Corrida!

Dolce e saporito frutto dell’Autunno, 

che a ben vedere non ho capito bene come ti chiami. Un nome alla francese, o qualcosa di simile, da come ti chiama il barista, che però essendo al settimo ictus ha la stessa capacità verbale del Senatore Bossi dopo quattro Negroni. 

Ma il nome, fidati, in amore conta pochissimo. Conta quel magico gioco di sguardi, occhiate soppesate di nascosto, tra l’espositore di Gran Cereale e la mia tazzina di caffè. 

Oggi sono stato attento alle tue mosse, incuriosito da una cosa. No, non il beccheggiante fluttuare delle tue natiche, altresì conosciuto come un regale sculettamento. Quella, ma forse lo sai, è la cosa che si nota per prima. E, a dirti la verità, la cosa per la quale sei famosa in tutti gli uffici del centro direzionale. La fama delle tue gloriose natiche arriva ben prima di quella del tuo viso. Che in effetti, nascosto dalla fluttuante chioma castana, lucida e perfetta, non si vede quasi mai. Oggi, dicevo, sono stato attento alle tue mosse. No, non per come ti atteggi, che quando bevi il tuo latte scremato macchiato lungo, sembra che stai approciando un pene, con la regale grazia di una consumata attrice polacca dopo il (ripetuto) passaggio del nostrano Siffredi. Che poi, Michelle, o Maristelle, o Belle, lasciatelo dire. Non siamo mica da Starbucks. Siamo in un bar di un centro direzionale, condotto appassionatamente da un vecchio con più acciacchi di quanti ne contenga un dizionario medico patologico. Ordinare del latte scremato, macchiato lungo, che fossimo in America si chiamerebbe Frappuccino Light Express Single Shot, ma qui si chiama semplicemente “?”, non è una cosa figa. 

Ma io non mi soffermo certo su cosa ingerisci al mattino, anche se ti consiglio di mangiare qualcosa, che le ossa delle anche in vista sono molto fighe, ma qui rischi di sparire davvero prima o poi. In ogni caso, mi soffermavo sulle tue mosse. 

Per capire come sia possibile che i nostri sguardi si incrocino tutti i giorni per quel tanto che basta da farmi pensare dolcemente: 

Cazzo Guardi? 

Si, fiore delle stagioni milanesi, acerbo frutto della passione del centro direzionale, forse dovresti suscitare in me reazioni ben diverse, tipo:

orco due, cosa ti farei

oppure

sticazzi che chiappe

o anche

marnonn’incoronata quant si fca!

Ma devi sapere che la colazione è uno dei rari momenti in cui l’epididimo, più in generale il pube, si rassegna al comando del cervello. 

Necessito the verde, yougurt, il giornale e l’assoluta assenza di esseri umani a me prossimi. 

Per cinque minuti, mica di più.

Girano delle dolci leggende sul tuo candido corpo, che mascheri con grande fatica in dei leggins di due taglie in meno, e in una canotta la cui scollatura finisce all’ombelico. 

Non fossi un signore, mi assocerei al coro di colleghi che definisce il tuo vestirti da

– mignottazza

– bottanella

– assaggiatrice di cazzi

(a seconda della regione di provenienza del collega).

No, io capisco che nel tuo vestire c’è tutta la raffinata ricerca di una donna che sa di essere bellissima, depilatissima, asciuttissima, tesissima, e libera di mostrare le grandi labbra sigillate nel nylon dei leggins. Una donna moderna, che vuole uscire dagli schemi con un outfit pensato per lasciar supporre, per ingannare in un gioco di luci e in un mix di colori di efficace evanescenza. 

Col cazzo, ti vesti proprio da navigata protagonista di una collana di Brazzers. 

Osservavo i tuoi movimenti stamane, in quel leggins nero, con quelle scarpe lucide argentate e quella maglietta gialla fosforescente. 

Osservavo il tuo ordinare ammiccando al barista, con quella dolce boccuccia a becco d’oca, che dovresti anche avere pietà di lui, che prima o poi gli fai venire un altro collasso. 

Ti osservavo sfogliare il Corriere, cristo osservavo le unghie lucide e lunghe. 

Dio, frutteto della bellezza nascosto nelle viscere di questa città, hai anche le mani curate da morire. 

