Marketing Virale e Antibiotici Commerciali

[Parto di una decisione irrevocabile]

Ore 9.00: causa pioggia torrenziale, la maggior parte dei dirigenti è ancora infossata nella pelle di vacca delle ammiraglie, intorpidita dall’ascolto di Radio 24. I comuni mortali, bagnati come pulcini, si consolano con il venerabile caffè della macchinetta. L’attesa è stemperata da aneddoti e racconti su Malgioglio sull’Isola, che nessuno guarda, ma di cui tutti sono informatissimi. Per pura cronaca, durante questa lunga attesa partorisco otto disegni differenti uniti dal tema "Ti faccio l’amore da dietro durante la guerra in un paesaggio campestre". Il tutto su carta intestata aziendale. Alle ore 11 ha inizio la riunione. Scopo del tutto è portare l’illuminato managment a una decisione in merito a un argomento. Rimanere sul vago è obbligatorio, perchè quasi nessuno sa di che cosa si stia parlando esattamente. Numerose telefonate di mogli/amanti/figlie, isteriche per la pioggia, scandiscono le noiosissime presentazioni.

Ore 14.00: La seconda trance inizia sotto i migliori auspici. Sono tutti presi nel delicato processo digestivo, anche perchè in mensa è stata servita la rinomata Pizza con le Acciughe, meglio conosciuta come L’Ammazza Creatività. Il freddo polare tiene svegli i pochi che devono parlare, per gli altri si tratta di una dura battaglia con la catalessi. Inizia il teatrino delle finte telefonate, con cui piano piano spariscono tutti. Essenziale non è la suoneria, ma rispondere in inglese e corrucciare la fronte. Alle 15.12 la sala conta i supestiti. Vengono chiamate le segretarie per un breve ma sentito coffè break. Ore 15.22, ricominciando, i massimi vertici decidono che il tutto deve avere fine entro e non oltre le 16.00.

Ore 16.30: il limite improrogabile viene fatto slittare. Compaiono in sala alcuni membri del Pollaio, attratti dal cattering. Le cose si mettono meglio quando prende la parola uno dei due che sa di cosa si stia parlando. Si stanno delineando a grandi linee alcune ipotesi. Questa frase ricorre troppo frequentemente. Uno dei supremi e illuminati leader confonde la mia influenza intestinale con il marketing virale, di conseguenza vengo prontamente chiamato in causa. Ignorando il tema della riunione uso la vecchia tecnica universitaria, dedicando importanti supercazzole condite con alcuni termini come forecast, improvement, guerrilla, promotional emotions. Come i messaggi subliminali nei dischi di Zucchero, la mia breve ma sentita piece ha l’effetto desiderato, e la platea si convince di una cosa: è necessario prorogare il tempo per questo argomento. Vengono richiamate le odalische con il caffè. Chiamata di Davide in cui un breve scambio di frasi tipo "puttanella" "brutta stronza" e "ti faccio l’amore da dietro" quasi non sveglia il mio vicino di poltrona. Il pericolo è sempre dietro l’angolo.

Ore 18.00: piove, e tutti hanno paura delle brutte conseguenze sulle tangenziali. Nessuno ha il coraggio di darci un taglio. Solo il Preside ha il diritto di farlo, ma dorme profondamente affossato nella sedia di pelle dalle 14.20. Un provvidenziale comunicato stampa viene trasportato direttamente nelle mani della Dottoressa Fussenbauer, che cade in un lutto profondo. Il momento drammatico è l’occasione ideale per una fuga veloce. Sono uno degli ultimi, perchè sto scrivendo questo pezzo. Il Preside scambia questo gesto per la mia consueta partecipazione alla vita aziendale e mi chiede di mettere on line gli appunti presi. Siamo punto e a capo. Cito un paio di massime mai sentite (L’attenzione è l’amore del business – i migliori non ricordano, sapevano già) e confermo che tutto sarà pronto per domani mattina. Perchè il tutto ricomincerà, per un tranquillo venerdì di paura. Il Preside si dice affascinato di questo marketing virale e mi chiede perchè non possa funzionare nel progetto. Rispondo incolpando i commerciali, che come antibiotici uccidono il marketing virale. Apprezza talmente tanto la battuta che sembra davvero averla capita. Forse in un paio di bienni avrò un aumento.

