Lo strano caso dell’uomo che divenne cappone

Noi abbiamo mangiato. Lo abbiamo fatto come fosse l’ultima occasione per farlo. Con foga e passione, addentando e masticando, ingoiando e digerendo (o almeno provandoci). Per un giorno ci siamo avvicinati di molto alla condizione quotidiana dei nostri cani e dei nostri gatti, con la sostanziale differenza che non dobbiamo sparecchiare ( e che non possiamo, per ora, fare la cacca nell’angolo di una stanza, ma io combatto per i nostri diritti). Insomma, abbiamo anche scartato tonnelate di carta, polistirolo, gomma, nastri adesivi, per arrivare al contenuto, che in alcuni casi tornerà presto in carta e nastro, per operazioni di riciclo.  Molti hanno anche fatto l’amore, in ogni posizione possibile, con amanti, mogli, parenti, conoscenti, fratelli e sorelle. Amore, ti regalo il pacco. Il pacco di tutto questo è che, come tutte le overdose, finisce lasciandoti in uno stato molto simile alla delusione post coitale. Embhe?, dopo un mese di preparativi, un mezzo esaurimento, due decimi di polmoni bruciati in sigarette fumate in coda, tutto qui?

Il secondo pacco è che tutto questo anticipa di un soffio l’epopea dei bilanci malinconici e impegnati che accompagnano il capodanno.

Proprio ieri, in una pausa tra la quarta e la quinta digestione, pensavo al mio bilancio, alla mia pagella, al mio 2006.

Dato che la maggior parte dei lettori di questo sito ( 45 al giorno secondo le statistiche), sono parte di questo bilancio, sono restio a scriverlo, ma lo farò.

Giuro che lo farò. Per ora mi limito a trasferire le mie abbondanti chiappe e quattro o cinque libri a Londra. La famiglia Pistecchi si trasferisce con armi e bagagli nella capitale per una brevissima pausa meditativa.

Li compreremo, passeggeremo, rideremo, parleremo, dormiremo e probabilmente faremo anche altro.

E poi torneremo, più meditati, più parlati, più dormiti.

Hello Eueribadi

 

Chinaski!? Ah, Chinaski!

Deve essere un problema alimentare. Deve esserlo per forza, altrimenti è necessario parlare con un esorcista di buon livello. Deve essere un intreccio di sostanze. Devo solo andare a ritroso e ricordarmi cosa ho mangiato ieri. Siamo quello che mangiamo: dunque, per colazione le fette con la marmellata e il formaggio (accidentalmente, era sul cucchiaio che ho preso dal fondo del lavandino). A pranzo una banana e della bresaola al caffè (involontario, volevo ingerirli separatamente, ma purtoppo si sono scontrati nel tragitto macchinetta – scrivania). Per cena c’erano le lenticchie, il formaggio (senza marmellata) e il tonno, poi scorzette di arancia ricoperte di cioccolato con olio (extra vergine, almeno lui, e comunque non volontario anche questo). Nel corso della serata mi sono fatto tre cuba. Ho fumato 45 sigarette fino al filtro. Poi, all’ora in cui tutti si coricano, mi sono adagiato sul mio giaciglio con grazia. E lì inizia il trauma: deve essere il tonno con le lenticchie. O forse il caffè con la bresaola. In ogni caso ho avuto una forte impennata (intellettuale) nell’attività onirica. Un sogno lungo, durato fino al mattino. Complesso e forse premonitore. Siccome nel corso della serata abbiamo fatto conoscenza con diversi soggetti dal contenuto misterioso, tutti loro hanno deciso di popolare il mio sogno, incentrato sul call center di Santa Claus. Perchè parliamoci chiaro, solo i bambini ci possono credere. Ma certo, solo i piccoli stronzetti possono credere che Santa Claus faccia tutto da solo. Lui, con grande modestia, non si fa  pubblicità, ma sicuramente la sua è una grande azienda. Anche se con le consegne ha sempre qualche intoppo, è molto meglio di Gesù Bambino, che porta i regali solo ai bambini che secondo cristiana morale sono duri e puri. Beh, voi non ci crederete, ma in sogno mi è apparso Santa Claus, vestito da Babbo  Natale. E mi ha parlato. Mi ha spiegato che un grande call center riceve e smista corrispondenza e chiamate, e molti distributori locali si occupano della diramazione capillare dei regali. Lui, come Giovanni Rana, Berlusconi, Amadori, Moggi, Z. Ara,  è il front man dell’azienda. Ma alle spalle c’è la crem della distribuzione e della logistica. Per la produzione è da anni che ha aperto due stabilimenti in Cina, risolvendo l’annoso problema dei regali ai bambini cinesi: i bambini hanno una loro parte nei regali: li costruiscono. Poi ci sono le assistenti, tra cui la ragazza con la panza che ieri sera ci intratteneva. Credo si chiamasse Miriam. Ricordo solo il suo lungo discorso su Chinaski e Bukowski. Povero Charles, tirato in ballo da due deficienti il un locale di Milano. Ti sarai rivoltato nella tomba. Beh, insomma, le assistenti di Santa Claus, ovvero le Santarelle, fanno il grosso del lavoro. E Miriam mi ha portato a fare un giro nei Magazzini Generali, dove sotto natale accumulano la roba, e il resto dell’anno ballano ( e si fanno la roba, ma è un’altro argomento). Nel mio girovagare ho incontrato un mulettista che era el Presidente. E ho pensato: cazzo se guida il muletto come guida la macchina allora è per questo che un sacco di roba si rompe. E poi c’erano i magazzinieri, tra cui mio padre, vestito alla tirolese, che frustava dei nani pigri. Negli angoli bui c’erano le Santarelle che fatturavano. Perchè qualcuno paga per tutto questo. Ah, perchè non lo sapevate? Da anni la fatturazione va tutta a Dio. Gliela consegnano dei furgoni Scudo portavalori, e a guidarne uno ho visto chiaramente Sabino. Si vede che come nano non andava bene. E poi, per arrotondare, alcune delle Santarelle possono fare altro.

