On the road

Molto più di quanto possiate immaginare. Questa volta El Presidente supera se stesso. Credevamo di avere visto tutto con Marisa Collection, ma MERCOLEDI’ 7 DICEMBRE ore 21.00 SU ALLMUSIC, potremmo ricrederci. Per l’occasione è stata allestita una tendopoli presso Casa Monazzo, con appuntamento ore 20.30 per spaghettata preparatoria. (considerando le doti culinarie di Mona consiglio caldamente una pizza). E poi via con le pernacchie. Perchè? Perchè???? Ah, semplice: El Presidente sarà protagonista di una puntata intera di INBOX On The Road, pessima imitazione di un gioco anni ottanta stile columbro. Sicchè El Presidente sarà portato a scegliere tra tre possibili amori. Tutte faranno per lui qualcosa per rendersi speciali. Una volta scelta, sarà lei a decidere se portare lui in un favoloso last-minute a Venezia (morti di fame). Volete sapere come va a finire? Appuntamento presso Casa Monazzo (Il Commissariato) ore 20.30 mercoledì. Tante volte le cose più divertenti passano inosservate….

Non sai dove sia Casa Monazzo? Non sei stato invitato? Hai problemi per arrivare alla cena di compleanno della Vale? Ti senti depresso e stanco? Sei ingrassata? E’ colpa di Ricky! Offendilo nei commenti… ti libererà dal peso…!

Le Imperdibili edizione week end

Precisazione necessaria a riguardo di questo post che entra nella categoria Le Imperdibili grazie a diversi fattori. Quello che è narrato è tutto vero. Che voi ci crediate o meno.

Primo tempo: Bella Mia ti porto al Cine ( errori che condizionano un’esistenza)

Sabato di dicembre. Milano è reduce da una romanticissima nevicata. I risultati sono riassunti in muretti di ghiaccio sporco ai bordi delle strade. Mentre il resto della famiglia è impegnato in diverse attività ( con il terzetto Ignorante-Presidente-Elegante impegnati in un insidioso scontro Italia Norvegia alla Trattoria Toscana e gli altri rintanati sotto i piumoni), propongo alla mia Signora un ritorno ai tempi del liceo. E sia ben chiaro: facciamo le cose in grande. Un tutto compreso. Panino-cinema-limonata ed eventuale petting. Un vero e proprio amarcord dei 17. Corso Vittorio Emanuele ci accontenta. L’atmosfera è natalizia, la Rinascente in grande spolvero, il Duomo romantico. Tutto è amore, compreso il freddo pungente che ci fa stare vicini vicini. Passiamo dal cinema a prendere i biglietti, per garantirci i posti migliori. Obbiettivo Burger King. L’idea mi sollazza. Appena entrato scopro che sollazza anche altri 700 cristiani.  Mission Impossible. Deviamo sul sempreverde Zio Mac, dove mi accorgo dell’esistenza di un menù giapponese. Mi sento multietnico, global e pieno di amore per il mondo. Il panino è immangiabile, con un retrogusto di alghe di Cattolica. Le patatine jap sono delle sfoglie di patate immerse nell’olio e coperte di sale, caldamente consigliate dai nutrizionisti. Ma non c’è tempo per brontolare. E’ già ora di cinema. Il film lo ho scelto io. Per tutta una serie di motivi di cui preferirei non parlare visto il risultato. Se avessi nella vita lo stesso fiuto che ho per i film, farei lo scaricatore di merda. Ad ogni buon conto il film è Mr. & Mrs Smith. La sala è stracolma. Le poltroncine comode come i sedili delle Ferrovie Nord, e la pubblicità all’inizio piacevole come i ritardi del Milano-Abbiategrasso. Chi volesse evitarsi la tortura può evidenziare le righe tra parentesi. Per tutti gli altri si passa in fondo. ( la storia è semplice: Pitt e la Jolie sono una coppia in crisi di letto. Di mestiere fanno i killer, uno all’insaputa dell’altra. Il fatto che siano in crisi di letto provoca diversi commenti tra il pubblico di ambo i sessi, che si sostituirebbe volentieri all’uno o all’altra. Ah già, il pubblico… grande partecipazione con ovazioni e urla, risate e commenti per ogni scena. Gli unici due che sono usciti in disappunto eravamo io e La Signora. E certe cose fanno riflettere… Morale: tutto scorre liscio finchè i due non si devono uccidere a vicenda. La cosa scatena una tonnellata di effettoni e sparatorie senza risparmio, e ovviamente riaccende la passione. La coppia riscopre il sesso in un amplesso di tutto rispetto. L’unica pecca è che Angelina Jolie è rimasta un po’ troppo a Tomb Rider. E ha una varietà di espressioni facciali degna di un ferro da stiro. Inoltre in magliettina è un pezzo da novanta. Nuda così così – unico caso al mondo-. Il gran finale è degno di Fast & Furious e Matrix. Se siete amanti del genere correte a vederlo. E in contemporanea uscite da questo sito immediatamente. festival dello scontato, urticante, nauseabondo e anche un pochino noiosetto). Esco dal cinema con un lieve senso di nausea, dovuto forse al mac-mattone che mi si è parcheggiato sopra l’esofago. Ma non c’è spazio per il mal di pancia. Subito a letto, pronti per l’epica domenica.

