Lotte di Galli

Come studenti nell’ufficio del Preside. La Direzione è luminosa, fatto inaspettato in una azienda con tutte le finestre rivolte a nord, che godono di luce riflessa: la grande vetrata del Direttore è rivolta a est, nella metafora della Luce che illumina la Luce. Io qui dentro ci sono finito per sbaglio, oppure perchè sono l’ultima ruota del carro. Il mio lucido capo mi ha avvertito giusto ieri di una improvvisata estera che gli costerà due giorni fuori casa: magicamente mi trovo seduto in mezzo alla più grande e potente macchina da vendita disponibile sul mercato: il prestigioso Club dei Paesi Sviluppati. Uomini con decenni di esperienza, malizia che cola sotto i Rayban, pelle abbondantemente abbronzata, villetta a schiera, giganteschi monovolumi a nove posti occupati solo dalla loro ventiquattro ore in pelle nera lucida. Una squadra conosciuta in tutta l’azienda, temuta e rispettata. Il loro capo è L’Illusionista, quarantanove, BMW serie 5 nera lucida, rasatura perfetta, fisico ancora tonico, iniziali rosse su camicia azzurra, un uomo vincente insomma. Dell’Illusionista si sa poco. Mentre i suoi sottoposti sono tutti relegati nel grande open space detto anche Il Pollaio, dove sfiancanti sfide all’ultimo optional, rovinose serate in night bulgari, scintillanti Panerai indiani, fanno da colonna sonora al quotidiano grigiore aziendale, l’Illusionista siede in un ufficio vicino alla Presidenza, quasi sempre chiuso. Non pranza, non lo si vede alle macchinette del caffè, e nessuno può dire di averlo mai incontrato in bagno. Deve il suo nome alla straordinaria capacità di modificare dati scientifi, presentazioni virtuali, documenti pidieffe. Una specie di diserbante elettronico. Dal suo sottilissimo laptop escono dati direttamente prelevati dal suo cervello. Il moderno Robocop siede in un angolo, affiancato da Scooby Doo e da Rin Tin Tin, due fedeli scagnozzi che aspirano a una promozione sul campo, che possa confermare alle loro mogli che l’impotenza è servita almeno a qualcosa. A seguire ci sono Umberto Smaila e Incipit, due presenze storiche del Pollaio. Il primo è la fotocopia sbiadita degli anni ruggenti dello Smaila di Colpo Grosso, viscido al punto giusto. Il secondo è conosciuto per i suoi scintillanti inizi di mese, con fatturati esaltanti; soffre della sindrome del giro di boa, e dopo il quindici di ogni mese cade in una depressione devastante, senza più riuscire a fatturare nemmeno per pagarsi la cancelleria. L’Elastica siede vicino alla sedia vuota del Preside, non potrebbe essere altrimenti. Fisico tonico, bionda da pubblicità, vestito vedo non vedo, profumo fruttato, più metallo sulle sue braccia che sul collo di una donna Masai. Se la tira talmente tanto che in un eventuale ritorno elastico potrebbe venirne schiacciata; in più di nove mesi ci siamo salutati solo dopo che ha capito che non potevo nuocere alla sua carriera; e dire che siamo coetanei, ma la mia peugeot anni novanta fa a pugni con la sua ambizione. I più stupidi credono che sia disposta a scendere a compromessi per una promozione, ennesima adepta del teorema Lewinsky; in verità il suo ego profumato è troppo rigido per piegarsi a scorciatoie simili. Lei vuole la promozione sul campo, i meriti di un uomo, le gioie di un uomo, le fatiche di un uomo, non l’orgasmo di un uomo. Lavora dalle otto alle dieci, quattordici ore in cui piscia solo due volte, si nutre con lo yogurt che fa fare la cacca e qualche carota, e un numero indefinito di sigarette sottili, aspirate fino al filtro. Il Preside non arriva, e allora si inizia da soli, ben coscienti di dover ricominciare da capo non appena si degnerà di fare i tre metri che lo separano dalla sua scrivania alla sala riunioni. Il clima è reso mesto dai dati dell’Illusionista, che snocciola una preoccupante situazione di mercato che lui stesso definisce come "contrattura periodica". Nelle facce di Scooby Doo e Rin Tin Tin si legge tutta l’ammirazione per il capo, nemmeno San Giovanni e San Pietro con Gesù. Smaila smanetta con il suo palmare, si vocifera che abbia casini con la moglie, qualche storiella in giro. La Brianza ha un eco inaspettato per raccontare il pettegolezzo. Quando tocca me è già troppo tardi, mi è scesa tutta da un pezzo; avrei bisogno di un caffè e di una sigaretta, di una persona felice con cui parlare, di qualche traccia di vita. Niente da fare. Mi toccano i cinque minuti di recitazione a braccio. Tre lucidi, grafici confortanti, dati sconfortanti, percentuali dubbie. Mi aspetto la contromossa dell’Illusionista, ma non ha nessuna ragione di fare battaglie con qualche ridicolo sottoposto. Il mio momento termina, solo una domanda dell’Elastica. Risposta corretta, fine della trasmissione. Chiedo scusa, ma ho da fare. Esco dalla sala riunioni. Caffè, due sigarette. Se ci fosse del rhum mi farei volentieri una bottiglia. Torno nel mio loculo, vicino all’ingresso del Pollaio, adesso deserto. Le segretarie ne approfittano per chattare, prenotare viaggi, massaggi, noleggi. Ho mezz’ora di tempo, fino alla prossima riunione con la Tartaruga Secolare e il Bulldog. Pianifico una telefonata alla Signora, un post sul Bradipo, due sigarette e un giro veloce in produzione. Parlare con gli operai mi rilassa, Milan, Veline, Luna Rossa, Macchine Truccate e Bevute di Provincia hanno lo straordinario potere di ridarmi qualcosa di umano. […]

Direttamente da "la legge del Pollaio", il prossimo racconto di cui ho chiaro in mente solo l’inizio.

