Mese: febbraio 2007
Sento La Prima Vera (or mone or morte)
Sono Sempre Stato Ottimista (poi mi è passato)
e gli uomini
prudenti
durano
solo lo stretto
necessario
per morire
tranquilli
N.C.S.I.: Polizia Navale Alla Riscossa
Non siamo un blog esperto di tivù, tanto più che il sottoscritto ha una rapporto quantomeno strano con l’oggetto in questione. Mentre la tendenza comune è nel possedere schermi piatti e proporzionalmente grandi quanto la ricchezza di chi li possiede, in Casa Pistecchi noi si possiede un tubo catodico 24 pollici in cui le immagini scure (scene d’amore, omicidi, insomma il fulcro di ogni film) vengono inghiottite dallo schermo che trasmette una cortina nera impenetrabile. Ma, con una prodezza statistica di altri tempi, io e La Signora abbiamo calcolato che il soggiorno, spazio dove alloggia il misterioso e ingombrante tubo catodico, è impiegato secondo questo schema: 60% del tempo è destinato alle danze propiziatorie (alle quali non segue l’accoppiamento ma solitamente la cena), 30% del tempo in letture e uso del divano come giaciglio, 10% del tempo per guardare la tivù.
Per questa ragione, investire nell’acquisto di uno schermo piatto (in cui le immagini siano visibili) non è tra gli argomenti della nostra finanziaria.
Succede che, per ragioni pratiche (incazzatura montante) e paure oniriche (venerdì ho sognato di suonare dal vivo con una band che si faceva chiamare Negrita e che faceva canzoni in italiano con rime come: facciamo sesso, facciamolo spesso, mi guardi e taci e poi mi baci, e altre oscenità simili) io mi trovi costretto a rivolgermi al tubo catodico per risolvere due ore della mia vita.
Grazie anche al nuovissimo telecomando universale da me appena acquistato, in grado di pilotare Home Cinema (che non abbiamo), Satellite (che non abbiamo), Multi CD( che ignoriamo cosa sia), per un totale di 108 pulsanti diversi, con 12 pile che alimentano e un trolley per spostarlo, mi sono dato allo zapping.
Tra le mie trasmissioni preferite ci sono le televendite di automobili usate (la Vetrina dell’Auto) e i piccoli short porno stile Chiamami, Ascoltami, Guardami, Pagami, Picchiami. Anche se il mio mito rimane Willi Pasini (Canale 6, imperdibile).
Purtroppo nessuna di queste trasmissioni era disponibile e ho dovuto dirottare sui canali convenzionali dove andava in onda:
1) Scuola di Polizia, film degli anni 80, che da allora viene trasmesso dodici volte l’anno (undici delle quali mentre io guardo la tivù). Da notare che si tratta dell’unico film poliziesco trasmesso in Italia in cui non compare Ricky Menphis. Che in compenso attualmente fa il poliziotto in borghese in 14 fiction e 12 film, sempre con la stessa espressione.
2) NCSI: serie di deliranti tentativi di opporsi all’egemonia di CSI. NCSI si basa su alcuni concetti chiave: la frustrazione sessuale del gruppo di protagonisti, che alludono sempre, ma non concludono mai. La caratterizzazione tramite stereotipi: il novellino sfigato, la dura e pura, il cascamorto, il dottore (patologo) acculturato. Seguendo questo schema, ogni personaggio recita la sua parte seguendo i meccanismi legati al suo canovaccio, con una prevedibilità che ci consente di capire la fine di un episodio dopo quattro minuti dall’inizio. Il Capo, che come tutti i capi non ha una storia sentimentale, una vita personale, e raramente prova emozioni, è temuto e riverito. Si sente odore della loro paura di non riuscire a competere con la produzione concorrente (CSI), e si vede il grande uso di escamotage per provarci: malati in terapia intensiva che diventano ladri, con un passato da assassini e una predilezione per il porno (tutte allusioni velate, eseguite dalla sergente frustrata). E’ l’unico film americano dove non vedrete solo neri ubriachi, irlandesi guardoni e messicani spacciatori. La grande lotta dei bianchi per mantenere l’ordine non ha tregua. E se nella realtà a stelle e striscie un poliziotto su tre è nero, in tutta l’organizzazione non compare nemmeno un’olivastro, un po’ come le donne a teatro nel 600. Grande economia sul set: le riprese in interno sono in un open space (la sede del Corpo Navale Squadra Omicidi, stupendo…) che