Salone del Design -guida ragionata al lavoro dei tuoi sogni

Il nostro viaggio all’interno del Salone del Design oggi strizza l’occhio ai più giovani, e in particolare a coloro che cercano una occupazione in uno dei settori più stabili dell’economia italiana. Con esportazioni in crescita continua, vendite nazionali ai massimi storici, il design (leggi il mercato della credenza) occupa moltissime risorse, specialmente nel nord della nostra soleggiata e splendida penisola. Delineiamo quindi insieme alcune delle figure professionali più caratteristiche del settore, con qualche suggerimento pratico per conquistare il lavoro perfetto.
 
Pierre:
è d’obbligo iniziare dal Pierre, che nella lunga catena alimentare del design e della moda occupa talvolta un ruolo centrale. Il ruolo può essere ricoperto da ambosessi, ma si assiste a una sempre maggior presenza del gentil sesso nelle file di categoria. Sostanzialmente il/la Pierre fa le Pubbliche Relazioni per qualcuno/qualcosa. Non sono richiesti studi specifici, se non una approfondita conoscenza della vita. Orari di lavoro molto flessibili, e futuro completamente incerto, lo rendono un lavoro ideale per persone brave a riciclarsi.
 
Addetto/a Stampa:
Ultimo animale della catena alimentare in quasi tutti i settori, l’addetto stampa è colui che produce fotocopie e ritagli per i pomposi manager del marketing. Il mercato richiede studi umanistici, lauree con massimi dei voti, e stage gratuiti, ma in verità basterebbe aver visto qualche puntata di Art Attack. Ci vuole una certa manualità anche con il fax, perchè i comunicati stampa (mandati a milioni, spesso per comunicare notizie irrilevanti o fregnacce) passano da un fax all’altro. Con i continui tagli al personale, che per prime hanno colpito le care vecchie segretarie, l’addetto stampa si sta trasformando in un segretario e responsabile della cancelleria.
 
Marketing Manager:
nei paesi anglofoni c’è la splendida espressione number Cruncher (sgranocchiatore di numeri) che rende perfettamente l’idea su cosa faccia il marketing manager. L’Italia è uno dei cinque paesi, insieme a San Marino, lo Stato Vaticano, il Principato di Monaco e la Svizzera Italiana, dove il marketing manager è un ruolo molto figo. Capacità di mediazione, e ottime possibilità di riciclo sono caratteristiche non ricercate ma fondamentali. In pratica, questo moderno paggio del capitale deve esser in grado di dire quello che pensa facendo sembrare che sia stato pensato dal capo, e poi deve fare in modo che il capo se ne convinca. Per il ruolo è richiesta una laurea + uno degli altisonanti master internazionali. Dopo un paio di anni di stages e di juniorato ( la pratica di vessazione per cui uno che ha iniziato è definito junior, con relative sodomie da parte dei colleghi) si può sperare di arrivare in una buona posizione. Trattandosi di una posizione percepita come cool dalle giovani leve, lo stipendio medio è in forte ribasso, ma dopotutto non si fa mica solo per i soldi.
 
Direttore Commerciale / venditore.
 
per un prodotto come il mobile, frutto del design, il venditore ha un ruolo talvolta marginale. Nel senso che, per vendere la famosa sedia a forma di vulva, scomoda e realizzata con materiali tossici, non basterebbe il miglior venditore del mondo. Trattandosi però di un prodotto artistico, tale oggetto si vende da solo, per osmosi commerciale. Il venditore, qui perde la sua importante creatività e diviene esecutore di ordini. Essendo gran parte delle unità produttive tra il Veneto e la Brianza, la maggior parte di tali figure proviene da queste amene vallate. Si tollerano quindi jeans multicolore, occhiali quadrati con montatura bianca, ambiziose macchine ultraccessoriate, e partite iva insabbiate con abili commercialisti. Lavoro consigliato a chi vuole guadagnare guidando ed è stato respinto al concorso per autisti ATM. Il nostro desiderio di anglofonia ha creato profili professionali totalmente inventati: field sale manager, Area manager, Channel Manager, Multivendor Manager. In pratica, tutti vendono a tutti.
 
