Cara Diaria

Qui per portare a casa la pagnotta si fanno le ore piccole, le ore barbare, le ore infinite. E’ una cosa, mi dicono, molto figa. Tutto l’insieme, compreso l’orrendo panino di gomma e le riunioni sfiancanti. Poi uno arriva a casa e non sa più bene da che parte girarsi. Le grandi questioni filosofiche, il febbricitante dibattito politico e le alterne vicende della cronaca non ci sfiorano nemmeno, a noi che abbiamo un unico obbiettivo. Il Business. E’ tutto. Spero di tornare presto normale. Lo spero vivamente, lo desidero ardentemente, lo vedo molto lontano

Spam e altre grandi novità

Inizio da una marketta, richiesta implorando. Il 22 e il 23 settembre a Belgioioso (Pavia) va in onda la Fiera dei Piccoli Editori. L’occasione, di per se già folkloristica, prevede una succosa ciliegina sulla torta: l’emerito, moderno, gioviale, superiore Adriano Barone, scrittore e poliedrico artista, terrà un corso di sceneggiatura. Questa cosa dovrebbe far riflettere sulle grandi necessità dei trentenni di oggi: un SUV, degli ansiolitici e raccontare qualcosa a qualcuno. L’imparare a scrivere, giusto per dire, in questa dettagliata occasione ha un costo. Cento euro, tondi tondi. Ognuno ne tragga la dovuta conclusione. Le mie riflessioni sull’editoria, sul sistema, e perchè no sul mondo, verranno rimandate a data da definirsi per non inquinare le acque di questo torrente in piena. Il comunicato stampa, lungo come non mai e scritto da uno che aveva un sacco voglia di scrivere, lo trovate nei commenti. Nel contesto bucolico di Belgioioso, se proprio non siete interessati alla grande ventata di cultura e operosa italianità, potete in ogni caso tenere da conto il grande numero di trattorie e la vicinanza con Garlasco. Dicono che se al posto di Adriano Barone, il corso l’avessero tenuto le Gemelle Kappa sarebbe stato un successone stile Motorshow. Secondo il mio immodesto parere, il tran tran di Garlasco non fa più share, tanto più che è iniziata l’Isola dei Famosi. Per i cultori del genere (non dell’Isola dei Famosi) su eBay è in vendita una copia della locandina dell’evento autografata da Adriano Barone, euro cento, così mi ripago il corso. La mia lista di amici creativi, artisti, geniali, potenzialmente famosi, si allunga a dismisura, anche se il minimo comune denominatore è la sfiancante carestia di soldoni.

Per il primo anno, dopo una lunga serie risalente a qualche fidanzata fa, Cinzia Mani di Forbice non mi obbliga al Milano Film Festival. Il pogo di finti poveri, universitari cool, artisti spiantati e molti fighetti non mi vede partecipe, e la cosa non mi manca. Io sto al cinema come Taricone sta alla poesia contemporanea, come l’Erasmus alla Namibia, e il cinema non sente certo la necessità di un mio parere, pertanto continuo a guardare Harry Potter e i film in seconda serata su Rete4. Abbiamo salutato Lo Ignorante, ormai british per le enormi quantità di birra e sempre più tunisino per l’abbigliamento. Al suo fianco, al posto di Giulia, il vuoto della singletudine. Lo Elegante si presenta a mezzanotte, come la fine delle favole, erutta entusiasmo per i luoghi candidi e provinciali dai quali proviene, delira su Pantigliate, elevata a Nuova New York, e poi si defila per ritornare nella grotta. Parleremo più in dettaglio della rocambolesca vita dell’hinterland, ma non ora. El Presidente si accompagna a una dolce creatura, bella e simpatica, delicata e appropriata. Un trionfo di sentimenti, se non fosse che ella, al secolo Benedetta, appena visto Renation ha un sussulto. I due sembrano conoscersi da una vita. Il silenzio si fa di piombo, solo il molesto ciucciare di cannuccia di Pesce, che ravana sul fondo del bicchiere per raccimolare un sorso di vodka. Sguardi pesanti, occhiate dolci, un passato che riemerge. La verità, come gli stronzi, viene sempre a galla. (Si daccordo, è una brutta metafora). E’ nel salutarlo, che Benedetta compie l’errore che confessa il lungo passato: "Ciao Rocco". Rocco, al secolo Renato, annuisce. Siffredi, al secolo Rocco, non approverebbe. Ma si sa, è molto soggettivo il metro di misura dell’amore. Restate sintonizzati, nonostante questo sproloquio insulso, presto su questi schermi grandi novità, scottanti verità, attualità, Lucignolo, amore, pace nel mondo, qualche tetta, diete su misura, cura per le calvizie, viagra a 5$ e molto altro ancora.

