Onion Rings al Mc Drive e altri incubi metropolitani

 

Qui si affrontano tematiche di un certo spessore. Addirittura abbiamo sospettato per qualche istante di essere un sito intelligente, ma la tesi è stata subitamente accantonata per un più frizzante e definitivo: siamo un blog molto trendy. Dico siamo per due ragioni. Primariamente perchè sono abitato da diversi anni da numerosi nani, che siedono nel Gran Consiglio del mio Cervello, secondariamente perchè questo posto non esisterebbe se non per i grandi personaggi che lo popolano. Nel caso specifico oggi vantiamo due importantissimi nuovi acquisti: il cugino indiano di Olmo (c’è fantasia, tra di noiii) e il sosia di Ronald Mc Donald. Entrambi sono frutto delle illuminate visioni della Dottoressa Fussenbauer, che nell’etica multirazziale fonda il suo credo fascista. Il cugino indiano di Olmo ha un nome impronunciabile, un pronunciato odore di cipolla soffritta e sudore da Gattuso al 90′; veste molto casual, se la canotta può essere considerata casual, e parla un minimo inglese fatto di frasi tronche che termina sempre con ampi sorrisi. Il suo ruolo non è ancora ben definito, anche se tutti sanno che lo teniamo solo per avere un negro tra le nostre fila e poterlo dire in giro.

Preside: " Eh, poi non abbiamo assunto anche un giovane e promettente indiano. Siamo o non siamo politically correct?"

Amministratore Delegato della Concorrenza:" Beh, devo ammettere che siete avanti: noi al massimo assumiamo due o tre veneti all’anno, con tutte le problematiche che comportano".

Secondo AD di una terza società: " Ma non sporcano?"

ADC:"Cosa? I veneti?"

SADTS:"Eh. Ho sentito che sono anche pericolosi".

P:"Ma fatevi un indiano,ragazzi. E’ il trend dell’anno"

La sua imponente capigliatura nero corvino stride con il piccolo corpo agile e scattante, anche se il bananone ha sempre il suo porco perchè. Il suo fascino non sfugge alle giovani galline, che in piccoli capannelli fantasticano sul kamasutra. Affabile, gentile, educato e simpatico, anche se fisicamente non fa nulla è contemplato tra i costi d’arredamento. Al solito, durante un pranzo di cordialità tra colleghi, nel quale lo ho visto con i miei occhi mangiare gli spaghetti con la maionese, abbiamo riflettuto a fondo sul problema della povertà in India, concludendo che un paio di sacchetti di vestiti usati sarebbero stati più che sufficienti per liberarci la coscienza. Io ho contribuito con una vecchia maglietta aziendale, che mi era già arrivata di seconda mano. E sono diversi giorni che lo vedo saltellare in giro con la mia maglietta. Non avremmo risolto il problema della povertà in India, ma abbiamo risolto almeno in parte il problema della pestilenziale ascella indiana in Italia.

Il sosia di Ronald Mc. Donald è, giustappunto, il sosia di Ronald Mc. Donald. Essendo centro europeo si sente autorizzato a vestire tutti i capi d’abbigliamento più improbabili che reperisce sul mercato. La tenuta di oggi prevede: sandalo Brikkenstock verde, pantalone di tela a scacchi gialli e verdi, ampia camicia di lino con scollo a V e cordini stile rivoluzionario zapatista. Quello che suscita la mia ammirazione è il connubio tra una lucida pelata centrale e un ostinato riccio laterale, lasciato crescere in sfida ai luoghi comuni. E’ un creativo, e come tale segue una ferrea vita fatta di un paio d’ore d’ufficio e tonnellate di canne fino a stordirsi. Un fastidioso inconveniente lo ha bloccato al Mc Donald di Corso Venezia, dove hanno iniziato a farsi le foto con lui e un dipendente filippino gli ha chiesto anche l’autografo sulla schiena. Il suo inglese prevede un vocabolario ricco di parolacce e termini cool: probabilmente un pizzaiolo italo-americano di Little Italy parla meglio. Rimarrà con noi fino al definitivo passaggio della legge sul Circo, poi lo dovremo ridare a qualche associazione animalista.

Per non saper ne leggere ne tantomeno scrivere, mi porto in giro il cugino indiano di Olmo, che funge da dissuasore mobile per gli importunatori da corridoio, terrorizzati dal funesto odore. Non trovo nessu utilizzo per Ronald, ma confido nel tempo che passa a rallentatore

