i frutti della Val Venosta

Lezione numero 1: api e cavolfiori

 

I giorni di fertilità di una donna sono circa cinque. E’ un numero approssimativo, legato a innumerevoli fattori tra cui temperatura, umore vaginale (presenza di liquido, non stato emotivo della vagina), capacità ricettive della mucosa (legate all’alimentazione, allo stress e ad altro), attecchimento dell’embrione, e molto altro. Come se non bastasse, la fertilità femminile da sola non basta per fare un bambino: il partner (maschio o femmina, non siamo prevenuti: è però essenziale che sia dotato di pene e testicoli), deve avere uno spermigramma soddisfacente: moltissime patologie legate alla sterilità maschile ci riportano che è sempre più difficile trovare un partner in condizioni ottimali. Si può ben capire, dunque, come la procreazione sia un processo stupefacente e legato con un filo rosso al destino.

Durante i cinque giorni di fertilità femminile, bisogna innanzi tutto trovare il suddetto pene, armato di preziosi testicoli contenenti milioni di spermatozoi, e sperare che tutto vada per il meglio.

Ecco, il tutto in merito alla ragazza della Val Venosta che ha chiesto il test di paternità a sei membri della locale squadra di calcio, due dirigenti e un assessore.

La ragazza ha chiesto il test di paternità a nove persone in totale. Ecco che qui ci viene in aiuto la statistica, per capire come ci siamo ritrovati di fronte a un futuro Nobel.

Proviamo insieme:

5 giorni di fertilità assoluta, sono 120 ore. Sottraendo otto ore di sonno e qualche ora di inattività arriviamo a un totale di 60 ore.  In questo spermathon della Val Venosta, la nostra eroina, in sessanta ore disponibili dovrebbe aver consumato almeno nove rapporti, calcolando che tutti e nove i nostri eroi siano andati a colpo sicuro e senza preservativo. Il che significa che ogni 6,6 ore, lei, la Maratoneta del Materasso, ha dato la felicità a uno dei nostri nove amici.

Ma la statistica non può non tenere conto di qualche margine d’errore della nostra squadra di peni, e di qualche defezione sul campo, contrattempo, rapporto orale, mancata erezione, litigata, zip bloccata, sciopero della benzina, telefonata delle mogli, eccetera.

Diamo quindi un margine di 1,2 periodico. La cosa diventa eroica: ogni 4 ore 42 minuti e qualche secondo, la Diva ha fatto all’amore con un partner in questa settimana.

 

Madre della Diva: “Pronto, volevo sapere se ci sei per il caffè?”

Diva (affannata): “mamma scusa, ti devo richiamare, sto salendo le scale”.

Partner numero2: “pronto amore, allora per stasera ci sei?”

Diva (affannata): “si…si….si, ok, ma adesso ti devo lasciare”

Mamma della Diva:” Adesso puoi, amore mio?”

Diva (affannatissima)”: “No, stooo venendooo… “

Mamma della Diva: “Ah, bene allora metto su il caffè. Ti aspetto”.

 

Insomma la cosa ha del surreale, in termini statistici.

 

E se la giovane avesse praticato l’amore di gruppo?

Dividendo il gruppo di nove padri in due, si ottiene un gruppo di quattro e uno di cinque. Tenendo conto che tutti, durante i cinque giorni di fertilità, devono aver eiaculato dovutamente e nel posto giusto, cosa non scontata durante una gang bang, si ottiene una specie di orgia periodica: ogni due ore un gruppo a turno, con un eiaculatore sempre diverso, iniziava un periodo di sesso della durata di 21 minuti.

 

Togliendo poi un po’ di ore di sonno qua e la, e qualche ora di lavoro (fare l’amore al lavoro è molto comune tra i calciatori), si ottiene una ottimale media di un orgasmo maschile ogni 3,5 ore.

 

Questa donna ha fatto moltissimo per la Val Venosta. Molto più di tante organizzazioni e di tante millantatrici che spesso occupano ruoli di rilievo nella nostra organizzazione politica.

Di conseguenza mi sento in dovere di proporre:

1)      chiarimento linguistico a riguardo del termine “orgia”: da qui in poi si dirà: amore alla venostese

2)      istituzione della settimana dell’amore alla venostese, in Val Venosta

3)      Chiusura degli stadi alle donne che non praticano l’amore venostese

4)      Serata del Festivalbar in Val Venosta, con raccolta benefica di SMS al 48841 in favore della nostra beniamina.

5)      Promuovere i sei membri della squadra locale di calcio.

6)      Mandare dei fiori alla moglie dell’assessore

7)      Celebrare il vero padre, una volta capito chi sia, per quello che è: cornuto,  e soprattutto cornificato dagli amici.

8)      Rivalorizzare l’educazione sessuale in Val Venosta: secondo una recente statistica, il rapporto orale sembra davvero in calo.

 

 

Speriamo sia femmina….