Secondo Tempo: Il mercatino dell’artigianato di Vimercate ( Io, Lei e L’Orso della Golia Bianca)

Domenica, ore sei. Sveglia che mi peserà per tutta la settimana. Ma ne vale la pena. Il primo mercatino della Signora. Il battesimo commerciale per le sue creazioni. Arriviamo a Vimercate che è ancora buio. Per chi non fosse di Milano, Vimercate è uno dei 35 paesi della bretella nord di Milano, detta Brianza, culla di ricchezza e produttività. Cenate, Rubate, Vendete, Capriate, Losmate, Surbiate etc etc. Al nostro arrivo il piazzale è già brulicante di formichine operose. Grazie alla mia consolidata abilità manuale e alle mie letture ( Manuale delle Giovani Marmotte), montare il gazebo è un giochetto che ci prende un’ ora buona. Il sole fa capolino a salutare il nostro stand, luminoso e colorato. Nella mattinata si assiste ad un singolare spettacolo pirandelliano: gli unici visitatori del mercatino sono gli espositori stessi. Tutti amici, tutti sorpresi e contenti, tutti curiosi. (tutti si allontanano dagli stand altrui con commenti tipo: "che roba di merda" e "lo facevo meglio io con le mani legate"). Vista l’inerzia decido di socializzare con il vicinato. Alla nostra destra simpatica ragazza che propone degli ovali dipinti a mano personalizzabili con il proprio nome. Ideali per porte e portoni, dice lei. Perfetti come poggiapiedi, dico io. Alla nostra sinistra La Fabbrica Del Tutto Fatto A Mano. Coppia, madre-figlia, 60-30 anni, con banchetto ultraorganizzato, luci focali, riscaldamento, teloni per pioggia, e centinaia di prodotti di tutti i generi, rigorosamente fatti da loro. Mi stanno sul cazzo ancora prima di parlarci, ma superano le aspettative quando scopro che la figlia è una rispettatissima scrittrice di libri tipo: "Magie all’uncinetto" e "I segreti del brocantage". Per evitare l’omicidio mi concentro sulle mie falangi senza sensibilità. Nonostante l’affluenza, noi non molliamo nemmeno quando l’orso bianco della Golia Bianca scappa per il troppo freddo. La Botta finale ce la da una pioggerellina ghiacciata alle ore 15. A consolarci il consistente incasso: otto euro.

Morale del Film: molto meglio morire di freddo tentando di vendere alle sciurotte brianzole che vedere la Jolie recitare.

Pubblicità: martedi sera compleanno Vale (fidanzata di renato). Cena galà, sommelier, cravatta nera (in pratica ci si spacca). RSPV to Franz.

Pubblicità 2: da sabato è attivo il forum. Se non avete idea di cosa sia provate a cliccare sul banner a sinistra. (se vi consola, non lo so usare nemmeno io).

per Le Imperdibili da Milano è tutto, Franz Naso di Ghiaccio.

Scegliamo di comunicare o di apparire?

È forse una società autistica la nostra? È una domanda ricorrente nei miei pensieri in questi ultimi tempi a cui vorrei dare una risposta.

Naturalmente rispondere significa per me spiegare e descrivere, ma anche essere convinto che sia un problema che può interessare molti di noi, poiché non è ininfluente capire esattamente qual è la qualità dei rapporti umani nelle nostre società.

L’autismo è quel disturbo, frequente nella schizofrenia, caratterizzato dalla perdita di interesse per il mondo esterno, con una forte chiusura in sé stessi e, talvolta, anche con una produzione cospicua di fantasie, allucinazioni, deliri.

Quindi sembra contraddittorio attribuirlo ad una società, ad un gruppo, ad un insieme, ad una entità non individuale.

Ma in questo caso penso proprio che sia una definizione corretta e cercherò di spiegarmi meglio. Il comportamento autistico, uscendo dall’uso e dall’abuso culturale della psicologia e della psichiatria, può apparire come una risposta automatica di resistenza all’intromissione massiccia e soffocante dell’insieme sul e nel singolo.

Quando ci sentiamo oppressi nella nostra esistenza, invasi nella nostra intimità, occupati nello spazio e nel tempo, tutti (molti) diventano autistici.

Voglio anzi sostenere che questo atteggiamento di ribellione viscerale alla limitazione stressante della propria individualità è indispensabile per sostenere e garantire lo spazio autonomo di ognuno di noi.

Ma, nella sua accezione patologica, l’autismo è un ripiegamento implosivo, un ostentato e quasi masochistico rifiuto di stare con gli altri, o meglio, di riconoscere gli altri. In ogni caso l’autismo, quando non è imposto dalle allucinazioni e dai deliri di un mondo di relazioni drogate e autoritarie, può essere il tentativo di resistere e di rispondere, cercando in sé stessi la via di fuga alle soffocanti maglie del dominio.

Eccesso di comunicazione

Ma quando questa incomunicabilità esistenziale ed essenziale si estende ad un gruppo sociale, ad un’intera società, diventa un fenomeno molto, molto preoccupante.