The Party is on

In preparazione al Compleanno ufficiale del Bradipo, in assoluta anteprima il prezioso invito all’esclusivo party. Dove: Le Trottoir, Milano. Quando: ore 22.29, Sabato 12 maggio. Chi viene: tutti quelli che riesci a invitare. C’è un tavolo, un privee, qualcosa di esclusivo: assolutamente si: un tavolo e quattro sedie. Ci sono free drink e altri loschi trucchi per non pagare il prezioso nettare superalcoolico: ceerto! Come posso ottenerli? In alcuni semplici modi: 1) riconosci almeno sette personaggi sulla locandina, dimostrandoti grande lettore del Bradipo. 2) presentati al locale alle 22.29. 3) partecipa al grande Risiko del Pendolare. Che cazzo è il Risiko del Pendolare? E’ la prima versione umana dell’omonimo gioco in scatola: guadagnati il tuo carro armato vincendo con il tuo obbiettivo segreto, e fatti offrire da bere dal Franz. E per il regalo, c’è qualcuno che fa la solita colletta? No! Metti il tuo obolo nel grande salvadanaio, e dimostra la tua amicizia a Franz. Ma io ho un sacco di altre cose da fare, tra cui: una cena, due aperitivi, un cinema, sono a sciare, provo a limonare con una, ho il ciclo, sono a Londra, sono in volo perchè faccio il pilota, non ho la macchina, non ho soldi, la mia donna ha mal di testa, mi sento inadatto, Le Trottoir mi fa cagare, io vado solo in posti house, non ho più vestiti per uscire, finisco di lavorare tardi, sono emotiva, non c’è parcheggio, sono ebreo e il sabato non posso fare più di duecento passi, odio Pinketts, domani vado a cavallo presto, sono in missione, preferisco la casa139 e ci vado da solo il martedì, ho un concerto a teatro domenica, ballo in un locale per arrotondare, c’è il Milan che gioca contro la Vercellese, sono all’Ippodromo, esco con una velina, domani lavoro dalle quattro, anzi dalle due, faccio il tramviere precario, volevo proprio esserci ma alla fine ho un impegno, cerco di arrivare presto, ma non prima delle due e mezza, io ci sono ma gli altri no, allora non ci sono, ho una cena con i commilitoni poco prima, peccato, esco con i miei compagni del liceo, sono da Mc Donald lì davanti e non riesco a liberarmi.

E’ forse un problema mio?

 

 

Il Franz lo fa in groupie

Improvvisamente mi sono trasformato in una goupie d’assalto. Essendo la prima volta, ho dimenticato due strumenti fondamentali: il pennarello per gli autografi sulla schiena e la macchina fotografica. In verità ero spinto da una semplice questione di cifre e curiosità. Quando ho letto Gomorra ne sono uscito come molti altri (credo) stupito, avido di altri succulenti morti raccontati così bene, scioccato e con un grande senso di stima per chi aveva fatto quello sforzo letterario. Senso di stima con venature d’invidia, perchè il libro è davvero scritto bene, e raccontare la squallida attualità con il romanzo è da capolavoro; la storia della camorra, con il filtro della letteratura, diventa un reality in cui i moventi degli omicidi che sfiancano la cronaca sui quotidiani sono raccontati nel loro primordiale squallore. C’è quello che sgozza il suo compaesano per una questione di donne, e c’è quello che è morto schiacciato dall’economia della coca. Al suo viso scavato, con la calvizie prorompente e le occhiaie marcate, la barba incolta e le rughe d’espressione su una fronte corrucciata, mi ci avevano abituato le foto che spopolano in internet. Deve la sua popolarità alla camorra in molti sensi. Per averla raccontata, facendo diventare un best seller, e per le minacce di morte che lo costringono a vivere nascosto in compagnia di qualche boy della digos. E ieri aveva la faccia di chi è poco abituato alla gente, alla luce, al mondo in genere. Mi passa a qualche centimetro, scortato da cinque fotografi e da un paio di telecamere, con i boys defilati e vestiti come solo gli sbirri sanno fare per mimetizzarsi. E’ troppo vicino perchè io riesca a stare zitto.

Il Franz: "grande Nicola, sei davvero grande"

Roberto Saviano: " ….?"

