prendo tutto in blocco

Giornata di blocco, stradale, mentale, intestinale. Novembre è sempre più novembre. E milano sembra essere il palcoscenico ideale per i peggiori ricordi di novembre. Sarà difficile recuperare lo spirito del Beat Cafè di giugno da rispolverare per la festa. Allo stesso momento, le prove generali sono iniziate ieri sera, con tanto di riversamento famigliare nell’anonimo pub, e con il proprietario che conta felice la quantità di bicchieri vuoti che tornano alla lavastoviglie. Nella media anonima della serata ricorderemo un personaggio di tutto rispetto, che ieri ha fatto il suo ingresso in società: l’Ispettore Monazzo. Protagonista delle più importanti retate nella famiglia della mala milanese, L’Ispettore Monazzo è un supereroe che si ispira direttamente a Wonder Woman e all’Ispettore Gadget. Da quest’ultimo eredita l’impermeabile dai mille poteri. E’ in grado di sfruttare i suoi super poteri per fare a pezzi il peggior criminale, è un’eroe, è il nostro super eroe.  Ieri sera si è presentato a bordo della MonazzoMobile, moderna caffettiera dorata, in compagnia dei suoi due scagnozzi. Infatti l’ispettore, moderno batman, ha non un solo robin ma bensì due. Il primo è l’instancabile FacciaDiGhiaccio, spietato cecchino. Il secondo è il Tony Monnezza de noi artri, al secolo Er Fratello der Lopa. Insieme sono un trio imbattibile, che difende la città dal male e dalle tenebre. URRA’ PER L’ISPETTORE MONAZZO!!!!

Certe cose mi affascinano o, più precisamente, mi lasciano viaggiare con la fantasia. Una delle migliori trasmissioni che la tv passa è "Anni Luce", infelicemente messa da La7 alla domenica mattina. Credo di averlo già scritto, sicuramente lo ho già detto e stra detto.  Rientra in quella categoria di cose che la tv propone e che mi affascinano in modo quasi morboso. Come una casalinga davanti a una soap di cui non vuole perdere nemmeno un sospiro. Come per i film di Sordi, di Verdone, di Chiari e Tognazzi. Sono uno dei pochi che si appenderebbe un poster di Chiari in camera, che ride a crepapelle per le gag di Sordi, che tra Zelig e Tognazzi non dubita un minuto. E passando per piazza Diaz sono uno dei pochi che tira su gli occhi verso la Terrazza Martini, da cui Mina e Chiari ridevano in quel film. Non sono un cultore, lascio che la mia ignoranza mi impedisca di conoscere date e registi, produttori e retroscena. Ma sono, se si può dire, un grande appassionato. Il fascino di tutto quello che quegli hanni hanno dato, lo sguardo positivo al futuro, la voglia di uscire dal bianco e nero, i primi aerei con il Catania Londra in sette, sette, ore. Gli autobus americani e le littorine italiane… potrei andare avanti degli anni. L’Italia dei paesini della bassa, trattorie e partite di calcio, quella stessa che ha creato Ligabue e gli agriturismi. Se, fumando al balcone guardando l’immensa sede di Prada davanti a casa mia, penso alla causa di questo mio innamoramento, ritorno indietro con i ricordi. Ma mi accorgo anche di una fondamentale differenza tra ieri e oggi. Non nelle macchine, nel progresso o nella ricchezza, ma nell’uomo.  La cosa forse più brutta: il desiderio di successo. La volontà di emergere, spietata e distruttiva, che come una influenza aviaria, più pericolosa ma meno evidente, ci mette tutti in competizione. Il successo, da manifestare con macchine, donne, case, vestiti, soldi, sorrisi, e costumi, ha drogato quella semplice voglia di stare bene che c’era prima. E al posto di una zingarata, di una gita al mare, di un bicchiere di vino, si è messa l’instancabile voglia di scalare la vetta. Che a mio modo di vedere le cose è un male. Forse queste righe, che assomigliano a uno strampalato tentativo di sociologia in pillole, sono un lamento e un rimprovero. O forse sono un consiglio, un sussurro per riprendersi quello che la piccola vita offre. Che poi è il massimo.

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