La Parabola della Skyettezza

Sento impellente la necessità di risolvere una spinosa questione domestica, accentuata dalla permanenza forzata sul divano per tutte queste serate. Sento la stretta allo stomaco che si prova per le grandi scelte. Ho deciso che un giorno, tra qui e la fine dell’anno prossimo, ammesso che grandi cambiamenti climatici, rivoluzioni, o svolte impensabili, non si pongano a ostacolo, mi faccio Sky. Senti come suona bene: "mi faccio Sky". Avverto il bisogno anche io di ricevere TelePace e PugliaChannel, e per di più in digitale. Solo che non vorrei che tutto finisse come Fastweb, che da fuori sembra un meraviglioso paradiso pieno di succulente occasioni, vergini ricoperte di latte e miele, tabacco che cresce spontaneamente, si tosta e si arrotola da solo, vino che scorre dalle fonti e Valentino Rossi che gironzola nudo mentre parla al telefono. Io, succube del brand, non passo a Tim per non offendere Vodafone, la mia famiglia. Io a queste cose ci do un peso. Ma, dopo attente analisi del mio conto in banca, ho scoperto che la mia fedeltà, espressa con semplici canoni fissi e una tantum, potrebbe non essere ripagata. Mi sto trasformando, forse complice la Crisi dei Mutui, o forse Corona a Garlasco, in un consumatore consapevole.

Skynterinale:"Buongiorno, Sky!"

Franz:" Vorrei abbonarmi"

S (parlando sottovoce): "Oh, ragazzi, c’è un volontario. Tirate fuori il salame e le bottiglie di rosso. Si? è ancora lì?"

F:"Dicevo, vorrei abbonarmi!"

S:"E’ al corrente di tutte le offerte disponibili, tipo decoder gratis, parabola a salasso, calcio si cinema no, HD ma non troppo, film ma non tutti, eccetera?"

F:"Mah, vorrei qualche consiglio, per iniziare".

S:" Benone. Iniziamo dal calcio. Il pacchetto costa una follia, però può seguire il Caltanissetta in trasferta. Dico Caltanissetta per dire. Ci sono tutte le squadre possibili dell’universo, compresa la Niupi di Holly. Lei è tifoso?"

F:" No, in verità no".

S:" Ah, benone. Pallamano, rugby, pallanuoto, tennis, tennis da tavolo, sci, sci di fondo, sci alpinismo, monosci, sci d’acqua, biliardo, scopa, tre sette, briscola, briscola chiamata, rubamazzetto, biglie?"

F:" No nemmeno".

S:"Ah, benone. Allora la cosa che le interessa è il pacchetto Cinema, tutti i film in prima visione, senza pubblicità".

F:"Tutti tutti?"

S:"Ah benone, allora lei è un grande appassionato di cinema! Quanti film guarda durante la settimana?"

F:"Bah, settimana?"

S:" Si, insomma quanti film guarda in media?"

F:"Due, forse tre".

S:"Al mese?"

F:"All’anno".

S:"Ah benone. Allora è sicuramente molto interessato ai moltissimi canali tematici".

F:"Qualcosa sui libri?"

S:"Libri?"

F:" Libri"

S:"Ah benone, allora è una persona dotta. Abbiamo molti canali tematici. Ad esempio Gambero Rosso, approfondimenti sull’alta cucina con uno sguardo alle tradizioni locali"

F:"Roba meno chic?"

S: "Sky-scetta, il canale tematico sulle mense aziendali".

F:"…"

S:" E poi c’è <Sky l’ha visto?> il canale dedicato ai tecnici fantasma di Sky. Senza tener conto di <Skyodati dal divano, ciccione> il canale per tenersi in forma. E poi <Skyatta musulmano> il canale di approfondimenti politici curato dall’onorevole Borghezio. E’ ancora lì?"

F:"Si senta, il pacchetto base quanto costa?"

S:"Pacchetto base? Ha detto Pacchetto Base? Brutto pezzente, infame insetto metropolitano, tu vuoi avere l’Alta Definizione, le inquadrature delle mutande di Materazzi, il rugby che fa tanto figo, con un Pacchetto Base? La gente come te dovrebbe morire fulminata dal cavo antenna".