Ecco, a parte la squallida banalità dell’affermazione e lo stupido errore dovuto a Nicola Savino (che cervello di merda), ho comunque dato del mio meglio. Forse a lui non fa un gran piacere sapere che nel mio personale palmares è il quarto a cui esprimo il mio sostegno dopo: Andrea Pinketts, con cui ho avuto numerosi incontri nel giardino d’inverno de Le Trottoir: la scena si ripete sempre uguale, io lo apostrofo con qualche complimento e i suoi occhi pieni di alcool si girano lentamente per mettermi a fuoco; poi biascica qualcosa tipo "graizizizzie". Pulsatilla, con cui in un rapido scambio epistolare abbiamo saggiato la possibilità di un cocktail in corso Como. O meglio, io le ho detto che era grande, che non lo dicevo per scoparla e che le avrei offerto volentieri un mojito. Lei mi ha risposto che si, grazie, ma non sono una troia. Poi io mi sono fidanzato e lei è andata a Roma a diventare famosa. Lei ha scritto un libro, io ho scritto al massimo un paio di post it. Baricco, incrociato durante un festival a Cremona. Gli urlo: "Mitttico", ma lui è troppo impegnato a diventare un sex symbol per il suo pubblico femminile, e la mia voce non permette errori. In qualità di portatore di pene sono tagliato fuori dalla rosa di concorrenti al backstage. Ma Roberto, se tu potessi leggere queste righe, il mio complimento banale e adatto anche a Gattuso o a Ben Harper, era un semplice errore d’emozione. Sei grande davvero, nel senso che sei una grande persona, che sta facendo una cosa per me grandissima, letteratura, in un modo geniale e nuovo. La new-groupie Franz si è mossa poi alla volta di Majorana, saggio e anziano poeta, con il capo piegato su un lato, quasi attaccato alla spalla sinistra, forse per l’età e per lo scrivere, al quale dico:

Il Franz: "Complimenti!"

Majorana: "Solo uno come te può capire…. eh eh"

Il Franz, ormai commosso e prossimo al pianto: " Si, eh beh, in effetti sono un poeta"

Figura femminile di fianco al Sommo Poeta: " Ma non vede che è al telefonino?"

Luccarelli è uguale a Fabio De Luigi, solo che a Fabio De Luigi viene meglio. Sembra un bimbo di quinta elementare che legge tutto trafelato il suo tema. Ascoltare Da Silva leggere è molto meglio di un film. Il mio goupismo tocca vette inaspettate quando mi trovo a sospirare per le avvincenti vicende del protagonista del racconto. Io e le altre studentesse di lettere siamo con il cuore in mano e il fiato sospeso fino all’ultimo.

La fine agrodolce della groupie Franz mi vede a bordo della Caffettiera Panzer mentre ritorno all’ovile pieno di ricordi e continuando a sospirare. Stasera si replica. Essendoci Baricco, mi ripropongo di portare un rossetto per farmi autografare il perizoma. Per Salvatores ho una sola domanda: tu, genio va bene, grande okkei, mittttico, virtuoso della telecamera, eccetera eccetera, ma Colorado Cafè perchè? Cazzo è come se Allen avesse co prodotto Un Due Tre Stalla.

Dalla vostra groupie è tutto. Prossimamente recensirò un concerto di Biagio Antonacci, uno di Eros, Paolo Meneguzzi e anche Robbie.

"O è letteratura o sono aghi nel culo delle mosche"

Celine

Non dare tempo al Tempo

E molti si chiesero come fosse possibile che il Franz si fosse prodigato a scrivere sul Bradipo, con abbondanza e straordinaria frequenza. A questi molti, che vagheggiano per la rete in cerca di risposte alle loro pallide vite, Franz risponderà con sincerità e coraggio e soprattutto con una metafora calzante: le mie palle si trascinano dietro di me sudate e stanche. La colorita immagine può descrivere solo in parte l’ondeggiante stato d’animo che mi porta ancora una volta ad: 1) accendere la sigaretta con le chiavi della macchina. 2) chiudere la macchina con il telefonino. 3) rispondere all’accendino (che brutta suoneria).  In molti, nelle mie condizioni, optano per droghe leggere, aperitivi frizzanti, sport massacranti. Fanno quello che facevi tu girando in internet: cercano risposte sul bancone di un locale mentre aspettano un mojito. Che è sempre meglio di fare quello che io sto facendo; la cosa più sbagliata, più impropria, più stupida che si possa fare: riflettere. Socio del circolo vizioso, annego i pensieri in boccate di sigarette e espressioni perplesse. Niente, la Grande Multinazionale insabbia le prove della mia intelligenza, dandomi compiti che il mio nipotino di otto anni potrebbe tranquillamente svolgere bendato e appeso per i piedi a un faggio. Sono responsabilità strategiche, missions centrali, target nevralgici: e le mie palle strisciano impotenti sul linoleum azzurro, mentre trasporto cartelle di documenti a prendere aria, come fossi un infermiere della celluloide. Fortunatamente, il mio cervello è in un periodo iperproduttivo ( e questo allontana l’ipotesi di un sucidio). Tale iperattività necessità di scremature e ulteriori riflessioni. Nel vaso della mia mente crescono i semi della mia immaginazione ( er metafora oggi mi fa una pippa), ma bisogna che il contadino dell’anima estirpi le erbacce. Scrivo, leggo, divoro, ascolto, guardo, osservo, annuso, muovo, ah era da tempo che non si vedeva una cosa così. Un vero e proprio Rinascimento. Solitamente questi periodi sono caratterizzati da esplosive idee che raggiungono il mio cervello tra le tre e le cinque di mattina, rimangono in elaborazione fino alle dieci e vengono bollate come cagate imperiali verso mezzogiorno. Necessito comunque di molta filosofia da supermercato: roba del tipo: trova dieci cose belle della tua giornata, elenca i sapori più buoni tra ciò che hai assaggiato oggi. Infatti lunedì, nella libreria dell’Esselunga di Via Ripamonti, tra uno scaffale di pile e due espositori di diserbante, cercavo una qualche cazzata tipo: "dieci ragioni per vivere" oppure qualche libro di qualche santone indiano. Per dire, ero arrivato a cercare anche Fabio Volo. Estrema necessità di filosofia per parrucchiere. E invece ho preso "Giallo Su Giallo" di Mura (Feltrinelli, molto carino), che non ha tra le sue pagine nessun consiglio strategico. Peccato.