Sento la nostalgia del brasato

Sento il disperato bisogno di consumare del tempo nella intricata attività di rosolare al sole cocente, seminudo, con il sale nei capelli. Sento la forte necessità di abbandonare la sveglia e le scarpe, guidare la Kaffettiera senza la fretta disperata del mattino lombardo, trovando negli specchietti il brullo paesaggio lunare delle colline sarde. Sento imminente il cedimento di nervi e ossa, consumo questi giorni nella pianificazione dettagliata di alcuni elementi che rendono la vacanza una vacanza.
Professionalmente mi dissanguo per comunicare che ovviamente non spegnerò mai il cellulare, e tutte le sere leggerò la posta, ma diffondo un messaggio subliminale di automotivazione tale per cui desidero rendere consapevoli tutti i colleghi che il mio parere o il mio contributo sono totalmente inutili.
Meccanicamente curo la Kaffettiera Panzer occupandomi di ogni singola vite, per garantirmi le necessarie capacità motorie casa-spiaggia-casa.
A livello più generale, mi preparo psicologicamente all’orda di fastidiosi giovani con camicia bianca aderente, Morellato argento al collo, cabrio lavata quotidianamente, che riempiono le coste sarde armati di Gazzetta e olio auto abbronzante da 25 euro.
Da lettore ho alcune sfide estive che spingono con forza per trovare un prezioso posto nel bauletto insieme a due paia di mutande e un pareo con le tartarughe. Prima tra tutti la Bucciarelli, che con il suo tomo ambientato in quel di Forlanini, deve per forza di cose essere letta. la Vargas, perchè mi manca solo uno dei suoi libri per poter dire che tutto quello che ha scritto mi ha annoiato a morte. La Mazzantini ha già passato il suo Zorro dal comodino alla libreria, troppo bello e tutto in una sera, come Seta di Baricco o la lunga notte di Galvan di Pennac. Sono quei libri che speri sempre non finiscano, e si consumano velocemente sotto gli occhi, senza pietà. Ho in ballo proprio in questi giorni il secondo di Tusset, quello del meglio che possa accadere a una brioches. Se nel suo primo era stato la rivelazione spagnola, divertente e completo, Nel Nome Del Porco mi ha già stancato a pagina 60. Ma lo devo finire. Poi c’è da leggere Ada Merini, che scorre via come un buon bicchiere di vino, e che da forza alla mia tesi che a Milano la poesia sia mestiere difficile, reso ancora più ostico dalla città stessa. Montale mi aspetta in tutto il suo splendore, un’edizione con commenti e studi sintattici, roba da Lettere Moderne. Ho letto l’introduzione e ho capito 12 parole su 40, però fa molto figo leggerlo.
L’operazione Ipod è molto più delicata e prevede l’aggiornamento di alcuni settori: Aretha e Frank, ma anche un Jefferson Airplane d’epoca e due o tre Punkorama per i momenti di sconforto. Dato il mio elevato livello tecnologico, l’aggeggio deve considerarsi già fortunato per essere ricaricato.
Nella lista rimaneva il capitolo "tomar el pelo", risolto con il solito viaggio alla scoperta dell’universo dei parrucchieri frociazzi che impestano il centro; poi c’era la nota dolente a riguardo dell’acquisto di un materassino per le dodici ore in notturna di traghetto. Di comune accordo con il mio compagno di viaggio abbiamo optato per l’investimento della cifra pattuita in rhum. Meno plastica, più allucinazioni da mareggiata.
Il pensiero di poter fare colazione con le palle all’aria, coperte da un pareo con le tartarughe, immerso nella lettura dell’Unione Sarda, facendo durare una sigaretta un quarto d’ora, mi motiva inaspettatamente ad arrivare alla fine del mese senza compiere omicidi.
Avrei voluto parlarvi del parrucchiere ricchione e geometrico, avrei voluto approfondire l’appassionante discussione cosmopolita, avrei voluto fare la recensione di Zorro della Mazzantini, ma tutte queste cose richiedevano immensa fatica, che oggi dedico a dissimulare il mio continuo addormentarmi in sala riunioni.
 
Ci vediamo al Den, dove per essere sportivo fino in fondo, comprerò una nuova tavola all’insaputa della Signora, che tanto non arriva mai alla fine dei post.
(ti amo anche per questo).
 
A presto, ammesso che il condizionatore continui a funzionare. Altrimenti addio, bevete in mio nome.
(e predicate il canuzzo, come da immagine)

Cocoon City

Milano a Luglio è la città più bella del mondo. Milano a luglio è la città più infame del mondo. Milano, che a Luglio butta fuori tutto il suo squallore, è la città della domenica deserta, che sono tutti in coda al mare, dell’asfalto che si buca, che se ci metti la moto alle due alle sette è impossibile spostarla. Milano ha le piscine piene di gente, per tornare lunedì con un po’ di colore in faccia. Milano è provincia peruviana nei parchi, colonne di fumo e braciole abbrustolite sotto il sole. Milano al tramonto, che fa fuoco nel cielo, è ancora tutta vuota. Che il commesso del videonoleggio ti saluta, perchè sei la seconda anima che vede oggi. A Milano a luglio rimangono quelli che la seconda casa non ce l’hanno. Sono due generazioni che riempiono l’Idroscalo, cinquant’anni che ci pisciano dentro. Porta Romana è deserta, abbandonata dai suoi ricchi condomini. Ci sono i ragazzi dell’ambulanza, mi ricordo che il tempo non passava più e dimagrivi dentro l’acrilico traspirante. Il venerdì di luglio è più onesto degli altri: ci si ritrova tutti insieme, senza nemmeno dirselo, in due o tre posti. Uniti si sopravvive. Ci sono i ragazzi dell’hinterland, della provincia, una calata di aspettative non corrisposte: Milano è una città che se la tira. Alle tre e mezza di mattina ci sono solo gli scarafaggi che ti aspettano a casa, perchè Suor Letizia è clemente e non li vuole proprio uccidere. E’ da Pillitteri in poi che ne facciamo una questione di igene, ma c’è sempre qualche insetto peggiore da debellare: la disoccupazione, gli immigrati, gli abusivi e i rom. C’è la mostra dei culattoni, cancellata, che si trasforma, neanche a dirlo, in una inculata. Vogliamo fare la metropoli, assomigliamo sempre di più a una parrocchia. Ci sono le statue di Botero, in giro per il centro, mentre con Ale camminiamo insieme alle commesse in pausa, la magliettina nera di Max&Co che cade perfetta. Un’insalata dieci euro, molti russi che bevono improbabili cappuccini alla cannella. Un caffè da Cova, con i boys che aspettano le loro tardone. Sai di avere voglia di partire, ma sai anche che Milano ti aspetterà, senza mai cambiare troppo. Ci sono i terrazzi di corso Venezia con i loro alberi, ci sono i giardini Montanelli, che lui ti aspetta lì davanti a ricordarti che Milano ha avuto un passato da ricordare. Ci sono i nostri padri, i nostri nonni, che hanno visto crescere le loro case e adesso vedono crescere ospizi e case di cura, come funghi di cemento e razionalità. Nessuno a Milano fa bambini. Costano, i bambini. Costano soldi, e tutti vogliamo più soldi, e costano tempo, che ce lo rubano le miracolose aziende che dietro i palazzi di vetro sembrano poter decidere le sorti del centro. Linate è piena, una zuppa di esseri umani e kerosene. Ci vogliono venti minuti di macchina per fare il giro della Falck, che è dal 1906 che fa assomigliare la periferia a una Russia molto calda e poco accogliente. Milano respira, c’è chi dice che agonizza, per me è troppo vecchia per morire di noia. Ci cammino, in tutto questo squallido stupendo asfalto, e mi sento a casa.