La mia preoccupazione, si badi bene, non è quella dello psicologo asettico che descrive i fenomeni, ma quella piuttosto di chi sente addosso questa realtà di isolamento e di sofferenza. Una delle poche certezze che ho conservato nel tempo è quella della naturale socialità degli esseri umani, del bisogno vitale di stare insieme all’altro, non solo per la sopravvivenza ma soprattutto perché non è possibile alcuna libertà, nessuna autonomia, senza anche quella di chi ti è prossimo; anzi, oggi più che mai, abbiamo capito tutti che le condizioni di coloro che pure ci sono lontani (geograficamente e culturalmente) sono determinanti per definire le nostre. Allora la riflessione, quando si ha la percezione che la società nella quale si vive, e questa nel suo rapporto con altre più lontane, sia in una fase di acuta e drammatica implosione, diventa drammatica e significativa per ognuno di noi. Ma come, potreste obiettare, nella società fondata sulla comunicazione, dove tutto, ma proprio tutto, è soggetto alle regole della comunicazione, dove il trionfo di tutto ciò che è hi-tech è finalizzato a mettere in relazione comunicativa gli individui, dove la ricerca scientifica è un business mediatico prima che sostanziale, dove il terrorismo di stato o fondamentalista cura, in maniera ossessiva e perfezionista, all’estremo, proprio e soprattutto il comunicare, dove molti seguaci dell’alternativismo e dello scontro politico cercano ossessivamente l’apparenza e la visibilità che diventa poi il vero scopo e il vero obiettivo (in mancanza evidentemente di più sostanziali idee), dove abbiamo appena celebrato la potenza comunicativa delle varie religioni, dove ogni cosa, ogni respiro, ogni esistenza trovano il loro senso nell’essere comunicate e raccontate (pensate a chi ormai si esibisce in TV anche quando sta al cesso, in isole più o meno famose), dove tutto insomma è apparenza condivisa e sostenuta, in questa società noi potremmo descrivere l’autismo sociale? Penso proprio di sì, penso anzi che questo eccesso di comunicazione drogata, questo bisogno sfrenato di mettere a conoscenza di tutti ogni pensiero, ogni sentimento, ogni azione, ogni fremito individuale, dimostri drammaticamente che non esiste alcuna comunicazione vera, che la solitudine forzata, il ripiegamento su sé stessi, costituisce la realtà.

Signori, tutto ciò potrebbe anche essere un bene se fosse una libera scelta, consapevole, di ritirarsi e di resistere all’invasione barbarica della società di massa, ma solo pochi sono consapevoli di ciò che stiamo vivendo, troppo pochi sono in grado di sviluppare comportamenti alternativi, sani, semplici, immediati, liberi, autonomi.

 Confini inviolabili

Per la maggioranza di noi, esseri umani mai così piccini e limitati come oggi, apparire in questa orgia mediatica e comunicativa, diventa uno dei nuovi bisogni indotti, una delle ragioni di autostima e di autoconsiderazione. La comunicazione, così connaturata all’essere umano, è in questo mondo completamente saltata, non c’è più, non esiste.  Possiamo trovare tutto ciò che ho schematicamente descritto prima, ma la comunicazione vera non alberga più nelle relazioni umane.

Basta stare in macchina ad un semaforo, ascoltare i commenti in una fila davanti ad un ufficio qualsiasi, aspettare il proprio turno alla cassa di un supermercato, osservare degli adolescenti (ma non solo) quando si misurano con una play station o quando sono in un qualsiasi ritrovo, per capire che quello che sto sostenendo è più di un pensiero, ma è, piuttosto, una disarmante realtà.

Allora l’autismo non ci apparirà più come una patologia individuale, non ci preoccuperà più in quanto reazione personale esasperata tendente al ripiegamento estremo in sé stessi, ma si paleserà come una caratteristica fondante di questa società di massa.

La via d’uscita è innanzitutto una presa di coscienza individuale, un lavoro faticoso e continuo in noi stessi, un rifiuto di queste logiche dell’apparenza e della comunicazione totalizzante e forzata. Ma non basta!!

La potenza suadente della comunicazione mediatica e delle sue logiche è veramente forte, invasiva, ammagliante, subdola.

La cosa più difficile e anche più utile è quella di tracciare sistematicamente dei limiti del proprio essere nei confronti delle cose e degli altri, non rifiutare queste cose o questi esseri umani. Sono tutto ciò che garantisce anche a noi una esistenza degna di essere vissuta. Ma tracciare il limite oltre il quale non andare, segnare i confini inviolabili della propria dignità, libertà, autonomia, è indispensabile, oggi più che mai. È difficile, tremendamente difficile e faticoso.

Ma è l’unica cosa concreta, sistematica, quotidiana, che possiamo fare per garantire ai nostri sogni di essere ancora appetibili per i nostri figli. Comunicare è essenziale per la nostra vita, esprimere noi stessi, ciò che siamo veramente, è il senso forse più vero di un progetto di società che esploda ogni giorno in una nuova, libera, significante, comunità nella quale, ancora una volta, ricordiamolo, ciò che esalta l’individuo e lo rende degno di considerarsi tale, è il riconoscersi nell’altro senza vergognarsi di appartenere al genere umano.

Scusate lo sfogo…ma soprattutto….di avervi annoiato!!

