il franz
Mercati verticali necessitano azioni orizzontali
Medioman in Mailand
Di passare a Check Point Charlie non se ne parla nemmeno, e sarà uno dei grandi rimpianti del 2007, una cosa che mi costringerà a tornare in questa città dove le nuvole corrono veloci, i graffiti sono come le case: più storici, si mangia molto bene francese, si cammina che è una meraviglia, e il biondo non fa più paura. Di contro, mi sono infilato a una mostra di Dalì, uscendone con un grande pensiero. I ragazzi dello zoo non sono in giro, però proprio di fianco al grande padiglione pieno zeppo di eminenze grigie, c’è un allegro carosello di puttane, tutte riunite per il Sex in the City, la locale fiera per chi vuole mettere le zinne in mostra. Così ti può capitare, in coda per un taxì, di voltarti e trovare impettiti dirigenti messi insieme a variopinti travestiti con un filo di barba. E le puttane devono essere in qualche modo il liet motive di questo periodo, visto che sono reduce da una due giorni veneta dove la finestra del mio albergo illuminava un inquietante via vai di station wagon con tanto di adesivo "bebè a bordo" arricchite da giovanissime russe e appesantite peruviane. A ben guardare, mi sono ritrovato a constatare che le analisi del sangue appena sfornate confermano quello che sospettavo da tempo: una seria diagnosi di mediocrità. Tutti i valori placidamente nel mezzo, nessuna bizza, nessuna caduta libera, solo quel pizzico di delusione nel constatare che manco di genialità anche nell’ematocrito. Per questo mi impunto a scrivere, come posseduto, un racconto dall’ottimo incipit, come sempre, e dalla fine difficile. Poi, come ormai consuetudine, crollerò in questo eterno jet-lag, con il libro sul naso e i Counting Crows in sottofondo. E’ da tutta la sera che non penso ad altro: Dalì aveva i baffi. E che baffi. Un maestro anche nel baffo. Sono sulla buona strasse.
Russo, ma anche molto italiano
La ricetta per la felicitÃ
Del fatto che tu sia continuamente insoddisfatto e alla ricerca della felicità, che oggi è una donna, domani una macchina, dopodomani un lavoro più pagato, non me ne dovrei certo occupare. Pare però che questo affanno, questa trepidante ricerca che ti coinvolge e ti stravolge, ti possa ridurre in condizioni pietose. Lo si legge nel tuo accanimento nel bere quel cocktail, lo si legge nelle tue parole di sfiducia verso l’ennesimo stronzo che prova a frequentarti, lo si legge nel tuo incedere incerto. Ebbene, fratello, sorella, io non ho risposte per le tue domande, non ho soldi per saziarti, non ho che amore da darti incodizionatamente, da amico e spalla su cui vomitare il tuo stato di necessità perenne per una macchina cabrio. Però nel mio piccolo ho trovato alcune tecniche di meditazione grazie alle quali migliorare notevolmente la tua condizione di infelice. Perchè poi, trovata la donna della tua vita, l’uomo dei tuoi sogni, ti accorgerai in un soleggiato martedì pomeriggio, di essere infelice per il lavoro. Trovato il lavoro figo con la effe maiuscola, ti sveglierai un sabato mattina in trepidante attesa per la felicità che non arriva. Ecco, io ero, prima della rivelazione, nelle tue stesse condizioni. Ero molto concentrato su quello che non avevo, dimenticando quello che avevo tra le mani. Non farne una questione di vita o di morte, stampati questo foglio e pratica con incessante serietà alcuni di questi semplici gesti, che in meno di un mese ti garantiscono di essere Felice. Ebbene si, tu sarai felice. Dopo anni di disastrosa ricerca, tu sarai felice davvero. Con qualche semplice accorgimento.
