Tutto Lucido su un Lucido (occhio a non scivolare)

Questo racconto può essere letto come accompagnamento a del buon rhum, o al massimo a del discreto vino. Essendo un racconto in mi – necessita di una colonna sonora accuratamente selezionata, come ad esempio l’accensione di una vespa ingolfata o uno sciaquone tirato di fretta, o anche entrambi mixati. La lettura del seguente brano è fortemente sconsigliata a chi ancora crede nelle sue ambizioni. Ah, e ricordatevi di non miscelare mai rhum e ambizioni, per evitare pericolose esplosioni euforiche, totalmente inguistificate per la nostra generazione.

Sono le otto. E tu avevi puntato la sveglia alle 6.48. Non per arrivare con largo anticipo, con la classe di chi domina il tempo, ma per la semplice ragione che le seiequarantotto è già tardi. Sono le otto, tua moglie, con cui ancora condividi il letto, ha passato una notte intera a sognare di essere Varenne, scalciando e occupando due terzi del letto. Tu, che con un cavallo non vorresti mai dormire, hai anche pensato che ti sarebbe piaciuto addormentarti, ma la puledra non conosceva stanchezza. Sono le otto, e sei stanco come se fossi alla fine di una giornata, che non è un bun segno. Sono le otto e dodici, e sei in macchina. Di questi tempi ti capita di confonderla con un frigorifero, non vorresti mai che nel lento risveglio del mattino, così distratto, ti fossi infilato nello Smeg Verde Pistacchio. L’unica è provare ad accendere il tutto. In effetti parte, deve essere quasi sicuramente la macchina. Sono le otto e venticinque, e la tangenziale ha già visto un paio di ore di facce incazzate e gomme veloci. Ti accendi la prima sigaretta, per mantere alta la bandiera del salutismo, e tiri anche giù il finestrino, per condire il tutto con qualche etto di pm10 e altre schifezze. Alla radio non c’è Platinette, ed è la prima buona notizia. Scoprirai presto che rimarrà l’unica. In ufficio ci entri che sono le 9.35. Appoggi giacca e borsa, cerchi la chiave del distributore automatico, ti infili in corpo un caffè che del caffè ha solo la caffeina. Fingi anche che ti piaccia. Il clima è sospeso, come se di li a poco si giocasse una partita importante. In effetti da li a poco si giocherà una partita importante. E tu sei proprio in mezzo. E pensi che sono solo le 10.00.

Intervallo: pubblicità: due uomini nudi corrono su una spiaggia deserta, si girano di colpo: sono il tuo capo e il suo capo, che è il tuo capo al quadrato ( e di conseguenza ti fa il culo al quadrato).

Proprio mentre i due si avvicinano correndo verso di te ti svegli di colpo. Ti rendi conto di esserti ancora una volta addormentato in aereo. Pensare che avevi paura di volare. Dovrai muoverti a trovarti un’altra paura, questa è scaduta. Sei a un’ora dalla tua partita, la tua prima apparizione in Serie A, e senti chiaramente i primi segni di cedimento. Una persona responsabile si sarebbe ripassata qualche pezzo, per fingere di improvvisare più tardi. Perchè hai capito solo adesso che non improvvisano, recitano. Ma tu, che in fondo rimani un coglione, magari con una cravatta carina, ma sempre un coglione, ti riaddormenti. Ti svegli durante l’atterraggio. Appena fuori dall’aereoporto cerchi l’appoggio di una sigaretta. Sei in una delle più belle capitali europee, ma potresti essere tranquillamente a Genova Brignole. Il taxi corre verso l’albergo. Ah, sono passati venti minuti dall’una, per la cronaca. Davanti all’albergo fumi una sigaretta con quattro tiri, ti infili una cicca in bocca per l’alito. C’è anche scritto che ti fanno i denti bianchi, e allora per scrupolo te ne infili altre due. Hai sempre invidiato il sorriso degli attori, con quel bianco vernice che spunta tra le labbra rosse. Appoggi borsa e giacca su una poltrona di velluto che costerà circa come la macchina che guidi. Ti fiondi in bagno. Bevi dal rubinetto del lavandino un sorso d’acqua, retaggio di quando eri povero. Ehi, aspetta un attimo, tu sei ancora povero. Esci dal bagno, giusto per constatare che un ricco buffet offre litri e litri di acqua fresca. Ti ci sta giusto una sigaretta prima dell’esecuzione. Un turbinio di informazioni ti martellano il cervello.  -la crescita percentuale è stimata al 12%- molti accuseranno un duro colpo nel secondo quadrimestre del 2007- il portafoglio di prodotti ha subito una delicata analisi swot per verificarne forze, opportunità, debolezze e paure- l’approccio relazionale prevede una forte azione di influenza su alcuni key players- molti esseri umani vivono con meno di due dollari al giorno, ma questo credo non centri con il resto.