Gotta Cathc’em All, Shitty Bastards

Giro con una bottiglia di the freddo al limone marca scadente, sapore approssimativamente molto vicino allo Svelto Sgrassa e Profuma, come fosse la mia coperta di Linus. E’ un tranquillo venerdì di paura, qui sul fronte occidentale. Del luglio umido impossibile con cui siamo cresciuti non c’è più traccia alcuna. Un fresco sole primaverile, qualche nuvola, e due cristiani che asfaltano un metro di strada chiusa dove nessuno mai passerà. Ogni tanto tiro una succhiata meccanica alla bottiglietta, l’attesa mi consuma più del cambiamento. Irreale silenzio interrotto dal picchiettare sulle tastiere, il Pollaio è dimezzato dalle ferie, dai week end lunghi e dalle settimane corte. Contro ogni aspettativa, ci sono discrete possibilità di arrivare vivi a domani per molti di noi. Arrotolo il tabacco nella cartina rimanendo incollato alla finestra, come una vecchietta che aspetta. La dottoressa Fussenbauer mi passa di fianco, con un improbabile sandaletto hippy che rivela la caviglia da maiale d’allevamento. I piedi delle donne sono uno dei miei principali problemi estivi. Calli, unghie dipinte di colori degni di puttane grasse di provincia, caviglie grosse e gonfiate dalla pillola, cerottini, dita mozze, un campionario incredibile del brutto che offende. Profuma di Conad, di qualche profumo troppo fruttato per essere buono. Non riesco a capire che frutto sia, ma ricorda i locali dove si balla latino americano e si bevono miscugli preparati da baristi che del sudamerica hanno visto solo il Valtur Costa Real. Passion fruit, mango, forse. Urtante, come il latino-americano. Mi saluta e ricambio, sempre incollato al vetro. Ciuccio ancora un sorso di Svelto al Limone, accendo la sigaretta. Sembro un padre fuori da una sala parto, solo che non è la mia creatura. Quando succederà sono certo di svenire piangendo con largo anticipo. Passano due misteriosi ingegneri americani che parlano perennemente sottovoce tra di loro. Nella loro settimana di permaneza mi sono convinto che si tratti di una coppia di ispettori della Polizia di Orlando. Mi stanno cercando per quell’inversione che ho fatto su International Drive da Hawaiian Court. Maledetti, non mi avranno. Tanto per iniziare, è tutta la settimana che non li saluto nemmeno. Non do corda al nemico. Uno dei due mi rivolge un cenno col capo, e bofonchia qualcosa che assomiglia a un hallo stirato. Ha la voce di Harrison Ford, i capelli di Tom Cruise, la pancia del Travolta post Tarantino. Non rispondo, tengo la linea dura. Entrano nella Sala Del Ballo. Finisco nervosamente la sigaretta. La spegno con la punta della scarpa. Non sono lucide. Prendo un angolo della tenda e ce lo passo sopra. Mi metto a posto nervosamente i capelli. Tiro un sorso di the. Diventando caldo migliora, derivando verso un definito sapore di liquido per i vetri. Mi chiamano, tocca a me. Sarebbe toccato a lui, ma è allergico alle figure di merda. Perchè di questo si tratta: stiamo preparandoci per una figura di merda da servire su un piatto d’argento al misterioso Auditor. Costruisco un sorriso sufficientemente cordiale, riporto la pancia in sede, infilo la camicia nei pantaloni. Un grande sospiro e via.

Gli Auditors, di due si tratta, mi guardano. Ricambio gentilmente. Mi consola non averli salutati ostentando maleducazione. Il confine tra una tranquilla figura di merda e una sonora inculata è tutto in quei saluti negati. Sicchè non siete vigili urbani americani. Beh, poco cambia, a me stanno sul cazzo gli americani in genere.

Appoggio la bottiglietta di the freddo in fondo al tavolo, mentre mi trascino verso lo schermo del proiettore. Non ho bisogno più della rassicurante plastica. Avrò invece bisogno di molto rhum. Un dollaro per ogni figura di merda e Zio Paperone mi chiederebbe un prestito.

Tonite Lawyer Party, festeggiamo la Fede, che in quanto bionda è già un successo che sia arrivata fin qui. Forse sarà presente anche l’Ambasciatore.

San Francesco da Cologno (est)