Zanzara jazz

Ricevo fastidiose lamentele dalla fronda dei Broccoloni perchè sul Bradipo viene data visibilità solo ad alcuni soggetti. Di conseguenza pubblico uno straordinario documento fotografico. Perchè straordinario? Primo, perchè scattato dalla Simo, ubriaca fradicia al Loola Paloosa. Secondo: perchè il significato di questa foto supera di molto le migliori storie contorte stile Beautiful. Quale gazzella fotograferebbe il leone? Quale passero fotograferebbe il cacciatore? Quale upupa fotograferebbe il lemuro? (lo dicevo che mia madre mi ricoglioniva con tutte quelle puntate di Quark…) Insomma, la poveretta non sa di fotografare il Trio del Broccolo, macchina da guerra comandata dal Presidente, pronta ad avventarsi su di lei senza pietà. Sicchè ella non sa di stare fotografando i suoi tre cacciatori. Ma se del Presidente conosciamo vita morte e miracoli ( ricordiamo qui il miracolo detto Okio Tokio o di Marisa Collection.  Accade in primavera quando El Presidente si presenta con pantalone di lino largo e sandalo infradito in pieno look  asian-gay-dominator), e se di Mona conosciamo anche segreti impensabili ( si dice sia figlio di Vasco e che in realtà sia un ispettore dell’antidroga. Quello che è sicuro è che le sue camicie sono ricavate dalle tende dell’Ikea di Trezzano), del terzo soggetto nulla sappiamo. Chi è il rosso amico del Presidente? Chi si cela dietro la giacchetta low-radica-so chic? Chi è Ricky? Arrivato a noi durante una festa Beleza (questo già dovrebbe far pensare), nemmeno dopo mezz’ora di chiacchere con me e il Presidente sfiora la rissa con un terzetto di simpatici zingari. Affabile e sempre disposto al broccolo, look impeccabile e quasi puntuale, disponibile ad ascoltare, propenso al cuba, di età indefinita (tra i 32 e i 64). Grazie alla squadra dell’Ispettore Monazzo sono riuscito ad arrivare ad alcune informazioni su di lui che qui pubblico. In realtà sotto il nome Ricky si cela Ofelia, un travestito della milano bene che dopo lo scandalo Lapo elkann ha deciso di mettersi in ombra e stare un po’ tranquilla ( versione del Lopa). Ricky è un agente immobiliare che è venuto a sapere che io e La Signora cerchiamo casa e si finge amico per rifilarci dei pacchi tremendi. (villette a Rozzano con fucile compreso nel mutuo) (versione mia).  Ricky è uno spiantato che cerca di farsi mantenere, e fa il simpatico per scroccare i soldi. Infatti l’altra sera ai fratelli La Bufala si è intascato il resto (versione del Gruppo delle Discepole dello Ignorante -chiara-laura-paola-etc-etc). Ricky è un castrato che faceva il tenore in teatro ma è rimasto senza lavoro per via di una raucedine. Fatto testimoniato dallo Ignorante che lo ha visto pisciare seduto (versione dello Ignorante). Non sa/non risponde (versione dell’Ambasciatore). Ricky è un ex trafficante di erba, testimoniato dal look, che è agli arresti domiciliari e ci usa come inconsapevoli spalle per riattivare la rete di spacciatori su Milano (versione più attendibile). Ad ogni modo so per certo che è un grande sportivo (lo dico per le più di 100 lettrici del Bradipo), e anche come intellettuale non se la cava male. "io lo ho visto sbavare appoggiato al bancone del Dynamo" (testimonianza anonima). "io sono sicura di averlo visto più volte mettersi la mano nella tasca dei pantaloni, come se cercasse qualcosa" (testimonianza anonima). "io lo ho visto broccolare in Trattoria Toscana, e sembrava davvero senza speranza" ( El Presidente). "io vorrei solo dire che Ricky è come un musulmano, quindi non conviene sposarlo" ( Cardinale Ruini). Da parte mia non so cos’altro aggiungere. Vi dico solo che indagherò a fondo e riporterò tutto sul Bradipo. Nel frattempo benvenuto nella famiglia. Da quello che bevi e da come broccoli sembra che tu sia tagliato per stare con noi….

P.S.: Giovedì sera Le Trattoir, ore venti2e3nta…

ogni giorno è un dono

Aver visto Renato in questi giorni mi ha rimembrato la possente collezione di foto in mio possesso. Per i cultori pubblico in formato francobollo una delle sue espressioni più riuscite (consiglio caldamente di ingrandire la foto). Utilizzo questo post infrasettimanale per celebrare la nascita della fronda Radical chic!. E ne avevamo proprio bisogno. Se infatti è vero che la famiglia bradipa si è notevolmente allargata, è anche vero che al suo interno permangono diverse componenti che la caratterizzano. Ognuno si avvicina ai suoi simili. La fronda alternativa, decisamente leoncavallina e rasta, molto di moda d’estate per via dei locali all’aperto, capitanata dalla coppia Monazzo e Lopa. La fronda sancarlo evergreen, di cui l’Ambasciatore e consorte sono i presidenti, che predilige locali della prima circonvallazione e che non cena per meno di 30 euro. La fronda sportiva, di cui El Presidente è il presidente (touchè). La fronda dei broccoli, sempre alimentata dai single, fortemente guidata dal Presidente che si alleava fino a poco tempo fa con Monazzo e che ora trova in Ricky  il partner giusto ( e non è l’unico). Ma da oggi c’è anche la fronda Radical Chic!. Grazie al ritorno del Crine, che appoggiato dallo Ignorante, sfodera tutti i trucchi di un life style so chic and radical. Piatto di salumi degustazione in postaccio a greco, aperitivi a non meno di 8 euro, inaugurazioni e vernissage e tanta cultura chic. benvenuta anche a questa fronda. Sembra quasi al completo il panorama della famiglia… ci mancavano solo i nostri chiccettoni!!!! Per essere dei loro dovete: comprare La Repubblica e ritagliarvi tutti gli impegni della MilanoCheFaCultura. Partecipare a tutti con look disinvolto e fare tipo "si.. si mi sembrava di averlo già visto a New York". Altri consigli prossimamente. So chiccccccccc!!!! 

Tutto mazzo uno euro amigo

Percaso nostalgia dei climi caldi? Perchè? Solo per la colazione sul mare, surfata, sole birra e chiacchere? Ma dai!!!!!! La neve è così bella!