E per fortuna la mattina si avvicina, con le sue certezze, i confini tra l’illusione e il delirio spariscono. L’ufficio, il solito rumore accomodante della macchinetta. La vera realtà. E’ tutto finito, nessuna Santarella, nessun magazziniere tirolese. Solo la quotidianità speciale e ripetitiva. La vita. In coda per il caffè mi giro a salutare un operaio. Ah, pensa, l’ho sognato questa notte. Faceva il magazziniere notturno da Santa Claus. Ovviamente non dico nulla. Mi limito a guardarlo e a sentire la sua conversazione con il vicino di coda:

…" e poi mi sono rotto i coglioni di fare pacchetti tutta la notte. L’anno prossimo se ne trovano un’ altro…."

Aiuto

E una contadina 50 anni e 5 figli

Generalmente, generalizzare non è una buona cosa. Tanto più che è considerato un sintomo di ignoranza e pochezza. Io adoro generalizzare. Di qualsiasi cosa si parli, mi piace molto trovare un finale generalizzante.
Amico: “Comunque è stato un bel concerto”
Franz: “Mah, sono sempre belli i concerti, in genere”
La Signora ( ansimando): “E’ stato stupendo”
Il Franz (rantolando): “ E’ sempre stupendo, generalmente”
(La Signora non risponde, si alza e chiama sua madre piangendo)
 
Qualche volta mi fa tremendamente piacere fare le doppiette:
 
L’Elegante:” Ah, io non voglio più venire in centro a bere. Non c’è posto e poi è pieno di gente di merda”
Il Franz: “Mah, in generale il centro è pieno di gente di merda, e tutti cercano parcheggio in centro”.
L’Elegante: “ Cosa fai ripeti quello che dico?”
ilF: “No, generalizzo, mi da sicurezza. Dovresti provare”
L’Eleg:” Ma in generale tutti quelli come me odiano venire in centro”.
Il F:” …?”
L’Elegante:”E’ veroooo! sto già meglio…”
Il Franz: “Mah, generalmente si sta sempre bene dopo un cuba. E generalmente si sta bene dopo aver generalizzato. In genere fa bene bere e parl…”
L’Elegante (andandosene di colpo): “Fottiti, brutto psicotico”
Il Franz: “In genere è meglio soli che male accompagnati”.
 
Che ci posso fare, mi da sicurezza. Generalizzare mi da dei paletti in cui infilare un discorso. E’ inutile, filosoficamente parlando e anche praticamente, perché non cambia assolutamente nulla. Ma in compenso da parecchia sicurezza. Coloro che non si fidano provino. In generale funziona già dal primo tentativo. In generale:
 
i ristoranti cinesi costano poco
i neri hanno il pisello lungo
i migliori giocatori di scacchi sono russi
a Ibiza ci vanno i tossici
a Formentera ci vanno i fighetti
una donna ubriaca sarà più facilmente circuibile
Milano è una città cara
Tutti vorrebbero andare in vacanza per un mese alle Fiji
I giapponesi sono bassi e brutti
I francesi non sanno l’inglese
A Londra piove sempre
 
Bene, se su 11 frasi vi trovate d’accordo con almeno 7 frasi, non dico che voi amiate generalizzare, ma il vostro subconscio si.
Il mio (subconscio) DEVE generalizzare, per ritrovare facilmente degli appigli. Quando mi avvicino a un turco, mi arriva l’informazione “i turchi puzzano” e il mio olfatto si prepara, anche se ho conosciuto un solo turco ( e contestualmente emanava odore di cipolla, copertone, sigaretta scadente e tartaro). Quando viaggio in aereo subito percepisco che “il tuo vicino sarà sempre il più rompicoglioni possibile”,(colpa di quella troia grassa che su 9000 kilometri me ne ha fatti passare 7000 ad alzarmi e sedermi, per farla passare) e mi indispongo a priori. (in generale dovrebbero mettere dei cartelli al check in con scritto: Pisciate Prima)  E’ bello generalizzare, abbatte molti limiti culturali.
 
Meno bello è quando tu sei oggetto di facili generalizzazioni: proprio mentre mi rollavo una sigaretta è passato il Direttore Generale, Supremo Leader Indiscusso, Geniale Manager e Capitano del Vascello, Oracolo del Mio Destino, Amabile Compagno di Viaggio, Insuperabile Umorista, Grande Interista come Me ( sorvolate, in generale leccare il culo fa fare carriera. Si diventa interisti prima o poi nella vita. Succede). Mi osserva e poi:
Direttore Generale: “Ah, qui ci si fa gli spinelli”
IlFranz:” niente più che ottimo tabacco inglese”
Direttore Generale: “Eh, ma chi rolla il tabacco si rolla le canne!”
IlFranz:”ma lei generalizza…”
Direttore Generale: “Difficilmente sbaglio…”
 
Chissà come si sente uno che sa che parte della strategia aziendale è fatta da un tossico. E tutto perché generalizzava.
 
Diciamo che, in genere, generalizzare è sbagliato. Ed è sintomo di stupidità e di grossi limiti.
Assumerò delle benzodiazepine per questo, anzi del rhum: dicono che in generale sia meglio delle medicine.

Sono decisamente in controtendenza

Chi sono io, piccolo esempio di occidentale intontolito da routine e consumi, per parlare di argomenti di rilievo? Eppure sono diversi giorni che per un motivo o per l’altro questo boccone mi è rimasto indigesto. Si parla di anoressia (occhei, la metafora del boccone indigesto non è propriamente di gusto. Anche “propriamente di gusto” non è appetibile. Anche “appetibile” è poco adatto. Dulcis in fundo, ciliegina sulla torta, cacio sui maccheroni…). Ne parlano i giornali, ne parla la gente, e addirittura ne parlano politici del calibro della Melandri e della Moratti (esse stanno alla politica come l’anoressia sta a una corretta alimentazione, forse per questo ne parlano). Tutti ne parlano, insomma. Perché, è un argomento che fa molta audience, scuote molte coscienze, tocca tutti e fa discutere. La colpa è dei genitori, dei pubblicitari, delle modelle, di chi le osanna, della moda, dei giornali, della televisione (che è sempre da citare nelle accuse).

Ah, preparati lettore, poiché adesso divento prolisso, pesante, logorroico, e non giungo a nessuna conclusione. Se vuoi leggere direttamente la fine, risparmi davvero tempo. Forse tu stesso sei inadatto a cotali argomentazioni. Facciamo insieme prova di umiltà e lasciamo stare. No, non ce la faccio. Lascia perdere tu, io vado avanti.

