Sperduti, Amati, forse un giorno ritornati

Omaggio in due parti con mancato finale, molto sonno, barba sfatta, alito cementato e una grande rassegnazione, in genere a una nazione e ai suoi scrittori

Parte Prima: all’Elegante e al Presidente, lettori avidi di Bret Easton Ellis, il massimo rappresentante della Generazione X e contemporaneamente l’Autore che meno ho capito, apprezzato e di conseguenza consigliato della mia vita.

Alzandomi calzo le mie Hawaiians blu, modello Brazil, dirigendomi verso la Jacuzzi economica. Mentre l’acqua comincia a salire mi massaggio con la Crema per Rasature Pro Gilette. Per vestirmi scelgo la strada più semplice: una camicia su misura Boggi Super Fine, che calza a pennello e sta perfetta sul Loro Piana Gessato sul quale metto una cravatta Andrews tinta unita di poche pretese ma molto comunicativa. Al polso ho il mio Fossil 1978, e cerco avidamente il mio tabacco Old Holborn Blu, aroma intenso, confezione salva freschezza. Mentre sorseggio una Snapple Strawberry mi dirigo verso l’ufficio, cercando di fare la strada più affollata possibile, in modo che tutti possano sentire il mio CK Be. Ai piedi ho le Cardinale Classiche su Misura, appena confezionate, e le associo a una cintura di Valentino che ricorda molto i bei tempi andati. Mi guardo i capelli in una vetrina, e mi sento appagato. Nel mio Ipod impazza una raccolta di chill out che ho personalmente comprato a Dacca, durante quel week end di cui vi ho già parlato. Sento che tutta l’America sarebbe pronta a fare l’amore con me. Con il mio Motorola V3 silver D&G special Edition chiamo mia moglie. Le consiglio di prendere un caffè da Biffi e di fare due passi da Max &Co, che sono già due giorni che non usiamo la Carta Platinum. Sono molto annoiato, per questo forse dopo farò un giro da Victoria’s Secret per cercare qualcosa di carino da portare alla nostra donna delle pulizie. Adora pulire con il morbido cotone dei completini sexy di Victoria. Al tatto, la mia pelle esprime appieno quello che i miei capelli accennano appena: sono morbido, ma non schiacciarmi. Inutile sperare in un Illy Espresso, per questo mi accontento di quella merda da turisti che è Starbucks, e mi ci vogliono due Pastiglie Menta Scelta Leone per farmi passare l’alitosi da caffè americano. Sento le calze Gallo stringere un po’ troppo sul polpaccio, forse sto ingrassando. Devo rinnovare l’abbonamento alla Scorpion, e comprarmi una moto per andarci. Appena torno farò tutto. Non voglio che il mio corpo smetta di comunicare.

Parte seconda: Ode a John Fante e Henry Buckowsky, che mai come oggi mi sono mancati con i loro racconti di America depressa.

Fortunatamente ho un piano B. Io ho sempre un piano B. Manco talvolta del piano A, ma nel fermento per cercare un’alternativa nessuno si accorge del mio caos. Ora, il puzzone francese che siede comodamente nella sala riunioni ha due grandi difetti: è francese, ma questo se lo porterà nella tomba, ed è il Marketing & Media Relations Manager della concorrenza. Possiamo tollerare tutto, ma non certo di aver fatto tutta questa cazzo di strada per niente. Sicchè sprofondando nella poltroncina, cerco un piano A o B, insomma qualche brillante alternativa all’omicidio. Il mio amico americano, da buon venditore è estremamente contrariato, anche se in parte ignora cosa sia un Media Relations Manager. Il caffè lungo non mi aiuta di certo. Prendo tempo e intavolo una amichevole conversazione con Vulevù Danzè. Chiedo di Parigi, due o tre amenità che gli possano confermare che gli italiani sono stupidi e loro sono da sempre meglio. E con il suo inglese barcollante è lui stesso che fornisce il piano B, detto anche the Italian Job. Primo viaggio negli States, single, frastornato dal jet lag. Ho tutte le informazioni necessarie per applicare appieno le mie conoscenze di marketing. Punto primo, lasciate mie ospiti che suggerisca un take away italiano per pranzo. Pizza peperoni salame piccante e cipolle. Punto due gentili ospiti, propongo di parlare più a fondo di affari a cena. Magari sul tardi. Punto terzo, perchè non ci facciamo un caffè, di quelli con tanta crema e molto dolcificante. Mi sembra inoltre corretto che il nostro ospite esponga per primo la sua brillante presentazione. Ed è un piacere vederti collassare lentamente sotto il peso della indigeribile quanto orrenda pizza, aiutato dalla tremenda crema che mettono nel caffè. Morirai seduto sul cesso prima della merenda, che se permetti ho proposto a base di burro di arachidi. Sulla lingua non c’è scampo: avrete anche avuto Letitia Casta, ma è Tognazzi quello che aiuta nella immancabile applicazione della Supercazzola in Lingua. Sui lucidi della nostra presentazione si sprecano verbi inventati e allusioni a misteriosi business paralleli. Sembro uno dei Sopranos, e i miei amici yankee apprezzano molto il fatto che tu non contraddica. Vedo la tua difficile digestione emergere sulle occhiaie, e pregusto la cena, alla quale arriverai sfatto e in preda a spasmi intestinali degni di un cavallo avvelenato. Spiacente, ma la dura legge della sopravvivenza mi impone di eliminarti dal mio cammino in breve tempo. Per questo a cena ti servo attentamente l’orripilante tarocco di Barolo che mi costerà una fortuna e che ingrosserà il tuo fegato. Durante la cena tocco attentamente argomenti molto politically correct: dovresti sapere che i nostri clienti sono felici possessori di famiglie numerose, con figlie bionde e ordinate e figli wasp pronti per il fronte. Spiacente, ma voi moderni single rimanete tagliati fuori da queste chiacchiere, e i vecchi cowboys apprezzano molto la mia sperticata ode alla famiglia americana. Non te ne avere a male, ma se domani sarai ancora vivo, ti aspetto per un altro piacevole giorno di business. Ti consiglio di chiedere un rotolo di carta igienica aggiuntivo e di provare a pronunciare almeno gli ausiliari senza l’esasperante accento da Stanlio. Con una calda stretta di mano vorrei dirti che, tolti Sartre Pennac e la Rivoluzione, è da tre secoli che brancolate in un buio di cui tu sei una pallida conferma. Mi tocca solo un po’ più di attenzione nel secondo giorno, in cui mi permetterò di farti godere ancora più a fondo questa stupenda nazione, la sua cucina, i suoi riti e le sue tradizioni. 

