Sono un reduce. Ritorno. Ma inizio il racconto dall’andata. Milano – Reggio Calabria 10 ore, con levataccia inclusa, sole primaverile in omaggio, furgone prossimo alla fusione, 13 autovelox sfiorati, 12 sigarette, 3 caffè, 2 pieni con pisciata, 1 litro d’acqua, 1/2 di spremute, due brioches e un dolorino alla schiena stile over 50. Non è colpa mia se più che un racconto sembra una ricetta, nulla si può aggiungere. Arrivo a Rosignano in pieno pomeriggio. Il paese è in pieno stile tunisino, con una casa su due abusiva, una faccia su due da galera, e un incrocio su due fatto con la consapevolezza di avere tutti gli occhi addosso. Albergo Vittoria, in perfetta ambientazione Abusiv, con muri a intonaco dubbioso, persiane chiuse da troppo e parcheggio fatto quando la macchina più grossa era la 126 turbo. L’occasione di tutto ciò è un Open House. Che non è una discoteca. E’ un modo educato per dire che si passa il week end a lavorare in posti variabili tra l’ inculoalmondo e alla finedelcielo. Obbiettivo: sfondare il mercato calabrese. Per l’occasione si mobilita un perfetto spaccato della classe imprenditoriale del nord, decisa ad esportare la new technology in un posto dove sarebbe già un successo se prendesse il telefonino. La camera da direttamente sul mare, a detta della pachidermica signora dietro al banco. Per i miei occhi da su una spianata di villette abusive. Il mare lo si immagina. Meglio così. I due giorni passano spediti, tra le solite 25 frasi fatte davanti allo stand, le 36 strette di mano a facce sconosciute, mangiate pantagrueliche in stile calabrese (la cosa meno piccante era il vino) e fine serata in reception insieme al resto del Nord Produttivo. C’è un vasto campionario di venditori: dal Marocchino da Bancarella al Figlio di Puttana Incallito, passando per il Trafficone fino al Laureato in Marketing. Tutti fanno il loro mestiere, compreso un simpatico terzetto di giapponesi dall’età indefinita, che maneggiano telecamere e monitor come antichi sacerdoti alle prese con il Graal. Giusto il tempo di smontare, imballare, etichettare e ripartire per l’ora di cena. Tappa prevista: Orvieto, poco sopra Roma, per nottata in motel da rappresentante con tanto di colazione di gruppo e arrivo in ufficio senza che nessuno abbia percepito la tua assenza. In verità perdiamo di vista l’aspetto più importante: quello che ci aspetta è un viaggio nello scibile umano. La Salerno-Reggio non è un autostrada, ma un percorso di vita. Si parte con una splendida stellata costiera, ci si imbuca in un cantiere da 200 Km, corsia unica, infilati tra un tir e un pullman. Si chiacchera, si ride, si telefona. l’ora del primo caffè coincide con l’arrivo tra le prime montagne. Lo spettacolo è garantito. Neve ovunque, con particolare attenzione al manto stradale: assomiglia più a una pista di montagna che a un’autostrada. Mi adeguo allo stile boy scout e porto il furgone in prima. Ogni tanto metto la seconda per ricordarmi di non morire. Un cartello avvisa, o forse minaccia, che mancano 260 km a Salerno. La matematica diventa una opinione, non si fanno calcoli di tempo. Arrivo a un ottimo livello di tolleranza proprio nel momento in cui mi trovo davanti l’autostrada sbarrata. Per una manifestazione. Per solidarietà a priori con i manifestanti non commento a voce alta, ma immagino le loro mogli impegnate in scene hard con discreti mori superdotati. La deviazione procede verso le montagne. Statali anonime, Italia agricola e