Io e Veronica lo facciamo così

Cara Lucy,
ti scrivo da Malpensa, quasi una seconda casa per me. Sarò breve e il più diretto possibile, per un argomento sicuramente delicato ma che non potrà mai scalfire la nostra solida relazione.
Ti ho conosciuto da poco, se due anni sono pochi, e subito si è accesa in me la fiamma che solo poche altre hanno saputo alimentare. I nostri sono stati i giorni di ogni uomo, con alti e bassi.
Una svolta è arrivata con il mio matrimonio. Ah, te la ricordi quella giornata di settembre piena di sole? Anche tu, in una panca in fondo alla chiesa, defilata dai riflettori, hai voluto esserci.
E poi, da quel giorno, la nostra storia è diventata un fitto scambio di idee e di attenzioni. Tu vieni due volte alla settimana nella mia umile casa, e con il tuo tocco magico ripristini l’ordine che io e Ira non riusciamo a tenere. Tu, con un uso sapiente e smodato di saponi altamente inquinanti, rendi lucide le piastrelle, profumati i ripiani, brillanti gli specchi. Per non parlare della tazza e del bidè, con quel loro indimenticabile profumo di pulito. Tutti ti confonderebbero con una Colf, termine che sicuramente non rende onore al nostro rapporto. Hai viziato Ira, e sei piena di attenzioni per me.
Ecco, a proposito di queste attenzioni, arrivo al motivo di questa mia: come tu sai io sono malato. Non di una malattia pericolosa, anzi, ma sono comunque malato. Noi ossessivi compulsivi abbiamo alcune necessità, semplici e ripetitive, che garantiscono il nostro benessere psichiatrico. Cose da nulla, sicuramente frutto di qualche perversione della mente, ma comunque importanti. Ecco, ad esempio, quando io e Ira abbiamo comprato la scarpiera, intendevamo contenerci le scarpe, anche se, come tu hai pensato, sotto il tavolo stanno benissimo. E poi, quel inutile e idiota oggetto che è il telecomando, segno manifesto del vizio della televisione, intendevamo che restasse più o meno vicino alla televisione. Figurati poi che io, pazzo, ho comprato un telecomando universale, e con esso ci comandiamo quasi tutta la casa: ma anche qui hai ragione tu, nascondendolo rendi più eccitante l’esperienza di guardare un telegiornale.
Per il lavoro che faccio mi alzo con il buio e torno con la luna. La dura vita dei pendolari del cielo. In questo senso, ho stupidamente pensato di ottimizzare i tempi tra la sveglia e l’uscita di casa. Questo grazie ad alcuni semplici gesti, che però si basano sulla certezza di trovare degli oggetti. Ad esempio il lucido da scarpe, quella insensata scatoletta nera. Ecco la fase “lucido le scarpe” precede di un soffio la “mi brucio con il caffè bollente ed esco di corsa”. Capisci quindi che il fatto che, sempre stupidamente, ma sia stata creata una scatola con i lucidi e i prodotti per le scarpe, fa supporre che il suddetto lucido lì si trovi. Invece, preoccupata per la mia sedentarietà, hai reso unico questo momento: una volta è insieme alle chiavi del box, un’altra è sopra i cerotti. Chissà domani che ne sarà.
Sai Lucy, nel mio lavoro non sono importanti solo le scarpe lucide, ma in generale l’apparire. E’ un mondo strano, lo so, ma è così che va. Pensa che per lo scopo ho una quantità inverosimile di camicie bianche e anche azzurre, da associare alle cravatte. Trovo oltremodo sensato che tu mi stiri solo quelle fantasia, quadrettino, striscione, Hawaii, coreana, ma in ufficio cominciano a pensare che io sia il ragazzo dei panini.
Nel mio quotidiano ci sono molte cose che non mi spiego, ma nella grande guerra della vita, ogni soldato combatte la sua piccola battaglia: ecco però, se in cucina, il tuo regno, è stato creato uno scaffale apposta per lo zucchero, la marmellata, il miele, e proprio lo sportello di fianco contiene le tazzine e i cucchiaini, converrai con me che sembrerebbe il posto migliore dove mettere anche il caffè. Con questo non voglio criticare il tuo senso pratico e il fatto che il caffè stia proprio tra la pasta numero 7 e la polpa di pomodori, anzi lo trovo geniale.
Lucy, tu sei la preziosa ape operaia di questo alveare, e senza di te saremmo smarriti. Per questo ti ringrazio, e se è per questo ti pago, ma mai abbastanza. Tu conosci tutti i nostri vizi e i nostri difetti. E ti sarai stupita nel chiederti perché in una casa dove trovi decine di pacchetti di sigarette, posacenere in ogni angolo, cenere sui pavimenti, e un tipico odore di sigaretta, ci siano tutti quegli inutili accendini. E mi trovi perfettamente d’accordo quando, con operosa lealtà, li archivi negli angoli più sperduti delle remote stive domestiche. D’altronde, perché usare un accendino quando si può sfregare due piastrelle della cucina contro lo zoccolino della finestra e ottenere una fiammata?
Lo psichiatra mi aveva anche avvisato dei possibili effetti collaterali di questa instabile vita, ma uno dei più fastidiosi è quello della “giannetta sulla panza”. Un effetto strano, che genera in me paresi facciali e grande abbondare di defecazio liquida. Per prevenirlo uso mettere sopra la camicia, solo per il viaggio verso l’ufficio, uno stupido e sciatto gilè.
Quanta stupidità nel mio prevenire il cagotto, che è un imprevisto educativo nella vita di tutti.
Lucy, ora devo andare, ma quando sarò arrivato nella città degli innamorati io penserò a te per prima.
Ti dicevo che scrivo da Malpensa, dove ho frequentato a lungo il bagno del check in, per uno stupido attacco di cagotto Imperiale, senza avere il tempo di bere il primo caffè…
Di fumare in macchina non se ne parla, senza le piastrelle per fare il fuoco, ma è un bene per la mia salute.
Adesso immaginami mentre cammino felice verso il prode ATR, con le mie scarpe opache e la camicia fantasia, e a te rivolgo il primo pensiero del mattino
 
