Pini Marittimi e diritto allo sciopero

Al momento la cosa, ovvero di essere al tramonto, sotto una felicissima brezza che in loco chiamano ponentino, vicino a un pino marittimo, in un angolo di surreale tranquillità, al momento la cosa mi sembrava anche discretamente piacevole. Insomma, allentare la cravatta, sedersi sulla panchina, aprire il pc e togliersi le scarpe. Il tutto ha una sua decisa vena poetica. A rovinare il picco poetico è la drastica estensione urbana dell'Urbe, per cui la definizione di "ti ho preso un hotel a Roma" coincide con il nordico "ti ho preso un hotel in Lombardia". Solo che, l'Eterna Città, a livello di infrastrutture di trasporto non è proprio al passo con la sua estensione geografica. Rimane molto di moda il taxi, quivi chiamato tassì. Davanti a Termini, mischiato a una festosa folla di americani armati di zaini sproporzionati rispetto ai bovini corpi, mi rendo conto che i taxi sono quasi cento, gli esseri umani desiderosi di entrarvici più di mille. Il mio non è un cervello matematico, per cui io non ricevo prontamente l'informazione che cento taxi, mille persone, statistica di due per taxi, con margine di tolleranza, diciamo che avanzo un paio d'ore buone d'attesa. Di contro il mio cervello è molto pragmatico, quindi ricevo subito l'informazione: "pizza e sigaretta". Salendo di grado nella scala gerarchica dei frequent flyers, subisci una media di otto cancellazioni per sciopero, sei o sette per misteriosa sparizione del mezzo di locomozione (l'aereo ha un problema tecnico a Francoforte, per cui non atterrerà a Barcellona per portarvi a Milano. Oppure, il treno non può partire perchè le toilettes non funzionano), e una decina di pesanti ritardi (pesanti significa più di quanto tu possa sopportare dopo anni di ritardo, ovvero superiori alle sei, sette ore). In questo dedalo di ostacoli nel tuo viaggio da A a B, hai imparato, in quanto Frequent Flyer, che ognuno di questi gravosi problemi comporta una prima reazione sciocca e bovina degli esseri umani coinvolti. Restano tutti in gruppo, guardando la fonte del comunicato (la hostess, il tabellone, un cartello scritto a mano). Quelli sessualmente insoddisfatti iniziano poi un vociare aggressivo, che non ha nessuna utilità ma li fa stare molto meglio. Poi, tutti, tutti intendo tutti, si rendono conto di dover soddisfare i bisogni primari. Risultato: completa sparizione di tutte le cose commestibili e ragionevoli nel raggio di duecento metri dall'accaduto. Ergo, taxi, coda, no taxi, pizza. 

Mangiando una pizza, fredda, elastica come un tendine e grassa come un mese di McNuggets Menu, ho pensato al diritto di sciopero, alla classe dirigente, alle puttane di Berlusconi, alla mia camicia bianca e alla pericolosa vicinanza del pomodoro industriale e a chi cazzo chiamare per tirarmi fuori da qui. 

Al tramonto, seduto su un prato, con il pc ormai scarico, il tabacco finito e una grande fiducia nel mondo, continuo a riflettere sul senso degli scioperi.  Mi piacevano molto quelli anni settanta, quelli incazzosi, dove, cazzo (che bello dire cazzo), si bloccava una fabbrica. Fanculo alle vostre Lambrette 125i, noi non ve le facciamo più. Perchè anche noi abbiamo diritto alle Lambrette 125i. Mica che, noi che le facciamo spaccandoci la schiena otto ore al giorno, non possiamo permettercele. E nemmeno il frigorifero e la lavatrice. Cazzo. 
Allora si trattava. Per avere più diritti, più diginità, più soldi. In fondo per avere quel benessere che si produceva. 

Ora, lungi da me e dal mio stanco corpo dare opinioni, pareri e giudizi sull'odierno sciopero generale. Mi manca la cognizione di causa. 

