L’insegnamento del dott. Busseldonen

Il 4 luglio 1919 il dottor Ateneo Busseldonen faceva alcune abluzioni straordinarie prima di coricarsi al fianco di sua moglie, la giovane Erodotea Astengazzen in Busseldonen. Dalla finestrella del bagno del casolare del sommo scienziato entrava la fresca aria della sera, facendo tremare la fioca luce della candela che illuminava il tinello. Erano giorni magri per il nostro, costretto dall’università di Berna a massacranti orari, scavato dalle notti nel suo laboratorio nel quale era deciso a sperimentare la geovariazione del plutonio arricchito con la crusca fresca; a tutto andava aggiunto che Erodotea aveva espressamente richiesto al suo compagno un figlio. Donna di buona famiglia, la giovane trovava inadeguata la mancanza di eredi e riceveva le pressioni di Istoriata Astengazzen, madre onnipresente. Per questo, dopo un frugale pasto consumato nella fretta del tramonto, Erodotea attendeva nel giaciglio, spalmando sul bianco petto una crema ungherese stimolante al ginepro e uova di lompo. Nel tinello Ateneo decise di provvedere al suo aspetto fisico, improvvisando vicino alla dispensa una toletta che trovava decisamente troppo femminile. Perplesso e stanco prese la lama da barba, iniziando a pomiciarsi il viso con un preparato di albume e sterco di gallina di sua invenzione. Fuori, il forte vento prometteva bufera, ringhiando contro i vetri e spostando le fronde del prugno più alto del giardino.  Fu una folata improvvisa e feroce, che alcuni acuti osservatori potrebbero interpretare come Il Vento del Progresso, a far spegnere la candela nel tinello, lasciando il luminare in un buio impenetrabile.
“Oh Corbezzoli” esplose Ateneo
“Che ti aggrava?” chiese Erodotea
“Un nonnulla, si spense la candela” rispose pronto.
“Forse è segno di Dio, che chiede che tu faccia il tuo dovere”.
“Ora giungo, lascia che mi tolga la crema dal naso”.
“Sbagliasti, amore, a metterla sul naso, poiché mia madre mi disse che non serve il naso per queste cose”.
Innervosito dal ricordo della suocera, Ateneo smanacciava in cerca degli utensili, deciso a terminare la toletta e a dare onore al buon nome dei Busseldonen. Impacciato dal buio, si tagliò una guancia con la lama da barba. Cercando un pezzo di tela per tamponarsi, infilò la mano nel tegame ancora caldo della cena, ustionandosi. Dal dolore si girò di colpo appoggiando l’altra mano sulla candela spenta e picchiando il basso ventre sullo spigolo del tavolaccio. Il dolore fu, a quel punto, insopportabile, e lo costrinse ad accasciarsi vicino alla dispensa, con le mani sul ventre. Urtando inavvertitamente la ciotola con le uova, si rovesciò addosso anche la scatola della farina. Sconvolto, cercò di alzarsi senza provocarsi altro dolore. Con movimenti leggeri, pieno di cera, farina, uova e rabbia, cercò l’uscita urtando ancora contro i tegami caldi. Il dolore al basso ventre fu ancora più forte e lo fece svenire. Al suo risveglio decise di trascinarsi per terra verso la stanza. Alla luce di una candela consumata nella stanza da letto, intravide Erodotea immersa in un placido sonno, con il petto nudo e molto irritato. Svegliandola, consumò con grande passione un atto amoroso di tutto rispetto, cadendo poi in un sonno profondo.  Al suo risveglio, e solo in quel momento, si accorse della sottile pellicola che avvolgeva le sue membra dall’ombelico fino al ginocchio. Una combinazione di uovo, farina, sterco di gallina, cera e acqua, che teneva come una membrana. Di colpo si deluse per l’inutilità della sua prestazione notturna, ma decise di tacere la notizia alla sua amata. Scrisse una lettera all’amico Marconi Guglielmo, compagno di studi, e si mise in uno studio pazzo e disperatissimo su quello che lui stesso definì “il primo metodo per fermare l’amore senza fermarlo”. Furono mesi difficili, in cui Ateneo capì che era inutile ustionarsi, potendo sperimentare la pressofusione anche su rami o verdure dalla chiara forma fallica. Ordinava grandi quantità di farina e uova, chiuso nel suo buio laboratorio. Dopo nove mesi di duro, in molti sensi, lavoro, Ateneo, rincasando, trovò molte sorprese. C’era la carrozza del dottor Wertallozzi Bruno, e altre carrozze sconosciute, fuori dalla sua casa. Lo accolse la suocera: “Vieni Ateneo, che Erodotea sta partorendo”.
Fu una notizia drammatica, per un uomo che fondava i suoi studi su una notte il cui risultato era all’evidenza di tutti. Entrando nel tinello trovò un’altra sorpresa: il suo amico Marconi Guglielmo.
“Non mi scrivesti della tua venuta, Guglielmo”
“Ateneo, ho inventato il telefono e il telegrafo, perché non li utilizzi?”
Urla e risate interruppero la conversazione. L’erede era nato. La sorpresa fu nello scoprire che il nuovo venuto aveva i lineamenti perfettamente uguali a quelli del mugnaio, Adalfredo Qittibunen, tanto che il dottor Wertallozzi Bruno sancì con fare profetico: “Questa nascita è la morte di un matrimonio”.
I giorni che seguirono furono di disperazione per Ateneo, che si rinchiuse nei suoi esperimenti. Unica gioia fu la certezza che la membrana riteneva il seme, ma non impediva che altri lo espellessero. Marconi Guglielmo, amico di studi, si trasferì nella casa ormai vuota, con molti marchingegni per i suoi esperimenti, per sostenere l’amico. Insieme i due  si trovarono, il 4 luglio 1921, a festeggiare il brevetto della membrana  Busseldonen, ad uso preservativo per l’atto amoroso. Fu durante la dimostrazione ad alcuni conoscenti, nel tinello, che Ateneo fece scivolare la zucchina avvolta dalla membrana contro il Telefono a Pila Marconi, che cadde insieme alla zucchina in una bacinella d’acqua. Spaventato, Ateneo estrasse la zucchina, che vibrava come un pesce appena pescato. Tra gli amici c’era Orduno Telewassen, scavato uomo d’affari e conoscente di molte donne per il mondo, che esclamò: “Abbiamo risolto un grande problema!”
 
