La mia natura, la tua nuvola, doppiatori e cani sciolti

Uno dei capisaldi di questo blog è l'accurata cernita con cui vengono scelti i titoli dei post. Che, tassativamente, devono avere un grande senso logico ma, tassativamente, non devono avere nessuna spiegazione. Tutti i titoli hanno un senso, talvolta più dei post, molto spesso più dei vostri discorsi. Quello di questa sera – mi piace da morire creare un impianto normativo e poi sfracellare le mie membra contro di esso, ovvero mi piace molto creare delle regolette e poi sbattermene – è un titolo dal senso afferrabile solo dai pochi eletti che hanno la fortuna di poter ascoltare l'ultima fatica di quella impagabile sagoma baffuta di Anthony Kids e dei suoi ragazzacci. Il quartetto, che morti a parte, ama cambiare produttori e membri, ha tirato fuori un'altra perla di saggezza rock, acidità funky, freddezza beat. Il problema mio, come in molte cose nella vita, è capire il senso. Capire i testi dei Red Hot Chili Peppers ti porta a cantare canzoni dal senso discutibile in inglese, figurarsi in italiano. Ecco, il titolo è una dedica al buon Anthony Kids. 

Amo, dell'autunno, il suo inesorabile dare ragione a quella vena triste che ti assale lentamente. Le foglie che cadono, il tempo zoppicante, il fresco freddo che diventa freddo togliendosi dalle palle il fresco, il buio, sono tutte conferme alla tua strisciante vena triste. Il blues dell'autunno è una splendida giustificazione alla tua tristezza. Evviva l'autunno. 

Viaggiando qua e la ho la grande fortuna di vivere in una specie di perenne stagione indefinita, con qualche sbalzo di temperatura, timidi accenni d'inverno, ma una stabile, continua, mezza stagione. 

Forse per questo sono felice anche d'autunno. E' difficile giustificare la felicità. La tristezza, ne converrai tu stesso, è sempre giustificabile. La felice, ebete, espressione di soddisfazione di un uomo sostanzialmente a posto con se stesso è molto più difficile. Incominciare, di colpo, a saltare per la gioia, sorridere inaspettatamente a una fermata di un autobus, arrivare con gli occhi al cielo per trovare ancora spazio, sono cose difficili da giustificare. Avrai, solo oggi, solo per queste ventiquattro ore, almeno una decina di buone, ottime, ragioni per la tua tristezza. Tra cui l'autunno, che poveretto non ha fatto un cazzo per renderti triste. Anzi, è uno dei più dolci passaggi per portarti a una splendente primavera. Ma tu sei sufficientemente stronzo, o semplicemente metereopatico, da sentirti triste per due gradi e sei foglie in meno. Invece è molto più difficile che tu mi dica, proprio adesso, facendo una pausa, almeno dieci ragioni per cui essere felice oggi. Beh, dai due sono evidenti. La prima è che se stai leggendo vuol dire che sei ancora vivo. La seconda, se stai leggendo con i tuoi propri mezzi, è che ci vedi ancora. Ma poi, ci saranno almeno altre otto, forse molte di più, ragioni per essere molto, o per lo meno abbastanza, felice. 

Sono seduto su una poltrona di pelle, imbottita tanto da farla esplodere, mente bevo del Barcelò ghiacciato, scrivendo, mentre fuori una puttana con un vestito rosso molto corto e delle calze nere litiga con un vigilante. C'è un sudamericano con un amplificatore portatile che aspetta a pochi passi. Al di la del marciapiede ci sono due cinesi che rollano una canna. Mi piace Barcellona perchè è una città da sballoni. Ma devi essere sballone per vivere Barcellona. Sono felice. La domanda me la pongo tutte le sere. Prima di andare a letto. E, nonostante tutta la vita che mi si è grattata addosso, graffiandomi, nonostante tutte le volte che mi sono incazzato, nonostante tutte le volte che mi sono sentito fuori posto, mi sono stupito nel trovarmi a rispondere, nella stra grande maggioranza delle sere della mia vita, si. Si, sono felice. Potrebbe andarmi meglio. Certi giorni potrebbe andarmi molto meglio. Certi altri sarebbero da salvare e copiare all'infinito. Ma sono, mediamente, felice. 

Ho iniziato la mia giornata talmente presto che non c'erano nemmeno i mezzi, la luce e il traffico. Eppure sono felice. Ho lavorato fino a quando la luce ha smesso di illuminare i vetri a specchio, eppure sono felice. 

Ho un posto nel mondo, mi piace condividerlo con altri surfisti di posti nel mondo. Gente che si mette volentieri nei tuoi panni. E sono felice di questo posto. Pronto a cambiarlo, felice di averlo. 

In fondo, ti starai chiedendo il perchè di tutto questo sproloquio new age sulla felicità. Pensavo a Steve Jobs. Ho visto troppa gente morire di cancro. Morfina, spasmi, odori feroci, roba che cazzo ti fa dire: merda oggi non sono felice. E il povero Jobs sarà morto come tutti quelli che muoiono di cancro. Poi ho vissuto l'isteria collettiva di tutti quelli che hanno sentito forte il bisogno di scrivere una sua frase. Ci ho pensato. Non mi è piaciuto. E con tutto il rispetto per la morte, ho pensato a tutta questa merda che girava in rete; capisco il lutto, capisco la confusione, ma siate affamati siate stupidi, avete rotto i coglioni. Scrivi sul tuo muro di facebook di essere affamato e poi snoccioli al primo stronzo che ti chiama sul cellulare almeno sedici ragioni per cui non sei felice oggi. E'  il peggior modo di ricordare un uomo che ha fatto una sola cosa nella sua vita: quello che gli piaceva fare. 

Ecco, pensa a dieci buone ragioni per cui sei felice oggi. E' il miglior tributo. 

Io sono felice per almeno una quindicina di buone ragioni oggi. Spero aumentino radicalmente domani. 
Se no vedremo. 

stay hungry, stay foolish. ma, perdio, fallo veramente. Non è che quello che scrivi su facebook si avvera da solo mentre tu ti compiangi sulla chat del blackberry, stronzo. 

salute Steve! 

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