F:"…"

S:"Mi scusi, è un periodo in cui sono molto sotto pressione. Qual’è la sua trasmissione preferita?

F:"La Vetrina dell’Auto"

S:"…"

F:"E’ ancora lì?"

S:"…"

F:"Pronto?"

clicca qui per scarica la sigla della Vetrina Dell’Auto, manifesto di quello che la parabola non potrà mai darci.

Un ringraziamento dalla vostra Rosy, e rimanete sintonizzati sulle grandi occasioni!

Baffo, Tabacco e Venere

Tenendo stretto il plaid dell’Ikea, che vanta di non aver mai visto ne lana ne cotone ma di contro scalda come una stufa, mi stavo apprestando al tragitto più cool di questa settimana, ovvero la direttissima divano – tazza del cesso, armato di quattordici riviste, otto sigarette e acqua zuccherata, per emulare il tabaccaio che si è autosequestrato. Stavo giusto giusto per mandare un messaggio a mio padre, dove richiedevo almeno una ventina di euro come riscatto, o in alternativa una decina di rotoli di carta igenica, quando ho ricevuto la folgorante telefonata di Adriano Barone, il Moderno Scrittore. Tale evento è da considerarsi particolarmente raro, essendo il nostro doviziosamente rabbino e perennemente impegnato nelle sue due grandi attività: fare l’amore e raccontare, disegnare, dipingere, schematizzare di quando ha fatto l’amore. Adriano è artista poliedrico, nel senso che fa quattordici cose contemporaneamente, con obbiettivi sempre più ambiziosi e artisticamente appaganti. Siccome il mio umore era fortemente debilitato dalla costante presenza della suddetta tazza del cesso nella mia vita, ormai non più come comparsa ma come protagonista assoluta delle mie malandate serate, ero predisposto, orientato, diciamo fortemente sensibile alle riflessioni epocali. Quei rari momenti in cui, dinnanzi allo specchio, con la faccia gialla e l’occhio pallido, ti osservi e ti poni delle grandi domande. Momenti ai quali, solitamente, segue una sensazione sconfortante di anticipata sconfitta. Attimi simili ai secondi fulminei della notte di San Silvestro, in cui decidi di smettere di fumare, di smettere di mangiare, di smettere di odiare, di amare, di cambiare lavoro, di cambiare stile di vita, di cambiare look. La naturale predisposizione dell’uomo al fallimento prevede che con poco magone e molta oggettività, già al tre di gennaio il montante ottimismo e il vento di cambiamento, rientrino nei ranghi, assorbiti come una sbornia e relegati al prossimo capodanno. Orbene, con rinnovata forza d’animo, in preda a un raptus forse dovuto all’eccesso di vitamine e di fermenti lattici che drogano il mio corpo, ho rispolverato settantaquattro degli ottantasei progetti seduti. Alla mistica serata sono seguite due grandi giornate, in cui Ennio Doris e il povero poeta Euronics mi facevano ridere per il loro sciapo ottimismo. Animato dalla febbre creativa, o forse dalla febbre intestinale, armato di ottime intenzioni e di carta e penna, ho dato una svolta a questa esistenza. Uno dei capisaldi di questo cambiamento è anche il simbolo di questa lotta contro l’uniformità della nostra generazione, schiava dell’happy hour e del mojito serale. Io non morirò pieno di mojito, ricordato per le mie snikers o per la mia potente macchina metallizzata. No, non lo farò. Io morirò molto più in alto. Io morirò, e confido che questo accada fra una settantina d’anni, tra il nutrito gruppo di coloro che qualche cosa lo hanno fatto. Io non scomparirò dalla collettiva memoria come una brutta esclamazione di Bossi, no. Io non lascerò che tutto questo relativismo, queste battaglie insipide e decisamente inutili, questo affannarsi per un posto più stiloso, per una casa meglio arredata, per uno stipendio meno penoso, dicevo io non lascerò che questi piccoli e insignificanti problemi mi accompagnino nella tomba. Io non morirò per essere ricordato come un mediocre sportivo, un discreto manager, un simpatico papà. un bonario pensionato. No, io non morirò così. Io darò ascolto alla mia voce interiore. Tanto per iniziare io morirò con i baffi. Perchè da qualche parte bisogna pur iniziare, e il baffo è un buon punto di partenza. Ecco, io mi rifaccio una vita con i baffi. Addio passato noioso e nebbioso senza baffi. Domani è un altro giorno, largo al baffo. Perchè questa striscia di morbido pelo, ingiallita dal tabacco e ammorbidita dal rhum sia solo l’inizio della rivoluzione. La rivoluzione del baffo.