E mentre lui sarà tutto preso dalla Presa della Pastiglia, mi tocca stare a smanettare per recuperare un piano A.  Pagherai anche queste ore di sonno, questo te lo posso mettere nero su bianco.  

Letters from Neverland

Fratello,
ti ringrazio per la tua gentilezza molto yankee, per i tuoi modi cortesi e per l’inaspettato invito a cena che dimostra come tu non abbia la più pallida idea del fuso italiano, ne di dove si trovi realmente l’Italia. Per me, tra un paio d’ore possiamo fare colazione, ma so che per uno yankee hi tech un rifiuto di una cena informale è come una pugnalata alle spalle. E d’altronde come potresti sapere che una checca isterica mi ha rotto le palle per otto ore, complice una inaspettata quanto prolungata turbolenza, con urletti, sospiri e deliranti fraseggi sulla morte. Ho provato a prenderlo con la dialettica, sfruttando il piacevole effetto di un poderoso cocktail di valeriana e birra che mi faceva percepire tutto con una decina di minuti di ritardo, ma il nostro ha desiderato informare le ultime dieci file dello sgangherato boeing 767 che aveva paura. Si sarebbe potuto dire di avere a bordo il cane di Paris Hilton, solo un po’ più grosso. Spossato dai latrati ho riflettuto insieme a lui, per portarlo alle mie stesse conclusioni. Punto primo: sull’aereo ci sono cinque preti. Si può quindi affermare che Dio scarti l’ipotesi di abbattere un aviogetto si pericolante, ma pieno di ferventi missionari. Inoltre la Business Class e la First erano piene di panciuti signorotti con consorte. Il Dio Denaro difficilmente abbatterebbe una così consistente parte dei suoi adepti. Sul capitolo Allah andiamo sicuri, solitamente per occasioni simili ci tiene a organizzare party con molti suoi fedeli. Non rimane che il buon vecchio Bhudda, che in merito non si è mai espresso. La checca si è calmata solo grazie a un film con Hugh Grant, nel quale Hugh Grant faceva Hugh Grant che si innamora di una sfigata (ma figa) e che lo capisce tardi, poi la rincorre, poi si amano. Insomma, quel tipo di film che Hugh Grant fa ogni anno per tirare la fine del mese e pagarsi le nigeriane.  Per niente scontato, fortunatamente il film è stato interrotto dal video sulla compilazione della Carta Verde. Fratello, fosse solo per questo, sarei contento e riposato. Grazie alla liberalizzazione forsennata dei cieli, che tentiamo di imitare in Europa, ho passato un’altra piacevolissima ora a bordo di una bara di latta poco più grande della mia ventiquattrore in completa balia dei venti del Nord, diretto in questo ameno posto dove tu adesso mi vedi impegnato a tenere gli occhi aperti. Inoltre desidererei profondamente utilizzare l’ampia vasca da bagno che sorge nel mezzo della mia stanza per detergere questo stanco corpo con la vostra splendida acqua clorata. Essendo che Mon. Bidet qui non ha avuto un grande successo, mi vedo costretto a confermarti che necessito di parecchi minuti per la mia igene personale e che non ho nessuna intenzione di arrivare nel cazzo di posto dove tu hai prenotato con le ascelle conciate in questo modo. Ma tu sei troppo gentile, troppo cortese, difficilmente ti si può contraddire. Così mi ritrovo a bordo di un mastodonte alto come una villetta a schiera della Bassa Brianza, in processione verso la celebrazione di un qualcosa che saprà di cipolle, fritto, salsa tartara, aglio. Fortunatamente l’obesa che avevano appoggiato dietro al bancone della reception mi ha gentilmente indicato il distributore automatico più vicino alla mia camera, dove questa notte, o questa mattina, insomma fra un paio d’ore, potrò dirigermi per comprare un thè verde all’arancia con cannella e mango ma senza zuccheri per poi dirigermi in costume e infradito fuori dall’albergo per fumare una sigaretta, ben attento a stare a più di venti piedi dall’edificio, non sia mai. Fratello, grazie per la calda accoglienza. Finalmente mi sento a casa.  