Mi piaceva la lotta degli anni 70, perchè quelli erano gli anni in cui si lottava per qualcosa di migliore domani. Oggi è una merda, ma se ci mettiamo tutti insieme, domani potrà essere migliore. Per noi e per i nostri figli. 
Invece sento forte, esplosivo, corrosivo, lo strisciante dubbio della mia generazione: oggi è una merda, domani sarà una merda, per noi. Per fortuna non per i nostri figli, visto che non ne facciamo. 
Io adoro leggere il giornale. Di carta. E' questione di tatto, feeling e gesto. E sul giornale di carta, quelli che leggo io per lo meno, trovo sempre meno occhi per il futuro e sempre più occhi per il presente. 
Come se fosse che qualcuno non rema, qualcuno rema meno, qualcuno rema troppo e si incazza, qualcuno scende dalla barca, ma in fondo pochi sanno esattamente dove stiamo andando. 

E, ancora più preoccupante, pochi sanno dove vorrebbero andare. 

R.I.P. Sciopero Anni 70. 

Valichi sospettosi

Faccio il mio ingresso nei pressi di Via Ripamonti a bordo di una esausta ma mai finita Kaffettiera Panzer verso le nove e mezza. Adoro praticare questa piccola tortura durante il rientro estivo, girando per tutta la città, scegliendo il bar peggiore, assaggiando tutto lo splendido squallore senza mai mettere la seconda. Il caffè è puntualmente toccante, bruciato e acido, il bar di cinesi e la clientela di un certo spessore non tradiscono le mie aspettative. Ho dei rituali, e solo dio sa quanto un rituale sia importante per un ossessivo compulsivo, che scandiscono i miei ritorni anticipati. E Milano non mi ha mai tradito, si fa trovare come una vecchia stanca, piegata dal caldo, ma terribilmente bella. Qualche zingaro cammina veloce sullo stradone di Chiaravalle, qualche vecchio prende aria, la maggior parte delle tapparelle sono sigillate. Torni e hai sempre la certezza di non esserti perso nulla. Pranzo con mio padre, all’ombra di una silenziosa terrazza, mentre contiamo le macchine che attraversano Porta Romana e il sole scioglie l’asfalto. Casa Pistecchi assomiglia a un avamposto nel deserto dei palazzoni. Raccolgo la posta e prendo atto della partenza del portiere. Controllo la menta, sopravvissuta alla lunga assenza, improvviso una lavatrice impressionista, nella quale ho la certezza che i colori si fonderanno meglio che su una tavolozza, provo a fare un caffè. Fumo ascoltando il silenzio della tangenziale e poi cado nel sonno dei giusti. In Corso Vittorio Emanuele trovo qualche faccia abbronzata in cerca di certezze sul futuro, tanti turisti, e il popolo bianchiccio che fa dello struscio una via d’uscita. Impazza Hard to Concentrate nelle cuffie, mi riprometto di tenere a mente tutti i buoni propositi mentre mi accarezzo la ringiovanita panza frutto di un regime alimentare siculo e coatto. Sabino è l’unico sopravvissuto, e prenotiamo il nostro posto fisso a Le Trottoir, per il cuba del ritorno. Così il rito è completo. 

 

Al tuo posto mi scapperebbe da ridere

Per rispondere a tutti i messaggi che ho ricevuto per il mio compleanno mi ci vorrebbe una ricarica da 500 euro. Una giornataccia, ma sono cose che devi mettere in conto. Dopo un breve scambio di fredde cordialità in ufficio, dove il principale problema dei presenti era riuscire a pensare a qualcosa di carino da dire, tipo "auguri" o anche "oh buon compleanno", mi sentivo già sollevato nell’avere assolto il duro compito sociale della vigilia lavorativa. Svegliato, come tutti gli anziani, con il primo sole, ho assolto ai bisogni primari del sabato mattina (caffè-corriere-sigaretta) con la spensieratezza con cui solo un ventottenne può affrontare la vita. Una psichedelica dose di felicità mi imbarazzava la testa, ripensando a quanti compleanni mi stavo lasciando alle spalle. In un the best of devo forzatamente ricordare quello in cui ero appena stato lasciato dalla donna che credevo essere "la donna della mia vita", che ha preferito un tale di nome Giorgio. L’allora giovanissimo Ambasciatore mi si presenta con un regalo corredato di biglietto con scritto: "Aguri da tutti ma soprattutto da Giorgio". O anche quella fantastica sera in cui la Prima Vespa (non si scorda mai) mi ha piantato in mezzo a viale Cassala, con un sordo rumore poi diagnosticato come caduta gravitazionale del carburatore. Sono arrivato alla mia festa di compleanno che erano già tutti ubriachi, qualcuno era già andato via, e i più avevano dimenticato la ragione della mia presenza. O anche quel compleanno in cui il Comune mi ha omaggiato di 60 mila lire (il vecchio conio) di multa, confezionate con grande stile sul vetro della mia Panda Rossa Con Le Fiamme. Bando alle ciance, sono qui a ringraziare tutti coloro che hanno voluto festeggiare con uno short message la lieta ricorrenza, tra cui: Riccardo Scamarcio, Willy Smith, Andreina Castellazzi, Selene, i Club 27, El Hefe, Sbarra e Tassa, dalla bassa Brianza, Gabriele Muccino, Linus. Grazie per i vostri messaggi. Vi attendo numerosi alla lieta ricorrenza di questa sera, dove in esclusiva verranno girate le prime riprese del corto: " Il Comune di Milano Con I Giovani Difficili Delle Periferie: indagine sociale".