Il Proprietario:
 
Per fare il proprietario di una azienda del settore, bisogna essere figli di un proprietario o mariti/mogli di un proprietario o di un suo famigliare. Il proprietario non è un lavoro, è una casta sociale. Il lavoro, per questi moderni feudatari, non finisce mai. Costretti dalla posizione a mettere in gioco anche la vita, corrono a bordo di sontuosi santuari della radica tra la Brianza e il resto del Mondo, ossessionati dalle tasse e dalla Guardia di Finanza. Per fare il proprietario spesso è necessario seguire una dieta speciale, a base di cocaina e superalcolici. Per fare questo lavoro sono necessari studi specifici, solitamente perpetrati attraverso il praticantato: il padre di ogni proprietario è tenuto alla formazione del nuovo rampollo, che lentamente verrà a conoscenza di tutti i fondamenti di questa casta ( mai motori diesel, e sempre di cilindrata superiore ai 5000, ad esempio). Buon per te se riesci a farlo.
 
Il DESIGNER:
 
Ecco colui che domina incontrastato la catena alimentare del design. Come lo squalo nei mari, come il leone nella savana, come Moira Orfei al circo, il designer è l’apice della catena, il vertice della piramide e ovviamente una delle posizioni più ambite. La nascita di questo profilo professionale è abbastanza recente, e deve le sue radici alla ricerca e alla sperimentazione. Se pensate a Renzo Piano o a Le Corbusier, siete fuori strada. In questo mercato è richiesta gente in grado di : "rivoluzionare la percezione dell’oggetto, controbilanciare gli elementi, sfidare la gravità". In pratica, essendo la sedia, intesa come oggetto su cui sedersi, una cosa già fatta e strafatta, il designer toglierà lo schienale, taglierà i braccioli, scolpirà la seduta per renderla un oggetto di design. Il prossimo designer rimetterà lo schienale, appiattirà la seduta, riposizionerà i braccioli, per inventare la sedia. Sono richiesti studi specifici e faticosissimi, gavette infinite, e una fede simile a quella dei feddayn. La nostra comprensione a tutti coloro che passano le loro notti insonni per cercare di re interpretare il porta rotolo di carta da culo.
 
 
Va da se che profili come il Brand Manager, il Sales Analyst, il Sap Manager, l’Architetto, il programmatore CAD etc. etc.  sono molto ricercati, ma secondari (non prevedono ne gloria ne onore). In caso i vostri studi non fossero confacenti a nessuno dei profili sopra elencati vi rimangono due strade:
 
1) il Falegname, colui che manualmente taglia i braccioli della sedia. Appagante e sempre molto in voga.
 
2) Organizzatore di Eventi. La perfetta applicazione moderna della proprietà privata secondo i socialisti: vende spazi che non sono suoi, promuove organizzazioni di cui non fa parte, gestisce prodotti che non sono di sua competenza e coordina il tutto con sapiente strafottenza. Tale ruolo non prevede percorsi specifici di studio, anzi è il rifugio ideale di molti laureati incompiuti e diplomati a calci in culo. E’ necessario però possedere rombanti scooteroni ( diretta allusione alla necessità di mobilità estrema) e orologi appariscenti ( comprati dall’indiano sulla spiaggia in Sardegna, ma millantati come regali diretti per eventi passati). Termine massimo in una virtuale selezione del miglior event-manager è la capacità di abbaiare conoscenze ai vertici di numerose aziende. Ad esempio, dovrete imparare a dire che Giorgio, il vostro contatto in Armani, è molto contento del vostro lavoro, e Riccardo, in Illy è rimasto impressionato dal vostro operato. Andate allo stadio perché Moratti vi ha invitato, guidate una moto regalata dal signor Bertold Mochail Weber (BMW).  Silvio era un buon nome, ma ultimamente lo usano tutti, e si sta inflazionando.
Non stancatevi mai, sognate il lavoro della vostra vita, come il condannato che fuma l’ultima sigaretta.

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