Tuo Franz
 
 

Quanta saggezza sotto il turbante

Quando mi sono accorto che sul display dell’aereo con il disegno della rotta da Dubai a Milano mancava Israele, ho sgranato gli occhi. Eppure stavamo volando proprio sopra i confini. E ci ho messo un bel po’ a controllare: niente da fare, della Terra Promessa non rimane che la forma, senza il contenuto. Tenendo conto anche che i miei amici Emirati non ammettono nella loro terra i cittadini di Israele, si potrebbe pensare a una qualche forma di conflitto religioso, ma in verità si tratta del più geniale metodo per la soluzione di ogni problema: negarne l’esistenza.
E io mi chiedo: avrà un popolo che da uno stato fatto di sabbia e mare, ha creato un impero che genera un terzo del fatturato mondiale, più esperienza di noi, poveri pirla che lavoriamo per accaparrarci una settimana di ferie retribuite?
E vogliamo fidarci di un popolo che con delle molecole organiche scartate milioni di anni fa, vendendole al barile, ha creato uno dei più grandi imperi della storia?
Scavalcando i pregiudizi razziali, mi pongo in essere come cavia: io stesso sperimenterò la Soluzione Emirata Ai Cazzi Acidi (SEACA).
 
Diaro di una Cavia SEACA
E’ già da due giorni, e con grande successo, che vivo felicemente senza quei rompicoglioni del terzo piano. Mi è bastato asportare il tasto 3 dell’ascensore e staccare piastrine del citofono e della casella della posta. Credevo peggio. Qualcuno si lamenta, e non sa che rischia lo stesso trattamento.
Inoltre sono molto sollevato dal risparmio che sto traendo senza il casello di Sesto San Giovanni della tangenziale. Basta sfondare la sbarra di alluminio, e il gioco è fatto.
Senza la noiosa coda alla macchinetta del caffè ( dato che la fila non esiste io non la sto saltando), ci metto molto meno.
E che sollievo quando ho notato che bastava cancellare i nomi dalla rubrica del cellulare per eliminare alcuni succhia palle di grande rilievo.
E si vive parecchio felici, grazie a questa semplice e diretta regola di vita.
Ancora una volta questo ci insegna che il popolo che ha inventato i numeri e dominato per secoli le aride terre del Medio Oriente, è un popolo dalla saggezza sconfinata.
In ogni caso, se qualcuno desiderasse ribattere a questa teoria, può liberamente farlo, tenendo conto del fatto che da quel momento per me non esisterà più.
Provate anche voi, funziona!

Angolo della Cucina Internazionale

Falafel Sandwich (preparazione: 20 minuti, difficoltà: @@@)

Predisporre un piano di marmo all’aria aperta, preferibilmente fuori da una grande fiera. Lasciare che il piano si impregni di diverse sostanze. Prendere una piadina di pane azimo delle dimensioni di un copertone e appoggiarla sul piano di marmo, proprio vicino alla macchina di the (si spera…). Depositare sulla piadina un velo di lattuga calda, preventivamente conservata per terra, in una cassetta. Aggiungere aglio in polvere, salsa verde di avocado (presa da una ciotola per cani) e delle fettine di carne (assicurandosi perlomeno che il cliente non veda che quello non è pollo, ma piccione). Aggiungere cipolle e maionese. Riporre nel forno a microonde per diversi minuti e servire con patate fritte molli e podori sporchi (verdi alla stazione del treno).

Il piatto può essere servito con del thè alla menta, in apposita tazza di porcellana non lavata.

Cazzo, se c’era Suor Germana, mi moriva sul colpo.

Uno dei grandi pregi di questo tipo di cucina è che l’alito del dopo pranzo (un misto di cane bagnato, copertone bruciato e amore da dietro) sorpassa di gran lunga il lacrimare abbondante dell’ascella di tutti quelli che ti stanno attorno. Uno dei grandi difetti di questo tipo di cucina, è che l’odore permane sulla pelle per diversi giorni.

Saluti cari dagli Emirati (nel senso di Stato non nel senso di Emirati).