Post scritto da un giovane ragazzo pochi istanti prima del tentato suicidio presso la piscina Mincio a Milano. Il giovane, con cuffia adesiva rossa e gialla e costumino a mutanda, si è lanciato dal trampolino agonistico urlando: "odio la neveeeee", cadendo poi su due baldi giovanotti lì per allenarsi al giuoco della pallanuoto. I due giovani lo hanno salvato e costretto a un week end sulle piste da sci. Donando un euro al numero in sovraimpressione ci aiuterai a non permettere più queste torture.  Donalo, per cambiare il mondo!

(ah, a tutti i bambini che capitano qui per caso: è inutile che godete che nevica, che poi pensate di non andare a scuola lunedì. Brutti stronzetti: uno a milano la neve non attacca, se non sotto sindaco socialista. due: non riuscirete a fare palle di neve. tre: a scuola ci andrete lo stesso. quattro: babbo natale non esiste).

 

Motel Connection

Vorrei scrivere qualcosa di spessore, interessante e piacevole. Ho scoperto inoltre che quando scrivo di ricordi personali ottengo uno stile più fluido e un notevole incremento di lettori. Ma è anche arrivato il momento di alzare il tono di questo blog, anche perchè dalla classifica dei 100 blog più letti siamo tagliati fuori. Il primo passo è stato nel radicale cambio di immagini: rarissima quella qui sopra, appartenente alla collezione privata dello Sbirro, che ho messo come monito per tutte le ignare pulzelle che si avvicinano al nostro Fede. Un ragazzo dalle movenze così educate, così carino e comprensivo. Bene, sul sito dello Sbirro, nella sezione delle foto, troverete il reportage della festa hawaiana di questa estate e molte cose vi saranno chiare. Per i nostri amici pipponi, mi scuso per non aver messo nessuna strappona o figona, ma vi rimando a un sito più adatto a voi. Posso iniziare? Benone:

Disserzione del Franz sulla Rete, la Gnocca, e altri grandi veicoli di comunicazione del XXI Secolo.

Innanzi tutto, io della net culture non ci capisco una mazza. Mi fermo alla validità della rete come mezzo di comunicazione, nulla più. Mi rendo conto che la cosa cade a mio sfavore. E se non fossi fidanzato, prossimo marito, futuro padre, e probabilmente sulla strada della pensione, farei più attenzione ai piccoli messaggi che la rete stessa mi ha mandato. Con la lucidità di uno che sa davvero scrivere, il buon Chinaski giustamente mette in evidenza come i commenti e i link al blog siano ottime occasioni di broccolo, e successivamente dei canali facilitati per ricevere sicurezze etc. Chissà quanti broccoli abbiamo perso in tutti i commenti lasciati cadere nel nulla. Ora, nella mia condizione di fidanzato, futuro sposo, prossimo padre, e in seguito anche amante del buon vino, non posso che dire che in ogni caso mi metterò a rispondere a tutti i commenti. Insomma, quello che anche Fattidiminias mi faceva notare è che il nostro utilizzo della rete è improprio. E qui potrebbe concludersi l’interessante dissertazione sulla rete come veicolo di comunicazione, ma c’è un gancio con l’argomento successivo: nelle solitarie pause pranzo io e Simone (da pronunciare alla pugliese con o stretta e lunga: simooone), abbiamo capito che sul calcio non abbiamo un cazzo da dirci (mea culpa). Abbiamo provato a scambiarci le ricette stagionali, ma anche lì i nostri argomenti traballavano, allorchè grazie alla rete ci siamo confrontati su un argomento sempre verde. Insomma, ci sia concesso, a noi, popolo a cui chi sia la talpa non frega un cazzo, popolo a cui di cattaneo,ferilli, isola dei famosi, mentana & co, non sbatte uno stracazzo, di interessarci ad argomenti più consoni. E qui la dissertazione prende spessore, con relativa divisione in categorie di appartenenza:  Il Calendario delle Wanna Be (ingl: vorrei essere): calendario di modelle semisconosciute o vallette in erba. Sfondi esotici, tette al vento, atmosfera innocente e sguardi troppo languidi. Il Calendario Wanna Be finisce generalmente negli spogliatoi di qualche fabbrica, ben presto offuscato dal Calendario Principe. Il Calendario Principe: è il calendario dell’anno. Di una grande rivista, propone un personaggio semi insospettabile, che si rivela immensamente figa, posa con naturalezza e crea quel vedo-non vedo che logora tutta italia. Storico calendario Principe fu quello della Canalis. Con questo Calendario, la giovine si garantisce un posto fisso in qualche trasmissione sportiva, e nell’immaginario di buona parte degli under 50. Il Calendario Doppietta: Propone l’inedito lesbo-nudo, facendo vedere ben due strappone ignude per mese. Di solito le due sono scelte secondo il binomio mora-bionda, quarta-seconda, per arrivare a tutti i gusti. Decisamente forzato, scade nel lesbo-trash e non regge il confronto con i calendari maggiori. Dedicato a tutti gli armadietti degli infermieri e dei pompieri. Non garantisce nemmeno notorietà alla coppia, a meno che lo show lesbo non proceda nel tempo (vedi mascia e socia)  Il Calendario Sul Viale Del Tramonto: genere di gusto, proposto per rivalutare la vecchiarda che mantiene il fisico. Foto da lontano e inquadrature attente fanno si che la nonnetta regga almeno sulla carta il confronto con le nuove generazioni. Acquistato da nostalgici quarantenni o da appassionati del genere geriatrico, ha il suo massimo splendore quest’anno grazie a Silvia Rocca. il Calendario Pirelli: una delusione per tutti gli adolescenti. Con la scusa delle foto artistiche cade. E’ considerato un mito, ma non essendo un calendario erotico e nemmeno un calendario artistico, va bene per gli studi notarili o i meccanici di una certa età.Il Calendario Ritardatario: sarebbe anche il calendario Principe, ma esce in ritardo in edicola. Per ovviare il problema propone un figone d’oltremare, eccessivamente bella. Si garantisce anche a questa bella un posto in qualche palinsesto, magari non proprio in prima serata, ma cosa non si fa per apparire… Il Calendario Fatto In Casa: propone gente normale, casalinghe, nuotatrici, infermiere, bariste. Quello delle casalinghe passò alla storia con l’atroce dubbio: ma saranno davvero casalinghe o sono modelle? (la seconda). Quello di quest’anno sulle nuotatrici di Pesaro non permette dubbi: sono davvero ragazze comuni, di fatti sono delle cozze incredibili truccate da un muratore con mano pesante. Pessimo tentativo di ricerca della fama, giustificato da manie esibizioniste. Di tutto riguardo il calendario della studentessa che lo fa per pagarsi gli studi, Sara Romoli… a vedere le foto si pensa che non farà per nulla fatica… Il Calendario del Camionista: il vero calendario, l’unico, il  primo, il migliore. Si riconosce subito perchè ha i mesi scritti piccoli, che tanto delle date non ci interessa più di tanto. Si è adattato ai tempi, difatti se prima proponeva 12 modelle per dodici mesi, ora è diventato monografico. Rivolgendosi a un determinato pubblico, il soggetto è scelto tra quelli più facilmente riconoscibili: pornodive, presentatrici di seconda serata, annunciatrici hot line e simili. La pornodiva che posa nuda è come l’assonnato che sbadiglia. Naturalezza nel mostrare, sfondi di classe, qualche strappo alla regola del "mai-senza-mutande", per creare il giusto cocktail e garantirsi la presenza sul pannello posteriore Iveco. Il vero calendario del Camionista si riconosce perchè nella confezione ha in dotazione la ventosa per essere appiciccato sul camion. Sicchè, nessuno li compra, ma tutti ne parlano… Troppo sconcio per essere messo in cucina, ma ottimo da tenere in bagno sotto due tomi di Montanelli. Pregio di una nazione dove si fanno 20 calendari l’anno e non si può vedere il nuovo film di harry potter (v.m.14). A voi le riflessioni.  E tu che tipo sei? Più camion o valletta? Personalmente mixerei tutti i calendari, salvando solo le foto più belle… Il mio massimo? Aprile della Santarelli. E per finire la dissertazione culturale mantenendo un certo tono vi aggiungo che, all’epoca di internet come mezzo di comunicazione, è stupendo che il sito del più letto quotidiano nazionale abbia tutti i calendari… questione di share…

