Invidia e Indivia (condimenti)

12 Nov

La Caesar Salad è uno dei quattro miei piatti preferiti, e combatte alacremente da anni in classifica per spodestare la zuppa di cocco thai con coriandolo e foglie di bamboo (zuppa thai di latte di cocco e pollo) dal podio. No, ti prego. Non mi dire che la Caesar Salad non ti piace. E’ statisticamente poco probabile che tu abbia mangiato la vera Caesar Salad (qui ti metto la ricetta). Tu mangi quel piattone di insalata bianca, scaglie di Parmigiano, pollo ai ferri e maionese, con i croccantini. Ecco, quella roba sta alla Caesar Salad come la pasta con il ketchup sta alla pasta alla Norma. Non c’entra che vai alla California Bakery e ti senti molto figo. La California Bakery sta alla California più o meno come il tuo tabaccaio e le sue slot machines a Las Vegas. 

Manca la mostarda di Digione, la salsa Worcestershire, il limone, le acciughe. Manca tutto. Surrogato di Caesar Salad. 

Dopo il distacco, prematuro e doloroso, dal mio ristorante preferito per le Caesar Salad (qui), ho dovuto soffrire parecchi anni, continuando una estenuante ricerca di una Caesar Salad che si avvicinasse anche lontanamente a quella perfezione.

Come per il sesso, come per il rhum, come molte altre cose, la perfezione è una. Una sola. (e come per il sesso e il rhum, anche per la Caesar Salad la soluzione “faccio da solo” ha un sapore decisamente diverso). 

Però ho scoperto che, nei ristoranti per ricchi, se ordini una Caesar Salad e li implori di portarti due acciughe, un limone e della mostarda, riesci a farti da solo qualcosa che ci si avvicina. Per la modica cifra di venti euro. 

Così, in questa steak house di provincia, dal sapore vagamente equestre, ho deciso di festeggiare un evento di rilievo ordinando una Caesar Salad, delle acciughe, della mostarda e del limone. 

Mi è arrivato un piatto di indivia, del pollo grigliato, un grumo di Parmigiano, della maionese, della mostarda in bustina monodose, le acciughe e un limone intero. Ma non mi sono dato per vinto. Anzi. 

Festeggio il post più letto nella storia del Bradipo. Diverse centinaia di esseri umani, prevalentemente provenienti dall’Italia, nella giornata di ieri, hanno aperto questo blog, facendo schizzare le statistiche di lettura a cifre davvero inusuali. 

Cosa che, normalmente, non mi toccherebbe. E infatti è così. Non mi tocca per nulla. Ma avevo bisogno di un buon alibi per festeggiare mangiando bene. 

Il post più letto nella storia di questo blog è un post che parla di una fiera di moto. La cosa mi ha fatto riflettere a lungo. 

Questo non è un blog che parla di moto. Perlomeno non in modo tradizionale. L’unica cosa che accomuna il Bradipo a un blog di moto è che è estremamente autoreferenziale e ripetitivo. 

(I blog di moto sono un tipico esempio di masturbazione esperienziale. Al posto che scrollare le pagine internet, suvvia, recati in un concessionario e sali su una cazzo di moto. E poi sono tristissimi. I blog di moto. Forse anche i concessionari. Mah).

Molti lettori sono giunti qui da Facebook, poichè un paio di amici hanno pubblicato il link. E infatti, stranamente stamattina avevo la casella di posta di Facebook piena. 

La mia posta di Facebook riceve, in media, tre messaggi al giorno. Due sono puttane che mi chiedono l’amicizia e si dichiarano disposte a scambio di foto. Uno, solitamente, è un vecchio amico /vecchio compagno /vecchia conoscenza, che esordisce con un “ehy Franz, anche tu qui!”. Non rispondo a nessuno dei tre. Mai. 

Invece stamattina avevo più di una trentina di messaggi. Sono maschio, ho un figlio, questo rende il mio profilo di Facebook poco appetibile anche per le mie compagne del liceo in cerca di una sveltina in motel per dimenticare l’ossessione del marito per il calcetto del giovedì. Se poi non bastasse, ho frequentato un liceo maschile, quindi non ho nemmeno compagne del liceo. Insomma, non sapevo spiegarmi la cosa.

Ho trovato un compatto battaglione di fieri motociclisti che: 

– concordano con la mia recensione ma vorrebbero aggiungere una cosa / un elemento / un commento. Sostanzialmente, tra le righe, ammettono che io, di moto, non capisco un cazzo. E non si spiegano nemmeno come io possa scrivere per una rivista di moto. 

– non concordano con la mia recensione pertanto desiderano farmi sapere che io di moto non capisco un cazzo. Adesso, e solo adesso, collegano i miei articoli per la rivista di moto con la mia faccia e il mio profilo, ma hanno sempre sostenuto che io non capissi un cazzo di moto. 