Ore 18.20: riesco a recuperare quasi tutti i miei disegni, alcuni sono stati delicatamente colorati di rosso e blu, su altri sono comparsi immondi scarabocchi. Ritrovo anche degli appunti di uno stagista. Sono scritti molto bene, sono chiari, e alcune volte riportano delle opinioni personali decisamente intelligenti. E’ chiaro che il ragazzo non verrà riconfermato. Una persona così intelligente e partecipativa potrebbe minare il delicato ecosistema di scaldapoltrone. Sull’agenda di Outlook mi segno: "Parlare a stagista intelligente". Mi limiterò a avvisarlo. Tutti eravamo intelligenti una volta. E’ la natura umana che permette di usare solo i muscoli che servono.

Dottore ho la Strongolite Eruttiva (acuta peraltro)

Andiamo con ordine. Io sono ipocondriaco. Come tale ho diritto a una assistenza medica immediata per qualsivoglia dolore, sensazione, disturbo. O perlomeno questo è quello che chiedo. Il mio medico, provato da centinaia di ipocondriaci che affollano il suo angusto studiolo, è invece convinto che la morte sia solamente una conseguenza di qualche patologia, generalmente legata allo stress o all’alimentazione. Per questa ragione, al terzo giorno in cui avverto un dolore in una qualsivoglia parte del corpo, e reduce dal dottore che ha fatto il suo sproloquio sullo stress e sulle fibre integrali, faccio quello che nessun ipocondriaco dovrebbe mai fare: uso internet per autodiagnosticarmi svariate malattie mortali. Internet è un posto democratico, o perlomeno così dicono, ma è anche un posto estremamente utile. Ricordo ancora appassionatamente la genesi del mio infarto multiplo estroflesso, costato duecento euro di cardiologo e risoltosi dieci minuti esatti dopo la visita, grazie all’intervento miracoloso di San Ipocondrio. Per non parlare del fastidioso tumore che assediava le mie membra, in ordine sparso, vagando tra intestino e tibbia libero come un San Bernardo sui pascoli svizzeri. Fortunatamente, dopo quattro birre e uno sfogo di mezz’ora con una perfetta sconosciuta, che in nome della psicologia moderna (mai confessarmi di essere psicologi) si è sbobbata la mia alitosi imperante e un delirio difficilmente ripetibile, tutto si è risolto con un rutto udibile a diverse miglia marine di distanza. Adesso, nella mia condizione di ipocondriaco di classe A+ (come gli elettrodomestici, anche gli ipocondriaci possono essere acquistati in base alla loro classe di consumo), ho scoperto i forum. E’ così semplice, così bello, così tragico. E soprattutto, è stupendo scoprire altri milioni di ipocondriaci. Perchè solo uno stolto si sarebbe fermato alla ricerca con parole chiave in italiano. Io mi sono superato, scoprendo sintomatologie sempre diverse in spagnolo e in inglese, forum pieni zeppi di malati immaginari che si confondono con gente seriamente malata. Un capitolo a parte meriterebbero le risposte dei vari medici, che nella firma digitale includono tutte le specializzazioni sudate in anni di studio e tangenti. Risposte laconiche, tragiche, sempre orientate verso la morte imminente del soggetto. La salvezza è unicamente possibile tramite le loro mani, sapienti al tocco e costose più di un trilogy. Grazie alla mia innata dote da animale da palcoscenico, riesco a procurarmi i sintomi in base a quello che leggo. Pertanto alterno giorni con appendiciti prossime alla peritonite a giorni in cui una fastidiosa ulcera duodenale mi scuote il ventre. In quest’ottica sono davvero dispiaciuto di dover andare da un luminare della panza, che probabilmente si esprimerà in una diagnosi che include altre sette visite presso il suo studio, con lacrimazione spontanea del bancomat, altresì conosciuta con il nome di Lacrimazione di Ennio Doris. Ed è stupendo partecipare alle riunioni senza ascoltare neanche una parola, ma concentrandosi su concetti rilassanti come la morte, il ricovero, la morte e poi la morte. Adesso devo tornare su gambesane.it perchè ho ancora da scoprire alcune complicazioni della sindrome dell’Economy Class, i cui sintomi sono tutti chiaramente manifestati dalle mie stanche membra. Brindate in mio nome, almeno voi che non siete affetti da duodenite perimetrale amiorfica, anche se quella mi è passata proprio questa mattina.

Io, tu e l’altro

Riassumo e aggiorno.

