Risparmiando sul costo del risparmio

Ho una discreta conoscenza di tutte le maggiori capitali europee. Significa che sono in grado di muovermi utilizzando il trasporto pubblico, so identificare sulla mappa i posti migliori dove prendere una birra fredda o un the bollente, posso gestire un pomeriggio vuoto con una visita a un museo, e organizzare una cena in un posto tipico. Cose che la maggior parte di quelli che fanno il mio lavoro sa fare. Sono le variabili geofisiche l’unica vera incognita di questa vita. E con il passare del tempo, diventano anche l’unica cosa divertente del muoversi continuamente. Un inatteso sciopero della metropolitana, la cancellazione di un volo, un ingorgo, uno sciopero dei controllori aerei francesi (che in verità è diventata una grande abitudine). Un ubriacone che si piazza in mezzo alla strada, quattro vigili che non sanno come gestirlo, il tuo taxi in prima fila, l’ingorgo, il degenero, l’arrivo in aeroporto troppo tardi, la perdita del volo, la notte in un hotel vista pista.

Così ieri non mi sono perso d’animo quando mi hanno gentilmente spiegato che era tutto fermo. Tutto. I francesi sono così. Tutto. Epicamente tutto. Non solo il fottuto treno dove ero seduto. Tutto. E’ tutto fermo. Treni, taxi, aerei, persone. C’è un ragazzino in sala operatoria da sei ore per un’appendicectomia, perchè il chirurgo si è fermato. Tutto è fermo.

In Francia funziona così: prima annunciano tutto in francese. Come è giusto che sia. Quando vedi il tuo treno, fermo lato banchina, svuotarsi immediatamente, cerchi spiegazioni. Non capisci una parola di francese. Questo è il tuo limite. Ma trovi sempre qualcuno che, svogliatamente, ti spiega che c’è una bomba quattro fermate più in la. Questa cosa delle bombe, delle valigie sospette, è una delle grandi fissazioni francesi. Se lasci una valigia in una stazione secondaria italiana, puoi passare a riprenderla dieci ore dopo. Ovvero quando la Polizia Ferroviaria ha chiamato il 118 che sta chiamando i Carabinieri, che hanno chiamato la Polizia Ferroviaria, che sta chiamando la Polizia di Stato, che chiama i Pompieri, che allertano il 118, che chiama i Carabinieri, che stanno chiamando gli Artificieri, che hanno chiamato la Protezione Civile. Seimila euro di fatturato netto per la Telecom per ogni allarme bomba.

In Francia, invece, vanno più sul drastico. Bloccano tutto. Tutto quello che si muove. Poi, questo lo suppongo, iniziano anche loro il carosello burocratico di chi fa cosa. Ma, da subito, bloccano, sigillano, evacuano. Lo ho visto tante, troppe, volte all’aeroporto. Hanno una passione per l’evacuazione coatta. Godono a stendere il nastro rosso e bianco.

Insomma scendo. Sulla banchina regna la confusione. Siamo nel mezzo di una splendida campagna, si vede lo skyline di Parigi sul fondo. A destra, molto sul fondo. Consulto la mappa, appesa su un tabellone. I taxi sono già spariti. C’è pochissima gente sulla banchina.

Mi accendo una sigaretta. Aspetto di capire, sfoderando la mia arma segreta: la tasca delle Mappe. La tasca delle Mappe è una parte fondamentale della mia borsa. Sono tutte mappe di carta, gloriosamente carta. Madrid, Londra, Berlino, Stoccarda, Parigi. Carta. Perchè quando hai bisogno di una mappa, spesso finisci la batteria (che hai consumato ascoltando i Nofx per quattro ore). Carta. Apro la mappa. Ma non capisco nulla. Non capisco dove siamo.

Ti dicevo che prima fanno l’annuncio in francese. Come gli italiani fanno l’annuncio in italiano.

Ma poi, delizia dello sciovinismo, parte sottovoce una calda pronuncia comica, che in inglese dice: state su, che ripartiamo. Era solo una bomba. Ma poi non era una bomba. E che cazzo.

E tu, cerchi di capire, perchè l’annuncio in inglese non te lo aspetti.

E mentre cerchi di capire il treno riparte. Biiiiiiiip. Si chiudono le porte. E ripartono. Loro.

Tu no.

 

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