sconosciuta. Qui se ti fermi e chiedi se è arrivata Fastweb ti dicono che hanno solo l’Averna. Ci si ferma anche per una breve pennica nel nulla totale. Si riparte con una nuova deviazione. La deviazione della deviazione. La deviazione al quadrato. Tento di tenermi sveglio con delle domande a trabocchetto, ma per stanchezza mi svelo le risposte. Il gioco del quiz truccato mi fa compagnia fino ad Avellino. Che sapevo esistere solo per le figurine dell’album panini. Qui si torna in autostrada. Sono le tre di notte. Orario in cui fermarsi o andare avanti non fa nessuna differenza. Vado avanti fino alle lacrime. Mi fermo in un area di sosta. Mi addormento nel furgone. Fuori piove e fa freddo. Dormo quelle ore giuste giuste per riuscire a ripartire. Piano piano Roma. Poi Perugia. Quasi Firenze. L’Appennino sotto la neve è un gioco da ragazzi. Bologna, mi sento a casa, Modena, Reggio Parma Fiorenzuola Piacenza. A Lodi sono arrivato. 17 ore di navigazione. Arrivo in ufficio giusto tre minuti prima dell’appuntamento. Finisco che sono le sette e mi metto in macchina per casa. Ingorghi da città. Parcheggio di traverso su un marciapiede. Entro in casa e capisco di avere fatto molto di più di un Open House. E’ stata un’Ipotesi di Complotto. Trovo carino aggiungere, senza riuscire a trattenere un sospiro di sollievo, che è successo tutto veramente.
Autore: Il Franz
I consigli de IL BRADIPO #2
Virtuosi!!?…è finalmente in edicola: “INTAGLIA IL TUO COPRIWATER”!Dedicato a tutti gli appassionati d’arredamento, ma non solo, con questi 196 fascicoli ( ne trovate 49 ogni settimana ) potrete pian piano scoprire l’arte dell’intaglio e arricchire la vostra stanza da bagno con un pezzo unico e d’alta classe!Per sentirsi dei VIP non dovrete più spendere cifre da capogiro per banali vasche idromassaggio, ma basteranno solo pochi EURI alla settimana e “quei momenti lì” diventeranno ulteriormente un piacere a cui sarà difficile resistere!Ricordatevi di prenotare subito la vostra copia dall’edicolante di fiducia…compilando la cartolina che vi verrà consegnata potrete anche partecipare al concorso “CAGATE INSIEME ALL’IGNORANTE” e…se sarete estratti…vincere una fagiolata a casa del vostro idolo, che vi intratterrà con numerosi racconti di vita immaginaria e frasi fatte di vario genere!…e non dimenticate: “L’ARTE DI SCOPARE” già in edicola dal 07 febbraio 2005, richiedete subito i numeri arretrati!
“INTAGLIA IL TUO COPRIWATER” e “L’ARTE DI SCOPARE” sono fantastiche idee “EDIZIONI DEL CATS’O”!
E la luce fu
Forse, in un giorno pari in fondo dispari, la mia abilità che non ha pari, mi porta a godere delle disparità dell’etere. in pratica forse ma forse si riesce finalmente a pubblicare le foto. come se tornasse la luce dopo un black out… certo che se aspettavamo il resto della redazione… La foto in questione è un omaggio a tutti i praticanti del canuzzo: è estratta dal manuale "Ipotesi di Canuzzo" di I. Ra, 2003-2004 Ed. Icio Canuzzo. Si tratta di un raro documento fotografico che ritrae il Canuzzo Automobilistico ( conosciuto in gergo come Canuzzo a Cofano). Tale Canuzzo è purtroppo soggetto alla legislazione locale ed è quindi da considerare praticabile alternatamente: in giorni pari si può praticare con donne di taglia pari ( 2° 4° 6°). Viceversa per i giorni dispari. Sono esenti gli ignoranti, che essendo razza a rischio di estinzione possono canizzare in libertà. Omaggio spensierato alla mia Signora… senza nessun riferimento… o accanimento.