Lo Sceicco Ahmud Franz

 

Ode Al Pesce

Questa sia un ode al Pesce.
O pesce, figlio del Piastrella, grande condottiero di battaglie con l’uovo di pelle. O Pesce, fratello degli uomini coraggiosi e padre del controllo della catena di montaggio. Tu, che con il tuo destriero dal tergilunotto provvisorio, attraversi la patria per portare il verbo, e il seme, oltre il grande fiume. Tu, che il popolo di San Vito in Provincia di Trezzano in Provincia di Milano ti osanna. Tu stesso, inventore e prodigo filosofo, hai avuto l’amabile pregio di compiere due gesti che su queste pagine rimarranno a peritura memoria.
 
In primis hai uscito,
O Pesce,
in una serata in cui la coltre di nebbia si fendeva con la lama portata da una mano prode, e la patina sulle strade poteva essere solcata solo da zoccoli navigati, e da zoccole disperate,
dicevo,
tu hai uscito dal suo sonno Egofix.
Egofix, figlio di Prossimix e fratello di Maniglia, cugino del nobile popolo gallo, che solitamente si chiude in un letargo umano da brumaio (ottobre) a nasatrono (marzo), lasciando che sulla sua pigrizia cada neve e i semi si congelino tutto intorno alla sua dimora a Trezzano, vicino a Lione. Lui, che inverna solo, frequentando solo alcuni possenti rappresentanti del popolo Rom, che in verità frequentano la sua casa, possibilmente quando lui non vi si adagia. Lui che del triclinio ha fatto un dio, posando il suo ano su pallide lenzuola, che mai lo copriranno dalla gogna del pubblico ludibrio.
O Pesce, ecco, tu l’hai uscito. Portandolo con te, hai compiuto il miracolo.
 
O Pesce,
non pago hai fatto il gesto che nella mia memoria ti ha posto ai vertici dell’amabile attività dello zingaro di città.
Avvolto nella coltre di nebbia del lago Idroscalo, da dove mostruosi zarri e infimi elfi di Cernusco insediano le (poche) vergini a noi rimaste in dono dal dio Eros (marito della dea Selene, che la leggenda vuole tradita con la semi-dea Hunziker. Dalla rabbia Selene sfida tutto il popolo svizzero con tremende battaglie. Da cui anche il film "Selen contro tutti"), sulle rive del Lago hai parcheggiato il tuo destriero e con noi, uomini comuni, hai iniziato il difficile cammino delle Discoteche dell’Idroscalo.
Donne tentatrici, barman comunisti, proiettori accecanti, musica diluita con stronzio, calpestio di piedi e grande abuso di ghiandole sudoripare non ti hanno fermato nel gesto più nobile che io ti abbia mai visto fare.
Solo il Mago Monastirius ha letto nelle intestine dello Elegante, forti turbolenze e grandi temporali, ma anche tessere Arci a poco prezzo e grandi dosi di rhum del supermercato, al costo del supermercato (inteso nella sua integrità).
Da tanto ne io ne Ira, figlia di Elio, Dio Del Vento da cui discende l’intestino dello Elegante, ci divertivamo così tanto, presi in danze e grandi banchetti.
 
O Pesce,
a te sia la mia gratitudine, che esprimerò al più presto con calici di rhum, allungato con acido fosforico e acqua in foglie di coca ed eventualmente del lime.
 
Per coloro che poco masticano con le Odi in endecasillabi tronchi, al Pesce il merito di una Zingarata d’eccellenza, che sicuramente verrà riproposta ad oltranza in tutti i locali, fino a che qualcuno non ci corticherà di manate.

Le Prugne Aiutano l’Intestino

Ecco, sarò breve, ma diretto: l’America mi sorprende, e la televisione americana mi convince.
L’America mi sorprende perché credevo di essere nella terra del surf, delle arance e delle prugne, del sole e del silicone. Invece scopro che la California è molto di più: è la terra dove gli alberghi non hanno i caloriferi perché non servono, chè c’è sempre caldo. E io arrivo nei giorni del freddo record. Ho freddo in California, questo è davvero cool. Inoltre mi sorprende la marmellata di ciliegie bianca. Non trasparente: bianca. L’America mi sorprende nei suoi gamberi, grossi come trote, e nelle sue ciccione, davvero ciccione. Nelle sue macchine che inquinano anche per noi mentre noi andiamo in giro a piedi. Rifarsi le tette qui costa 3.500 $, c’è un cartello che lo dice proprio sotto il nome del paese. Dana Point, Tette perfette con 3.500$.
La televisione americana, forte di una notte insonne, mi sta convincendo delle seguenti cose: Gesù era nero, e lo testimoniano diverse lettere di Thimoty. Io sono grasso, sono terribilmente grasso, sono impresentabile. Da domani non farò diete snervanti e inutili fatiche, ma utilizzerò: DYA. Inoltre io ho davvero bisogno di mangiare il nuovo beef burger da 300gr, con tanta fresca maionese e due fette di bacon come piace a me. E ho anche bisogno del cavatappi elettrico, del dvd di Grils Gone Wild, e di una macchina nuova. Non avendo che dieci dollari nel mio portafoglio è inutile che mi abbatta: c’è il finanziamento che fa per me, con tassi sempre inferiori al 25% (ho scritto 25%, lo dicono davvero…) L’ultimo ricordo che ho prima di cadere in coma è della Fox che mi dice le cose importanti di oggi a L.A.: primo: fa un freddo della madonna, un sacco di gente povera morirà, le arance sono surgelate, un sacco di messicani sono senza lavoro, quindi niente di negativo sul fronte meteorologico. E’ invece successa una vera tragedia: non ho capito bene dove ma J.Lo ha fatto bella mostra di un quarto di capezzolo. La cosa è talmente importante che una tavola rotonda in studio ne discute. Potenza delle terminazioni di una ghiandola mammaria di una immigrata portoricana.
 
