ambasciatore abbiamo ricapitolato la difficile relazione tra D’Annunzio e Mussolini (facevo il bello ma è tutta farina dell’Elegante), abbiamo discusso di telecomunicazioni e piani di capitalizzazione, e abbiamo terrorizzato qualche adolescente tutta tanga e telefonino in coda al bar, millantando di aver contratto una vaginite argillosa facendo il bagno in un’altra piscina (usando come segno patologico la massa informe di peli e grasso che riposa sull’addome dell’Ambasciatore).   Niente di straordinario fino all’aperitivo della domenica. La Signora ha scoperto che può evitare di cucinare portandomi a queste aggregazioni di ggggiovani. Locale prescelto: Princi in corso Garibaldi. Prevedendo il fighettume mi sono permesso di indossare la maglietta più triste in mio possesso e felice mi sono diretto verso la mia dose di rhum quotidiano. Tu non sai che bella gente c’è in Corso Garibaldi. Tra i quarantenni che fingono di essere trentenni, e i trentenni che fingono di essere ventenni c’erano anche un paio di ventenni che si atteggiavano da quarantenni complice la macchina del papi. Uno sproposito di camicie su misura, jeans attillati e moto da aperitivo. C’era anche Corona, quello delle foto, che va in giro in motorino senza casco per farsi notare il meno possibile. Che figata! Poi è passata Nina Moric, o almeno così dicono: io ho visto due grandi labbra con delle scarpe con il tacco e due tette enormi avanzare verso il locale. E’ impressionante quanto possano gonfiare queste punture di zanzara. Ecco, nell’amenità del momento, avvolti da molti single che si accorgono che a quarant’anni, ma anche a trenta, sarà bello il macchinone, sarà bella la carriera, ma a Milano da single ci si può sentire davvero delle inutili appendici dei propri vestiti, Krine e Sabino mi hanno regalato alcune perle di saggezza che quivi desidero distillare anche per te. Ha iniziato il Krine, che con una improbabile canotta della salute scollata con pelo in vista sosteneva che tutto carattere di eleganza se indossato da lui, ha ricominciato con la storia dell’agriturismo. Vuole aprire questo cazzo di agriturismo in cui far sgobbare a morte i suoi. Bello vedere il luccichio imprenditoriale nei suoi occhi. E Sabino, che è da quando lo conosco che tutte le estati vuole andare con lo zaino in Spagna. E prima Valencia e adesso Barcellona. Che due coglioni. Ma prendilo, sto cazzo di Invicta viola, dico io. Invece il suo è un sogno ideale, una metafora di vita, una parafrasi del pugliese che è in lui. Non mi stanco nemmeno a evidenziare quanto la Spagna del Sud sia il miglior ricettacolo di camorristi, malattie veneree e meduse di tutta Europa. Tanto, anche quest’anno, finirà schiacciato dal peso della sua missione, chiuso in casa a scrivere qualche canzone aspettando il prossimo San Remo. Ecco, in questo allegro quadretto mi sei mancato. Eri come l’angostura sul cuba, nessuno la chiede perché nessuno conosce la perfezione se non un grande alcoolista. Ti penso happy nella city. Non ti preoccupare per loro, finché c’è Lexotan c’è speranza.
 

17 pensieri su “Mail allo Ignorante

  1. Caro Franz, a volte mi commuovi, a volte non capisco di cosa parli.
    A volte penso che i tuoi interventi, che mostrano la tua/nostra (noi chi? La Generazione X?) irritazione verso la Milano da bere ormai andata a male dovrebbero essere raccolti e pubblicati su carta, per un pubblico che non legge internet.

    Mercoledì al Surfer’s Den?

    Ciao.

    A:

    http://adriano-barone.blogspot.com

  2. 1) Adriano Barone Grande Scrittore, ma caspita che onore! Mercoledì al Den, certo! Lascia che io porti in dono anche qualche fenomenale poeta di provinicia.

    2) Lupacchiotto82. Ho detto tutto

    3) L’amico nella foto è Krine, al secolo Krinozio Rosso, figlio del Barone Rosso. Nobile ed elegante pilota di aviogetti a reazione, il nostro si è sempre distinto per aver fatto molte vittime sentimentali grazie al suo fascino africano. In questo momento è troppo impegnato a ingrassare, tanto da lasciare anche la sua fidanzata in balia degli eventi.

  3. Sigh, vediamo se ci pubblicano il primo romanzo, e poi forse potrò almeno definirmi “scrittore” con la minuscola…(anche se l’aspirazione è sempre “essere uomo e non omino”, come dicono i Casi Impossibili… ;-).
    Accetto volentieri, con curiosità e trepidazione, il tuo dono.
    Dimmi solo a che ora, more or less.

    A:

  4. Caro utente anonimo, TU cos’hai scritto? Hai scritto, non so, un saggio su Philip K. Dick, pubblicato fumetti in Italia e negli USA, scritto un corto selezionato ai David di Donatello e inserito nell’archivio del cinema storico italiano? No, perchè sai, magari sei un premio Nobel per la letteratura o hai vinto un Emmy o la Palma d’Oro a Cannes e quindi me ne sto zitto.

    In caso contrario…che cazzo vuoi?

    A:

  5. Gentilissimo Anonimo,
    mi duole dare ragione al famoso scrittore, sceneggiatore, poeta e letterato in genere, Adriano. Ma in effetti il suo rabbioso sfogo che culmina in una richiesta di selezione è da intendere in maniera molto letterale: che cazzo desideri? Quale fallo vorresti? A quale pene ti riferivi. Perchè qui tutti abbiamo capito due cose: la prima è che ignori le basi della grammatica e il difficile passaggio c+h (bacche, e non bacce), ma inoltre vorremmo tutti dare fondo alla nostra curiosità. Se sei un succiatore, nuove esperienze ben vengano. Solo se succi, eh.

  6. Viola: ti porterò le arance.

    Franz: OK, abbiam smesso di chattare qui in casa tua, Viola ora posterà direttamente sul mio blog.

    Surfer: se 22.27 è l’orario, OK.

    Ora leggo di Malaussene, ma quanto scrivi? 😉

    A:

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