Fabbri e altri mestieri dell’amore urbano

Mi sto facendo le ossa, come direbbe la minuta pediatra bionda che ci ha frettolosamente dimesso, come padre. In pratica si tratta di svegliarsi di colpo, per la terza volta in una notte, raggiungendo la donna che ami, e che ha dato alla luce il piccolo essere che tiene in braccio. Si tratta di offrirle il tuo di braccio, che lei accetta di buon grado, visto che di notte non è che ti si veda molto in giro per casa insieme al piccolo essere, che piccolo lo è per davvero ma ha l'incredibile potenza sonora di un grande impianto e la costanza di un monaco tibetano. Dopo pochi istanti ti rendi conto che: si tratta di piena notte, quando per piena notte si intende quella fascia oraria oltre la quale non sei nemmeno mai ritornato nel periodo universitario; quello in cui, diciamo, conoscevi Milano dopo le 18. Si tratta di piena notte, dicevamo, si tratta di lamenti disperati, ancestrali suoni gutturali che esprimono un disagio. Allora, preda dell'istinto paterno, armeggi nella tua coscienza per trovare una causa, una cazzo di ragione, a cotanta disperata e selvaggia lamentela. Umanamente, dopo qualche minuto, ammetti di non capirlo. E ti rassegni al procedere in giro per il soggiorno, camminando in tondo come nei cartoni Disney anni 60.
Poi ti fermi davanti alla libreria, e in un inspiegabile momento di lucidità fai un rapido conto dell'investimento letterario che questa nascita si è portata dietro. Sono dieci i manuali che fanno bella posta in libreria. Sono, a naso, un bel week end sul mare, o anche una cena con abbuffata di pesce e bottiglia di vino di provata e prestigiosa origine. Invece, sono dieci manuali. Ecco, farsi le ossa come padre parte da questo momento catartico, in cui il vecchio Franz comprende che esperienze come un figlio non possono certo essere in dieci fottuti manuali del cazzo. E, per di più, nessuno di questi dieci fottuti manuali di merda spiega come sia possibile che: l'urlo selvaggio sia continuo, acuto e terrificante e, che un minuto di urlo selvaggio equivalga a due ore di spinning in termini di consumo calorico.

Amenità della vita notturna a parte, fare il padre ha un'inaspettata quantità di divertenti vantaggi. Permette, ad esempio, di dimenticare deliberatamente tutti gli obblighi sociali noiosi, di passeggiare senza meta sotto il caldo sole di aprile senza che nessuno noti l'evidente stato confusionale in cui ti trovi. Permette di vedere la vita da un punto di vista decisamente differente e decisamente migliore. Permette di cadere in basso, con l'umore che striscia come un paio di jeans troppo lunghi, per poi risalire vertiginosamente la china spinti da un gemito, un sorriso, un saluto. Cose, queste ultime, che un neonato di un mese non si sogna nemmeno di fare, ma che tu vedi benissimo.

Ci vorrà tempo perchè io possa scrivere di qualcosa di differente. Come per tutte le rivoluzioni della vita, occorre di digerirle per smettere di parlarne. Nel frattempo rubo mezz'ore di sonno per leggere qualche pagina, felicemente consapevole che qualsiasi manuale sia perfettamente inutile e che in situazioni come questa un buon vecchio libro sia l'arma migliore. Bevo birra a orari molto cattolici, prima che cali il sole e quando ancora il traffico suona la sua musica sulle statali, osservo le mie mani fare cose istintive, precise e puntuali, prima, molto prima che la mia mente le pensi. Roba da vivere, prima di raccontarla.

 

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