Punto primo: riservati almeno dieci minuti al giorno per cantare, ad alta voce, una canzone di Rino Gaetano. Idealmente la cosa dovrebbe avvenire nel posto dove ti senti infelice. Se la causa della tua infelicità è il lavoro, trova cinque minuti per cantare "Gianna" a squarciagola tra il tuo ufficio e quello del capo. Punto due: utilizza il tuo tempo in modo consapevole. Ti faccio un esempio pratico: nella mezz’ora di coda in macchina per andare in ufficio, ritagliati un paio di minuti per dare una controllatina alle unghie dei piedi. Farlo ti farà sentire meglio. Metti il piede sul cruscotto, ricordati il tronchesino, e curati della tua persona. Punto terzo: non dire mai di no. Il cambiamento spaventa, ma è sempre positivo. La tua risposta dovrà essere sempre si. Al tuo fidanzato che chiede ossessivamente la sodomia con verdure falliche, rispondi "si". Il cambiamento è sempre, dico sempre, positivo. E poi la verdura fa bene all’intestino (indipendentemente dal foro di ingresso). Punto quarto: nutri il tuo spirito più del tuo corpo. In pratica, meno insalatone da dieci euro e più libri, più film, più mostre, più tempo. Punto quinto: lascia crescere i tuoi peli. Questo punto è fondamentale. Sia tu uomo o donna, lascia che i peli crescano sul tuo viso, sulle tue gambe, sul tuo petto. E’ una questione sia di termodinamica sia di approccio alla vita. Pelosi è meglio, si affrontano meglio le difficoltà. Punto sesto: produci costantemente amore, per te e per le persone che ti stanno vicine. Punto settimo: dai il giusto valore agli oggetti che possiedi. Quella borsa di finta vacca che hai pagato settecento euro forse in un Mondo Giusto avrebbe avuto un prezzo di 10 o 12 euro. Dalle questo valore. Tu sei il valore delle tue cose, o perlomeno è una frase bella da dire. Ultimo e ben più importante: fuma molte sigarette e bevi molto caffè, questo ti aiuterà a non dimenticarti che non siamo in Tibet, e non c’è nessun santone a spalare la merda che ti annega tutte le mattine. E poi è un’ottima tecnica per abbreviare il periodo di sofferenza che ti aspetta da qui alla tua morte. Funziona, fratelli, funziona. Brindate in mio nome.
Marketing Virale e Antibiotici Commerciali
[Parto di una decisione irrevocabile]
Ore 9.00: causa pioggia torrenziale, la maggior parte dei dirigenti è ancora infossata nella pelle di vacca delle ammiraglie, intorpidita dall’ascolto di Radio 24. I comuni mortali, bagnati come pulcini, si consolano con il venerabile caffè della macchinetta. L’attesa è stemperata da aneddoti e racconti su Malgioglio sull’Isola, che nessuno guarda, ma di cui tutti sono informatissimi. Per pura cronaca, durante questa lunga attesa partorisco otto disegni differenti uniti dal tema "Ti faccio l’amore da dietro durante la guerra in un paesaggio campestre". Il tutto su carta intestata aziendale. Alle ore 11 ha inizio la riunione. Scopo del tutto è portare l’illuminato managment a una decisione in merito a un argomento. Rimanere sul vago è obbligatorio, perchè quasi nessuno sa di che cosa si stia parlando esattamente. Numerose telefonate di mogli/amanti/figlie, isteriche per la pioggia, scandiscono le noiosissime presentazioni.
Ore 14.00: La seconda trance inizia sotto i migliori auspici. Sono tutti presi nel delicato processo digestivo, anche perchè in mensa è stata servita la rinomata Pizza con le Acciughe, meglio conosciuta come L’Ammazza Creatività. Il freddo polare tiene svegli i pochi che devono parlare, per gli altri si tratta di una dura battaglia con la catalessi. Inizia il teatrino delle finte telefonate, con cui piano piano spariscono tutti. Essenziale non è la suoneria, ma rispondere in inglese e corrucciare la fronte. Alle 15.12 la sala conta i supestiti. Vengono chiamate le segretarie per un breve ma sentito coffè break. Ore 15.22, ricominciando, i massimi vertici decidono che il tutto deve avere fine entro e non oltre le 16.00.
Ore 16.30: il limite improrogabile viene fatto slittare. Compaiono in sala alcuni membri del Pollaio, attratti dal cattering. Le cose si mettono meglio quando prende la parola uno dei due che sa di cosa si stia parlando. Si stanno delineando a grandi linee alcune ipotesi. Questa frase ricorre troppo frequentemente. Uno dei supremi e illuminati leader confonde la mia influenza intestinale con il marketing virale, di conseguenza vengo prontamente chiamato in causa. Ignorando il tema della riunione uso la vecchia tecnica universitaria, dedicando importanti supercazzole condite con alcuni termini come forecast, improvement, guerrilla, promotional emotions. Come i messaggi subliminali nei dischi di Zucchero, la mia breve ma sentita piece ha l’effetto desiderato, e la platea si convince di una cosa: è necessario prorogare il tempo per questo argomento. Vengono richiamate le odalische con il caffè. Chiamata di Davide in cui un breve scambio di frasi tipo "puttanella" "brutta stronza" e "ti faccio l’amore da dietro" quasi non sveglia il mio vicino di poltrona. Il pericolo è sempre dietro l’angolo.