In the bottom of the world

"Butto semi al vento, magari fiorisce il cielo"

Cor Veleno

Poche parole, molta pratica. Prima di partire è sempre così. Venti ore sopra il cielo, cinquanta ore giù per terra, venti ore per tornare. America a gettoni, periferie industriali, il brutto film a stelle e striscie non finisce in nessuna sala, ma è gratis per tutti quelli che lo vogliono andare a provare. Gesti automatici, bagaglio standard, piccoli pezzi di Italia, un pacchetto di aspettative da riportare riempito a dovere. E poi le nostre telefonate a scatti, mai nessuno dei due completamente sveglio. Cravatte, gemelli, cartine e tabacco. Libri, non sai mai quanti, perchè ci perdi sempre il sonno. Colazione con sorpresa, in un JFC sulla strada: il succo di mela che sa di succo di mela è un grande passo avanti. Come un santone, insonne e stralunato, al solo tuo passare si confermano ipotesi, si chiudono negoziazioni, si aprono finestre su mercati saturi, si stringono mani, si brinda all’accordo. Tu, che per il mondo non sei nessuno, sei tutto nelle tue cinquanta ore di celebrità: per questo non ci dormi, pensando a quanto sia brutto non dormirci. Il gioco ti riesce talmente bene che te lo fanno rifare di continuo, come un mago con il suo coniglio costretto a replicare all’infinito per i suoi bambini. Nel rispetto delle tradizioni, delle culture locali, dei popoli, i soldi parlano la stessa lingua. Venerdì ti aspetta un brindisi, due complimenti e molta invidia. Prendi tutto e porta a casa. In una settimana, 8.000 miglia premio, troppa nicotina, molta caffeina, e una fetta di rispetto a breve scadenza. Niente per niente, lo pensi sempre a 11.000 piedi da terra, quando l’Ipod stremato lascia il colpo e ti ritrovi a parlare di Dio con il vassoio del vicino, che russa, beato lui, dalla Spagna.

Intermezzo: con grande successo personale sei riuscito a evitare di partire il 9. Perchè, sorte infima, il nove di ogni mese tu sei almeno a 50.000 km da casa, e diventa sempre un po’ difficile brindare. Hai festeggiato la grande vittoria del Sud Africa a cricket, hai brindato con un soggetto molto originale per l’inaspettata sconfitta dell’Oman, sorridevi alla gente che festeggiava la vittoria sui Toronto Raptors, ma alla fine non eri mai nel posto giusto. E questo è quanto.

Di quel nove ricordo troppe cose, davvero. Sole, sigarette, scarpe nuove talmente lucide da riflettere, fiori, silenzi, lo sguardo di mio padre. Strette di mano, la voce che non usciva, chiesa piena e testa vuota, riso fiocchi e complimenti, scarpe abbandonate, perizomi scomparsi, cravatte lanciate, molto rhum e improvvisati sodalizi alcoolici. Pomeriggio, sera, notte, luna piena, candele e bon ton, vestiti firmati su scarpe da tennis. E poi mi ricordo di una macchina con musica balcanica, per colpa di un autista letterato e innamorato di un posto e della sua musica, di me e te a casa, finalmente. Ottimo inizio, davvero. Sarebbe un peccato festeggiarlo da solo in una reception a quattro stelle.

PS: fratelli, levo momentaneamente le tende, per via di una visita nella terra di Giorgio doppia vù, in una località segreta e raggiungibile a tratti dal telefonino. Pertanto siete autorizzati a sperare che io torni, organizzando baccanali e dubbie serate. Fate scorrere molto rhum, mi servirà sentirne l’odore.

Colloquium Vitae

Carissima GR,

mi permetto di scriverti anche se ci conosceremo per la prima volta solo domani. Adoro gli appuntamenti al buio.  Nel nostro caso si tratta di un colloquio di lavoro. (ma certo attenta lettrice, se domani alle tre hai un colloquio e le tue iniziali sono GR, puoi iniziare ad urlare "carrammmmmba"). Ti stimo a priori per il semplice fatto di avere passato indenne la prima selezione della Dottoressa Fussenbauer. In quanto donna rappresenti per lei il male competitivo, e come tale, merito della poltrona che il suo culo di legno occupa, puoi essere eliminata ancora prima di esistere. Invece sei arrivata fin qui, esemplare studentessa, brillante laureata, piena di hobby e interessi. Che palle! Piuttosto, credo sia necessario precisarti che la mia presenza sarà didascalica. Considerami pure un putto d’arredamento. Pensavo di venire vestito solo di un panno di lino bianco, e sdraiarmi sulla cassettiera con in una mano dell’uva e nell’altra una pergamena.