probabilmente nei tempi morti è affittato a Friends, e le esterne sono sempre in parcheggi, prati, deserti, campagne, in posti dove non ci sono mai riferimenti ai luoghi. Grandi tensioni per risolvere gli strampalati casi che gli autori creano con la ricetta del continuo colpo di scena. L’assassino è lui, che però è donna, e che da piccolo veniva picchiato dal vicino (ovviamente nero). Ma, mentre lo vanno ad arrestare si accorgono che ha due gemelli, che la madre (che è uomo) ha tenuto nascosti per anni nel Montana. Uno dei due gemelli, che però è donna, è figlio di un altro padre, forse immigrato, morto suicida prima di concepire con la madre, che però è messicano. Lo scopo principale di questi colpi di scena è di stordire l’Uomo Medio, per portarlo a credere che tutto ciò abbia un senso. Stupisce anche il fatto che tutti questi casini siano di competenza della Polizia Navale. Un po’ come se a Cogne ci avessero mandato i Marinai o i Lagunari ( in diretta al Tg1 lo sbarco dai gommoni sul torrente vicino alla villetta). Gli episodi finiscono quando il Capo, che ha capito tutto da 20 minuti, si scogliona e risolve il caso. Solitamente tutti tirano sempre fuori le pistole, ma nessuno spara. A metà di ogni episodio chiama qualcuno dalla Casa Bianca, che si rivela molto incazzato per il procedere delle indagini, e che viene mandato a cagare. Per spirito di correttezza, ci sono ampi riferimenti all’Irak, unico riferimento temporale che ci fa capire che gli episodi sono stati registrati dopo il 2002. Guida spericolata e grande uso di microcamere completano il quadro della serie più disperata della tivù americana.
Uno, dopo due minuti di questa cosa, quando ormai ha capito la trama dei sei episodi che seguiranno, piange amaramente in ricordo dell’A-Team, di Mac Guyver, i Robinson, Nano Nano, Fonzie, Elettro Man, Batman e Robin. E capisci quanto Tom Selleck fosse avanti, mentre una lacrima ti scende ricordandolo.
La frantumazione dei miei testicoli raggiunge lo sbriciolamento quando, per quasi cinque minuti, non mandano la pubblicità (che è la parte più interessante di tutto il film), e decido di spegnere e di provare a dormire. E poi si chiedono perché la gente beve…
El Matador
Nel palinsesto della Grande Multinazionale, va in onda in questo periodo la miniserie “Venditori”, struggente fiction sulla vita di alcuni venditori nel periodo più caldo dell’anno, ovvero quando vengono decisi incentivi e promozioni. In un’ottica educativa, tale fiction deve essere visionata da tutti coloro che intendono intraprendere il misterioso percorso professionale del venditore, pertanto le repliche andranno avanti fino a primavera inoltrata.
Tutte le comparse sono avvisate, e si prega di attenersi alle seguenti norme:
In primis presentarsi in ufficio per le otto: sappiamo benissimo che nessun venditore è in ufficio prima delle dieci, ma sotto periodo di incentivi bisogna far sembrare che l’azienda sia importante.
Non lavate la station wagon aziendale, deve sembrare sporca e vecchia. Cercate di arrivare per primi, per parcheggiare vicino al posto riservato al Direttore, in modo che al suo arrivo lui possa avere la sensazione che la flotta aziendale necessita rinnovamento, e soprattutto la vostra macchina. (un piccolo accorgimento: togliete il porta sci, che vi fa sembrare ricchi).
Frequentate assiduamente la macchinetta del caffè (ma questo lo fate già spontaneamente), armandovi di misteriosi faldoni e grandi raccoglitori pieni di fogli.
Fatevi chiamare da mogli e amici durante le riunioni e rispondete in inglese. Scandendo bene, parlate di fantomatiche gare d’appalto faraoniche e giganteschi business. Quando riattaccate, con distacco chiedete scusa per l’interruzione.
Producete carta, compilate moduli, iscrivetevi a corsi aziendali serali, insomma fate in modo che il vostro nome venga scritto il più possibile. In casi estremi, utilizzate la tattica dell’offesa ai cessi: scrivete con un pennarello indelebile il vostro nome e cognome sui muri dei bagni, seguito da finte offese tipo: c’a l’amante- ti o visto – se la fa con la XY (ricordatevi gli errori di ortografia, sono essenziali).