cosa rimane: dialogo tra Platinette e Socrate
Sono dispari. Non solo, sono tutto dispari. Tutte le cifre della mia targa sono dispari. Per restare in sintonia mi punto la sveglia ad un orario dispari. Decido per le 6.51. Mi sento più allineato nella grande battaglia per abbattere quella simpatica nuvola grigia che aleggia, come ogni inverno, sopra casa mia. Mi alzo con il piede sinisto, che mi sembra il più dispari dei due. Non uso deodoranti che buchino l’ozono, anzi taglio la testa al toro e non mi metto nemmeno il deodorante. Mi lavo i denti senza lasciare che l’acqua scorra. Risparmio acqua. sono indeciso se prendere la macchina o andare a piedi. Sono in piena sintonia con il mondo delle sequoie centenarie e degli indigeni degli atolli. Arrivo all’ultimo semaforo prima dell’ufficio che mancano 2 minuti alle otto. Essendo la via principale di accesso a Milano da una manciata di comuni vicini, c’è un blocco dei vigili. Che ci aiutano a rispettare le regole. Manca un minuto, il verde non arriva. Eccolo, verde, scatto, prima seconda e sgasata. Passo davanti al blocco. Parcheggio. In armonia con il creato mi appisolo sul sedile della Vecchia Cicciona e sogno Madre Natura uguale a quella dei Puffi. Passeggiamo insieme nei boschi, a piedi nudi. sotto c’è una musica celeste. Siamo in armonia. Siamo in armonia di brutto. Corriamo spensierati. Arriva anche Grande Puffo. E’ proprio lui, rosso e blu. Corre insieme a noi, inciampiamo tutti e tre. Cadiamo in armonia. Non mi faccio male perchè atterro su un grande prato verde dove nascono speranze. Madre Natura mi salta sopra. Uh, che armonia. Intravedo qualcosa. Nudità armoniche. Ma mentre Madre Natura tenta l’approccio mi accorgo che si tratta di Platinette. Mi parla nell’orecchio. Aiuto, altro che armonia. Grande Puffo è lì vicino a guardare. Emette un suono tetro, orchestrale, inadatto a un puffo. Flatulenze cosmiche. Una gigantesca puzzetta. Troppe puf bacche. Mi sveglio di colpo. La puzzetta di Grande Puffo non è altro che lo sbuffo della 56, l’autobus che sfiora la mia macchina nonchè la taglia di Platinette. Che nel frattempo parla in sottofondo alla radio. Spengo ed esco. Aria gelata, odore di catrame, cielo sfumato al grigio. Armonia sto cazzo. Io devo sbattermi per risparmiare un dado di smog e nessuno firma il protocollo di Kyoto. Ma la 56 non inquina più di dieci macchine? ci bevo sopra un macchiato. Con tanta schiuma. Rimane la traccia sui baffi. La rabbia rimane inutile se non convogliata. Meglio non pensarci. Perchè pensarci è troppo da… insomma non vorrete polemizzare proprio su tutto… tutto tutto… Per restare in sintonia mi faccio girare solo un coglione, così è dispari…
L’ignoranza varca i confini
Gentili lettori sono stato in trasferta, l’ho fatto un po’ per me ma anche un po’ per voi. Sono andato in quel di Londra. Chi non la conosce, credo un po’ tutti ma chiedo……chi veramente la ama? Mmmmm non saprei, alcuni risponderebbe: "…miiii tempo di merda, gente di merda, prezzi da capogiro, un caffè ti costa circa 3000 lire del vecchio conio (come insegna il buon Bonolis), no no zero a Londra non riuscirei mai a viverci"; altri potrebbe controbattere, altri ancora potrebbero essere d’accordo con l’affermazione precedente. Non lo so signori io posso solo dire che se solo ci fosse la metà dell’atmosfera che si respira e dei colori che si osservano a Londra anche a Milano, la città sarebbe molto più vivibile. D’accordo gli inglesi non sono dei santi, alle sei del pomeriggio sono capaci di essere già ubriachi a rotolarsi per le strade di covent garden, ok ma anche noi non siamo da meno, a mezzanotte siamo capaci di impastarci contro il primo palo fuori dalla prima discoteca che ci viene in mente. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti però ragazzi, parlo personalmente, che città fantastica! Vi assicuro uno cosa, se per caso qualcuno di voi non riesce a rintracciare più un suo amico o è da un pezzo che non si fa più vedere in giro consiglio di fare un salto a Londra; oh mezza Italia è là! Comunque la ragione principale per la quale sono andato è per vedere veramente se in Inghilterra ci sono veramente le prese elettriche diverse dalle nostre e devo dire che il vecchio e caro buon Franz aveva ragione, effetivamente gli anglosassoni ricaricano il cellulare con delle spine diverse. La globalizzazione lì non è ancora arrivata!