Disclaimer: tra le patologie collaterali della continue febbri ci sono, è documentato, anche numerose forme di delirio e di dissociazione. Ma il baffo no. Non me lo tirerete via. Il baffo diventerà il mio orgoglio. E, mi sento di aggiungere, berrò anche molta Moretti. E comprerò libri su Dalì. E guarderò solo gli episodi di NCIS dove Jethro ha i baffi. Perchè il baffo è la vera e nuova forma d’Arte. Nel frattempo giovedì rincasa dalla soleggiata Londra Lo Ignorante, che in qualità di mio psicologo di fiducia potrà consigliarmi quali medicinali assumere per tamponare i mancamenti nel periodo di crescita dei baffi.

Rido sotto i baffi delle vostre vite, rasati amici del Mach3Turbo. Siete dei poveretti.

Il possibile dopo l’impossibile, per cortesia

Il mio medico della mutua, nella sua proverbiale pazienza, sottolinea al telefono che la mia è semplice influenza intestinale. L’esercito di batteri che popola le mie cavità sembra superare con brillante sagacia le prove che sotto forma di pillole, provo ad inviare. Ho uno stretto rapporto con il cesso, motivo per il quale mi sto facendo una cultura con Quattroruote, il catalogo Ikea 2008 e svariati Panorama Viaggi di ere remote. Togliermi i latticini e le verdure significa togliere il 95% del mio piano alimentare. Mi nutro di riso e gallette, la cosa più alcoolica che sopporto è il thè deteinato senza zucchero, in generale mi sento uno sballo. In questo quadro va aggiunto che una persona normodotata dovrebbe essere infilata in un flacido divano a tre piazze, imbambolata su RaiSport, immersa nel tentativo di recuperare le comuni radici con il basket o con la pallamano. Il tempo, scandito da baritonali rutti e grattate di pancia, scorre lento fino alla cena, in cui un sommo piatto di riso bianco in bianco, riporta la tristezza. Invece sono qui, infilato in una cravatta azzurra come le occhiaie, bevo thè della macchinetta e sorrido lentamente mentre mi parlano.  Mi sogno il divano, ma tra di noi c’è una tangenziale infinita. Sarò ancora più felice domani, seduto in economy con un tramezzino al pollo in mano, mentre a 12.000 metri proverò l’ebrezza di sapere come si rutta senza farsi vedere.  Brindando in mio nome aiuterete la mia anima a tirare il week end, che come nelle migliori tradizioni vedrà due grandi protagonisti: il divano e il termometro. 

Degli uomini fedeli e degli altri animali che abbaiano

Partendo dalla fine, possiamo dire che l’uscita di scena è stata degna dell’importante titolo di "sesto membro della famiglia" conferitole da mio padre qualche anno prima. In verità, La Micia, di questioni nobili non deve esseresene fatte troppe. Non vedendo più mia madre per casa ha semplicemente smesso di mangiare e ha iniziato a piangere ai piedi del letto vuoto con un lamento basso e continuo, una specie di tantra. Contestualizzando il periodo, si può dire che io e mio padre, uomini di roccia, avevamo le capacità emotive decisamente sotto tono. Ci bastava guardarci per piangere sommessamente. In questo allegro e sereno clima, il gatto che si lamenta sei ore al giorno lasciandosi morire ai piedi di un letto era solo un sapiente tocco di un regista polacco neo realista. La Micia incarnava già nel nome le sue innate doti creative. Di felino aveva mantenuto solo le grasse sembianze. Assomigliava a una coperta riscaldata della Beghelli. I suoi movimenti erano ridotti allo stretto necessario per mangiare, dormire, pisciare e ricevere le dovute attenzioni da parte di mia madre, unico membro della famiglia al quale erano riservate delle espressioni di tenerezza. Alle mie scarpe da tennis era conferito il prestigioso e selettivo premio "vomitino nella scarpa", mentre le mie felpe da sfigato rapper padano erano oggetto di eccessive attenzioni e venivano sapientemente dilaniate. Con queste premesse, la nostra relazione non è mai decollata. Anzi, per dimostrarmi il massimo disprezzo, era solita scendere dal divano quano mi ci sedevo io e uscire dalla cucina quando entravo io. Con la nascita del primo, paffuto, scandalosamente biondo, nipotino, La Micia è passata in secondo piano. Per rispondere al calo di share, la sua campagna è stata pragmatica e concreta. Un advertising molto semplice, consistente nel pisciare per tutto il perimetro del corridoio, e una campagna media incentrata sulla distruzione di tutti i soprammobili accessibili, tra cui l’orrenda zuppiera di porcellana retaggio di qualche zia zitella, che come un trofeo accoglieva gli ospiti all’ingresso. Di tutta risposta mia madre, troppo nobile e innocente per capire il sadico movente, cominciò a supporre strane malattie, tutte confermate dal veterinario, che iniziava grazie a noi l’hobby delle cabrio. La Micia diventò quindi intoccabile, malata immaginaria ma con una cura molto reale. E’ stato solo il rischio di finire la  vita a prosciutto magro e latte, che ha misteriosamente guarito l’animale. Perchè pur di tornare alle crocchette Friskies, smise misteriosamente di pisciare come una fontana e si disinteressò della paccottiglia immobiliare.

