Giro con una bottiglia di the freddo al limone marca scadente, sapore approssimativamente molto vicino allo Svelto Sgrassa e Profuma, come fosse la mia coperta di Linus. E’ un tranquillo venerdì di paura, qui sul fronte occidentale. Del luglio umido impossibile con cui siamo cresciuti non c’è più traccia alcuna. Un fresco sole primaverile, qualche nuvola, e due cristiani che asfaltano un metro di strada chiusa dove nessuno mai passerà. Ogni tanto tiro una succhiata meccanica alla bottiglietta, l’attesa mi consuma più del cambiamento. Irreale silenzio interrotto dal picchiettare sulle tastiere, il Pollaio è dimezzato dalle ferie, dai week end lunghi e dalle settimane corte. Contro ogni aspettativa, ci sono discrete possibilità di arrivare vivi a domani per molti di noi. Arrotolo il tabacco nella cartina rimanendo incollato alla finestra, come una vecchietta che aspetta. La dottoressa Fussenbauer mi passa di fianco, con un improbabile sandaletto hippy che rivela la caviglia da maiale d’allevamento. I piedi delle donne sono uno dei miei principali problemi estivi. Calli, unghie dipinte di colori degni di puttane grasse di provincia, caviglie grosse e gonfiate dalla pillola, cerottini, dita mozze, un campionario incredibile del brutto che offende. Profuma di Conad, di qualche profumo troppo fruttato per essere buono. Non riesco a capire che frutto sia, ma ricorda i locali dove si balla latino americano e si bevono miscugli preparati da baristi che del sudamerica hanno visto solo il Valtur Costa Real. Passion fruit, mango, forse. Urtante, come il latino-americano. Mi saluta e ricambio, sempre incollato al vetro. Ciuccio ancora un sorso di Svelto al Limone, accendo la sigaretta. Sembro un padre fuori da una sala parto, solo che non è la mia creatura. Quando succederà sono certo di svenire piangendo con largo anticipo. Passano due misteriosi ingegneri americani che parlano perennemente sottovoce tra di loro. Nella loro settimana di permaneza mi sono convinto che si tratti di una coppia di ispettori della Polizia di Orlando. Mi stanno cercando per quell’inversione che ho fatto su International Drive da Hawaiian Court. Maledetti, non mi avranno. Tanto per iniziare, è tutta la settimana che non li saluto nemmeno. Non do corda al nemico. Uno dei due mi rivolge un cenno col capo, e bofonchia qualcosa che assomiglia a un hallo stirato. Ha la voce di Harrison Ford, i capelli di Tom Cruise, la pancia del Travolta post Tarantino. Non rispondo, tengo la linea dura. Entrano nella Sala Del Ballo. Finisco nervosamente la sigaretta. La spegno con la punta della scarpa. Non sono lucide. Prendo un angolo della tenda e ce lo passo sopra. Mi metto a posto nervosamente i capelli. Tiro un sorso di the. Diventando caldo migliora, derivando verso un definito sapore di liquido per i vetri. Mi chiamano, tocca a me. Sarebbe toccato a lui, ma è allergico alle figure di merda. Perchè di questo si tratta: stiamo preparandoci per una figura di merda da servire su un piatto d’argento al misterioso Auditor. Costruisco un sorriso sufficientemente cordiale, riporto la pancia in sede, infilo la camicia nei pantaloni. Un grande sospiro e via.
Gli Auditors, di due si tratta, mi guardano. Ricambio gentilmente. Mi consola non averli salutati ostentando maleducazione. Il confine tra una tranquilla figura di merda e una sonora inculata è tutto in quei saluti negati. Sicchè non siete vigili urbani americani. Beh, poco cambia, a me stanno sul cazzo gli americani in genere.
Appoggio la bottiglietta di the freddo in fondo al tavolo, mentre mi trascino verso lo schermo del proiettore. Non ho bisogno più della rassicurante plastica. Avrò invece bisogno di molto rhum. Un dollaro per ogni figura di merda e Zio Paperone mi chiederebbe un prestito.
Tonite Lawyer Party, festeggiamo la Fede, che in quanto bionda è già un successo che sia arrivata fin qui. Forse sarà presente anche l’Ambasciatore.