 

Le fulminanti idee di Franz ( aggiornato alle ore 12.00 del 3 maggio)

– il nome del mio futuro cane: Il Figlio Segreto del generale Buendia

– una grande idea per un racconto in cui Topolino deve risolvere un triplice omicidio, con l’aiuto di Pippo che però non riesce a smettere di bere. Minnie è scappata con un’altra topa, e Topolino prende un sacco di benzodiazepine per stare calmo. Basettoni nel frattempo viene scoperto con un suo agente sotto la doccia. Gamba di Legno e Trudi, messi alle strette dal nostro topo, fanno ritorno a Bitonto, da dove, con un gommone, salpano alla volta della Macedonia.

– Una nuova linea di abbigliamento, con la mia faccia come logo

– la nuova pubblicità dell’Anitra WC, con Travolta e tutto il cast di Pulp Fiction. La canzone è di Nancy Sinatra (These boots are made for walking), e tutti cantano con lo scopetto del cesso a mo’ di microfono. Poi Uma e John si spalmano a vicenda il nuovo Anitra WC freschezza Boreale sul petto. Una improvvisa doccia li lava e li rende brillanti. La canzone sfuma, e un piano largo d’inquadratura si allontana dal set. Sul finire una voce fuoricampo (preferibilmente il doppiatore di Tinozzo, NCSI) proclama: " lo Sporco Pulp non ha più fiction con la freschezza Boreale. E ogni tazza è Travolta da Anitra".

– riproporre il giovedì mussoliniano: tutti a casa e i bambini a ginnastica.

– Fondare un quotidiano. Titolo: "Espressione". Farlo pagare cinque euro, fare il botto, scappare con l’incasso in Tibet, e aprire un bordello sotto la città santa. (potrebbe chiamarsi La Dai Dama).

Le ricette di Padre Frenkie: Insalata di Teste di Cazzo alla Livornese

A uno potrebbe non piacere il Franz. Che ne so, magari gli stanno sulle palle quelli con i peli sul petto. Oppure lo infastidiscono gli occhi marroni. O è terrorizzato dal naso a canappia. E alla fine il mondo è bello perchè è vario. C’è gente che fa l’amore con le candele di cera, c’è gente che tiene in casa i ragni; c’è gente che strippa per le minimoto. Insomma, di gente ce n’è davvero tanta. E ognuno ha il sacrosanto diritto illuminista di fare quel cazzo che gli pare nel rispetto di alcune semplici regole, arbitrariamente gestite da altra gente. Io, ad esempio, ho il disagio che mi sale ogni volta che ho a che fare con la "bella gente". Non mi intaso il naso con le polveri sottili, non guido potenti cabrio, non ho interesse per la manovalanza del pompino che assedia i posti "in" con corpetti aderenti e tanga a stringa ( e va anche detto che io non interesso assolutamente a loro: forse non mi vedono nemmeno). Che poi son gusti. Bisogna purtroppo notare, che in parallelo sono un grande appassionato del bello, del ben servito, del gustoso e della comodità. Un bel paradosso: spesso mi piacciono davvero i posti "okkei", ma non la gente "in". E, quasi per ripicca, odio i posti "out" ma godo nel perdermi a parlare con la gente fuori posto. E son gusti, non me ne volere. Però in questi tre giorni di Versilia, che è un posto in pieno di gente okkei che fa cose cool, ho avuto la mia piccola, spassionata dose di "vita vera" grazie a un gruppo di saggi e consumati travet del Privee. Ti farò una cronaca, nel modo più oggettivo possibile, perchè anche tu possa godere di quanto ho visto.

Abbiamo provato ad entrare al Twiga, che è IL posto IN del Momento. E in effetti siamo anche entrati, ma fino al parcheggio (che non ti puoi rendere conto di quante Ferrari, Carrera, Diablo, sembrava di essere alla MilleMiglia). Però siamo arrivati solo al parcheggio. Niente serata in, siamo rimasti out, e dato che faceva cool siamo tornati in house. Allora ci abbiamo riprovato la sera dopo. Ma non siamo arrivati fino al Twiga perche il Presidente ha visto molta Fwiga in un altro posto. Oh yeah, allora tutti dentro, insieme a molte camicie su misura, scarpe con le molle, tanga a filo interdentale e una carestia di reggiseni ( sono out, dicono). Gran giro di blender, con rhum come se piovesse, e via nelle danze. Stanchi del tanto ballare (quasi dieci minuti) ci siamo rifugiati negli abbondanti tavoli esterni, che danno sulla passeggiata. E qui grazie a una sapiente ricetta di sicuro successo, abbiamo finalmente visto qualcosa di interessante.

Ricetta dei Rissosi alla Toscana (Insalatona di Teste di Cazzo)

Ingredienti:

Gruppo di toscani-romani molto "in". Almeno dieci o dodici, fate voi.