Happening week end: venerdì sera festa al Dynamo: conferme alla Signora.

Per un pugno di consumazioni

Sarebbe troppo facile annunciare il successo già dal titolo, e non è nemmeno buon uso farlo. Ma se si potesse provare, un titolo adeguato sarebbe: " Successo!", o qualcosa di simile. Prima ancora di addentrarmi nella narrazione do un paio di numeri di assaggio: 130 persone, 200 cocktail secondo il proprietario, 300 secondo una stima più attendibile, 12 partecipanti alla gara di tanga, di cui 2 uomini, 14 borse starsfucker rubate, 5 magliette. Numeri senza senso se non con delle debite precisazioni, qui sotto forma di pagella. Parto dall’esterno, con Il Proprietario, che mantiene il profilo basso, dicendo che si, è stata una festa carina, ma in verità si poteva fare di più. Serve per tutta la sera un rhum imbevibile, comprato direttamente in un phone center di boliviani dietro l’angolo. Grandioso l’occhio lucido che spiava la gara di tanga, con tanto di sorrisino. Voto: 6, sufficienza low profile. Pagella ottima per la Squadra Speciale dell’Ispettore Monazzo, trio sempre in voga, che assicura che nulla succeda nel corso della serata. L’Ispettore è già ubriaco alle 11, e vederlo uscire barcollando con il pc alle quattro e mezza non lede la sua immagine di uomo tutto d’un pezzo. Ai due scagnozzi il merito della perfetta gestione della security. Voto di squadra: 7. El Presidente è il papà del marchio starsfucker, e non è un esempio di padre. La sua precoce fattanza non gli preclude il buon esito della serata. Broccola e non conclude, in piena media stagionale, voto 7. Parentesi doverosa sulla tanga parade, che vede una vincitrice assoluta e diverse vincitrici morali. Tra le timide che scosciano poco e quelle che rimangono con il culo all’aria ci sono due chicche di cui pochi si sono accorti: un tanga con tanto di scritta Starsfucker, (laura, moralmente la vincitrice), esibito forse troppo timidamente, e un tanga a stringhetta, visto in precedenza solo in alcuni siti internet. Occhi puntati sulla giuria, composta dal Carletto, che non ha molta dimestichezza con i numeri, Ricky e il Teo. Per tutti e tre un voto con cartellino: 7. Al buon Guido, lo zio di Starsfucker, va il merito della creazione dell’accrocchio per il limbo, con voto alto per la fantasia:8. Elemento comune per entrambe le competizioni è Lo Sbirro, calato dalla liguria direttamente in porta romana per mostrare il culo e fare il limbo. Ai saluti di fine serata ci alitiamo in faccia una folata di rhum da spavento. Peccato che io abitassi a tre minuti e lui a duecento kilometri. davvero Talento tutt’altro che sprecato: voto 8 (lo Sbirro lo trovate qui). Non c’è gara per il parrucchiere misterioso che ha tagliato i capelli allo Ignorante, che per la serata si presenta pettinato da San Francesco. Che sia un messaggio, e che lui volesse, come il santo, parlare agli uccelli? Dubbi di omosessualità, voto macho: 7.  Gradita ospite anche FattiDiMinias, la prima amica del Bradipo, che ci mette un po’ a capire che si tratta di un meeting di alcoolisti. Grande per la presenza, 7,5. (fattidiminias la trovate qui). Voto basso per il breker de noi artri, Er Lopha, che viene attaccato sulla dance floor da un concorrente. Sentendosi in crisi invita la sua Vera fidanzata a inscenare la pantomima del telefonino rubato. Voto di coppia: 5,9. La Signora, sapendomi disattento, partecipa alla tanga parade, balla, si dimena, broccola e beve. Dovevo nascere in calabria: voto 7,5 per il delcoltèèèè. due punti anche per Giulia, che aiuta Ricky a non sentirsi solo, unica donna che ha il coraggio di parlargli. Divagazioni sul tema cuba per la Fede, senza L’Ambasciatore. Il voto totale alla serata, in una scala da 1 a 10,  seguendo il sistema di votazioni di Carletto è sicuramente: 23.  Unico piccolo neo, di cui nessuno si è accorto, è che trattandosi di un battesimo di rhum per le tavole nuove è stato un po’ brutto che le tavole non ci fossero. Peccato, con complimenti al Cinghiale.  Come numero zero è stata sicuramente una grande cosa… ma tutti gli sbrodolamenti li lasciamo a voce…. tanto prima di quanto voi possiate aspettarvi ci sarà il secondo episodio… in chiusura i complimenti meritatissimi al dj, davvero un capo dei piatti (sette cuba, dico s.e.t.t.e….)