A parte questo signori anche i londinesi per quanto riguarda ingnoranza si difendono bene, diciamo che ci danno del gran filo da torcere. Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Un tipo tutto distinto, tutto incravattato, un personcino a modo entra in un locale con altri amici e comincia a sorgeggiare con una classe tutta british la sua pinta di birra. saranno state le 18-18.30 circa. Bhè verso le 19.15, e non sto enfatizzando l’accaduto, la stessa persona era sul pavimento del pub che simulava una break-dance stile Don Lurio e usava la cravatta come lazo per cercare di accalappiare la prima femmina potenzialmente fecondabile che gli capitava a tiro.Che popolo fantastico. Ora immaginate una domenica mattina come tante altre, siete reduci da una serata dove avete fatto le 5 del mattino piegati in due dai cuba che avete bevuto e collassate sul letto in stato di morte apparente. Bene quello ero io domenica scorsa. Ero bello placido che boccheggiavo sul mio letto d’albergo quando, ad un certo punto, verso le 8.20 del mattina comincia a suonare l’allarme antincendio con un sibilo veramente fastidio e continuo. A quel punto io e la mia amica, ancora rincoglioniti, dopo aver capito chi eravamo e cosa ci facevamo lì cominciamo a metterci le prime cose che avevamo a portata di mano per scendere nella hall dell’albergo anche se nessuno dei due poteva veramente credere che ci fosse un vero incendio. Stavo per uscire dalla stanza quando butto l’occhio verso la finestra che si affacciava nel cortile che dava sulle altre stanze e vidi il genio, il vero genio di Londra. Un tipo, che nel marasma più totale, nel panico che nel frattempo si stava creando nei corridoi, era alla finestra….ancora in pigiama….con dei paraorecchie di pelo rosa sulle orecchie(appunto) per ovviare all’insopportabile suono che emetteva l’allarme…..con il viso ancora un po’ assonnato…..che, con tutta la calma di questa terra, si fumava una sigaretta! Ho visto lui e da lì la mia vita è cambiata. Basta così poco direte voi….io vi rispondo: dovevate vederlo e avreste capito anche voi un sacco di cose. Una volta visto lui, mi sono risvestito e sono ritornato a letto. Probabilmente quello era la stessa testa di cazzo che ha fatto partire l’allarme ma poco importa, Lui (con la elle maiuscola) è un illuminato. Signori il mondo è bello perchè è vario…. e meno male che è così. Alla prossima volta dal vostro ignorante di fiducia.