– mi fanno i complimenti per il pezzo sul Bradipo ma vorrebbero precisare che la moto più bella della fiera non era quella. E la hostess più figa era quell’altra. E la fiera più bella è un altra. E i politici, e le omologazioni, e i libri, e le moto. E io, in fondo, non capisco un cazzo di moto. (questi non lo scrivono, ma lo pensano)

Wow

Fico

Penso mangiando il mio esperimento provinciale di Caesar Salad. 

Io non lavoro per una rivista di moto. Prima di tutto, la rivista per cui scrivo non è una rivista di moto, ma una rivista di Kustom Kulture. Tatuaggi, macchine ribassate, mignotte tatuate, skate, surf, tatuaggi, modelle tatuate, moto, street art, personaggi discutibili. Ah, e poi donne discinte e piene di inchiostro, gente dalle capigliature poco ortodosse, spostati che passano le notti a avvitare i bulloni di un vecchio Maggiolino, gente che vive per una rampa da skate. Questo genere qui, insomma. 

Sarebbe riduttivo chiamarla: una rivista di moto. 

E poi io, di lavoro, faccio altro. (qui ti spiego che lavoro faccio).

Scrivo per passione, e per passione vado in moto. 

Le due cose, come nel post precedente, collimano. Ma non necessariamente e non sempre lo fanno. 

Anzi quasi mai. 

Parlo di posti ambigui, di alcool, di indecisioni, di notti in bianco, insomma della tradizionale vita di un uomo della mia età. 

La maggior parte delle critiche pervenutemi riguardano la presunta offesa al Sacro Graal dei Bikers: l’Harley Davidson. 

Nel riferirmi ai due nuovi modelli presentati all’Eicma, ho offeso la sensibilità di qualche inacidito lettore. 

Uno, addirittura, minaccia di beccarmi in giro sulla mia moto e volermi parlare faccia a faccia di cosa sia il rispetto. E insegnarmelo. Una volta per tutte. Tanto, dice lui, riconosce la mia moto nella foto qui sopra. E mi troverà.

In effetti, la moto dovrebbe riconoscerla per forza, se è un biker vero, o anche solo un estimatore delle belle cose. E’ una moto di Blitz, un BMW R 65, del 1987, reduce da qualche lavoro di ritaglio tipico della casa parigina. Qui trovi, tra l’altro, uno dei più bei cortometraggi sul tema “moto”, dove compare anche la suddetta moto, a spasso per il Sud della Francia, proprio contro l’Italia. Un viaggio, se mai volessi, bellissimo. (se questo inacidito e battagliero commentatore fosse donna, Blitz Motorcycle è di Hugo, un figo tremendo. Ho il suo cellulare, se potesse interessare. Hugo rende Parigi una città speciale. Pensaci).

Purtroppo, ritornando al cuore del problema, l’Harley Davidson ha fatto, parafrasando Fantozzi, una cagata pazzesca. 

Una moto perfetta, ne sono sicuro, per il mercato indiano, quello taiwanese e forse quello cinese. Ma non per il nostro. 

Una moto, dicendola più diretta, di merda. Plastica, tozza, brutta. 

Poi, che con due fighe da Eicma sopra, sia bella è un altro discorso. Avrai, probabilmente, fatto fatica a mettere a fuoco la moto. Si chiama, in gergo marketing, distorsione dell’attenzione primaria. E’ la banana per le scimmie, le scarpe per le donne, un mezzo culetto in “vedo non vedo” per gli uomini. 

Poi che tutte le riviste di moto ne parlino, coraggiosamente, bene è un altro discorso. Si chiamano marchette. Si fanno per avere in cambio della pubblicità. E’ uno dei motivi per i quali la stampa italiana è inaffidabile e triste nella maggior parte dei casi. 

Poi, e qui chiudo, che a te piaccia e a me no, è un altro discorso. 

Il tuo parere, fortunatamente, non conta un cazzo. Lo dico, a scanso di equivoci, perchè il fatto che ti possa piacere una cosa esteticamente brutta è un segnale allarmante. 

Il mio parere, fortunatamente, conta meno del tuo. Lo dico a scanso di equivoci. Questo posto non è un blog di motociclisti, non è un forum di motociclisti, non è un sito di recensioni. 

Tornerò, lo farò prestissimo, a scrivere di posti ambigui, rhum, viaggi, libri, resurrezioni e altre cose su cui ho una certa esperienza. 

Ma ti prego, abbonati alla mia rivista. E’ la più figa del settore. E, posso giurarci, sarà l’unica a non parlare bene di quei due cessi di moto che ho visto. In più, come conferma la mia firma, ci scrive gente esperta e figa. 

Se vuoi, ho entrature per farti fare uno sconto sull’abbonamento. Scrivi qui, e digli che hai parlato con me. 

Life is too short to appreciate a fucking bike fritz. Surf it 

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