A proposito.
il surf non ha una data di nascita, e come molti sport di nicchia, prima di conoscere il successo attraversa fasi alterne. Come dimostra la foto qui sopra (1941), è comunque più vecchio di quanto si possa pensare. In quarant’anni di storia certificata ha subito diverse evoluzioni, nei materiali, grazie alle tecnologie, di conseguenza negli stili e nelle performances. Quello che è sicuro è che il surf da onda ha mosso diverse generazioni, senza motti politici o religiosi, attraverso una vera e propria rivoluzione silenziosa. La cultura surfistica ha le sue fondamenta nella spregiudicata ricerca di alcuni giovanotti tutto pettorali e costumini aderenti volta a superare i limiti. Si passa dal longboard, tavola lunga e larga (specialmente agli inizi) ai moderni shortini, tavolette mignon dalle prestazioni incredibili. Lontano dalle scene e dalle mode, gli adepti dell’onda hanno potuto elaborare una vera e propria filosofia di vita. Se è vero che al centro di tutto c’è uno sport difficile, la cui preparazione richiede sforzi degni dei nostri migliori palestrati, tutto intorno alla "giornata di mare" si crea un modo surreale e marecentrico. Il mondo del surf gira intorno alla spiaggia, che sia per una surfata o per una festa. I ritmi sono completamente diversi. Levatacce per le mareggiate e feste in pieno pomeriggio. Come sia diventato moda è facile spiegarlo ritornando al fatto che tutto ciò che affascina è un buon business. inutile procedere nella noiosa spiegazione. A monte di tutte le gare, di tutti i bicipiti, di tutte le marche e di tutta la moda, rimane una sostanziale differenza con gli altri sport da tavola. Se è vero che il windsurfista sceglie indifferentemente il mare o il lago e lo snowborder non è sempre un amante della montagna, il surfista ha un legame inossidabile con il mare. Dal mare dipende, con il mare interagisce, per affrontare il mare si prepara, ed è il mare a fargli male o a regalare adrenalina. Il Mare. Il Viaggio. Qui mi fermo davvero.
Alle spalle del primo starsfucker attack vorrebbe esserci una festa surfers, nello spirito e nel modo. Un’isola a Milano per divertirsi. Punto. Bevendo, ballando, parlando, guardando. Una festa. Quasi verrebbe da specificare anche sulla locandina: lasciate tutto voi che entrate. Spogliandovi di tutti i luoghi comuni. Provandoci almeno. Questo è il senso della serata.
Per capire a cosa si ispira la serata, l’idea di Viaggio, l’idea di Spot, l’idea di Festa: il sito delle leggende. Oltre a un sacco di foto incredibili c’è il link al sito di Mr. Weber, che è una leggenda. Chi ha tempo da perdere può passare a trovare il Franz al Surfer’s Den, lui di Weber si è fatto una cultura.



Metti una sera qualsiasi. Metti un orario improbabile. Metti Milano con tutto il novembre che riesce a regalare, pioggerellina compresa. Aggiungi la causa e ottieni l’effetto. La causa è la laurea della Simo. Centodieci. Niente da aggiungere se non i complimenti. Lasciamo da parte lo scontato e ansimante fraseggio su: "ma adesso cosa fai?" etc etc. L’effetto ottenuto è il Saint Lorenz. Patologia che colpisce tutta la famiglia: ovunque si vada si sta fuori, si fuma, si beve e si chiacchera. Effetto collaterale, dovuto al luogo, è la sensazione di essere rapinati. Infatti stare sotto il tendone esterno del Lola Paloosa (ocomecazzosiscrive), provoca un alleggerimento di circa 30 €, per coloro che bevono meno. Quindi non noi. La festa inizia già prima dell’arrivo della festeggiata. Si inizia con una raffica di cuba, sparati a salve sulla folla. La musica pompa, le lampade svolazzano. I barman improvvisano balletti davvero piacevoli. Costantino è un ricordo lontano. Qui si viaggia a livelli molto più soft. Mi si conceda di dire che la situazione è interrante. Ad ogni modo, il Lula lo si conosce per le "pazze" sul bancone. Capitiamo però nella serata dedicata al cosciotto abbondante. Pericoloso per chi si avventura intorno al bancone, prossimo al cedimento sotto il peso dell’abbondanza, e pericolosa per gli occhi, che risentono dell’estetica soggettiva. La folla preme all’entrata. Dentro la folla preme verso l’uscita. I buttafuori, elevati al rango di sceriffi, spintonano e calpestano. Io mi alleggerisco con una doppietta di cuba, pour parlè. Lo Ignorante divora un pacchetto di sigarette in un paio d’ore. Giulia offre una scollatura dalle diverse interpretazioni. L’Ambasciatore arriva giusto per una bevuta, Cinzia (scocciata perchè la si chiama cinzia), dicevo La Fede, arriva con un paio di pullmini di amici. Presente anche un ospite internazionale: Lo Sbirro, titolare del sito 