Avrebbe dovuto esserci il tuo futuro capo, che desiderava tanto una donna nel suo staff. Una questione di pari opportunità. Abbiamo già comprato alcuni extracomunitari (sai com’è ne prendi un gommone e te ne scappano metà prima di rinchiuderli in azienda), vantiamo un consistente numero di handicappati (manager esclusi), ma siamo parecchio carenti sul lato rosa del mondo. Entro la fine dell’anno un’allevatore ci ha detto che forse riesce a procurarci un trans segretaria. Amenità a parte, ti confido che in qualità del sostituto del sommo Capo sarò costretto a farti domande molto stupide, le cui risposte scontate non interessano a nessuno. La reale lista di domande da farti sarebbe: giuri che non romperai i coglioni con mal di testa, malattie, nervosismo e fidanzati fedifraghi? (ripeti: Lo Giuro!) Giuri che non rimarrai incinta in nessun caso? (Ripeti: Lo Giuro!) Giuri che cercherai di farci pesare il meno possibile il fatto che siamo tutti maschi, facciamo battute da caserma e c’è anche una piccola gara di rutti il venerdì che c’è la pizza con la coca? (Ripeti: Lo Giuro!). Orbene, dato che queste cose non si possono chiedere mi limiterò a recitare le domande che mi sono state mandate. Ti prego solo di considerare che tu, e solo tu, stai chiedendo di venire a lavorare con noi. Tocca tutti i muri, guarda i bagni, assaggià il caffè, squadra i colleghi, perchè ci passerai una vita qui dentro. Se sei convinta sappi che io rappresento un ostacolo passivo. La Dottoressa Fussenbauer ti reputa idonea, pertanto deduco tu sia bruttissima. Subirai domande in inglese, francese e spagnolo (sei tu che hai millantato due anni di Erasmus in Spagna. Due anni? Avrai limonato con mezza popolazione). Il francesce e lo spagnolo della Dottoressa Fussenbauer non le permetterebbero di salutare un bambino, quindi probabilmente non capirai la domanda. Abbozza comunque una risposta. Nessuno ti parlerà mai in spagnolo, e ho informazioni che danno il francese estinto. Ti chiederemo se sei disposta a viaggiare, a stare fuori casa, a lavorare tutta la vita attaccata la computer come se fosse un moderno catetere (invecchiando devi ricordarti di non pisciare nella tastiera). Tu risponderai appassionata. Fra un anno ti rifarò la domanda, e mi manderai a cagare (ammesso che tu sia ancora in azienda). Sarai in una bolla di entusiasmo, grazie anche alle ridenti prospettive che la Dottoressa Fussenbauer ti disegnerà con le sue dita asciutte e lo smalto bordeaux. Grazie a questo ti faremo digerire uno stipendio appena sufficiente per comprare le sigarette e un po’ di pane. Tu ti prenderai una settimana per rifletterci, io ti avrò dimenticata, finchè non ti ritroverò nel Pollaio, primo esempio di Donna Commerciale, con le occhiaie scavate per la Milano-Meda a 10km/h. Fammi solo un piacere, sii concisa, perchè il Putto Ornamentale deve fare un sacco di cose domani.

Ascoltati Colloquium Vitae (Gazzè&Mao).

Surf to live

Ianna, la fotografa che ci ha seguito sabato in quel di Levanto, è follemente innamorata del mare, del surf e della fotografia. Finalmente abbiamo degli scatti che rendono l’elevata professionalità e l’imperiale livello tecnico. Unico problema è che Ianna ha fatto 120 foto a El Presidente e 2 foto a me. Questo è dovuto al fatto che il mio old style non la convinceva o più probabilmente all’irrestitibile fascino che esercita El Presidente in muta aderente.  Per non creare favoritismi, nell’album qui a finaco inserisco sia una foto di El Presidente sia una perfetta immagine che mi ritrae a cavallo di questa onda. Dato che molti amici stranieri capiteranno qui per queste foto, il seguente testo è a loro dedicato.