Invecchiando mi rendo conto che mi manca ancora troppo per invecchiare…

Bentornato nella Terra Sempre Uguale

Orlando, Florida, Dal nostro Corrispondente.

Che dire, una serie di fortunate coincidenze, come solo la vita può dare, mi hanno portato a Orlando proprio nel momento in cui questa amena località viene invasa da orde di grasse e vecchie infermiere. E se anche in questo l’America reale si conferma come l’opposto discorde dell’America televisiva, bisogna comunque provare a sopravviverle. Lo fanno gli americani, tutti in fila in autostrada la domenica per un bagno a Cocoa Beach, che sembra Viserbella (senza nulla toglie all’orrendezza delle restanti località adriatiche), ma piena di surfisti. E anche a proposito del surf, si aggiunga che qui a Cocoa è prevalentemente praticato da quelli che qui chiamano Nerd. I lambascioni, per intenderci, ai quali mi sono felicemente aggiunto per scoprire che l’oceano è ben più forte delle conosciute acque liguri. Sebbene qui ci siano i coccodrilli ai margini delle strade, e la flora invada l’asfalto con radici e rami possenti, bisogna ricordare che Orlando ha il suo vero significato nella produzione di parchi di divertimento. C’è una concentrazione di parchi di divertimento molto più alta che di esseri umani.

Ci sono alberghi a perdita d’occhio, ristoranti per turisti, supermarket per poveri, Tiffany outlet per ricchi.

La solita America, dall’East al West, sempre la stessa rassicurante brutta copia dell’America Televisiva

Romania Bulgaria e Brescia finalmente in Europa

Speravo fosse una questione di rotte: ma poi ho viaggiato verso luoghi solitari e brutti.
Credevo fosse una questione di compagnia: ma mi è successo anche da solo.
Alla fine credevo fosse una questione di prezzo: ma li ho trovati anche in Business.
Ecco qualche semplice consiglio per evitare uno dei più fastidiosi fenomeni legati ai viaggi aerei:
 