Radiazioni amiche

Statistiche alla mano impiego il mio impegno totale (ovvero la somma di impegno fisico+impegno intellettuale+dose di genio) in questo modo: un buon 80% sul lavoro, con tante soddisfazioni e tanta fatica. Un altro 50% nella ricerca della casa. Un altro 50% nella gestione degli amici. Il restante 20% non sa/non risponde. Se i conti non tornano nemmeno a voi è presto detto che c’è bisogno di riscoprire i piccoli piaceri della vita. Quelle soddisfazioni che ti fanno respirare, sorridere e soprattutto rilassare.  Ed eccomi allora ad indire una riunione con il Direttore Commerciale del Bradipo, il dott. Besenzonazzi, che licenzio in tronco. Mi assumo tutte le responsabilità del gesto e mi rilasso prendendo le redini del Bradipo. Mentre studio una nuova veste grafica, senza avere le conoscenze reali per capirci qualcosa, mi diletto su numeri e statistiche. Indubbio che appena si parli di gnocca, scrivendo qualisvoglia termine, il numero di utenti subisce una notevole impennata, grazie alle orde di ragazzini che digitano su Google in preda a raptus di onanismo che ricordo ben diversi ai miei tempi. Considerando la seghetta adolescenziale come patrimonio indiscutibile dell’umanità, continuerò nel percorso sollecitando questa particolare porzione di pubblico con iniziative mirate come la pubblicazione a sorpresa di foto piccanti. Giovani amici della mutanda di cartongesso e dell’occhiaia, per sopperire nell’immediato alle vostre esigenze vi rimando qui. Per quanto riguarda la nostra particolare passione per il surf, devo purtroppo dire che gli utenti non corrispondono, e non partecipano alle nostre iniziative. Il numero di lettori dei post dedicati è stabile e basso. Vanno molto bene i post personali deliranti, che hanno un loro pubblico affezzionato. Agli aficionados dico di non preoccuparsi. Il mio personale neurodelirio non  subisce mai momenti di calo. Anzi, viste le previsioni nell’immediato futuro lavorativo e personale, c’è sclero per un libro intero. Le foto, rivoluzione che ha consentito al Bradipo di raccontare in modo più verosimile, sono un prodotto che piace. Qui c’è una personale classifica, che mi induce a pensare che il pubblico del Bradipo sia prevalentemente di sesso femminile e/o indeciso. Difatti la foto più vista è quella del Presidente, ferito e con pacco in vista. Pessima visibilità per il sottoscritto e per Eogfix. Alta la media per Mona e per Lo Ignorante. Prometto alle donne del Bradipo e ai femminielli amici de Lo Ignorante nuove foto del Presidente nudo.  I lettori sono sopra i 14.000, che significa, togliendo gli accessi dei soliti noti e i compulsivi attacchi del Presidente che va a vedere la sua fotografia per capire se si vede il cotone nelle mutande, che abbiamo 12 accessi nuovi ogni tre settimane. (non chiedetemi come sono giunto a questi risultati, io mi occupo di marketing non di statistica…) Tutto questo lasciando nelle mani del destino questo grande strumento di comunicazione. Blog storici come questo, con decine e decine di lettori, sono delle micropotenze del pensiero. Quindi? Ne deduco che a me non interessa nulla esercitare nessuna micropressione sul pensiero di nessuno. Ma come sito nato per raccontare e raccontarci, devo essere sincero, il quadro è soddisfacente. E se è vero che le vere chicche arrivano alla fine eccone due: la prima, di cui nessuno si sarà accorto è che questo sito ha la sua Radio! Avete capito bene, una radio, che trasmette musica 24h su 24h. Trovate il link a sinistra sotto Radio Bradipo. Musica buona, selezionata con fatica, per accompagnare la lettura del Bradipo e perchè no, da lasciare accesa in ufficio. Provare per credere (il link lavora in base alla banda. Che non so cosa voglia dire, ma di cui traduco l’essenza: ci mette un po’ a caricare. Chiudete il paginone che vi si apre e lasciate aperta la paginetta, con pazienza). Buon Ascolto. La seconda chicca è una soffiata su sabato sera. L’immagine qui sopra è la locandina ufficiale, da scaricare, stampare, mandare via mail, usare come filtrino, carta per appunti o areoplanini. Si delinea il programma della serata: consumazioni a 5€, quattro ciupiti a 10€, tre birre a 10€. La musica non mancherà, ma per gli affezzionati della break dance ci sarà una sorpresa: Mr. Lhopa, breaker londinese, che farà i suoi numeri. Di questo parleremo più avanti.  Alla Tanga Parade possono partecipare tutte, culi larghi compresi. Il premio in palio vale la competizione. Ma per svelare tutte le chicche di questo imperdibile appuntamento lascio ancora un po di suspance…. con adv finale:

StarsFucKer Attack #1: 19-11-2005 Julep Pub, Piazzale Libia, Milano. Dalle 22.30. Non Mancare, la vita è troppo breve per questo genere di rimorsi

prendo tutto in blocco

Giornata di blocco, stradale, mentale, intestinale. Novembre è sempre più novembre. E milano sembra essere il palcoscenico ideale per i peggiori ricordi di novembre. Sarà difficile recuperare lo spirito del Beat Cafè di giugno da rispolverare per la festa. Allo stesso momento, le prove generali sono iniziate ieri sera, con tanto di riversamento famigliare nell’anonimo pub, e con il proprietario che conta felice la quantità di bicchieri vuoti che tornano alla lavastoviglie. Nella media anonima della serata ricorderemo un personaggio di tutto rispetto, che ieri ha fatto il suo ingresso in società: l’Ispettore Monazzo. Protagonista delle più importanti retate nella famiglia della mala milanese, L’Ispettore Monazzo è un supereroe che si ispira direttamente a Wonder Woman e all’Ispettore Gadget. Da quest’ultimo eredita l’impermeabile dai mille poteri. E’ in grado di sfruttare i suoi super poteri per fare a pezzi il peggior criminale, è un’eroe, è il nostro super eroe.  Ieri sera si è presentato a bordo della MonazzoMobile, moderna caffettiera dorata, in compagnia dei suoi due scagnozzi. Infatti l’ispettore, moderno batman, ha non un solo robin ma bensì due. Il primo è l’instancabile FacciaDiGhiaccio, spietato cecchino. Il secondo è il Tony Monnezza de noi artri, al secolo Er Fratello der Lopa. Insieme sono un trio imbattibile, che difende la città dal male e dalle tenebre. URRA’ PER L’ISPETTORE MONAZZO!!!!

Certe cose mi affascinano o, più precisamente, mi lasciano viaggiare con la fantasia. Una delle migliori trasmissioni che la tv passa è "Anni Luce", infelicemente messa da La7 alla domenica mattina. Credo di averlo già scritto, sicuramente lo ho già detto e stra detto.  Rientra in quella categoria di cose che la tv propone e che mi affascinano in modo quasi morboso. Come una casalinga davanti a una soap di cui non vuole perdere nemmeno un sospiro. Come per i film di Sordi, di Verdone, di Chiari e Tognazzi. Sono uno dei pochi che si appenderebbe un poster di Chiari in camera, che ride a crepapelle per le gag di Sordi, che tra Zelig e Tognazzi non dubita un minuto. E passando per piazza Diaz sono uno dei pochi che tira su gli occhi verso la Terrazza Martini, da cui Mina e Chiari ridevano in quel film. Non sono un cultore, lascio che la mia ignoranza mi impedisca di conoscere date e registi, produttori e retroscena. Ma sono, se si può dire, un grande appassionato. Il fascino di tutto quello che quegli hanni hanno dato, lo sguardo positivo al futuro, la voglia di uscire dal bianco e nero, i primi aerei con il Catania Londra in sette, sette, ore. Gli autobus americani e le littorine italiane… potrei andare avanti degli anni. L’Italia dei paesini della bassa, trattorie e partite di calcio, quella stessa che ha creato Ligabue e gli agriturismi. Se, fumando al balcone guardando l’immensa sede di Prada davanti a casa mia, penso alla causa di questo mio innamoramento, ritorno indietro con i ricordi. Ma mi accorgo anche di una fondamentale differenza tra ieri e oggi. Non nelle macchine, nel progresso o nella ricchezza, ma nell’uomo.  La cosa forse più brutta: il desiderio di successo. La volontà di emergere, spietata e distruttiva, che come una influenza aviaria, più pericolosa ma meno evidente, ci mette tutti in competizione. Il successo, da manifestare con macchine, donne, case, vestiti, soldi, sorrisi, e costumi, ha drogato quella semplice voglia di stare bene che c’era prima. E al posto di una zingarata, di una gita al mare, di un bicchiere di vino, si è messa l’instancabile voglia di scalare la vetta. Che a mio modo di vedere le cose è un male. Forse queste righe, che assomigliano a uno strampalato tentativo di sociologia in pillole, sono un lamento e un rimprovero. O forse sono un consiglio, un sussurro per riprendersi quello che la piccola vita offre. Che poi è il massimo.