Grazie a una fortunata serie di eventi che mi costeranno un rene, ho percorso il viaggio verso la Ridente Multinazionale a bordo della potente Ammiraglia Paterna. Accessoriata per il massimo comfort di viaggio, la vettura possiede una pulsantiera che presuppone un corso formativo adeguato. Fortunatamente è praticamente tutta automatica, nel senso che il solo ingresso la fa accendere ad albero di natale, e buona parte delle funzioni necessarie all’uso in tangenziale (compreso il dito medio fuori dal finestrino lato guida) sono automatizzate. In questo frullato di tecnologia, che consente di percorrere due metri con un litro di benzina, l’autoradio è elemento completamente sorpassato. Mentre cercavo quale pulsante potesse mai farmi accedere alle frequenze FM ho accidentalmente sparato due razzi segnaletici, aperto il bagagliaio, azionato il turbine glaciale, aperto un vano frigo per settanta lattine (vuoto, poichè il signor Padre non prevede il consumo di nessuna sostanza, liquida, solida o in polvere, nel raggio di diversi kilometri dalla sua autovettura), e infine ho trovato quello che cercavo. L’impianto è lo stesso utilizzato per il Festivalbar, riadattato per una perfetta implosione sonora. Ho anche scoperto, tardi ma non troppo, che quelle che credevo essere le frecce erano i tasti al volante per cambiare frequenza. La memoria della radio prevede 950 stazioni, tra cui settanta versioni di Radio Uno, novantasei versioni di Radio Tre e settecento ottanta quattro radio religiose. Essendo plasmata sui gusti paterni, possiede inoltre una ventina di rosari, immaginette, calamite votive, e anche un piccolo altare con cappella privata in fondo a destra. Ho compreso perfettamente la faccia dei miei compagni di coda, quando hanno sentito Radio Maria a volume massimo provenire da un autovettura accessoriata per una rapida sostituzione della Santa Sede in caso di attacco atomico. Nel vano tentativo di cambiare frequenza ho inavvertitamente alzato il volume. L’incredibile forza dell’onda sonora ha aperto un varco nelle vetture davanti, spostandole come cartacce nel vento. Lo spostamento d’aria creatosi ha coinvolto la serra di Cologno, proprio davanti all’ingorgo, dove alcuni mafiosi producono le rose da vendere la sera nei locali. Milioni di petali di rosa (rosa) si sono stesi nel varco apertosi sulla carreggiata. Deciso a rimediare con una fuga frettolosa ho dato gas e mi sono diretto verso il buco. Nel passare, calato nel personaggio, ho dato qualche benedizione qua e là, mentre la maggior parte degli autisti era già scesa dalle macchine e in ginocchio tentava di baciarmi la mano fuori dal finestrino. Nel processo di beatificazione richiesto dal Cardinale di Nova Milanese, verranno considerate anche due misteriose guarigioni avvenute al passaggio della Ammiraglia Paterna nei pressi del locale ospedale.

Questo per giustificare l’assenza forzata da questo posto. Sono molto impegnato ad evitare massacranti trasferte in paesi tropicali e non, e inoltre dedico la massima attenzione al bombardamento di "sostituzioni per ferie" che piovono con abbondanza sulla scrivania. Se a questo aggiungi che la mitica PotterMobile si è fermata per un ritiro spirituale e sono costretto a mezzi alternativi, comprenderai bene come mi sia difficile dare continuità a questo posto.

Solo un breve ma sentito messaggio di servizio: sabato si terrà lo "sbirro Pelato Celibation Party". Guerra simulata, piscina, birra, rhum, spogliarellista (solo se sei sbirro e pelato, insieme. Pelati e basta non vale. Sbirri e basta possiamo parlarne), puttan tour virtuale (sfogliare il catalogo Intimissimi), discoteca, rissa con tamarro locale, pestaggio nel parcheggio, panino, ritrorno a casa. Il tutto organizzato da Renation One Station.

La Fauna Estiva danneggia la Flora Intestinale

maschio,

italiano moro e peloso, condottiero di mille battaglie nel corso della storia, portatore di grandi vittorie per l’Impero, soldato instancabile e generale sapiente, seme fecondo di vitalità e perspicacia, instancabile lavoratore, sordo alla fatica, insomma tu giovane trentenne single italiano. Maschio, come ogni anno ti appresti alla più difficile delle battaglie, la più logorante e spossante, quella che ha richiesto la lunga preparazione invernale: raccimolare Amore per i lidi mediterranei.