Fingete di essere un team: invitate i colleghi al caffè, producetevi in complimenti sulla pettinatura, sul colore della pelle e su altre amenità.
E in ultimo, lanciate occhiate di complicità al vostro direttore durante la pausa pranzo. Lui ha sempre qualcosa da nascondere, e voi dovete fingere di sapere di cosa si tratti.
Se proprio siete indietro con queste tecniche, rinnovate il vostro amore per la Segretaria di Direzione, parlandole di come stia andando male con vostra moglie. Invitatela fuori a cena, e fingete passione adolescenziale nel baciarle le mammelle cadenti in uno squallido motel di provincia. Questo potrebbe essere di aiuto per sapere qualche notizia con anticipo e per pianificare le contro mosse.
Nel caso il vostro Direttore fosse donna, fingetevi non interessato a lei sessualmente (mentite), e anzi dimostratele il vostro alto valore morale indossando con fierezza i panni del padre responsabile: riempite di foto il muro dietro la scrivania e chiamate vostra moglie davanti alla Direzione utilizzando termini quali: Cucciola, Saccottino, Amore Mio, Panterina. Alludete inoltre ad una vita sessuale attiva, e un’intensa attività familiare.
Se siete donne e avete davanti un Direttore uomo, inutile sprecarsi in tutto ciò che è stato scritto fino ad ora. Aumenti e incentivi sono direttamente proporzionali alla capacità di scendere a compromessi. Il termine scendere a compromessi include: quel motel tragicamente trash, le prestazioni minimali del Direttore, alle quali rispondere con simulazioni di orgasmi cosmici, e fingere che l’alito del Capo sia come un prato di lavanda. Gli appetiti sessuali del Direttore sono solitamente legati alla sua insoddisfazione personale. La mancata realizzazione come uomo In ogni caso, non cedete mai al ricatto della professionalità: tutto si gioca sul sesso.
Se siete donne e il vostro direttore è donna, sono sinceramente dispiaciuto.
Nessuno, ripeto nessuno, è autorizzato a lasciare il posto di lavoro prima delle ore 19, anche se dalle 14 non c’è più niente da fare.
Per te, piccolo nuovo arrivato, che sei costretto a fare il number cruncher per dare in pasto alla Direzione in numeri con i quali deciderà il futuro della forza vendite, non c’è gloria. Nessuno ti saluta più e quando bevi il caffè ti accorgi di essere solo: è il prezzo della conoscenza. Tu volevi capire il mercato, tu dici di essere in grado di capire le dinamiche, e tu adesso paghi il dazio di essere dalla parte sbagliata della barricata. Per te ci saranno incentivi commisurati a quanti ne farai fuori. Non fingere che ti dispiaccia, in verità te ne fotti. Sei un bambino che sta imparando a parlare, e provi i suoni delle parole nella tua bocca: pianificazione, trend di mercato, riduzione dei costi, spirito di team, collaborazione per l’obbiettivo, gestione delle risorse, curve di erosione, piani di produzione, pietre miliari, valori, missioni, competitività, sviluppo: mille modi per descrivere quel bastone che tutti hanno in culo, e che tu devi giustificare.
In ultimo, ti ricordo la corretta declinazione del verbo performare, che usi più di tutti:
Io Performo Benone
Tu Performi, ma puoi migliorare
Lui performa, male
Noi Performiamo, come squadra
Voi Performate, o state a casa
Essi performano, poco e male.
PS: ti rendi conto che ieri hai detto: “ Se il trend prevede realmente un dieci, ci costringerà a performare ancora meglio sui mercati emergenti”? Te ne rendi conto? Perdio, se fossi in te mi vergognerei.
Scuola Argonne – Liceo Francese Sthendal: 78-54
i frutti della Val Venosta
Lezione numero 1: api e cavolfiori
I giorni di fertilità di una donna sono circa cinque. E’ un numero approssimativo, legato a innumerevoli fattori tra cui temperatura, umore vaginale (presenza di liquido, non stato emotivo della vagina), capacità ricettive della mucosa (legate all’alimentazione, allo stress e ad altro), attecchimento dell’embrione, e molto altro. Come se non bastasse, la fertilità femminile da sola non basta per fare un bambino: il partner (maschio o femmina, non siamo prevenuti: è però essenziale che sia dotato di pene e testicoli), deve avere uno spermigramma soddisfacente: moltissime patologie legate alla sterilità maschile ci riportano che è sempre più difficile trovare un partner in condizioni ottimali. Si può ben capire, dunque, come la procreazione sia un processo stupefacente e legato con un filo rosso al destino.
