La gatta sul tetto

Quello che succede a via Bergamo durante il ponte dei morti è un rituale che ha la sua civica sacralità, ritmico e inossidabile. Nuove famiglie abitano i palazzi, nuove persone popolano la zona, ma durante i ponti la via si pietrifica. Non c’è un anima, le macchine si riducono, i tram non passano, i negozi rimangono chiusi. Il silenzo è la prova della ricchezza degli abitanti di Porta Romana. Mio padre giocava con me fantasticando su dove fossero tutti. Non vado oltre per non entrare nella psicoterapia famigliare. Di ritorno da Parma, con qualche chilo in più, merito dei tortelli, e con qualche pensiero nuvoloso, merito della visita al cimitero, parcheggio e decido di fare due passi intorno all’isolato. Mi viene in mente di qualche parola scambiata con Lo Ignorante, in una telefonata lampo. Perchè ottobre e novembre sono i mesi del lavoro duro, dei primi sintomi del letargo, della stanchezza, e le telefonate lampo rimangono l’unico filo che tiene unita la truppa che due mesi prima riempiva rumorosamente le spiagge. Mi vengono in mente cose che dovrei scrivere. Tiro fuori il quadernetto, la penna, mi siedo su una panchina. Mi viene nel naso il profumo di una sensazione. Le parole rischiano di rovinare tutto. Anche perchè il profumo di una sensazione parte da lontano.

Seduto sulla tomba di mia madre ho nel naso il profumo di fiori che è ovunque nel cimitero. Come se i colori di tutti i fiori potessero cancellare il sapore della distanza. Che sapore ha la distanza? Salato, come lacrime. Il sapore che assaggi quando piangi. Il profumo che senti quando non riesci a farlo.

In macchina verso Milano guido avvolto nella nebbia. L’autostrada è assolutamente diritta. La Signora dorme, respirando appena sopra il rumore del motore. C’è il mio profumo, il suo profumo, il profumo di nuovo della macchina. Tutti particolari che sento perchè li voglio sentire. Inavvertibili.

Eppure mi sembra odore di mare, quella foschia umida e calda che si respira all’Autogrill. Forse perchè il mare mi svuota, forse perchè ho bisogno di essere svuotato. Mi conosco. Ho bisogno di camminarci sopra. Che profumo ha il camminarci sopra? L’odore di sigaretta, tirata forte e buttata fuori aspettando che dal fumo venga una risposta. Chi legge nei fondi di caffè dovrebbe provare a leggere le nuvole di fumo aspirato.

E poi, seduto sulla panchina di viale Lazio sento di colpo tutti i profumi. Definiti, stabili. Tutto chiaro. Tiro fuori di corsa il quadernetto. Stappo la penna. Vulcanico e produttivo, scrivo la data in alto a sinistra. Trentaottobrezerocinque. Poi rimetto il tappo e chiudo tutto.  Decido di godermela, respirarla fino in fondo. E’ da una settimana che cova, ribollendo e sbuffando fuori dalla pentola dell’anima con fumate improvvise, quasi a dire che la cottura è verso il finale. Non si rovina il momento clou descrivendolo. Lo si vive. O forse questa è la differenza tra me e un grande scrittore.  Ad ogni modo, sentivo la cottura. In albergo a Roma, in macchina a Siena, in bagno due sere fa. Quando è pronto, servire e gustare accompagnato da due boccate di fumo azzurro sempre utile per eventuale lettura del futuro.

Lo Ignorante: " Non capisco?!"

Franz: " come non capisci? Provo a ripetere: lo sai qual’è il fattore comune di uno che gioca  con i sentimenti e uno innamorato?"

L.I.:"….?"

F.:"il rischio".

L.I.:"….?…?"

F.:"ovvio no? Tutti e due rischiano. Innamorarsi è rischiare, mettere tutto in gioco, dare tutto nelle mani di qualcuno. Il rischio per eccellenza. E giocare non è altro che rischiare con se stessi. Provare a vedere dov’è il limite…"

Beh, caro Ignorante, il profumo che sento adesso è quello chiaro e netto della fine della nostra telefonata. Quello di mare, salato e silenzioso, che non smette di arrivare dritto al naso: il profumo del viaggio.  Quello che senti quando ti prepari per un nuovo viaggio, per una nuova esperienza, per un gioco, per una nuova parte della tua vita. Quello che respiri nei momenti di calma, quando capisci che ti giochi tutto, e giochi addirittura meglio delle tue previsioni.

Mi fossi solamente ricordato di scriverlo…

 

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