Sapori campestri a Belgioioso. Pochi sparuti scrittori, pochi sparuti lettori, molti vigili urbani festosi. Per un conguaglio con la sorte siamo finiti al Milano Film Festival, ovviamente solo per bere e ascoltare dj trasandati che suonavano musica da camera. Discorso diverso per il Parco Sempione, dove una biondina sicuramente famosa, ma a me sconosciuta, suonava musica techno davanti a una festante folla gioiosa. Qua e la folate di ottima erba, molto traffico. Ho avuto l’occasione per una approfondita chiaccherata con Pinketts, che a dispetto dell’immagine che vuole dare è una persona molto arguta e molto a modo. Se per persona a modo si può intendere uno con quattro orologi e una collana di sterco africano. Non ho mai visto un uomo bere un cuba libre così velocemente, quasi fosse un caffè. La Signora è uscita frastornata da questo viaggio culturale con A.J.P. Settanta chilometri con finestrino abbassato e toscano fumato di continuo. Mi appresto a scoprire, come tutti gli uomini di buona fede, l’accorciarsi delle giornate. Insomma iniziamo a uscire con il buio e a tornare con l’oscurità. Pendolari si nasce, o si diventa, tutta questione di cifre. Ah quasi dimenticavo, strafottente delle discussioni con Lo Ignorante sulla sacralità della libreria intesa come luogo dove comprare libri, ho comprato un libro all’Esselunga. Lo ho fatto come i bambini rom che rubano le lamette davanti alle casse, cercando di non farmi notare. Non sono sicuro di avere il coraggio di leggerlo. Ma è come aver valicato un insidioso limite. Per dovere di cronaca, di Alberto ero già al corrente. Sempre per dovere di cronaca, sulla difficile questione del Lato B delle Miss, mi sono fatto una chiara idea, ma tanto è tutto finito. Ha vinto una ragazza pugliese e riccia. Verificheremo il suo Lato B non appena possibile. Intanto ci consoliamo con delle insperate buone notizie, come il cacao sul cappuccino caldo. Le parole importanti di questa settimana saranno poche, estremamente scelte e urlate sottovoce.

La Passera Non Perdona

Mi presento, sono l’ispettore Luciano La Passera, poliziotto da più di vent’anni, ispettore da quasi una decina, milanese d’adozione, stanco del lavoro, convinto che questa Milano non possa certo cambiare. Sono il protagonista di uno dei racconti scritti da questo Franz, un giallo. Per dirla tutta, la mia vita di giallo non ha mai avuto niente, piuttosto quel grigio che riempie il cielo di Milano in alcuni giorni di novembre. Perchè la cronaca nera ha tutti i colori tranne il giallo, e quando si consuma nella routine di ogni giorno diventa grigia come il cielo che la ospita. Il mio nome è frutto di una serata particolarmente felice in cui tornava sempre a galla Luciano Ligabue, tra rhum e sigarette, in un budello fumoso a nord di Milano. La Passera non è un cognome, è una minaccia. Capire come possa avere successo un ispettore con questo cognome non spetta certo a me, ma sono sicuro che sarei stato più felice con un cognome tipo Rigoni, Ertani, Brunelli. Cose della vita. Nonostante tutto, faccio il mio sporco lavoro, lo faccio bene, vado avanti. Nonostante tutto potrebbe essere il miglior riassunto della mia vita. Nonostante tutto sono ancora qui. Benedetta mi ha lasciato, pioveva. Quando un uomo come me viene lasciato solo è destinato a rimanerlo. Perchè Benedetta era una risposta a molte mie domande, e le sue caviglie strette erano un ottimo rimedio a questa cazzo di vita. Così vivo da solo, circondato da cinesi che come insetti gialli riempiono il vecchio palazzo in città studi dove la mia casa galleggia tra un forte odore di pollo al curry e sciami di bambini tutti uguali. Ci sono sbirri buoni e sbirri cattivi, io sono uno sbirro. Se rinasco faccio il lattaio o l’edicolante. Vendere giornali deve dare una certa pace interiore. Sono qui per una semplice ragione, lapidaria. Sono ormai due mesi e mezzo che vivo nell’angoscia di un caso non risolto, una puttana uccisa nel bel mezzo di via Ripamonti, in pieno giorno, in pieno centro, in pieno aprile. Sentendo della possibilità remota di questa Fiera Del Giallo, speravo che il quaderno nel quale penzolo da mesi fosse rispolverato. Ma il nostro ha altri interessi, è leggiadro nell’approccio, non si applica. E così rimango sospeso, in una perenne primavera, infilato tra altri quaderni con altri racconti. Se qualcuno avesse occasione di tirarmi fuori, sono quello infilato tra un vecchio pacchetto di Fortuna e un portapenne pieno di polvere. Speravo in un ritorno di fiamma, guardando speranzoso ogni sera in direzione della scrivania. Questa prigione di carta mi invecchia, e ho del lavoro da fare. E soprattutto non vorrei finire nel dimenticatoio insieme ai suoi altri personaggi, perchè diciamocelo, il giovane scrive grandiosi inizi, splendidi incipt, ma poi dimentica tutto. Qualcuno mi aiuti.