Nella roulette russa del caprio espiatorio l’elemento più importante è insito nel far sedere al tavolo più partecipanti possibili, in modo che la pistola del colpevole possa sparare centrando in modo breve e preciso un qualsiasi elemento. Mi forzo di credere che questi genitori, categoria davvero strapazzata, non siano colpevoli. Mi forzo di crederlo perché, vista la coda che c’era sabato pomeriggio da Mc. Donalds a Rozzano, sarebbero anche colpevoli di creare numerosi obesi. E anche numerosi bulimici, insomma togliamogli i figli subito che non sanno alimentarli. Mandiamoli in Bielorussia, così ritorna la bambina dell’orfanotrofio, per la gioia della pubblica opinione,  e i nostri stanno a stecchetto. E la colpa non può essere nemmeno della televisione. Ho personalmente monitorato tutti i palinsesti della domenica pomeriggio, e di anoressiche neanche l’ombra. Quando vorremo parlare di rincoglioniti e puttane, tette rifatte, pettorali pieni di estrogeni, cocaina come se piovesse, travestiti, nani, ballerine, maghi, opinionisti mediocri,  allora si che potremo fare riferimento alla tivù della domenica. E i modellari, che colpa ne hanno i modellari? E i disegnatori di vestiti di alta moda ( cosa fai tu? Mah niente, il disegnatore di vestiti di alta moda sticazzi), che colpa ne hanno? Non sono loro a decidere che la taglia massima è la 22 (corrispondente alla larghezza del mio dito medio). Insomma non è colpa di nessuno, e quindi è colpa di tutti. Per trovare un colpevole suggerisco di puntare su Lele Mora o su Anna Maria Franzoni, che non si sbaglia mai. Una delle cose più raccapriccianti in cui mi sono imbattuto nel lungo processo di documentazione (3 minuti su Google, di cui due cercando ANA, che sta per anoressia Nervosa, ma i cui risultati sono facilmente immaginabili), è nel fatto che tra le cause dell’anoressia nervosa, disturbo del comportamento, ci siano l’incapacità di esprimere emozioni e l’appartenere a gruppi sociali a rischio. E uno si chiede, chi saranno mai questi gruppi sociali a rischio? Risposta semplice: ballerine, modelle, ginnaste e gruppi di persone che percepiscono la magrezza come elemento positivo. Suggerisco alla Moratti di bandire anche le ballerine e le ginnaste, e perché no anche i gruppi di persone, da Milano. Niente più anoressia a Milano con il Metodo Moratti. Anche se poi l’altro Moratti, inconsapevolmente, mantiene numerose modelle anoressiche amanti dei suoi giocatori. Moratti contro Moratti? Ballerina contro Calciatore? Adriano contro Fracci? Muti contro Mutu? Galeazzi contro Mollica? ( e tutto per colpa della Moratti). Tornando a noi, anche nei secoli passati c’erano gruppi sociali per i quali l’abbronzatura era percepita come esplicito manifesto di povertà e ignoranza (pensate a quanti euri risparmiati tra lampade e creme. Ma pensate anche a cosa sarebbe il mondo senza la tettona della Bilboa): le donne nobili avevano tutte l’ombrellino per proteggersi dal sole, e le contadine si abbrustolivano faccia e schiena nei campi. Anche le nostre nonne facevano il bagno nella cipria per sbiancare il viso. Quindi è possibile che siano questi Gruppi Sociali i veri colpevoli. Ma chi sono questi personaggi che percepiscono la magrezza come valore positivo? Beh, innanzi tutto la televisione, e poi i genitori, che hanno paura di avere i figli obesi, e poi anche i modellari e i disegnatori di moda, i giornali, Maria De Filippi ( Costanzo per interposta persona e anche Berlusconi per interposta persona con Costanzo. Berlusconi c’entra sempre).

Perché mangiare è una colpa? Perchè una necessità fisiologica, il nutrirsi, è diventato un elemento di disturbo? Forse perché nessuno ha più problemi a nutrirsi in abbondanza. E perché ci scandalizziamo? Non abbiamo forse tutti diritto a essere buddisti, dianetici, vegetariani, leghisti, testimoni di Geova, naturisti, omosessuali, simpatici, donatori di sangue, volontari, illuministi, a favore della pena di morte, a favore delle case chiuse, a favore della legalizzazione, a favore di camera,  a favore di un sacco di cose?Perché ci sono ragazze che provano soddisfazione a non mangiare e a controllare la fame, deperendo e arrivando ad essere davvero brutte? Eh, se ero imparato per rispondere a queste domande, allora facevo allo psicologo. Il mio gruppo sociale deve essere ( lo deduco) uno di quelli in cui di questi problemi non ce ne facciamo, anzi. Che gruppo sociale di merda, vergognamoci, noi che non abbiamo nemmeno un disturbo alimentare a contraddistinguerci.

Anzi, da oggi il mio gruppo sociale sarà ipocarotideo: non mangeremo le carote, e quelli che non le mangiano saranno percepiti come i più forti. (vedo molte defezioni dal mio gruppo sociale…) Inoltre la carota non potrà più essere usata per scopi sessuali (vedo ancora più defezioni nel mio gruppo sociale…non c’è più nessuno). Sono rimasto solo. Sono depresso. Sono solo e depresso. Smetto di mangiare perché sono solo e depresso. Tutto per colpa delle carote. Fottute carote!

Insomma una risposta non la so dare nemmeno alle domande che mi faccio da solo. Io, dall’alto dei miei 10 cm di panza, non sono certo la persona giusta per rispondere. Io mangio, anche troppo. Perché ho fame e mi nutro. Lo farebbero anche molti altri nel mondo, che hanno fame ma non hanno un cazzo da mangiare. Sono anoressici al contrario: vorrebbero ma non possono. E allora le risposte a un problema che riguarda i ricchi e benestanti ce lo dia chi questa ricchezza la crea e la distribuisce.

Posso aderire ad altre patologie, ad altre malattie,  se proprio me lo chiedono. Ma non toccatemi i bisogni fisiologici: amo mangiare, cago correttamente, tra me e un gorilla sono pochissime le differenze all’occhio percepibili.

Potevo fare anche un bel post sulla cocaina, ah certo. Anche sulle guerre nei paesi africani, e sullo sfruttamento dei bambini cinesi che cuciono i palloni con cui futuri cocainomani e future anoressiche giocheranno. O anche un bel post sull’AIDS.