…see ya

Promemoria Sale & Limone

Mail di richiesta di aiuto del Franz:

"caro xxx, mi dai una mano? Ho problemi a leggere le mail quando sono in giro. Grazie, ciao"

Risposta

"E’ sufficiente collegare il telefonino in modalità remota, stabilendo una connessione IrDa o BT. Se non ci riuscissi puoi mettere in piedi una micro lan, magari utilizzando il cavo del telefono dell’albergo, e hackerarti al ISP più comodo per poi loggarti sul nostro pww. Spero di essere stato chiaro. Ciao"

Io, personalmente, stabilirei delle normative per cui i tecnici pc e gli smanettoni in genere debbano essere sterilizzati e marchiati sulla fronte con una grossa @. Ben visibile, per carità, che tutti possano sapere con chi stanno per avere a che fare.

il Borgo Di Giovanni (scritti da Johannesburg)

Cosa vuoi che ti dica? Vuoi sapere di leoni, bestie feroci, surfisti, grandi metropoli, neri poverissimi, bianchi ricchissimi, pinguini, e un sacco di altre cose che abbiamo visto nei documentari?

Bene, allora e’ giusto che tu sappia che Johannesburg dista undici ore di macchina da Cape Town, e sei dal mare piu’ vicino (Durban). Inoltre a bestie feroci siamo messi male: il posto pulula di animali, tra cui orde di zanzare stile bassa padana, ma e’ lontano dall’essere una riserva naturale. Bianchi in ciabatte e costume da bagno si aggirano nei posti per bianchi in ciabatte e costume. Io dormo in un posto che si chiama Monte Casino, che e’ l’esatta ricostruzione di Monte Cassino, con tanto di vespe, nomi delle vie, cinquecento parcheggiate. Una specie di grande ghetto per ricchi, con piscine, ristoranti, casino’, e qualche zanzara.  Fuori c’e’ il vero Sud Africa, e presto ti faro’ sapere qualcosa in piu’. Per dovere di cronaca e’ il punto piu’ a sud del mondo dove sono stato, e probabilmente questo record rimarra’ imbattuto, se non per qualche cliente in Antartide.

Le turbolenze Equatoriali sono una delle migliori cose al mondo per credere fermamente in dio e pregarlo intensamente mentre ci si tiene con le unghie al sedile dell’aereo.

Non ho mai visto una fissazione cosi’ alta per le scarpe lucide. Senza cravatta, ma per dio con le scarpe perfette.

Un breve saggio sulla potenza del vino sudafricano, molto meglio delle benzodiazepine.

Una postilla di colore: in downtown (che sembra il centro di Londra, solo un po’ piu’ caldo) siamo gli unici in cravatta. Lo stile business qui prevede camice improbabili e molto sudore. ( e in quanto a sudore siamo perfettamente attrezzati).

Certo e’ che bisogna tornarci, posti come questo sono una doccia fredda per l’anima.

Tutto Lucido su un Lucido (occhio a non scivolare)

Questo racconto può essere letto come accompagnamento a del buon rhum, o al massimo a del discreto vino. Essendo un racconto in mi – necessita di una colonna sonora accuratamente selezionata, come ad esempio l’accensione di una vespa ingolfata o uno sciaquone tirato di fretta, o anche entrambi mixati. La lettura del seguente brano è fortemente sconsigliata a chi ancora crede nelle sue ambizioni. Ah, e ricordatevi di non miscelare mai rhum e ambizioni, per evitare pericolose esplosioni euforiche, totalmente inguistificate per la nostra generazione.

