Come riconoscere un rompicoglioni

devo fare una premessa: questo post sarà molto lungo. Lo so già prima di scriverlo. Una delle regole, non scritte, di questo posto, è che ogni pezzo deve essere scrivibile in circa cinque minuti e leggibile in circa sette. Quest'ultimo dato è pesantemente condizionato da troppe variabili e non è mai stato preso seriamente. In ogni caso questo post sarà lungo. Lo so già. In primis perchè esporrò un concetto a me molto caro, quello dell'arte di riconoscere i rompicoglioni. E poi perchè il mio mac è bloccato su una misteriosa funzione di iPhoto. Che un mac è sempre figo tranne che quando ti si inchioda. E non si inchioda mai, va detto. Tranne che quando si inchioda. Pare che un mac inchiodato possa essere tolto dalla sua condizione di "inchiodato" semplicemente lasciandolo fare. Come con l'amico sballone che si è ingoiato quattro funghetti allucinogeni e vede grossi crocifissi che lo inseguono per vallate di marzapane mentre lui scappa a bordo di un gigantesco espositore di deodoranti. Puoi solamente lasciarlo fare. Poi passa. Pare che il mac sia nelle stesse condizioni. Ho deciso di lasciarlo fare fino a questa sera. Poi utilizzerò il metodo che ho sempre usato con tutti i pc che ho avuto. Lo provo a riavviare e se non lo fa lo sbatto con forza contro uno stipite. Ma, come gesto di fiducia in Steve Jobs e in tutti gli sballoni hippie di San Francisco e di tutta la California, ho deciso di lasciarlo fare. Solo che, non rimane molto della mia vita in un fine pomeriggio in cui dovevo fare sei cose, tutte e sei con il mio mac. E' inverno, è buio, è il 27 dicembre. Tutte condizioni che precludono qualsivoglia attività. E poi mi ero fatto un programma, cazzo. Noi ossessivi compulsivi abbiamo bisogno di un programma. E che il programma sia seguito. Cazzo. Domani, ad esempio, ho tutto il pomeriggio per comprare poesia sudamericana. Domani, non oggi. Oggi avevo tutto il pomeriggio per lavorare al mac. Il mio programma mi lascia molta libertà. Comprare poesia sudamericana prevede che io possa comprare dei libri di Neruda, oppure che io voli in sudamerica per comprare Neruda stesso. Ma, di sicuro, non si può invertire l'ordine dei giorni. E' fuori dalle mie capacità mentali. Quindi non mi resta che aspettare che il mio mac smetta di cavalcare vallate di marzapane a bordo di un espositore di deodoranti. Quando la vita mi tende il tranello peggiore, ovvero mi costringe ad aspettare, si innesca uno dei più pericolosi processi chimici che il mio corpo sia in grado di mettere in atto: inizio a pensare. Per questo faccio in modo di aspettare il meno possibile. Prendo aerei e treni un minuto prima che le porte si chiudano, salto le code del supermercato fingendomi incinto, non vado in posta nemmeno sotto tortura, e al prelievo del sangue arrivo tre ore prima che apra, fottendo tutti i vecchi della zona. Come in tutte i natali della mia vita, anche il 24 dicembre 2010 sono uscito, in largo anticipo, a comprare i regali. La cosa finisce, sempre, nello stesso modo. Ho due o tre buone idee. Le eseguo con impeccabile precisione, e poi mi fisso di dover leggere il giornale bevendo il caffè in un bar del centro. Un bar vicino alla mia libreria. E poi finisco in libreria. E mi dico che c'è ancora un sacco di tempo, e che posso tranquillamente comprare dei libri per me. Che tanto mancano dodici ore a Natale e che in dodici ore si può attraversare il mondo, figurarsi se non si può comprare una dozzina di regali di natale. Finisce sempre bene: riesco sempre a comprare due o tre libri per me. Sui regali, fortunatamente le persone che ho intorno sono sufficientemente mature da comprendere la mia situazione, oppure si incazzano da morire. E allora, semplicemente, ci perdiamo di vista. Roba da poco. Questa vigilia ho comprato un libro divertente, di quelli di formazione aziendale che ogni tanto compro per sopperire al fatto che non mi sono mai laureato in Economia e Commercio e che mi sento complessato. Un libro piccolo, breve, ma estremamente saggio. Un saggio, oserei dire, per riassumere. Nel libro, oltre a un sacco di accenni a concetti che prevedono l'acquisto di altri libri degli stessi autori, come da consolidata tradizione in questo genere di libri, e oltre che un sacco di ricerche che danno ragione agli autori e alla loro tesi, c'è anche una divertente classificazione delle persone utili, arricchenti, intelligenti e le persone pessimiste, inutili e dannose. Il libro li denifisce radiatori e fogne. Ovviamente, caldeggia la frequentazione di persone radiatori. Trovo molto appropriato l'utilizzo del codice binario per la classificazione delle persone. E' una tesi che porto avanti da anni, e che mi porta, tra le altre cose, a giudicare una persona nei primi cinque secondi in cui la conosco. Alla lunga comporta alcuni effetti collaterali decisamente secondari, come l'avere meno di duecento amici su Facebook e l'essere definito uno stronzo, egoista, egocentrico e un sacco di altri complimenti. Ma sono effetti davvero secondari. Uno dei pregi indiscussi di questa comoda classificazione è il non perdere tempo con persone inutili. Questa cosa di perdere tempo con le persone inutili è uno delle principali fonti di introito delle compagnie telefoniche e degli studi di psicoterapia, quindi comprendo che la mia teoria, per quanto rivoluzionaria, sia alquanto impopolare. Riconosciuta una persona come inutile, è ragionevole smettere immediatamente qualsivoglia tipo di comunicazione. Con educazione, per carità, ma con deciso piglio autoritario. E' buona educazione lasciare che il rompicoglioni finisca il discorso, ma poi è sufficiente andarsene. Difficilmente capirà di essere un rompicoglioni, ma sicuramente vi darà dello stronzo e vi eviterà in futuro.
Qualche piccolo rimorso, rigurgito di una coscienza cattolica, potrebbe soggiungere ai principianti. Ma, in fondo, basta pensare, anche al neofita di questa pratica, che la vita è fatta di tempo, poesia, carne, amore e parole.