Gruppo di palermitani. Anche qui il numero è a vostra discrezione. Ricordatevi di far indossare a uno la felpa rosa del Palermo (con scritto "Palermo", ovviamente)

Molto Alcool

Cocaina come se piovesse.

Suppellettili e strumenti vari ( a vostra scelta).

Esecuzione (dalle 2 alle 3 ore)

Prendete i toscani-romani e immergeteli in alcool per almeno un paio d’ore. Una volta verificato che sono ubriachi fradici, impanateli con un pugno di cocaina e lasciateli raffreddare fuori dal locale "in". Prendete i palermitani e metteteli vicino ai toscani-romani, bagnando ancora con un po’ d’alcool per amalgamare. Di seguito distribuite i suppellettili scelti vicino al gruppo: che so, una spranga vicino a un romano, due sedie vicino a un palermitano, e così via. In poco tempo vedrete la reazione chimica avere effetto. I due gruppi si pesteranno alla grande. Per degustarli al sangue, lasciateli più tempo. Quando vi sembrano cotti, chiamate la Polizia. Ricetta molto costosa, soprattutto per i suppellettili, ma di sicuro effetto per stupire i vostri amici.

Ah, se ci scappa il morto, non vi preoccupate, di questa gente ne abbiamo da vendere. Per avere più effetto potete aggiungere qualche figa di legno e qualche "miss Palo in Culo" come decorazione del piatto. Vi consiglio di evitare di condire il tutto con i buttafuori di colore, che ammazzano il sapore.

[fortunatamente ho buone possibilità di stare sul cazzo quasi a tutti quelli IN]

The bridge is on

Allora dottore, che cosa ho di così preoccupante?

Allora?

Così mi preoccupa, davvero..

E’ grave…

Ma risolvibile.

Lei non è ipocondriaco.

Ah, beh, se è per quello ne ero certo. E’ da un pezzo che dico a tutti che il dolorino al ginocchio…

Mi lasci finire.

Si prego

Lei è ipocondriaco e pessimista.

Morirò vero?

No, purtroppo per lei no.

Ah, quindi morirò…

Ho detto di no. Ma dobbiamo curarci.

Qui non si fuma, spegna quella sigaretta.

Nemmeno un paio di tiri?

Spenga e mi stia ad ascoltare. Vuole qualcosa da bere?

Magari…

Dica

Del rhum, liscio. Magari una bottiglia

Un bicchierone?

….

Un blender?

Due dita?

Un caffè corto e non ne parliamo più.

Bene, vada per il caffè corto.

Ci sono rimedi?

Lei si rende conto del suo pessimismo?

In che senso?

Beh, forse, ma non è un problema. Morirò?

Eh, se non morirò, mi lasci dire che non è un problema.

Magari mi prendo un paio di giorni di pausa….

Magari…

Ma lei non mi abbandonerà vero?

Perchè quel dolorino al gomito mi lascia davvero perplesso.

Okkei okkei, esco da solo. Poi magari ci sentiamo per quella tossettina dubbia…

buon ponte dottore!

La Passata parte Prima

Siccome che (si noti per cortesia il forte inizio pugliese) sono accadute delle cose che non accadono spesso, e anzi dei veri e propri eventi straordinari, e siccome che io sono in un periodo in cui sto lavorando a un grande progetto ( che fa molto chic) e di conseguenza sono delicato e sensibile, e siccome che i miei psicologi di fiducia sono ormai fissi sul suolo inglese, ho deciso di fare uso del Bradipo. Che l’Inter abbia vinto lo scudetto, ai più non interesserà molto. Tolti gli interisti, gli altri sanno che si tratta di un fenomeno simile alla cometa di Hurdsonwetal. (mai sentita? appunto) Ma a questo va aggiunto che sabato sera, durante la festa degli Opposti Concordi a Lambrate (fa molto figo andare a una festa degli OppostiConcordi, quindi ci tengo a rimarcar che io c’ero), ho avuto riprova che Sabino è fidanzato con una ragazza normale. Che a tutti quelli che non sono interisti e che non sono amici di Sabino non è che gliene freghi un cazzo, però a me si. Nella frase Sabino è fidanzato con una ragazza normale si nascondono diversi figure retoriche: sabino è fidanzato, un’ossimoro ancora più bello di ghiaccio bollente,  e sabino+ragazza+normale, che è un ottimo esempio di antitesi e adynaton. Si noti anche che la suddetta è anche definibile come Bona,  e perdipiù è alta come lui. Ecco, aggiungendo la pioggia di rane, che aspetto come imminente, siamo agli sgoccioli dell’apocalisse. Sicchè il mio lavoro al grande progetto deve parecchio velocizzarsi, per arrivare alla distruzione del mondo con tutto finito e pronto.

Di cosa si tratti è presto detto: una  nuova raccolta di racconti (dire la prima faceva così sfigato… ma è una piccola bugia). E qui, del facile umorismo tipico degli uomini pochi ( portatori di pochezza) non parlerò, con superiorità. Soggetto di tale opera è la cosa di cui mi viene meglio parlare: me medesimo. Nel difficile ruolo di voce narrante ho pensato a me medesimo. L’argomento, ovvero me medesimo, sembra facile (e sticazzi, direte), ma è spinoso. Mettere me medesimo davanti a me medesimo sta portando a piccoli problemi quotidiani: improvvisi attacchi di pianto, tremolio della mano sinistra, spassosi episodi di catatonia, e parecchi dubbi.