Sono le otto. E tu avevi puntato la sveglia alle 6.48. Non per arrivare con largo anticipo, con la classe di chi domina il tempo, ma per la semplice ragione che le seiequarantotto è già tardi. Sono le otto, tua moglie, con cui ancora condividi il letto, ha passato una notte intera a sognare di essere Varenne, scalciando e occupando due terzi del letto. Tu, che con un cavallo non vorresti mai dormire, hai anche pensato che ti sarebbe piaciuto addormentarti, ma la puledra non conosceva stanchezza. Sono le otto, e sei stanco come se fossi alla fine di una giornata, che non è un bun segno. Sono le otto e dodici, e sei in macchina. Di questi tempi ti capita di confonderla con un frigorifero, non vorresti mai che nel lento risveglio del mattino, così distratto, ti fossi infilato nello Smeg Verde Pistacchio. L’unica è provare ad accendere il tutto. In effetti parte, deve essere quasi sicuramente la macchina. Sono le otto e venticinque, e la tangenziale ha già visto un paio di ore di facce incazzate e gomme veloci. Ti accendi la prima sigaretta, per mantere alta la bandiera del salutismo, e tiri anche giù il finestrino, per condire il tutto con qualche etto di pm10 e altre schifezze. Alla radio non c’è Platinette, ed è la prima buona notizia. Scoprirai presto che rimarrà l’unica. In ufficio ci entri che sono le 9.35. Appoggi giacca e borsa, cerchi la chiave del distributore automatico, ti infili in corpo un caffè che del caffè ha solo la caffeina. Fingi anche che ti piaccia. Il clima è sospeso, come se di li a poco si giocasse una partita importante. In effetti da li a poco si giocherà una partita importante. E tu sei proprio in mezzo. E pensi che sono solo le 10.00.

Intervallo: pubblicità: due uomini nudi corrono su una spiaggia deserta, si girano di colpo: sono il tuo capo e il suo capo, che è il tuo capo al quadrato ( e di conseguenza ti fa il culo al quadrato).

Proprio mentre i due si avvicinano correndo verso di te ti svegli di colpo. Ti rendi conto di esserti ancora una volta addormentato in aereo. Pensare che avevi paura di volare. Dovrai muoverti a trovarti un’altra paura, questa è scaduta. Sei a un’ora dalla tua partita, la tua prima apparizione in Serie A, e senti chiaramente i primi segni di cedimento. Una persona responsabile si sarebbe ripassata qualche pezzo, per fingere di improvvisare più tardi. Perchè hai capito solo adesso che non improvvisano, recitano. Ma tu, che in fondo rimani un coglione, magari con una cravatta carina, ma sempre un coglione, ti riaddormenti. Ti svegli durante l’atterraggio. Appena fuori dall’aereoporto cerchi l’appoggio di una sigaretta. Sei in una delle più belle capitali europee, ma potresti essere tranquillamente a Genova Brignole. Il taxi corre verso l’albergo. Ah, sono passati venti minuti dall’una, per la cronaca. Davanti all’albergo fumi una sigaretta con quattro tiri, ti infili una cicca in bocca per l’alito. C’è anche scritto che ti fanno i denti bianchi, e allora per scrupolo te ne infili altre due. Hai sempre invidiato il sorriso degli attori, con quel bianco vernice che spunta tra le labbra rosse. Appoggi borsa e giacca su una poltrona di velluto che costerà circa come la macchina che guidi. Ti fiondi in bagno. Bevi dal rubinetto del lavandino un sorso d’acqua, retaggio di quando eri povero. Ehi, aspetta un attimo, tu sei ancora povero. Esci dal bagno, giusto per constatare che un ricco buffet offre litri e litri di acqua fresca. Ti ci sta giusto una sigaretta prima dell’esecuzione. Un turbinio di informazioni ti martellano il cervello.  -la crescita percentuale è stimata al 12%- molti accuseranno un duro colpo nel secondo quadrimestre del 2007- il portafoglio di prodotti ha subito una delicata analisi swot per verificarne forze, opportunità, debolezze e paure- l’approccio relazionale prevede una forte azione di influenza su alcuni key players- molti esseri umani vivono con meno di due dollari al giorno, ma questo credo non centri con il resto.

Secondo Intervallo: Dio è seduto nel suo ufficio. Sembra decisamente incazzato. Quando compaiono quattro angeli si gira verso di loro e li saluta facendoli accomodare.

Dio: "volete qualcosa da bere?"

i quattro declinano cordialmente

Dio: "Ho voglia di un thè verde". Schiaccia l’interfono, una squillante voce risponde. "Portami del the verde, Maria Maddalena"

MM: "Ehm, credo non sia possibile".

Dio:"Perchè?"

MM: "Sono mesi che non piove sulle piantagioni cinesi, Mio Signore. Questo ha portato a una disastrosa distruzione di diverse piantagioni, e molti contadini sono senza lavoro. Noi non lo importiamo più, per favorirne il commercio sulla terra".

Dio alza perentorio un dito. Di colpo si accende un monitor, su una rinsecchita piantagione di thé. Dio punta ancora il dito verso lo schermo: immediatamente un diluvio scoppia sulle piccole piante verdi.

MM:" Mio Signore, così facendo rovinerà la sorte di molti uomini, le cui case crolleranno per la pioggia".

Dio alza ancora una volta l’indice. Nel monitor compare Maria Maddalena nel bel mezzo della piantagione di thé.

Dio, ridendo sotto la barba: "Torna presto, contadina". "Allora, dobbiamo fare questa riunione di marketing strategico, giusto?"

Gli angeli, terrorizzati, fanno cenni con la testa.

Dio: "Penso di avere ragione io, non credete?"

Angelo Ezechiele: "in merito a che cosa, Mio Signore?"

Un fulmine brucia di colpo Ezechiele.

"Che ne dite?"

"Ha perfettamente ragione, Mio Signore", rispondono gli altri.