PS: Ah, in caso venissi rispolverato, diventando un racconto, vi prego convincetelo a non intitolarlo "La Passera Non Perdona".

Luciano La Passera, ispettore di Polizia

La filosofia dell’unghia rotta – paralipomeni alla teoria Agostiniana

Ontologicamente ci sono sempre problemi più grandi di quello che hai tu. Schematizzando potremmo dire che nel momento X tu hai un problema Y, ma c’è una persona Z che nello stesso momento X ha un problema che potrebbe essere Y+1 o Y+2. Semplificando, per i nostri piccoli lettori, se tu hai un’unghia rotta è probabile che qualcuno abbia un dito intero rotto, forse un braccio, magari una gamba, o proprio tutto, mucose comprese, rotto. Questo, come insegna Sant’Agostino, potrebbe farci pensare che è meglio non lamentarsi della propria unghia rotta, anzi bisognerebbe pensare a quello tutto rotto e rilevarne che siamo proprio fortunati. Ecco, Sant’Agostino, mi trova proprio daccordo. Sant’Agostino, mi sento di dire, mi piace proprio. Ai suoi tempi, c’era una grandissima facilitazione teologica: non erano i nostri tempi. Insomma se Sant’Agostino fosse vissuto in questi anni, con ogni probabilità non si sarebbe sbilanciato poi tanto. A dirla tutta, visto che il giovane Agostino, prima di intraprendere la carriera di Sant’, ne ha combinate di tutti i colori, nei nostri tempi sarebbe si e no arrivato a vent’anni, distrutto dal crack. Posto inoltre che una delle principali attività della specie umana attualmente viva è piangersi addosso, relativizzare i problemi sembra uno scoglio insormontabile. Qui non si parla di unghie rotte, ma di gravi problemi esistenziali. Alcuni teologi, per ovviare il problema, cercando una soluzione pratica e alla portata di tutti, dopo svariati tentativi di clonazione di Sant’Agostino in laboratorio partendo da un campione di tessuto di un panno che sembrava appartenere al venerato santo, hanno inventato gli psicofarmaci. La soluzione degli psicofarmaci non sembra aver funzionato un gran chè bene, perchè nel frattempo alcuni frati drappisti avevano ricreato in laboratorio il Consumismo. Il Consumismo funziona da vero e proprio reagente celebrale. In pratica il tuo problema Y diviene molto più grande di quello che realmente è. Inoltre la televisione, particolare invenzione di Frate Funken, ti spiattella davanti tutti i problemi Y+1 del resto del mondo, con un fastidioso effetto boomerang. In questo decrepito modello esistenziale un giorno, senza nessun preavviso, un drappello di missionari comboniani ha portato la cocaina e gli psicologi. Si raccomandavano di non assumere troppi psicologi tutti insieme, dimenticandosi di dare suggerimenti sull’uso della preziosa polvere bianca. Detto questo, potremmo desumere che molti dei mali del mondo sono da imputare alla Chiesa, che è una posizione molto di moda. Ma noi, che non siamo superficiali, non ci fermeremo certo a queste stupide prese di posizione. Mettendo sul piatto tutti gli elementi, potremmo dire che l’uomo è abilitato a vivere benissimo senza consumismo, senza psicofarmaci, senza cocaina e senza psicologi. Ma questa posizione potrebbe essere criticata sia dai cocainomani che dagli psicologi, figurarsi dagli psicologi cocainomani. Insomma, la mia domanda in questi difficili giorni in cui la salute mi sta abbandonando, perchè scappa a braccetto con la soddisfazione professionale, la mia domanda, la grande domanda, la questione immensa è: daccordo il tipo con l’unghia rotta, ma se io fossi quello tutto rotto, mucose comprese? Eh, come la mettiamo? Sarei un uomo senza risposte, se non fosse che questa notte mi è apparso in sogno Sant’Agostino, il quale mi ha svelato la formula segreta per stabilire chi ha il problema più grosso, e mi ha dato anche un paio di soffiate sulla Ferrari, di cui non so bene che cosa farmene. Essendo portatore della Verità Assoluta, mi sono premurato di chiamare il mio medico per avvisarlo che su scala universale il mio problema era una cazzata pazzesca, ma rapportato a me stesso e basta era il problema più grande del mondo. Egli, saggio erede di Ippocrate, mi ha prescritto di buona lena diversi psicofarmaci, confermandomi che non è la Chiesa a fallire ma la Medicina Moderna. Mi ha consigliato uno psicologo, mentre gli snocciolavo alcuni dati sulla scuderia Ferrari, di cui non avrà preso nemmeno nota. In questa società consumista, se non fossi stato illuminato, non mi rimarrebbe che dedicarmi alla cocaina, o fare televisione, anche se le due cose possono combaciare benissimo.