Ecco, da questo vissuto, e dalla convivenza con Pascal, splendido golden retriver, ho capito definitivamente di essere dalla parte dei cani. Del cane non amo solo l’immortale eleganza, la curiosità e la territorialità. E’ la fedeltà che mi ha sempre lasciato di stucco. Credessi nella reincarnazione, mi sollazzerei con la certezza di essere stato un labrador di qualche nobile inglese di inizio secolo. Pascal era dotato di tutto tranne che della parola, come è consuetudine tra i cani. Ed era estremamente comprensivo, quando lo costringevo a lunghissime uscite per pedinare qualche mio amore eterno dell’epoca. Fungeva alla perfezione come arma da baccaglio. Si avvicinava alle ragazze, seguendo il mio medesimo criterio di selezione, e scodinzolando mi aspettava. Questo è quello che mi è venuto in mente ieri, mentre con la Kaffettiera Panzer attraversavo Milano sotto il trailer del Diluvio Universale. Volevo scrivere qualcosa sulla fedeltà, e nel mettere insieme le idee nel cervello inzuppato mi sono venuti in mente cani e gatti. E il mio essere dalla parte del cane, in qualche modo ne ho la certezza, è anche dovuto al mio essere più cane che gatto. Troppa carne al fuoco per un venerdì, mi limito ad assecondare il flusso, senza più la speranza di scriverci un beneamato cazzo. Se fossi stato un cane avrei voluto un nome del tipo Sansone. O anche Tiberio. Uno pensa di scrivere un racconto, e per di più sulla fedeltà, e si trova in mano il nome di un cane.

Deciso, lo chiamo Tiberio

Materassi senza assi sono come farfalle senza palle

Leggere, dicono, rende gli uomini diversi.

H1:"Hei Franz! Bellissime le treccine bionde! Eh, caspita che muscoli che ti sei fatto. Ma come hai fatto?"

F:" Ma niente, in questi giorni ho letto il libro di Corona".

H1:"Figo".

F: "Ah si, fighissimo".

Una diversità, questo è documentabile, non fisica ma mentale.

Non è però appurato se questa diversità si evidenzi in meglio o in peggio. Non è, se proprio vogliamo, nemmeno chiaro cosa sia il Meglio e cosa il Peggio. Non è chiaro nemmeno l’oggetto della materia. Insomma leggere rende differenti, ma leggere un libro di Corona oppure La Democrazia in America di Toqueville è la stessa cosa?

H1:"Perchè ti accanisci contro il libro di Corona? A me è piaciuto"

F:"Fottiti, figlio di puttana".

Leggere apre la mente al dialogo con altri esseri umani. Leggere, dicono, è meglio di un sacco di cose, reputate peggiori in quanto meno arricchenti per la vostra mente. Ad esempio, leggere è meglio di giocare compulsivamente a Pro Evolution Soccer. Leggere è meglio di molte delle cose che rientrano nella categoria "divertenti".  Ecco, leggere è meglio che bruciare le formiche o fare una gara di sputi controvento. Ammesso che sputare controvento sia una cosa non indispensabile nella vostra vita. Non è dimostrabile, ma è credenza diffusa che i grandi Uomini Della Storia, quelli per dire che hanno costruito, ingrandito, migliorato l’umanità (Aristotele, Gesù, Costantino, Alessandro Magno, Galileo, Freud, Marconi, Giovanni Paolo II, Zu Binnu eccetera eccetera), abbiano letto molto. Forse ai tempi di Gesù il semplice acquisto di un libro era decisamente più difficile di oggi.