Secondo Intervallo: Dio è seduto nel suo ufficio. Sembra decisamente incazzato. Quando compaiono quattro angeli si gira verso di loro e li saluta facendoli accomodare.

Dio: "volete qualcosa da bere?"

i quattro declinano cordialmente

Dio: "Ho voglia di un thè verde". Schiaccia l’interfono, una squillante voce risponde. "Portami del the verde, Maria Maddalena"

MM: "Ehm, credo non sia possibile".

Dio:"Perchè?"

MM: "Sono mesi che non piove sulle piantagioni cinesi, Mio Signore. Questo ha portato a una disastrosa distruzione di diverse piantagioni, e molti contadini sono senza lavoro. Noi non lo importiamo più, per favorirne il commercio sulla terra".

Dio alza perentorio un dito. Di colpo si accende un monitor, su una rinsecchita piantagione di thé. Dio punta ancora il dito verso lo schermo: immediatamente un diluvio scoppia sulle piccole piante verdi.

MM:" Mio Signore, così facendo rovinerà la sorte di molti uomini, le cui case crolleranno per la pioggia".

Dio alza ancora una volta l’indice. Nel monitor compare Maria Maddalena nel bel mezzo della piantagione di thé.

Dio, ridendo sotto la barba: "Torna presto, contadina". "Allora, dobbiamo fare questa riunione di marketing strategico, giusto?"

Gli angeli, terrorizzati, fanno cenni con la testa.

Dio: "Penso di avere ragione io, non credete?"

Angelo Ezechiele: "in merito a che cosa, Mio Signore?"

Un fulmine brucia di colpo Ezechiele.

"Che ne dite?"

"Ha perfettamente ragione, Mio Signore", rispondono gli altri.

"Beh, allora credo che la cosa finisca qui. Qualcuno di voi mi trovi della Red Bull".

Gli Angeli volano fuori dall’ufficio.

"Ah, e non tornate con qualche cazzata sulla siccità. La Red Bull è austriaca e tutta chimica".