Ci penso bene, e sono a quel bivio pericoloso. O condividere l’opinione dei miei colleghi oppure appoggiare una tesi distante anni luce:

ma dove cazzo trovi tutto quel tempo alla mattina per tirarti a lucido così tanto? 

Non vorrei mai ne deluderti ne contraddirti, ma se tocchi ancora il Corriere mentre lo sto leggendo io, ti spezzo le unghie con il tacco della scarpa e ti strappo i capelli arrotolandoli nell’espositore di Golia. 

Inoltre, mi preme dirti che il tavolino da me prescelto, l’ultimo in fondo, è appositamente scelto per non essere condiviso. 

Per dire, se no mi mettevo anche io al bancone insieme agli altri a urlare sventolando la Gazzetta, non pensi? 

Orbene, oggi notavo osservandoti che porti il perizoma, a dispetto di quanto sostenuto dal focus group interaziendale che si è creato attorno al posacenere, che si ritrova quotidianamente a parlare di te. 

Sei davvero famosa. 

Diciamo, alcune tue parti sono davvero famose. Non ho mai sentito, per dire, nessuno di loro parlare delle tue ginocchia.

O anche, sempre per dire, delle tue braccia. 

Ho, diversamente, una formazione post accademica sulla parte che va dall’ombelico al femore. Avanti e dietro. Che sono due corsi diversi. Che quando esci a fumare anche tu, il focus group si racchiude nell’analisi del tuo dietro, quando ripassi, sul davanti. 

Insomma, ho scoperto che porti il perizoma. E ho scoperto anche che porti i fantasmini.

Devo purtroppo confermarti che due cose mi rendono impossibile pensare a un nostro confronto fisico. Le Hogan e quelle ridicole scarpe con il tacco nascosto, tutte colorate. Esattamente le scarpe che porti tu. 

Inoltre, l’invasione del mio tavolino, fenomeno che si sta ripetendo con preoccupante frequenza, non è più tollerabile ne giustificabile. 

Non credere, difficilmente cadrò nella tentazione di unirmi al gruppo di rozzi individui che di te vorrebbe fare solo un oggetto sessuale. 

Non pensarlo mai, non ne sarei capace. Che genere di uomini sono questi, che pensano solo a quello?

O Mio Dio, che schifo. 

Di contro, va detto, dopo attenta osservazione del tuo seno sinistro stamane, che tecnicamente faresti rizzare un cazzo anche a un morto. Sempre tecnicamente, ritengo che si tratti del fatto di girare seminuda, con un fisico del genere, e con quel profumo nel quale mi perdo ritrovandomi come per magia nei ricordi dei peggiori night europei. 

Un mio collega sostiene che tu, finito l’arduo lavoro di hostess nella palestra del centro direzionale, eserciti il mestiere più antico del mondo, ma in modo estremamente attuale, sui siti di incontri. 

Lungi da me pensare che tu possa vendere un corpo che preservi con così tanta grazia e ferrea volontà. 

Osservavo, dal segno dell’abbronzatura, che non usi partecipare a quel volgare consesso di donne che si ostinano a portare il pezzo sopra del costume. Quanta civiltà nelle tue abitudini pudiche!

Osservavo parimenti che delle quarantaquattro pagine di cronaca, esteri ed economia, non ti sei degnata di leggere nulla, fermandoti poi sulla foto grande di Balotelli, estraendo il telefono e fotografando il soggetto. 

Avviando in seguito una chat che tanto ti ha fatto sorridere. 

Non conosco il segreto oggetto della chat, mio polivalente amore, ma ti suggerisco di togliere la suoneria di What’sUp, altrimenti mi troverò costretto ad inserire il telefono che sfiori con quelle delicate dita dentro il tuo imperturbabile retto. 

Perchè una cosa che odio è quel cazzo di suono, ripetuto seicento volte, alle otto della mattina. 

Inoltre, mi ripeto, se io sono al tavolino, e sul suddetto tavolino c’è un giornale, ritengo opportuno, segnalarti che a livello statistico sia probabile che le due cose siano collegate.

Mi sono permesso di lasciarti pagato il latte scremato macchiato lungo, o come cazzo si intitola che se lo guardi da una mera prospettiva di product placement 2,5 Euro è una rapina, per invitarti a riflettere sulla possibilità di librarti nel cielo delle opportunità e come si dice dalle mie parti, sciacquarti dal cazzo. 