Lo sapevate che in questo momento 141 guerre stanno uccidendo molte più persone di quanto la Moratti riuscirà a fare in tutto il suo mandato? (occhei, esempio non politically correct). E tutti i problemi del mondo che non hanno visibilità? Però, mi si consenta, il tutto nasce dalla fortuna di aver letto questo blog: www.lias.splinder.com. Che mi ha creato qualche interrogativo. Nessuna perplessità, solo la certezza che si tratti di un blog scritto da una malata a proposito della sua malattia. Il problema è che solo io a penso si tratti di una ragazza  disturbata: i commentatori e i siti amici non mancano. Addirittura in molti(e) fanno il tifo.

Forza, non mangiare, dai. Distruggiti di lassativi, così caghi. Grande che digiuni!

E sua madre non se ne accorge ( la ragazza, dal racconto si evince, è fortemente sottopeso. La madre, o è Anna Maria Franzoni oppure ha dei problemi, in entrambi i casi qualche colpa ce la ha…).  Ho letto in uno dei post che lei si lamentava con la madre, colpevole di aver cucinato gli spinaci con l’olio, per poi alzarsi e andare a dormire senza mangiare. Mia madre, pace all’anima sua, aveva un metodo molto moderno per pianificare la mia educazione in casi simili: gli spinaci venivano riproposti fino al giorno in cui non venivano mangiati, con o senza olio. E vedi come mi hai ridotto mamma? Adesso sono grasso, cazzo. Tutta colpa degli spinaci. E il suo ragazzo non dice niente ( e cosa dovrebbe dire?) E le sue amiche non dicono nulla (anzi forse per loro lei è un esempio). Di suo padre nel blog non c’è traccia. Supponendo sia vivo e vegeto ci si stupisce del rapporto intenso che intesse con la figlia. Ma non spetta a noi giudicare. Ci rimane solo da osservare, perchè giudicare è sintomo di superiorità e nessuno può dire nulla. Pensa che roba: possiamo solo guardare una persona morire, perchè altrimenti veniamo tacciati di manie di grandezza, e poi facciamo gli adesivi per salvare il furetto dalle vecchie babbione che lo vogliono impellicciare. Forse tutto questo ce lo meritiamo.

 

E io che non trovo risposte alle mie domande, finirò per archiviare l’annoso problema davanti a una birra. Non sono giunto a nessuna conclusione, non ho nessuna idea per risolvere il problema.

 Non tutti gli uomini sono in grado di cambiare il mondo. Io almeno ne ho la certezza.

 

Nel prossimo post affronteremo l’annosa questione dei Mammellari, i dipendenti della mammella. Disturbo del comportamento di cui è affetto il nostro amico Elegante e da cui io sono uscito grazie a diverse terapie tra cui il matrimonio con una portatrice sana. Prima credevo che sotto la terza (coppa C)  non fosse nemmeno amore, adesso ne sono convinto, ma lo accetto come mio limite. Affronteremo l’argomento sempre con questo tono saccente e fastidioso. Se ti infastidisce, a oggi ci sono più di duecentomila blog su Splinder, sembra quindi tu possa andare da un’altra parte.

L’apparenza ingonna

Fratelli, debbo cambiare qualcosa del mio aspetto. Aspetto che i capelli crescano, poichè le tempie si freddano lasciate lì da sole in piazza. Impazza anche una ruga profonda sulla fronte. Sul fronte del pizzo, essendo entrati in periodo natalizio lasciamo che una lunga e malcurata barba si proponga su gote e collo.

Riassumendo, questa sera mi reco dall’ortopedico di fiducia. Esso è il mio dottore, e io sono il miglior ipocondriaco che ha in cura. Di conseguenza proviamo comune piacere nell’incontrarci spesso e volentieri. Egli poichè fattura con abbondanza, ed io poichè sento l’ipocondria abbandonarmi per brevi istanti. Sicchè egli questa sera ci stava quasi credendo, ma poi si è ricordato di chi gli siedeva innanzi e ha proferito un breve e conciso dispaccio medico che riassumerei così: " Il tuo fisico è stato rubato a un sessantenne. Di conseguenza hai oggi 87 anni. Di che cosa ti lamenti?"