Ore 18.00: piove, e tutti hanno paura delle brutte conseguenze sulle tangenziali. Nessuno ha il coraggio di darci un taglio. Solo il Preside ha il diritto di farlo, ma dorme profondamente affossato nella sedia di pelle dalle 14.20. Un provvidenziale comunicato stampa viene trasportato direttamente nelle mani della Dottoressa Fussenbauer, che cade in un lutto profondo. Il momento drammatico è l’occasione ideale per una fuga veloce. Sono uno degli ultimi, perchè sto scrivendo questo pezzo. Il Preside scambia questo gesto per la mia consueta partecipazione alla vita aziendale e mi chiede di mettere on line gli appunti presi. Siamo punto e a capo. Cito un paio di massime mai sentite (L’attenzione è l’amore del business – i migliori non ricordano, sapevano già) e confermo che tutto sarà pronto per domani mattina. Perchè il tutto ricomincerà, per un tranquillo venerdì di paura. Il Preside si dice affascinato di questo marketing virale e mi chiede perchè non possa funzionare nel progetto. Rispondo incolpando i commerciali, che come antibiotici uccidono il marketing virale. Apprezza talmente tanto la battuta che sembra davvero averla capita. Forse in un paio di bienni avrò un aumento.
Ore 18.20: riesco a recuperare quasi tutti i miei disegni, alcuni sono stati delicatamente colorati di rosso e blu, su altri sono comparsi immondi scarabocchi. Ritrovo anche degli appunti di uno stagista. Sono scritti molto bene, sono chiari, e alcune volte riportano delle opinioni personali decisamente intelligenti. E’ chiaro che il ragazzo non verrà riconfermato. Una persona così intelligente e partecipativa potrebbe minare il delicato ecosistema di scaldapoltrone. Sull’agenda di Outlook mi segno: "Parlare a stagista intelligente". Mi limiterò a avvisarlo. Tutti eravamo intelligenti una volta. E’ la natura umana che permette di usare solo i muscoli che servono.
Dottore ho la Strongolite Eruttiva (acuta peraltro)
Andiamo con ordine. Io sono ipocondriaco. Come tale ho diritto a una assistenza medica immediata per qualsivoglia dolore, sensazione, disturbo. O perlomeno questo è quello che chiedo. Il mio medico, provato da centinaia di ipocondriaci che affollano il suo angusto studiolo, è invece convinto che la morte sia solamente una conseguenza di qualche patologia, generalmente legata allo stress o all’alimentazione. Per questa ragione, al terzo giorno in cui avverto un dolore in una qualsivoglia parte del corpo, e reduce dal dottore che ha fatto il suo sproloquio sullo stress e sulle fibre integrali, faccio quello che nessun ipocondriaco dovrebbe mai fare: uso internet per autodiagnosticarmi svariate malattie mortali. Internet è un posto democratico, o perlomeno così dicono, ma è anche un posto estremamente utile. Ricordo ancora appassionatamente la genesi del mio infarto multiplo estroflesso, costato duecento euro di cardiologo e risoltosi dieci minuti esatti dopo la visita, grazie all’intervento miracoloso di San Ipocondrio. Per non parlare del fastidioso tumore che assediava le mie membra, in ordine sparso, vagando tra intestino e tibbia libero come un San Bernardo sui pascoli svizzeri. Fortunatamente, dopo quattro birre e uno sfogo di mezz’ora con una perfetta sconosciuta, che in nome della psicologia moderna (mai confessarmi di essere psicologi) si è sbobbata la mia alitosi imperante e un delirio difficilmente ripetibile, tutto si è risolto con un rutto udibile a diverse miglia marine di distanza. Adesso, nella mia condizione di ipocondriaco di classe A+ (come gli elettrodomestici, anche gli ipocondriaci possono essere acquistati in base alla loro classe di consumo), ho scoperto i forum. E’ così semplice, così bello, così tragico. E soprattutto, è stupendo scoprire altri milioni