"Beh, allora credo che la cosa finisca qui. Qualcuno di voi mi trovi della Red Bull".

Gli Angeli volano fuori dall’ufficio.

"Ah, e non tornate con qualche cazzata sulla siccità. La Red Bull è austriaca e tutta chimica".

Ti siedi al tuo posto. Sai che è il tuo posto per il semplice fatto che c’è il tuo nome. Sporfondi nella poltrona di pelle. Vorresti avere la freddezza di studiare le facce di chi ti sta di fronte. Anche perchè è gente che rivedrai, nel migliore dei casi, fra un anno esatto. Sul telo in fondo alla sala viene proiettato il tuo nome appena sotto alla scritta: "Marketing Strategico, piano e visione". Di colpo hai la necessità di scambiare il cartellino del tuo nome con il vicino. Non te ne danno il tempo. Sono ventotto lucidi, cento quarantasei punti, dodici grafici, e poca fantasia. E tutti dicono semplicemente quello che loro hanno pensato fosse necessario. Solo che desiderano che sia tu a dirlo, per non prendersi il peso di pensare veramente di averlo detto. E di colpo loro si scoprono estremamente divertiti nel correggersi, appuntare modifiche, trovare incongruenze, ventilare alternative, sospettare fallimenti,  prospettare errori, suggerire correzzioni. Prima parlano, poi si contraddicono, e insieme giungono alla stessa conclusione di prima, chiamandola in un altro modo. A questo deve essere servito il master in America. In effetti pensano esattamente come Bush. Per un attimo ti accorgi di essere un soldato semplice, sbattuto in mezzo al deserto. Quando a infierire si aggiunge anche il tuo capo, ha il buon gusto di definire il tutto come un "insieme di critiche costruttive". Decidi di colpo due cose: la prima è di non rispondere. Sarebbe perfettamente inutile. Loro occupano poltrone che scottano, e il miglior modo per bruciarsi è rispondere. Con un loro stipendio ti pagheresti casa e box, con la rimanenza compreresti anche una moto nuova, ma questo non giustifica che tu possa rispondere, anzi non centra proprio nulla. La seconda decisione è perentoria: ho smetti di dormire, e quindi eviti di fare sogni premonitori, oppure eviti di uscire di casa nei giorni in cui sogni di essere stirato da un treno o inculato dal capo. Il tutto finisce come è iniziato. Ti ritrovi davanti al buffet imbandito con frutta di stagione (in Venezuela è la stagione, ma è irrilevante) e con acqua fresca. Ti hanno fatto uscire, il tuo tempo è scaduto. Adesso le poltrone bollenti discutono di affari importanti. Il discorso si è concluso con le stesse premesse con cui è iniziato: loro hanno pensato, si sono corretti, hanno ripensato, e tu metterai in pratica. Decidi di andare in bagno a bere, retaggio della tua nobile estrazione sociale. Mentre aspetti giri per l’albergo. Sembra un film sulla Principessa Sissi. Se gli alberghi devono assomigliare a casa, tu non assomigli per nulla a quella gente, perchè in casa non metteresti mai le tende di velluto rosso con i bordini dorati. Speri che tua moglie non lo faccia mai, e speri di non sognarlo.

Sull’aereo che ti porta verso casa subisci una breve, intensa e commossa paternale per la tua inesperienza. Sempre meglio che addormentarsi e sognare di essere montato da un ippogrifo. Pensi che la droga ideale non è la cocaina, ma la marijuana. La coca è per chi vuole godersi questi momenti. E non sei tra quelli.

Sono le sei e un quarto, e ci metti venticinque minuti a ritrovare la macchina. Cerchi disperatamente di ricordarti il numero del parcheggio, ma ti vengono in mente nell’ordine: pin del bancomat, pin del telefonino, password della mail, codice di sicurezza dell’armadietto della palestra in cui andavi due anni prima).

Mentre cammini per il parcheggio schiacci nervosamente il pulsantino del telecomando. Prima o poi suonerà. Sono le sei e trentacinque, e una macchina risponde al richiamo. Ci sali e sembra di entrare in un frigorifero, sei certo che si tratta della tua.

Quando arrivi a casa ti riproponi di indagare sui gusti di tua moglie a riguardo del velluto rosso con i bordini dorati. Nel frattempo ripassi mentalmente il processo per il quale se tu dici una minchiata rimane una minchiata, mentre se a dirla è un top manager si trasforma in una mission. Il fatto che sia impossible rimane nella sfera professionale denominata: sono cazzi acidi tuoi. E di colpo hai la percezione precisa di un rapido dolore appena sopra il fondoschiena.

Ancora dopo cena guarderai la parete bianca della cucina, e proprio sul puntino imperfetto su cui si è fermato il pennello dell’imbianchino sussurrerai a tua moglie: "Tu non sei una da robacce di velluto, vero?" Sarà nel suo stupore per una domanda così stupida che ti ritroverai finalmente a casa.

Ah, almeno a casa puoi bere dal buffet (tanto lo stai pagando tu).