Sant’Agostino:"Ippocrate! Che bello vederti, come stai?"

Ippocrate:"molto male, Ago, molto male".

SA:"Che cosa ti turba?"

I:"Ho il peggiore dei mali"

SA:"figurarsi! Al mondo ci sarà qualcuno che sta peggio…"

I:"Ti dico di no… sono Ippocrate, mica Catullo, lasciami fare il mio lavoro"

SA:"Ah, e provare con la medicina omeopatica?"

I:"Mi prendi per il culo? Sto facendo questo documento in cui giuro fedeltà alle case farmaceutiche. Sono forse io un traditore della mia parola?"

SA:"No, sicuramente no!"

I:"Allora io che cosa sono per te, mio saggio e santo amico?"

SA:"Solamente un po’ sfigato. Ecco"

I:"E che mi consigli, saggio amico?"

SA:"Sto sviluppando questo nuovo concetto di Estrema Unzione, magari te lo faccio provare".

Cara Diaria

Qui per portare a casa la pagnotta si fanno le ore piccole, le ore barbare, le ore infinite. E’ una cosa, mi dicono, molto figa. Tutto l’insieme, compreso l’orrendo panino di gomma e le riunioni sfiancanti. Poi uno arriva a casa e non sa più bene da che parte girarsi. Le grandi questioni filosofiche, il febbricitante dibattito politico e le alterne vicende della cronaca non ci sfiorano nemmeno, a noi che abbiamo un unico obbiettivo. Il Business. E’ tutto. Spero di tornare presto normale. Lo spero vivamente, lo desidero ardentemente, lo vedo molto lontano

Spam e altre grandi novità

Inizio da una marketta, richiesta implorando. Il 22 e il 23 settembre a Belgioioso (Pavia) va in onda la Fiera dei Piccoli Editori. L’occasione, di per se già folkloristica, prevede una succosa ciliegina sulla torta: l’emerito, moderno, gioviale, superiore Adriano Barone, scrittore e poliedrico artista, terrà un corso di sceneggiatura. Questa cosa dovrebbe far riflettere sulle grandi necessità dei trentenni di oggi: un SUV, degli ansiolitici e raccontare qualcosa a qualcuno. L’imparare a scrivere, giusto per dire, in questa dettagliata occasione ha un costo. Cento euro, tondi tondi. Ognuno ne tragga la dovuta conclusione. Le mie riflessioni sull’editoria, sul sistema, e perchè no sul mondo, verranno rimandate a data da definirsi per non inquinare le acque di questo torrente in piena. Il comunicato stampa, lungo come non mai e scritto da uno che aveva un sacco voglia di scrivere, lo trovate nei commenti. Nel contesto bucolico di Belgioioso, se proprio non siete interessati alla grande ventata di cultura e operosa italianità, potete in ogni caso tenere da conto il grande numero di trattorie e la vicinanza con Garlasco. Dicono che se al posto di Adriano Barone, il corso l’avessero tenuto le Gemelle Kappa sarebbe stato un successone stile Motorshow. Secondo il mio immodesto parere, il tran tran di Garlasco non fa più share, tanto più che è iniziata l’Isola dei Famosi. Per i cultori del genere (non dell’Isola dei Famosi) su eBay è in vendita una copia della locandina dell’evento autografata da Adriano Barone, euro cento, così mi ripago il corso. La mia lista di amici creativi, artisti, geniali, potenzialmente famosi, si allunga a dismisura, anche se il minimo comune denominatore è la sfiancante carestia di soldoni.