Levanto is one of the most exciting surf spot on the west coast in Italy. Located at the start of the Cinque Terre Valley, is a point of attraction for trekkers and surfers. Enjoying more than 150 surfing days, is a really active spot, with a wonderful lefty side on the beach break. When the most famous Pontile di Forte dei Marmi is not working due to the bad assets of N/W wind, Levanto give to the Mediterranean surfers the occasion to try an oceanic spot. Foreign surfers are more than welcome in Italy, especially with their girlfriends. Treatment and accommodation near Italian beaches could be more comfortable than other EU Countries. Pay attention to Mafia Pizza Mandolino Connection, a street crew really famous in Italy. For more in formations, once  landed in Italy, please ask for our newspaper: Le Ore. For wheatear forecast please search for Il Vento Dello Scorreggione.  Be so kind to pay attention during conversation with Italian fellows. "ciao Cazzone" is a good start, but you can also use "Bella troia" referring to a girl. In Levanto you have to try the most famous pizza: "Maledetti Terroni Liguri", a wonderful and spicy union between pepper and salami di Cazzomoscio. To find an accommodation such as a B&B ask for "Merda di Levanto", a beautiful resort on the hill.

Remember, before leaving, to visit the famous ancient church in the Roman Ruins centre. To arrive there, jump on a taxi and ask for “ Pirla Represso”.

Thanks again for your visit in the land of the sun where is possible to surf, dance, and eat Pizza listening to a wonderful mandolino’s song.

dieci davanti venti dietro trenta di fianco

Io ho un prezzo. Come tutte le puttane, costo. Le mie prestazioni richiedono studio e una innata propensione naturale. Le mie notti nelle più squallide periferie del mondo, le interminabili giornate che passo in manciate di aeroporti,  le lunghe cene spossanti. Tutto ha un prezzo. Hanno un prezzo le mie parole, ha un prezzo la mia presenza. Sono una voce di costo nel tuo bilancio, ripago il tutto motivando squallidi orgogli che consumano aumenti a due zeri e station wagon sempre più accessoriate, gonfiando con leggerezza le malate conclusioni sparate da qualche MBA come te, che non ha mai messo il culo fuori dal suo ufficio in centro a Londra e predica progresso e economie di scala. Ti piace da morire il mio “sporcarmi le mani” insieme a operai e allestitori. Ami sapere che il tuo nome è onorato da uno stand prefabbricato dall’altra parte del mondo mentre spogli la tua puttana in un motel sulla tangenziale.  Ti piace il mio senso dello spazio, il mio modo di starti alle spalle quando arrivano applausi e congratulazioni. E paghi il prezzo di queste piccole cose, apprezzando l’innata propensione della tua piccola puttana. Io ho la percezione esatta di quanto possa valere la mia quotidiana marchetta. Dietro alle battute, al sarcasmo e al naso rosso che metto la mattina, c’è la puttana calcolatrice. Mi chiedi docilità, silenzio, collaborazione. Mi supero dandoti anche il mio tempo.   Ho smesso di odiarla, la generazione che con te ingrassa e sgomma dentro mostruosi SUV. L’odio è la forma più innocua di perversione, benzina che si spegne ad ogni busta paga. Ridicola come la tua fede che ti fa sedere nelle prime panche alla domenica, la rabbia è innocua. Lavoro da quando i miei amici riempivano i chiostri delle università che oggi vomitano brillanti neo laureati in gabbie con sbarre interinali e piastrellate di stage. Ho retto gli sguardi dubbiosi di mestruate braccia del moderno recruiting, ho sempre scelto la cosa più difficile. Tutto ha un prezzo, ascisse e ordinate di un grafico impazzito descrivono il mio in netto aumento. So di poter chiedere, ma non basta.  Chiedo molto di più, chiedo conoscenza, dottrina, sapere. Tutto ha un prezzo, lo dicono le tue occhiaie scavate e le urla di tua moglie che perforano il telefonino slim. E’ il modo in cui mi chiedi quello che sai di non poter avere che mi lascia perplesso.
Sai che, come tutte le puttane, non posso darti una sola cosa. E di colpo ti rendi conto di quanto potrebbe essere preziosa. Rimane l’unico articolo fuori prezzo, non quotato. Provi a comprarmi, come mi hai insegnato a fare. Provi l’effetto che fanno nella tua bocca parole troppo lontane dalla tua cravatta firmata. Che strano suono, mutuo, rate, spese. Sembra quasi ti faccia impressione ricordare di colpo le tue origini. Non ti preoccupare, con cento euro e due grammi puoi correre più veloce del tuo passato. E ti ritrovi nel dubbio fragile dell’impotenza. Puoi pagare tutto, calcolando costi e ricavi. Ma non puoi dare un prezzo alla mia fedeltà. Nessuna puttana è mai stata fedele. Questo ti aveva affascinato di me. Questo ti terrorizza.
 
In risposta alla tua richiesta di chiarimento per quel misterioso sorriso sulla mia faccia mentre recitavi il tuo rosario di fatturato e ricavi.  
[image from isecolibui.splinder.com]

Aristotele quel segaiolo

Pensavo oggi, pelando le fragole, al mondo e ai massimi sistemi. Questo genere di riflessioni, solitamente, migliora di molto l’uomo, di per se’ coricato sulle sue piccole cose. Miglioramenti tangibili ce ne sono stati parecchi, fin dalle fragole, tagliate così bene che è un peccato metterle nella pentola per la marmellata.  Il libero pensiero, in circolo nelle mie vene, ha rigenerato la mia anima, un po’ come un sano bicchiere di rhum.