Gesù:” Salve, desidero acquistare un libro”

Bibliotecario di Gerusalemme: “ Dica pure il titolo”.

G:”Il Vangelo di San Matteo”

BG:”Guardi, nel catalogo non è presente. Sa l’autore?”

G:”Dio, cioè Io”.

BG:”Prego?”

G:”Niente. Ha mica qualche giallo?”

BG:”Quest’anno no. Dovrebbe uscire fra due anni l’autobiografia di Erode. Due copie. Una non è ancora stata venduta. Gliela prenoto?”

G:” No guardi, ripasso tra due o tre anni a vedere se è arrivato qualcosa d’altro”.

Sarebbe estremamente complesso, lungo e intelligente, il continuare questo discorso, impelagandosi in questioni di spessore. E si dovrebbe passare per i personaggi che hanno dato una svolta al leggere (Gutenberg, Rosseau e Taricone). Tutto questo per spiegare la riflessione che ieri sera mi colse (l’uso del passato remoto, o meglio l’abuso, è dovuto a Fifa 2001 e a Civilization III) tra le 23.00 e le 23.04, tra il bianco del soffitto e il verde della tenda. Ho tra le mani “Un Materasso Nuovo”, e ho la percezione che si tratti di uno di quei libri che possono fare molto bene (o molto male, dipende dai punti di vista). Credevo, nel senso che ero fiducioso di, poter leggere molto quest’estate. Credevo anche in molte altre cose. Poi di solito passa. Sicché, a un anno esatto dal mio primo giorno da sposato, mi trovo tra le mani un libro scritto da uomini, che parla di uomini, che si credevano uomini e si riscoprono ancora più uomini grazie alle loro donne. (Nel caso di Sedaris, la frase finisce ancora con “uomini” al posto di “donne”). Racconti corti per un grande argomento, come il pennello Grande (o il grande pennello, ora ammetto di non aver mai letto fino in fondo quel libro). Da quando vivo con la Signora, deludo un grande varietà di conoscenti, uomini e donne nel risponder al loro scettico “hey, allora come va?” con un sincero e innocente “bene”. Una convivenza può andare, al massimo, “benino”. Bene è inconcepibile. Bene, parlando di una convivenza, è una parola vietata, non giovane. L’argomento, che passando tra giovani coppie scoppiate e single che si ammazzano di paranoie, toccherebbe una gran varietà di concetti profondi, non è adatto alla maggior parte dei lettori quivi capitati, che desiderano concetti brevi, frasi ad effetto, donne nude, suonerie gratis. La gelosia fa a pugni con gli sfondi gratis (e anche con l’amore). Eppur, mi piacerebbe, a quasi un anno dal giorno dopo il nostro matrimonio, dare quelle vibrazioni positive, quel grande casino, quella fantastica sorpresa nel sorprendersi davanti a una tazzina di caffè. Ma siamo qui per altro. Quando un libro dimostra, fin dal suo inizio, una così grande capacità, è necessario consigliarlo. Leggilo, in bene o in male un qualche effetto ti farà.

Postilla per single: l’autrice di Sex and the city è felicemente sposata, vive in un cottage tutto bianco con l’edera e i gerani. Forse per questo le viene facile dire che è stupendo trovarsi in coda all’Esselunga con una porzione singola di lasagna, per l’ennesima serata blockbuster+lasagna+amarezza.

Postilla per anime in coppia: questo libro non risolverà la gran parte dei problemi, come peraltro questo sito non cambierà le vostre vite. Pertanto, regalarlo al compagno o alla compagna non genererà lo spostamento del dentifricio, l’abbassamento della tavoletta, l’allungamento delle prestazioni, il miglioramento della pasta scotta e rancida e la crescita delle tette. Non accadrà nemmeno che il bucato si farà da solo o che la mattina il suo alito non si avvicini pericolosamente all’odore di raccolta differenziata. Nessuno è perfetto.

Postilla per alcuni: non compratelo, perchè sarà uno dei miei cavalli di battaglia a Natale.