Ben felice di avere finalmente anche io una piccola patologia tutta per me, mi incammino per le strade del centro. Da molto non ci passavo. E poi, fresco di america, sentivo proprio la mancanza di un Centro Città. Per dire, mi sarebbe andato bene anche il centro di Novara (solo per dire).  Felice passeggio per Via Dante, e poi per Piazza Duomo. Mi fermo per respirare tutto il Natale fatto di luminarie, piccioni, pioggerellina gelata e boliviani ubriachi. Ah, la mia Milano. Lesto mi incammino per vicoli ai più sconosciuti. Sono reminescenze di quando con l’Ambasciatore ci perdevamo per le stradine del centro di ritorno dall’Università. Proprio in una di queste stradine, stretta tra l’Arcivescovado e il Museo Diocesano, mi infilo con passo deciso. Nell’Ipod risuona potente Punk-o-Rama Volume 6. Questa vietta sta proprio innanzi all’uscita laterale del Duomo, presidiata da due vigili in moto che tengono in mano un piccolo oggetto a pile, scambiabile per la spada di Star Trek che si illumina, ma che in verità sembra essere un metal detector che i due passano sui cappotti dei giapponesi. Se il cappotto è poco imbottito, la protesi alla spalla potrebbe suonare. Ma non stavamo parlando di questo. Seppure ci siano i vigili proprio all’imbocco della vietta, questa rimane uno dei posti più loschi di tutta Milano. Non ci sono negozi, uffici, case, tombini o panettoni: è un semplice passaggio tra due palazzi. E alla fine sbuca su una delle più anonime piazzette di tutta Milano dove c’è un antiquario, un negozio per talari e crocifissi e una discoteca per ricchioni. Anche l’illuminazione è carente, non essendoci nulla da illuminare.  Qui è necessario premettere che il mio look era new emo trasanda punk vintage sexy, in pratica mi ero messo le prime tre cose utili per coprirmi. Nella vietta ci entro subito dietro ad una Donna In Carriera. Una di quelle che vivono in Business Class. Cappotto fasciato lungo i fianchi, passo deciso su tacco alto, pantalone perfettamente aderente su magro polpaccio, capelli nel vento appena coperti da cappellino di traverso e borsetta di pelle umana. Non sento il rumore dei tacchi, ma sento forte il profumo. Sentire forte il profumo su una donna mi fa sempre ricordare le puttane dell’ Hot Mosquito di Via Ripamonti, che si facevano il bagno nel profumo prima di sventolare i seni sul palco. Involontariamente mi accodo alla Donna in Carriera, e sempre involontariamente accelero il passo per conformarmi al suo. La grossa busta con le lastre alla schiena che tengo in mano striscia contro il muro. Lei gira appena il collo. Sembra infastidita. Accelera ancora di più , compiendo un miracolo per ogni passo che fa su quei tacchi infiniti. Rimango indietro. Le cade qualcosa dalla borsa. Si ferma e si china per raccoglierlo. Io mi avvicino per aiutarla. Lei di scatto raccoglie l’oggetto e si gira. Fa quasi due metri di corsa e poi ricomincia la camminata accellerata. Adesso ho capito: è spaventata. Siamo soli, al buio, e il mio aspetto sexy trasanda vintage punk non deve essere tra i più rassicuranti. Cosa c’è di meglio nella vita che una bella botta di adrenalina? Accelero il passo e mi metto esattamente dietro di lei. Ansimo lievemente, ma questo lo faccio involontariamente: è dovuto alla mia forte preparazione atletica. Lei accelera ancora di più, è quasi tornata a correre. E io dietro di lei. Mi passa anche il mal di schiena. Adrenalina per lei e antidolorifici per me. La stradina è quasi finita. Io le sto perfettamente dietro. Siamo arrivati alla fine del marciapiede, e lei svolta di colpo. Io giro con lei, con un filo di ritardo. Adesso i suoi sospetti possono solo essere realtà. l’uomo che ha alle spalle è un maniaco. Pochi passi la separano dal bar dei ricchioni. Li fa correndo. Ci si fionda dentro. Io, non contento della recitazione, mi fermo pochi istanti davanti alla vetrina, guardando dentro. Poi mi giro e torno verso la macchina. Nella vetrina dell’antiquario mi fermo per guardarmi: non c’è che dire, l’immagine non lascia scampo alla fantasia. Sono orribilmente vestito, con i capelli bagnati sulla fronte e la barba incolta. Soddisfatto, torno a casa. In macchina ripasso davanti al bar. Lei non c’è più.  Infossato nel sedile mi ritrovo a pensare che anche La Signora sta pressando da diverso tempo perchè io acquisti maglioni e jeans nuovi. Anche se non capisco perchè i miei maglioni del liceo non vadano più bene, proprio adesso che il vintage va per la maggiore, e ci tengo a sottolineare che il mio aspetto trasandato cela etti, ma che dico kili, di tenerezza e buoncuore, ecco proprio non capisco tutti questi messaggi subliminali. Siamo proprio così legati all’apparire? E’ la nostra una società così fragile da essere fondata sul modo di vestirsi? E’ un povero ragazzo con i capelli unti e bagnati schiacciati contro la fronte, la barba incolta, la giacca fuori misura e i jeans fradici che cadono sulle scarpe rotte, e dalle cui orecchie proviene un frastuono punk forse scambiabile con il rumore del trapano di un dentista, tacciabile di un prevenuto giudizio? Ah, perchè se è così sappiate che mi dissocio. Perchè ognuno ha diritto di sembrare quello che è e di essere qualcosa che non sembra. O perlomeno di provarci. E comunque, dato che la frase stessa aveva poco senso sarebbe stato bello chiudere il presente post così: […]  perchè ognuno ha diritto di sembrare quello che è e di essere qualcosa che poi non sembra proprio essere. Invece, io che sono propositivo, e soprattutto dalla parte delle Donne in Carriera, propongo di fare una legge chiara per prevenire questi traumi, perchè ammesso che una Donna in Carriera abbia ancora una vita sessuale, non la darà via per molto dopo questo spavento. Ordunque ecco la legge:

Legge n 120293, del 05/12/2006, detta anche Legge Dalla Parte delle Donne

La presente legge a tutela delle Donne in Carriera e perchè no anche delle Donne è rivolta a tutto il popolo maschile. Esso verrà punito con pene riguardanti il pene, proprio per prevenire atti maniacali dovuti all’Apparenza.  Talora un uomo, di qualsivoglia razza o colore, si trovi con la barba non fatta da due giorni gli è fatto divieto di aggirarsi per le vie poco illuminate della città. Da questo sono esenti i cinesi, poichè la peluria sotto il mento non è definibile barba. Inoltre, talora un uomo di qualsiasi eccetera eccetera si trovasse a comprare vestiario per lui medesimo, si ricordino tutte le commesse, i commessi e gli esercenti in genere che sono autorizzati solo a vendere pantaloni di una taglia adeguatamente aderente all’acquirente. Per verificare questo si noti che il pantalone deve essere: fasciante sul pacco e sul quadricipite (indifferentemente destro o sinistro) e deve arrivare non oltre la metà della tibia (destra o sinistra). Inoltre a tutti gli uomini è fatto divieto di ascoltare musica con ritmi diversi da quello della canzone melodica napoletana nelle ore notturne, sia tramite dispositivi portatili che stereo da tamarri. Come riferimento ritmico tutti possono prendere Gigi D’Alessio e Apicella. Inoltre è fatto divieto a tutti gli uomini di accellerare il passo smodatamente nelle ore serali. Inoltre è vietata a tutti gli uomini l’attività respiratoria conosciuta come "ansimare" e intesa come frequenti e brevi respiri fatti con la bocca. L’ansimare è tollerato solo nelle ore diurne e per oggettivi motivi. Qualora un uomo dovesse essere trovato in fallo rispetto a queste norme il suo fallo subirà una pena esemplare. A tutti gli uomini che non osservano la legge verrà applicata la severa pena della rasatura dei peli del pene. Essi verranno derisi da tutti avendo il pene glabro e simile a quello di un poppante. La rasatura verrà eseguita nell’immediato presso tutte le Questure, che si attrezzeranno con cerette dolorossissime. Sarà attivato anche un numero verde che tutte le Donne In Carriera e perchè no anche le Donne potranno chiamare per denunciare i sospetti. Come misura preventiva inoltre verranno chiuse tutte le vie strette e buie della città, con posti di blocco nei quali gli agenti preposti avranno il diritto di controllare tutti gli uomini di tutte le razze e di tutti i colori. Se a questi controlli le pelvi di un uomo risultassero già rasate e depilate, egli verrà accompagnato presso un Centro Estetico Convenzionato, dove passerà la notte in una scomoda cella o su un lettino abbronzante. Non sono valide, di conseguenza, per gli uomini depilati le tessere a punti dei Centri Estetici. E inoltre non è più tollerato che un uomo si depili da solo. Anzi, passi per il petto e per il triangolino sopra le natiche (anche conosciuto come alberello della tristezza), ma si fa divieto assoluto di depilarsi il pene di propria volontà. I colti in fallo con il fallo defallato dai peli verranno accompagnati presso un Centro Estetico Convenzionato, dove sconteranno pene che vanno dai tre ai sei mesi (dipende dal tipo di pelle, e comunque senza abbronzanti). Invitiamo tutte le donne a segnalare uomini depilati o con oggettivi segni di ricrescita. Alcune poliziotte rimorchieranno a campione per verificare che i peli siano al loro posto.