L’opera, di spessore pari a una decina di pagine, pennellerà in dieci racconti altrettanti momenti della spassosa e frizzante vita dell’autore. Il titolo, che l’autore vorrebbe fosse "Me Medesimo", non è ancora stato deciso.

Tale impegno letterario compromette le mie numerose serate fashion ( tipo che il mercoledì non mi vedrete più sul divano spanzato a guardare mia moglie che guarda CSI), ma è il duro prezzo da pagare alla letteratura.

Se un primo racconto si può definire come concluso, ho intrapreso il difficile passo del secondo brano, dove idealmente racconto del protagonista, (me medesimo, dio quanto mi piace l’espressione me medesimo) alle prese con la scoperta dell’ammmmore.  E questo provoca le famose crisi di pianto, l’inaspettata allegria e la catatonia.

E per questo apro oggi la sezione che tanto avrei voluto chiamare Me Medesimo, ma che il Direttore Marketing ha voluto chiamare Passata e Presenta, in cui terrò aggiornato me stesso su come me medesimo sta procedendo con il libro sulla mia persona. Daltronde un blog serve a mettere in comunicazione le persone. Ecco creato il primo network tra me, medesimo, e la mia persona.

Dato che la vostra attenzione ormai sarà scemata, e state già pensando di tornare sul vostro blog preferito o sul sito porno consigliato dall’Elegante, quivi pongo fine.

Ma presto, molto presto, dell’annosa questione dell’ammmmore tornerò a parlare.

Cantiere a Lambrate, mezzanotte passata da un pezzo, il Franz apostrofa la nuova fidanzata di Sabino, Simona con una calda battuta:

"E’ ovvio che ti sei rifatta il naso!?"

Simona: "No, il naso no, ma le tette si"

Franz (che tante volte, ma tante, è molto meglio stare zitti cazzo di budda): "ah ah, figurarsi"

La scena si chiude con un violento sventolio di un importante, quanto plastico, apparato mammario sotto il naso di me medesimo. Grande presenza di spirito, voi direte. Grande presenza, direi io ( o me medesimo).

 

Me first and the Gimme Gimmies

Rispondo così alla diaspora sulla musica e sui suoi più grandi interpreti, apertasi in quel di Marina di Massa con protagonisti indiscussi l’Elegante e lo Ignorante. Dalla migliore tradizione punk uno dei più grandi ensamble di tutti i tempi: qui i Gimme Gimmies sono alle prese con una festa per la circoncisione di un ragazzino. (adesso poi che ho scoperto il giochino di youtube…)

Salone del Design -guida ragionata al lavoro dei tuoi sogni

Il nostro viaggio all’interno del Salone del Design oggi strizza l’occhio ai più giovani, e in particolare a coloro che cercano una occupazione in uno dei settori più stabili dell’economia italiana. Con esportazioni in crescita continua, vendite nazionali ai massimi storici, il design (leggi il mercato della credenza) occupa moltissime risorse, specialmente nel nord della nostra soleggiata e splendida penisola. Delineiamo quindi insieme alcune delle figure professionali più caratteristiche del settore, con qualche suggerimento pratico per conquistare il lavoro perfetto.
 
Pierre:
è d’obbligo iniziare dal Pierre, che nella lunga catena alimentare del design e della moda occupa talvolta un ruolo centrale. Il ruolo può essere ricoperto da ambosessi, ma si assiste a una sempre maggior presenza del gentil sesso nelle file di categoria. Sostanzialmente il/la Pierre fa le Pubbliche Relazioni per qualcuno/qualcosa. Non sono richiesti studi specifici, se non una approfondita conoscenza della vita. Orari di lavoro molto flessibili, e futuro completamente incerto, lo rendono un lavoro ideale per persone brave a riciclarsi.
 
Addetto/a Stampa:
Ultimo animale della catena alimentare in quasi tutti i settori, l’addetto stampa è colui che produce fotocopie e ritagli per i pomposi manager del marketing. Il mercato richiede studi umanistici, lauree con massimi dei voti, e stage gratuiti, ma in verità basterebbe aver visto qualche puntata di Art Attack. Ci vuole una certa manualità anche con il fax, perchè i comunicati stampa (mandati a milioni, spesso per comunicare notizie irrilevanti o fregnacce) passano da un fax all’altro. Con i continui tagli al personale, che per prime hanno colpito le care vecchie segretarie, l’addetto stampa si sta trasformando in un segretario e responsabile della cancelleria.
 
Marketing Manager:
nei paesi anglofoni c’è la splendida espressione number Cruncher (sgranocchiatore di numeri) che rende perfettamente l’idea su cosa faccia il marketing manager. L’Italia è uno dei cinque paesi, insieme a San Marino, lo Stato Vaticano, il Principato di Monaco e la Svizzera Italiana, dove il marketing manager è un ruolo molto figo. Capacità di mediazione, e ottime possibilità di riciclo sono caratteristiche non ricercate ma fondamentali. In pratica, questo moderno paggio del capitale deve esser in grado di dire quello che pensa facendo sembrare che sia stato pensato dal capo, e poi deve fare in modo che il capo se ne convinca. Per il ruolo è richiesta una laurea + uno degli altisonanti master internazionali. Dopo un paio di anni di stages e di juniorato ( la pratica di vessazione per cui uno che ha iniziato è definito junior, con relative sodomie da parte dei colleghi) si può sperare di arrivare in una buona posizione. Trattandosi di una posizione percepita come cool dalle giovani leve, lo stipendio medio è in forte ribasso, ma dopotutto non si fa mica solo per i soldi.
 