Non confonderti, mio prematuro fiore dell’amore, non lasciare che la tua fervente immaginazione provi a solcare le vie sconosciute della ragione. 

Sciacquati dal cazzo.

 

20 pensieri su “Corrida!

    • Non imparerai mai. io non attraggo. Io sono l’opzione migliore.
      Lei non ci cascherà. Arrizza i cazzi di professione. Difficilmente, se ben preparate, ci cascano.

      In effetti la mia barba ha un suo perchè

      • Avrei voluto tenerti, mio per un po’.
        Ma poi ho capito che tu non saresti stato capace.
        E ho lasciato andare la tua barba.

        Ma non dimenticherò quanto tu attrai. Quanto tu sia incredibile.
        Nel bene o nel male.

    • baby, non fare lo stronzo. Non scivolare nello sputare dove hai mangiato.
      Ci ho messo un anno a ricostruire i pezzi dopo il tuo passaggio.
      Ributterei tutto all’aria se tu tornassi.
      Ma non fare lo stronzo.
      Ne con me ne con nessun’altra.
      E ricordati che i leggins non contano.
      Come con me, non sarà con nessun’altra.
      Rassegnati.
      E torna a parlare di tuo figlio, così la flotta adorante di lettrici si piega nella tua dolcezza.

      • da un punto di vista prettamente psicologico, devo ammettere che l’hai sorpassata bene. Da un punto di vista pratico non ti conviene ributtare tutto all’aria. Perlomeno non per uno come me.
        Da un punto di vista personale, sono stronzo tanto quanto ho la barba. Son cose che mi son cresciute con il tempo, ci posso fare poco.
        Da un punto di vista letterario, mio figlio è un buon argomento ma il top dei lettori lo faccio con pompini, ingoio, orge e simili.
        Trash Uber Alles.

  1. Io ributterei tutto all’aria perchè di stronzi come te ne fanno pochissimi, e vengono benissimo. Per uno stronzo come te, una donna non stupida metterebbe in gioco tutto. Per uno stronzo come te varrebbe la pena togliere i leggins tutti i giorni.

    Ma sei davvero uno stronzo.

    • Una delle cose più fighe che mi hai insegnato è che si può imparare dai propri errori.
      E’ una memoria molto dolorosa, quella dei propri errori, ma serve.

      Una delle cose più fighe che ho visto in te è che non metteresti mai dei leggins. Quindi non li toglieresti nemmeno.

      Hai poi concluso quel progetto autodistruttivo di trovare un altro uomo?
      Hai poi deciso cosa fare con quel progetto di esportare la piadina romagnola?
      Hai poi deciso se sia meglio essere felici di notte nudi o felici di giorno vestiti?

      Hasta Siempre, Comandante!

      • mi ripeto, baby. Non fare lo stronzo.
        Se inizio io, la cosa diventa pericolosa.

        Mi ripeto, baby, torna,

      • Baby,
        come adoravi chiamarmi tu.

        Pochissime persone mi hanno minacciato, riuscendo a convincermi della minaccia.
        E non ho mai avuto paura delle cose pericolose.
        Rasserenati.
        Un buon analista, un buon bicchiere di vino, un buon toy boy, possono aiutare.

        Baby,
        come adoravo che mi chiamassi, sottovoce nel buio, sospeso tra lenzuola e pelle,
        Io non torno da nessuna parte.

        Spiacente.
        Io sono uno che parte.
        Non uno che torna.

        Mi piace vederla così.

        Una volta ho provato a leggerti Neruda, ma poi è finita che abbiamo smesso di leggerlo.
        Dovresti, dico, leggere Neruda.

  2. Inoltre, da un punto di vista prettamente estetico “Ero io Quella Giusta” è un nickname che mi suggerisce due cose:

    1) o alle spalle c’è un paziente fratello giocherellone, che ha scelto un nickname pessimo in memoria dei bei tempi. Ma dubito visto che i miei fratelli alle 7.18 o sono dall’analista o sono vessati in ufficio, sommersi di pratiche.

    2) o hai perso la tua fortissima verve egocentrica, che tanto mi piaceva. Ero io quella giusta è una cazzo di frase del cazzo.

    Investi più tempo nei nickname o nel leggere Neruda.

  3. in effetti è un peccato non continuare … l’oggetto del desiderio pare proprio comune e poi tra le righe solo complimenti ….. ma cosa fai alle donne ?

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