P.S. I love my Copy

Ebbene, è inutile parlare in questo luogo della sovrastimata figura del Copy, anche perchè girovagando sullo splendido contenitore di umanità che è Splinder potresti reperire almeno mille blogs di disperati Copy che si lamentano, descrivendo a fondo la loro professione, o quello che vorrebbero fare. Per essere un Copy di successo, nella Milano che conta, devi possedere una laurea in un università-sigla (IULM, IED, GNAM, SLURP), uno stage in una agenzia famosa, della quale ami ricordare i terrificanti trattamenti e l’ignoranza diffusa, un taglio di capelli sempre all’avanguardia e un iPod da tenere sempre nelle orecchie (contentente gruppi di tua conoscenza, roba indie, folk, roots, cool). Il nostro Copy è pagato a cottimo, come impone il regime di feudalesimo intellettuale. Lui scrive un claim, lui prende i soldi. Lui scrive un header, lui prende i soldi. Anche se, come sovente accade, lui scopiazza un claim, lui imita un header. Possiede, ovviamente, un iMac, del quale elenca le grandi potenzialità neanche fosse un adepto con in mano il libro di Ron Hubbard. Guarda dall’alto in basso la manovalanza del marketing, me compreso, e adora ricordare i suoi anni bui a Londra, quando per sbarcare il lunario faceva il pizzaiolo, come altri seicento milioni di italiani. Smanetta su internet per gran parte della giornata, per poi affondare nei meandri della scrivania verso sera, quando ormai le batterie dell’iPod stanno dando segni di cedimento. Ultimamente sforna almeno due comunicati stampa al giorno, nei quali sostiene di aver infilato trucchi, tranelli, tricks, feeder, jointer, e un sacco di minchiate che ha sentito quando lavorava nella prestigiosa agenzia in centro, alla quale si recava con una splendente vespa 50special che possiede dai tempi del liceo. Soffre di grandi sbalzi d’umore quando, come per la recente operazione scontata di guerrilla marketing che ha invaso le metrò di Milano e Roma, trova in internet queste "boccate d’aria nell’asfissiante panorama italiano". Dice di voler andare in Brasile, dove la creatività è davvero pagata, ma poi ce lo ritroviamo sempre tra le palle ogni lunedì, giorno nel quale ama gironzolare con La Repubblica sotto braccio per gli uffici, con marcate occhiaie a debito del lungo week end passato tra mostre, vernici, cocktail, Arci, concerti, e MDMA. A parte qualche errore grammaticale in inglese, che giustifica come distrazione momentanea, i suoi comunicati non fanno una piega. Forse qualcuno li legge anche. Usa saltellare verso la mia scrivania con i suoi preziosi lavori verso le novezerodue oppure le diciottoquarantaquattro, quando non sarei in grado di opporre resistenza a nulla. Mi spiega, studiando la mia reazione facciale, perchè la terza parola della quarta riga, secondo il sacro vangelo di J.C. Levinson, inizia con una consonante, per ribadire l’aria estremamente positiva sottolineata anche dall’uso del Gill Sans e di una spaziatura abbondante. Ha scelto di mettere una domanda, proprio alla fine del primo paragrafo, che deve suscitare (quando dice deve, scorre con l’indice sinistro una mensola virtuale a mezz’aria, come a spolverare i suoi concetti), deve suscitare un rapport positivo. Non a caso ci ha lavorato venti ore negli ultimi due giorni, saltando anche la presentazione della rassegna delle opere di un qualsiasi omosessuale russo contemporaneo in una galleria proprio dietro a Brera, che ancora sente di aver fatto una cazzata, ma questo è troppo importante. Davvero, questa volta si è superato, soprattutto alla luce dei due spiccioli che prende e delle continue vessazioni culturali di cui è oggetto (capisce benissimo che il mio cervello necessita di sei minuti per digerire "vessazioni culturali", infatti i sei minuti che seguono li investe in concetti banali e cazzate). Inoltre, manco a dirlo, ha fatto un gran lavoro dal punto di vista concept anche per future rivisitazioni. Poi si spegne, finisce il gettone, come per i Phon in piscina, proprio sul più bello. Si abbandona nelle sue espressioni sciatto-intellettuali, guardando con disprezzo la mia cravatta, stemma degli schiavi aziendalisti, alla quale oggi contrappone una maglietta verde pisello con scritto Diesel & Co di traverso. Si spegne, non dice più nulla, attende che io provi a contestare una qualsiasi parola, un qualsivoglia passaggio, il titolo che lo ha tenuto in piedi tutta la notte. In diciotto mesi non ho mai detto nulla, forse mi crede muto. L’unica cosa che davvero non tollero è quell’abuso di post scriptum stile pen friend. Ma sto pagando ancora il dazio di averlo fatto notare. Mi limito a godere del variopinto spettacolo che inizia pochi minuti dopo l’arrivo dei comunicati sulle scrivanie del Pollaio. Areoplanini, posaceneri, segnalibro, pallottole, filtrini, fogli per appunti, ma soprattutto, piegati in quattro, degli ottimi spessori per questi maledetti tavoli che ballano. Tavoli che appoggiano, beati loro, sull’arte di saper comunicare.

P.S: per capire l’uso didattico del post scriptum dovete, come me, uscire dal tunnel dell’ignoranza e acquistare J.C. Levinson "Guerrilla Marketing" Ed. Castelvecchi, che alla pagina 96 considera il post scriptum un "arma". Di macellazione ai testicoli, aggiungo io, che non sono altro che un povero pirla.

P.S.2: forse ha ragione. Dopo un po’ ci prendi pure gusto.

P.S.3: ma non credo che un p.s. possa davvero cambiare l’esito.

P.S.4: aiuto non riesco a smettere.

6 pensieri su “P.S. I love my Copy

  1. Franz mi fai un regalo visto che a breve divento papà ? mi scrivi una favola, corta, che posso raccontare a mio figlio ? sono sicuro che ti verrebbe meravigliosa. Io non vedrei l’ora di raccontarla un giorno a mio figlio e spiegargli che chi mi l’ha scritta quel giorno è un mio amico. Alex Bianchi

  2. ci provo senza dubbio alcuno, così mi levo dagli impicci anche il dazio del regalo (sigari, cappellini etc.) per il neo padre.

    Mi ci vorrà tempo, perchè son troppo abituato a scrivere cazzate.
    Ma godi della favorevole coincidenza della campagna elettorale, da cui posso attingere per favole e storielle.

    Se vuoi ti scrivo una storiella yddish

  3. bene sono contento che mi fai questo regalo. una cosa, tralasciamo pure il discorso yddish. sono già a posto così grazie.
    Poi cmq solo poche volte ho letto cazzate da parte tua, tutto il resto è meraviglia.

  4. Quando leggo questi post, mi intristisco molto.
    Al lavoro sei così aggressive? Sono contento di vederti solo in contesti esterni (nel senso: potrei credere che ci credi, se ti vedessi incravattato, serio e muto).

    A:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...