Direttore Commerciale / venditore.
 
per un prodotto come il mobile, frutto del design, il venditore ha un ruolo talvolta marginale. Nel senso che, per vendere la famosa sedia a forma di vulva, scomoda e realizzata con materiali tossici, non basterebbe il miglior venditore del mondo. Trattandosi però di un prodotto artistico, tale oggetto si vende da solo, per osmosi commerciale. Il venditore, qui perde la sua importante creatività e diviene esecutore di ordini. Essendo gran parte delle unità produttive tra il Veneto e la Brianza, la maggior parte di tali figure proviene da queste amene vallate. Si tollerano quindi jeans multicolore, occhiali quadrati con montatura bianca, ambiziose macchine ultraccessoriate, e partite iva insabbiate con abili commercialisti. Lavoro consigliato a chi vuole guadagnare guidando ed è stato respinto al concorso per autisti ATM. Il nostro desiderio di anglofonia ha creato profili professionali totalmente inventati: field sale manager, Area manager, Channel Manager, Multivendor Manager. In pratica, tutti vendono a tutti.
 
Il Proprietario:
 
Per fare il proprietario di una azienda del settore, bisogna essere figli di un proprietario o mariti/mogli di un proprietario o di un suo famigliare. Il proprietario non è un lavoro, è una casta sociale. Il lavoro, per questi moderni feudatari, non finisce mai. Costretti dalla posizione a mettere in gioco anche la vita, corrono a bordo di sontuosi santuari della radica tra la Brianza e il resto del Mondo, ossessionati dalle tasse e dalla Guardia di Finanza. Per fare il proprietario spesso è necessario seguire una dieta speciale, a base di cocaina e superalcolici. Per fare questo lavoro sono necessari studi specifici, solitamente perpetrati attraverso il praticantato: il padre di ogni proprietario è tenuto alla formazione del nuovo rampollo, che lentamente verrà a conoscenza di tutti i fondamenti di questa casta ( mai motori diesel, e sempre di cilindrata superiore ai 5000, ad esempio). Buon per te se riesci a farlo.
 
Il DESIGNER:
 
Ecco colui che domina incontrastato la catena alimentare del design. Come lo squalo nei mari, come il leone nella savana, come Moira Orfei al circo, il designer è l’apice della catena, il vertice della piramide e ovviamente una delle posizioni più ambite. La nascita di questo profilo professionale è abbastanza recente, e deve le sue radici alla ricerca e alla sperimentazione. Se pensate a Renzo Piano o a Le Corbusier, siete fuori strada. In questo mercato è richiesta gente in grado di : "rivoluzionare la percezione dell’oggetto, controbilanciare gli elementi, sfidare la gravità". In pratica, essendo la sedia, intesa come oggetto su cui sedersi, una cosa già fatta e strafatta, il designer toglierà lo schienale, taglierà i braccioli, scolpirà la seduta per renderla un oggetto di design. Il prossimo designer rimetterà lo schienale, appiattirà la seduta, riposizionerà i braccioli, per inventare la sedia. Sono richiesti studi specifici e faticosissimi, gavette infinite, e una fede simile a quella dei feddayn. La nostra comprensione a tutti coloro che passano le loro notti insonni per cercare di re interpretare il porta rotolo di carta da culo.
 
 
Va da se che profili come il Brand Manager, il Sales Analyst, il Sap Manager, l’Architetto, il programmatore CAD etc. etc.  sono molto ricercati, ma secondari (non prevedono ne gloria ne onore). In caso i vostri studi non fossero confacenti a nessuno dei profili sopra elencati vi rimangono due strade:
 
1) il Falegname, colui che manualmente taglia i braccioli della sedia. Appagante e sempre molto in voga.
 
2) Organizzatore di Eventi. La perfetta applicazione moderna della proprietà privata secondo i socialisti: vende spazi che non sono suoi, promuove organizzazioni di cui non fa parte, gestisce prodotti che non sono di sua competenza e coordina il tutto con sapiente strafottenza. Tale ruolo non prevede percorsi specifici di studio, anzi è il rifugio ideale di molti laureati incompiuti e diplomati a calci in culo. E’ necessario però possedere rombanti scooteroni ( diretta allusione alla necessità di mobilità estrema) e orologi appariscenti ( comprati dall’indiano sulla spiaggia in Sardegna, ma millantati come regali diretti per eventi passati). Termine massimo in una virtuale selezione del miglior event-manager è la capacità di abbaiare conoscenze ai vertici di numerose aziende. Ad esempio, dovrete imparare a dire che Giorgio, il vostro contatto in Armani, è molto contento del vostro lavoro, e Riccardo, in Illy è rimasto impressionato dal vostro operato. Andate allo stadio perché Moratti vi ha invitato, guidate una moto regalata dal signor Bertold Mochail Weber (BMW).  Silvio era un buon nome, ma ultimamente lo usano tutti, e si sta inflazionando.
Non stancatevi mai, sognate il lavoro della vostra vita, come il condannato che fuma l’ultima sigaretta.