Dunque, partiamo con ordine: ieri, sabato 2 giugno, come molti altri mi sono spinto, in compagnia del Presidente, verso i lidi liguri. Dopo una notte di consultazioni di siti meteo, webcam stranite e altre amenità tecnologiche completamente inutili, ho dato il mio verdetto: Levante. Il mezzo di trasporto, gentilmente offerto dalla Signora, era dotato di particolare accrocchio americano per il trasporto delle tavole da surf. Tale oggetto, sul sito del suo produttore, viene addirittura propinato per portare comodamente una tavola in bicicletta.  Ecco, tale oggetto, in verità, è una mostruosa cagata. Abbiamo fatto il viaggio a 70 Km/h, con gli occhi sul tetto, consumando 4Gb di musica e tonnellate di sigarette. Ecco perchè, pulendo le fragole e tagliandole in piccole fettine, il mio laborioso cervello, ha prodotto svariate conclusioni:

– acquistare un prodotto migliore. Ma c’è il rischio di rimanere fregati ancora, e al mio cervello non piace.

– acquistare una macchina molto grossa. Ma, dialetticamente, i problemi non si risolvono aggirandoli.

– smettere di surfare. Plausibile, ma poco indicato visto l’alto gradimento espresso dal cervello e da molti altri organi.

– andare a vivere a Genova. Questo però farebbe mancare le mostruose code in tangenziale.

Dato che le fragole erano pochine, non sono giunto a una conclusione. Rimango nell’imbarazzante limbo della scelta, sommerso da milioni di variabili.

E se fossero state molte di più, dico le fragole. Questo mi avrebbe permesso di ragionare a fondo sulla questione. Allora forse si tratta di espresse colpe di mia moglie, e della sua parsimonia nel comprare le fragole. E forse questo mette in gioco il matrimonio. Da neo-single, o single di ritorno, potrei dedicare molto più tempo agli sport che amo, come il surf. Di ritorno da una bella surfata come quella di ieri potrei avere voglia di amare, e nello specifico di amare una persona. Dovendo scegliere, sceglierei mia moglie. Mi sposerei. Chiederei gentilmente della marmellata fatta in casa, memore delle scorpacciate infantili.

Considerando anche il mercato cinese, da dove viene l’aggeggio infernale, si potrebbe anche dire che è tutta colpa di chi ha educato i cinesi. Cazzo, facevano così bene il riso, e qualche stronzo li ha convinti a fare di tutto. Forse è anche tutto riferibile al commerciante spagnolo che ha immesso sul mercato delle fragole così presto. Forse morirò nell’attesa di una risposta.

Nel frattempo attendo pazientemente le foto di Ianna, fotografa di grande spessore che pazientemente ha seguito il travagliato percorso della Premiata Ditta in quel di Levanto.

Il fascino della divisa

Sala riunioni gremita, rumore di pioggia battente, sguardi depressi, silenzio tombale interrotto dalle scadenziate dichiarazioni di guerra del Preside. Con buone probabilità ieri sera ha provato ad approcciare la moglie, ricevendo un secco rifiuto. Pertanto è deciso a penetrare il mercato, surrogato eccitante o palliativo motivante. Solitamente io esco da queste riunioni con un pacco di biglietti aerei, economy e trombosi, e molte aspettative dal gruppo. Attendo la mia condanna al pasto liofilizzato e al film con sottotitoli  tentando di collegarmi alle previsioni meteo. Dicono che la Liguria affondi sotto metri d’acqua, forse ci sono discrete possibilità di tirarne fuori una surfata. Nel torpore generale, il Preside ha già conquistato virtualmente tutti i mercati. Usa smodatamente la parola "penetrare", vendetta infima sulla frigida consorte. La immagino serenamente sdraiata nel letto, dopo una terribile scopata con il salumiere. Qualcuno tira fuori la polverosa questione del marketing. Che palle, rimbalzando, la grande Domanda arriverà da me. Una stagista nuova, in forza al Pollaio, se ne esce candidamente con l’espressione "marketing virale". In effetti ha estremamente bisogno di dimostrare alla Ridente Multinazionale la sua intelligenza. Il Preside la invita a spiegare. Lei prende coraggio, si alza, addirittura gesticola. Sono costretto a distrarmi proprio quando stavo aprendo la pagina sul quadrante ligure. La sua camicia aderente, i suoi orecchini ad anello, i suoi capelli legati, i suoi jeans scoloriti, i tacchi bassi, tutto comunica. Si potrebbe scrivere un saggio sulla comunicazione non verbale. Mi mancano due parametri fondamentali di giudizio: non riesco a vedere se è una felice portatrice di Tauaggio Tribale Sopra il Culo, e non riesco a capire da quale illuminante ateneo provenga tanta cultura. Il Preside mi guarda. Hitler ha trovato la sua giovane Rommel. E io, che al massimo posso emulare l’italiano in orbace, devo incassare. La riunione finisce nel solito chiacchericcio postumo. Mi defilo per una sigaretta e al mio ritorno vengo invitato nella Stanza Dei Bottoni. Il Preside affonda nella sua poltrona presidenziale. Mi invita a utilizzare l’inginocchiatoio davanti alla sua scrivania. Mira a sapere quanto io sia ferrato sul marketing virale. Eseguo una lenta supercazzola monocorde, cercando di utilizzare il più possibile termini come: mercato verticale, attenzione al canale, azioni correttive, analisi di prodotto, misure di contenimento della concorrenza. L’effetto sperato è presto raggiunto. Le mie parole, come benzodiazepine, placano l’ansia suprema, tutto ritorna sotto controllo. Mi guadagno un tour guidato negli States, come preventivato. Del marketing virale non rimane traccia, se non in qualche minuta che affonderà negli archivi aziendali insieme ad altre intuizioni geniali.