 

 

Onde Sulle Sponde

Una delle attività principali dei pochi reduci presenti nel Pollaio è l’adorazione tantrica del fax e della casella mail. Tale esercizio, che li vede in raccoglimento silenzioso con la schiena curva sull’oggetto plastico, vorrebbe avere come risultato la produzione magica di ordini. Ogni lucetta che si accende è presagio dell’arrivo di un possibile messaggio. I più anziani sciamani commerciali spezzano le mine delle matite e le riversano nei bicchieri del caffè per la lettura dei fondi. I più rilassati occupano le lunghe pause con estenuanti parite di Pinball. Nel mio piccolo, attendo al mio compito di Plenipotenziario. Ho tutti i poteri. Posso fare quello che voglio di chi voglio. Mancando però all’appello la lunga catena alimentare del marketing, fatta di stagiste, segretarie e account, al massimo posso scrivermi da solo una lettera di richiamo. Il mio Illuminato Leader viene regolarmente aggiornato sul niente che accade. Nelle nostre telefonate la fanno da padroni i lunghi silenzi, come due innamorati che si devono lasciare. Le poche riunioni indette sono disertate. La scusa ufficiale è nel numero di mail in attesa di essere lette. Io ne ho 171. Fermarsi al numero in grassetto è però una grande ingenuità; infatti con una grossolana analisi possiamo, escludendo lo spam, scendere a 24. Escludendo decisioni che non posso prendere da solo, scendiamo a 11. Escludendo le mail inutili, scendiamo a 5. Una delle quali evidenzia la pericolosa incrinazione del mercato indiano. Il che prevederebbe un MM (marketing meeting) seguito da un AP (action plan). Distrattamente passo verso la scrivania del responsabile area. E’ infossato nella poltrona, abbronzato come una bistecca grigliata, con il corriere.it spalancato sul monitor. Bofonchio qualcosa, risponde qualcosa. Siamo concordi che la cosa richieda un EPM (evaluation pre meeting) (non ho voglia di fare un cazzo, possiamo rimandare il meeting?). Scrivo al Capo che non ho voglia di occuparmene, tantomeno di andarci, i prodotti vanno di merda perchè sono una merda, e vorrei un aumento. ("la spinosa e allarmante discesa dei fatturati nell’area indiana richiama alla necessità di una revisione della campagna media e di una urgente azione di fortificazione del brand, tramite visita diretta agli opinion leader precedentemente contattati, che eseguirò non appena data la Sua autorizzazione. Tali azioni, da ritenere della massima urgenza, sono da concordare con la Direzione e pertanto rimandate al rientro generale. Rimango in attesa di proposte di azioni contenitive da girare al National Account (che adesso sta dormendo appoggiato al fax)").

Mi sono fatto myspace, che fa tanto hardcore. Ho una pagina, e un blog, che con originalità si chiama IlBradipo v 2.0. E se nella vita sono nessuno, qui ho delle amicizie davvero influenti. Clubdogo, Nofx, Sandrone Dazieri, tanto per dire. Mica frottole. Sulla mia pagina personale, ammesso che siate in grado di trovarla, suona la canzone di Sabino (marketta), che quando sarà famoso mi potrà ripagare di tutto questo push. Essendo da un paio di giorni oggetto del desiderio di un paio di froci che mi scrivono gioiosi complimenti sulla mia scrittura con l’obbiettivo di colonizzarmi l’ano, non pubblico l’indirizzo. Sono, purtroppo, nella fase di innamoramento con una femmina. In questo mio periodo di eterosessualità pratico anche la fedeltà alla suddetta femmina. In cambio me ne viene, a quanto pare, altrettanta fedeltà e favori sessuali. In quest’ottica di monogamia etero non riesco a vedere spiragli per voi due, anche se vi ringrazio per i complimenti. A latere sottolineo che già possiedo un amico che sarebbe disposto ad amarmi girato di spalle, il quale tra l’altro diverrà presto o tardi un grande scrittore (trovate il link nel menù). Pertanto preferirei concedermi a lui, se mai dovessi sentirne la necessità. Grazie ancora per le lodi, in particolar modo a xxxxxx84. Come Memo Remigi, ho fan di tutte le età e di ogni spessore.