di ipocondriaci. Perchè solo uno stolto si sarebbe fermato alla ricerca con parole chiave in italiano. Io mi sono superato, scoprendo sintomatologie sempre diverse in spagnolo e in inglese, forum pieni zeppi di malati immaginari che si confondono con gente seriamente malata. Un capitolo a parte meriterebbero le risposte dei vari medici, che nella firma digitale includono tutte le specializzazioni sudate in anni di studio e tangenti. Risposte laconiche, tragiche, sempre orientate verso la morte imminente del soggetto. La salvezza è unicamente possibile tramite le loro mani, sapienti al tocco e costose più di un trilogy. Grazie alla mia innata dote da animale da palcoscenico, riesco a procurarmi i sintomi in base a quello che leggo. Pertanto alterno giorni con appendiciti prossime alla peritonite a giorni in cui una fastidiosa ulcera duodenale mi scuote il ventre. In quest’ottica sono davvero dispiaciuto di dover andare da un luminare della panza, che probabilmente si esprimerà in una diagnosi che include altre sette visite presso il suo studio, con lacrimazione spontanea del bancomat, altresì conosciuta con il nome di Lacrimazione di Ennio Doris. Ed è stupendo partecipare alle riunioni senza ascoltare neanche una parola, ma concentrandosi su concetti rilassanti come la morte, il ricovero, la morte e poi la morte. Adesso devo tornare su gambesane.it perchè ho ancora da scoprire alcune complicazioni della sindrome dell’Economy Class, i cui sintomi sono tutti chiaramente manifestati dalle mie stanche membra. Brindate in mio nome, almeno voi che non siete affetti da duodenite perimetrale amiorfica, anche se quella mi è passata proprio questa mattina.
Io, tu e l’altro
Riassumo e aggiorno.
Sapori campestri a Belgioioso. Pochi sparuti scrittori, pochi sparuti lettori, molti vigili urbani festosi. Per un conguaglio con la sorte siamo finiti al Milano Film Festival, ovviamente solo per bere e ascoltare dj trasandati che suonavano musica da camera. Discorso diverso per il Parco Sempione, dove una biondina sicuramente famosa, ma a me sconosciuta, suonava musica techno davanti a una festante folla gioiosa. Qua e la folate di ottima erba, molto traffico. Ho avuto l’occasione per una approfondita chiaccherata con Pinketts, che a dispetto dell’immagine che vuole dare è una persona molto arguta e molto a modo. Se per persona a modo si può intendere uno con quattro orologi e una collana di sterco africano. Non ho mai visto un uomo bere un cuba libre così velocemente, quasi fosse un caffè. La Signora è uscita frastornata da questo viaggio culturale con A.J.P. Settanta chilometri con finestrino abbassato e toscano fumato di continuo. Mi appresto a scoprire, come tutti gli uomini di buona fede, l’accorciarsi delle giornate. Insomma iniziamo a uscire con il buio e a tornare con l’oscurità. Pendolari si nasce, o si diventa, tutta questione di cifre. Ah quasi dimenticavo, strafottente delle discussioni con Lo Ignorante sulla sacralità della libreria intesa come luogo dove comprare libri, ho comprato un libro all’Esselunga. Lo ho fatto come i bambini rom che rubano le lamette davanti alle casse, cercando di non farmi notare. Non sono sicuro di avere il coraggio di leggerlo. Ma è come aver valicato un insidioso limite. Per dovere di cronaca, di Alberto ero già al corrente. Sempre per dovere di cronaca, sulla difficile questione del Lato B delle Miss, mi sono fatto una chiara idea, ma tanto è tutto finito. Ha vinto una ragazza pugliese e riccia. Verificheremo il suo Lato B non appena possibile. Intanto ci consoliamo con delle insperate buone notizie, come il cacao sul cappuccino caldo. Le parole importanti di questa settimana saranno poche, estremamente scelte e urlate sottovoce.