In questo posto si è parlato ogni anno di questo drammatico momento, che mai come oggi riassume la tensione ideale che le tue forti mani sprigionano. In queste righe, futuro condottiero in pareo e infradito, troverai qualche nota non certo completa come le riviste che tu assurgi a Bibbie, quelle per intenderci con i soliti tre speciali: 1) addominali perfetti guardando Sky Calcio Più 2) i dieci punti dove se la tocchi non viene, scoppia 3) cosa dicono le donne del tuo piccolo e ridicolo apparato riproduttivo. La tua malizia e la tua sapienza fanno della nostra mediterranea razza la più famosa nel sentiero delle conquiste amorose. Alcuni dicono fortunatamente, io mi limito a notare che il maschio italiano è presente in dieci o dodici località, prevalentemente nell’area mediterranea, da Formentera alle isole greche, a tonnellate in Sardegna e con qualche esperto navigatore che sbarca nei valtur di Santo Domingo e Cuba. Per tutti l’unica missione, antico richiamo selvaggio, è quella riproduttiva. Trovare una compagna è già di per se un lavoraccio, reso ancora più difficile dal tuo improbabile look da frocio giapponese, in pareo e infradito, dal tuo tatuaggio tribale sul bicipite, dai tuoi improbabili occhiali a mascherina da camorrista e dal pesante uso di alcool e affini. Ma una pericolosa forma di vita aliena popola le spiaggie che tu conquisterai, allettatta dagli stessi terribili pacchetti all inclusive: la Zoccola Fittizia. La Zoccola Fittizia è stata avvistata sui lidi sardi nei primi anni del secolo, e come una brutta epidemia ha abbattuto barriere e confini spopolando ovunque. Essa è solita muoversi in branco, insieme ad altre Zoccole Fittizie, solitamente a bordo di terrificanti utilitarie piene di orsacchiotti e fiorellini di pile. Il suo arrivo è facilmente percepibile grazie alla rumorosità negli spostamenti, durante i quali le ZF sono solite cantare a squarciagola Vasco Rossi o Biagio Antonacci. Il loro habitat ideale è quello marino, inteso come spiaggia, pizzeria e discoteca. Durante il giorno la ZF caccia le sue prede, come una mantide religiosa, armata di topless, bikini brasiliani a filo interdentale, sguardi sbavanti e pose avvenenti. Nel caos riproduttivo della spiaggia in agosto, la ZF è in grado di individuare le sue prede tra milioni di maschi, selezionando solitamente i più belli secondo una scala detta del Tronista, mutuata dalle trasmissioni di Maria De Filippi. Con qualche allusione, la ZF prova a garantirsi il mantenimento economico serale. Di sera tende a vestire le sue membra in modo da sembrare uscita da un set porno, con un grande uso di nomi di stilisti in pailettes che piovono da vertiginose scollature. Il perizoma è una scuola di vita; indiscutibile parte integrante del suo corpo. tende a mostrarlo con finta innocenza mentre pende da pantaloni portati alla caviglia (non sono pantaloni con il cavallo basso, ma con la caviglia alta). Fuma Marlboro Light, anche se non fuma, cioè solo d’estate, insomma non tanto, sai cos’è sono un po’ brilla. Beve mojito, perchè cioè la menta mi piace troppo, e una mia amica mi ha detto che tonifica. Nella borsetta micro Prada tiene lo stretto indispensabile: cinque euro, un lucidalabbra e il cellulare con il cordino con Winnie the Pooh o Hello Kitty che si illumina quando le arriva un messaggio (ogni due minuti e mezzo). In discoteca si dimena, spesso salendo sui tavoli, fingendo di non accorgersi che il capezzolo è uscito da un pezzo e fa da antenna satellitare. Si ferma solo per delle brevi pause in cui, in branco, si sposta verso il bagno. Ce n’è sempre una che vomita, e una perennemente al cellulare con il fidanzato, ma la più pericolosa è quella più smandrappata. Nella tarda notte desidera spostarsi con te, soldato dell’Amore, sulla spiaggia. Se la sorte ti ha riservato quella ubriaca ricordati di chiamare con largo anticipo il 118, perchè il trauma cranico è dietro l’angolo. Quella fidanzata cadrà in uno stato catatonico, cercando di valutare la difficile eventualità del tradimento, in ogni caso da consumare in tutta fretta e con terribili sensi di colpa. La smandrappata ti conduce con fretta e passione, intermezzando con limonate empiriche il tragitto, verso una duna nascosta. Tu, trasformato in un ormone con le scarpe, pancia in dentro e portafogli straripante di preservativi, ti prepari alla spossante prestazione ripetendo la formazione del Settebello di Pallanuoto per evitare di fare tutto da solo ancora prima che lei si avvicini. Dietro la duna, seduta sul tuo maglione, lascia che la luna le illumini il contorno del seno abbronzato. Ti avvicini, pieno di Daygum alle Erbe per coprire l’alito di fertilizzante e cemento, per imporre il tuo desiderio. Le tue mani scorrono, veloci e con ferocia. In un attimo il mondo è nelle tue mani, e rimpiangi di aver comprato i jeans aderenti, che ti provocano lancinanti dolori inguinali. Le scarpe tacco 11 riposano come sentinelle qualche metro più in là, raggiunte dai pantaloncini in pochi istanti. Unica precauzione, gli occhiali a mascherina di Dior vanno nella borsetta, breve controllatina al cellulare. E poi succede l’inevitabile. Tu, trasformato in una torre davidica, in un razzo interstellare, in un faro, sei al limite massimo. Sai che due minuti scarsi ti separano dalla sigaretta "del dopo". Ma lei si ritrae. Le sue mani chiedono uno stop. In pochi istanti ti ritrovi trapiantato in uno studio di psicoterapia. Argomento principe è il suo sofferto passato, fatto di sfruttamenti, tradimenti, incomprensioni. Qualche lacrima, un fiume di parole che inonda la tua passione spegnendo l’incendio che bruciava le tue mutande pulite e stirate. E ti ritrovi a consolarla, a dirle che non volevi usarla, a spiegare che è bella, fino a quando la ZF ubriaca si riprende e martella di messaggini per tornare a casa. Sono le sei della mattina, albeggia, e ti ritrovi nell’unico bar aperto che fa le brioches a sette euro, insieme a mille uomini come te. Domani è un altro giorno, perdere una battaglia non significa perdere una guerra. Lascia la gastrite da due di picche, morituri te salutant.

Approfondiremo in seguito alcuni altri animali che minano la serenità di una vacanza come la Cozza Imperiale, Il Maschio SemiFrocio e il sempreverde Tarro di Rozzano che ti vuole accoltellare perchè gli hai suonato il clacson in coda.

Tu non demordere, continua a immergerti nell’Axe Passion, ordina bancali di Settebello Passion Fruit e spalmati la Nivea ovunque. Indossa il costume migliore che hai, perchè il destino non bussa due volte.

Nella Diapositiva un inedita versione di El Presidente in Dolce Attesa di una Mareggiata Invernale.