[…] fatta la legge trovato l’inganno: non sono ammessi i trapianti di peli pubici. Fa testo il colore dei capelli secondo questa scala: capello castano pelo castano, capello biondo pelo biondo o castano chiaro, capello scuro corvino (calabrese) pelo scuro, rosso de cavei rosso de usei.

Consigliamo a tutte le donne di diffidare degli uomini depilati e abbronzati: hanno un passato che non vogliono raccontare.

Santa Claus aspetta la tua letterina figlio di puttana

Adesso sono qui. Che è un pessimo inizio, a livello sintattico. Adesso non è mai un buon inizio, brutto avverbio, limitato. E poi è il titolo di una delle più inascoltabili canzoni di Baglioni, forse anche il titolo di un album intero. Insomma, sono tornato, semplice, solo questo. Sono in un vicolo cieco sintattico. Quando una cosa nasce male c’è poco da fare. Posso provare a salvare il tutto giustificandolo con l’odioso rumore della tastiera anni 70, o anche con la statuetta di San Nicola, gingillo olandese, che mi guarda severamente. In Olanda uno dei quiz più seguiti sulla tv è tutto incentrato su come si scrivono e su come si pronunciano correttamente le parole. Immagino siano parole difficili, ma mi riesce difficile pensare che in Italia possa funzionare. Immagino Bonolis che chiede come si scriva “edulcorante”. Gli olandesi non sono un popolo stupido, anzi. Nei secoli hanno vissuto di mare e di mercenari, rimanendo sempre molto avanti dal punto di vista ingegneristico. Forse per questo hanno costruito la maggior parte delle cose sotto il livello del mare. Città, aeroporti e immense coltivazioni di tulipani, che insieme alle puttane e alle più disparate droghe rimangono l’attrazione principale. In Olanda, ci diceva una commessa di Rimini trasferita per amore, piove sempre. Buono per i fumi di scarico. In America il governo ha fatto della battaglia contro il fumo uno dei capisaldi della politica interna. Le sigarette costano più di 8 dollari, e quasi 6 sono di tasse. Poi però l’America inquina più dell’India e dell’Arabia Saudita messe insieme. E in India e Arabia fumano come dei pazzi. Però in America puoi avere parecchie cose facilmente: una licenza per aprire un ristorante, per guidare un taxi, per portarti in giro una calibro 38. Nell’eventualità che tu stiri con il tuo taxi, avveleni con i tuoi piatti o uccida con la tua pistola, hai più o meno lo stesso destino: rischi di essere fritto su una sedia di legno. Tutto è fritto in America, dalle uova alle patate, passando dalle banane fino agli immensi petti di pollo (americano, perdio). E hanno un sacco di problemi con il colesterolo. Strano a dirsi ma l’americano medio ha una macchina di proprietà, quasi sempre con cilindrate superiori ai 2.000cc, una pistola e due abbonamenti a riviste sulla natura. Amano un sacco la natura, e la natura li ricambia con grandi paesaggi sterminati. Gli olandesi hanno conosciuto gli americani molto presto. Essendo un popolo di navigatori e mercenari se ne andavano avanti e indietro dalle Americhe portando in Europa patate, mais, tabacco e schiavi. Per ricompensare gli americani della loro disponibilità, lasciavano lì calvinisti e protestanti di varie natura. Non come noi, che l’abbiamo scoperta e poi ce la siamo fatta scappare. L’America e l’Olanda sono le terre multirazziali dove neri, gialli, bianchi e tutti gli sfumati possono stare insieme senza che nessuno si lamenti. I neri potevano anche stare in Africa, ma gli americani li volevano a tutti i costi in America, così i francesi glieli vendevano. Gli Americani, che sono un popolo saggio, li rivendevano agli olandesi. D’altronde anche San Nicola per portare i regali ai bambini in Olanda viaggia trainato dai mori, sei negri che lo portano a spasso. Proprio su San Nicola, che è il patrono di Bari, ma è nato in Turchia, e va in giro in Olanda a portare i regali, un grafico della Coca Cola ha creato il Babbo Natale che tutti i bambini dagli anni 60 in poi aspettano con ansia. E si potrebbe aggiungere che sono molti i Nicola di Bari che portano la Coca dall’Olanda, ma diventerebbe tortuoso. Milano in tutto questo non c’entra quasi un cazzo, se non per il fatto che negli anni della costruzione del Duomo diversi ingegneri Olandesi vennero a insegnarci a fare le chiuse sui Navigli. Ma anche senza ingegneri olandesi ci avremmo messo comunque 200 anni. Gli Americani a Milano ci sono arrivati con la guerra, ma ci sono solo passati. I milanesi adesso vanno in America a imparare il business, e in Olanda a fare il business. Banche, diamanti, coca e ebrei. Anche gli ebrei non se la passano male in America: fino all’anno scorso c’erano più ebrei a New York che in Terra Santa, e in Olanda c’è una radicatissima comunità ebraica che ha creato un impero con i diamanti. Il mio amico tassista nigeriano, che guida una Ford Sentinel come se fosse un razzo, mi spiega che le ragazze del suo paese vengono adescate con la scusa delle modelle e poi le mandano a fare le puttane. Io gli spiego che anche dall’America adescano tante ragazze italiane con la scusa delle starlette e poi fanno le puttane. La sottile differenza è tra un bidone sulla tangenziale e un albergo a 5 stelle a Los Angeles, sfumature fatte di aria condizionata e di protettori più o meno rozzi. Le liceali americane vanno in Messico a fare lo Spring Break, che è un modo gentile per dire che perdono la verginità da ubriache con dei compagni di classe brutti. Le liceali italiane sognano l’America. Le liceali tedesche vengono a Cattolica a mantenere le leggende sui bagnini. Le liceali francesi, per fare quelle diverse, fanno i giochino con la webcam, che è il metodo di rimorchio più usato in America. Un altro circolo vizioso a cui solo si può aggiungere che i liceali italiani, ovunque vadano saranno sempre liceali italiani. Questo per dire che al mondo c’è un solo popolo. Comunque sia, tornare a casa è sempre una grande cosa, proprio come il partire. E qualche volta partire e tornare rimangono i pezzi migliori del viaggio.
 
