Baffo, Tabacco e Venere

Tenendo stretto il plaid dell’Ikea, che vanta di non aver mai visto ne lana ne cotone ma di contro scalda come una stufa, mi stavo apprestando al tragitto più cool di questa settimana, ovvero la direttissima divano – tazza del cesso, armato di quattordici riviste, otto sigarette e acqua zuccherata, per emulare il tabaccaio che si è autosequestrato. Stavo giusto giusto per mandare un messaggio a mio padre, dove richiedevo almeno una ventina di euro come riscatto, o in alternativa una decina di rotoli di carta igenica, quando ho ricevuto la folgorante telefonata di Adriano Barone, il Moderno Scrittore. Tale evento è da considerarsi particolarmente raro, essendo il nostro doviziosamente rabbino e perennemente impegnato nelle sue due grandi attività: fare l’amore e raccontare, disegnare, dipingere, schematizzare di quando ha fatto l’amore. Adriano è artista poliedrico, nel senso che fa quattordici cose contemporaneamente, con obbiettivi sempre più ambiziosi e artisticamente appaganti. Siccome il mio umore era fortemente debilitato dalla costante presenza della suddetta tazza del cesso nella mia vita, ormai non più come comparsa ma come protagonista assoluta delle mie malandate serate, ero predisposto, orientato, diciamo fortemente sensibile alle riflessioni epocali. Quei rari momenti in cui, dinnanzi allo specchio, con la faccia gialla e l’occhio pallido, ti osservi e ti poni delle grandi domande. Momenti ai quali, solitamente, segue una sensazione sconfortante di anticipata sconfitta. Attimi simili ai secondi fulminei della notte di San Silvestro, in cui decidi di smettere di fumare, di smettere di mangiare, di smettere di odiare, di amare, di cambiare lavoro, di cambiare stile di vita, di cambiare look. La naturale predisposizione dell’uomo al fallimento prevede che con poco magone e molta oggettività, già al tre di gennaio il montante ottimismo e il vento di cambiamento, rientrino nei ranghi, assorbiti come una sbornia e relegati al prossimo capodanno. Orbene, con rinnovata forza d’animo, in preda a un raptus forse dovuto all’eccesso di vitamine e di fermenti lattici che drogano il mio corpo, ho rispolverato settantaquattro degli ottantasei progetti seduti. Alla mistica serata sono seguite due grandi giornate, in cui Ennio Doris e il povero poeta Euronics mi facevano ridere per il loro sciapo ottimismo. Animato dalla febbre creativa, o forse dalla febbre intestinale, armato di ottime intenzioni e di carta e penna, ho dato una svolta a questa esistenza. Uno dei capisaldi di questo cambiamento è anche il simbolo di questa lotta contro l’uniformità della nostra generazione, schiava dell’happy hour e del mojito serale. Io non morirò pieno di mojito, ricordato per le mie snikers o per la mia potente macchina metallizzata. No, non lo farò. Io morirò molto più in alto. Io morirò, e confido che questo accada fra una settantina d’anni, tra il nutrito gruppo di coloro che qualche cosa lo hanno fatto. Io non scomparirò dalla collettiva memoria come una brutta esclamazione di Bossi, no. Io non lascerò che tutto questo relativismo, queste battaglie insipide e decisamente inutili, questo affannarsi per un posto più stiloso, per una casa meglio arredata, per uno stipendio meno penoso, dicevo io non lascerò che questi piccoli e insignificanti problemi mi accompagnino nella tomba. Io non morirò per essere ricordato come un mediocre sportivo, un discreto manager, un simpatico papà. un bonario pensionato. No, io non morirò così. Io darò ascolto alla mia voce interiore. Tanto per iniziare io morirò con i baffi. Perchè da qualche parte bisogna pur iniziare, e il baffo è un buon punto di partenza. Ecco, io mi rifaccio una vita con i baffi. Addio passato noioso e nebbioso senza baffi. Domani è un altro giorno, largo al baffo. Perchè questa striscia di morbido pelo, ingiallita dal tabacco e ammorbidita dal rhum sia solo l’inizio della rivoluzione. La rivoluzione del baffo.

Disclaimer: tra le patologie collaterali della continue febbri ci sono, è documentato, anche numerose forme di delirio e di dissociazione. Ma il baffo no. Non me lo tirerete via. Il baffo diventerà il mio orgoglio. E, mi sento di aggiungere, berrò anche molta Moretti. E comprerò libri su Dalì. E guarderò solo gli episodi di NCIS dove Jethro ha i baffi. Perchè il baffo è la vera e nuova forma d’Arte. Nel frattempo giovedì rincasa dalla soleggiata Londra Lo Ignorante, che in qualità di mio psicologo di fiducia potrà consigliarmi quali medicinali assumere per tamponare i mancamenti nel periodo di crescita dei baffi.

Rido sotto i baffi delle vostre vite, rasati amici del Mach3Turbo. Siete dei poveretti.

9 pensieri su “Baffo, Tabacco e Venere

  1. …agghiacciante…però si dice che di solito sulla tazza vengono le grandi illuminazioni, quindi fai bene a seguire la tua luce interiore e fare ciò che dice.

    Poi però devi pubblicare le foto!!!

    B guarigione! 🙂

  2. signori, amici, compagni di ventura…giovedì sera discendo a voi.
    vorrei tirare tutti in mezzo per un cuba venerdì sera.
    ho bisogno di certezze, conferme, rassicurazioni, confidenze e consigli….insomma ho bisogno di ubriacarmi!!
    A presto…a prestissimo
    l’ignorante

  3. Fratello,
    nel tuo nome abbiamo più volte brindato nel silenzio e nella solitudine. Sarà un piacere farlo con te.
    Magari, un giorno lontano, risponderai anche alle mail, e allora farai un grande passo avanti.

    IGNORANTE UNO DI NOI

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