Qui si affrontano tematiche di un certo spessore. Addirittura abbiamo sospettato per qualche istante di essere un sito intelligente, ma la tesi è stata subitamente accantonata per un più frizzante e definitivo: siamo un blog molto trendy. Dico siamo per due ragioni. Primariamente perchè sono abitato da diversi anni da numerosi nani, che siedono nel Gran Consiglio del mio Cervello, secondariamente perchè questo posto non esisterebbe se non per i grandi personaggi che lo popolano. Nel caso specifico oggi vantiamo due importantissimi nuovi acquisti: il cugino indiano di Olmo (c’è fantasia, tra di noiii) e il sosia di Ronald Mc Donald. Entrambi sono frutto delle illuminate visioni della Dottoressa Fussenbauer, che nell’etica multirazziale fonda il suo credo fascista. Il cugino indiano di Olmo ha un nome impronunciabile, un pronunciato odore di cipolla soffritta e sudore da Gattuso al 90′; veste molto casual, se la canotta può essere considerata casual, e parla un minimo inglese fatto di frasi tronche che termina sempre con ampi sorrisi. Il suo ruolo non è ancora ben definito, anche se tutti sanno che lo teniamo solo per avere un negro tra le nostre fila e poterlo dire in giro.
Preside: " Eh, poi non abbiamo assunto anche un giovane e promettente indiano. Siamo o non siamo politically correct?"
Amministratore Delegato della Concorrenza:" Beh, devo ammettere che siete avanti: noi al massimo assumiamo due o tre veneti all’anno, con tutte le problematiche che comportano".
Secondo AD di una terza società: " Ma non sporcano?"
ADC:"Cosa? I veneti?"
SADTS:"Eh. Ho sentito che sono anche pericolosi".
P:"Ma fatevi un indiano,ragazzi. E’ il trend dell’anno"
La sua imponente capigliatura nero corvino stride con il piccolo corpo agile e scattante, anche se il bananone ha sempre il suo porco perchè. Il suo fascino non sfugge alle giovani galline, che in piccoli capannelli fantasticano sul kamasutra. Affabile, gentile, educato e simpatico, anche se fisicamente non fa nulla è contemplato tra i costi d’arredamento. Al solito, durante un pranzo di cordialità tra colleghi, nel quale lo ho visto con i miei occhi mangiare gli spaghetti con la maionese, abbiamo riflettuto a fondo sul problema della povertà in India, concludendo che un paio di sacchetti di vestiti usati sarebbero stati più che sufficienti per liberarci la coscienza. Io ho contribuito con una vecchia maglietta aziendale, che mi era già arrivata di seconda mano. E sono diversi giorni che lo vedo saltellare in giro con la mia maglietta. Non avremmo risolto il problema della povertà in India, ma abbiamo risolto almeno in parte il problema della pestilenziale ascella indiana in Italia.
Il sosia di Ronald Mc. Donald è, giustappunto, il sosia di Ronald Mc. Donald. Essendo centro europeo si sente autorizzato a vestire tutti i capi d’abbigliamento più improbabili che reperisce sul mercato. La tenuta di oggi prevede: sandalo Brikkenstock verde, pantalone di tela a scacchi gialli e verdi, ampia camicia di lino con scollo a V e cordini stile rivoluzionario zapatista. Quello che suscita la mia ammirazione è il connubio tra una lucida pelata centrale e un ostinato riccio laterale, lasciato crescere in sfida ai luoghi comuni. E’ un creativo, e come tale segue una ferrea vita fatta di un paio d’ore d’ufficio e tonnellate di canne fino a stordirsi. Un fastidioso inconveniente lo ha bloccato al Mc Donald di Corso Venezia, dove hanno iniziato a farsi le foto con lui e un dipendente filippino gli ha chiesto anche l’autografo sulla schiena. Il suo inglese prevede un vocabolario ricco di parolacce e termini cool: probabilmente un pizzaiolo italo-americano di Little Italy parla meglio. Rimarrà con noi fino al definitivo passaggio della legge sul Circo, poi lo dovremo ridare a qualche associazione animalista.
Per non saper ne leggere ne tantomeno scrivere, mi porto in giro il cugino indiano di Olmo, che funge da dissuasore mobile per gli importunatori da corridoio, terrorizzati dal funesto odore. Non trovo nessu utilizzo per Ronald, ma confido nel tempo che passa a rallentatore