Ti siedi al tuo posto. Sai che è il tuo posto per il semplice fatto che c’è il tuo nome. Sporfondi nella poltrona di pelle. Vorresti avere la freddezza di studiare le facce di chi ti sta di fronte. Anche perchè è gente che rivedrai, nel migliore dei casi, fra un anno esatto. Sul telo in fondo alla sala viene proiettato il tuo nome appena sotto alla scritta: "Marketing Strategico, piano e visione". Di colpo hai la necessità di scambiare il cartellino del tuo nome con il vicino. Non te ne danno il tempo. Sono ventotto lucidi, cento quarantasei punti, dodici grafici, e poca fantasia. E tutti dicono semplicemente quello che loro hanno pensato fosse necessario. Solo che desiderano che sia tu a dirlo, per non prendersi il peso di pensare veramente di averlo detto. E di colpo loro si scoprono estremamente divertiti nel correggersi, appuntare modifiche, trovare incongruenze, ventilare alternative, sospettare fallimenti,  prospettare errori, suggerire correzzioni. Prima parlano, poi si contraddicono, e insieme giungono alla stessa conclusione di prima, chiamandola in un altro modo. A questo deve essere servito il master in America. In effetti pensano esattamente come Bush. Per un attimo ti accorgi di essere un soldato semplice, sbattuto in mezzo al deserto. Quando a infierire si aggiunge anche il tuo capo, ha il buon gusto di definire il tutto come un "insieme di critiche costruttive". Decidi di colpo due cose: la prima è di non rispondere. Sarebbe perfettamente inutile. Loro occupano poltrone che scottano, e il miglior modo per bruciarsi è rispondere. Con un loro stipendio ti pagheresti casa e box, con la rimanenza compreresti anche una moto nuova, ma questo non giustifica che tu possa rispondere, anzi non centra proprio nulla. La seconda decisione è perentoria: ho smetti di dormire, e quindi eviti di fare sogni premonitori, oppure eviti di uscire di casa nei giorni in cui sogni di essere stirato da un treno o inculato dal capo. Il tutto finisce come è iniziato. Ti ritrovi davanti al buffet imbandito con frutta di stagione (in Venezuela è la stagione, ma è irrilevante) e con acqua fresca. Ti hanno fatto uscire, il tuo tempo è scaduto. Adesso le poltrone bollenti discutono di affari importanti. Il discorso si è concluso con le stesse premesse con cui è iniziato: loro hanno pensato, si sono corretti, hanno ripensato, e tu metterai in pratica. Decidi di andare in bagno a bere, retaggio della tua nobile estrazione sociale. Mentre aspetti giri per l’albergo. Sembra un film sulla Principessa Sissi. Se gli alberghi devono assomigliare a casa, tu non assomigli per nulla a quella gente, perchè in casa non metteresti mai le tende di velluto rosso con i bordini dorati. Speri che tua moglie non lo faccia mai, e speri di non sognarlo.

Sull’aereo che ti porta verso casa subisci una breve, intensa e commossa paternale per la tua inesperienza. Sempre meglio che addormentarsi e sognare di essere montato da un ippogrifo. Pensi che la droga ideale non è la cocaina, ma la marijuana. La coca è per chi vuole godersi questi momenti. E non sei tra quelli.

Sono le sei e un quarto, e ci metti venticinque minuti a ritrovare la macchina. Cerchi disperatamente di ricordarti il numero del parcheggio, ma ti vengono in mente nell’ordine: pin del bancomat, pin del telefonino, password della mail, codice di sicurezza dell’armadietto della palestra in cui andavi due anni prima).

Mentre cammini per il parcheggio schiacci nervosamente il pulsantino del telecomando. Prima o poi suonerà. Sono le sei e trentacinque, e una macchina risponde al richiamo. Ci sali e sembra di entrare in un frigorifero, sei certo che si tratta della tua.

Quando arrivi a casa ti riproponi di indagare sui gusti di tua moglie a riguardo del velluto rosso con i bordini dorati. Nel frattempo ripassi mentalmente il processo per il quale se tu dici una minchiata rimane una minchiata, mentre se a dirla è un top manager si trasforma in una mission. Il fatto che sia impossible rimane nella sfera professionale denominata: sono cazzi acidi tuoi. E di colpo hai la percezione precisa di un rapido dolore appena sopra il fondoschiena.

Ancora dopo cena guarderai la parete bianca della cucina, e proprio sul puntino imperfetto su cui si è fermato il pennello dell’imbianchino sussurrerai a tua moglie: "Tu non sei una da robacce di velluto, vero?" Sarà nel suo stupore per una domanda così stupida che ti ritroverai finalmente a casa.

Ah, almeno a casa puoi bere dal buffet (tanto lo stai pagando tu).

 

3 pensieri su “Tutto Lucido su un Lucido (occhio a non scivolare)

  1. Tecnicamente ognuno ha diritto di fermarsi dove vuole nella vita. Praticamente ognuno arriva, in verità, fin dove capisce.
    Nessuno ti dirà mai nulla, se ti fermi davanti a del buon vino. Ti caldeggio blog più semplici, e meno noiosi.

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