dieci davanti venti dietro trenta di fianco

Io ho un prezzo. Come tutte le puttane, costo. Le mie prestazioni richiedono studio e una innata propensione naturale. Le mie notti nelle più squallide periferie del mondo, le interminabili giornate che passo in manciate di aeroporti,  le lunghe cene spossanti. Tutto ha un prezzo. Hanno un prezzo le mie parole, ha un prezzo la mia presenza. Sono una voce di costo nel tuo bilancio, ripago il tutto motivando squallidi orgogli che consumano aumenti a due zeri e station wagon sempre più accessoriate, gonfiando con leggerezza le malate conclusioni sparate da qualche MBA come te, che non ha mai messo il culo fuori dal suo ufficio in centro a Londra e predica progresso e economie di scala. Ti piace da morire il mio “sporcarmi le mani” insieme a operai e allestitori. Ami sapere che il tuo nome è onorato da uno stand prefabbricato dall’altra parte del mondo mentre spogli la tua puttana in un motel sulla tangenziale.  Ti piace il mio senso dello spazio, il mio modo di starti alle spalle quando arrivano applausi e congratulazioni. E paghi il prezzo di queste piccole cose, apprezzando l’innata propensione della tua piccola puttana. Io ho la percezione esatta di quanto possa valere la mia quotidiana marchetta. Dietro alle battute, al sarcasmo e al naso rosso che metto la mattina, c’è la puttana calcolatrice. Mi chiedi docilità, silenzio, collaborazione. Mi supero dandoti anche il mio tempo.   Ho smesso di odiarla, la generazione che con te ingrassa e sgomma dentro mostruosi SUV. L’odio è la forma più innocua di perversione, benzina che si spegne ad ogni busta paga. Ridicola come la tua fede che ti fa sedere nelle prime panche alla domenica, la rabbia è innocua. Lavoro da quando i miei amici riempivano i chiostri delle università che oggi vomitano brillanti neo laureati in gabbie con sbarre interinali e piastrellate di stage. Ho retto gli sguardi dubbiosi di mestruate braccia del moderno recruiting, ho sempre scelto la cosa più difficile. Tutto ha un prezzo, ascisse e ordinate di un grafico impazzito descrivono il mio in netto aumento. So di poter chiedere, ma non basta.  Chiedo molto di più, chiedo conoscenza, dottrina, sapere. Tutto ha un prezzo, lo dicono le tue occhiaie scavate e le urla di tua moglie che perforano il telefonino slim. E’ il modo in cui mi chiedi quello che sai di non poter avere che mi lascia perplesso.
Sai che, come tutte le puttane, non posso darti una sola cosa. E di colpo ti rendi conto di quanto potrebbe essere preziosa. Rimane l’unico articolo fuori prezzo, non quotato. Provi a comprarmi, come mi hai insegnato a fare. Provi l’effetto che fanno nella tua bocca parole troppo lontane dalla tua cravatta firmata. Che strano suono, mutuo, rate, spese. Sembra quasi ti faccia impressione ricordare di colpo le tue origini. Non ti preoccupare, con cento euro e due grammi puoi correre più veloce del tuo passato. E ti ritrovi nel dubbio fragile dell’impotenza. Puoi pagare tutto, calcolando costi e ricavi. Ma non puoi dare un prezzo alla mia fedeltà. Nessuna puttana è mai stata fedele. Questo ti aveva affascinato di me. Questo ti terrorizza.
 
In risposta alla tua richiesta di chiarimento per quel misterioso sorriso sulla mia faccia mentre recitavi il tuo rosario di fatturato e ricavi.  
[image from isecolibui.splinder.com]

8 pensieri su “dieci davanti venti dietro trenta di fianco

  1. I’m a bitch, I’m a lover
    I’m a child, I’m a mother
    I’m a sinner, I’m a saint
    I do not feel ashamed
    I’m your health, I’m your dream
    I’m nothing in between
    You know you wouldn’t want it any other way

    So take me as I am
    This may mean you’ll have to be a stronger man
    Rest assured that when I start to make you nervous
    and I’m going to extremes
    tomorrow I will change
    and today won’t mean a thing

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