arrivano i nostri
scrivo veloce, ancora senza l’ausilio delle foto. Sconvolto dal post precedente, vorrei chiedere scusa a tutto il pubblico virtuale. Ma poi penso che tutto sommato è lo stesso pubblico che segue Amici e il Grande Fratello, e mi metto l’anima in pace. Sono sconvolto da un dubbio ascetico. Lavoro senza orario, la mia unica meridiana è rappresentata dal peso specifico delle mie occhiaie. Quando supera il kilo e mezzo mi stacco dal pc. Produco, come tutti devono fare. Dedico molta meno attenzione alla pancetta, che felice acquista volume, e soffro di dolori reumatici che solo i vostri nonni vi possono raccontare. Nel frattempo ascolto: tutti. Ascolto le confidenze omossessuali del nostro giovane Luca ( è un nome di fantasia) che si sente indeciso tra le sue corteggiatrici (numerose, ahime) e il suo ego. Ascolto le confidenze del Presidente ( è un nome di fantasia) che parla di commercio di magliette in due negozi: uno a Como, l’altro a On Line. Geografia multimediale. Ascolto la mia piccola fidanzata, mi fermo a guardarla ( una delle poche cose che mi mette pace) e mi aggiorno sulla situazione dei saldi a Milano. Ascolto Ale (un nome di fantasia), che farnetica di carrelli elevatori, e la sua fidanzata Cinzia, che straparla di provvedimenti giuridici. Subisco le telefonate di Checco ( nome di fantasia pure questo, la fantasia al potere), che organizza la sicurezza per feste immaginarie in date immaginarie. Mi sorprendo a pensare al nostro Krine ( qui non solo il nome, ma anche il personaggio è di fantasia), chissà che fine ha fatto. Mi ritrovo a pensare a Willy (il cui vero nome è Nivea), senza sapere che cosa ne sia di lui. E la cosa che più mi sorprende è che nelle comuni latitanze (mancano ormai da un pezzo serate storiche) è nel piccolo quotidiano che ci si ritrova. con questo cosa voglio dire? Semplicemente che anche in periodi come questi, in cui il tapis roulant del mondo è al massimo, c’è sempre tempo per ritrovarsi. a voi le storiche riflessioni sul valore dell’amicizia. Noiose? Poco male…. la vita è fatta anche di periodi così. Vi lascio con una riflessione, che in coda questa mattina mi ha raggiunto rovinandomi la giornata: ma "dio tassista" (esclamazione da me espressa per cause stradali) è una bestemmia o una semplice dimenticanza d’apostrofo? (chi non dovesse capire può cercare risposte nei commenti
I consigli de IL BRADIPO #1
Donne!!?…è finalmente in edicola: “L’ARTE DI SCOPARE”!
Da oggi è disponibile il primo di 69 fascicoli, con i quali potrete imparare un’arte sottovalutata e stupire così anche il maschio più esigente, senza più attribuire la vostra inefficienza e/o mancanza di voglia a falsi mal di testa.
Nel primo numero:
-iniziamo con i preliminari: le basi per una buona scopata
-scegliere il manico giusto e la giusta dimensione a seconda dell’occasione
-imparare la giusta impugnatura insieme alle migliori professioniste
-scopare negli angoli più estremi senza rischiare brutte figure
-ripulire il vostro strumento senza danneggiarlo
-i consigli delle esperte: Eva e Moana (Schicchi Pulizie) rispondono alle vostre domande.
Fascicolo per fascicolo, potrete inoltre realizzare il vostro strumento personale, per soddisfare chiunque, ma per prima cosa voi stesse; allegato al primo numero troverete un manico in finta plastica e la VHS: “Io scopo da Dio”.
Non perdete altro tempo e prenotate on-line la vostra copia al modico prezzo di € 8,69 ( € 13,69 con la VHS ).
“L’ARTE DI SCOPARE” è un’altra fantastica idea “EDIZIONI DEL CATS’O”!
IL SOGNO AMERICANO SENZA SPESSORE
Nato e cresciuto nella grigia periferia ovest di Milano, guardando a ripetizione Western, film con Terence Hill (poco importa aver scoperto più tardi la maggior parte di questi essere produzioni Italiane) e il mitico “Vacanze in America” con Gerry Calà, sono sempre stato attratto dal fenomeno USA, e quando dico attratto intendo per molteplici cause. Tra queste, il linguaggio e tutte le sue sfaccettature costituiscono tormento quotidiano, causando strane alchimie cerebrali, che mi portano in ogni momento a tradurre quanto più possibile: canzoni, nomi di città e così via! Riosservo e analizzo qualche traduzione:
-Canzoni
“AN OPEN LETTER TO NYC”
Brooklyn, Bronx, Queens, and Staten,
from the battery to the top of Manhattan,
asian, middle-eastern and latin,
black, white, New York you make it happen.