Fu solo dopo molti anni che il brevetto del “Vibratore a Pila Marconi-Busseldonen, per ortaggi ma non melanzane” venne rilasciato per la produzione di massa insieme alla “Membrana Busseldonen, che preserva il corno ma non dalle corna”.
 
Oggi 4 luglio, mi sembrava poco colto ricordare solo la festicciola americana e il compleanno dello Elegante. Ci vediamo questa sera alle piscine, per un brindisi alla memoria della saga Busseldonen, che ci ricorda che la promozione del preservativo ci avrebbe preservato da molti coglioni.

6 pensieri su “L’insegnamento del dott. Busseldonen

  1. vedo che sei del capricorno come me, Gesù, la Befana, Andreotti e Schumacher, in ordine decrescente di importanza. Non c’entra s’intende, ma si dice che i concepiti in incipit di primavera si portino dietro una scia di onnipotenza e stiano sulle balle ai più.

  2. Confondi, Viola, lucciole per lanterne: io venni concepito, se la statistica non mi abbandona, durante le ferie sotto il torrido sole, come una gran parte della popolazione. E’ l’Elegante che è stato concepito 75 primavere addietro. Per quanto riguarda la scia di onnipotenza, hai centrato in pieno.

    E che si levino le coppe, entrino i cristiani e si liberino le fiere, insomma che inizi la festa.

  3. mmm…tutti gli spagnoli che erano in Erasmus con me erano stati concepiti d’inverno…mamma mia quanti soldi spesin regali! ogni settimana una o più feste di compleanno!
    ma allora? ‘sti calici? avete festeggiato?

  4. La presente per ringraziare tutti della brillantissima serata di ieri.

    Una festa semplice, divertente, senza enfasi e non organizzata, nella quale si sono alternati nuovi e vecchi discutibili personaggi.

    Quando il livello e’ cosi’ alto va sempre e solo bene.

    Grazie a tutti
    L’elegante

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