Lo strano caso dell’uomo che divenne cappone

Noi abbiamo mangiato. Lo abbiamo fatto come fosse l’ultima occasione per farlo. Con foga e passione, addentando e masticando, ingoiando e digerendo (o almeno provandoci). Per un giorno ci siamo avvicinati di molto alla condizione quotidiana dei nostri cani e dei nostri gatti, con la sostanziale differenza che non dobbiamo sparecchiare ( e che non possiamo, per ora, fare la cacca nell’angolo di una stanza, ma io combatto per i nostri diritti). Insomma, abbiamo anche scartato tonnelate di carta, polistirolo, gomma, nastri adesivi, per arrivare al contenuto, che in alcuni casi tornerà presto in carta e nastro, per operazioni di riciclo.  Molti hanno anche fatto l’amore, in ogni posizione possibile, con amanti, mogli, parenti, conoscenti, fratelli e sorelle. Amore, ti regalo il pacco. Il pacco di tutto questo è che, come tutte le overdose, finisce lasciandoti in uno stato molto simile alla delusione post coitale. Embhe?, dopo un mese di preparativi, un mezzo esaurimento, due decimi di polmoni bruciati in sigarette fumate in coda, tutto qui?

Il secondo pacco è che tutto questo anticipa di un soffio l’epopea dei bilanci malinconici e impegnati che accompagnano il capodanno.

Proprio ieri, in una pausa tra la quarta e la quinta digestione, pensavo al mio bilancio, alla mia pagella, al mio 2006.

Dato che la maggior parte dei lettori di questo sito ( 45 al giorno secondo le statistiche), sono parte di questo bilancio, sono restio a scriverlo, ma lo farò.

Giuro che lo farò. Per ora mi limito a trasferire le mie abbondanti chiappe e quattro o cinque libri a Londra. La famiglia Pistecchi si trasferisce con armi e bagagli nella capitale per una brevissima pausa meditativa.

Li compreremo, passeggeremo, rideremo, parleremo, dormiremo e probabilmente faremo anche altro.

E poi torneremo, più meditati, più parlati, più dormiti.

Hello Eueribadi

 

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