La postalmarket del cuore: life is now

Missiva urgente alle tre persone che mi hanno fatto ascoltare in questo fine settimana di rhum e zanzare.
Non so come spiegartelo, ma è la stessa sensazione che porto dentro da qualche tempo a questa parte. Sconfina spesso nell’adrenalina della consapevolezza, deriva sempre in un’apnea spirituale, lascia senza parole. Ho comprato una targhetta in porcellana a Chicago, che doveva essere un suppellettile da dare in pasto all’onnivoro architetto dormiente dentro la testa della Signora, ed è invece diventato un manas trayati, un mantra. La magia è tutta in quelle parole, mai così vere, mai così pesanti. Calpesta la stupidità di un oroscopo, smonta insormontabili problemi da notti insonni, sviluppa una sensazione di consapevolezza. Adesso diventa il termine di paragone. Adesso è il tempo verbale. Adesso è il limite massimo per aspettare. Benefica come un cambiamento, potente come l’innamorarsi, scioccante come una scoperta, abita nel cuore.
Ora, tra gli effetti estremamente positivi, ti parlo di me, riscopri la sottile importanza di un momento qualsiasi insieme alle persone che ami. Il vaso capiente che ospitava l’ego e la memoria lo hai scoperto come una piccola bacinella. Sei un sassolino su una spiaggia, levigato dal tempo del mare, che ha la percezione sbagliata di essere scoglio.  Ti dovrebbe consolare il fatto che questa scoperta mi sta cambiando, mi guida, mi fa capire. Non avere mai paura di un cambiamento radicale, adesso è il momento di farlo. Non avere mai paura delle distanze che si creano tra le persone, distanze fisiche che si possono annullare nella verità di un rapporto. Conosco persone talmente lontane tra loro da non rendersene nemmeno conto, che abitano a pochi passi l’una dall’altra. Legate da un accordo di sopravvivenza, scambiano l’amicizia con l’egoismo di una spalla su cui piangere. Non ti spaventare del futuro, tutto dipende solamente da te. Non ci sono limiti alle tue scelte, se non le tue paure. Adesso è il momento di distruggerle, appoggiandoti solo su una disarmante verità: l’amore. Di un compagno, di un amico, di un padre. Viene da se che perderai molte delle cose che reputi fondamentali, scoprendo solo dopo la stupida inutilità che le faceva sembrare pietre miliari.
Io sono nessuno, ma tutto mi è possibile diventerà molto meglio di essere qualcuno senza nessuna possibilità di riscatto. Troverai nel viaggiare molte risposte, scoprirai nelle persone ferme sulle loro convinzioni le peggiori domande. Come ogni viaggio, il bagaglio è strategicamente importante. Dentro, nel posto  limitato che ti sarà concesso, troverai spazio solo per le poche cose indispensabili: le persone della tua vita e il vaso in cui raccogliere tutto. Spero di essere uno di quelli che avrà un posto nel tuo bagaglio.
Ogni giorno scopro di essere il peggior limite di me stesso, quando penso di essere arrivato, quando peso i soldi e la fatica, quando mi siedo a insegnare al posto di stare ad ascoltare. E’ una dipendenza da una grossa palla di gomma, che tanti lasciano come se fosse un peso. Nessuno meglio di me ti può chiedere di tenerla stretta, per esperienza ti dico che quando cadi ti farà rimbalzare. Mai come adesso è vero che perdere qualcosa può far guadagnare una vita. Nessuna partenza, nessuna ora di sonno, niente di quello che ti sembra doveroso, ti potrà mai ridare questa sensazione.
 
Grazie per le tue parole, come se fossi nel tuo bagaglio ti seguo. Qualche fuso orario ci terrà sempre allenati ad orari improbabili, fa parte del gioco. La pianto qui, perchè so che torneremo a parlarne molto presto, non certo in questo posto.
 
“the best way to predict your future, is to create it”. Questo c’è scritto, ne più ne meno. Se fossi terrone mi farei un tatuaggio in fronte. Mi limito a sorvegliare la migrazione della mattonella-mantra attraverso il difficile percorso estetico della donna che occupa il posto migliore nel mio bagaglio.  

Infradito Infrasettimanale Infrarosso Infrattato

Voto di squadra: 8,5: serate che piegano il corpo ma rigenerano la mente.

L’Elegante: si parte dal festeggiato, in versione impettita e finto rilassata. Personaggio di rilievo della generazione baby boom, ostenta un relax d’altri tempi, ossessionato dal BMW parcheggiato fuori. Il lusso non è per tutti, voto:7,5. L’Ambasciatore ha sperimentato una nuova tecnica per una veloce e indolore ubriacatura: rimane in perenne coda al bancone del bar, consumando il cocktail mentre aspetta il successivo. Genio incompreso, 8. Alla Fede va il merito del regalo meno azzeccato della storia. E si che un regalo all’Elegante è cosa semplice e scontata. Stupenda maglietta da baseball per quindicenni, credo già finita negli stracci per pulire il bmw: voto 7. Un rinnovato Ispettore Monazzo compare durante un appostamento, per 3,12 minuti di conversazione per poi sparire: desaparecido da sufficienza, 6. Il suo assistente, Lo Sbirro Salvo, camuffato contro la parete della piscina, ha vita difficile a proteggere la sua donna dai continui palpeggi di alcuni pervertiti: geloso sugno,7,5. Allo Ignorante le camicie gliele spediscono dall’Associazione Boscaioli Canadesi. Un quadretto flanella improbabile e di scoutistica memoria. Giulia, comprendiamo il tradimento come unica via di fuga. Very good, 6,5. Krine in versione Lourdes, fa una apparizione da sei minuti e poi scompare. Alcuni lo hanno avvistato in una grotta, vestito di bianco con petali di rosa che piovono dal cielo: madonna! 5,5. Adriano Barone, Moderno Scrittore, è una escalation di alcool e sagaci commenti su alcuni importanti fondoschiena di passaggio. Al suo pubblico regala perle rare e molto colte. Sgorbiano, 8. La Signora gioisce delle esibizioni di hip hop, lasciandomi in balia del rhum. Moglie elastica, si innamora di un percussionista, fingendo poi di apprezzare la martellante ritmica da rave sull’Adda. Tre metri sopra il cielo: voto 6,5. All’organizzazione va il merito di una festa really impressive. Unico neo, questa misteriosa associazione “Milano Bene”, camicie con i numeroni grossi, jeans aderenti, lampadati e scosciate: gente da Hollywood, o merda da sbarco, dipende dai punti di vista. Devo delle scuse ufficiali al trio di amiche della Vero, tra cui la ragazza Yamamay. Scusa, ma la commessa di Intimissimi è il riassunto perfetto della donna da cofano, pertanto vesto boxer orrendi con cotone sintetico: come dire mi arrostisco le palle ma mi rifaccio gli occhi. Assenti per infortunio i Back Street Boys del Lorenteggio (a.k.a. El Presidente, Il Bullo e Egofix), impegnati in un concerto.  Poi ti trovi a letto, pieno di rhum e intasato dalla nicotina, a ripeterti che per serate del genere saresti davvero disposto a pagare.  Presto le altre foto.