Per il primo anno, dopo una lunga serie risalente a qualche fidanzata fa, Cinzia Mani di Forbice non mi obbliga al Milano Film Festival. Il pogo di finti poveri, universitari cool, artisti spiantati e molti fighetti non mi vede partecipe, e la cosa non mi manca. Io sto al cinema come Taricone sta alla poesia contemporanea, come l’Erasmus alla Namibia, e il cinema non sente certo la necessità di un mio parere, pertanto continuo a guardare Harry Potter e i film in seconda serata su Rete4. Abbiamo salutato Lo Ignorante, ormai british per le enormi quantità di birra e sempre più tunisino per l’abbigliamento. Al suo fianco, al posto di Giulia, il vuoto della singletudine. Lo Elegante si presenta a mezzanotte, come la fine delle favole, erutta entusiasmo per i luoghi candidi e provinciali dai quali proviene, delira su Pantigliate, elevata a Nuova New York, e poi si defila per ritornare nella grotta. Parleremo più in dettaglio della rocambolesca vita dell’hinterland, ma non ora. El Presidente si accompagna a una dolce creatura, bella e simpatica, delicata e appropriata. Un trionfo di sentimenti, se non fosse che ella, al secolo Benedetta, appena visto Renation ha un sussulto. I due sembrano conoscersi da una vita. Il silenzio si fa di piombo, solo il molesto ciucciare di cannuccia di Pesce, che ravana sul fondo del bicchiere per raccimolare un sorso di vodka. Sguardi pesanti, occhiate dolci, un passato che riemerge. La verità, come gli stronzi, viene sempre a galla. (Si daccordo, è una brutta metafora). E’ nel salutarlo, che Benedetta compie l’errore che confessa il lungo passato: "Ciao Rocco". Rocco, al secolo Renato, annuisce. Siffredi, al secolo Rocco, non approverebbe. Ma si sa, è molto soggettivo il metro di misura dell’amore. Restate sintonizzati, nonostante questo sproloquio insulso, presto su questi schermi grandi novità, scottanti verità, attualità, Lucignolo, amore, pace nel mondo, qualche tetta, diete su misura, cura per le calvizie, viagra a 5$ e molto altro ancora.

La Parabola della Skyettezza

Sento impellente la necessità di risolvere una spinosa questione domestica, accentuata dalla permanenza forzata sul divano per tutte queste serate. Sento la stretta allo stomaco che si prova per le grandi scelte. Ho deciso che un giorno, tra qui e la fine dell’anno prossimo, ammesso che grandi cambiamenti climatici, rivoluzioni, o svolte impensabili, non si pongano a ostacolo, mi faccio Sky. Senti come suona bene: "mi faccio Sky". Avverto il bisogno anche io di ricevere TelePace e PugliaChannel, e per di più in digitale. Solo che non vorrei che tutto finisse come Fastweb, che da fuori sembra un meraviglioso paradiso pieno di succulente occasioni, vergini ricoperte di latte e miele, tabacco che cresce spontaneamente, si tosta e si arrotola da solo, vino che scorre dalle fonti e Valentino Rossi che gironzola nudo mentre parla al telefono. Io, succube del brand, non passo a Tim per non offendere Vodafone, la mia famiglia. Io a queste cose ci do un peso. Ma, dopo attente analisi del mio conto in banca, ho scoperto che la mia fedeltà, espressa con semplici canoni fissi e una tantum, potrebbe non essere ripagata. Mi sto trasformando, forse complice la Crisi dei Mutui, o forse Corona a Garlasco, in un consumatore consapevole.

Skynterinale:"Buongiorno, Sky!"

Franz:" Vorrei abbonarmi"

S (parlando sottovoce): "Oh, ragazzi, c’è un volontario. Tirate fuori il salame e le bottiglie di rosso. Si? è ancora lì?"

F:"Dicevo, vorrei abbonarmi!"

S:"E’ al corrente di tutte le offerte disponibili, tipo decoder gratis, parabola a salasso, calcio si cinema no, HD ma non troppo, film ma non tutti, eccetera?"

F:"Mah, vorrei qualche consiglio, per iniziare".

S:" Benone. Iniziamo dal calcio. Il pacchetto costa una follia, però può seguire il Caltanissetta in trasferta. Dico Caltanissetta per dire. Ci sono tutte le squadre possibili dell’universo, compresa la Niupi di Holly. Lei è tifoso?"

F:" No, in verità no".

S:" Ah, benone. Pallamano, rugby, pallanuoto, tennis, tennis da tavolo, sci, sci di fondo, sci alpinismo, monosci, sci d’acqua, biliardo, scopa, tre sette, briscola, briscola chiamata, rubamazzetto, biglie?"

