La filosofia dell’unghia rotta – paralipomeni alla teoria Agostiniana

Ontologicamente ci sono sempre problemi più grandi di quello che hai tu. Schematizzando potremmo dire che nel momento X tu hai un problema Y, ma c’è una persona Z che nello stesso momento X ha un problema che potrebbe essere Y+1 o Y+2. Semplificando, per i nostri piccoli lettori, se tu hai un’unghia rotta è probabile che qualcuno abbia un dito intero rotto, forse un braccio, magari una gamba, o proprio tutto, mucose comprese, rotto. Questo, come insegna Sant’Agostino, potrebbe farci pensare che è meglio non lamentarsi della propria unghia rotta, anzi bisognerebbe pensare a quello tutto rotto e rilevarne che siamo proprio fortunati. Ecco, Sant’Agostino, mi trova proprio daccordo. Sant’Agostino, mi sento di dire, mi piace proprio. Ai suoi tempi, c’era una grandissima facilitazione teologica: non erano i nostri tempi. Insomma se Sant’Agostino fosse vissuto in questi anni, con ogni probabilità non si sarebbe sbilanciato poi tanto. A dirla tutta, visto che il giovane Agostino, prima di intraprendere la carriera di Sant’, ne ha combinate di tutti i colori, nei nostri tempi sarebbe si e no arrivato a vent’anni, distrutto dal crack. Posto inoltre che una delle principali attività della specie umana attualmente viva è piangersi addosso, relativizzare i problemi sembra uno scoglio insormontabile. Qui non si parla di unghie rotte, ma di gravi problemi esistenziali. Alcuni teologi, per ovviare il problema, cercando una soluzione pratica e alla portata di tutti, dopo svariati tentativi di clonazione di Sant’Agostino in laboratorio partendo da un campione di tessuto di un panno che sembrava appartenere al venerato santo, hanno inventato gli psicofarmaci. La soluzione degli psicofarmaci non sembra aver funzionato un gran chè bene, perchè nel frattempo alcuni frati drappisti avevano ricreato in laboratorio il Consumismo. Il Consumismo funziona da vero e proprio reagente celebrale. In pratica il tuo problema Y diviene molto più grande di quello che realmente è. Inoltre la televisione, particolare invenzione di Frate Funken, ti spiattella davanti tutti i problemi Y+1 del resto del mondo, con un fastidioso effetto boomerang. In questo decrepito modello esistenziale un giorno, senza nessun preavviso, un drappello di missionari comboniani ha portato la cocaina e gli psicologi. Si raccomandavano di non assumere troppi psicologi tutti insieme, dimenticandosi di dare suggerimenti sull’uso della preziosa polvere bianca. Detto questo, potremmo desumere che molti dei mali del mondo sono da imputare alla Chiesa, che è una posizione molto di moda. Ma noi, che non siamo superficiali, non ci fermeremo certo a queste stupide prese di posizione. Mettendo sul piatto tutti gli elementi, potremmo dire che l’uomo è abilitato a vivere benissimo senza consumismo, senza psicofarmaci, senza cocaina e senza psicologi. Ma questa posizione potrebbe essere criticata sia dai cocainomani che dagli psicologi, figurarsi dagli psicologi cocainomani. Insomma, la mia domanda in questi difficili giorni in cui la salute mi sta abbandonando, perchè scappa a braccetto con la soddisfazione professionale, la mia domanda, la grande domanda, la questione immensa è: daccordo il tipo con l’unghia rotta, ma se io fossi quello tutto rotto, mucose comprese? Eh, come la mettiamo? Sarei un uomo senza risposte, se non fosse che questa notte mi è apparso in sogno Sant’Agostino, il quale mi ha svelato la formula segreta per stabilire chi ha il problema più grosso, e mi ha dato anche un paio di soffiate sulla Ferrari, di cui non so bene che cosa farmene. Essendo portatore della Verità Assoluta, mi sono premurato di chiamare il mio medico per avvisarlo che su scala universale il mio problema era una cazzata pazzesca, ma rapportato a me stesso e basta era il problema più grande del mondo. Egli, saggio erede di Ippocrate, mi ha prescritto di buona lena diversi psicofarmaci, confermandomi che non è la Chiesa a fallire ma la Medicina Moderna. Mi ha consigliato uno psicologo, mentre gli snocciolavo alcuni dati sulla scuderia Ferrari, di cui non avrà preso nemmeno nota. In questa società consumista, se non fossi stato illuminato, non mi rimarrebbe che dedicarmi alla cocaina, o fare televisione, anche se le due cose possono combaciare benissimo.

Sant’Agostino:"Ippocrate! Che bello vederti, come stai?"

Ippocrate:"molto male, Ago, molto male".

SA:"Che cosa ti turba?"

I:"Ho il peggiore dei mali"

SA:"figurarsi! Al mondo ci sarà qualcuno che sta peggio…"

I:"Ti dico di no… sono Ippocrate, mica Catullo, lasciami fare il mio lavoro"

SA:"Ah, e provare con la medicina omeopatica?"

I:"Mi prendi per il culo? Sto facendo questo documento in cui giuro fedeltà alle case farmaceutiche. Sono forse io un traditore della mia parola?"

SA:"No, sicuramente no!"

I:"Allora io che cosa sono per te, mio saggio e santo amico?"

SA:"Solamente un po’ sfigato. Ecco"

I:"E che mi consigli, saggio amico?"

SA:"Sto sviluppando questo nuovo concetto di Estrema Unzione, magari te lo faccio provare".

4 pensieri su “La filosofia dell’unghia rotta – paralipomeni alla teoria Agostiniana

  1. Perché con questo dialogo finale mi è venuto in mente il “Candido” di Voltaire…? Con quella menata sul fatto che viviamo nei migliori dei mondi possibili e quindi anche le avversità che ci capitano ne fanno parte e perciò vanno bene perché, appunto, comprese nel soggiorno nel migliore dei mondi possibili… E’ un pò come la faccenda del mio male Y che è meglio del tuo Y+1… grosso modo… vabè, torno a coltivare il mio orticello!
    ps: tornerò a leggerti, sappilo!

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