Russo, ma anche molto italiano

Correvo libero, verso un casale immerso nel verde. Nudo, le palle al vento, sentivo il fresco della mattina sulla pelle, i capezzoli come antenne paraboliche. L’erba era morbida sotto i miei piedi, qualche goccia di rugiada. Correvo, senza bene sapere perché, ma la cosa mi faceva stare parecchio bene. Anzi avevo in me quello stato d’animo tipico di uno che si è fumato quattro canne e ascolta continuamente Ligabue dopo aver fatto l’amore. Qualcosa del genere. Ah, come stavo bene. Da una vita adoro andare in giro nudo, le mie palle sono state in mostra in diverse isole greche, Toscana, Liguria e a sprazzi in Sardegna. E’ proprio la sensazione di libertà, unita alla comodità e al pizzicore della trasgressione. C’è chi ama bere vino rosso, io amo sentire il vento sulle palle, che è meno romantico ma molto più pratico, tanto per dire. Sicchè, ci stavo arrivando a quel casolare. Niente di speciale, roba già vista, con tanto di finestre decrepite e patio con trattore arrugginito. Ricordo perfettamente il silenzio intorno. Splendido. Una cosa strepitosa. Senza parlare dell’alba, uno spettacolo, con il profilo delle montagne, che tanto ricordava il viso di mio padre, secco diretto e segnato dagli anni, ma senza paura del vento. Il sole che si annunciava mettendo un sacco di rosso in cielo, con lo scuro della notte che ripiegava. Ah, avessi potuto vederla, questa alba. Mi sentivo il sole in faccia, pregustavo già il caldo. E poi c’era la canzone, forse dal casolare, ma chiara. Riempiva tutto il paesaggio, incredibilmente diffusa da sopra le montagne, dentro il casolare, sotto il prato. Hard to Concentrate, Red Hot Chili Pepper. Sentivo il buon vecchio Anthony scandire sussurrando nel microfono “…t o take this man into your world, and now…” Ah, che roba ragazzi.
Poi, la signora di fianco a me, fila 23, posto A, mi ha svegliato. Con una inaspettata cortesia mi ha chiesto se potevo smettere di russare. Ho annuito, a domande gentili si danno risposte gentili. Ho ripreso lentamente coscienza. La cravatta larga, la camicia fuori dai pantaloni, la giacca sul pavimento, il portatile pericolosamente incastrato tra i due sedili, ancora acceso. Il bicchiere di caffè incastrato nella retina, pronto per rovesciarsi sui pantaloni. Siccome io non russo, io produco lo stesso rumore di un cinghiale costipato, intuisco che la signora si sia decisamente stupita. Da un uomo possono veramente uscire questi versi? Avrà costui una vita privata? Quale donna potrà mai dormire con lui? Mi sono dovuto forzare per stare sveglio. Per questo scrivo, perché il richiamo del vecchio casolare è troppo forte. Da qualche piega della camicia entra l’aria condizionata, e in effetti i capezzoli sono in posizione on. Le occhiaie avrebbero tanto bisogno di una pausa, ma per rispetto alla mia vicina non posso ricadere. Non devo. Non lo farò. Mi ritrovo con la mano destra che con naturalezza si poggia sul pacco, mi rendo conto di avere la tipica posizione dello zarro da viaggio, mancano solo i piedi aggrappati. Ma soprattutto mi rendo conto di una certa qual barzottaggine. Retaggio della corsa verso il casolare. Una domanda inquietante mi perseguita: avrò prodotto dei gemiti di piacere per la rugiada sotto i piedi?

4 pensieri su “Russo, ma anche molto italiano

  1. ah, che bella immagine, molto bucolica…mi ha fatto tornare in mente un pò ‘Georgie che corre felice sul prato, nel suo bel mondo che pare fatato…’

    b russata e b relax!
    (io russo…e me ne vergogno un casinoooooooooooooo!!!)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...