Nei Commenti la Geniale Idea della Premiata ditta “Natale Elegante”

Uat uill iu do uitaut me?

 

Comunicazione di servizio: questo blog si trasferisce per un breve periodo in Illinois, con più precisione a Chicago, insieme al suo proprietario e a pochi effetti personali indispensabili. Le ragioni del mio viaggio sono essenzialmente di lavoro, ma ritaglierò ampi momenti per trascorrere ore ludiche nella città più bella d’america (lo ha scritto il sito ufficiale su Chicago, stranamente). Una temperatura straordinariamente mite (33 gradi) mi accoglierà. (ah, i gradi non sono Celsius). Con un fuso orario in linea con gli orari dell’Ambasciatore, desidero comunque rimanere in contatto con la famiglia bradipa. Come suggerivo alla Signora, mandate pure SMS con richieste per acquisti vari. Fermandomi in America 64 ore in totale avrò un sacco di tempo per comprare tutte le minchiate che desiderate. Grazie al cambio euro dollaro sono molti i prodotti che conviene comprare negli States. Proprio nessuna idea? Beh, ad esempio un Chrysler costa 19.000,00 dollari, e ci risparmiate quasi 6.000 euri ( o eurori, dipende dal cambio). Oppure un appartamento vista lago costa 200.000 dollari, con un risparmio per la stessa metratura a Milano in centro di quasi 50.000 dollari.  Proverò comunque a scrivere una sottile cronaca a stelle e strisce. Splinder noti bene che questo Blog è uno dei più internazionali: abbiamo scritto da Londra, da Gerusalemme, dall’Olanda e dal Belgio, dalla Slovenia e anche dalla Sicilia.

Come tutti i migranti, al mio ritorno porterò le incredibili storie di una delle più eccitanti città di tutta l’America ( sempre dal sito ufficiale). Una vita notturna frenetica (ci sono ben due discoclub) e una emozionante downtown piena di shops per i miei gifts con brand. Oh, Yeah!, a confronto il Fiordaliso di Rozzano mi sembrerà una stronzata.

Aloha fratelli!

Il Perozzino

Perozzi,

coccodrilli preparati non ce ne sono. Solo un pensiero, per chi ha saputo raccontare una delle storie più belle di tutto il novecento, come protagonista e come voce narrante. Amici Miei non è solo un film, è una soluzione a molte cose. Per questo, insieme al Conte Mascetti, siete rimasti grandi in mezzo a molte altre storie scritte. Caro Perozzino, rimarrai per le generazioni a venire una voce narrante di uno dei capolavori migliori. Grazie, senza bisogno di aggiungere parole, per averci raccontato questa stupenda storia.

 

Caro Dgol,

che nome strano che hai! accipicchia quanti amici che mi sono fatto iscrivendomi al Club Mille Miglia Air France. E io che pensavo che mi arrivassero solo le promozioni sulle rotte aeree… Grazie per la tua prima lettera, mi fa molto piacere che stai bene. Io me la cavo, diciamo che sto bene anche io. E’ difficile raccontarti cosa succede qui, dove vivo io. Dal tuo indirizzo suppongo tu sia coreano o di qualche posto lì vicino. Non sono mai stato da quelle parti, ma appena ci passo di sicuro ti chiamo così usciamo a bere una birra insieme. Ah, chissà com’è la birra lì da voi. Sai che cambia da paese a paese, in base all’acqua che usano. Scusa se la mia lettera sarà breve, ma sono al lavoro e non mi aspettavo di trovare una tua mail. Pensa che questo mese ho speso 100 euro per attivare Fastweb, con tanto di Firewall e Filtro Famiglia. Sono investimenti da fare, se non vuoi che ti arrivino brutte cose via internet.  Oggi mi sto preparando per fare un lungo viaggio dall’altra parte del mondo, ma stai sicuro che controllerò la mail ogni giorno. Rispondimi presto.

PS: scusa se ti correggo, ma non si scrive FIGE, ma FIGHE, perchè al plurale si aggiunge anche la H. Non è sempre così: casa – case, mela – mele, cachi- cachi. Comunque so benissimo che l’italiano è una lingua difficile da imparare. Sei già stato bravissimo così.

PS2: Per quanto riguarda il tuo invito, ti ringrazio ma sono già a posto. Anche io, per ora, scopo gratis. E lo faccio con una sola figa (senza H, perchè singolare). Mi basta e mi avanza. E il mio apparato genitale sembra funzionare bene anche senza medicine giuste. C’è anche da dire che ho 27 anni, e sarebbe strano che fosse il contrario. Ho diversi amici con problemi di questo genere, ti allego i loro indirizzi, così magari diventate amici. Però se inizi a scriverti con loro non smettere di farlo con me, mi raccomando. Odio quelli che fanno gli amiconi e poi ti lasciano da solo. 

PS3: Ma chi cazzo è Paul?

Disclaimer: Le informazioni contenute nella presente mail si intendono come private e rivolte agli indirizzi citati nella sezione riguardante i destinatari. Copie, parziali o totali, della presente non sono autorizzate e possono essere perseguite a norma di legge. Il destinatario può inoltrare la presente solo se richiesto dal mittente. Questo per tutelare la privacy sulle e-mail. Diverso è il caso di un pirla che da il suo indirizzo a una compagnia aerea. Ma sappiamo tutti che quando si tratta di fige bagnate nessuno capisce più niente. Caro coreano di stocazzo, grazie ma sei fuori prezzo. Pago molto meno qui a milano. Se poi aggiungi le spese di spedizione faccio prima a pagare una serata a una modella. Grazie comunque, tenetemi comunque aggiornato su tutto. Attendo grandi sorprese dall’Esselunga e da Mediaworld: se Air France mi manda le fige, figurarsi Esselunga. E ho anche la fidaty piena di punti fragola…

C’è Rvello?