 

nella diapositiva il quadro "Eleganza, Ignoranza e Panza" detto anche il Trittico della Beleza.

L’insegnamento del dott. Busseldonen

Il 4 luglio 1919 il dottor Ateneo Busseldonen faceva alcune abluzioni straordinarie prima di coricarsi al fianco di sua moglie, la giovane Erodotea Astengazzen in Busseldonen. Dalla finestrella del bagno del casolare del sommo scienziato entrava la fresca aria della sera, facendo tremare la fioca luce della candela che illuminava il tinello. Erano giorni magri per il nostro, costretto dall’università di Berna a massacranti orari, scavato dalle notti nel suo laboratorio nel quale era deciso a sperimentare la geovariazione del plutonio arricchito con la crusca fresca; a tutto andava aggiunto che Erodotea aveva espressamente richiesto al suo compagno un figlio. Donna di buona famiglia, la giovane trovava inadeguata la mancanza di eredi e riceveva le pressioni di Istoriata Astengazzen, madre onnipresente. Per questo, dopo un frugale pasto consumato nella fretta del tramonto, Erodotea attendeva nel giaciglio, spalmando sul bianco petto una crema ungherese stimolante al ginepro e uova di lompo. Nel tinello Ateneo decise di provvedere al suo aspetto fisico, improvvisando vicino alla dispensa una toletta che trovava decisamente troppo femminile. Perplesso e stanco prese la lama da barba, iniziando a pomiciarsi il viso con un preparato di albume e sterco di gallina di sua invenzione. Fuori, il forte vento prometteva bufera, ringhiando contro i vetri e spostando le fronde del prugno più alto del giardino.  Fu una folata improvvisa e feroce, che alcuni acuti osservatori potrebbero interpretare come Il Vento del Progresso, a far spegnere la candela nel tinello, lasciando il luminare in un buio impenetrabile.
“Oh Corbezzoli” esplose Ateneo
“Che ti aggrava?” chiese Erodotea
“Un nonnulla, si spense la candela” rispose pronto.
“Forse è segno di Dio, che chiede che tu faccia il tuo dovere”.
“Ora giungo, lascia che mi tolga la crema dal naso”.
“Sbagliasti, amore, a metterla sul naso, poiché mia madre mi disse che non serve il naso per queste cose”.
Innervosito dal ricordo della suocera, Ateneo smanacciava in cerca degli utensili, deciso a terminare la toletta e a dare onore al buon nome dei Busseldonen. Impacciato dal buio, si tagliò una guancia con la lama da barba. Cercando un pezzo di tela per tamponarsi, infilò la mano nel tegame ancora caldo della cena, ustionandosi. Dal dolore si girò di colpo appoggiando l’altra mano sulla candela spenta e picchiando il basso ventre sullo spigolo del tavolaccio. Il dolore fu, a quel punto, insopportabile, e lo costrinse ad accasciarsi vicino alla dispensa, con le mani sul ventre. Urtando inavvertitamente la ciotola con le uova, si rovesciò addosso anche la scatola della farina. Sconvolto, cercò di alzarsi senza provocarsi altro dolore. Con movimenti leggeri, pieno di cera, farina, uova e rabbia, cercò l’uscita urtando ancora contro i tegami caldi. Il dolore al basso ventre fu ancora più forte e lo fece svenire. Al suo risveglio decise di trascinarsi per terra verso la stanza. Alla luce di una candela consumata nella stanza da letto, intravide Erodotea immersa in un placido sonno, con il petto nudo e molto irritato. Svegliandola, consumò con grande passione un atto amoroso di tutto rispetto, cadendo poi in un sonno profondo.  Al suo risveglio, e solo in quel momento, si accorse della sottile pellicola che avvolgeva le sue membra dall’ombelico fino al ginocchio. Una combinazione di uovo, farina, sterco di gallina, cera e acqua, che teneva come una membrana. Di colpo si deluse per l’inutilità della sua prestazione notturna, ma decise di tacere la notizia alla sua amata. Scrisse una lettera all’amico Marconi Guglielmo, compagno di studi, e si mise in uno studio pazzo e disperatissimo su quello che lui stesso definì “il primo metodo per fermare l’amore senza fermarlo”. Furono mesi difficili, in cui Ateneo capì che era inutile ustionarsi, potendo sperimentare la pressofusione anche su rami o verdure dalla chiara forma fallica. Ordinava grandi quantità di farina e uova, chiuso nel suo buio laboratorio. Dopo nove mesi di duro, in molti sensi, lavoro, Ateneo, rincasando, trovò molte sorprese. C’era la carrozza del dottor Wertallozzi Bruno, e altre carrozze sconosciute, fuori dalla sua casa. Lo accolse la suocera: “Vieni Ateneo, che Erodotea sta partorendo”.
Fu una notizia drammatica, per un uomo che fondava i suoi studi su una notte il cui risultato era all’evidenza di tutti. Entrando nel tinello trovò un’altra sorpresa: il suo amico Marconi Guglielmo.
“Non mi scrivesti della tua venuta, Guglielmo”
“Ateneo, ho inventato il telefono e il telegrafo, perché non li utilizzi?”
Urla e risate interruppero la conversazione. L’erede era nato. La sorpresa fu nello scoprire che il nuovo venuto aveva i lineamenti perfettamente uguali a quelli del mugnaio, Adalfredo Qittibunen, tanto che il dottor Wertallozzi Bruno sancì con fare profetico: “Questa nascita è la morte di un matrimonio”.
I giorni che seguirono furono di disperazione per Ateneo, che si rinchiuse nei suoi esperimenti. Unica gioia fu la certezza che la membrana riteneva il seme, ma non impediva che altri lo espellessero. Marconi Guglielmo, amico di studi, si trasferì nella casa ormai vuota, con molti marchingegni per i suoi esperimenti, per sostenere l’amico. Insieme i due  si trovarono, il 4 luglio 1921, a festeggiare il brevetto della membrana  Busseldonen, ad uso preservativo per l’atto amoroso. Fu durante la dimostrazione ad alcuni conoscenti, nel tinello, che Ateneo fece scivolare la zucchina avvolta dalla membrana contro il Telefono a Pila Marconi, che cadde insieme alla zucchina in una bacinella d’acqua. Spaventato, Ateneo estrasse la zucchina, che vibrava come un pesce appena pescato. Tra gli amici c’era Orduno Telewassen, scavato uomo d’affari e conoscente di molte donne per il mondo, che esclamò: “Abbiamo risolto un grande problema!”
 