La Passera Non Perdona
Mi presento, sono l’ispettore Luciano La Passera, poliziotto da più di vent’anni, ispettore da quasi una decina, milanese d’adozione, stanco del lavoro, convinto che questa Milano non possa certo cambiare. Sono il protagonista di uno dei racconti scritti da questo Franz, un giallo. Per dirla tutta, la mia vita di giallo non ha mai avuto niente, piuttosto quel grigio che riempie il cielo di Milano in alcuni giorni di novembre. Perchè la cronaca nera ha tutti i colori tranne il giallo, e quando si consuma nella routine di ogni giorno diventa grigia come il cielo che la ospita. Il mio nome è frutto di una serata particolarmente felice in cui tornava sempre a galla Luciano Ligabue, tra rhum e sigarette, in un budello fumoso a nord di Milano. La Passera non è un cognome, è una minaccia. Capire come possa avere successo un ispettore con questo cognome non spetta certo a me, ma sono sicuro che sarei stato più felice con un cognome tipo Rigoni, Ertani, Brunelli. Cose della vita. Nonostante tutto, faccio il mio sporco lavoro, lo faccio bene, vado avanti. Nonostante tutto potrebbe essere il miglior riassunto della mia vita. Nonostante tutto sono ancora qui. Benedetta mi ha lasciato, pioveva. Quando un uomo come me viene lasciato solo è destinato a rimanerlo. Perchè Benedetta era una risposta a molte mie domande, e le sue caviglie strette erano un ottimo rimedio a questa cazzo di vita. Così vivo da solo, circondato da cinesi che come insetti gialli riempiono il vecchio palazzo in città studi dove la mia casa galleggia tra un forte odore di pollo al curry e sciami di bambini tutti uguali. Ci sono sbirri buoni e sbirri cattivi, io sono uno sbirro. Se rinasco faccio il lattaio o l’edicolante. Vendere giornali deve dare una certa pace interiore. Sono qui per una semplice ragione, lapidaria. Sono ormai due mesi e mezzo che vivo nell’angoscia di un caso non risolto, una puttana uccisa nel bel mezzo di via Ripamonti, in pieno giorno, in pieno centro, in pieno aprile. Sentendo della possibilità remota di questa Fiera Del Giallo, speravo che il quaderno nel quale penzolo da mesi fosse rispolverato. Ma il nostro ha altri interessi, è leggiadro nell’approccio, non si applica. E così rimango sospeso, in una perenne primavera, infilato tra altri quaderni con altri racconti. Se qualcuno avesse occasione di tirarmi fuori, sono quello infilato tra un vecchio pacchetto di Fortuna e un portapenne pieno di polvere. Speravo in un ritorno di fiamma, guardando speranzoso ogni sera in direzione della scrivania. Questa prigione di carta mi invecchia, e ho del lavoro da fare. E soprattutto non vorrei finire nel dimenticatoio insieme ai suoi altri personaggi, perchè diciamocelo, il giovane scrive grandiosi inizi, splendidi incipt, ma poi dimentica tutto. Qualcuno mi aiuti.
PS: Ah, in caso venissi rispolverato, diventando un racconto, vi prego convincetelo a non intitolarlo "La Passera Non Perdona".