Ora, fortunatamente il mio brusco carattere allontana quasi autonomamente le forme più comuni di rompicoglioni, ma alcuni striscianti mutanti della specie riescono ancora a insinuarsi nella mia vita. In fondo, con questi ultimi, si può sempre essere stronzi per davvero. E' poco caritatevole, ma da un sacco di soddisfazioni.

Sul come riconoscere i rompicoglioni, vero oggetto di questo sproloquio, devo purtroppo glissare amaramente. In fondo, l'arte di evitare i rompicoglioni è una dura palestra. Metti la cera, togli la cera. Metti la cera, togli la cera. Starà a voi, con il rischio di eliminare più del quaranta per cento della rubrica telefonica, scegliere se vivere meglio o se lentamente morire dentro un inutile vortice di banalità emotive. Non posso certo svelare alle masse l'arte sopraffina, ma posso dare l'unico consiglio che può mettervi sulla retta via.

Ascoltate il doppio di quanto parlate, ma ascoltate solo cose interessanti. Che sia politica, sport, una recensione, l'elenco delle fermate del metrò, una persona Yeah lo rende sempre un discorso interessante.
Cercate punti di vista diversi dal vostro, ma mantenete ossessivamente la vostra idea. Sbagliata, ma è sempre vostra. Non date mai una seconda possibilità a nessuno. Una persona Yeah non ha bisogno di seconde possibilità. Cercate divoratori di vita, state lontani da quelli divorati dalla vita. Portate sempre la gente verso un cambiamento, ma siate più veloci di loro a cambiare.

Se sentite necessità di leggere ancora consigli di questo genere, o siete avidi consumatori di stronzate New Age oppure avete seriamente bisogno di cambiare vita. In entrambi i casi, consumate molto rhum, aiuta.

In fondo, ci sono moltissime strategie per tenere alla larga i rompicoglioni. Molti sono stati i maestri dell'arte suprema. Tutti morti, come tutti gli altri uomini, prima o poi. Ma nel mentre, passando per stronzi si sono goduti la vita.

Un pensiero su “Come riconoscere un rompicoglioni

  1. Toglimi una curiosità: quale rum bevi?
    Personalmente adoro l'El Dorado 12 o meglio 15 anni, ed evito rum con metodo "demerara". Ma mi interessava l'opinione di uno scrittore.

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