Il Pollaio è in piena attività. E’ venerdì, si chiude il mese. Trovo la colpevole attaccata al computer. Mi complimento per la proposta, la invito a spiegarsi meglio, le caldeggio di essere sempre propositiva e le infondo molta fiducia sulla sua assunzione. Noi giovani dobbiamo essere propositivi, costruttivi, ideatori, sperimentatori. Lei è felice, sorride con gli occhi. Ho reso felice una donna, probabilmente con il tatuaggio tribale sopra il culo. Ho tranquillizzato i vertici aziendali, che possono tornare a sognare lo sbarco in Cina. E io posso serenamente tornare a pianificare la mia surfata. Arrivare a sabato non è così scontato quando la moglie del tuo capo ha scelto la mortadella al posto della solita, piccola, infame, minestrina riscaldata.

La misteriosa apparizione della Kultura

Consentitemi un po’ di preliminari prima di arrivare al dunque del mio idillio amoroso con la Kultura. Come la maggior parte delle divinità, anche la Kultura ama manifestarsi in forme e modi sempre differenti. Ai suoi fedeli è richiesta grande capacità di adattamento, ma come in ogni Paradiso, le gratificazioni superano di gran lunga i sofferti percorsi. Scopo della serata di ieri era, principalmente, scoprire se io sono quello che ha tagliato le gomme a Zop, quello che manda i fiori a Sbucciature, quello che ha rapito il gatto diMr. Barone e infine quello che ha rubato a Melpunk il vinile dei Kassapunka in concerto alla Festa dell’Unità di Sant’Angelo Lodigiano (1994, gran concerto). Una volta appurato che io, in qualità di Franz il Maniaco, ho solamente pedinato per un paio di mesi Zop e ho rubato le calze di lana di Melpunk come feticcio per il mio amore, la cosa ha dovuto prendere forzatamente una piega godereccia. Sicché si è passati al difficile argomento: blogger – psicologia – turbe della personalità. Come una messa senza sacerdote, una discussione tale senza un bravo psichiatra era destinata fin dall’inizio ad affogare in del buon vino rosso. Cosa che ho molto apprezzato, anche se devo ricordarmi di tenere sempre una fiaschetta di rhum nella borsa della Kaffettiera Panzer.  Sulla gelatina di una torta alla frutta si è sollevato il sempre verde must: ma chi pubblica i blogger? Essendo la glaciale risposta sulla bocca dei più navigati e degli esperti di settore, la folla attendeva ansiosa il difficile verdetto. Un blogger non è uno scrittore, è stata la risposta degli scrittori presenti (che fanno, a tempo perso, i blogger). Ho anche saputo che la mia geniale invenzione, il romanzo aziendale, è già un genere esplorato. Cazzo, questa vita da Artista mi riserva solo dolori. Per rimediare all’urto emotivo ho dovuto presidiare il banco del vino, buttandomi su un gradevolissimo bianco caldo. La Proprietaria della Medjugorie Milanese del Noir, tale Tecla, osservava il mio affiatamento con la bottiglia con la stessa passione con cui avrebbe guardato i Teletubbies. Ecco, parlando di Tecla, devo confessare che è facile trovare donne, ma lei rientra appieno nella mia personale idea di Donna. Per una sgradevole questione anagrafica credo di non essere di suo interesse, ma il mio sarà un corteggiamento platonico. Ho addirittura comprato un libro di Sbucciature (Elisabetta Bucciarelli, per dovere di cronaca), pur di stare solo con Tecla. Eravamo persi l’uno nello sguardo dell’altra, attorno a noi solo libri, un registratore di cassa e l’universo quando Sbucciature ha interrotto drammaticamente il momento. Si è sentita in dovere di autografare il mio acquisto, ma era ovvio che volesse mettermi i bastoni tra le ruote. Peccato, ma moderno Jacopo Ortis non demorderò. Tornando alla serata, ho apprezzato molto l’involontario scontro Generazione Br vs Generazione Pr, due mondi, due modi, due scopi, una sola città. E’ anche uscito il solito pezzo: “hai l’età di mio figlio”, che da vero superclassico riecheggia ovunque io vada (tranne, va detto, all’Esselunga).   In qualità di Maniaco, sono riuscito a rubare il tovagliolo con cui si è asciugato Zop. Lo terrò assieme al pezzo di carta igienica che ho recuperato a Le Trottoir, su cui credevo ci fossero tracce di Pinketts. L’ho fatto analizzare, e il referto è stato drastico: 9 parti di rhum, 3 parti di vodka, 2 parti di Gin. Non è una reliquia, è un cocktail. Pinketti Frozen on the Paper.
Bene, e in questo incerto domani, il tuo incontro con la Kultura che cosa ha prodotto?   
Grazie per la domanda. Beh, prima cosa ho messo “dalla parte del torto”, di Elisabetta Bucciarelli, su eBay. Affrettatevi, nell’asta ci includo anche un cavo USB e due pile duracell. Il tutto per poter tornare da Tecla.
Franz: “Tecla, mia moglie ha venduto su eBay il libro di Elisabetta. Che ne dici di vendermene un altro?”
Tecla: “Franz, scappiamo insieme su un isola lontana, per sempre”
Elisabetta: “Scusate, stavo passando di qui. Vuoi che ti autografi anche questo?”
 