F:" No nemmeno".

S:"Ah, benone. Allora la cosa che le interessa è il pacchetto Cinema, tutti i film in prima visione, senza pubblicità".

F:"Tutti tutti?"

S:"Ah benone, allora lei è un grande appassionato di cinema! Quanti film guarda durante la settimana?"

F:"Bah, settimana?"

S:" Si, insomma quanti film guarda in media?"

F:"Due, forse tre".

S:"Al mese?"

F:"All’anno".

S:"Ah benone. Allora è sicuramente molto interessato ai moltissimi canali tematici".

F:"Qualcosa sui libri?"

S:"Libri?"

F:" Libri"

S:"Ah benone, allora è una persona dotta. Abbiamo molti canali tematici. Ad esempio Gambero Rosso, approfondimenti sull’alta cucina con uno sguardo alle tradizioni locali"

F:"Roba meno chic?"

S: "Sky-scetta, il canale tematico sulle mense aziendali".

F:"…"

S:" E poi c’è <Sky l’ha visto?> il canale dedicato ai tecnici fantasma di Sky. Senza tener conto di <Skyodati dal divano, ciccione> il canale per tenersi in forma. E poi <Skyatta musulmano> il canale di approfondimenti politici curato dall’onorevole Borghezio. E’ ancora lì?"

F:"Si senta, il pacchetto base quanto costa?"

S:"Pacchetto base? Ha detto Pacchetto Base? Brutto pezzente, infame insetto metropolitano, tu vuoi avere l’Alta Definizione, le inquadrature delle mutande di Materazzi, il rugby che fa tanto figo, con un Pacchetto Base? La gente come te dovrebbe morire fulminata dal cavo antenna".

F:"…"

S:"Mi scusi, è un periodo in cui sono molto sotto pressione. Qual’è la sua trasmissione preferita?

F:"La Vetrina dell’Auto"

S:"…"

F:"E’ ancora lì?"

S:"…"

F:"Pronto?"

clicca qui per scarica la sigla della Vetrina Dell’Auto, manifesto di quello che la parabola non potrà mai darci.

Un ringraziamento dalla vostra Rosy, e rimanete sintonizzati sulle grandi occasioni!

Baffo, Tabacco e Venere

Tenendo stretto il plaid dell’Ikea, che vanta di non aver mai visto ne lana ne cotone ma di contro scalda come una stufa, mi stavo apprestando al tragitto più cool di questa settimana, ovvero la direttissima divano – tazza del cesso, armato di quattordici riviste, otto sigarette e acqua zuccherata, per emulare il tabaccaio che si è autosequestrato. Stavo giusto giusto per mandare un messaggio a mio padre, dove richiedevo almeno una ventina di euro come riscatto, o in alternativa una decina di rotoli di carta igenica, quando ho ricevuto la folgorante telefonata di Adriano Barone, il Moderno Scrittore. Tale evento è da considerarsi particolarmente raro, essendo il nostro doviziosamente rabbino e perennemente impegnato nelle sue due grandi attività: fare l’amore e raccontare, disegnare, dipingere, schematizzare di quando ha fatto l’amore. Adriano è artista poliedrico, nel senso che fa quattordici cose contemporaneamente, con obbiettivi sempre più ambiziosi e artisticamente appaganti. Siccome il mio umore era fortemente debilitato dalla costante presenza della suddetta tazza del cesso nella mia vita, ormai non più come comparsa ma come protagonista assoluta delle mie malandate serate, ero predisposto, orientato, diciamo fortemente sensibile alle riflessioni epocali. Quei rari momenti in cui, dinnanzi allo specchio, con la faccia gialla e l’occhio pallido, ti osservi e ti poni delle grandi domande. Momenti ai quali, solitamente, segue una sensazione sconfortante di anticipata sconfitta. Attimi simili ai secondi fulminei della notte di San Silvestro, in cui decidi di smettere di fumare, di smettere di mangiare, di smettere di odiare, di amare, di cambiare lavoro, di cambiare stile di vita, di cambiare look. La naturale predisposizione dell’uomo al fallimento prevede che con poco magone e molta oggettività, già al tre di gennaio il montante ottimismo e il vento di cambiamento, rientrino nei ranghi, assorbiti come una sbornia e relegati al prossimo capodanno. Orbene, con rinnovata forza d’animo, in preda a un raptus forse dovuto all’eccesso di vitamine e di fermenti lattici che drogano il mio corpo, ho rispolverato settantaquattro degli ottantasei progetti seduti. Alla mistica serata sono seguite due grandi giornate, in cui Ennio Doris e il povero poeta Euronics mi facevano ridere per il loro sciapo ottimismo. Animato dalla febbre creativa, o forse dalla febbre intestinale, armato di ottime intenzioni e di carta e penna, ho dato una svolta a questa esistenza. Uno dei capisaldi di questo cambiamento è anche il simbolo di questa lotta contro l’uniformità della nostra generazione, schiava dell’happy hour e del mojito serale. Io non morirò pieno di mojito, ricordato per le mie snikers o per la mia potente macchina metallizzata. No, non lo farò. Io morirò molto più in alto. Io morirò, e confido che questo accada fra una settantina d’anni, tra il nutrito gruppo di coloro che qualche cosa lo hanno fatto. Io non scomparirò dalla collettiva memoria come una brutta esclamazione di Bossi, no. Io non lascerò che tutto questo relativismo, queste battaglie insipide e decisamente inutili, questo affannarsi per un posto più stiloso, per una casa meglio arredata, per uno stipendio meno penoso, dicevo io non lascerò che questi piccoli e insignificanti problemi mi accompagnino nella tomba. Io non morirò per essere ricordato come un mediocre sportivo, un discreto manager, un simpatico papà. un bonario pensionato. No, io non morirò così. Io darò ascolto alla mia voce interiore. Tanto per iniziare io morirò con i baffi. Perchè da qualche parte bisogna pur iniziare, e il baffo è un buon punto di partenza. Ecco, io mi rifaccio una vita con i baffi. Addio passato noioso e nebbioso senza baffi. Domani è un altro giorno, largo al baffo. Perchè questa striscia di morbido pelo, ingiallita dal tabacco e ammorbidita dal rhum sia solo l’inizio della rivoluzione. La rivoluzione del baffo.