Durante i cinque giorni di fertilità femminile, bisogna innanzi tutto trovare il suddetto pene, armato di preziosi testicoli contenenti milioni di spermatozoi, e sperare che tutto vada per il meglio.
Ecco, il tutto in merito alla ragazza della Val Venosta che ha chiesto il test di paternità a sei membri della locale squadra di calcio, due dirigenti e un assessore.
La ragazza ha chiesto il test di paternità a nove persone in totale. Ecco che qui ci viene in aiuto la statistica, per capire come ci siamo ritrovati di fronte a un futuro Nobel.
Proviamo insieme:
5 giorni di fertilità assoluta, sono 120 ore. Sottraendo otto ore di sonno e qualche ora di inattività arriviamo a un totale di 60 ore. In questo spermathon della Val Venosta, la nostra eroina, in sessanta ore disponibili dovrebbe aver consumato almeno nove rapporti, calcolando che tutti e nove i nostri eroi siano andati a colpo sicuro e senza preservativo. Il che significa che ogni 6,6 ore, lei, la Maratoneta del Materasso, ha dato la felicità a uno dei nostri nove amici.
Ma la statistica non può non tenere conto di qualche margine d’errore della nostra squadra di peni, e di qualche defezione sul campo, contrattempo, rapporto orale, mancata erezione, litigata, zip bloccata, sciopero della benzina, telefonata delle mogli, eccetera.
Diamo quindi un margine di 1,2 periodico. La cosa diventa eroica: ogni 4 ore 42 minuti e qualche secondo, la Diva ha fatto all’amore con un partner in questa settimana.
Madre della Diva: “Pronto, volevo sapere se ci sei per il caffè?”
Diva (affannata): “mamma scusa, ti devo richiamare, sto salendo le scale”.
Partner numero2: “pronto amore, allora per stasera ci sei?”
Diva (affannata): “si…si….si, ok, ma adesso ti devo lasciare”
Mamma della Diva:” Adesso puoi, amore mio?”
Diva (affannatissima)”: “No, stooo venendooo… “
Mamma della Diva: “Ah, bene allora metto su il caffè. Ti aspetto”.
Insomma la cosa ha del surreale, in termini statistici.
E se la giovane avesse praticato l’amore di gruppo?
Dividendo il gruppo di nove padri in due, si ottiene un gruppo di quattro e uno di cinque. Tenendo conto che tutti, durante i cinque giorni di fertilità, devono aver eiaculato dovutamente e nel posto giusto, cosa non scontata durante una gang bang, si ottiene una specie di orgia periodica: ogni due ore un gruppo a turno, con un eiaculatore sempre diverso, iniziava un periodo di sesso della durata di 21 minuti.
Togliendo poi un po’ di ore di sonno qua e la, e qualche ora di lavoro (fare l’amore al lavoro è molto comune tra i calciatori), si ottiene una ottimale media di un orgasmo maschile ogni 3,5 ore.
Questa donna ha fatto moltissimo per la Val Venosta. Molto più di tante organizzazioni e di tante millantatrici che spesso occupano ruoli di rilievo nella nostra organizzazione politica.
Di conseguenza mi sento in dovere di proporre:
1) chiarimento linguistico a riguardo del termine “orgia”: da qui in poi si dirà: amore alla venostese
2) istituzione della settimana dell’amore alla venostese, in Val Venosta
3) Chiusura degli stadi alle donne che non praticano l’amore venostese
4) Serata del Festivalbar in Val Venosta, con raccolta benefica di SMS al 48841 in favore della nostra beniamina.
5) Promuovere i sei membri della squadra locale di calcio.
6) Mandare dei fiori alla moglie dell’assessore
7) Celebrare il vero padre, una volta capito chi sia, per quello che è: cornuto, e soprattutto cornificato dagli amici.
8) Rivalorizzare l’educazione sessuale in Val Venosta: secondo una recente statistica, il rapporto orale sembra davvero in calo.
Speriamo sia femmina….