Il Bresciano In Vacanza
 
Il Bresciano In Vacanza è una sotto razza del Bresciano di Città, fedele e industrioso compagno di molte avventure professionali. Quando però si trasforma nel pericoloso sottotipo chiamato “In Vacanza” poche cose se non la violenza riescono a fermarlo efficacemente. Detto questo è buona norma cercare di evitare l’incontro con questi animali, con qualche piccolo accorgimento. Innanzi tutto il Bresciano in Vacanza è tra i pochi riconoscibili già in aeroporto. Solitamente si reca in luoghi di mare con alta concentrazione di turismo sessuale e/o droghe pesanti. Se siete anche voi diretti, per gli stessi motivi o per altre ragioni, in località sospette (santo Domingo, Cuba, Capo Verde, Lanzarote e simili) attivatevi per riconoscerli già prima del check in. Essi infatti hanno l’usanza di indossare indumenti tipici: infradito, mogliettine aderenti con improbabili messaggi in inglese (Università Dell’Amore) e jeans molto strappati. Indipendentemente dalle stagioni, il Bresciano in Vacanza si reca all’aeroporto agghindato come fosse già con i piedi nell’acqua. Se il controllo dell’abbigliamento vi risultasse difficoltoso appostatevi con anticipo al check in e osservate: il Bresciano in Vacanza tende sempre a passare sotto il detector per più di dodici volte, creando code oceaniche, e capendo solo alla fine che la cintura con la fibbia D&G potrebbe essere di ferro e non di argento come ha sempre creduto. Ultima possibilità, all’imbarco il Bresciano in Vacanza non mancherà mai di tentare l’approccio con l’incaricata al desk, con allusioni sessuali e grandi risate dei compagni. Una volta sull’aereo è impossibile scampare al proprio destino. Il Bresciano in Vacanza si muove in gruppo, e il maschio dominante desidera manifestare il suo dominio con fraseggi pesanti rivolti al personale di cabina, spesso in dialetto. Prima del decollo apre e chiude il tavolino a ripetizione, attratto dal meccanismo, come alza e abbassa il sedile, commosso dalla semplicità di un pulsante. Inoltre, mentre vengono serviti gli snack o i pasti, chiede sempre di avere due o tre porzioni di qualsiasi cosa, tendenzialmente avanzando poi tutto. Avendo una vescica molto ridotta, dovuto al fatto che il fegato, fin da tenera età, è costretto a un sovraumano sviluppo per sopportare le dosi massicce di grappa, il Bresciano si alza almeno quattro volte per fare la pipì. Il tono di voce, dovuto alle comunicazioni da valle a valle, è sempre molto sopra la norma. Dopo l’atterraggio esplode l’applauso, coordinato dal capo branco, verso il comandante. In caso di turbolenza il Bresciano si spaventa molto e diventa aggressivo. Diverse compagnie si stanno attrezzando con fucili caricati con narcotici, gli stessi usati per addormentare i cinghiali, da fornire alle hostess.
Se doveste viaggiare vicini a un Bresciano, sappiate che avete diritto al doppio delle miglia sulla tessera Millemiglia. Fate in ogni caso molta attenzione: presto verranno riconosciuti come razza protetta dal WWF (World Wrestling federation).
Qui di seguito alcune espressioni comuni:
“O- figaaa- el chi sember de sta en pultrunaaa. La manca sola che la vaca me sucha e siamo a postoooo”
(Accidenti, sembra di stare molto comodi. Se solo riuscissi ad approciarmi alla hostess, sarei davvero a posto)
“Dighel, bala che sembra ciuchooo”
(Corbezzoli, che turbolenza!)
“Ostia, ma-a-a-a el dio, stuia di peoso aoooei anshenaoo”
(Questo panino è davvero gustoso)
"Domia dormì adeso che dopa se ciula…."
(meglio riposare adesso che dopo speriamo di approciare qualche donna)
"al ghan el rum. Lo ciapi così me bituuii al clima de sota"
(Il mini bar serve del rhum. Ne prenderò uno shot, per entrare nel clima locale)
 
Se sei stato vittima di un bresciano in Vacanza, rassegnati, è una delle tante colpe della globalizzazione…

uè, uagliò wellcome in Illinois

Amsterdam, Schipol, gate F8, in attesa:

chiedo gentilmente a un poliziotto dove io possa fumare una sigaretta, visto che mi tengono seduto nello stesso posto da più di quattro ore senza nemmeno che in lontananza compaia un mezzo con le ali. Lo sbirro mi sorride e mi dice: " Da nessuna parte, siamo in America". Oh yeah!

Boeing 747/400 KLM, posto C34: devo rimanere sveglio, perchè la chiattona di fianco a me si alza ogni 22 minuti. Mi concentro su un film. Parte Cars, in lingua originale. E c’è una 500 di origini italiane che in lingua originale continua a dire: "Belizimo, che pauura. O certo capperi!"

Sul modulo per la green card, gentilmente tradotto dal Ministero degli Esteri, devi mettere semplicemente i tuoi dati anagrafici. Ma il ministero ci tiene a precisare che "tutti i dati vanno scritti in maiuscolo e in lingua inglese". Oh, Frenkie Minkia is back!

Chicago, Tower North 96° piano: dico a un collega che mi piace parecchio il panorama indicando una finestra che da sullo sconfinato quartiere nord. Lui si gira, mi sorride e alludendo alle tre ciccione sedute davanti alla finestra: "ah, i gusti sono gusti".