Disclaimer: tra le patologie collaterali della continue febbri ci sono, è documentato, anche numerose forme di delirio e di dissociazione. Ma il baffo no. Non me lo tirerete via. Il baffo diventerà il mio orgoglio. E, mi sento di aggiungere, berrò anche molta Moretti. E comprerò libri su Dalì. E guarderò solo gli episodi di NCIS dove Jethro ha i baffi. Perchè il baffo è la vera e nuova forma d’Arte. Nel frattempo giovedì rincasa dalla soleggiata Londra Lo Ignorante, che in qualità di mio psicologo di fiducia potrà consigliarmi quali medicinali assumere per tamponare i mancamenti nel periodo di crescita dei baffi.

Rido sotto i baffi delle vostre vite, rasati amici del Mach3Turbo. Siete dei poveretti.

Il possibile dopo l’impossibile, per cortesia

Il mio medico della mutua, nella sua proverbiale pazienza, sottolinea al telefono che la mia è semplice influenza intestinale. L’esercito di batteri che popola le mie cavità sembra superare con brillante sagacia le prove che sotto forma di pillole, provo ad inviare. Ho uno stretto rapporto con il cesso, motivo per il quale mi sto facendo una cultura con Quattroruote, il catalogo Ikea 2008 e svariati Panorama Viaggi di ere remote. Togliermi i latticini e le verdure significa togliere il 95% del mio piano alimentare. Mi nutro di riso e gallette, la cosa più alcoolica che sopporto è il thè deteinato senza zucchero, in generale mi sento uno sballo. In questo quadro va aggiunto che una persona normodotata dovrebbe essere infilata in un flacido divano a tre piazze, imbambolata su RaiSport, immersa nel tentativo di recuperare le comuni radici con il basket o con la pallamano. Il tempo, scandito da baritonali rutti e grattate di pancia, scorre lento fino alla cena, in cui un sommo piatto di riso bianco in bianco, riporta la tristezza. Invece sono qui, infilato in una cravatta azzurra come le occhiaie, bevo thè della macchinetta e sorrido lentamente mentre mi parlano.  Mi sogno il divano, ma tra di noi c’è una tangenziale infinita. Sarò ancora più felice domani, seduto in economy con un tramezzino al pollo in mano, mentre a 12.000 metri proverò l’ebrezza di sapere come si rutta senza farsi vedere.  Brindando in mio nome aiuterete la mia anima a tirare il week end, che come nelle migliori tradizioni vedrà due grandi protagonisti: il divano e il termometro.