“UNA LETTERA APERTA A MILANO”
Baggio, Quarto Oggiaro, Navigli e Barona,
dalla povertà all’eccellente Zona Tortona,
asiatici, peruviani e meridionali,
bianchi, neri, Milano non hai uguali.
Incredibile a leggersi…questo ritornello dei “Beastie Boys”, tratto dal loro ultimo eccellente CD e attuale singolo, se riambientato e tradotto (non necessariamente alla lettera) sarebbe degno dei nostri “Gemelli Diversi”…il che mi rattrista. Non contento, provo a tradurre i nomi delle due band e mi ritrovo con i “Ragazzi Bestiali” e i “Different Twins”…sconvolgente come la traduzione valorizzi tutto a loro favore…e lo stesso accadrebbe con altri gruppi: “Rosso Piccante Pepe Chili” (Red Hot Chili Pepper), “Le Porte” (The Doors), “La Chiamata” (The Calling), “The Countryside Cousins” (I Cugini di Campagna), “Left Throw” (Tiromancino).
-Film & Telefilm
Esemplari le differenze in questo campo, se facessimo come gli spagnoli tradurremmo alla lettera ogni titolo, consci invece dell’inadeguato significato della traduzione che otterremmo, ad es. “L’Auto Eccezionale” (Supercar), “La Squadra A” (A-Team), “Il Sesso e La Città” (Sex & The City), manteniamo il più delle volte i titoli in lingua originale o in casi estremi li sconvolgiamo completamente per attirare il pubblico!
-Città
Anche i nomi delle città e paesini sono più originali; non avendo però in molti casi una traduzione plausibile, provo a invertire la rotta e ottengo così nomi strepitosi come: “Have-your-fat” (Abbiate-grasso), “Cor-hand” (Cor-mano), “G-hear Vis-counts” (G-udo Vis-conti), “If-a-needle” (Se-n-ago), “Cus-needle” (Cus-ago), “Three-face” (Tre-viso).
-Multinazionali
Facendo una semplice associazione di idee con il computer su cui lavoro, la prima multinazionale che mi viene in mente è Microsoft, sarebbe lo stesso se si chiamasse Micromorbido o forse penseremmo più ad un assorbente interno??? Sarebbe ancora ultra-miliardario Bill Gates??
Provo una grande ammirazione davanti a queste performance linguistiche, senza per questo denigrare la mia lingua madre e tutta la sua storia…in fondo…per quanta ammirazione io possa avere per lo Stato a Stelle e Strisce, non rimango nel mio allucinogeno viaggio mentale costantemente, ma ritorno ogni volta che mi siedo a tavola per mangiare, poco importa cosa e dove…in fondo il bello degli USA è solo frutto del mio immaginario…ora vado a mangiare due Spaghi, il Cane Caldo (Hot Dog) non cambierà sapore solo per una miglior traduzione!!