Il Salone del Design – prove di giornalismo

Giornalismo creativo: copiate e incollate a vostro piacimento tra pezzo 1 e pezzo 2 per creare la vostra recensione ideale.

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Milano, gentili signori, vi attende per uno degli eventi più importanti dell’anno. Si apre, con la consueta dose di stravaganza e con una grande connotazione artistica la kermesse che coinvolge il presente e il futuro del design italiano. Una fitta rete di appuntamenti, dalle prime ore del mattino a tarda notte, dove i grandi nomi e le novità si fondono nel tessuto urbano creando quello che per molti esperti del settore è diventato l’evento più importante,ombelico del mondo del design ma non solo. Numerose le novità proposte, rivolte alla ricerca di nuovi materiali e alla sperimentazione. Da oggi Milano è capitale del design, e l’Amministrazione comunale ha messo a disposizione del vasto pubblico del salone e del fuori salone, una potenziata rete trasporti   a conferma della volontà di rimanere punto di riferimento per questo genere di appuntamenti. Guide cartacee, siti specializzati, e inserti nelle principali riviste, sono il passaparola per gli interessati, anche se è impossibile non accorgersi dell’impatto di questo evento sulla città.La pacifica invasione delle mucche in vetroresina, mostra itinerante di grande prestigio, è il primo segno della pace fatta tra Milano e il suo cuore fatto di moda e design. Diretto contatto con gli artisti e con i creativi sarà occasione per dialogo e confronto con le nuove generazioni. Una inaspettata storicità quest’anno, che renderà possibile la pacifica occupazione di alcuni luoghi storici, monumenti e musei, contaminati per una settimana dal moderno: la perfetta fusion  del futuro con il passato. Alcuni luoghi culto, come Via Tortona, diventeranno protagonisti del fuori salone, come moderne agorà che ospitano un mercato della creatività. Conivolti anche i piccoli artigiani milanesi, sempre più orientati ad abbracciare le nuove tendenze e vero serbatoio di infromazione per la lavorazione dei materiali. Il tutto con il patrocinio delle più prestigiose firme, che per una settimana da tutto il mondo arrivano nella loro capitale.

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Milano, gentili signori, vi attende per la consueta rassegna del design, momento in cui quelli che contano hanno un gran bel da fare per le loro pr, e quelli che non contano un cazzo hanno la percezione di essere messi al corrente di qualche cosa. Ci saranno molte feste esclusive, e i più fighi avranno qualche prezioso invito. La mia generazione, che è impegnata a sopravvivere, ma desidera fortemente due cose: diventare ricca e fare i soldi, sarà presente al gran completo, con la variegata fauna che da sempre la caratterizza. Caldeggiamo l’utilizzo di ciclomotori, un po’ demode’ magari, ma indispensabili visto che ci saranno quintali di lamiere e finti legni pregiati, sotto forma di suv e ammiraglie, parcheggiati un po’ dove cazzo capita. Essendo un evento riservato a quelli che contano, per tutti gli altri ci sono milioni di feste e cazzatuncole, dove sarà necessario presentarsi molto cool e decisamente originali. Pagherete i cocktail come sempre, e troverete ad attendervi donne bellissime, che non attendono voi ma chi i cocktails ce li ha gratis. Un esercito di pierre, palestrate, aspiranti veline, inspiranti veline, modelle, e più in generale vacche di ogni genere, ha già invaso la città confermando il connubio tra Milano e la vacuità dell’era moderna. Tutti gli studenti dello IED sono autorizzati a illudersi che non saranno mai manovalanza del design industriale, anzi in questa settimana possono anche parlare con qualche pippato che ha disegnato qualche sedia, a patto che dalla prossima settimana rientrino nei ranghi e continuino i loro stages gratuiti. Dato che in molte discoteche alla moda ci sono troppi terroni arricchiti (effetto collaterale del boom immobiliare e degli autonoleggi), alcuni eventi cool verranno fatti al Castello e in Piazza Mercanti, da dove le lapidi dei partigiani caduti potranno essere felicemente associate con qualche poltrona a forma di vulva e perchè no diventare comodi tavoli per una pippatina in compagnia. Caldeggiamo ai più disperati di portare il curriculum sempre in tasca quando passeggiano per via Tortona, dove parecchie eminenze grigie del settore amano tirar tardi. Alcuni casciavit rimarrano aperti, per provare a vendere qualche cosa, prima di chiudere definitivamente e vendere ai cinesi (ah, no questo è troppo! al massimo venderanno a un Call Center di Marocchini-perfettamente integrati-che pagano le multe). Il tutto con il patrocinio di diverse imprese, che per una settimana mandano i loro scagnozzi del marketing, qualche disegnatore, e molti pierre a Milano, un modo come un altro per spiare la concorrenza bevendo mojito.

Il Mio Programma:

su fuorisalone.it scarico la lista di cose appetitose. Qualche concerto, due o tre feste in cui provare ad imbucarmi. Devo ricordarmi di arginare le fantasie della Fede, che per il week end proverà a farci imbucare in un milione di feste. Con la Signora, da stasera, collauderemo ulteriormente il nostro sistema di imbucamento, che ci consente tra l’altro un gran risparmio di alimenti e alcool. Del vero e proprio design c’è poco da vedere, ma proveremo a scroccare un ingresso al salone, con una finta tessera dello IED.