La Passera Non Perdona

Mi presento, sono l’ispettore Luciano La Passera, poliziotto da più di vent’anni, ispettore da quasi una decina, milanese d’adozione, stanco del lavoro, convinto che questa Milano non possa certo cambiare. Sono il protagonista di uno dei racconti scritti da questo Franz, un giallo. Per dirla tutta, la mia vita di giallo non ha mai avuto niente, piuttosto quel grigio che riempie il cielo di Milano in alcuni giorni di novembre. Perchè la cronaca nera ha tutti i colori tranne il giallo, e quando si consuma nella routine di ogni giorno diventa grigia come il cielo che la ospita. Il mio nome è frutto di una serata particolarmente felice in cui tornava sempre a galla Luciano Ligabue, tra rhum e sigarette, in un budello fumoso a nord di Milano. La Passera non è un cognome, è una minaccia. Capire come possa avere successo un ispettore con questo cognome non spetta certo a me, ma sono sicuro che sarei stato più felice con un cognome tipo Rigoni, Ertani, Brunelli. Cose della vita. Nonostante tutto, faccio il mio sporco lavoro, lo faccio bene, vado avanti. Nonostante tutto potrebbe essere il miglior riassunto della mia vita. Nonostante tutto sono ancora qui. Benedetta mi ha lasciato, pioveva. Quando un uomo come me viene lasciato solo è destinato a rimanerlo. Perchè Benedetta era una risposta a molte mie domande, e le sue caviglie strette erano un ottimo rimedio a questa cazzo di vita. Così vivo da solo, circondato da cinesi che come insetti gialli riempiono il vecchio palazzo in città studi dove la mia casa galleggia tra un forte odore di pollo al curry e sciami di bambini tutti uguali. Ci sono sbirri buoni e sbirri cattivi, io sono uno sbirro. Se rinasco faccio il lattaio o l’edicolante. Vendere giornali deve dare una certa pace interiore. Sono qui per una semplice ragione, lapidaria. Sono ormai due mesi e mezzo che vivo nell’angoscia di un caso non risolto, una puttana uccisa nel bel mezzo di via Ripamonti, in pieno giorno, in pieno centro, in pieno aprile. Sentendo della possibilità remota di questa Fiera Del Giallo, speravo che il quaderno nel quale penzolo da mesi fosse rispolverato. Ma il nostro ha altri interessi, è leggiadro nell’approccio, non si applica. E così rimango sospeso, in una perenne primavera, infilato tra altri quaderni con altri racconti. Se qualcuno avesse occasione di tirarmi fuori, sono quello infilato tra un vecchio pacchetto di Fortuna e un portapenne pieno di polvere. Speravo in un ritorno di fiamma, guardando speranzoso ogni sera in direzione della scrivania. Questa prigione di carta mi invecchia, e ho del lavoro da fare. E soprattutto non vorrei finire nel dimenticatoio insieme ai suoi altri personaggi, perchè diciamocelo, il giovane scrive grandiosi inizi, splendidi incipt, ma poi dimentica tutto. Qualcuno mi aiuti.

PS: Ah, in caso venissi rispolverato, diventando un racconto, vi prego convincetelo a non intitolarlo "La Passera Non Perdona".

Luciano La Passera, ispettore di Polizia

3 pensieri su “La Passera Non Perdona

  1. Gentilissimo Luciano,
    credo sia opportuno chiarire alcuni aspetti del nostro rapporto prima che tu ti possa impossessare ancora degli strumenti tecnologici da me utilizzati.

    #2
    Certo che vengo a Belgioioso, io Adriano Barone lo stimo talmente tanto che devo venirci.
    Sono una groupie di Barone

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