Fu solo dopo molti anni che il brevetto del “Vibratore a Pila Marconi-Busseldonen, per ortaggi ma non melanzane” venne rilasciato per la produzione di massa insieme alla “Membrana Busseldonen, che preserva il corno ma non dalle corna”.
 
Oggi 4 luglio, mi sembrava poco colto ricordare solo la festicciola americana e il compleanno dello Elegante. Ci vediamo questa sera alle piscine, per un brindisi alla memoria della saga Busseldonen, che ci ricorda che la promozione del preservativo ci avrebbe preservato da molti coglioni.

Departed ma mai tornated

The Departed

Ci sono molte cose non comuni che non tutti possono fare. E questa profonda riflessione è l’esito di una visione appassionata di The Departed. Primo elemento discriminante è insito nel fatto che La Signora è destinata a non possedere mai più una tessera di noleggio. Qualsiasi noleggio, anche di stecche da biliardo o canne da pesca. Il concetto di noleggio è deviato dalle sue origini basso – mediterranee levantine, pertanto è perfettamente inutile la spiegazione del ritorno del bene noleggiato entro un certo termine temporale. Con l’ammontare della multa avrei potuto comprare un paio di multisala, con pastarito&pizzarito inclusi. Jack Nicolson, il sosia ufficiale di mio suocero, è per me come un secondo padre, quasi un suocero. Leonardo di Caprio è un attore, mi piace poterlo dire anche dopo che alla mia memoria torna Titanic. Scorsese ha un grande talento, d’accordo, ma sono capaci tutti di usare il vecchio trucco del “morti tutti” come finale.

A prescindere dal mio malessere dovuto al finale, è un gran bel film. C’è la trama, c’è la psicologia, c’è sangue, rabbia e rivalsa, un cast che sarà costato tonnellate di dollari, visto che le scene in esterna sono in gran risparmio.  Unico neo: la confezione di pop corn al caramello di Blockbuster, oltre che essere un assegno circolare del dentista, è troppo piccola per reggere film del genere. Due le scelte: o sacchetti più grossi o film più corti. Aldo Grasso mi fa una pippa.

Riunione di produzione, Scorsese è a capo tavola, attorno scrittori sceneggiatori, lecchini, vallette, nani e ballerine, attori, sindacalisti, insomma la solita gente.

 

Sceneggiatore 1:” Poi c’è Damon che va in crisi: lo riprendiamo con il grandangolo da vecchio in una casa in collina, distrutto dai problemi di coscienza”.

Matt Damon: “ Io da vecchio non ci voglio recitare!”

Sceneggiatore 2: “Allora facciamo che muore, e Leonardo di Caprio prende il suo posto”

Leonardo Di Caprio: “ Io voglio morire a metà film, che ho un casino di cose da fare e sto facendo altri otto film. Porca puttana questa vita mi logora”.

J. Nicolson: “ Posso farlo io?”

Scorsese:” Zitto, vecchio di merda. E’ già tanto che ti facciamo fare tre quarti di film…”

Sceneggiatore 1: “non c’è nessuna soluzione… siamo finiti, questo film non uscirà mai…e in più non c’è nemmeno una scena con Paris Hilton”

Panico, dalla saletta escono piangendo diverse ballerine, un nano tenta il suicidio tirandosi il boccione dell’acqua in testa, Nicolson si addormenta russando. Da sotto il tavolo, nei pressi di Scorsese,  esce Paris Hilton.

Scorsese: “Ehi piccola?! Ma dove vai? Vedrai che una parte te la troviamo”

Paris Hilton: “ e ringrazia il cielo che non dico a tutti che è piccolo piccolo”.

La sala si fa gelida, un silenzio tombale avvolge tutti, si sente solo Nicolson che russa.

Scorsese: “ bene, mi sono rotto: tutti uccidono tutti e la facciamo finita”.

Sceneggiatore 1: “Ma la trama? La mia trama? La mia storia? Eh no! La mia storia non si cambia!”

Scorsese: “il film è mio, e quanto è vero che mi chiamo Scorsese, qui muoiono tutti. Ah, è chiaro che ci servono molti meno attori, meno sceneggiatori, meno giorni di produzione ma più sangue finto”.

Leonardo di Caprio: “ Io me ne vado. Dovevo essere io il più biondo del film, e invece c’è una comparsa nella scena del bar che è più bionda”.

Sceneggiatore 2: “ Quale bar? E’ tutto girato in un bar…”

Sceneggiatore 1: “ E Denzel Washington? Senza nemmeno un negro che cazzo di film è?”

Scorsese: “ Basta! Niente negri, pochi italiani e facciamola finita. Per il resto mi sembra perfetto, un finale chiuso, con qualche mistero…Chiaro?”

 

(nella diapositiva i Water Ranger. Da sinistra: Renation One Station, il Franz Caverna Fatata e Sabino Nano Da Giardino. Gli interessati mandino una mail a Ira per le altre foto tra cui: L’Ambasciatore Ricchione, Cinzia Nuda, Davide Pancia Infinita e tutti gli altri personaggi)