2 Fast 2 Furious 2 much philippinos
autostrada Mi-Ve. Tramonto. sole malato sulle colline ancora più malate. Paesaggio spettrale post industriale: terrificanti grattacieli con tanto di piste di atterraggio di elicotteri: provare per credere, il vicentino assomiglia a una caricatura dei peggiori incubi di O.Welles. Mi metto in macchina felice di tornare. Io non odio, per indole. Ma non apprezzo. E se c’è una cosa che non apprezzo è tutto ciò che va da Brescia a Venezia: gente, palazzi, partiti, cultura, modi di fare. Pigio sull’acceleratore. Fretta di tornare. Non ho una macchina potente, e questo oltre a farmi risparmiare mi salva la vita. Il contachilometri picchia verso la fine. Un ritorno qualsiasi, in mezzo a rappresentanti in splendidi coupè, operai in sorprendenti furgoni e camionisti randagi. Mi accorgo tardi dei fari: li vedo a mezzo metro dal culone troppo grasso della mia macchina. Mi mancano tre furgoni da sorpassare: accellero. L’Essere meccanico alle mie spalle sfarazza come un diavolo: luce blu avvolgente riflessa dallo specchietto direttamente sulla mia retina. Di solito è il comportamento del tipico Proprietario di BMW. Sono solo loro. Arrivano stile missile, ti si piantano nel culo e consumano la levetta dell’abbagliante, stupiti da un proletario in terza corsia. Finisco di sorpassare l’utlimo furgone e già mi aspetto il solito affiancamento con sguardo altezzoso. Non succede nulla. Poi, come nei migliori episodi di Ken il Guerriero la luce inonda lo scenario. è sempre lui. passato in seconda corsia. Sfarazza. Perchè lo fai? Tuo padre ti picchiava? La tua ragazza compie dei riti orgiastici con la tua squadra di calcetto? Lo lascio passare, ci mancherebbe, la Vecchia Cicciona (la mia macchina) è ai limiti della fusione. Mi sorpassa questo Grande Essere Lucente. Ecco ci risiamo. Eppure credevo finiti i postumi del cuba. Nero, lucido, basso, veloce. Il rumore è quello di uno dei primi sommergibili della marina. I vetri sono oscurati. Un sottile neon azzurro percorre tutta la sagoma della macchina. Roba da MIB, Man In Black, oppure Made in Brindisi, dipende dai punti di vista. E’ una BMW. La targa avvisa che l’astronauta è di milano. Vorrei chiamare la polizia. Per avvisarli che un Filippino si è impadronito di Cessna e lo pilota sulla Milano Venezia. Perchè lo hai fatto? Perchè? Quella scatola di lamiere ti sarà costata almeno… ma che dico… antamila. Perchè ci devi mettere il neon che hai rubato dall’insegna del sexy shop? Perchè? La Vecchia Cicciona ha un impeto di orgoglio, sfiora coraggiosa i 190. Sembra di stare seduti su una Vaporella, ma almeno tengo il ritmo del Filippino. Poi lui accellera. Lo perdo. Autogill di Dalmine: il tempo necessario per un caffè. Parcheggio, scendo, mi stiracchio. Se ci aggiungo un ruttino sono Carlo Verdone. Ma ho ancora un briciolo di dignità, così mi limito al caffè. Chi ti vedo parcheggiato lì. Ma proprio lì. A due passi da me. L’Astronave. E’ lei. Mi sbagliavo: supera di gran lunga gli antamila. dentro c’è atmosfera da caffè anni venti, tutto bianco color panna. Sarà pelle umana. Ma soprattutto dentro c’è una riccia rossa. Per un solo istante ho pensato fosse la Signora. Per un solo istante durato fino a quando lei non si è girata. Splendido esemplare di Cavia da Chirurgo. Seduta nella macchina filippina. Mi metto comodo: voglio conoscere il Comandante. Poco dopo lo riconosco dalla distanza: bello, alto, incravattato, lampadato color speck. Sale e con un rombo di motori che fa tremare l’Autogrill e scatena la competizione di tutti i camionisti (illusi fosse un collega che avesse lanciato la sfida Puzzetta a rombo). Sfreccia via lasciandomi lì con due domande e una riflessione: perchè lo ha fatto? perchè una riccia rossa? La riflessione? Beh… me la tengo
(post postato solo con l’intenzione di postare impostando un impasto per ulteriori post più allegri del precedente che postai in un giorno in cui su di me si appostò una placida malinconia).