Il processo con cui vengono accettate nuove informazioni o importanti notizie dal mio cervello  è semplice. La notizia si mette in coda, attende il suo turno, viene esaminata da uno dei neuroni  incaricati che le da un grado di importanza in una scala da 1 a 10. Questo grado di importanza ha diverse variabili: ad esempio se è estate e l’informazione riguarda una promozione di vendita per degli sci, l’incaricato è autorizzato a cestinare l’informazione con grado 1. La notizia non è ritenuta interessante dal mio cervello, che la cassa con superiorità e deridendone la fonte. Quindi se la notizia è giunta da mia sorella il mio cervello autorizza un incaricato a telefonare a mio padre per dirgli: “ tua figlia è una testa di cazzo”. Più complesso è quando molte notizie pervengono contemporaneamente al cervello. Gli incaricati sono pochi, e scioperano spesso, soprattutto dopo grandi bevute o serate di spessore. In caso di sciopero, la notizia può chiedere di essere esaminata con urgenza. Esempio pratico:
sabato mattina, ore 8. Reduce da 4 cuba, il cervello è in completo sciopero. Il Franz guida la macchina con movenze meccaniche, La Signora è costretta di continuo a ricordargli la destinazione. Un cartello grosso e luminoso avvisa che la strada è interrotta per lavori. La notizia attiva la procedura d’urgenza. A pochi metri dal cantiere, il Franz si ferma. La notizia arriva solo ora.
Franz: “ah, ma è chiusa per lavori”                                                              
La Signora: “te ne sei accorto adesso?”
F:” mi è arrivata la notizia solo ora…”
LS: “prego?”
F:”Lascia stare. Piuttosto, dov’è che stavamo andando?”
Il cervello in sciopero può ricordare queste importanti notizie e tenerle con grande efficienza in rilievo. Grazie a questo sistema le notizie d’emergenza vengono mantenute sempre in evidenza.
Padre: “Pronto?”
F:”ciao sono io. Volevo dirti che la strada sotto casa è chiusa per lavori”
P:” è la quarta volta che mi chiami per dirmelo”.
F:” mi sembrava importante. Magari dovessi uscire…”
P:”sono già fuori. Sono in macchina con te”.
F:”altra notizia importante”.
In questo breve esempio due notizie sono entrate in conflitto fra loro. In giorni normali allarmi come questo vengono gestiti con semplicità. In giorni di sciopero le informazioni possono andare in conflitto e generare strani mix tipo: guarda che papà è chiuso. La strada è in macchina con te. La macchina è chiusa e tuo padre è in strada. Sono già da diverso tempo in trattativa con i sindacati per ridurre gli scioperi e i turni di riposo. Sono arrivato a buon punto: oggi il mio cervello sciopera solo dopo il 5° cuba, oppure dopo un bombardamento informativo troppo grande tipo “Congresso Matematico di Statistica Quantistica”. Sto inoltre lavorando per dare in appalto la gestione delle informazioni a un call centre esterno, forse nelle filippine. Nel frattempo sono costretto a continue trattative con i neuroni sindacali. In periodi come questo, dove le informazioni per me nuove sono la maggioranza, è un continuo braccio di ferro per far funzionare il tutto. Accade in giorni come questo, che gli uffici di smistamento non funzionino molto bene. Esternamente riesco a mascherare sufficientemente il tutto. Visto da dentro è un grandissimo bordello. E qualcosa si può percepire dalla pupilla vitrea. Stamattina è stato subito chiaro che sarebbe stata una giornata davvero in salita.
Ho bisogno di nicotina-è il primo giorno d’inverno- devi comprare il pane- la mensola è 70×20- il mercato avrà una contrazione direttamente imputabile all’erosione dei prezzi- Platinette mi fa cagare- le previsioni danno bello per tutta la settimana- ho bisogno di nicotina- la caffeina è necessaria per avviare correttamente tutti i processi celebrali- hai sbagliato cravatta, sembri un coglione- il limite è di 90 non di 240- non sono mai andato a 240- questo lo dici tu- dammi nicotina- era Manzoni o Leopardi quello della poesia di ieri?- stronzo, la nicotina- dove cazzo è la leva del cambio- il casello si paga con il bancomat- la cintura è troppo stretta- solo in Inghilterra si guida a sinistra.
Dopo un terrificante viaggio in tangenziale bombardato da queste informazioni sono arrivato al parcheggio aziendale. Sceso dalla macchina ho provato a chiuderla con il telefonino prima e poi con un porta biglietti da visita, poi ho tirato fuori le chiavi dal cruscotto e ho chiuso (questo però lo faccio normalmente). Un collega è arrivato insieme a me. La tragedia è alle porte. Facciamo il pezzo di strada che ci separa dal cancello. Io provo la tecnica del silenzio, mi sembra la soluzione migliore per evitare problemi. Lui ha un sfottuto bisogno di fare conversazione.
Collega: “Arrivi presto oggi eh!?”
F:”Ho bisogno di nicotina”
Collega: (porgendo una sigaretta) “ho visto la tua presentazione di ieri. Ottimo lavoro”
F:” il mercato avrà una contrazione direttamente imputabile all’erosione dei prezzi”
(grande Franz, tieni duro, mancano una manciata di metri)
C:” Eh, facile da dire. Difficile da mettere in pratica”
F: “Era Manzoni o Leopardi?”
C:”cosa? Ah, no è un modo di dire. Insomma bisogna prendere le misure del problema. Dobbiamo portare a casa delle soluzioni attendibili”.
F: “70×20. Le misure sono 70×20”
C:” 70 di fatturato con 20 di netto. Fammi pensare” Si ferma, molto interessato. “ Ma si, è geniale! Ah, così li mettiamo a 90!”
F:” A 240, non a 90”
Il Collega si allontana, ridendo. Rimango da solo, e indico con urgenza una riunione con i neuroni sindacali.
“Ragazzi sono le otto di mattina. Se iniziamo così sarà dura arrivare a mezzogiorno”.
Nessuno mi risponde, sono in sciopero. Entro in azienda, e provo a timbrare la Fidaty Card al posto del cartellino. Sarà una giornata di merda. Sindacati del cazzo.