(riguardo alla foto, ne esiste una versione integrale nella quale presentiamo al pubblico la nostra nudità. Tale foto ha un prezzo. Molto alto. Con un particolare sconto ai miei due amici segreti se promettono di spostare le attenzioni sui due restanti uomini. Di cui uno, tanto per dire, è pilota d’aerei. L’altro è nella pubblicità, cavalca con successo l’onda milionaria. Le trattative sono riservate. Il pilota è, vi dico solo questo amici telespettatori, più volte menzionato nelle guide Michelin, come attrazione pubblica. Possono essere venduti separatamente. Per il modello depilato occorrono due settimane. Consegna in tutta Italia. Approfittatene amici, solo per oggi aggiungiamo il copriletto in lana merinos, per le caldi notti d’autunno, e il poster di Scamarcio con la faccia intelligente (unico))

Sardinia has the sun 350 days

Il maestrale è il vento più potente del Mediterraneo. Soffia da secoli, affossando il mare, incendiando le colline e distruggendo il cielo. Le nuvole passano veloci, lasciando pochi sprazzi di sole per il popolo di questo pezzo di Sardegna. L’attesa, dicono che il maestrale duri tre giorni, è fatta di salame, cacio, sigarette e tentativi. Quest’anno impera il megafono da spiaggia, ultima frontiera dell’identificazione del terrone marino. Ovunque andiamo c’è gente, impegnata nello stancante mestiere del rilassarsi. Il vento ci ha portato Krine, con un improbabile costume brasiliano e le occhiaie scavate per il traghetto. La formazione completa vede Renation in un pericoloso stato di salute. Per dovere di cronaca menziono il dito indice del piede fratturato e dalla invitante conformazione a salsiccia, il collo bloccato e la schiena dolente. Le ragazze hanno da sempre quella atavica pazienza che permette di sopportare il ciclo, che consente incredibili sedute sotto il sole cocente. Cuociono a fuoco lento, impanate con misteriosi olii dal profumo mentolato e dal costo superiore al barile di petrolio. Qui si tenta, insomma, di sbarcare il lunario, tra sedute di wind surf e partitelle di calcio con i senegalesi, che abbandonano gli occhiali a mascherina e dimostrano una innata capacità nel maneggiare la sfera. In moto tutto sembra scorrere più semplice, ed è un piacere osservare le station stracolme infossate in code inutili sotto il sole del tramonto. Assistiamo impotenti ai flussi di cronaca nazionale, portata dal giornale letto in spiaggia, decisamente preoccupati per le sorti di Valentino, che evade il reddito di uno stato medio africano. Godiamo dell’insabbiamento del caso Mele, ci trastulliamo nel lento oscillare dei prezzi della benzina, tra le polemiche populiste che non tengono conto delle tasse fasciste. Insomma, viviamo di colori, profumi, e pelle calda. Facciamo il possibile…

Qua perdi tempo

La fine attività del preparare il bagaglio, resa ancor più piacevole dal dover infilare mutande e libri in due bauletti di plastica, è l’ultimo gesto di questa giornata. Insieme a svariati milioni di sfigati domani parto. La lista è elastica, come una fisarmonica si sgonfia all’occorrenza. Il numero di mutande è conseguente al numero di libri, che è legato alle magliette, le quali dipendono direttamente dalle scarpe. Due i più grandi problemi: il necessaire e i maglioni. Per i maglioni ho risolto con il vecchio metodo del migrante calabrese: metto tutto addosso, uno sopra l’altro. Il necessaire, forbici, coltellino, torcia, schiuma da barba, ckone, eccetera, sarà sostituito con il mio nuovo acquisto (di cui sopra una diapositiva). Le cose più importanti mi seguono nel vecchio zaino rosso scolorito che fedele mi accompagna dal 1999, trasportando sempre la cassaforte dell’anima. Infilandoci il portatile, l’ipod, due quaderni con una penna fine blu, filtrini cartine e tabacco, cinque libri, due o tre pezzi da cento, un’accendino che abita nello zaino dalla sua nascita e che risulta inutilizzato da Ios 2000, una grande base di sabbia proveniente da mezzo mondo che contiene il tutto con effetto imballante.

Questo posto chiude, come di consueto, per il tempo necessario. Al mio ritorno in qualche modo lo riaccenderò.

tu che ami gli incensini e che ogni due ore cambi religione o santone sarai contento di sapere che anche io ho un tantra da sviluppare in queste due settimane. Ovviamente non te lo dico, ti porterò gli effetti.

Fratelli, sorelle, bevete per me, brindate al nostro ricordo, aspettate il ritorno per la gioia di Bacco e Venere.

Rivederci sarà già una vittoria