nemmeno un discorso del Teo
Un sabato come tanti. Nel mondo adesso, mentre scrivo, dovrebbero raggiungere l’orgasmo circa 759.000 persone. Nello stesso momento qualcuno sta guardando la pioggia sul mare, qualcun altro è seduto su una seggiovia, qualcuno sta scrivendo su un blog, su un diario. Qualcuno si sta dando il primo bacio, qualcuno sta piangendo, qualcuno tira semplicemente avanti. Io non faccio nessuna di queste cose. Mi limito a stare seduto davanti al computer, inebetito, a cercare un disco giusto per scrivere. La musica. Sono reduce fresco da un funerale. Non era il mio, la cosa mi solleva solo in parte. Il solito servizio completo di lacrime, fiori, abbracci e un sacco di parole dette per riempire vuoti che starebbero benissimo in piedi da soli. Ripropongo a me stesso di ascoltare qualche parola del prete, ma come al solito mi trovo a fissare la bara. I fiori sopra, più colorati possibile, il bordo dorato sul finto legno pregiato. Mi ritrovo così alla fine del funerale, zitto e immobile, a chiesa semivuota. Passa il mio amico. E’ suo padre. Più esattamente il compagno di sua madre. Non so se la cosa faccia degli sconti alla sofferenza. Sto zitto. Non parlo per una precisa ragione. A un uomo arrivato in paradiso, San Pietro chiese di scegliere se avesse voluto restare o andare all’inferno. L’uomo passeggiò per il paradiso, un luogo azzurro e asettico, silenzioso e solenne. Chiese se gli fosse stato possibile dare un’ occhiata all’inferno. San Pietro acconsentì. L’uomo, entrando all’inferno trovò il Piacere, il Godimento, l’Assoluta Lussuria. una grande festa, sfrenata e assoluta. Ritornato in paradiso passò qualche giorno prima che riuscisse a chiedere a San pietro se fosse stata possibile un altra visitina. San Pietro disse che non era possibile. L’uomo avrebbe dovuto scegliere. O su o giù. L’uomo, memore di tanto divertimento, scelse senza dubbio l’inferno. Entrato fu preso da un diavolo, fu castrato, violentato. Gli fu tagliata la lingua e iniziò a soffrire le più atroci e distruttive pene. Tra un gemito e un urlo chiese al diavolo come fosse possibile tutto ciò. Lui aveva visto cose davvero diverse. Il diavolo sorrise e gli disse: "c’è una bella differenza tra turismo e immigrazione". Per questo sto zitto. Non sono un turista della sofferenza, purtroppo. Sono immigrato, troppo presto e in malomodo. Mi lecco ancora qualche ferita. Per questo sto zitto. Non parlo di dolore, non parlo di sofferenza. Seguo il corteo fino al cimitero. In macchina penso di volere bene a questo mio amico. Lo penso e sto zitto. La mercedes grigia arriva al cimitero. Fiori e mercedes. Poi la terra. Si spera tu stia andando a stare meglio. Io, mi allontanto, causa anche una molesta presenza che dal passato, dove avrebbe dovuto rimanere, ripiomba nel presente, ricordando un futuro che per me è più che un congiuntivo. Vorrei avere le parole per dirlo a lei. Che scherza, qualche battuta per ricordare tre anni. Per rianimare una confidenza che non voglio avere e che tengo, costretto dalla situazione. Vorrei fare una cosa solo. Abbracciare il mio amico. Ma non c’è tempo. Il ritmo è serrato e io sempre più indisposto dalla situazione. Me ne vado senza salutare, piano piano verso la macchina. Sento ancora più freddo. Nelle ossa. Ripenso a mia madre. Fossi capace di piangere lo farei. Fossi capace. Mi viene questa faccia da ebete, un misto tra Gattuso e Vieri, senza i loro locali e con qualche neurone meglio disposto. Mi metto alla finestra. Voglio provare a stare zitto ancora un po’. Se c’è una cosa che mi consola, è che lei è li, mi aiuta e mi guarda. Lo sento. Ecco, forse avrei dovuto dire questo al mio amico. Ma sono rimasto zitto. Voglio prenderla tutta, la vita, il futuro, prenderla e mangiarla. Il futuro. anche rivendendo un passato, mica troppo remoto, ma davvero poco indicativo, mi accorgo di non provare rancore. Stasera mi ci vorrebbe un discorso del Teo. Uno di quei grandi ragionamenti sulla vita, sull’economia e sul mondo, che solo il Teo è in grado di produrre. Mi farebbe sorridere come al solito e mi farebbe pensare quanto sia bello avere intorno solo amici che fanno fatica con il congiuntivo, che sono la migliore spalla per il presente.