Mangio ogni due ore, ma non c’è da preoccuparsi, diluisco il tutto con piogge torrenziali di frappè alla fragola con amminoacidi ramificati. Ho avuto anche la soddisfazione di fare una breve ma molto intensa puzzetta davanti al direttore generale di una grande multinazionale. Annovero tra i racconti anche una lunga chiaccherata con la barista nera dell’albergo, una splendida sessantenne che parla stretto slang. Sarei rimasto ad ascoltarla per ore, senza comunque capire una parola.  E tutti loro, con questa innata passione per la televisione ( la guardano dappertutto, anche in ascensore) e questa forte rassegnazione.

Aloha brots

domani mercatino casa Pistecchi. Maggiori info dalla Signora

Gatan Project

Due cose muovono le masse: la seconda è la rivoluzione. Per quanto riguarda la prima, aggiorno il vasto pubblico con qualche notizia di colore: la Tanga Competition avrà un meccanismo diretto di eliminazione per cui rimarranno solo i migliori fondoschiena di tutta la nazione. Lo Speaker ufficiale è l’Ispettore Monazzo. Stampate e ritagliate i coupon a sinistra. Regalateli alle vostre fidanzate, mogli, sorelle, mamme, ed invitatele a partecipare. Interrompo qui le trasmissioni per due semplici motivi: scrivo dall’Olanda, e il giochino mi starà costando una costola, e in secondo luogo rischio di diventare volgare.

PS: saranno presenti anche alcuni surfisti della domenica… abbiate pazienza.

Giulia il tuo pubblico ti aspetta

dichiarazione di intentiLO IGNORANTE A LONDRA:

Messaggio del Franz allo Ignorante: "sei già partito"

Risposta dello Ignorante: "Ies"

Forse partire gli farà bene, forse ha ragione lui, Londra offre di più, forse sarà utile per la lingua, forse stare con Giulia era l’unico scopo (scopo) (si…si c’era il gioco di parole). Bah, comunque almeno yes con la Ypsilon poteva scriverlo. Ignorante di merda.

 

Più Verde e meno Giallo

Domenica, ore 18.30, cappa di caldo e umido. Milano fa le prove per l’estate. Asfalto sciolto, bar chiusi, cielo grigio e aria pesante. Mi dirigo a fare una delle cose che reputo più spassosamente doverose: votare. L’occasione è minima: si vota per le comunali e per il consiglio di zona. In una città storicamente di destra, io abito in una zona strafottentemente fascista, e da sempre voto Rifondazione. Che conquista il suo bel 0,8 %. Con un conto fatto diverso tempo fa, avevo calcolato che quel numerino significava una cinquantina di elettori. Io e gli altri quarantanove, smettiamo di mangiare bambini e andiamo diligentemente a votare in ogni occasione, volevamo farlo anche per decidere se l’oratorio di San Silvestro poteva fare da cinema. Insomma, siamo dei gran rompicoglioni. E polemici. E sporchi. Mica come il moderno Carmelo Lupo, consigliere Missino, con la camicia nera in tintoria, che per queste ultime elezioni sfodera un programma davvero innovativo: più verde, meno traffico, più case, più figa, più amore, meno omosessuali, più bambini, meglio se non negri. Con lui c’è un esercito di candidati, che sono anche paraculati, perche AN tira parecchio in zona. Alla fine io al buon Lupo bene gliene voglio anche. Lo ammiro per il suo carattere e per il suo tirarsi su le maniche. Una volta ha sfrattato il barbone che stava davanti all’Esselunga, che tanto indignava le vecchine. Con mano energica lo ha cacciato per il bene del quartiere. Ha fatto mettere un sacco di cestini nella via sotto il quartier generale di Prada. Ha messo i lampioni belli nella via del quartier generale di Prada. Ha chiuso un pezzo della via del quartier generale di Etro. Ha commissariato una vecchia palestra, facendola vendere a Dolce e Gabbana. E continua a vestirsi di merda, con quel nero che snellisce ma non scolorisce. Una volta ha voluto organizzare la festa dei negozianti di Viale Lazio. Ma purtroppo di negozi in viale Lazio ce ne sono due: un centro scommesse e il Kaputzinner. Ha rimodernato i giardinetti, con giochi hi tech e ha creato parecchie aree per cani. In piazzale Libia, già sede del Centro per i Lavoratori Fascisti, ora sostituito con un concessionario BMW, ci sono 26 aree per cani, e anche 22 cani, i più rilassati di Milano. Ognuno di loro può cagare in 25 metri quadrati. Non è colpa sua se la nostra zona ha dei problemi. Ci sono da tutte le parti i problemi. Anzi da noi ce ne sono pochi. C’è un solo Centro Sociale, il Vittoria, casa di diversi figli di papà rasta che svernano qui per il loro periodo punk prima di diventare manager della Vodafone. C’è una sola sede di Rifondazione, e sono in quattro gatti ( gli altri quarantacinque sono elettori passivi). Ben più preoccupante è il fenomeno della moda. Prada ha comprato tutto quello che poteva. Cantine, uffici, appartamenti, sgabuzzini, solai e mansarde. Etro, Gucci, Miu Miu, Dada trallala e tutti gli altri si contendono le vie intorno. E se per noi comuni mortali la cosa è indifferentemente piacevole, per il buon Lupo è una tragedia. Le orde di omosessuali che passeggiano sono insopportabili. E in più c’è anche un circolo gay. Io lo voterei, lo giuro. Perchè persone così non si trovano più. Poi mi trovo davanti alla scheda, penso al 98% della destra alle ultime elezioni qui in zona, e voglio regalare una possibilità al piccolo 2%. Quando ho votato, esco e vedo il camioncino "Carmelo Lupo, Mobili" e lui vicino che fa proseliti, mi pento, gli passo accanto e lo saluto: " Buonasera Lupo". "Oh, ciao ragazzo. vai bene tu che sei giovane…eh" E soprattuto che non sono fascio.

