Geologia dell’Amore Perduto

Mentre ero nell'epica indecisione tra il proseguire con rhum d'annata oppure virare su un più comodo Cuba, godendo del caldo d'agosto e della notte stellata, è comparsa lei. Una delle ragioni per cui amo Camogli è l'incredibile punto d'osservazione della piazzetta. Si vede il porto, calmissimo, si vedono le stelle, si vede il campanile, e soprattutto si vede chiunque arrivi. Seduto, immerso nel difficile processo decisionale, mi sono goduto la passerella. Arriva con uno di quei minuscoli cani da borsetta, quelli perennemente incazzati e tesi, ma grossi come una noce di cocco. Sono cani infinitamente piccoli, ma con la percezione di essere infinitamente grossi. Un po' come i loro padroni, tendenzialmente. Arrivava accompagnata da un grasso individuo, fasciato in una camicia troppo stretta, e con un paio di occhiali colorati. Adorabili.
Siamo finiti in una conversazione dal colore tipicamente estivo, perchè Camogli è piccola, e gli animali notturni di Camogli stanno tutti insieme, nello stesso posto, a parlare. 

E lei, dice, alla fine di un discorso molto poco sensato, che di lavoro, nella vita, organizza eventi. Uno dei più grossi problemi dell'essere milanese è proprio quello di aver conosciuto, in una vita sociale di quasi dieci anni per locali più o meno malfamati, almeno ventimila organizzatori di eventi. Ai primi che conosci, quando hai vent'anni, riservi una grande stima affascinata. Perchè organizzare eventi è un po' come girare il mondo, oppure come fare l'allevatore di delfini. Cose così, fighe. Ma poi, con il passare delle nottti, l'organizzatore d'eventi diviene una caricatura umana della satura mediocrità umana. 

Quasi sottovoce, per la confidenzialità della cosa, aggiunge il nome dello stilista per cui organizza gli eventi. Roba da capogiro, pensa lei. Lo pensa anche il cagnolino, e forse anche il suo amico grasso. Nessuno, però, oltre a loro tre, pensa una cosa del genere attorno ai tavolini davanti al porto. Sarebbe una cosa da capogiro veder tornare le barchette dei pescatori con qualche barracuda, con un tonno. Oppure vedere una grande stella cadente. 

Eppure, nel sommesso chiacchiericcio, la questione deve aver avuto un suo peso specifico, perchè la giovine, ringalluzzita dall'interesse suscitato, continua a spiegare cosa sogno gli eventi, quanti sono gli eventi, perchè sono eventi. 

Il nichilismo aggressivo che mi assale dopo aver conosciuto un organizzatore di eventi, nella maggior parte dei casi una organizzatrice di eventi, mi lascia sempre un acido sapore in bocca. 

Ho finito agosto leggendo Calabrese (Che Cosa Tiene Accese Le Stelle), e ho iniziato settembre leggendo De Meo (da 0 a 500). 
Ho bisogno, come tutti i settembre che ho vissuto, di un po' di tempo per riambientarmi tra aereoporti, stazioni, alberghi e cravatte. 
Ho bisogno, sempre di più nella vita, di conoscere sempre meno organizzatori di eventi e sempre più persone che siano un evento. 

Alla fine, guardando quel cazzo di cane mignon e tutta la sua rabbia verso il mondo, pensavo a quanto ci sarebbe da dire in merito alla vita. 
Ma poi è finito agosto… 
Allorchè, lentamente, sono tornato, con la macchina piena zeppa di borse e sacchetti, come se fossi stato via due anni. 
Ho lasciato che l'abbronzatura scivolasse via sotto la doccia, ho ricominciato a correre sotto i ponti della tangenziale, vicino al Lambro, che scorre lento e sporco. 
E ho dimenticato l'organizzatrice di eventi. Per fortuna. 

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