Inoltre ho proficui progetti alcoolici con Mr. Barone, volti ad apprendere ancor più a fondo le nozioni base per scrivere un diario di memorie a 28 anni.
Poi vorrei fare quello che faccio da un sacco di tempo: scrivere. Come blogger, come giovane, come milanese, come scrittore, come poeta, come innamorato, come rabbioso pazzoide. Come cazzo vi pare. Ma scrivere, forse come terapia, forse come unica fantasia, forse come arma. Scrivere ancora. Perché prima o poi devo finirlo il mio primo racconto di due paginette.
 
Grazie per le parole.  
(disclaimer: avendo lasciato la macchina fotografica nella moto, ho pubblicato una delle immagini più significative recuperata da un vecchio database di quando pedinavo una tipa. Inoltre ho dimenticato i nomi importanti, per questo fingo di non citarli volutamente, e ho chiamato Federico Maggioretti Federico Maiorana. Avanti di questo passo e il geriatrico è indispensabile)

To all my cunts

Nello specifico, perchè è molto fico iniziare dicendo "nello specifico", l’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo parla della libertà di espressione ( e che dire di uno che fa citazioni di questo calibro…). Tra gli effetti più fastidiosi di questo illuminante principio di democrazia ci sono Alberoni, Fede, Prosperini e l’Ufficio Stampa del Vaticano. Solo l’età, attacchi terroristici, epidemie o qualche genio assassino può fermare il flusso coscienziale di questi soggetti, esposti solo al Giudizio Finale. Nel caso in cui Alberoni dovesse passare indenne l’Apocalisse ho già pronta una lettera di dimissioni da battezzato. E che cazzo, mi faccio animista o anche animalista, questione di lista. Ad ogni buon conto ( che è ancor più fico di "nello specifico"), esercitando il diritto di libertà di espressione vorrei sottolineare due avvenimenti di larga portata, in ordine di importanza:

Uno: stasera sarete liberi di esercitare il vostro diritto di espressione e parola alla Libreria del Giallo, Via Peschiera 1, dalle ore 19. Possono accedervi solamente: scrittori, curiosi, titolari di un blog, lettori, clienti, assaggiatori, simpatizzanti, dominatrici e in ultimo, facendo uno strappo alla regola, anche i possessori di telefonino. Credo che da questa cosa qui possa nascere qualcosa di interessante. Io porterò la mia ultima fatica letteraria, che originariamente si intitolava Cazzo di Cane, ma che è stata, grazie alla libertà di espressione, giudicata troppo forte. Il nuovo titolo è "Il Portinaio". E che si fotta l’avarizia, autograferò delle copie distribuendole gratis a tutti gli avventori. (su carta riciclata).

Due: una persona molto sensibile, che ha commentato in questo blog, sfruttando l’anonimato, è stata "offesa nei suoi sentimenti" dalle risposte di qualche maleducato tra cui anche il sottoscritto. Al posto di andarsene a fare in culo, come chiunque di saggio avrebbe fatto, ha voluto esercitare il suo diritto di espressione mandandomi una mail nella quale si dice "amareggiata per l’eccessiva immaturità, e decisa a prendere provvedimenti". Inoltre dice di sapere come raggiungermi (facile, frequento tre posti a Milano). Lo dice come se fosse una minaccia. Questa è, fratelli lettori, la piena espressione del diritto di parola. Grazie per la tua mail: non sai che noia ricevere solo le promozioni di Mediaword e della Lufthansa. Ignoro quale post, quale commento, quale frase ti abbia offeso/a, ma in ogni caso ti prego di prendere alla lettera tutto quello che è stato scritto. Mentre prendi provvedimenti, stampati l’immagine, ritagliala, appendila in bagno e impiccati sulla tazza. Dimostrerai al mondo che non tutti gli stronzi affondano.

PS: ti amo, fratello/sorella. Grazie per il tuo contributo