Mese: ottobre 2007
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gentilissimi del marketing Mondadori,
chi vi scrive è un vostro cliente abituale. Questo significa che spesso, ma davvero spesso, acquisto presso di voi. Purtroppo prevalentemente libri, che so non essere il vostro principale interesse, poichè noto con piacere che gli scaffali si riducono per lasciare spazio a misteriosi espositori di agendine con mucchina, rubrichine con formichina, calamitine con zebretta, tutto il diminutivo dell’intelligenza umana in un 2 metri per uno. Giusto ieri ho visitato un vostro punto vendita, uno di quelli più chic, con il bar e tanti tanti espositori di mucchine e caprette. Ho constatato con piacere due cose: la nuova ondata di cassiere, gentili, magrine, carucce, educate, che trattano i libri con la stessa delicatezza con cui il netturbino tratta i sacchi di monnezza. E’ un piacere spendere le grandi banconote multicolore per poi trovarsi i libri infilati nel sacchetto con un metodo che i più definirebbero come "a cazzo buffo". E poi che roba trendy il buttafuori di colore, alto due metri e trentatrè, con i pettorali a pensilina, che se piove ci mettiamo tutti sotto. Che cosa figa l’assordante voce che al microfono annuncia ogni due secondi che ci sarà Luca delle Iene a una presentazione di un libro. L’annuncio è utile, perchè ci ha permesso di fuggire con anticipo, ma la petulante vocina, sparata a mille, non mi permetteva di gustare i Tokio Hotel a volume duemila mentre cercavo di leggere qualche quarta di copertina. Che pace, che luogo appropriato per i libri, che figata. Tornerò presto a trovarvi, anche perchè state facendo chiudere tutte le librerie brutte, con gli scaffali forniti e il proprietario scafato che ti sapeva suggerire sempre il titolo giusto, in pace e silenzio, e ti mollava anche lo sconto. Che schifo. Ah, già che ci sono, ho appena comprato la rubrichina con la pecorina, speriamo che esca anche il portafotina con l’elefantino, perchè ne sento un gran bisogno.
Carissimo Editor dell’Einaudi che ti occupi di Fred Vargas,
non so se hai mai letto uno dei suoi libri. Ti confiderò un segreto sconvolgente: sono in sequenza, collegati, con riferimenti e continui rimandi. Un po’ come le puntate di N.c.i.s.. Capisci? Questo significa che nel primo libro lei scrive di un personaggio, nel secondo fa riferimenti e magari nel terzo lo riprende. Questo rende discretamente utile leggerli in senso cronologico. Per questo ieri mi sono comprato l’ultimo che avete pubblicato. Solo a casa ho scoperto che è il primo, ed è del 1996. Sinceri complimenti. Chissà che spasso sarà leggerlo intuendone già la trama. Wow, non vedo l’ora di addentarlo.
Gentilissimi Zarri di Provincia,
ho apprezzato molto il vostro tentativo di scippo di ieri sera. Capirete bene che prima di mollare i miei effetti personali a due tamarri alti la metà di me, io possa provare il desiderio di difendermi. E’ una cosa atavica, preistorica, animalesca. In ogni caso vi sono molto vicino, perchè capisco il disagio di portare jeans aderenti con il culo fuori e le Nike dorate. Io sarei già impazzito. Ottima anche l’idea di spuntare dal nulla sfruttando l’oscurità. Sono spiacente per aver tradito le vostre aspettative di facili incassi, ma ho il mutuo, e per una questione di classe mi faccio rapinare solo una volta al mese. Grazie davvero per il vostro intervento, vi aspetto domenica prossima al solito posto. Magari venite con il cugino più grande o con lo zio.
Carissimo Harry,
scusa se ti scrivo, ma sono un tuo fan da un sacco di tempo e sono sconvolto. Una cosa tragica, peggio che i Serpe Verde in testa sopra i Grifon d’oro. Ho letto su un giornale scandalistico, il Corriere della Sera, che Silente, il grande preside, è omosessuale. Ecco, non so come dirtelo, ma a me che la personificazione del bene, degli ideali, la figura paterna per eccellenza, sia di colpo, frocio, mi lascia pensare a una trovata commerciale. Questa notte, nel frattempo, ho sognato Silente che si ingroppava Malgioglio sull’Isola. E sono profondamente turbato. Aiutami, Harry. Ciao, tuo Frenkie Potter.