Il lenzuolo azzurro che ci da la possibilità di votare il sindaco mi ha messo in crisi. Perchè da una parte c’è Ferrante. E va bene. Poi ci sono quelli delle liste sfigate: Milano in Bicicletta, Milano Pulita, GuardaMil’ano ( lista dell’Arci). Ma dall’altra parte, troneggia lei: Letizia Moratti. Già il cognome porta quasi sfiga. Ma poi è lei. Si, è proprio lei. Già Presidente della Rai, già  Ministro. La somiglianza con Stanlio è impressionante ( guarda qui). Il suo programma elettorale è figlio degenere di una malsana convinzione che Milano sia fatta da imprenditori e arrivisti. E allora io crollo, davanti alla scheda, nel silenzio della cabina elettorale. Vado in blocco psicologico, mi fisso a guardare il pannello di legno dove troneggia una scritta: Giovanna ti amo. Eh si, Giovanna, si si. Io non ti amo, ma sono confuso. Già Ferrante era il meno peggio. E in più gli mettono un avversario così. Come se domani sera giocassero Barcellona vs Oratorio di San Silvestro ( non possono perchè il campo da calcio è diventato un parcheggio, ma comunque). Cazzo, quasi quasi non voto. Io mi tiro fuori. Non so che fare. Metto la croce ben calcata su Rifondazione, quasi per abitudine, ma soprattutto per necessità.

Esco dal seggio e trovo un poliziotto seduto sulla Vespa, che fuma spensierato. Lo guardo sorridendo. Non vedo la sua espressione, celata da due grandi occhiali neri. Lui si alza. Io giro la chiave e spingo la Poderosa giù dal cavalletto. Lui mi guarda. Io evito. So che non devo accenderla lì davanti. Lo so. Lo so benissimo che sono su un marciapiede, a venti cm da uno sbirro. Lo so e sono una persona ragionevole. Infatti la accendo, e senza nessuna necessità do anche gas. Lui è impassibile. Io metto la prima. Do ancora gas. Poi parto, lasciando solo mezza frizione, per fare più casino. Lui rimane immobile. Ho vinto. Abbiamo vinto. Compagni, facciamogli vedere chi siamo. Coniglio. Sei da solo e non dici nulla. Procedo sul marciapiede vittorioso. Si, la Moratti sarà il nuovo sindaco di Milano, il primo sindaco donna e il primo sindaco con un quoziente intellettuale inferiore alla sedia del suo ufficio, ma noi abbiamo vinto contro la Polizia.

Arrivo alla fine del marciapiede e mi fermo davanti ai Vigili. Che stavano lì ad aspettare giusto giusto qualche pirla che si facesse il marciapiede in motorino. Meglio se comunista.

La prossima volta non vado a votare. O firmo volontario per fare l’Assistente della Sosta.