 

E’ stato bello, ed è anche durato tanto

Fine, per il 2006 pare non ci siano più possibilità di vita. Lo danno per spacciato. Peccato, a me personalmente aveva dato parecchie soddisfazioni. Mi sono sposato, ho comprato una casa, con tanto di mensole in pan dan con le piastrelle della cucina, sono passato dalla Vespa alla Moto, costatando che cambia solo il consumo di benzina, ho dato una svolta alla mia vita, ho visto l’America, ho letto parecchio, ho scritto un sacco, ho parlato troppo troppe volte, ho pianto due volte e mezza, una delle quali guardando Harry Potter, ho fumato qualcosa come 5500 sigarette, bevuto circa 100 cuba (dati per difetto, daltronde chi è perfetto?), ho scagliato la prima pietra diverse volte. Mi considero fortunato, dati alla mano, per essere sopravvisuto a circa 90.000 kilometri di autostrade e 50.000 km di rotte aeree. Sono tra i pochi fortunati che non si ritiene povero (pur rientrando a pieno titolo nella categoria dei meno abbienti) e mi considero un privilegiato perchè non ho nemmeno un finanziamento in corso per un plasma 50”.  Per celebrare la fine di quest’anno mi sono fatto un regalo: RadioCorrida V.2.1, che prenderà forma nel corso del 2007 raccogliendo tutto quello che leggo.

Per quanto riguarda Il Bradipo, grazie allo strumento che si trova in fondo ( proprio in fondo) alla pagina, ho scoperto che un sacco di gente ci capita digitando concetti sconnessi. Una breve recensione la trovate qui. (certo che cercare manuali tecnici per panettieri e falli mostruosi in questo posto è davvero da malati). Grazie, in ogni caso, a tutti i principali fautori di minchiate che mi sollecitano come peperoncino sotto il naso, siete voi l’anima di questo posto.

Credo non sia necessario ringraziare tutti per nome, anche se qualcuno meriterebbe speciali menzioni. Amici, questa è davvero la cosa più bella di quest’anno.

Se non succede nulla, l’anno prossimo mi auguro caldamente di scrivere con la stessa gioia, per un anno ancora così.

Special Prize:

Premio Speciale Economia e Commercio:

All’Ispettore Monazzo, che deve il 98% del suo fatturato alle vendite a noi poveri malcapitati. E chi diceva che con un mouse e una cravatta non si diventa riccchi, si ricreda.

Premio Speciale Europa Allargata:

A Pesce e al Presidente, che vanno solo a Est di Trieste, e tornano sperando nell’abolizione del decreto Merlin.

Premio Speciale "Disco dell’Anno":

alla Gospel Band dell’Elegante, e alla loro memorabile tappa a Nova Milanese (presto uscirà il doppio cd: live at Nova Milanese, a night with God’s band)

Premio Speciale Fantozzi e Filini sono i miei vicini

all’Ambasciatore, passato dal facile ruolo di studente al difficile calvario del cartellino ogni mattina. Dice una poesia "i Quadri che salgono al cielo in lucenti ascensori sono come vacche al macello, solo più eleganti".

Premio Miglior Mossa dell’Anno

a Renato, scappato da RCS una settimana prima che tutto si sgretolasse. Mai nessuno ha avuto così tanta prontezza ( o si chiama culo?)

Premio O’Scroccone:

all’Elegante, ospite fisso di Casa Pistecchi.

Premio Unico Per la Migliore Minchiata:

a Renato che urla "Da,Da,Da" alla tenore russa amica di Sabino

Premio per il Commercio Equo e Solidale:

A Salvo e Danilo, che insieme hanno consumato in un unica serata tanto rhum quanto ne produce il Venezuela in due mesi

Gran Premio dello Sport:

A Egofix, ostinato rematore di onde troppo piccole.

Premio "Vento D’Estate":

a parimerito alla Coppia Elegante e Franz, i cui stomaci sono come zampogne (per fortuna le zampogne fanno meno odore).

Premio Segreteria Organizzativa

Alla Signora, senza la quale molti non saprebbero nemmeno uscire dal casello dell’autostrada.

Premio Amore Nascosto

A Chicco, che molti potrebbero confondere con un pedofilo, invece ama le bambine.

Premio per il Miglior Acquisto:

di diritto al Presidente e al 90% dei suoi capi (dalle magliette rosa ai cappelli d’organza).

Premio Coppa del Mondo (ogni quattro anni)

Al gruppo guidato dal Presidente che urlava "Napoleone Pezzo di Merda"

Gran Premio dell’Elasticità

All’Elegante, elastico come un pilone di cemento armato.

Premio Col Cazzo mi Trovo un Lavoro.

al Teo, che grazie all’Amore (da dietro) è diventato dirigente

Premio Puerto Escondido:

a tutti coloro che sono in qualche modo spariti, per i migliori motivi del mondo. A loro i grandi auguri di una splendida sopravvivenza

Bene, se non dovessimo più sentirci, sappi che ti porto dentro, con tutto quello che mi hai insegnato. Se invece ci dovessimo vedere ancora, dammi sempre di più. Vivo aspettando che qualcosa mi stupisca, fallo tu.