Du da da Eh, Didero…
I Corti Del Bradipo: L’inconveniente
Fast but Serious
Mercati verticali necessitano azioni orizzontali
Medioman in Mailand
Di passare a Check Point Charlie non se ne parla nemmeno, e sarà uno dei grandi rimpianti del 2007, una cosa che mi costringerà a tornare in questa città dove le nuvole corrono veloci, i graffiti sono come le case: più storici, si mangia molto bene francese, si cammina che è una meraviglia, e il biondo non fa più paura. Di contro, mi sono infilato a una mostra di Dalì, uscendone con un grande pensiero. I ragazzi dello zoo non sono in giro, però proprio di fianco al grande padiglione pieno zeppo di eminenze grigie, c’è un allegro carosello di puttane, tutte riunite per il Sex in the City, la locale fiera per chi vuole mettere le zinne in mostra. Così ti può capitare, in coda per un taxì, di voltarti e trovare impettiti dirigenti messi insieme a variopinti travestiti con un filo di barba. E le puttane devono essere in qualche modo il liet motive di questo periodo, visto che sono reduce da una due giorni veneta dove la finestra del mio albergo illuminava un inquietante via vai di station wagon con tanto di adesivo "bebè a bordo" arricchite da giovanissime russe e appesantite peruviane. A ben guardare, mi sono ritrovato a constatare che le analisi del sangue appena sfornate confermano quello che sospettavo da tempo: una seria diagnosi di mediocrità. Tutti i valori placidamente nel mezzo, nessuna bizza, nessuna caduta libera, solo quel pizzico di delusione nel constatare che manco di genialità anche nell’ematocrito. Per questo mi impunto a scrivere, come posseduto, un racconto dall’ottimo incipit, come sempre, e dalla fine difficile. Poi, come ormai consuetudine, crollerò in questo eterno jet-lag, con il libro sul naso e i Counting Crows in sottofondo. E’ da tutta la sera che non penso ad altro: Dalì aveva i baffi. E che baffi. Un maestro anche nel baffo. Sono sulla buona strasse.
Russo, ma anche molto italiano
La ricetta per la felicitÃ
Del fatto che tu sia continuamente insoddisfatto e alla ricerca della felicità, che oggi è una donna, domani una macchina, dopodomani un lavoro più pagato, non me ne dovrei certo occupare. Pare però che questo affanno, questa trepidante ricerca che ti coinvolge e ti stravolge, ti possa ridurre in condizioni pietose. Lo si legge nel tuo accanimento nel bere quel cocktail, lo si legge nelle tue parole di sfiducia verso l’ennesimo stronzo che prova a frequentarti, lo si legge nel tuo incedere incerto. Ebbene, fratello, sorella, io non ho risposte per le tue domande, non ho soldi per saziarti, non ho che amore da darti incodizionatamente, da amico e spalla su cui vomitare il tuo stato di necessità perenne per una macchina cabrio. Però nel mio piccolo ho trovato alcune tecniche di meditazione grazie alle quali migliorare notevolmente la tua condizione di infelice. Perchè poi, trovata la donna della tua vita, l’uomo dei tuoi sogni, ti accorgerai in un soleggiato martedì pomeriggio, di essere infelice per il lavoro. Trovato il lavoro figo con la effe maiuscola, ti sveglierai un sabato mattina in trepidante attesa per la felicità che non arriva. Ecco, io ero, prima della rivelazione, nelle tue stesse condizioni. Ero molto concentrato su quello che non avevo, dimenticando quello che avevo tra le mani. Non farne una questione di vita o di morte, stampati questo foglio e pratica con incessante serietà alcuni di questi semplici gesti, che in meno di un mese ti garantiscono di essere Felice. Ebbene si, tu sarai felice. Dopo anni di disastrosa ricerca, tu sarai felice davvero. Con qualche semplice accorgimento.
Punto primo: riservati almeno dieci minuti al giorno per cantare, ad alta voce, una canzone di Rino Gaetano. Idealmente la cosa dovrebbe avvenire nel posto dove ti senti infelice. Se la causa della tua infelicità è il lavoro, trova cinque minuti per cantare "Gianna" a squarciagola tra il tuo ufficio e quello del capo. Punto due: utilizza il tuo tempo in modo consapevole. Ti faccio un esempio pratico: nella mezz’ora di coda in macchina per andare in ufficio, ritagliati un paio di minuti per dare una controllatina alle unghie dei piedi. Farlo ti farà sentire meglio. Metti il piede sul cruscotto, ricordati il tronchesino, e curati della tua persona. Punto terzo: non dire mai di no. Il cambiamento spaventa, ma è sempre positivo. La tua risposta dovrà essere sempre si. Al tuo fidanzato che chiede ossessivamente la sodomia con verdure falliche, rispondi "si". Il cambiamento è sempre, dico sempre, positivo. E poi la verdura fa bene all’intestino (indipendentemente dal foro di ingresso). Punto quarto: nutri il tuo spirito più del tuo corpo. In pratica, meno insalatone da dieci euro e più libri, più film, più mostre, più tempo. Punto quinto: lascia crescere i tuoi peli. Questo punto è fondamentale. Sia tu uomo o donna, lascia che i peli crescano sul tuo viso, sulle tue gambe, sul tuo petto. E’ una questione sia di termodinamica sia di approccio alla vita. Pelosi è meglio, si affrontano meglio le difficoltà. Punto sesto: produci costantemente amore, per te e per le persone che ti stanno vicine. Punto settimo: dai il giusto valore agli oggetti che possiedi. Quella borsa di finta vacca che hai pagato settecento euro forse in un Mondo Giusto avrebbe avuto un prezzo di 10 o 12 euro. Dalle questo valore. Tu sei il valore delle tue cose, o perlomeno è una frase bella da dire. Ultimo e ben più importante: fuma molte sigarette e bevi molto caffè, questo ti aiuterà a non dimenticarti che non siamo in Tibet, e non c’è nessun santone a spalare la merda che ti annega tutte le mattine. E poi è un’ottima tecnica per abbreviare il periodo di sofferenza che ti aspetta da qui alla tua morte. Funziona, fratelli, funziona. Brindate in mio nome.