Luciano La Passera, ispettore di Polizia
La filosofia dell’unghia rotta – paralipomeni alla teoria Agostiniana
Ontologicamente ci sono sempre problemi più grandi di quello che hai tu. Schematizzando potremmo dire che nel momento X tu hai un problema Y, ma c’è una persona Z che nello stesso momento X ha un problema che potrebbe essere Y+1 o Y+2. Semplificando, per i nostri piccoli lettori, se tu hai un’unghia rotta è probabile che qualcuno abbia un dito intero rotto, forse un braccio, magari una gamba, o proprio tutto, mucose comprese, rotto. Questo, come insegna Sant’Agostino, potrebbe farci pensare che è meglio non lamentarsi della propria unghia rotta, anzi bisognerebbe pensare a quello tutto rotto e rilevarne che siamo proprio fortunati. Ecco, Sant’Agostino, mi trova proprio daccordo. Sant’Agostino, mi sento di dire, mi piace proprio. Ai suoi tempi, c’era una grandissima facilitazione teologica: non erano i nostri tempi. Insomma se Sant’Agostino fosse vissuto in questi anni, con ogni probabilità non si sarebbe sbilanciato poi tanto. A dirla tutta, visto che il giovane Agostino, prima di intraprendere la carriera di Sant’, ne ha combinate di tutti i colori, nei nostri tempi sarebbe si e no arrivato a vent’anni, distrutto dal crack. Posto inoltre che una delle principali attività della specie umana attualmente viva è piangersi addosso, relativizzare i problemi sembra uno scoglio insormontabile. Qui non si parla di unghie rotte, ma di gravi problemi esistenziali. Alcuni teologi, per ovviare il problema, cercando una soluzione pratica e alla portata di tutti, dopo svariati tentativi di clonazione di Sant’Agostino in laboratorio partendo da un campione di tessuto di un panno che sembrava appartenere al venerato santo, hanno inventato gli psicofarmaci. La soluzione degli psicofarmaci non sembra aver funzionato un gran chè bene, perchè nel frattempo alcuni frati drappisti avevano ricreato in laboratorio il Consumismo. Il Consumismo funziona da vero e proprio reagente celebrale. In pratica il tuo problema Y diviene molto più grande di quello che realmente è. Inoltre la televisione, particolare invenzione di Frate Funken, ti spiattella davanti tutti i problemi Y+1 del resto del mondo, con un fastidioso effetto boomerang. In questo decrepito modello esistenziale un giorno, senza nessun preavviso, un drappello di missionari comboniani ha portato la cocaina e gli psicologi. Si raccomandavano di non assumere troppi psicologi tutti insieme, dimenticandosi di dare suggerimenti sull’uso della preziosa polvere bianca. Detto questo, potremmo desumere che molti dei mali del mondo sono da imputare alla Chiesa, che è una posizione molto di moda. Ma noi, che non siamo superficiali, non ci fermeremo certo a queste stupide prese di posizione. Mettendo sul piatto tutti gli elementi, potremmo dire che l’uomo è abilitato a vivere benissimo senza consumismo, senza psicofarmaci, senza cocaina e senza psicologi. Ma questa posizione potrebbe essere criticata sia dai cocainomani che dagli psicologi, figurarsi dagli psicologi cocainomani. Insomma, la mia domanda in questi difficili giorni in cui la salute mi sta abbandonando, perchè scappa a braccetto con la soddisfazione professionale, la mia domanda, la grande domanda, la questione immensa è: daccordo il tipo con l’unghia rotta, ma se io fossi quello tutto rotto, mucose comprese? Eh, come la mettiamo? Sarei un uomo senza risposte, se non fosse che questa notte mi è apparso in sogno Sant’Agostino, il quale mi ha svelato la formula segreta per stabilire chi ha il problema più grosso, e mi ha dato anche un paio di soffiate sulla Ferrari, di cui non so bene che cosa farmene. Essendo portatore della Verità Assoluta, mi sono premurato di chiamare il mio medico per avvisarlo che su scala universale il mio problema era una cazzata pazzesca, ma rapportato a me stesso e basta era il problema più grande del mondo. Egli, saggio erede di Ippocrate, mi ha prescritto di buona lena diversi psicofarmaci, confermandomi che non è la Chiesa a fallire ma la Medicina Moderna. Mi ha consigliato uno psicologo, mentre gli snocciolavo alcuni dati sulla scuderia Ferrari, di cui non avrà preso nemmeno nota. In questa società consumista, se non fossi stato illuminato, non mi rimarrebbe che dedicarmi alla cocaina, o fare televisione, anche se le due cose possono combaciare benissimo.
Sant’Agostino:"Ippocrate! Che bello vederti, come stai?"
Ippocrate:"molto male, Ago, molto male".
SA:"Che cosa ti turba?"
I:"Ho il peggiore dei mali"
SA:"figurarsi! Al mondo ci sarà qualcuno che sta peggio…"
I:"Ti dico di no… sono Ippocrate, mica Catullo, lasciami fare il mio lavoro"
SA:"Ah, e provare con la medicina omeopatica?"
I:"Mi prendi per il culo? Sto facendo questo documento in cui giuro fedeltà alle case farmaceutiche. Sono forse io un traditore della mia parola?"
SA:"No, sicuramente no!"
I:"Allora io che cosa sono per te, mio saggio e santo amico?"
SA:"Solamente un po’ sfigato. Ecco"
I:"E che mi consigli, saggio amico?"
SA:"Sto sviluppando questo nuovo concetto di Estrema Unzione, magari te lo faccio provare".
